Ahmet Altan: Mi possono imprigionare, ma non mi possono tenere

“Un oggetto in movimento non è né là dov’è, né là dove non è.” – così recita il famoso paradosso di Zeno. Già quando ero ancora molto giovane ho dedotto che questo paradosso, più che la fisica, riguardasse la letteratura e in particolare la posizione dello scrittore.
Sto scrivendo nella cella di una prigione.
Se si inserisse la frase “Scrivo nella cella di una prigione” nel testo di un racconto, assumerebbe immediatamente una tensione interiore vibrante, il suono di una voce che si alzerebbe in modo spaventoso da un mondo oscuro e misterioso, una voce che parlerebbe del coraggio di una vittima e che chiederebbe in modo inequivocabile pietà.
Prima di cominciare ad impietosirvi, però, ascoltate ciò che ho da dire.
Questa è una frase pericolosa che facilmente può essere utilizzata per sfruttare i sentimenti delle persone. Anche gli scrittori non sono sempre immuni davanti alla tentazione di usare la lingua e le emozioni che queste evocano in funzione dei propri interessi. Continua a leggere

Vivalascuola. Malascuola

In questa puntata presentiamo la Malascuola: ne parlano Alvaro Belardinelli, Anna Angelucci, Emanuele Rainone, Franco Toscani, Luigi Capitano. E’ la scuola che ci ritroviamo in questo inizio d’anno scolastico e con cui dobbiamo lottare per sopravvivere e per limitarne le ricadute (i danni) sui nostri studenti. Quella che i governi chiamano la “Buona Scuola“, anche se purtroppo il nome non può cambiare la sostanza. Sarebbe meglio chiamarla Non-Scuola, come suggerisce Luigi Capitano. In essa ai vecchi mali della scuola italiana si sono aggiunti quelli della Legge 107, la cosiddetta “riforma” renziana. Ci piacerebbe che leggessero questa puntata non solo quelli che lavorano nella scuola, ma tutti, affinché tutti conoscano cose che hanno dell’incredibile e nessuno si sorprenda delle ricorrenti inchieste giornalistiche che dicono che i giovani sono sempre più ignoranti. Non potrebbe essere altrimenti: la “riforma Gelmini” ha tagliato l’equivalente di un anno di scuola e l’alternanza scuola lavoro ha tagliato due mesi e mezzo di scuola. E per il futuro? E’ in programma il taglio di un altro anno di scuola superiore. Sarà già tanto se i giovani tra qualche anno sapranno parlare anziché esprimersi solo a grugniti o a bip bip. Per questo gli studenti hanno scioperato il 13 ottobre, adesso tocca agli gli insegnanti. Continua a leggere

CATALUNYA. IL REFERENDUM NEGATO E IL DIRITTO DELLE PERSONE DI DARSI UNA NUOVA ORGANIZZAZIONE SOCIALE

La persona, le persone ed i popoli sono sovrani.
A loro spetta decidere leggi, costituzioni, istituzioni, accordi internazionali. A loro spetta modificarli: non con un urlo, un fischio seppure corali, ovviamente, se no vivremo nella precarietà e nel caos assoluti.
Ma a loro e solo a loro spetta, civilmente e sulla base di regole e meccanismi da rivedere nel tempo con metodo democratico, e con la più ampia partecipazione. Continua a leggere

LETTERA APERTA AL CASEIFICIO DI PASTORELLO DI CUPI, NEL COMUNE DI VISSO (MC)

Gianluca Bonazzi ha scritto questa “lettera aperta”, in vista della visita di sabato 30 settembre, insieme al Sindaco di Monzuno, in rappresentanza del suo comune, a Visso di Macerata, paese colpito dal terremoto.
Monzuno ha adottato un caseificio importante, Pastorello di Cupi, proprio nel comune di Visso.
La lettera sarà letta all’inaugurazione e verrà distribuita. Ecco il testo.

Caro Pastorello,

intanto si può dire che mi sembra di scrivere a Gesù Bambino la lettera per Natale, oppure ad uno di quei pastorelli che, quando c’era una volta, alternava il tempo della scuola con quello di portare le pecore a pascolare.

Altri tempi e spazi, impossibili quasi da immaginare oggi, perché riguardano tutto un altro mondo, di cui ogni tanto però dovremmo ascoltare delle storie, perché c’è qualcosa di epico in esse che potrebbe insegnarci molto, come accade ancora coi canti di Omero e della Divina Commedia.

Io sono il Ravanatore Poetico, cioè scovo elementi di poesia e di creatività nella vita di ieri e di oggi, credendoli fondamentali per l’animo umano, quando invece nessuno li nota più.

Un “pastorello” del pittore Stefano Bruzzi (1835-1911) (da archimagazine.com)

Se il mondo contadino evocava la casa e la terra attorno lavorata, quindi una vita sedentaria scandita dal ritmo ciclico, quello della pastorizia evocava il cielo sotto cui le persone attraversavano terre, perciò una vita nomade scandita da ritmi completamente diversi, anche irregolari.

In comune avevano una tensione per la vita che oggi ci risulta estranea, precaria, povera, anche misera, affamata, ma che in un certo modo sta dolorosamente ritornando, sotto altre forme.

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Vivalascuola. L’anno che verrà

In questa puntata di vivalascuola Giovanna Lo Presti riflette sulle novità di questo anno scolastico 2017-2018. La “Nuova Scuola” è una sorta di Paese dei Balocchi, da cui si esce tanto ignoranti quanto lo si era quando ci si è entrati. Non dimentichiamoci però che nulla è per sempre e che l’importante è avere in mente un modello alternativo di scuola e battersi, collettivamente, per realizzarlo. A tutti buon anno scolastico 2017/2018, con l’augurio che l’anno sia illuminato dalla luce della ragionevolezza e della speranza e che, come pensa il venditore d’almanacchi di Leopardi, sia migliore degli anni passati.

Ci auguriamo che non somigli a nessuno degli anni passati
di Giovanna Lo Presti

La “Nuova Scuola”: la base per fabbricare cretini

Un elenco sufficientemente completo delle novità che attendono studenti, insegnanti e lavoratori della scuola nell’anno scolastico 2017-2018 lo ha pubblicato Il Sole 24 ore. Continua a leggere

Vivalascuola. Bilancio 2016-2017: l’anno scolastico più molle, distratto, rassegnato

Questo è stato l’anno scolastico più molle, distratto, rassegnato che ci sia stato da alcuni decenni“. Lo scrive Marina Boscaino nel bilancio dell’anno scolastico 2016-2017 proposto in questa puntata di vivalascuola. E come sarebbe potuto essere altrimenti? Da due anni la scuola sconfigge Renzi in tutti gli ambiti. Contro la politica scolastica di Renzi la scuola ha prodotto il più grande sciopero della scuola dalla nascita della Repubblica, quello del 5 maggio 2015. Ha ridicolizzato la politica di Renzi, impegnandosi in occasione del referendum del 4 dicembre 2016 per la vittoria del No alla “riforma” della Costituzione proposta dal premier. Eppure Renzi, battuto al referendum da quasi 20 milioni di elettori, riappare come arbitro della politica italiana in virtù di circa 1 milione e 400.000 voti ottenuti alle primarie del suo partito. Cosa occorre perché un politico capisca che una linea politica non è gradita? Perché​ eserciti la pratica democratica dell’ascolto? Perché mantenga i propositi di farsi da parte espressi nel momento della sconfitta? 

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Spazzar via la pioggia una volta per tutte.

Una delle memorie più chiare che ho della mia adolescenza ha a che vedere con un tizio dai capelli lunghi e dagli occhi azzurri che canta davanti a una piccola folla di coetanei in maglietta e calzoncini. Ricordo di essere rimasto ipnotizzato davanti alla TV, preda del desiderio di mettermi a mia volta a saltare sul divano urlando, e di aver passato i pomeriggi successivi a fare zapping su Videomusic: il tizio era Kurt Cobain e la canzone, “Smell like teen spirit”, avrebbe segnato profondamente la mia generazione.
Mi riconobbi all’istante in tutto quello che rappresentava: le All Star bucate, le camice pesanti, le felpe di seconda mano, i capelli disordinati, il rifiuto di ogni versione edulcorata della realtà che il resto del mondo sembrava volerci continuamente proporre. Continua a leggere

Vivalascuola. 50 anni da “Lettera a una professoressa”

Sono cinquant’anni dalla pubblicazione di Lettera a una professoressa. “Rileggere Lettera a una professoressa significa tornare alle questioni di base, alla funzione ideologica della scuola e a quella di selezionatrice della classe dirigente… Lettera a una professoressa ci insegna la democrazia, l’esatto contrario dell’Italia contemporanea, corporativa, razzista, opportunista e cinica, dove uomini mediocri – dietro ai quali, tuttavia, ci sono precisi gruppi di potere intelligenti – decidono i destini d’intere generazioni…” (Stefano Guglielmin, qui) Segnaliamo una puntata che vivalascuola ha dedicato a don Milani, un incontro a Milano, uno a Venezia, un libro. Continua a leggere

Vivalascuola. L’italiano siamo noi

Gli studenti non sanno più scrivere, leggere e parlare l’Italiano. Sui banchi di scuola e all’università. Periodicamente arriva l’allarme, con lunghi intervalli di silenzio. Invece da 30 anni la politica scolastica mantiene ferrea continuità. Il Politecnico di Milano impone l’inglese come “lingua ufficiale” nelle lauree magistrali, malgrado con una recentissima sentenza (n. 42/2017) la Corte costituzionale abbia ribadito la centralità costituzionalmente necessaria della lingua italiana. E nelle scuole? Anche qui. Si realizza il programma di Berlusconi: Inglese, Internet e Impresa. 400 ore alle Superiori sottratte per l’alternanza scuola-lavoro, altre ore perse per il giochino del Clil. E in aggiunta: meno risorse, più alunni per classe, meno insegnanti, meno ore di lezione. E con i decreti attuativi della L. 107, la “Buona Scuola” di Renzi, si preparano altri tagli agli insegnamenti di base, tra cui ancora quello dell’Italiano. Ma, come scrive Giovanna Lo Presti, “privare gli studenti della possibilità di avere sufficiente competenza nella propria lingua nativa, distraendoli con lo specchietto per le allodole dell’angloamericano è un atto regressivo, è negare l’accesso ad una eredità comune preziosa”. Sarebbe ora di una nuova, diversa e attiva politica linguistica italiana: questo chiediamo con questa lettera al Presidente della Repubblica, che chiediamo di firmare e fare firmare.
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Otto marzo?

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Perché è così che crolla la barriera,
i fuochi d’artificio del consueto
parlare e straparlare. Tutto questo
imbroglio del capire con la testa
degli altri, del ripetere le frasi
della rete spacciandole per nostre,
non funziona: non sono tra coloro
che pur di condividere la (s)cena
s’ingoiano il finale. Io ti guardo
soltanto: kenegdo, dice la Bibbia,
uno di fronte all’altro, occhi negli oc-
chi. Ma appena sapranno, ne faranno
l’ennesimo sfottò da Gattopardo.