Oltre il corpo, oltre il cuore

Sia chiaro, galleggeremo nel nulla. Ora siamo qui, la vita mostra di reggerci, ma è un filo sottilissimo e non sente se c’è sopra un elefante o una formica. Intanto salutiamoci. La vita ci rende guardinghi, ingenerosi. Invece bisogna dire dopo un giorno di confidenze: eccomi di nuovo qua. La vita ci fa vacillare, e ci chiama a rimbalzare da un attimo all’altro senza riparo. Altrimenti rifluisce nel suo buco convenzionale, buco che non si chiude mai.

L’abbraccio è il nostro segno della croce, a un soffio dalla solitudine mortale in cui operiamo. Chi non ama questo segno ci può essere anche utile a volte, ma non per noi.

La spaventosa, l’irrimediabile scomparsa possiamo vincerla solo qui, solo adesso, con gli occhi allungati fino la midollo per cercare il pane più chiaro dell’essere. Questo lavoro è un andare via dal mondo e dall’umano. Oltre il corpo, oltre il cuore. Non stiamo insieme per divertirci, o per sedurci. Bisogna che si sprigioni da noi una sorta di stupore leggero.

Dio verrà a trovarci nel momento in cui prendiamo a calci questi cani di gesso, questi pagliacci che hanno sempre il muso per terra. In un certo senso noi dobbiamo buttare all’aria la nostra vita. Come coriandoli. Dobbiamo stare attenti. Ancora qualche indugio e non riusciremo più a strapparci da noi stessi.

CARTOLINE DAI MORTI

*

Qui la fine della primavera e la fine dell’inverno sono piú o meno la stessa cosa. Il segnale sono le prime rose. Ne ho vista una mentre mi portavano nell’ambulanza. Ho chiuso gli occhi pensando a questa rosa mentre davanti l’autista e l’infermiera parlavano di un ristorante nuovo dove ti fanno abbuffare e si spende pochissimo. Continua a leggere

Elogio del corpo

1.

Il corpo sa tutto o quasi

Il corpo conosce l’acqua perché la beve

conosce l’aria perché la respira

il corpo conosce i baci che dà e riceve.

Molta fatica fa con le parole

che ascolta o dice,

lì si confonde

tra linfa e parassita, tra la chioma

e la radice.

 
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Scatto e pedalo

bicicletta e telefonino,
oggi scatto foto al paese nuovo,
scatto e pedalo
ascolto se mi arriva
pure qualche voce.
ho in gola la lieve amarezza
dell’estate che volge alla fine
ma scatto e pedalo
qui dove il disastro del mio cuore
si sposa col cuore del disastro
e andiamo avanti
mentre la luce scema
e il telefonino ormai pesca solo ombra,
ecco, l’ultimo scatto è nero,
fuori dal disastro c’è solo la prima stella
che appare in cielo.

vecchie strade

via orologio vecchio era molto lunga.

chi abitava all’inizio vedeva il tramonto

molto prima di quelli che lo vedevano alla fine.

la merda degli asini si raccoglieva

nella curva dove i ragazzi giocavano a pallone.

facevamo sul serio allora,

ci riempivano anche le vene di sudore. Continua a leggere

Il Poeta

il poeta, se ce n’è mai stato uno,
non sa niente
non vuole niente
non dice niente
non capisce niente
non trova niente
non sente niente.
il poeta, se ce n’è mai stato uno,
non l’ha creato dio,
era qui prima di adamo e prima di eva,
era qui da solo
e così è rimasto,
anche se poi è arrivata tante gente
per lui non è cambiato niente.

auguri in versi

le cose migliori che facciamo per gli uomini
sono quelle non rivolte a loro,
ma a qualche dio nascosto.
stare al mondo insieme agli altri
ma pensando ad altro
a un’invisibile immensità
fuori dalle stelle e da tutti gli universi.
il gesto più semplice e comune
il gesto che ci pò medicare
è stare fuori da ogni commercio
con gli uomini, non aspettarci niente
da noi e da loro.
essere fuori da ogni scopo
essere niente questo è il tesoro.