Prisco De Vivo, L’inutilità dello specchio

Riflessioni su un percorso spirituale e misericordioso nel tempo della pandemia

Nel nostro tempo difficilmente aumenterà la nostra capacità di elevazione al sublime. Nella maggior parte di noi c’è una continua interazione all’ovvio, alle dinamiche più sconcertanti della banalità (modello imprescindibile del nostro tempo); così, drammaticamente, ognuno di noi all’ombra delle proprie pene è consapevole di questa triste realtà.

Continua a leggere

Tardi

Dell’amore ti accorgi troppo tardi,

come di quella stella che d’un tratto

precipita, cometa di un minuto,

che non hai fatto in tempo a formulare

un desiderio. Forse ti ricordi

di amare troppo tardi, quando è notte,

e in sogno ti riappare la promessa.

Forse la stessa nota suona adesso,

e ne hai bisogno, come il respirare,

ma non è più lo stesso.

Soprattutto

Era bello vedere come in Cristo,
da lì, da quella vetta di parole,
lo strepito del mondo accusatore,
nel sale e nella luce, da quel vivere
inoltrato nel nulla, e solo allora
il conto della serva, la pressione
dal basso, l’attenzione all’ipostatico
momento, il turbinare delle piaghe,
l’amore che vinceva sopra tutto,
e soprattutto il cuore.

Sulla soglia

Così com’è, intera, declinata 

in forme preordinate, in tagli uguali, 

dentro rade radure, o boschi oscuri, 

trillando fra i trapassi di migranti 

stormi, curvi di sogni che trapelano

dai possibili ultimi passanti, 

come canti risorti dalla ferma

voglia, no, dalla doglia, l’urlo, l’alto

ricorso alla preghiera, sulla soglia. 

Presenza

Un segreto della vita è la presenza: tu sei presente, e questo colma il vuoto, che ha sempre un pretesto per esistere. Se dimentico l’altro, dimentico la possibilità stessa di essere: sono un indefinito che soffre inutilmente. Con l’altro, ogni dolore è utile, porta in qualche luogo di bellezza misteriosa. Ricorda, dunque: la memoria autentica è presenza, e la presenza è vita.

L’esercizio spirituale

L’esercizio spirituale della mia vita è questo: far passare tutta l’esperienza, fisica, psichica e pneumatica attraverso l’amore. In paradiso, infatti, lo Spirito Santo ci mostrerà tutto quello che di noi è passato per l’amore. Per questo bisogna amare il peccato perdonato, la sofferenza purificatrice, i nemici che ci hanno messo alla prova: tutto verrà trasfigurato dall’amore eterno di Dio, resterà avvolto nella Sua luce intramontabile.

Tempi nuovi

di Serena Fioris

L’Organizzazione Mondiale della Sanità, trent’anni fa, annunciava come imminente la scomparsa delle epidemie grazie al progetto Salute per tutti entro l’anno 2000. Rientrava in un piano dell’OMS, il quale manifestava la speranza che gli inizi del XXI secolo non avrebbero più visto epidemie tra gli abitanti della terra. Oggi la stessa organizzazione registra una pandemia con più di un milione di contagiati.

In questi tempi, più che dalla scienza, è dalla letteratura che giungono parole significative. Queste sono quelle della scrittrice polacca Olga Tokarczuk, premio Nobel nel 2018:

Continua a leggere

L’impero

Mi interessa il cuore. Oggi, la mente che governa il mondo fa di tutto per nasconderlo alla vista. Perché scendere nella verità del proprio cuore è la rivoluzione più insidiosa. Affoghiamo in un mare di immaginette, cuoricini, abbraccini, nella melassa che rende tutti uguali, tutti innocui. Se arriva uno che parla dal profondo, le chat ammutoliscono: è uno scandalo pensare, un’offesa al diktat della mente al potere. Non cederò mai più al linguaggio degli schiavi. Spezzerò per primo le catene. Noi siamo di Cristo, la Parola. Non saremo mai sudditi ubbidienti dell’impero della Grande Idiozia. Ce ne sono abbastanza. 

La sorgente della vita

Si era dimenticato. Per questo soffriva, e non sapeva perché. Si lasciava ferire, si adirava, il veleno giungeva dappertutto, ossia il pensiero cattivo, di cui parlano i Padri, che si appropria della mente e del cuore, che ti mostra la vita con il filtro dei tuoi traumi. Si era dimenticato che avrebbe dovuto e potuto perdonare. Se avesse perdonato i genitori, se avesse riportato alla memoria gli eventi in cui s’era sentito abbandonato, tradito, e avesse sussurrato, dal profondo del cuore: perdono, perdono, perdono, si sarebbe aperto lo scenario della realtà com’è, delle persone come sono, del mondo senza la proiezione fuorviante delle sensazioni negative. Solo adesso viveva nella pace. Riattingeva alla sorgente della vita che scorreva anche prima, ma era lui che la ignorava, come quando qualcuno ti sorride, e tu non te ne accorgi. Ora poteva dire: guardami, sono qui: ricominciamo. 

L’ultimo giorno

Oggi è l’ultimo giorno di vita, per Terenzio. La sveglia è alle cinque e un quarto, come sempre, ma apre gli occhi prima che squilli. L’ha puntata per non perdere un minuto del tempo che gli resta. Come ogni mattina, legge un pensiero religioso, poi strappa la pagina del calendarietto: ha un sussulto al pensiero che sia l’ultima. La guarda diversamente dalle altre, come fosse “la sua”. In effetti è così: il giorno che vai via è il tuo giorno, il dies natalis, dicevano i Padri, il giorno natalizio.

Continua a leggere

Tornare a casa

Quando tornai a casa ebbi una strana sensazione: le strade erano vuote, gli esercizi chiusi, come se un ordigno sconosciuto avesse, eliminando le persone, lasciato intatte le cose. Non ero pronto a essere l’ultimo uomo sulla terra. Mi chiedevo come sarei sopravvissuto, quante operazioni d’emergenza avrei dovuto improvvisare. Tutto a un tratto, mi rendevo conto dell’importanza degli altri: non degli altri simpatici o antipatici, amici o nemici; gli altri e basta, col loro contributo alla vita sociale, la solidarietà spontanea, anche involontaria. Pure se non gli vai a genio, un panettiere ti serve, e così un benzinaio. Non c’era più nessuno: avrei dato un occhio, una mano, per entrare in contatto con un essere vivente. Raccolsi le energie, mi feci coraggio, scesi dall’auto ed entrai in casa. Davanti alla scrivania c’era il quadro della Vergine Maria: d’istinto, l’abbracciai, la baciai, Le dissi “Maria, aiutami, non abbandonarmi!”. All’improvviso, vidi il mondo dall’alto, l’enorme sfera azzurra che girava, portandosi dietro il dolore della gente, le risa sfrenate, l’ultimo respiro dei morenti, il pianto dei neonati. Sentii i clacson delle auto, i fischi dei vigili, le televisioni accese nelle abitazioni. Vicino a me, risuonò la voce stridula di una giornalista: restate in casa, restate in casa! Allora era per questo. Salii le scale e mi buttai sul letto: non ero più l’ultimo uomo sulla terra. Per la prima volta, provai amore per tutto ciò che esiste.

Coronavirus. Appello di Franco Arminio

Le passioni, quelle intime e quelle civili, aumentano le difese immunitarie.

Essere entusiasti per qualcuno o per qualcosa ci difende da molte malattie.

La questione è virale, ma è anche teologica. La vicenda terrena è misteriosa, lo era anche prima del virus. Se non potete stringere la mano agli uomini, stringetela a Dio.

Capire che noi siamo immersi nell’universo e che non potremmo vivere senza le piante mentre le piante resterebbero al mondo anche senza di noi. Stare un poco di tempo lontani dai luoghi affollati può essere un’occasione per ritrovare un rapporto con la natura, a partire da quella che è in noi.

Continua a leggere

Per strada

– Come mai è uscito? – E lei? – Devo andare in farmacia. – È urgente? – Evidentemente sì. – Deve essere sicuro. – Sarò responsabile di me stesso? – Di irresponsabili ce ne sono tanti. – E lei? Perché è uscito? – Io sono il virus.  – E gira così, indisturbato? – L’ho spiegato nelle lettere all’umanità circolate in questi giorni. – Non se ne può più. – È vero. È un aspetto letale del contagio. – Quando pensa di andarsene? – Mi faccio due conti: san Bernardino diceva che la pestilenza è legata a guerre e carestie. – Lei crede ai santi? – Anche loro contagiano la fede. – A che punto è arrivato coi calcoli? – Ho pensato di girare fino a questa estate. Poi penseranno d’esserne usciti, e arriveranno i miei fratelli. – Vuol dire che non ne usciamo più? – Non è detto. – In che senso? – Ne esce chi non c’è mai entrato. – Lei parla troppo per enigmi. Chi è che non c’è entrato? – Chi si affida a Dio: è l’unico che conosce il vaccino. – Mi sta dicendo che devo andare a messa? – Non ci può andare, in questa fase. – E che dovrei fare? – Quello che non fa nessuno. – E cioè? – Non avere paura. – Basta questo? – Sì. – Grazie. – Ma non lo dica a nessuno. – Perché? – Perché poi io che faccio?

da qui

Croce con amore. Covid 19

 di Rosa Salvia

E sta l’ambiguo stupore / di contagi inattesi / di vicende inaudite / e non si discerne verità di parola / si va d’oltranza in oltranza / si naviga / ciechi. 

Il Covid – 19 ci ha colti tutti di sorpresa in quest’osceno bisticcio di notizie crivellato di spettri,

in questo regno evanescente dell’apparizione di scienziati e di politici che s’azzuffano, in questa incertezza di motivazioni oggettive per collegare fra loro elementi inconciliabili.

Da una parte l’onnipotenza della tecnologia, dell’era digitale, dei grandi colossi come Google, Amazon e soci, della dittatura dei social che consentono a ciascuno di costruirsi un’immagine di narcisistico autocompiacimento a proprio uso e consumo, dall’altra l’improvviso precipitare nel vuoto, nella precarietà della propria piccolezza di fronte a una natura che continua a essere terrificante come nei secoli più lontani della storia.

Continua a leggere

8 marzo

L’8 marzo fa pensare alle donne. Personalmente, credo che la donna sia indivisibile dall’uomo. Sono fatti per costruire insieme. È un cammino di purificazione, che richiede una morte. Se muoio al desiderio di autoaffermazione, all’istinto di impormi, si apre lo scenario della relazione autentica. L’altro non è più un concorrente, ma il partner di una danza che riflette l’armonia di un universo visto con altri occhi. La prospettiva è quella di una assoluta parità, perché si fa a gara a dare all’altro più importanza che a sé. L’8 marzo diventa, così, una data condivisa.

Chi sono io?

Un giorno, tanto tempo fa, incontrai un ragazzo con un quaderno tra le mani. Gli chiesi di poterlo vedere. C’era scritto: chi sono io? Mi colpì molto, al punto che, da allora, la domanda è sempre riaffiorata nel mio cuore. Oggi mi guardo dentro e capisco di essere ciò che, dopo tanti anni, non si è perso: il progetto di Dio su di me, il suo amore indefettibile, le persone che mi ha messo accanto. Comprendo che il peccato è disconoscere questo. Dire: quello che mi hai dato, non lo voglio. Chi sono io? Un dono, fatto e ricevuto. Un dono da donare. Ciò che rimane.

Da sotto

Ed eccoci così, per festeggiare
questo tuo compleanno nell’eterno
trascorrere del tempo. Sei per me
sempre il Mario dei viaggi interminabili,
dei poveri perduti, della birra,
le pennette al salmone ed il risotto.
Ti aspetto ogni mattina mentre guardo
il sole che si affaccia alla finestra.
Auguri, amico mio, da qui, da sotto.

PAOLO CIAMPI, “COSA NE SAI DELLA POLONIA”

Recensione di Giovanni Agnoloni

Paolo Ciampi

Cosa ne sai della Polonia. In bicicletta nella terra degli addii e delle cicogne

Fusta Editore, 2018

Parlare di Polonia per me significa parlare di una seconda casa, sia perché ci ho abitato, sia perché è così che mi sento tutte le volte che ci ritorno. Leggere questo libro di Paolo Ciampi, perciò, ha avuto un significato speciale. Eppure, anche al netto di tutto ciò, è un’opera di grande pregio.

Cosa ne sai della Polonia. In bicicletta nella terra degli addii e delle cicogne non è solo un itinerario cicloturistico tra Varsavia e i laghi e le cittadine della Masuria. Lo definirei piuttosto – senza voler cadere nell’enfasi retorica – un percorso nella memoria, personale dell’autore, sì, ma soprattutto dei luoghi e dei popoli che li hanno abitati.

Fin dalla capitale, Varsavia, che considera un luogo di partenze e di addii, cogliendo un aspetto cruciale della sua storia così ricca di drammi, l’autore inizia un percorso non solo fisico, ma mentale ed emotivo – sulle ruote e a colpi di kayak – lungo le strade e i laghi di una regione primigenia, la Masuria, densa di ricordi ancestrali e di stratificazioni di tracce storiche progressivamente più recenti, passando per le vicissitudini della lunga fase in cui questa parte della Polonia non esisteva più come territorio polacco, ma faceva parte della Prussia. Del resto, tutto il paese, per 123 anni (dal 1795 al 1918) fu cancellato dalla mappa d’Europa, anche se fu in grado di resistere nella cultura, nei libri e nella persistente memoria popolare, salvo poi, dopo una breve stagione di libertà, affondare negli orrori della seconda guerra mondiale e, a seguire, del comunismo sovietico. Continua a leggere

“DIARIO DELL’ALPINO FRANCESCO MACCARIO”

Da Diario dell’alpino Francesco Maccario, a cura di Paola Maccario (ed. arabAFenice)

2 settembre 1944

Le mie condizioni sono sempre stazionarie. Faccio il calcio endovenoso, passo qualche ora a leggere il vangelo ed altri libri religiosi che mi da il cappellano: la vista mi è ritornata normale con una leggera anisocoria soltanto.

3 settembre 1944

In questa lotta di vita o di morte penso sovente ai miei cari ed alla mia cara lontana: immagineranno che in questi giorni sto combattendo contro la morte una lotta decisiva!?

4 settembre1944

Nella mia camerata ho tre cari amici: Fantozzi e Stoppane (romani), Pafundi (napoletano) i quali mi cantano canzoni bellissime delle loro città lontane tenendomi di buon umore. Continua a leggere