Vivalascuola. La scuola non se ne frega

Per rilanciare un Appello per la scuola pubblica che ha raccolto numerose adesioni, si svolgeranno nella seconda metà del mese di ottobre vari convegni in otto città d’Italia (Roma, Genova, Torino, Padova, Bologna, Senigallia, Catanzaro, Palermo), promossi dall’Associazione Nazionale Per la scuola della Repubblica. E’ l’occasione per riproporre ai lettori di vivalascuola l’Appello, che mette a fuoco tematiche cruciali per il mondo della scuola, e che è bene rilanciare nel momento in cui Governo e amministratori locali fomentano parole d’ordine come: Voglio farmi la mia scuola con i miei soldi, con i miei insegnanti e con i miei programmi e chi se ne frega degli altri. La scuola, invece, non se ne frega. Accompagniamo l’Appello con una presentazione dei convegni di ottobre da parte di Anna Angelucci e una analisi dello stato della scuola da parte di Franco Toscani. Continua a leggere

Vivalascuola. Non si può educare se non si ha una grande visione

Iniziamo il nuovo anno scolastico 2018-2019 proponendo su vivalascuola non un cahier de doléances fin troppo risaputo e nemmeno i conti della serva del governo. Non possiamo accontentarci dei piani di sciur padrun, buoni per addestrare studenti come se fossero garzoni e far andare la scuola come se fosse na fabrichèta. Per gentile concessione della redazione de “Gli Asini“, che ringraziamo, proponiamo un testo di Franco Lorenzoni, uscito sul n. 54-55 della rivista, che contiene una visione ampia e progettuale quale richiede sempre l’insegnamento. Seguono delle note di lettura di Giovanna Lo Presti. Sappiamo per scienza ed esperienza ciò che davvero serve alla scuola perché sia un luogo di educazione e istruzione, e ne terrà conto, quando lo avremo, un governo che meriti di essere chiamato tale. Per intanto buona lettura e buon anno scolastico a tutti.
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Genova è vicina

Genova è vicina, sull’altra riva del cuore.
Li vedo da qui i vostri movimenti quotidiani
i volti seri, i sorrisi saltuari.

Ci sono sere in cui mi sembra di vedere
le anime affacciarsi, provare a dire
la verità impossibile.

Rimane l’agrodolce per voi della mia terra
ma tutto accade
per una ragione imperscrutabile
e ritornare può essere
rinascere.

Antonio Fiori, Ci sono sere
da Nel verso ancora da scrivere, Manni, 2018

In questi giorni ferragostani tragici e tristissimi, di rabbia civile condivisa in tutta Italia, non solo a Genova, mi  è tornato in mente il verso iniziale – così dolce e  bello e affettuoso – di questa poesia di Antonio Fiori. Scritta dall’altra riva del mare, dalla Sardegna che guarda a Genova. Tutti la guardiamo in questi giorni. (Giovanna Menegus)

 

 

Vivalascuola. Quando la scuola non è più un luogo di educazione

Nell’augurare a studenti, docenti e a tutti i lavoratori della scuola buone vacanze, vivalascuola fa un bilancio dell’a.s. 2017-2018. Sono state costruite nuove scuole e tutte, vecchie e nuove, ora sono belle, sicure e ben attrezzate e rendono piacevole insegnare e apprendere. I fondi per l’istruzione sono stati portati alla media europea, e così gli stipendi degli insegnanti, che vedono riconosciuto il loro ruolo sociale. Sono state abolite le prove Invalsi e l’alternanza scuola lavoro, rivalutando l’attività didattica e mettendo al centro di essa l’amore per il sapere e la conoscenza. Le classi pollaio sono state abolite e sono state create nuove figure professionali per il sostegno, il recupero e la valorizzazione delle eccellenze, così tutti i docenti possono insegnare vicino ai luoghi di residenza. E’ stato possibile lavorare con tempi lunghi e distesi, dedicare attenzione alla relazione tra chi insegna e chi apprende, realizzare una didattica davvero personalizzata, e ciò ha reso possibile il pieno successo formativo di tutti gli studenti… Ci piacerebbe fare questo bilancio di fine anno, e speriamo di poterlo fare quanto prima. Per intanto questa è solo l’introduzione al bilancio vero, opera di Giovanna Lo Presti. Continua a leggere

Vivalascuola. Infanzia resa

Poi succede qualcosa
in un momento preciso della giornata:
il canto di una classe dietro i vetri
interroga tutti i nostri destini.

Un libro di poesia nato a scuola e che si porta dentro come un diario la vita segreta delle aule scolastiche. Si tratta di Infanzia resa di Sebastiano Aglieco, poeta e maestro in una scuola elementare di Milano. Un libro in cui la poesia è oggetto d’insegnamento e allo stesso tempo strumento didattico, occasione di scoperta e veicolo di relazione. Per questo proponiamo questo libro ai lettori di vivalascuola, sia ai poeti che agli insegnanti, con un assaggio di poesie, una testimonianza della maestra Manuela Gallina, le letture dei poeti e insegnanti Corrado Bagnoli, Luigi Cannillo, Maurizio Casagrande, e una nota di Giorgio Morale.
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Italofonia portami via

insegna

Assistiamo sempre più all’invadenza di parole anglofone nella nostra vita quotidiana. E senza essere dei puristi è necessario dire che alcune scelte sono davvero inopportune. Ad esempio quella di chiamare “Bakery” un’attività commerciale per renderla più “cool”, in vece di chiamarla “Panetteria” o “Forno”. Così nella Torino dell’aperitivo vi imbatterete in questa insegna. Ma che fare? Perché se tu vai a lamentarti con un linguista medio costui ti farà capire che la lingua è in continua trasformazione e quindi insomma non ci possiamo fare niente. Poi figurati a sostenere leggi per proteggere la lingua, rischi pure che ti diano del reazionario, (anche se i francesi sulla Costa Azzurra sanzionano le insegne in altre lingue, soprattutto quelle in italiano). E allora? Allora bisogna ripartire da un comune territorio culturale, riunirsi magari con i commercianti e far loro presente che è possibile essere “cool” anche con vecchie e nuove parole nella lingua di Dante.

Max Ponte

Vivalascuola. Il 68 unì l’Italia, il post-68 l’ha divisa

(Elaborazione grafica di Francesco Mele)

Chiudiamo con questa puntata la serie dedicata da vivalascuola al 50° anniversario del 68. Carlo Tombola analizza il modo in cui i testi scolastici trattano il 68. Stefano Levi Della Torre fa un bilancio del Sessantotto che ne ricostruisce la dimensione storica. Lea Melandri ne esprime alcune delle istanze più radicali e non realizzate. Giancarlo Consonni ne dà un giudizio alla luce del presente, a partire dalla condizione dell’università italiana: “Non mitizzerei il ’68: lì c’era tutto e il contrario di tutto. Gli sviluppi lo hanno dimostrato: coloro che lo hanno inteso (e vissuto) come una scorciatoia per il potere si sono presto adattati a fare i maggiordomi dei potenti (quando non si sono infilati nella follia brigatista); coloro che hanno posto il problema di un sapere e di un saper fare responsabili hanno per lo più continuato a farlo, assumendosi il compito di andare controcorrente e pagando di persona. Se c’è un’eredità positiva del ’68, questa è nella resistenza di una ricerca e di una formazione che non si arrende ai mortificanti inquadramenti accademici e che mantiene la sua autonomia dal potere economico come da quello politico”. (Giancarlo Consonni) Continua a leggere

Vivalascuola. Altri 68

La ricorrenza del 50° anniversario del 68 vede ripresentarsi quanto di deleterio accompagna spesso i rituali. C’è chi ne approfitta per tirar fuori il suo livore e fare del 68 l’origine di tutti i mali. C’è chi lo svuota di significato e lo neutralizza con una celebrazione di maniera contraddetta dalle politiche perseguite. Alla base di tali derive ci sono semplificazioni e generalizzazioni incuranti di esibire ignoranza storica e malafede. La presente puntata di vivalascuola prosegue una operazione di memoria che propone ai lettori aspetti forse meno noti del 68: esso ha coinvolto tanti settori della società, dando vita, come ci racconta Nicola Fanizza, anche a un Comitato Marinai-Studenti; la sua incubazione è stata anche in campo cattolico, come chiarisce il percorso di Giuseppe Maria Greco; il 68 è stato significativo non solo nelle grandi città ma anche in provincia, come testimonia il racconto di Paola Martini. Continua a leggere

Vivalascuola. Il 68 a scuola

Sul 68 sono frequenti luoghi comuni sia dei denigratori (“Il 68 ha distrutto la scuola“) sia dei nostalgici (“Quelli sì eran tempi!“). Naturalmente per una corretta valutazione storica occorrerebbe partire da qualche domanda che aiuti a contestualizzare “il 68“: come erano la scuola e l’università prima del 68? E come sono la scuola e l’università successive al 68? E quelle odierne? In questa puntata di vivalascuola Ester Prestini, Antonia Sani, Antonio Sparzani e Franco Toscani rispondono a queste domande e ci parlano di quella scuola e di quella successiva, coniugando memoria di azioni e relazioni, guadagni culturali e sperimentazioni didattiche. Fornendo così materia anche a chi volesse attualizzare e si volesse proficuamente chiedere: c’è qualche elemento del 68 che sarebbe auspicabile anche nella situazione odierna? Continua a leggere

Vivalascuola. 1968. Feci bene a partecipare a quella rivolta?

Dopo gli interventi di Donato Salzarulo e Marilena Salvarezza, vivalascuola presenta il 68 di Ennio Abate e di Lidia Goldoni. E’ un 68 che continua a porre domande, come riferisce Ennio Abate: “Feci bene a partecipare a quella rivolta di studenti? erano di gran lunga più potenti e insidiose le sotterranee manovre dei partiti di destra ma anche di quelli di sinistra per bloccare la rivolta e non si fu in grado di respingerle? e perché buona parte di quelle élites, i nostri compagni, che sembravano i nuovi portavoce di noi intellettuali di massa e degli operai, si riciclarono così presto nei posti di potere mentre tanti di noi si dispersero rassegnati e delusi nelle filiere dell’insegnamento medio o superiore o nel basso lavoro impiegatizio o altrove?”. Di fronte a tali cambiamenti Lidia Goldoni pone il tema della individuazione di un “filo rosso” nelle proprie scelte. “Ecco, il mio filo rosso è questo, che non ho messo in discussione certi assoluti. Per me esistono una realtà, una verità e una conoscenza autentica, per quanto noi possiamo accedervi in modo limitato. Questo mi ha mantenuto in salute (virtualmente parlando) in mezzo a tutte le vicissitudini della vita”. Anche Ennio Abate riferisce un “filo rosso”: “Dal ’68 avevo imparato che è possibile lottare assieme agli altri; e che potevo continuare a cercare compagni con cui farlo”. Chi dei lettori fosse interessato a dare il suo contributo, ce lo comunichi nei commenti e sarà contattato. Continua a leggere

8 marzo


La festa della donna è anche dell’uomo, se da lui
un giorno è stata tratta. Ancora credi
ai versi favolosi della Bibbia,
ai simboli archetipici di un’altra
cultura, della casa e della mandria
del prossimo, da non desiderare
insieme alla consorte, un’appendice
di private masserizie, proprietà
maschili regolate dal diritto?

Ma no, guarda, intendevo: uomo, donna
come parti l’uno dell’altra, polo
positivo e negativo,
come penetrazione del segreto
ed eroica missione di accoglienza,
che partorisce il figlio dell’incontro,
testimone lui solo dell’arcana
verità rifiutata. Ma è la festa
di entrambi, in cui riemerge
il senso seppellito nel tesoro
che va al di là dei ruoli, del potere,
del restare soggetti: appena è giorno,
l’uomo e la donna, solo insieme,
udranno ancora i passi nel giardino.

La musica della poesia – Giornata mondiale della poesia – UniTO

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In occasione della Giornata mondiale della Poesia che, come tutti gli anni, l’Unesco celebra in tutto il mondo il 21 marzo, il Laboratorio di Fonetica Sperimentale “Arturo Genre” dell’Università degli Studi di Torino ha organizzato la prima edizione de “La musica della poesia”, manifestazione che coinvolge in Università personaggi di spicco della cultura nazionale e non solo. La giornata avrà luogo presso l’Università degli Studi di Torino, a Palazzo Badini-Confalonieri (Via Verdi, 10), Sala lauree Dipartimento di Lingue e L.S. e C.M., dalle 9.00 alle 18.00.

L’evento, patrocinato dall’Università degli Studi di Torino, rappresenta un’iniziativa nuova per l’ateneo torinese, che prende parte alle celebrazioni per la ricorrenza internazionale, nata con l’obiettivo di sostenere la diversità linguistica per mezzo della poesia e di valorizzare le minoranze linguistiche. La volontà di promuovere la tradizione orale della poesia, la lettura poetica, l’insegnamento della poesia e la collaborazione tra discipline rappresentano anche il fine dell’iniziativa universitaria, che pone al centro della giornata la sonorità della poesia italiana e delle altre letterature mondiali.

La giornata, organizzata dal Laboratorio di Fonetica Sperimentale “Arturo Genre” dell’Università (LFSAG) in collaborazione con la piattaforma VIP – “Voices of Italian Poets”, è organizzata da Valentina Colonna, Antonio Romano, António Fournier e Rudy Toffanetti.

Tutto il programma e gli ospiti qui 

Vivalascuola. 1968: memoria contro damnatio

(Elaborazione grafica di Francesco Mele)

Nonostante ricorrenze e convegni, il 68 è stato condannato a una sorta di damnatio memoriae: la cancellazione di qualsiasi traccia che lo riguardi, come se non fosse mai esistito. Il 68 è imbarazzante, scomodo, da rimuovere anche per chi vi ha partecipato, sia chi non la pensa più come un tempo e lo ricorda con disappunto sia chi ne è uscito con un senso di sconfitta e ne serba la frustrazione. Eppure molte elaborazioni di quegli anni sono di un’attualità impressionante, in una realtà mutata ma in cui il nocciolo duro delle forme di potere e di oppressione resta lo stesso. Memorie e riflessioni sono perciò necessarie e pongono il problema di come trasmettere quel che è stato alle giovani generazioni. Anche vivalascuola vuole approfittare del 50° anniversario del 68 per fare memoria, convinta, come scrive Ernesto Sabato, che “Senza utopia nessun giovane può vivere in una società orribile“. Cominciamo in questa puntata dando la parola a chi il 68 l’ha fatto, proponendo i testi di Donato Salzarulo e Marilena Salvarezza e il ricordo in poesia di Graziella Tonon; proseguiremo con altre puntate dedicate specificamente alla scuola e all’università, che sono stati tra i territori principali del 68. Chi dei lettori fosse interessato a dare il suo contributo, ce lo comunichi nei commenti e sarà contattato.
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Chiediamoci se

 

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Chiediamoci se è questa la città che vogliamo,
se è l’odio, la bile, contro un nemico venuto dall’imo
dal fondo del passato, pescando nella torba del torbido
se è la caccia agli spettri nella curva del tifoso versato.

Chiediamoci se è questo il paese che vogliamo,
diviso come nell’eterne guerre civili, degli italiani
contro gli italiani come i padri e come i nonni come chi
di due fratelli uno era fascista e l’altro era partigiano.

Chiediamoci se è questa la vita che vogliamo
a disseppelire, ora, tutti borghesi e dimentichi,
gli scheletri lustrati ad arte, per polarizzare il vuoto
televisivo, a rastrellare l’ultimo voto lacrimogeno.

Chiediamoci se è questo il male endogeno
da debellare, nel paese pavido fra poteri viscidi
e se invece il nemico non sia altrove e la tensione
suicida vada tolta dai cavi cavedi catodi
fra servi stolidi in battaglie tardo-adolescenziali

Max Ponte
Torino, 23 febbraio 2018

(Un’immagine da video dagli scontri cittadini del 22/02)

Vivalascuola. Senza zaino

Questa puntata di vivalascuola è dedicata alla Scuola Senza Zaino, un modello didattico che parte dal basso e si sta diffondendo attraverso il passaparola. Senza Zaino prende le mosse dalla “Giornata della Responsabilità” organizzata in una scuola di Lucca nel 1998. Ufficialmente parte nel 2002 adottando il metodo dell’Approccio Globale al Curricolo come modello di innovazione metodologico-didattica. Molte scuole, in tutte le regioni d’Italia, hanno scoperto che era possibile aderire a questo metodo e introdurre un vero e profondo cambiamento nella scuola pubblica. Si è venuta costituendo così la Rete Nazionale delle scuole SZ. Con SZ, come con altre esperienze innovative, è la scuola che si muove controcorrente senza aspettare le direttive di chi governa, grazie alle sensibilità, al coraggio e alle intuizioni delle persone, oltre l’istituzione e le sue derive (vedi qui e qui). In questa puntata di vivalascuola Donata Miniati illustra il modello Senza Zaino e intervista il suo ideatore Marco Orsi, le maestre Ginetta Latini, Loredana Facchinetti, Beatrice Damiani e Simona Valle della scuola di via Brunacci a Milano presentano il loro lavoro e ne indicano aspetti positivi e criticità, mamme e bambini prendono la parola per dire la loro esperienza. Continua a leggere

Catherine e la controrivoluzione borghese

Qualcosa manca ai molti interessanti commenti letti in questi giorni a proposito della gravissima presa di posizione della cordata francese capitanata dalla Deneuve: l’evidenziazione del fatto che queste donne firmatarie sono in buona parte rappresentanti di un mondo grande o piccolo borghese, e che ritraggono una società protetta, innamorata di sé stessa, di profilo medio alto. E quando queste donne parlano di palpate su un autobus affollato lo fanno evidentemente per sentito dire, come fosse una scenetta da film. Ché se davvero si fossero trovate su una metro affollata con qualcuno che si struscia, conoscerebbero bene il senso di frustrazione e vergogna che ti ammutolisce, facendoti preferire di cercare di scivolare oltre piuttosto che stare al centro di una scenata tra puzza di ascelle e alitosi.
E che se sei una bella donna e sfili col tacco alto a ora di pranzo per un boulevard, può anche farti piacere la fischiata. Ma ti farebbe lo stesso piacere se te la facessero alle 11 di sera in una via buia, una notte fredda in cui non c’è nessuno in giro, in una banlieu piena di malavitosi?
E anche la sfiorata di culo o l’invito a cena, per dire, magari possono farti sorridere (ma magari invece no) e lasciarti lo spazio per un diniego senza problemi se sei in un contesto paritario, tra colleghi, in seno a un ambiente di lavoro fighetto, di profilo medio alto. Ma porta la situazione in una fabbrica con contratti precari, o in una micro-ditta con un solo proprietario che è anche il paròn, o in una piccola azienda agricola del meridione. E chi ti invita a cena, magari dopo averti sfiorato il culo, non è un tuo collega “maldestro”, ma è il padrone o il suo caporale. Che fai lì? Un sorrisino e un colpetto di tacco dodici prima di premere il tasto per chiamare l’ascensore?
Fa specie anche il commento scandalizzato sul fatto che in Svezia si stia lavorando a una legge che preveda l’esplicito consenso a un rapporto sessuale come fosse un’assurdità, non comprendendo che ci sono contesti sociali disagiati dove far bere una donna per toglierle resistenza a un rapporto sessuale è un evento che si ripete continuamente, ovviamente non solo in Svezia ma in tutto il mondo, Stati Uniti in testa, e spesso questa pratica si mette in atto su giovani minorenni. E che nel 75 per cento dei casi le vittime di abuso sessuale (più o meno violento) restano del tutto paralizzate durante l’atto, per una reazione genetica che abbiamo in comune anche con molte specie animali, ovvero il “congelamento di reazione”, una cosa che serve a subire meno danni di quelli che riceveremmo in caso tentassimo un’inutile difesa da un assalitore platealmente più forte. Questo succede ogni giorno in tutto il mondo a centinaia di ragazze e donne. Ma probabilmente poche di loro abitano a Saint-Germain.

Chi vive in realtà di alto profilo può permettersi di guardare alle situazioni con alterigia, come fossero le donne a essere incapaci. Come se, finito il pane, bastasse scegliere di comprare le brioche.

Mercanti nel (del) tempio

di Antonio Sparzani

Ieri mattina sono passato da Piazza del Duomo, a Milano, e sono stato preso da un crescente orrore: il duomo, bellissimo monumento dell’italica architettura, è completamente circondato, salvo che sul lato frontale, da una serie continua di baracchine pseudo natalizie che vendono ogni sorta di orrendi gadget, destinati a milanesi borghesotti e insipienti e a turisti di passaggio. Baracchine ben s’intende, tutte ornate di fregi natalizi, rametti di abete, veri o finti, luccichini, stelline e un numero impressionante di piccole luci, che ora che si è scoperto l’uso del led ci infestano a migliaia. Già questo a me pare troppo e mi piacerebbe molto che Gesù in persona, alla guida di un divino possente bulldozer, desse una bella spianata a tutto ciò, come mi pare che già fece, ancorché senza bulldozer, con un certo tempio ai tempi suoi. Continua a leggere

Vivalascuola. Nun te reggae più

Questo è il seguito della puntata della nostra rubrica dedicata alla Malascuola (vedi qui). Presentiamo scene vere di Malascuola e una esortazione alla rabbia di Giovanna Lo Presti: “Rabbia, rabbia, rabbia. Da un quarto di secolo non altro che rabbia di fronte allo stillicidio di “riforme” e di interventi che toccano la scuola italiana; e non c’è stato ministro dell’Istruzione che non abbia voluto legare il proprio mandato a presunte “novità”, sotto le quali si nascondeva un unico progetto di rimodellamento della scuola pubblica, sempre più piegata alle esigenze del mondo esterno, sempre meno legata alle proprie radici ed alla peculiarità della cultura del nostro Paese. Che questo scellerato progetto di omologazione della scuola abbia dato soltanto frutti velenosi, pare non interessare i “decisori politici”. Tanto, loro, nelle aule scolastiche non vivono tutti i giorni. La riforma Berlinguer, la riforma Moratti, la riforma Gelmini, e poi gli interventi di Profumo e Giannini dovevano precipitare necessariamente laddove il tanto affaticar fu volto, nell’abisso orrido della “buona scuola” di Renzi. Là tutti i fili sono stati tirati, tutti i nodi sono venuti al pettine, tutto ha trovato una sua abborracciata sistemazione: ha visto il suo trionfo un abbozzo incompiuto, quel disegno di legge Aprea che auspicava la chiamata diretta, che esaltava la “meritocrazia”, che rendeva l’accesso all’insegnamento una gimcana lunga, complicata, con numerosi trabocchetti che potevano interrompere la gara in ogni momento. Il premio finale: un lavoro da 1.400 euro circa al mese, per governare masse di bambini, ragazzini, adolescenti intossicati dall’uso di cellulari, computer, videogiochi”.
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Ahmet Altan: Mi possono imprigionare, ma non mi possono tenere

“Un oggetto in movimento non è né là dov’è, né là dove non è.” – così recita il famoso paradosso di Zeno. Già quando ero ancora molto giovane ho dedotto che questo paradosso, più che la fisica, riguardasse la letteratura e in particolare la posizione dello scrittore.
Sto scrivendo nella cella di una prigione.
Se si inserisse la frase “Scrivo nella cella di una prigione” nel testo di un racconto, assumerebbe immediatamente una tensione interiore vibrante, il suono di una voce che si alzerebbe in modo spaventoso da un mondo oscuro e misterioso, una voce che parlerebbe del coraggio di una vittima e che chiederebbe in modo inequivocabile pietà.
Prima di cominciare ad impietosirvi, però, ascoltate ciò che ho da dire.
Questa è una frase pericolosa che facilmente può essere utilizzata per sfruttare i sentimenti delle persone. Anche gli scrittori non sono sempre immuni davanti alla tentazione di usare la lingua e le emozioni che queste evocano in funzione dei propri interessi. Continua a leggere