Archivi categoria: Attualità

Gli USA sempre progrediscono

di Antonio Sparzani
questo è solo un invito a rileggere questo, ascoltando la relativa ballata di Giovanna Marini, e quest’altro e a riflettere che quello che è successo ieri a Washington è un bel progresso: il terrorismo rivolto dagli Stati Uniti verso molti altri stati adesso viene rivolto verso se stessi. La “culla della democrazia” è (da molto tempo) diventata la bara della democrazia. O dovremo dire “sic transit gloria mundi”?

Una nuova rivoluzione sociale

di Giampaolo Centofanti

La società della ragione astratta tende a svuotare le persone e a irreggimentarle nei ruoli di un apparato che può venire facilmente telecomandato da pochi veri potenti. Questi infatti si servono di gente che ha bisogno di lavorare o ha smania di denaro e di successo per manipolare attraverso i media, la cultura, il popolo. Nella scuola possono esservi molti insegnanti che vorrebbero aiutare davvero i giovani a sviluppare una ricerca personale autentica ma un falso neutralismo voluto dell’istituzione incatena la loro opera.

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Casse di fuga. Il poeta ritrovato di Canetti

di Giuseppe Ferrara

Nella sua autobiografia, Elias Canetti [1] si mostra circondato dal fumo di un incendio. In un gioco di rimandi, tra finzione e realtà, si tratta del fumo dovuto ai libri che il protagonista del suo romanzo, Auto da fé [2], ha bruciato. Volendo calare il “gioco” nella cruda attualità, questo fumo “eliatico” potrebbe essere quello del recente incendio doloso alla libreria di Centocelle, La pecora elettrica, ma potrebbe anche rappresentare un falò metaforico dei libri scartati, esclusi, censurati: quei libri che non avrebbero il diritto di varcare le soglie delle biblioteche perché messi all’indice da sedicenti “commissioni cultura”, come sta accadendo nella città di Ferrara.

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“Il primo amore” ritorna in libreria

Da oggi 14 ottobre la rivista Il primo amore (Effigie Editore) torna in libreria, con un numero dedicato all’emergenza del pianeta e della specie, tema leopardiano e quanto mai attuale, al di là della pandemia in corso. Propongo l’indice della rivista, alla quale auguro di cuore buona navigazione.

Il primo amore n. 10 – Siamo tutti terrestri

Terrestri
Carla Benedetti Quello che siamo prima di ogni altra cosa
Carla Benedetti e Bruno Latour in dialogo Siamo terrestri
Stefano Caserini I terrestri e l’impensabile del riscaldamento globale
Maria Pace Ottieri Dopo l’eruzione
Davide e Luca Faranda Eventi climatici estremi
Amitav Ghosh e Antonio Moresco in dialogo La cecità e il grido
Flaminia Cruciani La Terra custode della memoria
Giovanni Gugg Irresponsabili o prometeici? Continua a leggere

Ogni religione è “sacra” per chi la professa

di Antonio Sparzani

A quel che risulta agli antropologi tutti i popoli al mondo hanno sviluppato un qualche insieme di credenze cui siamo disposti a dare il nome di religione; di alcuni sappiamo davvero molto poco, forse i più misteriosi sono gli abitanti dell’isola di North Sentinel, nell’arcipelago delle Andamane, appartenenti all’India, che ci tengono a stare isolati da tutto il resto e che male accolgono qualsiasi visitatore (tra gli altri, in anni recenti, un povero missionario cattolico, ignaro evidentemente di tutto, ci lasciò la pelle). Ma in tutti i casi più conosciuti si è notata la credenza in qualcosa di “soprannaturale” in un qualche senso della parola. Continua a leggere

Rossana Rossanda. 1924-2020

Rossana Rossanda è morta oggi, 20 settembre, a 96 anni. Nel 1969 era stata tra i fondatori del “manifesto”.

«Non ho trovato il comunismo in casa, questo è certo. E neanche la politica. E poi dell’infanzia non ricordo quasi niente, e poco dei primi sette anni nei quali – secondo Marina Cvetaeva – tutto sarebbe già compiuto. […]
Sono nata negli anni venti a Pola con sconcerto delle anagrafi: nata a Pola (Italia), a Pola (Iugoslavia), a Pola (Croazia). Allora era Italia. Sulla punta dell’Istria, tra il verde e gli scogli bianchi scavati dai datteri di mare. Poco oltre le isole del Carnaro e frammenti di isole, come la Fenera e Scoglio Cielo che erano di mia madre. Non so come si chiamino adesso, non sono mai tornata.»

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Vivalascuola. Che fatica la vita da ministra! E figuriamoci da governati (male)

Buon anno scolastico 2020-2021 a tutti! Siamo a una riapertura che si annuncia problematica. La pandemia aveva provocato buoni propositi: tutto sarebbe cambiato nella scuola e nella società. La realtà è un’altra. Mancano i docenti (200.000 cattedre vuote), mancano migliaia di locali, mancano più di due milioni dei famosi banchi monoposto. Soprattutto, manca criterio e metodo, come mostra la ricostruzione, fatta da Giovanna Lo Presti per vivalascuola, dell’operato del governo nell’ultimo anno scolastico. La scuola italiana è malata e soffre di patologie plurime. Anche noi pensiamo che la scuola debba avere priorità ma siamo convinti che essa debba essere emancipata dal ruolo ancillare di custodire i più giovani per una parte della giornata. La scuola va restituita al suo compito più alto, che è quello di educare e istruire. A noi non bastano le scuole aperte. Vogliamo scuole sicure e in cui si studi e si lavori in una condizione di benessere. Continua a leggere

Finiremo così?

di Serena Fioris

Mi è arrivato un messaggio che ha turbato la mia quiete: un video che mostra il nuovo sistema di “ricompense e punizioni sociali” usato in Cina. La realtà supera la fantasia, si dice, e in questo caso il proverbio risulta quanto mai veritiero.
Difficile descriverlo a parole, ma altrettanto difficile è pubblicarlo, per cui riporto qui sotto il link dell’articolo che lo contiene, consigliandone vivamente la visione, per farsi un’idea di quello che sta succedendo.

Il diritto al respiro

Del diritto al respiro avevo già parlato in un articolo su Eric Garner, nel 2014.
A quei tempi il presidente degli Stati Uniti era Barack Obama ma essere di colore, in una qualunque città del cosiddetto Mondo Libero, era ancora una ragione sufficiente per essere giustiziati per mano di agenti, in strada, durante un banale arresto.
Adesso che alla lunga lista di nomi si è aggiunto anche quello di George Floyd, mi trovo costretto a riproporlo, ancora volta e mio malgrado, nella speranza che possa finalmente essere l’ultima.

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Viviamo in un mondo in lotta tra diritti e soprusi, povertà crescente e ricchezza sempre più concentrata nelle mani di pochi. Viviamo in una società basata sempre più sui conflitti, di razza, di genere, di religione e non ultimo, appunto, di ricchezza, che poi è divenuta l’attuale scala di valori su cui giudicare gli altri, dopo la scomparsa di quel concetto di ‘classe’ che tanto a lungo aveva caratterizzato il secolo scorso.
Dagli Stati Uniti, nazione che fino a non molti anni fa veniva indicata come luogo simbolo delle lotte per i diritti civili, e che all’indomani dell’elezione di Barack Obama sembrava aver definitivamente superato i fantasmi della discriminazione razziale, arrivano ogni giorno storie di violenze e ingiustizie operate da parte delle forze dell’ordine nei confronti di persone di colore. In Italia più che il colore sembrano contare (come spesso accade dalle nostre parti) le conoscenze. E così, per un’escort appena maggiorenne che fa la vita della milionaria tra il Messico e Dubai, ci sono i vari Giuseppe Uva, i Federico Aldovardi, gli Stefano Cucchi, entrati Continua a leggere

Come volevasi dimostrare

di Serena Fioris

Le cosiddette “teorie complottiste” hanno un destino strano, direi paradossale: quanto più vengono tacciate di essere fake news, tanto più le evidenze presenti nella realtà le confermano.
La notizia che ha catturato la mia attenzione, è stata data da un canale televisivo d’informazione piuttosto noto, euronews, ed è questa:
Eric Larsen, che guida Biohax Italia, è in attesa dell’approvazione delle autorità sanitarie e del Ministero della Salute. Prevede di poter impiantare i chip sottocutanei in circa 2.500 soggetti a Milano e Roma nei primi sei-otto mesi.

In un post di non molto tempo fa, su questo stesso blog, accennavo alla realtà del microchip in Svezia, prospettando la concreta possibilità che -prima o poi- si potesse presentare anche nel nostro paese. Non avrei mai immaginato, però, una tempistica così fulminea!

Come negare che tutto sta andando nella direzione di un controllo sempre più serrato della nostra privacy? E davvero la sicurezza, che riguardi la salute o l’aspetto sociale, vale più della libertà?
La nostra società sta andando incontro ad una trasformazione radicale, e le nostre vite con essa.
Farsi qualche domanda può contribuire, se non altro, a vivere con più consapevolezza, per non arrivare alla fine della corsa e, guardandosi indietro, rendersi conto di non aver vissuto, ma di essersi lasciti viverre.

Andrea legge nel tubo: “La novella del lusignuolo”

Un nuovo ciclo di letture, con Andrea Sciuto.

Nato in provincia di Bergamo da genitori siciliani, Andrea Sciuto vive tra Catania e Bergamo, dove lavora come insegnante di lettere. Fa parte del Circolo dei Narratori di Bergamo, gruppo di volontari che organizza iniziative di promozione della lettura insieme alle biblioteche pubbliche.
Oggi vi proponiamo una sua video-lettura di alcune settimane, nel pieno della quarantena, per ricordarci da dove veniamo e dove non vogliamo tornare: Giovanni Boccaccio, Decameron, novella quarta della quinta giornata, detta “La novella del lusignuolo“.

Un nuovo ordine alle porte?

di Serena Fioris

Scorrendo i titoli dei quotidiani di questi ultimi giorni, colpisce la ricorrenza degli articoli sul Nuovo Ordine Mondiale. Il Sole 24 Ore titola: Nasce un nuovo ordine mondiale, sotto il segno dell’incertezza. Gli fa eco Avvenire (organo ufficiale dei vescovi italiani), che con fare esortativo scrive: È il momento di gettare le basi per un nuovo ordine mondiale.

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La vita che verrà

di Raffaele Greco

Come sarà la vita dopo il covid-19? Cambieranno e in che modo le nostre precedenti abitudini?

Trascorso ormai molto tempo dall’inizio del “tutti a casa”, il desiderio di riacquistare la normalità di un tempo si associa a una diffusa sensazione che nulla potrà tornare a essere identico a prima.

Una percezione non necessariamente sfavorevole; anzi, sembra crescere l’idea di trovarsi di fronte a un’occasione da non sprecare, per provare a non ripristinare anche i non pochi aspetti negativi che caratterizzavano la nostra esistenza.

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Vivalascuola. Dad nella pandemia e oltre? Non sarà una cosa seria?

Dal 9 marzo – in alcune regioni dal 24 febbraio – in tutte le scuole italiane si sta svolgendo una sperimentazione a tappeto. Oggetto: la DaD (Didattica a Distanza). Durerà fino alla fine dell’anno scolastico, ma possiamo anticiparne l’esito: se la conosci, la eviti. Per la scuola, come per la società, è ora di pensare al futuro.

In questa puntata di vivalascuola presentiamo esperienze di didattica a distanza nella scuola primaria (Sebastiano Aglieco, Ginetta Latini, Mauro Presini), secondaria superiore (Fabio Cuzzola, Emanuele Rainone, Raffaele Salomone-Megna) e nei corsi serali (Marina Polacco), oggi denominati IdA (Istruzione degli Adulti). Da tutti gli interventi emerge che la DaD, imposta nell’emergenza sanitaria, ha reso evidente, se mai ce ne fosse stato bisogno, che alla base dell’insegnamento c’è la relazione. E in tutti s’impone una domanda spesso accantonata nella frenesia lavorativa che è diventata “normalità“: cosa è la scuola? Come è bene che prosegua dopo l’epidemia? La riflessione introduttiva di Giovanna Lo Presti coglie nei fatti di questi giorni i segni che “sulla scuola grava una minaccia tecnocratica, così come sul lavoro grava una ulteriore precarizzazione” e formula “una proposta per i tempi “normali”, nata nell’emergenza“.

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App e microchip

di Serena Fioris

“Inoltre obbligò tutti, piccoli e grandi, ricchi e poveri, liberi e schiavi, a farsi mettere un marchio sulla mano destra o sulla fronte. Nessuno poteva comprare o vendere se non portava il marchio.” (Apocalisse 13,16)

Qualche mese fa è uscita la notizia che in Svezia hanno cominciato ad impiantare microchip sotto pelle, per sostituire carte di credito e contanti.

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25 aprile. Primo Levi

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Avevamo freddo e fame, eravamo i partigiani più disarmati del Piemonte, e probabilmente anche i più sprovveduti. Ci credevamo al sicuro, perché non ci eravamo ancora mossi dal nostro rifugio, sepolto da un metro di neve: ma qualcuno ci tradì, ed all’alba del 13 dicembre 1943 ci svegliammo circondati dalla repubblica: loro erano trecento, e noi undici, con un mitra senza colpi e qualche pistola. Otto riuscirono a fuggire, e si dispersero per la montagna: noi non riuscimmo. I militi catturarono noi tre, Aldo, Guido e me, ancora tutti insonnoliti. […]
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