Archivi categoria: Divagazioni

La libertà è un’altra cosa

gabbiaSono veramente perplessa e dispiaciuta dal tipo di prese di posizione sulla questione “burkini” che ho letto sulle bacheche di Facebook di gloriose femministe, compagne, amiche. Al di là del goffo editto francese (che mi pare più manipolatorio e dettato da un desiderio di ridicola “vendetta”, che non da un progetto politico), è piuttosto inquietante per me sentire impugnato un valore di “libertà” per la questione, come se questa libertà esistesse, ma soprattutto come se l’argomento non facesse parte di diritti costituzionali sui quali non è legittimo a mio avviso accettare alcun compromesso. Il rispetto delle culture non può eliminare quei valori morali, etici e politici che sono il frutto di 200 anni di cammino illuministico e oltre 100 anni di lotte femministe. Tollerare che a una donna sia imposto dalla propria convenzione sociale (che lei la possa “accettare” o meno è un’altra questione: la verità è che non ha possibilità di scelta pena l’esclusione dal suo gruppo di appartenenza) una copertura che non protegge la sua libertà, ma tutela unicamente il timore del suo Patriarca (chiunque sia: marito, fratello, padre, nonno, capo della comunità) di perderne, foss’anche per una mera fantasia sessuale, il suo esclusivo possesso e sottomissione. Di questo si tratta.
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Sporcabile Mela

la piccola melaSono appena tornata dalla mia quarta visita a New York. L’ultima volta fu 12 mesi prima della demolizione controllata delle torri gemelle, 16 anni fa. Carlo Giuliani non era ancora morto e dall’allegria dei suoi pochissimi anni pensava a un mondo migliore e possibile − che non ci fu, quando tutte le bocche vennero tappate dalla Grande Lacerazione che rimise in moto l’economia mondiale con il warfare. E l’altro mondo non fu più possibile e dovette chinare la testa e riporre la coda tra le gambe. Nulla di nuovo poté più essere incisivo, ci accontentammo di obiettivi piccoli, noi che ci avevamo creduto: decrescita home made, riciclo, riuso, attenzione ai consumi, e altri piccoli speranzosi granelli di sabbia che infiliamo nella clessidra del tempo sperando finiscano anche in qualche ingranaggio.
L’ultima volta a New York − prima di tutto questo e prima di trasferirmi in Svezia dall’Italia − la City mi era rimasta nel cuore, e mi dicevo che sarebbe stato divertente se la vita mi avesse servito sul piatto della casualità un paio di anni di soggiorno lì, per qualche misterioso percorso. Una finestra di vita a Manhattan, mi immaginavo, per vivere un quotidiano così big shot. Continua a leggere

La Piùpausa

menopausaNon ho avuto inizi facili. I miei primi vent’anni sono stati un urlo trattenuto e rappreso, scivolato via nel gorgo della morte di mia madre e di mia nonna. Non ho avuto spazio emotivo per vivere il mio menarca, o la mia sessualità, o la mia bellezza. I successivi venticinque ho cercato di riprendermi da quello spavento, come un gatto sfuggito alle fauci di un cane se ne sta arrampicato sul muro a leccarsi una zampa. E neanche in quegli anni ho potuto vivere le emozioni collegate ai cambiamenti fondamentali del mio corpo − gestazione e maternità − perché ero sterile.
Mi ricordo che fino a poco tempo fa ogni tanto facevo qualche battuta sull’avere le caldane, nei giorni più torridi d’estate, con quel filo di disprezzo impaurito che si prova per un tempo brutto da cui si pensa irrazionalmente di essere esenti. Continua a leggere

Il reuccio e il bene che non vediamo

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Eppure era lì per aggiustare le cose, per fare, con equilibrio ed equità, le riforme necessarie e le scelte economiche urgenti, attese dalla maggior parte degli italiani.

Invece il reuccio che fa? Esattamente il contrario, in continuità e in empatia perfetta coi governi di destra, e con la protervia fanfarona dell’innovatore che ripete come un mantra, in ogni occasione, il gran bene che sta facendo per l’Italia e gli italiani. C’è chi gli crede, grazie alle tivù di Stato che lo rincorrono e ne moltiplicano il verbo e l’immagine, come se la favola, a forza di ripeterla, si auto realizzi. A credergli sono innanzitutto i beneficiari delle risorse pubbliche, e quindi, nell’ordine: banche, multinazionali e grandi imprese, lobby professionali, l’ampia corte di politici e alti dirigenti di enti pubblici.

La maggioranza degli italiani ha elevato invece un muro di diffidenza e di aperta contrarietà per la sua politica, e si moltiplicano le manifestazioni e le iniziative nelle piazze contro le scelte del Governo e del Parlamento. Il reuccio non ne ha infatti azzeccata una: la pessima riforma sulla scuola, l’abolizione dell’art. 18 dello statuto dei lavoratori, il rifiuto di modificare la legge Fornero sulle pensioni, la pericolosissima controriforma costituzionale unita all’altrettanto pessima riforma elettorale (italicum), la normativa che consente di estrarre idrocarburi dal sottosuolo marino fino ad esaurimento del giacimento, il Job act come ricetta per l’occupazione, la destinazione di enormi cifre per gli investimenti infrastrutturali a vantaggio delle solite lobby. Continua a leggere

Lettera a un’agente editoriale

di
Roberto Plevano

Caro Luca P.,
… il libro è il grande investimento di tempo ed energia dell’autore… non ne farà altri per chissà quanto…
… I lavoratori della filiera del libro, invece, sono dentro il meccanismo del mercato (ahimè, ci devono vivere) che richiede novità continue, e hanno sempre meno tempo…
… Giornate intere davanti al PC a sbrigare corrispondenza…
… non mollare la scuola! Più produttiva e incisiva di un libro…

Anna G.
Agente editoriale in Milano

Sabato è stato giorno di ricreazione, mi do al passatempo preferito. Verso sera scambio due parole con il mitico campione italiano – siamo pochetti, alcune scarse migliaia, ci si conosce un po’ tutti. Gli chiedo se dopo tanti anni – siamo sullo stagionato, il suo record è del 2001 – si diverte ancora a venire sui monti, a passarci tanto tempo, a curare l’attrezzatura, a pianificare, ecc. ecc. Al che mi ha guardato un po’ stupito, ha alzato la testa – secondo abitudine, non distoglierebbe gli occhi da quello che ha per le mani. Non è il genere di domande che si sente fare, di solito si sta più sul tecnico.
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A me piacerebbe vederne una…

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Viviamo in anni di veloci (e feroci) cambiamenti. La frase viene pronunciata così spesso che sta rischiando di trasformarsi a sua volta in qualcosa di diverso da quello che ha sempre e che sempre dovrebbe significare. Tutto cambia, in fin dei conti, e a sopravvivere è ogni volta quello che sa modificarsi in tempo al tempo che sta attraversando, fino a riuscire, nei migliori dei casi, a mantenere intatta l’identità di partenza mentre si propone nuovi punti d’arrivo.
Oggi questo vale anche e soprattutto per i libri in cartaceo, che l’oramai consolidata rivoluzione digitale sta relegando negli angoli più remoti delle nostre città, in piccole librerie che assomigliano sempre più ai negozi di vinili per gli appassionati di musica. Ma il mercato si modifica, alcune librerie Continua a leggere

“QUI SI (RI)FÀ LA DEMOCRAZIA O SI MUORE. PER UNA NUOVA PRATICA DEMOCRATICA” di Giovanni NUSCIS

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Il 9 e 10 gennaio si è tenuto a Bologna un incontro nazionale organizzato dall’associazione “PrimaLePersone, per l’Assemblea Permanente” dal titolo “Dalla rappresentanza politica all’autorappresentanza del mondo sociale”.

 

Chi ha partecipato all’incontro di Bologna, come lo scrivente, ha avuto la conferma che si sia imboccata finalmente la strada verso una qualità di relazioni e di pratiche politiche autenticamente democratiche, nel confronto e nelle decisioni. Senza per questo sottovalutare le difficoltà e le resistenze nel passaggio tra il sistema politico attuale (antidemocratico, corrotto, liberticida) e quello auspicato (inclusivo, aperto, fortemente etico, coerente con lo spirito e i principi della Costituzione repubblicana).

E come in ogni fase storica di decadenza – in larga parte segnata, nel nostro caso, dal modello economico impostoci (quello neoliberista, forte anche del condizionamento dell’informazione e del sistema culturale) che  genera guerre, povertà, distruzione, avvelenamento dell’ambiente, spreco e depauperamento di risorse –  il seme di questa società in metastasi dovrà necessariamente morire perché si generi nuovo frutto. Continua a leggere

Due o tre cose che (forse) non sapevate su Babbo Natale (replay)

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E’ cosa risaputa che i post non si debbano mai ripetere… eppure i libri vengono ristampati, i film e le serie televisive vengono ritrasmesse e, soprattutto sotto Natale, c’è una generale tendenza alla ricerca di qualcosa che abbia fatto parte dell’anno precedente. Per chi allora l’anno scorso l’avesse perso, o per chi vorrebbe che anche quest’anno gli fosse ricordato, vi ripropongo “due o tre cose che (forse) non sapevate su Babbo Natale“, augurandovi una buona lettura, delle serene vacanze e ovviamente tanti ma tanti regali da Babbo Natale (o da chi per lui)…

Tutto è cominciato con la mia compagna che mi chiedeva se mi ricordavo i nomi delle renne di Babbo Natale. “Dasher, Dancer, Prancer, Vixen, Comet…” ha detto, “e poi?”
Avevo appena finito di cucinare. Erano le 9.30 di sera. Fuori pioveva. La mia compagna era riuscita ad addormentare nostro figlio dopo due lunghe ore di discussioni, trattative, letture e domande su Babbo Natale.
“I nomi delle renne?” ho ripetuto assumendo quella cognizione di causa che tutti i padri devono avere quando si tratta di questioni riguardanti i propri figli.
‘Perché’, stavo pensando, ‘hanno dei nomi?’
Mi ha guardato. La mia Continua a leggere

L’attesa

De Laurentiis
[Segue da qui]

Ci chiedevamo dunque: il Napoli è una fede? Di certo, è qualcosa che mobilita le masse, le coinvolge in un evento biblico di chiamate e migrazioni, di trasferte rischiose dove si entra in contatto con popoli diversi, di credenze opposte. Continua a leggere

Questo gol

Napoli
[In vita mia, ho pubblicato persino due articoli sul calcio: tra l’altro, su un sito prestigioso della mia città natale. Agosto mi sembra il mese giusto per rendervene conto. Qui di seguito, il primo. Domani toccherà al secondo.]

Col Napoli non bisogna esagerare: è una squadra di calcio. Se fosse una fede, sarebbe un pericolo mortale: potrebbe rivelarsi un idolo, muto e sordo come gli idoli, un dio che non ti può salvare e che anzi ti procura più dolori che gioie. Continua a leggere

La sfida più stimolante

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Ne avevo già parlato, della necessità e del dovere e della bellezza di un ‘leggere’ liberato da quell’alone d’intellettuale elitarismo che soprattutto dalle nostre parti è diventato col tempo allergia nazionale e cronica disabitudine alla lettura.
Poi, nel supplemento domenicale del Corriere della Sera, ecco alcune pagine dedicate a #ioleggoperché, un’iniziativa nazionale per la promozione del libro e della lettura organizzata dall’Aie (Associazione Italiana Editori) con la partnership del Corriere, di Repubblica, di Mondadori e di Raitre.
Veniamo così a conoscere i Summer readings statunitensi e la filosofia open source di Peter Brantley – per cui occorre “leggere dappertutto, qualunque cosa e su qualunque supporto” – per poi andare in Sudafrica a confrontarsi con programmi e progetti educativi portati avanti da Neville Alexander (compagno di lotta di Nelson Mandela) fino a tornare in Continua a leggere

Ditemi la verità

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Stuff I’ve been reading di Nick Hornby, pubblicato da Penguin per il mercato in lingua inglese (e in Italia uscito insieme ad altri volumi con Guanda – vd bibliografia in fondo a questo articolo) è stato definito dalla critica d’oltreoceano in varie maniere: un resoconto, un’antologia, un diario, una sorta di reportage, un’invito alla lettura, un divertissement. Il testo è, in primis, una raccolta degli articoli usciti tra il 2006 e il 2011 sulla rivista americana The Believer, dove l’autore britannico teneva una rubrica dedicata ai libri che di mese in mese leggeva. Questa sorta di resoconti della propria esperienza di lettore prima ancora che di scrittore, esperienza di chi compra libri, legge libri, ama parlare di libri o prendersi di tanto in tanto una vacanza dai libri (o coi libri) ci dice molto sullo scrittore inglese ma ci dice ancora di più, e in maniera ben più importante, sul ruolo che i libri hanno nelle vite di chi li legge. Si va dall’intramontabile e amatissimo Dickens Continua a leggere

E’ triste, papa. Ma è bellissimo.

Alle volte ci sono storie e autori senza i quali la nostra vita perderebbe una parte importante di quel senso che tanto a fatica siamo riusciti negli anni a scovare, proteggere e nutrire.
Spesso la maniera in cui queste storie ci raggiungono ha a che vedere col caso: la copertina di un libro su cui il nostro sguardo si è impigliato mentre camminavamo in una libreria, o un programma televisivo che non avevamo intenzione di guardare, o, infine, (è raro che accada ma alle volte può accadere) la combinazione di queste cose unite a un’infinità d’altre simili, appena differenti o distantissime.
L’autore è, in questo caso, Continua a leggere

Due o tre cose che (forse) non sapevate su Babbo Natale

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Tutto è cominciato con la mia compagna che mi chiedeva se mi ricordavo i nomi delle renne di Babbo Natale. “Dasher, Dancer, Prancer, Vixen, Comet…” ha detto, “e poi?”
Avevo appena finito di cucinare. Erano le 9.30 di sera. Fuori pioveva. La mia compagna era riuscita ad addormentare nostro figlio dopo due lunghe ore di discussioni, trattative, letture e domande su Babbo Natale.
“I nomi delle renne?” ho ripetuto assumendo quella cognizione di causa che tutti i padri devono avere quando si tratta di questioni riguardanti i propri figli.
‘Perché’, stavo pensando, ‘hanno dei nomi?’
Mi ha guardato. La mia Continua a leggere

Non respiro

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Viviamo in un mondo in lotta tra diritti e soprusi, povertà crescente e ricchezza sempre più concentrata nelle mani di pochi. Viviamo in una società basata sempre più sui conflitti, di razza, di genere, di religione e non ultimo, appunto, di ricchezza, che poi è divenuta l’attuale scala di valori su cui giudicare gli altri, dopo la scomparsa di quel concetto di ‘classe’ che tanto a lungo aveva caratterizzato il secolo scorso.
Dagli Stati Uniti, nazione che fino a non molti anni fa veniva indicata come luogo simbolo delle lotte per i diritti civili, e che all’indomani dell’elezione di Barack Obama sembrava aver definitivamente superato i fantasmi della discriminazione razziale, arrivano ogni giorno storie di violenze e ingiustizie operate dalle forze dell’ordine nei confronti di persone di colore. In Italia più che il colore sembrano contare (come spesso accade dalle nostre parti) le conoscenze. E così, per un’escort appena maggiorenne che fa la vita della milionaria tra il Messico e Dubai, ci sono i vari Giuseppe Uva, i Federico Aldovardi, gli Stefano Cucchi, entrati Continua a leggere

Nella Culla della Civiltà

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Due notizie, uscite negli ultimi giorni, che sembrano restituire meglio di tante statistiche la distanza che ancora ci separa dal Paese che vorremmo e che potremmo essere.
Da una parte l’orsa Daniza, uccisa per via di un dosaggio eccessivo di anestesia dovuto al tentativo di catturarla (per farne che?) dopo che aveva aggredito un cercatore di funghi diverse settimane fa: l’orsa in questione, adottando un comportamento perfettamente in linea con la natura che la contraddistingue, aveva inseguito e ferito il fungaiolo che si era avvicinato troppo (involontariamente, va detto) ai suoi due cuccioli.
L’altra notizia ha a che vedere con l’attacco mortale da parte di uno squalo bianco ai danni di un surfista di circa 50 anni a Byron Bay, nella Sunshine Coast australiana. La vittima si trovava a pochi metri di distanza dalla popolare spiaggia a nord di Sydney e malgrado l’intervento di un coraggioso bagnante (che rischiando la propria vita ha raggiunto il surfista a nuoto e l’ha trascinato fuori dall’acqua) è deceduta prima di raggiungere la riva. Una volta individuato dai bagnini e dalla guardia costiera, lo squalo è stato spinto nuovamente verso il largo con l’utilizzo di un elicottero e di alcuni jet ski: il grande squalo bianco è una specie protetta e la sua uccisione non è autorizzata.
Il resto è realtà. Legge della natura.
Le due notizie, messe l’una di fianco all’altra, si commentano da sole. Lo strascico di polemiche seguito al ferimento del cercatore di funghi, con conseguente campagna da una parte a interrompere il ripopolamento dei nostri boschi e dall’altra a sostenerne le ragioni (insieme alla difesa della vita di Daniza che, inspiegabilmente, è apparsa fin da subito in pericolo) ha avuto il tragico e inspiegabile epilogo che tutti temevano: l’orsa è stata uccisa, del futuro dei suoi due cuccioli poco o nulla si sa, il fungaiolo si sta rimettendo e nessuno si è preoccupato di avvertire gli altri orsi presenti nei nostri boschi che venire reintrodotti nel proprio territorio è una cosa, comportarsi secondo la propria natura è un’altra. In fin dei conti, diciamo o no d’essere la culla della Civiltà?

Io sosia di Monicelli

Monicelli
di Augusto Benemeglio

1. Muoiono solo le teste di cazzo

Anche oggi, per l’ennesima volta , una bella infermiera bionda mi ha detto, Chissà quante volte l’avranno scambiata per Monicelli, vero?.
Già, dico io, abbiamo tutti almeno sette sosia, sette vite da vivere , sette possibilità di essere perdonati , sette Avatar, sette città da visitare , città invisibili con panorami incredibili, il segno la memoria il desiderio , gli scambi, gli occhi, gli odori ,la morte. La cosa strana lo sa qual è ? E’ che mi succede sempre negli ospedali , dove lui non ha voluto aspettare la morte , ma ha preferito anticiparla , buttandosi dal quinto piano . E a dire il vero, un po’ lo capisco, anche se a 95 anni non si suicida nessuno. Questo lo ha detto Umberto Veronesi , che avrà fatto le sue brave ricerche in merito, anche se il tempo in lui – il grande Mario Monicelli, dico – si era come cristallizzato . si era bloccato, sospeso, ambiguo, in bilico costante, tra un tenace passato e un indecifrabile futuro, tant’è che a un certo punto – pur con tutta la sua ironia e il suo umorismo – forse cominciava davvero a credere che non sarebbe morto, perché, in fondo, come amava ripetere , Muoiono solo le teste di cazzo! Continua a leggere

The Most Beautiful Bookstore in New York

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Una campagna di cui sono venuto a conoscenza grazie al blog ninehoursofseparation di Silvia Pareschi e che ho deciso di diffondere a mia volta.
La biblioteca Rizzoli di New York, altrimenti conosciuta come “The Most Beautiful Bookstore in New York” ha chiuso i battenti lo scorso 11 aprile. Il suggestivo edificio che da sempre la ospita, e che risale al 1905, verrà probabilmente demolito per lasciar  spazio all’ennesima speculazione edilizia della famiglia LeFrak, già colpevole della nascita di un quartiere d’ineguagliabile bruttezza nel Queens (LeFrak City ndr).
La Landmark Commission della Grande Mela, che poi è la commissione di NY per le Belle Arti, non ha riconosciuto al suggestivo edificio quello status di landmark che lo avrebbe salvato dalla demolizione. Come in tutte le tragedie moderne che si rispettino entra qui in scena quel connubio inestricabile di soldi ed efferatezza di cui vi risparmio i dettagli: da una parte c’è un pezzo d’architettura che ha contribuito a creare il fascino cosmopolita e intramontabile di una  città, dall’altra c’è la tendenza contemporanea a trasformare certa bellezza senza tempo (ma non immediatamente redditizia) in opportunità di guadagno facile e dal futuro non altrettanto significativo.
Non sono mai stato a NY, ma il giorno in cui ci andrò sentirò sicuramente la mancanza della sua libreria più bella.
Nel frattempo, malgrado la Libreria Rizzoli abbia già cominciato  a cercare una nuova sede (di certo meno suggestiva della  precedente) sono nati molti appelli e petizioni per provare a salvare perlomeno lo storico edificio che la ospitava da una fine ingloriosa. Trovate qui la petizione che anch’io, come tanti, ho firmato.
Un’ultima parola, e non solo per New York:
Non esiste futuro per un luogo che non riesce ad avere rispetto per il proprio passato.
Rifletteteci, quando capiterà anche a voi di passare davanti a un pezzo di città che sta per essere cancellato…

“L’EMERGENZA NON GIUSTIFICA I DANNI CAUSATI DALL’AUSTERITÀ” di Luciano GALLINO

DA REPUBBLICA

A fine 2012 un gruppo di giornalisti e politici greci presentava alla Corte Penale Internazionale dell’Aja una denuncia per sospetti crimini contro l’umanità a carico del presidente della Commissione Europea (Barroso), della direttrice del Fmi (Lagarde), del presidente del Consiglio Europeo (Van Rompuy), nonché della Cancelliera Merkel e del suo ministro delle Finanze Schäuble. A sua volta un’attivista tedesca nel campo dei diritti umani, Sarah Luzia Hassel, appoggiava la denuncia con una documentatissima relazione circa le azioni compiute dalle citate istituzioni a danno sia della Grecia che di altri Paesi, europei e no. Tutte azioni suscettibili di venir configurate addirittura come crimini contro l’umanità ai sensi dell’articolo 7 dello Statuto di Roma della Corte Penale dell’Aja. Si va dalla liquidazione della sanità pubblica alle politiche agricole che hanno affamato milioni di persone; dalla salvaguardia del sistema finanziario a danno dei cittadini ordinari alle ristrette élite che influenzano le decisioni delle istituzioni stesse, sino agli interventi nel campo del lavoro e della previdenza atti a ledere basilari diritti umani. Un altro documento ancora che accusa i vertici Ue di gravi forme d’illegalità, simili a quelle testé indicate ma senza etichettarle come crimini contro l’umanità, è stato pubblicato a fine 2013 dal Centro Studi di Politiche del Diritto Europeo di Brema, su richiesta della Camera del Lavoro di Vienna.
Per quanto è dato sapere i documenti citati sopra giacciono tuttora nei cassetti dei destinatari. Continua a leggere

Cominciamo bene (Parlare di politica? 0.3)

di
Roberto Plevano

Cominciamo bene. Nuovo governo, stessi disegni. Se qualcuno avesse avuto mai dubbi (visto che chi davvero ha speranze e attese in questo governo non ha mica tanti dubbi…).

Sì, è il caso di dirlo, cominciamo bene, da parte di chi dovrebbe saper usare una qualche elementare argomentazione, se non altro per competenze specialistiche, e non ricorrere a slogan senza senso.

Stefania Giannini è da sabato 22 febbraio ministro dell’Istruzione, Università e Ricerca, non si capisce se in qualità di segretario di ciò che rimane di Scelta Civica, oppure perché fino al 2013 rettore dell’Università per stranieri di Perugia.

Passano poche ore dal giuramento e rilascia una breve intervista a la Repubblica: il fantasiosissimo lessico d’elezione – soldi, investimenti, capitale umano, bilanci, valutazione, gestire, scegliere, e via menagerialando – definisce la comunità linguistica di appartenenza e, presumibilmente, le sue convinzioni.

Tra le mosse subito esibite non può mancare la sviolinata alle scuole paritarie (così colpite dalla crisi…):
«I soldi [pubblici, si capisce ndr] sono necessari per la scuola pubblica e quella paritetica, che non lascerò indietro»
e curiosamente null’altro si dice a proposito, per esempio sulle modalità di “investimenti in capitale umano” da farsi anche in quelle scuole, per non “lasciarle indietro”: è ben noto il fatto che i docenti delle paritarie vengano assunti in modo abitrario dalle direzioni, salvo fatto, e non sempre, il requisito dell’abilitazione.
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