Sergio Garufi- “Il nome giusto”- Ponte alle grazie, Milano 2011

di Alfio Squillaci

Un buon esordio questo di Sergio Garufi. Conoscevamo la sua scrittura saggistica, acuta, serrata, straordinariamente densa di sapienza letteraria. Ne conoscevamo anche gli esercizi da blogger (alcuni confluiti nei capitoli di questa narrazione). Ci era nota la sua  attività di postatore di calibratissimi interventi  ai tempi, ormai mitici ed è solo passato un decennio, di Usenet  e dei newsgroup. Nulla sapevamo delle sue prove sulla carta stampata, ma l’assenso andava dato a prescindere, visti i precedenti carotaggi. Del narratore, seppure in fieri – visto che questa è la sua opera prima–, ignoravamo tutto ma dubitavamo in anticipo:  non per malanimo, ma perché  sappiamo che  nella narrativa il gioco si fa davvero molto duro. Si sono già visti splendidi prosatori saggistici, fior fior di critici o giornalisti, afflosciarsi miserabilmente già davanti ai primi verbi narrativi che sono  delle corvée fastidiose ma necessarie se devi “portare” una storia,  che per di più,  al passato remoto, sembrano  nella nostra lingua delle vere e proprie pietre tombali: “pensò”, “uscì”, “commentò”… Li abbiamo visti smarrirsi quei bravi prosatori nell’incapacità di  costruire  con sagacia una narrazione che dall’inizio alla fine sappia stare in sesto come certi muri a secco  o  in grado di  “tenere la nota” come certe, lunghe, complesse orchestrazioni musicali. Insomma, abbiamo visto molti “scrittori di pagine” fallire  davanti all’opera unitaria la quale rivendica  precisione e raffinatezza nel saper calibrare le parti della composizione e nel dare loro  forza interna e armonia d’insieme. Continua a leggere

Luca Mastrantonio – Francesco Bonami – “Irrazionalpopolare” – Einaudi, Torino 2008. Massimiliano Panarari – “L’egemonia sottoculturale. L’ Italia da Gramsci al Gossip”- Einaudi, Torino 2010

di Alfio Squillaci

Ho letto questi due libri durante la mia vacanza di “Natale con crociera sul Nilo”, in una situazione da cinepanettone quindi, tipicamente  “irrazionalpopolare” secondo il neologismo di Mastrantonio/ Bonami. Non essendo né Des Esseintes né Vivant Denon *, né un esteta né un viaggiatore d’eccezione, era ovvio che la mia scelta di uomo-massa fosse condivisa con altri uomini-massa, tutti italiani. Ma se vuoi andare per geroglifici, piramidi e templi non hai altra scelta oggi: il risultato è stato di ritrovarmi felicemente intruppato in una campionatura di connazionali del nord Italia davvero variegata per composizione sociale e reddituale, con il commento live di una sposina veneta dietro me che annotava tutto ciò che le passava sotto gli occhi (dall’annichilente periferia del Cairo all’ultimo geroglifico) con una ciacola sciolta e impressionistica e tutta egoriferita a mondi culturali minimi, perlopiù televisivi, totalmente governata ossia dall’egemonia sottoculturale di cui discute Panarari nel secondo libro. In certi momenti – ricordo l’ultimo giorno a Luxor ed eravamo sulla tolda della nave ancorata all’attracco –, ho visto però la potenza della penetrazione  della subcultura italiana quando una canzone di Laura Pausini, proveniente dall’altoparlante della nave, si fuse, in un  raccapricciante mix culturale, con i  richiami cantilenanti dei muezzin provenienti dall’alto dei numerosi minareti; o allorché, durante l’escursione in un villaggio nubiano, siamo stati assaliti da una torma di mocciosi che ci adescava coi loro manufatti rigorosamente made in China cantando “Quel mazzolin di fiori” (terribile!) e anche al grido ossessivo di “Italia Uno!” – ma ho colto anche un mostruoso “ItaliaUnoCanaleCinqueReteQuattro!”–. E dunque, anche i bimbi niobi irretiti, è proprio  il caso di dirlo, dal palinsesto delle “quattro c”: calcio, cosce, canzoni e cazzate col quale si trastullano i connazionali dalla metà degli anni Settanta? E giunto laggiù attraverso chissà quali percorsi di trasmigrazioni culturali?… Non saprei: avvistate però antenne paraboliche dappertutto al Cairo… Continua a leggere

Roger Abravanel, Luca D’Agnese – “Regole. Perché tutti gli italiani devono sviluppare quelle giuste e rispettarle per rilanciare il Paese” – Garzanti, Milano 2010

di Alfio Squillaci

Una delle favole che noi italiani amiamo raccontarci è quella di una società civile più rispettosa delle regole a fronte di un ceto politico che nel frattempo abbiamo imparato a chiamare con disprezzo “casta”. Invero di caste che prosperano grazie a proprie regole imposte alla collettività ce n’è più d’una. Gli autori in questo libro ne segnalano alcune, dopotutto quelle contro cui Bersani tentò un assalto con le famose “lenzuolate”: i tassisti, i farmacisti, gli avvocati delle tariffe minime, i geometri, gli editori di libri scolastici, insomma quei mestieri e quelle professioni rinserrati in ordini merlati come vecchi manieri. Ma l’intento degli autori non è quello di scagliare una categoria contro l’altra quanto difendere l’idea generale che rispettare le regole – non certo quelle che la propria casta impone agli altri ma quelle della concorrenza tra liberi competitori – è più conveniente e “paga” di più. Continua a leggere

Nicola Lagioia – “Riportando tutto a casa”- Lettura

Riporto il conciso risvolto di copertina di questo libro per soddisfare i lettori curiosi delle trame. «La città di Bari. Il momento gli anni Ottanta. Il denaro corre veloce per le vene del Paese. I tre adolescenti che si aggirano per le strade di questo libro hanno in corpo una sana rabbia, avvelenata dal benessere e dalla nuova smania dei padri. Si azzuffano e si attraggono come gatti selvatici, facendo di ogni cosa – la musica, le ragazze, le giornate – un contorto esercizio di combattimento. Ma negli angoli dei quartieri periferici li aspetta il lato in ombra di quel tempo che luccica: qualcosa che li costringerà a mettere in discussione le loro famiglie, i loro sentimenti, e perfino se stessi. Ci metteranno vent’anni per venirne a capo»

La storia in una narrazione, come si sa, lungi dall’essere una benevola concessione al lettore è il momento in cui un significato tocca terra. Qual è il significato segreto di questo libro? A me è sembrato Continua a leggere