PAOLO CIAMPI, “COSA NE SAI DELLA POLONIA”

Recensione di Giovanni Agnoloni

Paolo Ciampi

Cosa ne sai della Polonia. In bicicletta nella terra degli addii e delle cicogne

Fusta Editore, 2018

Parlare di Polonia per me significa parlare di una seconda casa, sia perché ci ho abitato, sia perché è così che mi sento tutte le volte che ci ritorno. Leggere questo libro di Paolo Ciampi, perciò, ha avuto un significato speciale. Eppure, anche al netto di tutto ciò, è un’opera di grande pregio.

Cosa ne sai della Polonia. In bicicletta nella terra degli addii e delle cicogne non è solo un itinerario cicloturistico tra Varsavia e i laghi e le cittadine della Masuria. Lo definirei piuttosto – senza voler cadere nell’enfasi retorica – un percorso nella memoria, personale dell’autore, sì, ma soprattutto dei luoghi e dei popoli che li hanno abitati.

Fin dalla capitale, Varsavia, che considera un luogo di partenze e di addii, cogliendo un aspetto cruciale della sua storia così ricca di drammi, l’autore inizia un percorso non solo fisico, ma mentale ed emotivo – sulle ruote e a colpi di kayak – lungo le strade e i laghi di una regione primigenia, la Masuria, densa di ricordi ancestrali e di stratificazioni di tracce storiche progressivamente più recenti, passando per le vicissitudini della lunga fase in cui questa parte della Polonia non esisteva più come territorio polacco, ma faceva parte della Prussia. Del resto, tutto il paese, per 123 anni (dal 1795 al 1918) fu cancellato dalla mappa d’Europa, anche se fu in grado di resistere nella cultura, nei libri e nella persistente memoria popolare, salvo poi, dopo una breve stagione di libertà, affondare negli orrori della seconda guerra mondiale e, a seguire, del comunismo sovietico. Continua a leggere

“Via da Sparta” – Intervista a Carlo Menzinger

Testo introduttivo e intervista di Giovanni Agnoloni

Carlo Menzinger di Preussenthal, scrittore nato a Roma ma residente a Firenze, si muove tra ucronia e distopia. L’anno scorso è uscito il primo atto di una serie ucronica intitolata “Via da Sparta”Il sogno del ragno (Porto Seguro editore). In uscita in questi giorni, il sequel Il regno del ragno: domani 29 settembre, il libro verrà presentato in anteprima a “Firenze Libro Aperto” viene presentato (alle ore 16,30 allo stand di Porto Seguro Editore).

In quest’intervista con l’autore, cerchiamo di sviscerare potenzialità derivanti da questi scorci – e incroci – di generi diversi.

Il tuo approccio alla narrativa fonde generi diversi, su tutti la distopia e l’ucronia. Che significato particolare assume la combinazione di ipotesi a-storiche con visioni antiutopiche? In altre parole: immaginare fatti mai accaduti nella storia vera può aprire squarci di comprensione intuitiva sulle non rosee prospettive per la specie umana anche oggi?

Se solo potessi avere abbastanza tempo scriverei libri di ogni genere, ma, in effetti, ucronia e distopia sono spesso presenti nella mia produzione attuale. Massimo Acciai Baggiani nel suo saggio Il Sognatore divergente, di prossima pubblicazione (Porto Seguro Editore), afferma che nei miei libri è spesso presente una vena pessimista. Probabilmente non sono troppo fiducioso sulla capacità del genere umano di migliorare, dunque, anche nel disegnare una realtà alternativa come ho fatto con il ciclo Via da Sparta, gli elementi distopici prevalgono su quelli utopici. Il mio obiettivo scrivendo questa storia era, però, soprattutto quello di mostrare la precarietà delle situazioni storiche, far vedere come il nostro presente non sia il solo possibile, giacché basterebbe pochissimo a mutarlo radicalmente. Via da Sparta insegna che nulla è scontato, che modelli sociali, economici, culturali che diamo per ovvi potrebbero non essersi realizzati per nulla. Dunque, sì, l’ucronia può aiutarci a comprendere meglio il passato e il presente, ma anche il futuro. Farci capire come alcune scelte storiche siano state sbagliate e, magari, aiutarci a non fare nuovi errori domani. Certo, aver scelto una civiltà come quella spartana, per tanti aspetti percepita come negativa, mi è servito a delineare un mondo molto diverso, ma anche molto distopico, secondo il nostro moderno punto di vista. Tutto è relativo, però. Gli spartani probabilmente inorridirebbero a vedere il nostro modo di vivere. Continua a leggere

Marino Magliani, “All’ombra delle palme tagliate”

Recensione di Giovanni Agnoloni

Marino Magliani

All’ombra delle palme tagliate

Amos Edizioni 2018

All’ombra delle palme tagliate è la prima opera poetica di Marino Magliani. O forse no, nel senso che Magliani è da sempre poeta in prosa, e le pagine dei suoi romanzi sono ricche di spunti lirici e suggestioni fortemente evocative. Qui, però, siamo di fronte a un’inversione dei rapporti di forza, perché questa silloge, che in fondo ha la vocazione del poemetto, adotta un registro quasi-prosastico, che ne è la cifra caratteristica. Non un limite, sia chiaro. Al contrario, la vis poetica dei versi traspare proprio dalla semplicità delle immagini e delle storie che racchiudono. E dalla memoria, tanta, che dischiudono come frutti spremuti.

«Poi senza perdere quel sorriso, la piega
che aveva sostituito lo stupore,
egli fissava di nuovo la terra
e taceva il resto
del giorno».

(da “Il cecchino”, p. 27)

«Una domenica verso la fine della prigionia,
continuò l’uomo che viveva nella casa
senza persiane, ero affamato,
niente di nuovo, scendevo per una strada
piena di archi e al fondo mi pare ci fossero
tigli gocciolanti».

(da “L’amore ai tempi della guerra”, p. 117) Continua a leggere

“NEGHENTOPIA”, DI MATTEO MESCHIARI

Recensione di Giovanni Agnoloni

Matteo Meschiari, Neghentopiaed. Exòrma, 2017

Neghentopia di Matteo Meschiari è un romanzo – perché di un romanzo, al di là di un momentaneo dubbio, si tratta – spiazzante e pluridirezionale. È storia ricca, a più strati e farcita di atmosfere e allusioni composite. Scritto sotto forma di sceneggiatura (o quasi), guida il lettore in un’esperienza fortemente visuale, attraverso dialoghi serrati, descrizioni ad altissima densità poetica e riferimenti musicali e cinematografici.

Il libro racconta un tratto cruciale della vita di Lucius, un ragazzo che viaggia per terre selvagge in compagnia – l’unica a essergli rimasta – di un passero, un’entità tra il fisico e il “demonico”, che, come una sorte di drone-spirito guida, gli fa da battistrada e risponde alle sue domande, che riguardano il passato e il futuro, entrambi tinti di morte.

Lucius ha frequenti svenimenti, dimentica o fraintende spesso i fatti che si sono verificati e non riesce a essere totalmente presente. È accaduto qualcosa; qualcosa che ha svuotato la sua coscienza del qui e ora, riducendolo a una lotta serrata e senza pietà, in attesa di un esito che appare irrimandabile. Intanto, alle spalle, preme una mostruosa manifestazione dell’archetipo junghiano dell’Ombra, paradossalmente fedele quanto l’amico volatile. Continua a leggere

Giorgio Galli, “La parte muta del canto”

Recensione di Giovanni Agnoloni

Giorgio Galli, La parte muta del canto. Vite ritrovate di musicisti, ed. Joker, 2016

Giorgio Galli è scrittore abituato al viaggio e all’osservazione dei luoghi e del tempo. Ne La parte muta del canto, raccolta di racconti-ritratto, declina tutte le possibili combinazioni di queste dimensioni. “Luoghi” significa scenari di mondo geografico ma anche dello spirito, principalmente filtrati attraverso le note di compositori, direttori d’orchestra e interpreti dalle vite difficili, perché segnate da fallimenti e frustranti rivalità. Il tempo, invece, è coinvolto, certo, in quanto le epoche osservate sono diverse, ma anche perché Galli si addentra nelle dinamiche più intime delle composizioni di (o eseguite da) questi artisti, scandagliandone lo stile, letto in controluce rispetto alle loro vicende biografiche. E si sa, la musica è quintessenzialmente “tempo”. Continua a leggere

“Nuove eterotopie”, la nuova antologia connettivista

In uscita per la casa editrice Delos Digital, Nuove eterotopie, raccolta di sedici racconti scelti dai curatori Sandro Battisti e Giovanni De Matteo tra il meglio della produzione della corrente letteraria connettivista. Con la partecipazione di Bruce Sterling, teorico dei cyberpunk.

La copertina è di Ksenja Laginja.

L’opera verrà presentata a Sesto San Giovanni (Milano) domenica 15 ottobre alle ore 12,30 nel quadro del festival “Stranimondi” (presso UESM Casa dei Giochi, via Sant’Uguzzone 8).

Le eterotopie sono luoghi dischiusi su altri luoghi, spazi “connessi a tutti gli altri spazi, ma in modo tale da sospendere, neutralizzare o invertire l’insieme dei rapporti che essi designano, riflettono o rispecchiano” (Michel Foucault). Le utopie sono consolatorie, le eterotopie inquietanti: “minano segretamente il linguaggio”, “spezzano e aggrovigliano i luoghi comuni”. Come i racconti qui racchiusi, che dissolvono i confini tra i generi in una miscela esplosiva di speculazione scientifica, anticipazione tecnologica, sperimentazione linguistica e proiezione sociologica.
Sedici nuove eterotopie, dunque.
Più una: un inedito di Bruce Sterling, scritto espressamente per quest’antologia.

Racconti di Giovanni Agnoloni, Sandro Battisti, Umberto Bertani, Roberto Bommarito, Simone Conti, Giovanni De Matteo, Fernando Fazzari, Francesca Fichera, Roberto Furlani, Lukha B. Kremo, Domenico Mastrapasqua, Marco Milani, Marco Moretti, Umberto Pace, Alex Tonelli, Francesco Verso. Un romanzo breve inedito di Bruce Sterling, tradotto da Marco Crosa.

Postfazione di Salvatore Proietti

Sandro Battisti e Giovanni De Matteo sono stati con Marco Milani, nel 2004, gli iniziatori del connettivismo. Insieme hanno fondato Next, la rivista del movimento, da cui si è poi originato il web-magazine Next-Station.org. Entrambi vincitori del Premio Urania, insieme o da soli hanno scritto articoli e racconti, sceneggiato fumetti, curato antologie. Autori di diversi romanzi, i loro ultimi dati alle stampe sono Corpi spenti (De Matteo, 2014) e L’impero restaurato (Battisti, 2015), entrambi per i tipi di Urania.

Bruce Sterling, teorico del cyberpunk fin dall’avanguardistica esperienza di Cheap Truth e poi curatore dell’antologia-manifesto del movimento Mirrorshades(1986), prende parte a questa raccolta con un romanzo breve in anteprima mondiale che è la sua prima (ma speriamo non ultima) incursione connettivista: Robot tra le rose.

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TRIIN SOOMETS, POESIE DALL’ESTONIA

di Giovanni Agnoloni

Ho tradotto alcune poesie di Triin Soomets, poetessa estone da me conosciuta l’anno scorso, durante una residenza letteraria presso il “Baltic Centre for Writers and Translators”, a Visby, nell’isola svedese di Gotland.

Triin Soomets è una delle poetesse più apprezzate del suo paese. Nata a Tallinn nel 1969, si è laureata in Filologia Estone presso l’Università di Tartu, ed è membro dell’Unione degli Scrittori Estoni dal 1999. Autrice di sedici raccolte poetiche, ha ottenuto numerosi premi ed è stata tradotta in tedesco, inglese, olandese, francese, sloveno, finnico, albanese, russo e molte altre lingue. Continua a leggere

“INIZIO E FINE”, DI LUIGIA SORRENTINO

Recensione di Giovanni Agnoloni

Luigia Sorrentino
Inizio e Fine
Stampa 2009 – I Quaderni

Le liriche di Luigia Sorrentino raccolte in Inizio e fine sono impregnate dell’intensa verità e dell’inequivocabile puntura di significato dei sogni più nascosti, quelli più difficili da decifrare, ma dove, se ci entri, afferri, come un insetto colto al volo, un’irrefutabile risposta. Al tempo stesso, ogni parola delinea una molteplicità di percorsi, creando così reticoli di immagini che sembrano diffondersi ad alone intorno ai versi. Quasi che ognuna di esse fosse il precipitato di tutta una costellazione di possibilità rimaste inespresse, e pur tuttavia presenti.

per tutta l’estate gli alberi piansero
sangue vischioso
l’occulto si era disciolto sulla corteccia
bruna

venne a renderci omaggio
l’opacità delle cose ultime

l’ultima stagione ci lasciò
in un’angoscia secca
eravamo caduti nell’ordine
della fine
(pag. 9) Continua a leggere

L’ORTO DEI LIBRI

Testo introduttivo e intervista di Giovanni Agnoloni

L’Orto dei Libri è la nuova libreria aperta da Giorgio Galli in via dei Lincei 31 a Roma, nel quartiere di Tor Marancia. Un esperimento culturale e sociale estremamente interessante. Oggi lo intervisto per La Poesia e lo Spirito.

1) Com’è nata l’idea di associare ai libri le piante? E prima di tutto, come hai deciso di diventare un libraio?

Dopo molti anni di lavoretti e disoccupazione, ho avuto la possibilità di lavorare in una libreria. È stato come spalancare la finestra e scoprire che c’è ancora un mondo, fuori. Da sempre sono un cultore della letteratura. Ma da quando mi ero messo a cercar lavoro sembrava che di questa passione mi dovessi vergognare. Non è serio, in un curriculum, scrivere che hai la passione della letteratura. O della musica classica. Da disoccupato si impara a ragionare in un modo che non è il tuo. Non conta più cosa vuoi, ma ciò che si vuole da te.  Diventa un automatismo mentale: i tuoi interessi non ti interessano più, tu stesso, ai tuoi stessi occhi, non sei tu, sei un disoccupato. Il breve periodo di lavoro in libreria mi ha fatto capire che c’era ancora una possibilità di conciliare il pane quotidiano con la passione della mia vita: la cultura. Ma attenzione, non ci si improvvisa librai, soprattutto in un momento come questo! Non basta la passione, bisogna avere le competenze. Il libraio è un mestiere, come il calzolaio. Non basta avere la passione per le scarpe per essere un buon calzolaio. Così, ho fatto la Scuola Librai Italiani, ho lavorato in altre librerie, ho fatto sostituzioni, stage e tutta la gavetta che ne consegue. E, quando mi si è presentata l’occasione di aprire una mia libreria, l’ho colta al volo. L’idea di associare le piante ai libri… beh, è nata parlando con mia moglie. Lei diceva che una libreria dovrebbe essere un posto rigenerante, quasi un centro benessere della mente. Allora ho pensato agli antichi, che amavano leggere e conversare negli Horti. E ho pensato di creare, in un quartiere giovane, ricco di associazioni e di attività come Tor Marancia, ma privo di una libreria di riferimento, il mio piccolo Hortus: un posto dove ci si possa sentire come a casa o in giardino, tra i profumi del legno e delle piante e non tra gli odori asettici degli scaffali di ferro. Voglio che il mio Orto somigli a una vecchia drogheria, a un negozio di quartiere: ci si siede al tavolino, si sfogliano i libri, il libraio ti offre un caffè, e si trascorre il tempo in un modo “antico”, di cui però c’è bisogno. Il mio modello è la libreria Leer Devagar di Lisbona, che significa proprio “leggere lentamente”: un posto che è come una città, dove non ci si limita a comprare libri, ma si vive un’esperienza: il libro è mischiato a casse di frutta, a macchinari in uno e in disuso… Naturalmente io dispongo di un piccolo spazio, e l’esperienza che si prova da me non è quella di una città, ma di un angolo di casa, o di giardino… Continua a leggere

FIRENZE DOVE SEI?

di Giovanni Agnoloni

Mi sembra giunto il momento di ripubblicare questo articolo, che uscì per la prima volta sul “Corriere Nazionale” il 29 dicembre 2011, nell’ambito di un progetto del quotidiano intitolato “Città d’autore”. Allora vene pubblicato su iniziativa del mai dimenticato amico Ciro Paglia, al sostegno di sua moglie Stefania Nardini e del direttore del giornale Duccio Rugani, che ringrazio ancora.

Lo ripropongo oggi su La Poesia e lo Spirito, praticamente alla vigilia dell’uscita del mio nuovo romanzo L’ultimo angolo di mondo finito (Galaad Edizioni), perché questo è un libro che sottolinea la sostanziale indistinguibilità, in una rappresentazione realistica del mondo, dei profili più materiali e di un registro visionario-sensitivo.

Prendetelo dunque come un’anticipazione di quello che si è poi rivelato, ed è tuttora, in diverse forme, l’orientamento della mia ricerca stilistica.

Firenze, dove sei?

di Giovanni Agnoloni

Ho esitato a lungo a fare questa passeggiata per Firenze. Forse perché ho dei problemi con la nostalgia. Perché Firenze è una stratificazione di epoche compresse e scomparse, e dietro alle sue facciate nasconde infiniti distacchi e passaggi di tristezze.

Ma oggi è il momento.

In una sera di primo autunno, parto dalla periferia a cui sono sempre appartenuto per salutare per l’ultima volta una città che non esiste più.

C’è un tramonto che sembra un tuorlo d’uovo stropicciato su una tovaglia. Intorno, blu profondo.  Cammino lento lungo strade che sanno di polvere. Lontano, una moto gratta l’asfalto come unghie su una lavagna nera. Sembra il lamento di un gatto agonizzante, e si allarga nello spazio,  immagine in espansione che contiene luoghi dove sono stato e altri dove ancora devo andare. Passa un camion, con il suo barrito industriale. Continua a leggere

“LA VIA LATTEA”, DI DIEGO CAIAZZO

Testo introduttivo di Giovanni Agnoloni

Da poco uscito per Lupi editore, La via lattea è l’esordio letterario (su carta, almeno, ché in Rete l’autore era già presente) del poeta Diego Caiazzo. Abile e profondo tessitore di parole e stati d’animo, in questo poemetto raccoglie una serie di visioni interiori e di mondo che attingono al suo vissuto personale come alla storia recente italiana e internazionale, con particolare attenzione per gli universi della musica e del gioco degli scacchi, di cui è Maestro.

Seguono la prefazione di Franz Kraushpenhaar e la mia postfazione. Curatrice del libro, è stata Valentina Di Cesare.  Continua a leggere

“LE PAROLE ACCANTO”: INTERVISTA A MICHELA ZANARELLA

Intervista di Giovanni Agnoloni

intervista-a-michela-zanarella-3Sono lieto di intervistare la poetessa Michela Zanarella, per parlare del suo percorso artistico e, in particolare, del suo nuovo libro, Le parole accanto, oggetto di una campagna di crowdfunding e in prossima uscita per la casa editrice Interno Poesia.

1) Le parole accanto è un titolo “provocatorio”. Siamo abituati a pensare alla poesia come a una dimensione viscerale, radicalmente dentro. Qui, invece sembri optare per un understatement, preferendo una presa di distanze, un distacco che forse è la cifra del tuo lirismo, sospeso tra paesaggio e memoria, dove il dolore è trasfigurato in sottili epifanie. Sei d’accordo?

“Diciamo che il titolo della raccolta è volutamente provocatorio. Per me la poesia ha una dimensione interiore ed esteriore, fatta di continui contrasti, così come lo è la mia stessa personalità. E’ vero tutto ciò che dici, perché il distacco è una costante della mia scrittura, che vive di sospensioni tra ricordi, partenze e ritorni, assenze e presenze. In ogni verso, in ogni immagine c’è un’oscillazione di pensiero, le emozioni si proiettano come schegge di luci ed ombre. La poesia in questo caso è accanto a me, alle persone che amo, ai luoghi che mi hanno visto bambina, vicina e allo stesso tempo lontana, si trova nei poeti che in qualche modo sono stati un riferimento nel mio percorso di crescita. Il dolore mi è servito per comprendere meglio me stessa, ogni singola precipitazione mi ha reso consapevole di ciò che è comunque parte della vita. Il dolore quindi si trasforma in rivelazione di qualcosa che va affrontato”. Continua a leggere

GIANNI TETTI, “GRANDE NUDO” (NEO EDIZIONI)

Intervista di Giovanni Agnoloni

copertina-grande-nudo-gianni-tetti-neo-edizioni-hi-resEcco la mia Intervista a Gianni Tetti, autore del romanzo Grande nudo (Neo Edizioni), terzo romanzo della cosiddetta “trilogia del vento”, che segue a I cani là fuoriMette pioggia.

– L’ultimo atto di una trilogia intitolata al vento, in una terra, la Sardegna, ridisegnata in un orizzonte distopico, sfregiata e inquinata. Quale la radice di questa intuizione?

Il vento come mezzo attraverso cui far viaggiare le storie. Il vento porta gli odori, porta il caldo o il freddo. Il vento porta via le cose, o le fa tornare quando meno te l’aspetti. Dalle mie parti si dice che quando soffia lo scirocco sia il diavolo che corre per le vie (lo scirocco era un protagonista di Mette pioggia, il mio romanzo precedente). Qualcun altro dice che nei posti dove c’è troppo vento la gente sia un po’ matta. Testa di vento è colui che dimentica le cose. Vicino alle fabbriche, il vento è sollievo o morte. Porta via i fumi inquinanti, o te li sbatte in faccia per tutto il giorno. Trovo che il vento sia un elemento imprescindibile per capire la mia isola, e in generale il carattere di chi ci vive. E trovo che sia una metafora perfetta del tempo che scorre e sgretola tutto, e dell’esistenza, contraddittoria, casuale, piacevole e sgradevole al tempo stesso. La distopia è apparente, solo uno specchio un po’ deformante. Ma riflessi in quello specchio ci siamo proprio noi, e non fatichiamo a riconoscerci. Parlo della realtà che viviamo oggi. Gli attentati, i terroristi, la fede, la paura, l’egoismo, i terremoti. Tutto sta accadendo ora. Più che intuizione, la chiamerei constatazione. Continua a leggere

SONIA CAPOROSSI, “EROTOMACULAE”

Recensione di Giovanni Agnoloni

da Lankenauta

Sonia Caporossi, Erotomaculae, Algra Editore 2016

erotomaculaeIl suono è al centro della poesia di Sonia Caporossi. Erotomaculae esemplifica alla perfezione il succo del percorso letterario e musicale di questa autrice (e musicista), che in questa raccolta di versi esplora i territori dell’eros adottando forme e seguendo percorsi che richiamano le avanguardie novecentesche, e in particolare il futurismo, con l’uso delle “parole in libertà” (il che, ovviamente, non significa “a caso”) e soluzioni grafiche non solo accattivanti, ma funzionali a sottolineare la ritmica interna al testo. Penso ad esempio alle anafore evidenziate dalle iniziali delle parole in neretto: Continua a leggere

MICHELE TONIOLO, “LA SOLITUDINE DELL’IMMAGINAZIONE”

Recensione di Giovanni Agnoloni

Michele Toniolo, La solitudine dell’immaginazione, Galaad Edizioni, 2016

toniolo

Una riflessione sull’essenza della parola. La parola in sé. La parola prima della parola. La parola immaginata e immaginante, ovvero μῦθος (mythos), creatrice e sacra. La parola con un τέλος (telos), limite e scopo attingibile solo in un remoto punto di tangenza, deflagrante e capace di svelare l’essenza del Divino. E, di riflesso, “La letteratura” come “luogo dell’incontro con la lingua dispersa” (p. 14). Questo il nucleo di fondo de La solitudine dell’immaginazione, piccolissimo ma altrettanto denso e prezioso volume di Michele Toniolo, edito da Galaad Edizioni per la collana “Lilliput”. Continua a leggere

NOLEGGIO ARCHE, CARAVELLE E SCIALUPPE DI SALVATAGGIO

Recensione di Giovanni Agnoloni (da Lankenauta.eu)

Riccardo Ferrazzi: Noleggio arche, caravelle e scialuppe di salvataggio (Fusta Editore)

noleggio-arche-caravelle-e-scialuppe-di-salvataggioAccostare l’infanzia del mondo all’infanzia dell’uomo. L’epoca in cui le domande iniziano a porsi e sorgono i primi tentativi di risposta va oltre il limite dei “primordi”. È nel pieno del territorio della filosofia, o forse, ancor prima, in quelle misteriose lande sapienziali in cui si era inoltrato Giorgio Colli nel suo celebre libro La nascita della filosofia (ed. Adelphi). È in questa dimensione semifluida, carica di simboli e di immagini archetipiche, che Riccardo Ferrazzi si introduce in Noleggio arche, caravelle e scialuppe di salvataggio. Breve discorso sul mito (Fusta Editore), pubblicato all’interno della collana “bassastagione”, diretta da Marino Magliani. Perché è appunto del mito che stiamo parlando: la parola creativa, che si fa racconto capace di offrire intuitive e sia pur non sempre argomentate risposte agli interrogativi più cruciali dell’esistenza. Continua a leggere

TRA SUONO E PAROLA: LA MUSICA DI GANESH DEL VESCOVO

di Giovanni Agnoloni

ganeshMi è gradito fare una riflessione sul rapporto tra suono e parola, in occasione del conferimento al Maestro Ganesh Del Vescovo del prestigioso Concorso di Composizione Michele Pittaluga 2016 nella categoria dedicata alle composizioni per una oppure due chitarre a sei corde (della durata massima di 8 minuti circa, di forma e linguaggio libero).

Si tratta di uno dei più importanti riconoscimenti a livello mondiale per i compositori per chitarra classica. E Ganesh è un compositore e un esecutore attentissimo alla sonorità come veicolo di espressione di contenuti emozionali e spirituali.

Ben poco, oggi, si riflette su questi aspetti, nella critica letteraria. Normalmente l’attenzione è per lo più rivolta ad aspetti strutturali e concettuali, ma a mio avviso il nucleo della ricerca poetica e narrativa, così come di quella musicale, è proprio nel suono, da intendersi come vibrazione, e dunque manifestazione energetica primordiale. Il fatto che poi questo si articoli in narrazioni (o melodie) ed evochi concetti e valori è certamente importante, ma non “fa” da solo un’opera autenticamente artistica. L’anima della stessa attinge infatti al profondo, ovvero ai territori interiori dell’autore (o del compositore), dai quali il suo vissuto personale, relazionale e culturale si riversa sulla carta con la capacità di raggiungere visceralmente il lettore/spettatore. Continua a leggere

“AVVENTURE DI UN TEPPISTA”, DI MAURO BALDRATI

Recensione di Giovanni Agnoloni

da Lankenauta

Mauro Baldrati, Avventure di un teppista, ed. Transeuropa, 2016

teppistaAvventure di un teppista è un romanzo di un’ottima penna, Mauro Baldrati, scrittore che in qualche modo ne è anche il protagonista. Non solo perché Toni Rinaldi, il bambino e poi ragazzino di cui seguiamo le vicissitudini, in quel di Mezzaluna, nella Bassa Romagna, nella copertina è idealmente trasposto su di lui, ritratto in una foto d’infanzia. Il fatto più importante, piuttosto, è che Baldrati si è perfettamente trasfuso nel punto di vista, di percezione e di memoria dell’io narrante, facendo di quest’opera un particolarissimo ibrido tra il romanzo di formazione e il diario. Romanzo di formazione (o magari di de-formazione), perché racconta la vita della famiglia e il percorso stralunato di un monello destinato a diventare, appunto, un teppista. Diario, in un senso molto speciale: i capitoli si succedono infatti con titoli che sembrano piccoli eserghi, o comunque voci introduttive di pagine di un almanacco. E ogni singola “fetta” di questa sequenza di strati giustapposti è densa di sapori caratterizzanti, direi quasi di essudati di ricordo. Continua a leggere

KSENJA LAGINJA, “PRATICARE LA NOTTE”

Ksenja Laginja – Praticare la notte – Giuliano Ladolfi Editore

Praticare la notteLa cosa singolare è che scrivo la recensione di questa raccolta poetica, Praticare la notte di Ksenja Laginja, intrisa di ariose oscurità notturne (reali e metaforiche) in un luogo (Visby, sull’isola svedese di Gotland) e in un momento (il solstizio d’estate) in cui è il giorno a farla da padrone, e le tenebre si affacciano appena solo per un’ora o due. Ma è l’atmosfera perfetta, sia per riflettere su un romanzo che ho in gestazione, sia per coltivare queste emozioni, per così dire, “in negativo”, attraverso letture fatte di Ombra e Luce. Durante il viaggio di andata ho letto La lucina di Antonio Moresco (ed. Mondadori), romanzo immerso nel buio ma con un unico – enigmatico – segnale luminoso a fare da guida a un narratore in cerca di risposte sulla vita e sull’Oltre. E anche un poemetto di prossima pubblicazione, del quale scriverò la postfazione, La via lattea di Diego Caiazzo, dove le vicende umane si specchiano nella profondità abissale dell’universo (esterno e interiore).

A suggellare il tutto, la lettura di Ksenja. Continua a leggere

INTERVISTA A EDOARDO VOLPI KELLERMANN

di Giovanni Agnoloni

Edoardo Volpi Kellermann è scrittore e musicista, esperto conoscitore del Legendarium tolkieniano e autore di una saga avviata – editorialmente – da poco con The Montecristo Project, romanzo edito in formato elettronico da Spider&Fish. Oggi lo intervisto per La Poesia e lo Spirito.

Montecristo Project– Il tuo percorso letterario si snoda attraverso tutto lo spettro del fantastico, sorretto dalla tua sensibilità e competenza musicale. Hai iniziato a scrivere gradualmente o, un po’ come per me, il “colpo di fulmine” per la scrittura è scattato quando hai letto le opere di Tolkien?

A dire la verità la prima lettura di Tolkien, nel 1981, mi fece scoprire la mia vena compositiva. Quindi ha reso più profondo e “attivo” il mio amore per la musica (allora studiavo già pianoforte da 8 anni), sconvolgendo il mio mondo di diciassettenne e donandomi una nuova prospettiva sulla realtà, l’epica e la mitologia. Certo, ha rinforzato ulteriormente il mio amore per la lettura… ma quello per la scrittura “non saggistica” si è manifestato più tardi, alla nascita, nel 1993, di mio figlio Gabriele, quando stesi la prima versione del racconto Baby, la radice dell’albero poi fiorito in The Montecristo Project. Continua a leggere