Frammenti di Cinema # 28

“Hiroshima è il tuo nome”, le sussurra lei. “Sì, e il tuo nome è Nevers, Nevers en France”, gli risponde il suo amante. Lei è, appunto, francese. Lui è un ingegnere giapponese. Sono i protagonisti di Hiroshima mon amour (1959) di Alain Resnais, scritto da Marguerite Duras. E’ considerato il film d’esordio della Nouvelle Vague. I corpi abbracciati dei due amanti occasionali sono ripresi in primo piano, si fa fatica a distinguere l’uno dall’altro. Le loro forme sembrano delineare dei paesaggi lunari. I corpi sono dei luoghi. Comprendiamo così il reciproco riconoscersi con il nome delle loro rispettive città. Ecco, dunque, il corpo non è solo l’oggetto dell’amore e dell’erotismo. Può esserne un medium, un luogo di transizione da un mondo ad un altro.

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Frammenti di Cinema # 27

Il cinema ha messo spesso eros e sesso al centro delle proprie visioni. Per sedurre lo spettatore, per raccontare un’epoca, oppure per esprimere un’esperienza personale rispetto alla realtà e al vissuto. Anzi, queste motivazioni quasi sempre si sono intrecciate indissolubilmente. Il cinema stesso è un’esperienza unica, personale e collettiva allo stesso tempo. E’ anche un’esperienza, a suo modo, erotica. “Sono John Wilmot, il secondo conte di Rochester, e non ho alcuna intenzione di piacervi!” Si presenta così il personaggio storico interpretato da Johnny Depp ne The Libertine (2004) di Laurence Dunmore. Siamo nel XVIII secolo, l’esistenza erotica del conte finisce per essere un’avventura di dissipazione. Egli viene letteralmente consumato dalla sua stessa avidità fisica. Siamo lontani dal sentimento di alienazione che la modernità ha prodotto sugli individui. Qui la crisi si trova al polo opposto, della presa di possesso del proprio corpo dopo l’eclissi medievale. E’ quasi una scoperta infantile, stupita, ingorda, senza regole, né pensiero. L’illuminismo è agli albori. Spetterà a Casanova mettere ordine in questo campo, inaugurare una dottrina, scrivere un canone.

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L’affaire Allen

affaire allenIn un gruppo femminista su Facebook una delle membre ha commentato un post su Woody Allen dicendo in difesa del regista: “Io so che Soon-Yi e Allen hanno cominciato una relazione quando la ragazza era maggiorenne ed era figlia adottiva della ex compagna Mia Farrow, ma non di Allen stesso.”
Ci sono una serie di aspetti problematici in questa affermazione, fatta sicuramente in buona fede, che è necessario mettere in luce.

Quando la bambina Soon-Yi ha conosciuto Allen aveva un’età tra gli otto e i dieci anni (la sua data di nascita è solo presunta). Il regista aveva nei suoi confronti un ruolo di adulto predisposto alla protezione dato che era un uomo di quarantacinque anni che aveva una relazione con la donna che era in quel momento l’affidataria alla cura di questa bambina. Che lui avesse una certificazione oppure un obbligo legale o meno nei confronti di Soon-Yi, non cambia molto ai fini di ciò che lui ha rappresentato per lei: la sua figura vista con gli occhi di quella bimba era quella di un co-affidatario. Continua a leggere

Steven Soderbergh, Elmore Leonard e l’amore vero

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di: Guido Tedoldi

In questi giorni di ritiro casalingo causa virus sono passati in tv 4 (almeno) film di Steven Soderbergh, regista tra i più premiati degli ultimi 30 anni con all’attivo premi Oscar e Palme d’Oro di Cannes, oltre a svariate nomination in questi e altri premi cinematografici. Continua a leggere

Frammenti di Cinema # 26

In pieno lockdown a causa del covid-19 non sarebbe stato sbagliato dedicare un frammento di cinema alla produzione, per altro molto ricca, di film su virus e pandemie varie. Ho pensato, invece, di spostare lo sguardo su uno dei sentimenti che animano questo triste periodo di reclusione sociale. Ecco, in questi giorni abbiamo imparato a convivere con la paura. Dunque, ci occuperemo di film cha (mi) hanno fatto paura. E pare, che in questo modo, si riesca ad esorcizzarla, se non a scacciare. Esorcizzare, sì. Cominciamo subito. La mia più grande paura è di non riuscire più a controllare il corpo. Da qualche parte, credo, esistano energie e forze che non sappiamo ancora spiegare razionalmente ma che potrebbero essere rilevate avendo strumenti tecnologici adeguati. Queste energie, niente di paranormale, comunque, per esempio, esistenti nella mente, giacciono sopite e guai a scatenarle. Sarà questo il motivo per cui L’esorcista (1973) di William Friedkin mi ha letteralmente terrorizzato. Ed è l’unico film che non rivedrei una seconda volta.

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Frammenti di Cinema # 25

La devozione alla causa degli ultimi che il regista inglese Ken Loach ha mostrato in tutta la sua carriera cinematografica è ammirevole e suscita commozione. Non commuove, invece, Sorry we missed you (2019). Il film è dedicato ai trasportatori che con le loro storie hanno ispirato le vicende di Ricky e della sua famiglia. Sua moglie Abby presta assistenza domiciliare ad anziani e disabili. La loro vita, con i loro due figli, è davvero dura. Lo vediamo. Lo sappiamo. Qualcuno ha definito questa parabola una via crucis privata. Eppure, lo ripeto, questa storia, malgrado le intenzioni migliori del regista, non commuove. E’ piuttosto una fenomenologia del sacrificio. Incatena le scene come prevedibili quadri. Ci scorrono davanti come lastre in movimento all’interno di un laboratorio sociale. Ci scuote il loro riferimento ad una realtà che conosciamo bene. Ma in se stesse sono prive di emozione.

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Frammenti di Cinema # 23

“J’accuse!” Anche i nostri tempi avrebbero bisogno di un Emile Zola, che nel 1898 denunciò l’ingiustizia subita dal capitano Alfred Dreyfus. Questo avvenimento ha conservato intatta la sua capacità didascalica se Roman Polanski lo riprende ne L’ufficiale e la spia (2019) per difendersi sotto traccia dalle accuse che lo hanno condannato da anni a non lasciare il territorio generoso della Francia. Nel 1969 a Zola fece ecco “Io so!” di Pier Paolo Pasolini sul Corriere della Sera, esplicito atto di accusa del (mal)governo democristiano. Nel suo cinema il tema politico non fu mai così esplicito e diretto: politici lo furono tutti i suoi film, o nessuno in modo attuale. Tra questi uno in particolare possiede, a rivederlo, un’inquietante carica profetica. Porcile (1969), infatti, (pre)annuncia il cannibalismo al quale l’ultima rivoluzione tecnologica ci ha ridotto. Salò o le 120 giornate di Sodoma (1975), invece, quale apologo sulla pornografia del potere è meno attuale in quanto più universale.

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Frammenti di Cinema # 22

La famiglia come l’abbiamo conosciuta fino ad oggi è una tipica istituzione borghese. Ecco che essa è risultata l’ambientazione ideale per le storie che, nella letteratura e nel cinema, ne hanno raccontato il modello sociale. La critica della società borghese è stata, quasi dogmaticamente, critica della famiglia. Come sempre accade in ogni analisi univoca, invece, non è stata colta la dimensione protettiva e la funzione potenzialmente antagonista che proprio essa può svolgere dentro un regime sociale oppressivo. Solo la Scuola di Francoforte, e Theodor Adorno in particolare, nella sua opera di revisione e arricchimento delle analisi marxiste, seppe coglierne questa inedita modalità di lotta. In Parasite, film sud-coreano di Bong Joon-ho, che ha vinto Cannes nel 2019 (altri film qui citati sono stati premiati a Cannes, prova, forse, della sensibilità per questi temi), infatti, è la famiglia Ki ha sferrare l’attacco al capitalismo, rappresentato dalla ricca famiglia Park. Purtroppo, come la storia, anzi la cronaca, ci insegna, la lotta al sistema, nella versione di semplice accaparramento di risorse, si tramuta in lotta di e tra poveri.

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È giusto quello che fai, se sei uno strumento in mano ad altri?

di: Guido Tedoldi

(Dopo la visione de: «5 è il numero perfetto», Italia, 2019, regia: Igort, con: Toni Servillo, Valeria Golino, Carlo Buccirosso)

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Napoli è una città vuota, non c’è in giro nessuno. E piove sempre. Possibile?

Sì, almeno nel 1972 immaginato in questo film. Sarà che i personaggi sono tutti camorristi, e quindi la presenza degli altri abitanti della città è irrilevante al punto che le telecamere non riescono a inquadrarli.

O forse è un messaggio trasversale del regista, Igort (Igor Tuveri), che in passato è stato fumettista e perciò preferisce inquadrare i personaggi in primo piano e in ombra. Come si conviene a dei criminali, del resto. In Giappone di dice che i criminali camminano sul lato in ombra delle strade lasciando alle persone oneste il lato soleggiato – e Igort ci ha vissuto diversi anni, in Giappone. Continua a leggere

Frammenti di Cinema # 19

La “messa in abisso”  (la mise en abyme di André Gide) è un espediente narrativo collaudato e molto suggestivo, che il cinema ha solo adattato al proprio linguaggio. Esemplare è la rappresentazione teatrale che Amleto fa inscenare alla compagnia ambulante dei teatranti per smascherare la congiura di sua madre con lo zio paterno. Con Effetto notte (1973) di Francois Truffaut, l’uso di questo espediente è dichiarato. Il titolo richiama la tecnica di trasformare in notturna una scena mediante l’apposizione di un filtro sull’obiettivo. “Scrivo perché a vita non basta”, confessò Fernando Pessoa. Il cinema del grande regista francese sembra ribadire questa dichiarazione. Neppure il cinema basta. E’ necessario mettere un film dentro un altro film per tentare di spingersi ancora oltre nella rappresentazione più autentica di quello che siamo come esseri umani. Ecco che il suo film è, in realtà, il racconto di vite vere dentro le riprese di film immaginario, dal titolo Je vous présente Pamela (Vi presento Pamela),  inseguendo le esistenze del regista Ferrand e della truppa.

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Frammenti di Cinema # 18

 

 

Se Renato Zero, nella famosa canzone, il triangolo non l’aveva considerato, ironizzando su se stesso, cinema e letteratura invece lo hanno fatto, eccome. L’antropologo René Girard parte da un commedia minore di William Sheakespeare per fondare la tesi che tutta l’opera del bardo si fondi sul sentimento mimetico, ovvero sull’invidia verso l’altro, quasi sempre incentrata sul desiderio sentimentale.  Ne I due gentiluomini di Verona, Valentino e Proteo si contendono Silvia. Ma alla fine Valentino cede Silvia all’amico. Questo intreccio, solo apparentemente semplice, lo ritroviamo nel cinema, seppure con un esito più tragico. In Giù la testa di Sergio Leone un triangolo amoroso è alla base dei flashback di Séan l’irlandese, esperto di esplosivi e in passato membro dell’IRA, l’esercito repubblicano che combatte contro la corona inglese. Si scoprirà che dovette fuggire dalla sua patria perché tradito, sotto tortura, dall’amico John, con cui condivideva una donna che nel racconto resta senza nome.

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Frammenti di Cinema # 17

 

 

Tra Roma violenta di Franco Martinelli (pseudonimo di Marino Girolami) del 1975 e Gomorra di Matteo Garrone del 2008 c’è il vuoto in Italia riguardo a questo genere di film. Il commissario Betti di Maurizio Merli ha avuto meno fortuna del Montalbano della serie televisiva. Il poliziesco infatti è sempre stato considerato di serie B, sia nel cinema e ancora di più in letteratura. Ancora oggi, infatti, che il genere è stato sdoganato, pochi hanno letto qualcosa di Giorgio Scerbanenco, misconosciuto giallista italiano degli anni ‘60. Non ha ricevuto neppure quel riconoscimento postumo che è spettato, anche con merito va detto, agli “spaghetti western”. L’unica eccezione sono stati i film della serie di Tomas Milan con il suo “er Monnezza”. In questo caso, però, è stato il trash e non il genere a fare da traino.

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Frammenti di Cinema # 14

 

 

Non so se esista, come per la letteratura, una cattedra universitaria di Cinema e Diritto. Il materiale di studio, sotto diversi profili, sarebbe copioso, ricco e interessante. Ad esempio, ai limiti della curiosità aneddotica, Il segreto dei tuoi occhi (2009) di Juan José Campanella (di cui Billy Ray ne ha fatto un remake con Julia Roberts) non è solo un bellissimo film sulla violenza e la vendetta. Può essere utilizzato come modello di diritto comparato. Si scopre, infatti, che in Argentina, e presumibilmente in altri paesi di ordinamento giuridico latino-americano, il cancelliere non è solo il notaio del giudice ma svolge anche compiti di direzione delle indagini di polizia. Il protagonista (Ricardo Darìn), infatti, non è un poliziotto ma un funzionario della Procura. Continua a leggere

Frammenti di Cinema # 13

 

 

Forse perderò la stima di qualche cinefilo se confesso che non mi sono perso un film della famosa serie di una Pallottola spuntata con un irresistibile Leslie Nielsen. Per me è una regressione infantile, come andare al circo. Per scoprire che quest’attore è nella vita reale un petomane bisogna guardarsi S.P.Q.R. – 2000 e ½ anni fa di Carlo Vanzina del 1994 con Cristian De Sica e Massimo Boldi, ritornati insieme proprio quest’anno. La comicità di Nielsen è priva di parolacce e il sesso è presente per allusione, mai oggetto esplicito della situazione ridicola. Ecco, questa è la differenza tra due stili di commedia. Nielsen non ha mai avuto il bisogno di ricorrere al suo talento naturale, mentre i maghi dei cine-panettoni lo chiamano per un cameo che su quel talento fa leva.

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Frammenti di Cinema # 12

 

 

Ci sono film tra loro molto diversi e lontani, eppure rappresentano in modo lineare come si è modificato il punto di vista dell’osservazione nel cinema, e non solo. L’osservatore è tradizionalmente fuori, distante e guarda dentro. E’ la posizione che occupa Jeff in La finestra sul cortile di Alfred Hitchcock, costretto su una sedia a rotelle a causa di una frattura, mentre osserva con il suo binocolo ciò che accade nelle case di fronte. In Dillinger è morto di Marco Ferreri l’osservazione entra dentro la stanza, nel suo tempo e nel suo spazio. Il tempo del cinema coincide con quello reale. E noi seguiamo Glauco dal suo rientro a casa, dopo il lavoro, fino all’assassinio della moglie e alla sua fuga su uno yacht, senza alcuna scissione, se non di senso e significato, con il suo percorso di alienazione. Se posso sostituire il senso dell’osservazione, l’udito con la vista, ne La conversazione di Francis Ford Coppola, Harry Caul finirà per distruggere la sua abitazione alla ricerca ossessiva della cimice che lo avrebbe mutato da spia in spiato. Continua a leggere

Frammenti di Cinema # 11

 

Nel cinema la meteorologia è importante e non è mai casuale. Emblematica è la pioggia continua e interminabile in Blade Runner  (1982) di Ridley Scott. Per un maestro del cinema come John Ford, invece, il cinema è il vento che soffia tra gli alberi. Di recente la neve è divenuta lo scenario suggestivo di molti film, legati tra loro da due fili, la memoria e il thriller.

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Frammenti di Cinema # 10

 

Chi guarda Vizio di forma (2014) si trova di fronte ad un’ennesima, allucinata questa, versione di Raymond Chandler. Se vado indietro fino al Grande sonno e quindi proseguo fino a questo film di Paul Thomas Anderson, credo che questa storia noir sia la narrazione più citata dal cinema americano. Un vero e proprio stilema, un archetipo, un mito moderno. The Big Sleep è del 1946 per la regia Howard Hawks, con Humphrey Bogart e Lauren Bacall come interpreti. Al centro della storia c’è il detective Philip Marlowe, ingaggiato per liberare la ricca Carmen Sternwood dalla minaccia di una band di delinquenti che la ricattano per i suoi debiti di gioco.

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Per Bernardo Bertolucci, 1941-2018

di Paola Renzetti

Bertolucci


(Immagine: Bernardo Bertolucci con il padre Attilio durante le riprese di
Novecento, girato nel 1975 nelle campagne emiliane)

– Ci racconti il seguito
del Grifasino – fa
Bernardo, e rivolto a Giuseppe
che in silenzio l’interroga: – Il Grifasino
è un asino con le ali, vive nelle grotte
del Groppo Soprano, agli ordini
del Mago Sabino, protettore
dei bambini buoni.
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Frammenti di Cinema # 9

Un tema molto presente nel cinema è quello del doppio. In particolare, nel loro l’intreccio con la scrittura, è frequente vedere storie di ghostwriter, di intriganti vicende di sostituzione d’autore. Se il tuo “doppio” è tua moglie, la vicenda può caricarsi di implicazioni psicologiche e private imbarazzanti. E’ il caso di Wife di Bjorn Runge, interpretato da Glenn Close e Jonathan Pryce. Lui addirittura ha vinto il premio Nobel grazie alla penna nascosta di sua moglie. Immaginate quale conflitto latente o solo celato può star dietro un rapporto di questo tipo. E’ la storia di Francis Scott Fitzgerald e Zelda Sayre, su cui Hollywood sta realizzando due film di prossima uscita.

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Frammenti di Cinema # 8

Il neorealismo italiano di Roberto Rossellini e Vittorio De Sica ha influenzato molto il cinema moderno. Ne ha plasmato lo sguardo e le tecniche di ripresa. D’altra parte, quanto a storie e soggetti, quindi passando dal linguaggio delle immagini ai contenuti, non riesco ad immaginare il grande cinema americano degli anni ’70, e non solo, senza i romanzi di Joseph Conrad. Anzi, in modo speculare, a leggerli, questi stessi ci appaiono subito molto cinematografici.

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