5 COSE DA EVITARE NEL MONDO DELLA POESIA

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di Max Ponte

In seguito al mio post su FB, che ha aperto un ampio dibattito, ripropongo il testo con alcune integrazioni. Nella foto sopra, per addolcire la pillola, un fotogramma da “Totò truffa” dove il nostro Totò vende la fontana di Trevi. Anticipo che quanto segue è frutto di osservazioni e di errori anche da parte del sottoscritto e che non è esaustivo. Si tratta di un promemoria, spero utile e di buon auspicio per tutti noi.

5 COSE DA EVITARE NEL MONDO DELLA POESIA

1) INIZIATIVE A PAGAMENTO: LE CASE EDITRICI DI POESIA A PAGAMENTO che fanno le splendide pur rimanendo a PAGAMENTO, ormai possiamo stamparci i libri in mille modi perché regalare denari a questi qui? Si va da qualche centinaia di euro a qualche migliaia, vi consiglio una vacanza e di stamparvi i libri col “printing on demand” o andando in una copisteria. Tanto i libri di poesia alla fine si portano a mano. Sempre nella categoria includerei tutti I CONCORSI A PAGAMENTO che prevedono una “tassa” che viene spacciata come di “segreteria”. Inutile dirvi che sono tutte forme per lucrare sul povero autore che non portano da nessuna parte. Continua a leggere

kLit: il Festival dei Blog Letterari – 7/8 Luglio 2012, Thiene (VI)

Un sottile paradosso ha forse presieduto al progetto di un’occasione di incontro e discussione di persona sulle letterature in rete, perché in rete le forme della comunicazione letteraria sono mutate, irrevocabilmente, a partire dal fatto ovvio che i luoghi della produzione del testo, ossia le radici delle voci di prosa e poesia, sono stati azzerati in un illimitato e uniforme non-luogo.

Il paradosso, se tale è veramente e non equivocazione, indica uno stallo concettuale e stimola il pensiero verso nuove idee. Come quella di ricondurre nello spazio e tempo di un Festival un insieme di esperienze eterogenee che per loro natura sono state finora in comunicazione soltanto nel non-luogo della rete. Ci sono già stati incontri di collettivi di autori e pubblico che si riconoscono in una precisa “testata” letteraria, mai però simposi delle diverse aggregazioni di interessi e tendenze culturali che si esprimono nei blog letterari.
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Intervista ad Angelo Ricci

Testo introduttivo e intervista di Giovanni Agnoloni

Da Postpopuli.it

Angelo Ricci è un avvocato pavese che scrive per diletto, con un’ottima penna. Promotore di eventi letterari nella sua città, è autore di Notte di nebbia in pianura (ed. Manni) e ha partecipato all’antologia Nero Lombardia (ed. Perrone Lab). È da poco uscito, per la casa editrice digitale Errant Editions, L’ossessione per le parole, un suo libro che esplora i meandri e le sottili connessioni tra letteratura, cinema, musica e internet. Il suo blog si chiama anch’esso “Notte di nebbia in pianura“.

– Parlaci della tua attività di scrittore, dei tuoi modelli e del significato di quest’ultima opera.

Cerco di guardare alla mia attività di scrittore con molto distacco, al punto che non credo nemmeno di esserlo. “Scrittore” è parola che evoca esotismi e avventure mitiche nonché appartenenze a consorterie letterarie. Per quanto mi concerne rifuggo sia dagli esotismi che dai miti e soprattutto dalle consorterie letterarie, siano esse cartacee o digitali.
Per quanto riguarda i modelli letterari ne ho avuti certamente, almeno fino a qualche anno fa. E sarei stato anche in grado di citarli. Oggi vedo la letteratura come un mare. Ogni tanto lo guardo e scorgo all’orizzonte il profilo di qualche nave lontana e quella nave batte la bandiera di qualche autore russo o francese dell’Ottocento.
Non ho alcuna remora nel definire L’ossessione per le parole come un gioco. Credo nella letteratura come gioco. Mi piace giocare mischiando autori, generi, musica e cinema, creando collegamenti e cercando punti di contatto. L’ossessione per le parole è un libro fatto di libri, di autori, di svisamenti, di interpretazioni anche scellerate. E in quella scelleratezza, da cane sciolto quale sono, mi ci sono trovato benissimo. Continua a leggere

io sostengo la proposta di assegnare i benefici della “legge Bacchelli” a Pierluigi Cappello

“Elementare”

E c’è che vorrei il cielo elementare
azzurro come i mari degli atlanti
la tersità di un indice che dica
questa è la terra, il blu che vedi è mare

Pierluigi Cappello è uno dei più grandi poeti italiani. Vive a Tricesimo, in provincia di Udine, affrontando con serena determinazione gli impedimenti ed i dolori causati da un antico incidente, che gli ha tolto l’uso delle gambe. A questi si sono aggiunti, di recente, nuovi dolori ed impedimenti.

Pierluigi Cappello vive con poco.
C’è una legge di civiltà, in Italia, detta comunemente “Legge Bacchelli”, che prevede la possibilità che figure di rilievo nell’arte e nella cultura, che si trovino in difficoltà, ricevano un vitalizio che le aiuti ad avere una vita meno gravosa. Ora, la Giunta Regionale del Friuli Venezia Giulia ha fatto proprio un ordine del giorno per sostenere l’assegnazione dei benefici della Legge Bacchelli a Pierluigi Cappello.
Noi sosteniamo questa iniziativa, con le parole di un amico di Pierluigi, Alberto Garlini:

“Chi lo conosce, chi lo ha sentito almeno una volta leggere i suoi versi, chi ha letto i suoi libri, sa che Pierluigi non lavora solo per se stesso, sa che i versi che costruisce con forza artigiana, la precisione cristallina del gesto, l’estrema e fragile bellezza che ci dona, riguardano non solo lui ma tutti noi. Pierluigi, grazie alla sua ascesi, al coraggio con cui ha affrontato la scelta della poesia vista come totalità, sta creando un immaginario condiviso, un innalzamento di coscienza e di prospettive per una intera comunità. Ci dà la possibilità di riconoscerci in qualcosa di più bello e di più alto, regala le esatte parole che un domani saranno la sostanza del nostro ricordo, ciò che ci permetterà di essere noi stessi e di tramandare un insegnamento ai nostri figli.”

La gnura puisia

Salvatore Camilleri ha fatto convergere nella poesia siciliana, vita, sogni ed interessi trasformandola  in un reale modo di vivere la vita

Catania non è soltanto una città di scontri e di omicidi è essenzialmente una città d’arte che ha dato i natali a personaggi che – tratteggiando i caratteri poetici e culturali della loro terra – sono penetrati nel tessuto ostico del classicismo. Tra di loro Salvatore Camilleri è riuscito a riscattare, nei contenuti e nella forma, la poesia siciliana donando lustro e dignità ad un linguaggio che altrimenti sarebbe rimasto estraneo e relegato ai margini della cultura dominante.
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