Inerzia 4: un passo indietro: Giordano Bruno

di Antonio Sparzani

Statua di Giordano Bruno in piazza Campo dei Fiori a Roma

Statua di Giordano Bruno in piazza Campo dei Fiori a Roma

Non corriamo troppo. Con inerzia 3 eravamo arrivati con un balzo a Newton, ma meglio è procedere più adagio e indagare più da vicino che cosa spinse gli scienziati o, per meglio dire, i filosofi naturali, a promuovere faticosamente un simile allargamento dell’idea d’inerzia; qual era il problema che li assillava e che non aveva alcuna chiara soluzione?

Il problema era molto semplice e, si direbbe, di un candore disarmante: se prendiamo in mano un sasso e lo lanciamo, perché mai il sasso, dopo che la nostra mano l’ha abbandonato, continua a muoversi e, così sembra, in un modo che certamente è influenzato dalla sua storia precedente, cioè dal fatto che la nostra mano l’ha portato fino a un certo punto nell’aria, e in una certa direzione? Perché cioè, dal momento in cui la nostra mano lo lascia andare, e perde ogni contatto con esso, il sasso non cade verticalmente fino al suolo, Continua a leggere

Inerzia 3: un salto di due millenni

di Antonio Sparzani

Sesto Empirico
Vi raccontavo, nell’iniziare questi discorsi sull’inerzia, che un modo per caratterizzare la rivoluzione, detta comunemente Copernicana, che si verificò nella conoscenza del mondo occidentale nei primi secoli dell’era moderna, è quello di dire che il cambiamento più drastico fu un sostanziale allargamento, nella nascente scienza del moto, dell’idea di inerzia.

Per spiegare questa affermazione dobbiamo riferirci allo studio dei fenomeni naturali, riguardanti oggetti inanimati, e ricordare che per la filosofia antica ciò che va spiegato da una scienza naturale del moto è il moto stesso, di qualsiasi tipo esso sia: qualsiasi moto va spiegato, cioè deve possedere una causa: solo la quiete non richiede spiegazione; quiete e moto sono due estremi, due opposti, essi si escludono a vicenda, come il bianco e il nero, o il bene e il male (paragone da brivido, chissà mai . . .). Continua a leggere

Inerzia 2: un vizio antico

di Antonio Sparzani
accidia
Dopo aver conosciuto la singolare inerzia del pigro Sole, conviene forse, per meglio comprendere l’idea d’inerzia e quanto le sta intorno, rifarsi alle origini almeno (perché altre parole appariranno lungo la strada) delle parole inerzia e accidia nelle letterature classiche. L’antecedente etimologico immediato per la prima è naturalmente il latino classico inertia, formato da in – ars, cioè assenza di arte, di attività, con lo slittamento di significato verso l’idea di non-fare in generale, e quindi inattività, pigrizia, inettitudine. L’antecedente etimologico del secondo è invece greco (esiste in latino un verbo acedior, d’uso assai raro e che significa mi intristisco, divento scontroso) ed è il sostantivo, anche qui piuttosto raro, akēdìa (ἀκηδία), talvolta akēdeia (ἀκήδεια), non usato dagli scrittori attici, ma solo in testi più tardi, tipicamente medici, per indicare spossatezza, esaurimento, abbattimento dello spirito.

Certo che se però si desse un’occhiata ad esempio al recente libro del monaco eremita Gabriel Bunge, intitolato Akedia, il male oscuro (Qiqajon, 1999) Continua a leggere

Inerzia 1: come fu che il Sole s’impigrì

di Antonio Sparzani
accidia2

Scrive il domenicano lionese Guglielmo Peraldo, (citato nel capitolo dedicato all’accidia del bel libro di C. Casagrande e S. Vecchio, I sette vizi capitali, Einaudi, Torino 2000, p. 90), vissuto intorno alla metà del XIII secolo e autore di uno dei più diffusi manuali medievali di vizi e virtù, la Summa virtutum ac vitiorum, che un grande esempio di operosità è dato innanzitutto dall’universo intero: in particolare dal Sole, che ogni giorno viaggia da Oriente a Occidente, e ogni notte torna indietro, non concedendosi mai un momento di riposo né in estate né in inverno, senza peraltro aspettarsi alcuna remunerazione per il suo lavoro. Un simile esempio deve indurre – secondo Peraldo – a rendere il vizio dell’accidia sommamente esecrabile. Continua a leggere

Wolfgang Pauli, uomo a molte dimensioni

di Antonio Sparzani
Pauli a tavola
Wolfgang Pauli (Vienna 1900 – Zurigo 1958) è stato uno dei grandi fisici del Novecento. Su queste pagine l’avevo nominato qui nel post su Helgoland, l’isoletta dove Heisenberg andò a farsi ispirare dal vento del nord l’invenzione della nuova meccanica.
Ma Pauli, cui pure è dovuta buona parte della fondazione della nuova teoria, e che venne unanimemente indicato con l’appellativo di das Gewissen der Physik (la coscienza della fisica), era anche altro, era cioè, a differenza di tanti colleghi, un uomo a tutto tondo, uno che voleva capire l’uomo da tutti i punti vista, non solo da quello scientifico-razionale. Continua a leggere

il sogno di Wapee

di Antonio Sparzani
crochi
I Piedi Neri sono una tribù di nativi abitanti di una regione dell’America del Nord, al confine tra Stati Uniti e Canada. Di quelli, insomma che poi, i “visi pallidi” scelsero di chiamare “pellerossa”. Hanno conservato un grande patrimonio di storie della loro gente e della natura nella quale questa gente è da sempre cresciuta. La vicinanza alla natura, così tipica di queste popolazioni, si fa sentire anche nel modo in cui l’aspetto degli elementi della natura viene spiegato.
Wapee era figlio di un Capo e per entrare nella maturità doveva passare quattro giorni e quattro notti da solo sulla cima di una collina isolata, finché non avesse avuto una visione dell’adulto che sarebbe diventato. Continua a leggere

Le stanze dell’amor furtivo

di Antonio Sparzani
Boccali poesia d'amore indiana

1
Oggi ancora, lei, che splende inghirlandata
di magnolia d’oro,
volto di loto in fiore, tenue la linea della pelurie
sul ventre,
levata dal sonno, il corpo ardente turbato
dal desiderio,
magica sapienza come perduta per follia ripenso.

Ho di recente scoperto questo magnifico libretto che devo assolutamente farvi conoscere: Poesia d’amore indiana, a cura di Giuliano Boccali, Marsilio 2002: contiene, tradotti dal sanscrito dal curatore e da Daniela Rossella, tre dei maggiori capolavori della poesia indiana, Nuvolo Messaggero, di Kālidāsa, Centuria d’amore, di Amaruka e Le stanze dell’amor furtivo, attribuite a Bilhana. Qui citerò e parlerò, anzi, farò parlare Boccali, solo di quest’ultimo:

2
Oggi ancora, lei, volto di luna al colmo, rigogliosa
di giovinezza novella, Continua a leggere

questa disparità è un vero scandalo!

da qui

ha colpito molto anche me, che non sono certo un fan dell’istituzione Chiesa Cattolica Apostolica Romana, questo grido di papa Francesco in favore delle donne. Alcune parole presenti in quest’ultimo discorso hanno fatto il giro di tutti i media nazionali, e forse anche mondiali, non so.
Ma io sospetto, e in verità spero, che abbia fatto sobbalzare sui loro augusti scranni anche tutti i più rigorosi porporati della suddetta istituzione, perché credo che anche nelle loro teste, che son per lo più tutt’altro che sprovvedute, si sia insinuato l’orrendo sospetto: non sarà per caso questo un preliminare, un annuncio, un avviso ormai quasi esplicito dell’abolizione dell’assurda esclusione delle donne dal sacramento dell’ordine? Non sarà? Continua a leggere

via Cadore

di Antonio Sparzani
via Cadore - Milano
Cosa vedi in fondo a una tazza di buon pu-erh? Se guardi bene, vedi il liquido bruno che ancora ruota leggermente, si muove aderente alle pareti della tazzina, sempre più lentamente, ma intanto dentro quel liquido dal colore così intenso si sono formate delle immagini, quel marciapiede di via Cadore dove l’aspettavi con un po’ d’ansia, senza parere, però ti chiedevi, si sarà accorta che le faccio un po’ di corte, Continua a leggere

Come comincia la fisica: misurare lo spazio

di Antonio Sparzani
doppio braccio

La fisica che conosciamo oggi si è affermata da tre secoli abbondanti come una disciplina quantitativa; il che vuol dire che, a differenza da quel che si faceva prevalentemente nell’antichità, ci si sforza di dare una veste matematica alle osservazioni che si fanno sulla realtà e alle regolarità che si vanno scoprendo (o inventando). La fisica comincia con la meccanica, definita da molto tempo come la scienza del moto: lo studio del movimento dei corpi e di come esso dipende dalle cause che lo producono. Il primo ingrediente che entra nella storia è il come descriviamo un tale movimento: dobbiamo essere in grado di dire, e scrivere su un pezzo di carta, dove sta un corpo in ogni istante. Continua a leggere

appunti di viaggio

Racciano di San Gimignano di Antonio Sparzani
 
 
Piani (Racciano di S. Gimignano)

Quanti piani dietro
quello che vedi davanti,
il vetro
che li cela è opaco
lucida è la nebbia di queste mattine.

Le colline perdute
di San Gimignano
nascondono lo svanire
lontano Continua a leggere

la curva del giorno

di Antonio Sparzani
lacurvadelgiorno

La giovane casa editrice L’arcolaio inaugura felicemente la sua collana Collezione di poesia col volume La curva del giorno, di Biagio Cepollaro, che è poi il secondo libro de Le Qualità, e raccoglie testi scritti da Biagio negli anni 2011 – 2014. Mentre il primo libro de Le Qualità era uscito nel 2011 con La camera verde e raccoglieva testi scritti tra il 2008 e il 2011.
Il percorso poetico di Biagio è ormai lungo una trentina d’anni abbondante, può essere esaminato con agio esplorando il suo sito, nel quale egli ha generosamente riversato i suoi testi precedenti, e io non credo di avere parole adatte a descriverlo o valutarlo nella sua complessa evoluzione. Mi limito a dire che quella di Biagio è una ricerca incessante di nuovo senso della nostra vita materiale ed emotiva. Continua a leggere

Compilatore automatico di storie

di Momo Getter
MacchinadaScrivere

Scrivo storie su ordinazione. I miei clienti mi portano le loro idee (ad esempio, vogliono scrivere la storia di loro padre, vogliono scrivere la biografia del nonno, vogliono scrivere il romanzo del loro primo amore …) e io trasformo le loro parole in narrazione. Non ho mai fatto altro nella mia vita. Quando ho un po’ di tempo libero penso a quando finalmente potrò scrivere la mia storia. Ho cominciato cinque autobiografie, fino a questo momento, ma non ce n’è una che mi faccia esclamare: ecco, questa è la storia della mia vita! Forse perché ogni volta che incomincio a scriverne una le storie degli altri si intrecciano alla mia. Lo so, è un rischio che si corre quando si fa un mestiere così. Ma stavolta, ho deciso che la storia che inizio sarà interamente mia. Continua a leggere

Un discorso sul PIL

di Antonio Sparzani

da qui
All’alba del 6 giugno 1968 moriva al Good Samaritan Hospital di Los Angeles Robert (Bob) Kennedy, assassinato in circostanze oscure e mai chiarite, così come oscure e mai chiarite sono rimaste quelle dell’uccisione, quattro anni e mezzo prima, del fratello John, mentre era presidente. Lo ricordo qui soprattutto perché di questi tempi si parla molto di PIL e della tragedia del PIL che diminuisce invece di continuamente aumentare per le magnifiche sorti e progressive del nostro paese e del mondo intero. Voglio ricordare, che anche molto prima che si levassero le voci critiche che ormai si levano da più parti contro questo fanatismo del PIL, si levò la voce di Bob Kennedy, in un discorso – tenuto il 18 marzo 1968 all’Università del Kansas – per molti aspetti profetico e stupefacente dato il paese da cui proveniva. Mi sembra ancora oggi un documento di notevole attualità. Non a caso il suo autore è stato rapidamente fatto sparire dalla scena.

Stefano Cucchi: la malagiustizia

Ilaria e Stefano Cucchi
Di Luigi Manconi e Valentina Calderone, dal Manifesto del 31 ottobre 2014. [vedi anche qua].
Una cosa, la sappiamo e non dobbiamo mai dimenticarla. Già la sentenza di primo grado ha dovuto riconoscerlo e quella di appello non ha potuto negarlo, se pure fosse stata questa l’intenzione. Il dato inequivocabile è che Stefano Cucchi ha subito violenze dopo l’arresto.
Violenze che hanno gonfiato e arrossato i suoi occhi, tumefatto il volto, ricoperto di lividi il corpo, e fratturato le ossa. Lo hanno raccontato i familiari dopo averlo visto sul tavolo dell’obitorio e lo abbiamo potuto sapere guardando quelle foto oscene scattate durante l’autopsia.
La sentenza di primo grado ha detto: le violenze sono innegabili, ma le prove non sono sufficienti e le indagini sono state fatte con negligenza. Continua a leggere

Siamo fatti di tempo

nastro

[Come già qui, ripropongo un brano del mio amico Momo Getter]
Noi siamo fatti di tempo. Siamo fatti del tempo delle cose e dei luoghi che ci circondano. Non c’è modo di sottrarsi a questa curiosa sovrapposizione, proprio nessuno. Nelle serate incantate del Caffè Centrale, ad esempio, siamo fatti della compagnia dei nostri amici; lungo i binari della piccola stazione, siamo fatti dell’attesa e della concitazione che, a turno, precedono e seguono gli arrivi dei treni. Davanti all’ oceano – che meraviglia! – siamo fatti della vastità silenziosa di quel panorama. Continua a leggere

Certo che eravamo inimitabili

Momo libertà
[un mio giovane e caro amico, che chiameremo Momo Getter, mi ha fatto leggere pochi giorni fa questo testo che scrisse sette anni fa, quando aveva diciott’anni. Io ci ho sentito dentro una tale pienezza e ricchezza di vita, che gli ho chiesto di lasciarmelo pubblicare; e lui ha acconsentito, quindi ecco a voi. a.s.]

Certo che eravamo inimitabili… Non avevamo che un palco d’estate per noi, giovani diciottenni, eppure… la musica delle notti di luglio pulsava nelle nostre vene, in un duo meraviglioso con il nostro cuore immaturo. Eravamo gli stessi dell’aprile e del maggio, ma guardavamo con un misto di gioia e malinconia a quell’estate finalmente nostra… Quel sogno che facevamo ad occhi aperti, che tagliavamo con le nostre utilitarie fiammanti, che affumicavamo, che drogavamo, anche, forse, ma che certo la vita non ci vietava, né ci offriva per caso. Continua a leggere

Sabato Santo

di Manara Valgimigli

[Valgimigli (San Piero in Bagno, 9 luglio 1876 – Vilminore di Scalve, 28 agosto 1965), grande filologo e traduttore dalle lingue classiche, scrisse questa commovente cronaca famigliare nel 1944, e la inserì nella bellissima raccolta Il Mantello di Cebète, pubblicata nei Quaderni dello Specchio, Mondadori 1957 (prima ed. 1947)]

La dolce creatura, chi non sapeva, nessuno avrebbe detto che fosse cosi ammalata e cosi prossima ormai alla fine. Aveva ancora i suoi capelli bruni e freschi, e il volto colorito e disteso, e senza nessuna ombra di quegli incavi di pallore che si vedono tanto spesso, anche in malati non gravi, agli angoli delle narici o intorno alle palpebre o nelle tempie. Entrando io nella stanza, Continua a leggere

Alto sulla sabbia IV

di Antonio Sparzani
IV.
Soprattutto uno dei racconti che gli riferì Kalìa ricordava con vaga emozione. Yaslih era in quel periodo precettore in casa di un ricco mercante che aveva molto viaggiato ma che si era definitivamente stabilito nella grande città, e la cui figlia non sopportava, per vizio di famiglia o per insofferenza d’indole, la scuola riservata alle ragazze. Yaslih aveva finezza di modi e chiarezza di mente e di parola sufficienti a riportare le curiosità della ragazzina nell’alveo di un apprendimento ricco e variegato. Andava regolarmente in casa del ricco mercante e vedeva la giovane Ghiza, in una stanza ricca di tappeti e di libri antichi, che il padre aveva durante la sua vita raccolto e accuratamente conservato. In particolare la varietà delle lingue del mondo appassionava Ghiza, che chiedeva sempre nuove strane parole e nuovi esotici suoni. Yaslih conosceva un paio di lingue europee, oltre l’ebraico e il persiano e riuscì a comunicarle, nei primi due anni della sua attività di precettore, quasi tutto quel che sapeva; ma il gioco più bello Continua a leggere

Alto sulla sabbia III

di Antonio Sparzani

III.
Camminava incredulo tra i resti delle tende bruciate e i resti dei soldati che avevano occupato quell’avamposto fino al giorno prima. I resti ancora fumavano, la distruzione era molto recente. Shar pensò subito di essere scampato per merito di quel coltello sporgente dal terreno che l’aveva fatto inciampare, e aveva deviato il corso dei suoi pensieri così da farlo ritardare; forse no, rifletté, non sarebbe riuscito ugualmente a giungere la sera prima, però, difficile dire.

Shar si aggirava a guardare senza vedere il frutto di una così intensa volontà distruttrice. Aveva tre compagni in quell’avamposto, che gli erano vicini più di altri, Ishal, l’intellettuale, il rozzo Baskir, e Yaslih, il migliore, cosi detto.
La tenda di Ishal la trovò rapidamente, frugò tra i monconi di paletti e tra i panni bruciacchiati, frugò anche tra gli indumenti consumati dal tempo e sotto i corpi mutilati, e trovò quello che pensava di trovare. Tutti i bigliettini e i quaderni di Ishal, la sua scrittura disordinata e continua, le sue cancellature e i suoi rimandi, le macchie di inchiostro e le pagine ancora bianche. Continua a leggere