Frammenti di Cinema # 3

Il mito di Icaro è molto presente nel cinema. Tre film, in particolare, lo richiamano offrendo una efficace chiave di lettura della realtà. E non solo. Coprendo un arco temporale di quasi 40 anni, confrontandoli possiamo vedere come sia storicamente cambiato il modo in cui ci rappresentiamo, singolarmente e all’interno della società.

Negli anni ’70 la società va capovolta. Se non riusciamo a farlo collettivamente, resta l’atto di ribellione del singolo individuo. Al limite estremo, bisogna fuggire via. E’ quello che tenta di Brewster McCloud  nel film di Robert Altman Anche gli uccelli uccidono. La rivoluzione è già diventata materia per etologi oppure argomento di cronaca nera. Non resta che  l’auto-produzione della propria liberazione. L’esito però è scontato e l’epilogo crudele. La società è più forte. Nel finale felliniano all’interno dello stadio la caduta in volo di Brewster McCloud diventa (profeticamente) parte dello show.

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Frammenti di Cinema # 2

Cosa unisce Victor Hugo, The Joker e la “Dalia Nera”? Un sorriso. Prima di ogni collegamento (iper) testuale, per istinto, ho sempre pensato che un sorriso stampato sul volto fosse la prima e visibile distanza (e difesa) dal mondo. Per questo la scoperta di questo legame è stupefacente.

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Frammenti di Cinema # 1

Adriano Celentano ha compiuto 80 anni. Nel 1975 ne aveva 37 quando gira il suo film più ambizioso, Yuppi du. Venne persino proiettato in concorso alla 28^ edizione del Festival di Cannes. Nel 2008 ne è stata presentata una versione restaurata a Venezia.

La prima volta l’ho visto al cinema. Avevo 10 anni. Mi sembrò un film misterioso più che incomprensibile, a partire dal titolo, sul cui significato, ricordo, gli adulti discorrevano molto. Per anni ho pensato che significasse, in una qualche lingua sconosciuta, “spaventapasseri”, perché questo sembra l’icona resa famosa dalla postura di Celentano sul manifesto del film. Continua a leggere

“Il racconto dei racconti”: Garrone iperrealista.

il racconto dei racconti

In questo periodo ho chiuso un cortometraggio e sto finendo di montare un documentario: ciò si traduce in 12-14 ore al giorno di lavoro festivi compresi: realisticamente, non riuscirò mai a trovare il tempo per scrivere una delle mie ragionate recensioni sul suo ultimo splendido film. A malincuore, perché so già che anche qui avrei bisogno di toccare mille aspetti, dagli impianti mitologici antichi e la tragedia greca con i suoi archetipi, fino alla tradizione recente della fiaba, per concludere con le religioni: non solo il panteismo olimpico e la ybris umana dell’imitarlo, ma le molte declinazioni dei Sette Vizi Capitali. Continua a leggere

120 anni di cinema

IRENE BIGNARDI foto
di Guido Michelone

Quest’anno a dicembre ricorre un anniversario culturale molto importante: sono 120 anni esatti dalla nascita del cinema, o meglio, dalla prima proiezione pubblica avvenuta a Parigi, grazie allo strumento inventato, qualche mese prima, dai lionesi fratelli Pierre e Auguste Lumière. Continua a leggere

Il Nordic Film Fest 2015

nordic film 2015Si è appena conclusa la quarta edizione del Nordic Film Fest della capitale -appuntamento sempre più imperdibile e seguitissimo dal pubblico romano- organizzato e presentato da Antonio Flamini di Itale20 con la consueta sensibilità, intelligenza e perizia di ogni anno, insieme alle 5 ambasciate nordiche (Danimarca Finlandia, Islanda, Norvegia e Svezia) e il Circolo Scandinavo, curato dall’ottimo Ingo Arnason, islandese. Tantissime pellicole per un totale di cinquanta ore di proiezioni: sarebbe stato impossibile vederle tutte in un lasso di tre giorni, ma sono riuscita a godere di ben sei ottimi lungometraggi. Continua a leggere

Ingrid Bergman, una donna libera

Ingrid Bergman locandinaDa poco inaugurata una mostra dedicata alla grandissima attrice svedese, allestita al primo piano della Casa del Cinema di Roma, dove resterà aperta −con ingresso gratuito− fino al 23 maggio 2015. Due sale allestite in collaborazione con il Nordic Film Fest, che apre i battenti domani, dall’associazione Culturale Santa Marinella Viva, che ha curato una sala con 30 scatti di vita personale dell’attrice nella sua villa di Santa Marinella, e 62 immagini dei personaggi portati da lei al cinema o in teatro, a cura del giornalista Rosario Tronnolone.
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Ma guarda quel batterista, bravo come un dio!

 

di: Guido Tedoldi

Dopo la visione del film «Whiplash», regia/soggetto/sceneggiatura di Damien Chazelle, con J.K. Simmons e Miles Teller, Produzione Usa 2014, Distribuzione Sony Pictures

In questo film si racconta di un ragazzo di talento che cerca e trova l’insegnante migliore – con l’obiettivo di diventare il migliore al mondo nella sua categoria (batterista jazz). Roba già vista in altre storie hollywoodiane i cui protagonisti sono dei vincitori. Ma a un certo punto della vicenda qualcosa non va nel solito modo: il ragazzo di talento lascia la fidanzata. Il motivo, tenta di spiegarle, è che non riesce a essere con lei completamente. Il suo pensiero fisso di suonare la batteria, fare musica, migliorare la propria abilità. Sta sempre pensando a quello. Non ha tempo per altro nella sua vita. Non ha voglia di altri amori.

La morosa se ne va, indignata. Il ragazzo torna a occuparsi delle cose serie.

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La migliore Svezia filmica al Nordic Film Festival di Roma 2014

vi horizontalSi è da poco conclusa la nuova edizione del Nordic Film Festival di Roma, manifestazione organizzata dalle cinque nazioni scandinave (Svezia, Norvegia, Danimarca, Finlandia e Islanda) per accorciare le ormai comunque brevi distanze tra Italia e Nord Europa. Una vera manna per cinefili raffinati, che anche per quest’anno  hanno affollato la Casa del Cinema di Roma spesso non riuscendo a guadagnare uno dei posti di ingresso, peraltro sempre gratuiti – in questo senso, varrebbe forse la pensa di ripensare alla struttura del festival, cercando di distribuirlo su più sale. Il merito del tutto esaurito è da attribuire a una produzione filmica molto varia, di grandissima qualità, e ben ragionata e articolata dalle rappresentanze delle nazioni ospitanti. Curatissima la selezione: si può andare a una proiezione senza avere neanche idea di quale sia il film in programma. Continua a leggere

Un film che invece abbiamo visto: “Piccola Patria” di Alessandro Rossetto

piccola patriaChristian Raimo, uno dei migliori intellettuali in circolazione, ha lanciato quasi un guanto di sfida su questo film, scrivendo un pezzo per Minima&Moralia dal titolo “Un film che probabilmente non vedrete”, facendone ipso facto un dovere quasi etico. Ieri sera, al Cinema Aquila di Roma Pigneto, proiezione speciale con regista (Alessandro Rossetto) e parte del cast, sperando che dopo gli sgambetti della distribuzione – nonostante la buona accoglienza allo scorso festival di Venezia – questo film possa trovare il suo (giusto) pubblico. Continua a leggere

Quando un film è ancora soltanto fatica e gioco, amore e musica

Unknown

Un film lungo 50 anni: Marina Piperno & Luigi Faccini

Dal 25 al 28 marzo, a Roma, presso il Cinema Trevi, si terrà una retrospettiva sulla produttrice cinematografica Marina Piperno e sul regista Luigi Faccini
Per maggiori informazioni potete cliccare qui.

Tratto dal catalogo ufficiale della retrospettiva, vi proponiamo un testo incentrato sul backstage di Giamaica, lungometraggio girato dal regista nel 1998.

Quando un film è ancora soltanto fatica e gioco, amore e musica

Comincia con la musica di Livio Bernardini, Antonio Lombardi ed Egildo Simeone questo backstage di Giamaica e la scelta del regista di privilegiare la musica come cadenza narrativa primaria non è per nulla casuale. Parlare di colonna sonora è infatti nel caso di Luigi Faccini sempre riduttivo, se non addirittura fuorviante, perché in ognuno dei suoi lavori (nei lungometraggi come nei corti, nella cosiddetta fiction come nei documentari antropologici) la musica assume ogni volta un ruolo di vera e propria cellula generatrice della tensione drammatica: c’è musica perché la realtà delle persone di cui si parla è fatta di musica, perché musicali sono le loro parole, le loro azioni e le loro storie. I film che ne sono espressione, di conseguenza, vivono di quelle musiche. E se Morando Morandini aveva definito Continua a leggere

Rossana Rossanda. Il film del secolo

Nadia Agustoni

Come parlare di film e raccontare un secolo di cinema? L’impresa è tale che può compierla solo chi di film ne ha visti tanti e ha lo sguardo, e lo ha sempre avuto, sulle cinematografie più lontane o diverse. Questo libro Il film del secolo (2013) è una lunga conversazione di Rossana Rossanda con due critici del Manifesto, Mariuccia Ciotta e Roberto Silvestri, che sul quotidiano comunista hanno scritto di cinema e lo hanno fatto a modo loro, rompendo alcuni tabù su Hollywood e portando in primo piano cinematografie non sempre conosciute. Tre voci, appassionate, colte, interamente partecipi, ci parlano di film e attori e attrici, ma lo fanno parlando di maschilismo, politica, rivoluzione e maccartismo. Del resto, Rossana Rossanda, nel recente passato, ci ha dato un’autobiografia che è il racconto di un partito, il P.C.I, e di ideali, presenze e fatti che vanno ben al di là di vicende personali. Gliene siamo grati, perché ha diradato nebbie e dubbi su una storia della sinistra, comunista e non solo, che molti di noi conoscono solo in parte, per età e/o marginalità. Continua a leggere

NESSUNO TOCCHI PASOLINI

Pier-Paolo-Pasoliniw

di Max Ponte

Pasolini l’ho riscoperto all’Università di Parigi-Nanterre grazie ad un corso di Christophe Mileschi, e a Parigi ho visto la mostra “Pasolini Roma” che ora arriverà anche in Italia. In questi mesi la figura dello scrittore mi ha accompagnato ovunque.

Il “corpo” di Pasolini è sicuramente dissepolto come fa notare Belpoliti, e rimane nell’oscurità della storia patria. E come per tutti i geni che hanno fatto della loro vita un’opera d’arte, anche la memoria è segnata dal conflitto. Continua a leggere

Cinema e poesia, il “gigante e la bambina”

Andrei Tarkovsky (da Nostalghia)

Andrei Tarkovsky (da Nostalghia)

“La poesia consiste nel far entrare il mare in un bicchiere”, dice Italo Calvino. Bert Stern c’è riuscito con una foto pubblicitaria. E anche Andrei Tarkovsky in Nostalghia ha realizzato la stessa grande idea: fare entrare un universo in un frammento, in questo caso un fotogramma.

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Sorrentino omaggia Fellini, ma spreca bellezza

la grande bellezza

Preferisco non recensire cose che non apprezzo. Sono sensitiva e naif, penso sia meglio non immettere negatività nel cosmo, e la critica scatena energie da evitare: per me è un piacere gratuito di condivisione, non un mestiere. Ma farò un’eccezione per La grande bellezza di Paolo Sorrentino perché Sorrentino ha un grandissimo talento, che da solo merita menzione e attenzione. Se fossi la sua zia acida, gli direi di smettere di scrivere i soggetti delle storie che gira, e di cercare piuttosto belle sceneggiature scritte da altri. Continua a leggere

La complessità dell’altro

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Più di sessanta pellicole che rappresentano il meglio dei documentari realizzati nell’ultimo anno sul nostro pianeta. Otto sezioni: Culture Vultures (Appassionati di cultura), Next Generation (La prossima generazione), The American Dream (Il sogno americano), Sign of the Times (Il segno dei tempi), World Cinema (Cinema dal Mondo), Human Rights (Diritti umani), Game on (Sport), Special Presentations (Presentazioni speciali). Una selezione aggiuntiva di cortometraggi su vari argomenti. Due settimane di proiezioni.
Il Festival del Documentario ha aperto i battenti ad Auckland il 10 Aprile scorso con “The Island President”, pluripremiato ritratto di Mohamed Nasheed e della sua campagna per convincere il mondo sviluppato a lottare con più decisione contro quei cambiamenti climatici che, entro la fine del secolo, potrebbero far scomparire dalle cartine geografiche l’arcipelago di cui è presidente (le Maldive): una storia piena d’ispirazione, di saggezza e d’amore per la natura.
Il film che ha chiuso il Festival è stato invece “Muscle Shaals”, grandissimo successo al Sundance Festival di quest’anno e omaggio alla figura di Rick Hall, creatore del famoso ‘Studio Fame’, che dagli anni cinquanta in poi ha unito bianchi e neri nella creazione di quella musica che avrebbe ispirato la maggior parte delle generazioni successive (da Aretha Franklin a Bono Vox).
Tra questi due estremi troviamo tutti gli altri film, di una varietà e di una qualità sorprendenti: si va dalla storia di Nina Devenport, quarantenne americana che in “First comes love” ci racconta con freschezza e assenza di pregiudizi la propria vicenda di donna single-incinta, fino a “Shadows of Liberty”, un’inchiesta senza paura Continua a leggere

“IL SOLE DENTRO”, DI PAOLO BIANCHINI

di Giovanni Agnoloni

da Postpopuli.it

Il sole dentro è un film scritto da Paolo Bianchini e Paola Rota e prodotto da Alveare Cinema. L’opera racconta la tragica storia di Yaguine e Fodé, due ragazzi guineani che nel 1999 morirono in un volo tanto carico di speranza quanto disperato, che speravano li avrebbe portati a Bruxelles, dove volevano consegnare una lettera alle autorità europee per sensibilizzarle ai problemi della loro gente. Alla loro storia fa da “contraltare” quella di Thabo e Rocco, due giovanissimi rispettivamente africano e italiano, che dallo Stivale viaggiano verso l’Africa, sull’onda di una triste vicenda di mercato di baby-calciatori.

Oggi ho il piacere di intervistare Paolo Bianchini, che è anche il regista di quest’opera tanto delicata quando drammatica, tra i cui protagonisti ricordiamo Angela Finocchiaro e Francesco Salvi. Continua a leggere

FELLINI, REGISTA DEL SOGNO, E LA VISIONE DELLO SPETTATORE

di Saverio Bafaro

da Postpopuli.it

Durante le riprese de La città delle donne, a un certo punto Fellini ricreò dal nulla il mare. Fece distendere a terra – per una superficie sufficientemente larga – semplici fogli di plastica azzurra e vi nascose sotto dei rulli meccanici, fatti ruotare avanti e indietro, dando così l’illusione del movimento delle onde. Il mare ricavato artigianalmente era divenuto, così, più reale di quello disponibile sin da subito all’occhio.
«Per me sono più vere le cose che mi sono inventate», dichiarava il regista, interrogato nel documentario di Damian Pettigrew: Sono un gran bugiardo.

Federico Fellini (da Wikipedia)

Il cinema felliniano è, da un punto di vista dei contenuti, un’auto-rappresentazione inconscia, fatta esplodere in auto-celebrazioni epiche (come in 8 e ½) o riparata in riflessioni nostalgiche, volte a riaprire il dialogo con i vivi (come in Ginger e Fred).

Federico Fellini è, senz’altro, il Picasso dell’immagine in movimento, un macchinista di illusioni create e demolite tutte in una volta, un demiurgo che, nella sospensione del sogno, dà giustificazione di sé, conducendo il cinema verso soluzioni ultimative. Le sue pellicole si nutrono spesso della dinamica onirica e del rimaneggiamento del ricordo. Il sogno è l’universo circolare, il magnifico tendone, il contenitore del mistero e della bizzarria della creatività semi-controllata dall’Io, la piazza nella quale si allena il contatto voluto a tutti i costi con i ricordi e le fantasie personali. Nel sogno è, per definizione, abolito l’arbitrio. Nel sogno l’azione avviene e basta, senza mediazioni. Questo giustifica, da un lato, la diversità felliniana rispetto a film dalla struttura palesemente narrativa, la cui base letteraria fa prevalere la parola sul vedere e, dall’altro, il rapporto del regista con i suoi attori: un patto dichiarato e condiviso tra un burattinaio e le sue marionette, preparate a mostrarsi nei messaggi dei corpi, annullando introspezionismi e sovrastrutture: non può pensare chi è già frutto di un pensiero. Continua a leggere

“LO HOBBIT – UN VIAGGIO INASPETTATO”, DI PETER JACKSON

di Giovanni Agnoloni

da Postpopuli.it

Non pensavo, andando a vedere il primo atto della trilogia filmica de Lo Hobbit di Peter Jackson (Lo Hobbit – Un viaggio inaspettato), di fare il confronto con il libro di J.R.R. Tolkien. Speravo piuttosto di ritrovarvi lo spirito, la gemma di energia che anche nel romanzo era presente, e che Il Signore degli Anelli avrebbe poi portato a piena maturità. E il film non mi ha affatto deluso.

Mi chiedevo come si potesse dividere efficacemente in tre parti una storia ricca e intensa, sì, ma non lunga e articolata come quella del capolavoro del Professore di Oxford. E invece Peter Jackson (senza dimenticare gli sceneggiatori Guillermo del Toro, Fran Walsh e Philippa Boyens), ha fatto un lavoro egregio. In nessun momento del film, che si sviluppa dall’inizio del libro di Tolkien al momento in cui le Aquile salvano Bilbo e i suoi compagni dagli Orchi e dai Mannari, si ha la sensazione di trovarsi davanti a un “brodo allungato”.

Bilbo (Martin Freeman) (da cultura.panorama.it)

Gran parte del merito di ciò è dovuto alle sapienti ricuciture e inserzioni, che ricollegano gli eventi de Lo Hobbit al suo magistrale seguito (penso alle prime scene, con Ian Holm – Bilbo anziano – ed Elijah Wood – Frodo – che si preparano al compleanno di Bilbo) e approfondiscono nessi e interazioni con lo scenario più ampio degli eventi della Terra di Mezzo, nell’epoca di transizione in cui l’Ombra di Sauron (il Negromante) torna a manifestarsi nell’Est del mondo (in questo senso, penso soprattutto all’ampio ruolo svolto da Radagast, lo Stregone “Bruno” – interpretato da Sylvester McCoy e qui, diversamente dal romanzo, un personaggio-chiave – che protegge le creature del bosco e percepisce per primo l’energia oscura proveniente da Dol Guldur). Peter Jackson rispetta e riproduce – pur prendendosi varie libertà, relativamente alla trama – i vari livelli di lettura dell’intero Legendarium tolkieniano, con cenni anche agli eventi della Prima Era (e dunque al Silmarillion: rinvio a una possibile futura serie di film ispirati al grande “libro dei libri” del Professore?). Continua a leggere