Lasciare un segno. Salvatore Piermarini nella “scena dell’arte”

di Beppe Sebaste

Nell’ambito del festival Narnimmaginaria, si è inaugurata nella Stanza-Ci Sono Cieli dappertutto a Narni una mostra di fotografie di Salvatore Piermarini dedicate all’avanguardia artistica soprattutto italiana degli ultimi quarant’anni. È una straordinaria traversata del suo archivio, ma anche qualcosa di più. La mostra proseguirà fino al 29 luglio.


Essere eterni: avere vissuto
Max Frisch

Salvatore Piermarini ha cominciato giovanissimo a fotografare l’arte contemporanea. Uscito dal liceo classico affamato di tutto quello che a scuola non veniva insegnato, si innamorò delle prime avanguardie e sentì di capire tutto il nuovo che scopriva nell’arte. Viene anche da quello spirito di scoperta il senso aurorale di freschezza che le sue fotografie emanano, dove gli artisti sembrano tutti (e sono) intensamente giovani, giovani per sempre (for ever young).

Il suo maestro dichiarato, il suo “spirito guida”, fu del resto Ugo Mulas, che con i suoi scatti fece conoscere al mondo la Pop Art e la Factory di Andy Wharol al tempo dei Velvet Underground e di Edie Sedgwick, la “just like a woman” di Bob Dylan. Mulas fece emergere forse per la prima volta la socialità che circonda le opere degli artisti, la complessità della scena dell’arte contemporanea, rompendo l’incantesimo dell’artista solitario che crea, allestisce, lavora e fa tutto da solo.
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La concessione del lavoro

foto

La concessione del lavoro sorse
con il tavolo di crisi con il sisma
dell’Articolo Uno con l’inverno
presente con quello venturo
con lo smantellamento
e il presidio delle ore nove
con la campagna elettorale
con la scoperta della neve
con le sinistre e le destre
le glaciazioni e il crinale
sul quale vive questo paese
la concessione del lavoro venne
come una promessa calata
dall’alto una brioche della regina
un gesto un sorriso un’increspatura
nel bilancio una vetta uno slancio
un gancio un tozzo di pane una
medicina uno sputo un imbuto
“non lasceremo nessuno a casa”
prima mi licenzi e poi mi salvi
e forse attendi che ti ringrazi

Max Ponte

(incatenamento durante le proteste contro gli esuberi – poi rientrati – dei lavoratori dei musei civici torinesi, dicembre 2017)

1915-1918: i fumetti in trincea

1915-1918: i fumetti in trincea

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di Claudio Bertieri

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Quando si stava profilando il centenario del primo conflitto mondiale, un po’ dappertutto sono iniziati ad apparire progetti di mostre, di eventi, rievocazioni, testimonianze, riletture storiche, analisi critiche e via sunteggiando. Molti indubbiamente i testi riuniti assieme, da semplici ricordi personali a più strutturate indagini prospettive, i quali, nel loro insieme, hanno accostato argomenti al massimo disparati. Comunque, recando in ogni caso un utile contributo alla rievocazione di una immane tragedia che l’arte figurativa, il cinematografo, la narrativa, la satira, la cartellonistica, e sicuramente ancora altre forme creative, non hanno ignorato di accostare.

Probabilmente, tra tanto scrivere, parlare, esporre, indagare, un particolare capitolo, senz’altro di variante tensione e mutevole sguardo, non ha goduto di altrettanto interesse. Quindi, di una indagine ampia ed approfondita che ne ponesse in rilievo la non risicata partecipazione al drammatico evento, seppure espressa in maniera contrastante, giacché le atmosfere della sua presenza trapassano -nonostante la diversa nazionalità- dall’acceso entusiasmo alla ferma denuncia, dal patriottismo esaltato alla testimonianza di una realtà amara e sofferta. Per dirlo in stretti termini, dal sorriso che tende ad allentare la tensione al rispetto della verità.

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Normanno Soscia e il racconto della pittura.

La pittura di Normanno Soscia (Itri, 1938) rimanda, pur nella diversità dell’ispirazione e del canone, all’opera di Lucio Fontana. In entrambi gli artisti c’è il tentativo di andare oltre il già visto della pittura. Concettualmente il gesto pittorico è diverso: quest’ultimo taglia la tela; Soscia la raschia, la scrosta, quasi fosse un muro, solleva la parete metafisica della tradizione. Entrambi vogliono vedere, scrutare, (ri)scoprire ciò che sta dietro la rappresentazione visiva. Se Fontana propone un concetto spaziale, Soscia si muove dentro la categoria del tempo.

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Il senso di Chiara per il licenziamento – la mobilitazione dei lavoratori museali torinesi

foto musei

Sabato 15 dicembre 28 lavoratori della Fondazione Torino Musei apprendono da un quotidiano di essere stati messi alla porta, insomma messi in esubero, fatti fuori, liquidati, gettati alle ortiche. Nello specifico si tratta di 13 lavoratori del Borgo Medievale di Torino, 6 della Biblioteca d’Arte della Gam, 6 della Fototeca sempre della Gam (Galleria d’Arte Moderna) e 3 del Museo della Resistenza. Fra questi fortunati “licenziandi” anche chi vi scrive, impegnato come rappresentante dei lavoratori. La vicenda si sviluppa poi in vari incontri in cui il responsabile principale è l’amministrazione pentastellata di Chiara Appendino che naviga in una condizione di inadeguatezza totale, in cui i risvolti variano fra Gadda e Kafka con interessanti esempi di schizofrenia politica. Il Comune di Torino è il socio principale di Fondazione Torino Musei (assieme a Regione e fondazioni bancarie), colui che è proprietario di immobili e che ha nominato il presidente della Fondazione Torino Musei Cibrario, ma evidentemente vorrebbe andare in letargo o darsi per morto oppure fuggire ad libitum in una scia di autoprodotti terremoti e lapilli. Continua a leggere

“Le facce del fiume”. Clemente Castelli e le sue sculture

Testo introduttivo e intervista di Oreste Verrini

C’è un piccolo borgo in provincia di Lucca, nel comune di Piazza al Serchio, fatto di sassi. Sassi per costruire le strade, per costruire le case e per abbellire. Non è inusuale, camminando in quelle stradine, incontrare un signore alto, di bianchi capelli, che con fare dinoccolato, passeggia. Siamo a Nicciano, in Garfagnana, e il signore è Clemente Castelli. Postino di professione e scultore per passione, ha abbellito il borgo di statue in arenaria. Ognuna di esse racchiude una storia, una leggenda, un desiderio.
Così l’ho conosciuto, camminando nel borgo. E sempre camminando ho conosciuto le sue opere e poi la sua storia. Non poteva rimanere ancora nascosta. Meritava di essere raccontata. Ad aiutarmi in questa avventura, Angelica Polverini, storico dell’arte e docente d’Accademia. Assieme abbiamo cercato di raccontare Clemente e il suo mondo. Le Facce del Fiume, Tarka Edizioni, è il risultato di questo lavoro. Continua a leggere

Polaroid congelate: le foto estreme di Thron Ullberg

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Cosa distingue un artista della fotografia da un semplice fotografo? Nell’epoca della banalizzazione e overdose fotografica dovrebbe essere difficile trovare il confine, eppure non lo è. Perché una foto ha smalto, anima, originalità, ribaltamento, o non ce l’ha; alla faccia di filtri, ritagli e altri contorsionismi post produttivi. E quella dello svedese Thron Ullberg − in questi giorni con una personale dal titolo “Vilsen” (“Perso”) alla Elf Galleri di Göteborg − è quasi più arte che fotografia. Continua a leggere

Gauguin il selvaggio

Gauguin

di Augusto Benemeglio

  1. Un maledetto meticcio

Eugène-Henri-Paul Gauguin, un maledetto meticcio, mezzo parigino e mezzo peruviano(per via di madre e in Perù peraltro visse in un certo periodo della sua vita), che prima di fare il pittore fece il redattore de “Le National”, giornale di tendenza repubblicana, e poi l’agente di cambio; lo si conosce , per fama , come un uomo di pessimo carattere : un omone molto forte fisicamente , violento , ubriacone e puttaniere. Nel film su Van Gogh degli anni cinquanta (protagonista Kirk Douglas) fu interpretato, efficacemente , come sempre, da Antony Quinn , che gli somigliava in modo incredibile ( due gocce d’acqua) , peraltro meticcio come il pittore , un messicano mezzo irlandese e anche lui piuttosto rissoso e donnaiolo. Continua a leggere

Lucetta Frisa, Poesie su dipinti

Holbein
I due ambasciatori* Hans Holbein.

A noi non interessano i progressi della scienza:
ci portano onore e danaro? Altrimenti non servono.
Certi messaggi complessi neppure il re li comprende
li inviano demoni e angeli a sovvertire le imprese.
Oggi fa molto freddo, ci riscalda la pelliccia
adeguata a questa stagione come il nostro atteggiamento
e nulla di obliquo traversa cose e velluti.
Noi diciamo quello che abbiamo da dire,
facciamo quello che ci ordina il re.
Non guardate nient’altro, non c’è nulla da scoprire.
E’ il l553.
Siamo Jean de Dinteville e Georges de Selve –
due ambasciatori.

***

*La figura in basso,obliqua, quasi a livello del pavimento mostra un teschio tridimensionale che,per effetto della deformazione ottica,si può vedere solo se posizionati sul lato destro del dipinto: è l’anamorfosi e il suo messaggio è esplicito.

Luigi Maria Corsanico legge Federico Garcia Lorca. 6

da qui

Pequeño vals vienés

Poeta en Nueva York es el título de un poemario escrito por Federico García Lorca entre 1929 y 1930 durante su estancia en la Universidad de Columbia (Nueva York), así como en su siguiente viaje a Cuba, y publicado por primera vez en 1940, cuatro años después de la muerte del poeta. Continua a leggere

Luigi Maria Corsanico legge Federico Garcia Lorca. 5

da qui

Federico García Lorca
Banderuola (Fuente Vaqueros, Granada, luglio 1920)
Veleta, Libro de poemas -1921
Voce recitante: Luigi Maria Corsanico
Fotografie di L.M. Corsanico – Cieli del Sur de Chile
Heitor Villa-Lobos
Melodia Sentimental
Traduzione di Carlo Bo Continua a leggere

Lucetta Frisa, poesie su dipinti

Frisa
La dame à l’unicorne

a Chiara D.

Perverso un vento penetra la trama
del silenzioso arazzo scompiglia imprevedibile
il disegno dell’isola perfetta oh bella dama
e l’unicorno si sveglia alza la zampa snella
dal tuo impeccabile grembo oh mia bella
ed attraversa il prato calpestandone il fiore
dentro lo specchio si è precipitato e bianco
più non è ahimé e c’è rumore e odore
di prato di fiore di specchio rotto sporcato
e sparito è il disegno e la trama oh brutta dama
bella di un’altra dolcezza.

L’urlo di Munch

Munch
di Augusto Benemeglio

“La natura è l’opposto dell’arte. Un’opera d’arte proviene direttamente dall’interiorità dell’uomo… La natura è il mezzo, non il fine. Se è necessario raggiungere qualcosa cambiando la natura, bisogna farlo… L’arte è il sangue del cuore umano”.
Sono parole di Edvard Munch, autore de L’urlo, o il grido, tempera su cartone, cm. 83,5 x 66, dipinto nel 1893, che fa parte di quelle opere che l’artista raccolse idealmente in una serie intitolata Fregio della vita, inerente ai temi della vita, dell’amore, delle passioni, della morte, destinati ad assurgere a emblemi del suo immaginario. Continua a leggere

Lucetta Frisa, poesie su dipinti

soldato
Il soldato e la ragazza che ride
Vermeer van Delft

Soldato, hai volto e cappello ombroso
che indossi su strade impervie e cavalli in corsa
e giungi qui da guarnigioni lontane
sfinito,affannato, polveroso.
Non credere alle carte geografiche
mai sapranno condurti su strade felici:
te lo dice una donna che viaggia
libera nella sua casa dove impara
certi segreti che tu ignori. Ma finalmente
sei qui davanti a me spavaldo
battendo il tacco dei tuoi lunghi stivali.
Ti porto un bicchiere di birra fresca
mentre spalanco la finestra per fare entrare
la luce. Guardala, non è la stessa che incontri
sulle tue strade fangose: questa è chiara e leggera.
Ecco che ti cammina sul mantello
sull’elsa della spada e tra la barba
tenera e ride dai tuoi occhi ai miei
dentro i nostri bicchieri e per tutta la stanza.
Ti prego, non farmi la domanda
che sulle labbra ti trema; non voglio
sapere adesso il mio destino, lascialo
nascosto ancora nell’angolo di questa luce.

Dalla parte di Blu

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Ricordo, all’università, un corso di sociolinguistica.
Erano gli ultimi anni del grunge, e più mi appassionavo alla questione e più mi rendevo conto che in qualche maniera il cosiddetto consumismo aveva attivato tutta una serie di anticorpi che, nel giro di poco tempo, lo avrebbero salvato da qualcosa potenzialmente capace di distruggerne la meccanica.
I ragazzi di Seattle, all’inizio degli anni novanta, avevano cominciato a vestirsi utilizzando vecchie camice dei loro nonni, scarponcini a basso prezzo usati per girare nei boschi, cappelli di lana di seconda mano e giacconi non di marca. Da Seattle il movimento (che movimento neppure era, essendosi sviluppato in maniera spontanea e senza direttive sulle note di gruppi musicali che ai tempi sradicavano il rock dalle patinature degli anni ottanta) si sparse in tutto il mondo. Sempre più giovani dei paesi occidentali cominciarono a voltare le spalle alle grandi marche e a vestirsi riutilizzando vecchi capi appartenuti a chi li aveva preceduti. L’inizio di una rivoluzione.
Poi successe qualcosa.
Successe che i negozi di marca, i grandi brand, gli stilisti e le grandi Continua a leggere

Lucetta Frisa, Poesie su dipinti

Arnolfini
Gli sposi Arnolfini
Jan Van Eyck

Nel silenzio lo specchio mostra figure rovesciate
se è vero che siamo qui a bisbigliarci qualcosa
di molto elegante scandendo sillabe leggere
dove l’eco si cancella sulle labbra ed anche le mani,
appena sfiorandosi, non osano farsi domande.
Se questo fosse il sogno di un’altra coppia,
un mistero cortese che invisibile soffoca
nel quieto disegno delle cose,per svelarsi
solo di là,nell’ardore di gesti dissennati
in ombre e profili capovolti. Ma è così
che ci immagina il nostro desiderio.

Il mistero della Gioconda

Gioconda
di Augusto Benemeglio

1. Un atto di venerazione

Vi è forse capitato, come è capitato a me diversi anni fa (trenta, forse quaranta) di andare a Parigi solo per vedere la Gioconda, incanalati, pressati come sardine, lungo la Grande Galerie del Louvre, nella sala VI, dietro migliaia di persone, per l’incessante, quotidiano pellegrinaggio alla Regina incontrastata dell’Arte, all’opera più famosa di tutti i tempi? Allora avrete capito che non è una visita, ma un vero e proprio atto di venerazione, uno straordinario sincretismo religioso , che si realizza in nome dell’arte. Continua a leggere