Il diritto al respiro

Del diritto al respiro avevo già parlato in un articolo su Eric Garner, nel 2014.
A quei tempi il presidente degli Stati Uniti era Barack Obama ma essere di colore, in una qualunque città del cosiddetto Mondo Libero, era ancora una ragione sufficiente per essere giustiziati per mano di agenti, in strada, durante un banale arresto.
Adesso che alla lunga lista di nomi si è aggiunto anche quello di George Floyd, mi trovo costretto a riproporlo, ancora volta e mio malgrado, nella speranza che possa finalmente essere l’ultima.

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Viviamo in un mondo in lotta tra diritti e soprusi, povertà crescente e ricchezza sempre più concentrata nelle mani di pochi. Viviamo in una società basata sempre più sui conflitti, di razza, di genere, di religione e non ultimo, appunto, di ricchezza, che poi è divenuta l’attuale scala di valori su cui giudicare gli altri, dopo la scomparsa di quel concetto di ‘classe’ che tanto a lungo aveva caratterizzato il secolo scorso.
Dagli Stati Uniti, nazione che fino a non molti anni fa veniva indicata come luogo simbolo delle lotte per i diritti civili, e che all’indomani dell’elezione di Barack Obama sembrava aver definitivamente superato i fantasmi della discriminazione razziale, arrivano ogni giorno storie di violenze e ingiustizie operate da parte delle forze dell’ordine nei confronti di persone di colore. In Italia più che il colore sembrano contare (come spesso accade dalle nostre parti) le conoscenze. E così, per un’escort appena maggiorenne che fa la vita della milionaria tra il Messico e Dubai, ci sono i vari Giuseppe Uva, i Federico Aldovardi, gli Stefano Cucchi, entrati Continua a leggere

Come volevasi dimostrare

di Serena Fioris

Le cosiddette “teorie complottiste” hanno un destino strano, direi paradossale: quanto più vengono tacciate di essere fake news, tanto più le evidenze presenti nella realtà le confermano.
La notizia che ha catturato la mia attenzione, è stata data da un canale televisivo d’informazione piuttosto noto, euronews, ed è questa:
Eric Larsen, che guida Biohax Italia, è in attesa dell’approvazione delle autorità sanitarie e del Ministero della Salute. Prevede di poter impiantare i chip sottocutanei in circa 2.500 soggetti a Milano e Roma nei primi sei-otto mesi.

In un post di non molto tempo fa, su questo stesso blog, accennavo alla realtà del microchip in Svezia, prospettando la concreta possibilità che -prima o poi- si potesse presentare anche nel nostro paese. Non avrei mai immaginato, però, una tempistica così fulminea!

Come negare che tutto sta andando nella direzione di un controllo sempre più serrato della nostra privacy? E davvero la sicurezza, che riguardi la salute o l’aspetto sociale, vale più della libertà?
La nostra società sta andando incontro ad una trasformazione radicale, e le nostre vite con essa.
Farsi qualche domanda può contribuire, se non altro, a vivere con più consapevolezza, per non arrivare alla fine della corsa e, guardandosi indietro, rendersi conto di non aver vissuto, ma di essersi lasciti viverre.

Andrea legge nel tubo: “La novella del lusignuolo”

Un nuovo ciclo di letture, con Andrea Sciuto.

Nato in provincia di Bergamo da genitori siciliani, Andrea Sciuto vive tra Catania e Bergamo, dove lavora come insegnante di lettere. Fa parte del Circolo dei Narratori di Bergamo, gruppo di volontari che organizza iniziative di promozione della lettura insieme alle biblioteche pubbliche.
Oggi vi proponiamo una sua video-lettura di alcune settimane, nel pieno della quarantena, per ricordarci da dove veniamo e dove non vogliamo tornare: Giovanni Boccaccio, Decameron, novella quarta della quinta giornata, detta “La novella del lusignuolo“.

Un nuovo ordine alle porte?

di Serena Fioris

Scorrendo i titoli dei quotidiani di questi ultimi giorni, colpisce la ricorrenza degli articoli sul Nuovo Ordine Mondiale. Il Sole 24 Ore titola: Nasce un nuovo ordine mondiale, sotto il segno dell’incertezza. Gli fa eco Avvenire (organo ufficiale dei vescovi italiani), che con fare esortativo scrive: È il momento di gettare le basi per un nuovo ordine mondiale.

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La vita che verrà

di Raffaele Greco

Come sarà la vita dopo il covid-19? Cambieranno e in che modo le nostre precedenti abitudini?

Trascorso ormai molto tempo dall’inizio del “tutti a casa”, il desiderio di riacquistare la normalità di un tempo si associa a una diffusa sensazione che nulla potrà tornare a essere identico a prima.

Una percezione non necessariamente sfavorevole; anzi, sembra crescere l’idea di trovarsi di fronte a un’occasione da non sprecare, per provare a non ripristinare anche i non pochi aspetti negativi che caratterizzavano la nostra esistenza.

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Vivalascuola. Dad nella pandemia e oltre? Non sarà una cosa seria?

Dal 9 marzo – in alcune regioni dal 24 febbraio – in tutte le scuole italiane si sta svolgendo una sperimentazione a tappeto. Oggetto: la DaD (Didattica a Distanza). Durerà fino alla fine dell’anno scolastico, ma possiamo anticiparne l’esito: se la conosci, la eviti. Per la scuola, come per la società, è ora di pensare al futuro.

In questa puntata di vivalascuola presentiamo esperienze di didattica a distanza nella scuola primaria (Sebastiano Aglieco, Ginetta Latini, Mauro Presini), secondaria superiore (Fabio Cuzzola, Emanuele Rainone, Raffaele Salomone-Megna) e nei corsi serali (Marina Polacco), oggi denominati IdA (Istruzione degli Adulti). Da tutti gli interventi emerge che la DaD, imposta nell’emergenza sanitaria, ha reso evidente, se mai ce ne fosse stato bisogno, che alla base dell’insegnamento c’è la relazione. E in tutti s’impone una domanda spesso accantonata nella frenesia lavorativa che è diventata “normalità“: cosa è la scuola? Come è bene che prosegua dopo l’epidemia? La riflessione introduttiva di Giovanna Lo Presti coglie nei fatti di questi giorni i segni che “sulla scuola grava una minaccia tecnocratica, così come sul lavoro grava una ulteriore precarizzazione” e formula “una proposta per i tempi “normali”, nata nell’emergenza“.

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App e microchip

di Serena Fioris

“Inoltre obbligò tutti, piccoli e grandi, ricchi e poveri, liberi e schiavi, a farsi mettere un marchio sulla mano destra o sulla fronte. Nessuno poteva comprare o vendere se non portava il marchio.” (Apocalisse 13,16)

Qualche mese fa è uscita la notizia che in Svezia hanno cominciato ad impiantare microchip sotto pelle, per sostituire carte di credito e contanti.

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25 aprile. Primo Levi

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Avevamo freddo e fame, eravamo i partigiani più disarmati del Piemonte, e probabilmente anche i più sprovveduti. Ci credevamo al sicuro, perché non ci eravamo ancora mossi dal nostro rifugio, sepolto da un metro di neve: ma qualcuno ci tradì, ed all’alba del 13 dicembre 1943 ci svegliammo circondati dalla repubblica: loro erano trecento, e noi undici, con un mitra senza colpi e qualche pistola. Otto riuscirono a fuggire, e si dispersero per la montagna: noi non riuscimmo. I militi catturarono noi tre, Aldo, Guido e me, ancora tutti insonnoliti. […]
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Per chi vuole continuare a pensare

COMUNICATO AMPAS DEL 21/4/2020

Con serenità ma anche con determinazione i medici del gruppo della Medicina di Segnale (735 iscritti all’AMPAS, la nostra associazione, di cui tanti impegnati in prima linea), preoccupati per le possibili derive autoritarie in atto, desiderano fare chiarezza circa la possibilità che siano lesi dei diritti costituzionalmente garantiti per i cittadini.

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[Immagine da qui]

Covid-La pandemia non è né una guerra né una catastrofe naturale

Ancora una volta la responsabilità umana è stata decisiva nella diffusione di un problema che, se affrontato come sarebbe stato auspicabile, non avrebbe prodotto l’ecatombe che, invece, c’è stata.

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Smantellamento del servizio sanitario pubblico, l’ideologia che uccide. di Gaël Giraud

 

Ciò che stiamo sperimentando, al prezzo della sofferenza inaudita di una parte significativa della popolazione, è il fatto che l’Occidente, dal punto di vista sanitario, non ha strutture e risorse pubbliche adeguate a questa epoca e a questa situazione. Come fare per entrare nel XXI secolo anche dal punto di vista della salute pubblica? È questo che gli occidentali devono capire e mettere in atto, in poche settimane, di fronte a una pandemia che, nel momento in cui scriviamo, promette di imperversare per il Pianeta, a causa delle ricorrenti ondate di contaminazione e delle mutazioni del virus[1]. Vediamo come e perché. Continua a leggere

L’emergenza Covid-19 in Nuova Zelanda: il traguardo dei ‘zero casi’.

Nelle ultime settimane, la stampa internazionale, soprattutto di matrice anglosassone, ha lodato l’operato del governo neozelandese, e in particolare del suo Primo Ministro Jacinda Ardern, nella gestione dell’emergenza causata dal Covid-19.
La CNN ha definito quella della Ardern “una lezione di leadership” e “un esempio a cui guardare” per tutte le nazioni afflitte dalla pandemia.
La risposta della Nuova Zelanda al Covid-19 è stata caratterizzata da empatia, efficienza, determinazione e chiarezza nei confronti della popolazione. Non c’era da stupirsi. Fin dall’inizio, il governo laburista della Ardern (Presidente dell’Organizzazione Giovanile dell’Internazionale Socialista nel 2008, agnostica, socialdemocratica, progressista, salita alla guida del Paese nel 2017 a soli 38 anni d’età) ha preso posizione contro ogni manifestazione d’odio e di razzismo (esemplare la sua reazione al massacro alla moschea di Cristhchurch, nel marzo 2019) difendendo i principi Continua a leggere

“Ciao, vecchio”. Luis Sepúlveda, 1949-2020

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Ci troviamo nella sala vip dell’aeroporto internazionale di Santiago, e sembra che noi cinque siamo davvero dei vip perché ci hanno assegnato un plotone di soldati e varie guardie che vigilano sulla nostra incolumità. Ed è forse per mettere in risalto il nostro status di vip che ci tengono al centro della sala, seduti per terra con le mani alla nuca. Non è certo il modo migliore di rilassarsi prima di un lungo viaggio, e i soldati ci guardano storto quando reclamiamo per la durezza della moquette e per il pessimo servizio: non ci hanno neppure offerto qualcosa da bere. Un trattamento schifoso per dei vip.
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Covid-Lettera ai Governanti

Lettera ai Governanti.

Ho ricevuto questa lettera ai Governanti il cui contenuto condivido appieno. Anche nel mezzo dell’emergenza occorre dire certe cose, per cui la ripropongo come se fosse mia e chiedo a chi la condivide di farla circolare. Continua a leggere

La farina nel sacco: per una revisione della didattica a distanza

di Francesco Pettinari

È tutta farina del tuo sacco?”

“Sì prof, l’ho fatto da solo.”

Il sospetto, il dubbio, la convinzione che quell’esercizio svolto in modo pressoché perfetto sia frutto del lavoro degli altri, sia farina del sacco altrui, di un genitore, di un fratello maggiore, di Google è un pensiero ricorrente di molti colleghi alle prese con la didattica a distanza. Un’osservazione e, quindi, una valutazione pienamente legittima, suffragata spesso da evidenti discrepanze tra le competenze dell’alunno pre-Covid e la qualità degli elaborati e dei compiti consegnati ora dallo stesso alunno in modalità virtuale. Alessio aveva difficoltà a distinguere il predicato verbale da quello nominale e ora nell’esercizio sul predicativo del soggetto non ne sbaglia una; Marzia non azzeccava neanche un minimo comune denominatore e adesso svolge espressioni con frazioni, potenze, parentesi tonde, quadre e fratte; Lorenzo all’improvviso consegna in una manciata di giorni disegni di Arte simili ai paesaggi di Monet. 

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Vivalascuola. La tragedia della pandemia e la farsa della “didattica a distanza”

La scuola italiana, chiusa per l’emergenza sanitaria, ha attivato ove possibile la didattica a distanza. 6,7 milioni di studenti ne sono raggiunti, mentre 1,6 milioni non ne possono usufruire. Ricorriamo a tutti i mezzi a disposizione per non interrompere la relazione educativa con i nostri allievi. Ma adesso che la stiamo praticando lo possiamo dire per esperienza: la didattica a distanza non è scuola, la scuola richiede prossimità. Diciamolo chiaramente per sconfiggere, dopo il coronavirus, il virus dell’ignoranza e della diseducazione. Sul tema vivalascuola propone una riflessione di Giovanna Lo Presti e, tra i numerosi materiali disponibili in rete, le riflessioni-esperienze di Paolo Piccolella e Flavia Franco. Qui testimonianze da scuola primaria, secondaria, corsi serali.
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CORONAVIRUS. LA NOTTATA NON SARA’ BREVE

La nottata che ha da passare non sarà breve. Anzi, si prevede lunga, tra periodi di tregua e di possibile recrudescenza dei contagi. Potremo riprendere fiato -secondo gli esperti- solo quando sarà possibile una vaccinazione efficace e diffusa. E non sarà questione di settimane, ma di mesi. Continua a leggere