GIANNI TETTI, “GRANDE NUDO” (NEO EDIZIONI)

Intervista di Giovanni Agnoloni

copertina-grande-nudo-gianni-tetti-neo-edizioni-hi-resEcco la mia Intervista a Gianni Tetti, autore del romanzo Grande nudo (Neo Edizioni), terzo romanzo della cosiddetta “trilogia del vento”, che segue a I cani là fuoriMette pioggia.

– L’ultimo atto di una trilogia intitolata al vento, in una terra, la Sardegna, ridisegnata in un orizzonte distopico, sfregiata e inquinata. Quale la radice di questa intuizione?

Il vento come mezzo attraverso cui far viaggiare le storie. Il vento porta gli odori, porta il caldo o il freddo. Il vento porta via le cose, o le fa tornare quando meno te l’aspetti. Dalle mie parti si dice che quando soffia lo scirocco sia il diavolo che corre per le vie (lo scirocco era un protagonista di Mette pioggia, il mio romanzo precedente). Qualcun altro dice che nei posti dove c’è troppo vento la gente sia un po’ matta. Testa di vento è colui che dimentica le cose. Vicino alle fabbriche, il vento è sollievo o morte. Porta via i fumi inquinanti, o te li sbatte in faccia per tutto il giorno. Trovo che il vento sia un elemento imprescindibile per capire la mia isola, e in generale il carattere di chi ci vive. E trovo che sia una metafora perfetta del tempo che scorre e sgretola tutto, e dell’esistenza, contraddittoria, casuale, piacevole e sgradevole al tempo stesso. La distopia è apparente, solo uno specchio un po’ deformante. Ma riflessi in quello specchio ci siamo proprio noi, e non fatichiamo a riconoscerci. Parlo della realtà che viviamo oggi. Gli attentati, i terroristi, la fede, la paura, l’egoismo, i terremoti. Tutto sta accadendo ora. Più che intuizione, la chiamerei constatazione. Continua a leggere

SONIA CAPOROSSI, “EROTOMACULAE”

Recensione di Giovanni Agnoloni

da Lankenauta

Sonia Caporossi, Erotomaculae, Algra Editore 2016

erotomaculaeIl suono è al centro della poesia di Sonia Caporossi. Erotomaculae esemplifica alla perfezione il succo del percorso letterario e musicale di questa autrice (e musicista), che in questa raccolta di versi esplora i territori dell’eros adottando forme e seguendo percorsi che richiamano le avanguardie novecentesche, e in particolare il futurismo, con l’uso delle “parole in libertà” (il che, ovviamente, non significa “a caso”) e soluzioni grafiche non solo accattivanti, ma funzionali a sottolineare la ritmica interna al testo. Penso ad esempio alle anafore evidenziate dalle iniziali delle parole in neretto: Continua a leggere

MICHELE TONIOLO, “LA SOLITUDINE DELL’IMMAGINAZIONE”

Recensione di Giovanni Agnoloni

Michele Toniolo, La solitudine dell’immaginazione, Galaad Edizioni, 2016

toniolo

Una riflessione sull’essenza della parola. La parola in sé. La parola prima della parola. La parola immaginata e immaginante, ovvero μῦθος (mythos), creatrice e sacra. La parola con un τέλος (telos), limite e scopo attingibile solo in un remoto punto di tangenza, deflagrante e capace di svelare l’essenza del Divino. E, di riflesso, “La letteratura” come “luogo dell’incontro con la lingua dispersa” (p. 14). Questo il nucleo di fondo de La solitudine dell’immaginazione, piccolissimo ma altrettanto denso e prezioso volume di Michele Toniolo, edito da Galaad Edizioni per la collana “Lilliput”. Continua a leggere

NOLEGGIO ARCHE, CARAVELLE E SCIALUPPE DI SALVATAGGIO

Recensione di Giovanni Agnoloni (da Lankenauta.eu)

Riccardo Ferrazzi: Noleggio arche, caravelle e scialuppe di salvataggio (Fusta Editore)

noleggio-arche-caravelle-e-scialuppe-di-salvataggioAccostare l’infanzia del mondo all’infanzia dell’uomo. L’epoca in cui le domande iniziano a porsi e sorgono i primi tentativi di risposta va oltre il limite dei “primordi”. È nel pieno del territorio della filosofia, o forse, ancor prima, in quelle misteriose lande sapienziali in cui si era inoltrato Giorgio Colli nel suo celebre libro La nascita della filosofia (ed. Adelphi). È in questa dimensione semifluida, carica di simboli e di immagini archetipiche, che Riccardo Ferrazzi si introduce in Noleggio arche, caravelle e scialuppe di salvataggio. Breve discorso sul mito (Fusta Editore), pubblicato all’interno della collana “bassastagione”, diretta da Marino Magliani. Perché è appunto del mito che stiamo parlando: la parola creativa, che si fa racconto capace di offrire intuitive e sia pur non sempre argomentate risposte agli interrogativi più cruciali dell’esistenza. Continua a leggere

TRA SUONO E PAROLA: LA MUSICA DI GANESH DEL VESCOVO

di Giovanni Agnoloni

ganeshMi è gradito fare una riflessione sul rapporto tra suono e parola, in occasione del conferimento al Maestro Ganesh Del Vescovo del prestigioso Concorso di Composizione Michele Pittaluga 2016 nella categoria dedicata alle composizioni per una oppure due chitarre a sei corde (della durata massima di 8 minuti circa, di forma e linguaggio libero).

Si tratta di uno dei più importanti riconoscimenti a livello mondiale per i compositori per chitarra classica. E Ganesh è un compositore e un esecutore attentissimo alla sonorità come veicolo di espressione di contenuti emozionali e spirituali.

Ben poco, oggi, si riflette su questi aspetti, nella critica letteraria. Normalmente l’attenzione è per lo più rivolta ad aspetti strutturali e concettuali, ma a mio avviso il nucleo della ricerca poetica e narrativa, così come di quella musicale, è proprio nel suono, da intendersi come vibrazione, e dunque manifestazione energetica primordiale. Il fatto che poi questo si articoli in narrazioni (o melodie) ed evochi concetti e valori è certamente importante, ma non “fa” da solo un’opera autenticamente artistica. L’anima della stessa attinge infatti al profondo, ovvero ai territori interiori dell’autore (o del compositore), dai quali il suo vissuto personale, relazionale e culturale si riversa sulla carta con la capacità di raggiungere visceralmente il lettore/spettatore. Continua a leggere

“AVVENTURE DI UN TEPPISTA”, DI MAURO BALDRATI

Recensione di Giovanni Agnoloni

da Lankenauta

Mauro Baldrati, Avventure di un teppista, ed. Transeuropa, 2016

teppistaAvventure di un teppista è un romanzo di un’ottima penna, Mauro Baldrati, scrittore che in qualche modo ne è anche il protagonista. Non solo perché Toni Rinaldi, il bambino e poi ragazzino di cui seguiamo le vicissitudini, in quel di Mezzaluna, nella Bassa Romagna, nella copertina è idealmente trasposto su di lui, ritratto in una foto d’infanzia. Il fatto più importante, piuttosto, è che Baldrati si è perfettamente trasfuso nel punto di vista, di percezione e di memoria dell’io narrante, facendo di quest’opera un particolarissimo ibrido tra il romanzo di formazione e il diario. Romanzo di formazione (o magari di de-formazione), perché racconta la vita della famiglia e il percorso stralunato di un monello destinato a diventare, appunto, un teppista. Diario, in un senso molto speciale: i capitoli si succedono infatti con titoli che sembrano piccoli eserghi, o comunque voci introduttive di pagine di un almanacco. E ogni singola “fetta” di questa sequenza di strati giustapposti è densa di sapori caratterizzanti, direi quasi di essudati di ricordo. Continua a leggere

KSENJA LAGINJA, “PRATICARE LA NOTTE”

Ksenja Laginja – Praticare la notte – Giuliano Ladolfi Editore

Praticare la notteLa cosa singolare è che scrivo la recensione di questa raccolta poetica, Praticare la notte di Ksenja Laginja, intrisa di ariose oscurità notturne (reali e metaforiche) in un luogo (Visby, sull’isola svedese di Gotland) e in un momento (il solstizio d’estate) in cui è il giorno a farla da padrone, e le tenebre si affacciano appena solo per un’ora o due. Ma è l’atmosfera perfetta, sia per riflettere su un romanzo che ho in gestazione, sia per coltivare queste emozioni, per così dire, “in negativo”, attraverso letture fatte di Ombra e Luce. Durante il viaggio di andata ho letto La lucina di Antonio Moresco (ed. Mondadori), romanzo immerso nel buio ma con un unico – enigmatico – segnale luminoso a fare da guida a un narratore in cerca di risposte sulla vita e sull’Oltre. E anche un poemetto di prossima pubblicazione, del quale scriverò la postfazione, La via lattea di Diego Caiazzo, dove le vicende umane si specchiano nella profondità abissale dell’universo (esterno e interiore).

A suggellare il tutto, la lettura di Ksenja. Continua a leggere

INTERVISTA A EDOARDO VOLPI KELLERMANN

di Giovanni Agnoloni

Edoardo Volpi Kellermann è scrittore e musicista, esperto conoscitore del Legendarium tolkieniano e autore di una saga avviata – editorialmente – da poco con The Montecristo Project, romanzo edito in formato elettronico da Spider&Fish. Oggi lo intervisto per La Poesia e lo Spirito.

Montecristo Project– Il tuo percorso letterario si snoda attraverso tutto lo spettro del fantastico, sorretto dalla tua sensibilità e competenza musicale. Hai iniziato a scrivere gradualmente o, un po’ come per me, il “colpo di fulmine” per la scrittura è scattato quando hai letto le opere di Tolkien?

A dire la verità la prima lettura di Tolkien, nel 1981, mi fece scoprire la mia vena compositiva. Quindi ha reso più profondo e “attivo” il mio amore per la musica (allora studiavo già pianoforte da 8 anni), sconvolgendo il mio mondo di diciassettenne e donandomi una nuova prospettiva sulla realtà, l’epica e la mitologia. Certo, ha rinforzato ulteriormente il mio amore per la lettura… ma quello per la scrittura “non saggistica” si è manifestato più tardi, alla nascita, nel 1993, di mio figlio Gabriele, quando stesi la prima versione del racconto Baby, la radice dell’albero poi fiorito in The Montecristo Project. Continua a leggere

LUCA ORLANDINI, “VELLEITÀ DELLA MATERIA”

Conversazione tra Giovanni Agnoloni e Luca Orlandini

OrlandinivelleitaVelleità della materia (Aragno, Torino, 2016, pp. 190, Euro 15) è un testo di Luca Orlandini composto da pensieri brevi, introdotto da due paradossali citazioni d’eccezione; una lunga, pressoché sconosciuta al grande pubblico, di Giorgio Manganelli, nella quarta di copertina:

«Bisogna arrivare a parlare di cultura come si parla della figa: diciamolo chiaro, se la cultura, se il pensare, non è vitale, se non impegna proprio le viscere (e non metaforicamente, perché il pensare è cosa totale come il morire, è un ‘fatto’, un vero e tangibile oggetto), se non ha anche addosso qualcosa di sporco, di fastidioso, di disgustoso, come è di tutto ciò che appartiene ai visceri, se non è tutto questo, non è che vizio, o malattia, o addobbo: cose di cui è bene o anche necessario ed onesto liberarsi (spogliarsi). … I libri non esistono: ma esiste il nostro fare carne di loro. E sono anni che mi affatico a cercare il come, e tra i miei libri me ne sto goffo e prepotente come un orso, e sostanzialmente impotente. Sono afflitto da una vera, continua, maligna impotenza, che riconosco affatto estranea al mio carattere, ma che c’è, come un porro sul naso, o un odore fastidioso di vivande di terz’ordine. È la mia volgarità, una sorta di fisiologicità intellettuale: una cosa vergognosa

E una di Giacomo Leopardi (Zib., 1252):

«Nessuno è meno filosofo di chi vorrebbe tutto il mondo filosofo, e filosofica tutta la vita umana, che è quanto dire, che non vi fosse più vita al mondo. E pur questo è il desiderio ec. de’ filosofastri, anzi della maggior parte de’ filosofi presenti e passati.» Continua a leggere

SANDRO BATTISTI, “L’IMPERO RESTAURATO”

Recensione di Giovanni Agnoloni

Sandro Battisti, L’impero restaurato (ne Il sangue e l’Impero, volume Urania n. 1624, Mondadori)

Uno dei tratti distintivi del Connettivismo è la sua circolarità, ovvero la sua capacità di collegare diversi ambiti artistici e della conoscenza umana in opere “sincretiche”. L’impero restaurato di Sandro Battisti – vincitore del Premio Urania 2014 ex aequo con Bloodbusters di Francesco Verso – ne è un’efficace dimostrazione: in primo luogo, perché rappresenta un “attimo” di una saga da lungo tempo avviata dal co-fondatore del movimento connettivista (che comprende anche il precedente romanzo Olonomico, pubblicato nel 2012 da Ciesse Edizioni e recentemente riedito in e-book da Kipple Officina LIbraria); inoltre, perché la sua essenza è quella di un lungo racconto che si estende sullo spazio e sul tempo, coprendo i territori della storia, dell’esplorazione del cosmo, della fisica e perfino dell’erotismo.

BattistiIl tema di fondo, ovvero l’interazione tra la dominante e intrusiva personalità dell’imperatore dell’Impero Connettivo Totka II e Giustiniano, imperatore romano d’Oriente, e la sua consorte Teodora, oggetto delle sue mire sessuali (ovviamente, per un tramite mentale), è essenzialmente un pretesto – sia pur articolato con grande dettaglio – per esplicare al massimo le potenzialità dell’intuizione creativa di Battisti: un impero retto da immortali che attingono a una sapienza ancestrale il potere che consente loro di reggere – e mutare – le sorti di sistemi di potere succedutisi nel corso della storia “rettilinea” (anche) della Terra. E, nel far questo, si servono di soggetti postumani – come il plenipotenziario Sillax -, ovvero uomini che hanno progressivamente rinunciato a parti del loro holos biologico per lasciare spazio a integrazioni meccaniche, sintetiche e perfino puramente energetiche, tali da prolungare pressoché indefinitamente il loro ciclo vitale. Continua a leggere

METTE NORRIE: “L’OMBRA DEL LUNEDÌ”

Testo introduttivo e traduzione di Giovanni Agnoloni

Mette Norrie è un’artista visuale e una scrittrice residente a Copenhagen, che opera negli ambiti della poesia, delle illustrazioni e dell’arte sequenziale. Attualmente sta lavorando a una raccolta di racconti grafici. Il suo sito è www.mettenorrie.com.

Ho tradotto dall’inglese alcuni suoi micro-racconti, il primo dei quali reca, come l’illustrazione che lo accompagna, il titolo L’ombra del lunedì, mentre gli altri sono intitolati Luoghi destinati a sparire a settembre. Ciascuno di essi fotografa un momento di vita interiore calato nel mondo.

"The Shadow of Monday", di Mette Norrie

“The Shadow of Monday”, di Mette Norrie

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KAREN JENNINGS, DENTRO L’ANIMA DEL SUDAFRICA

Testo introduttivo e traduzione dall’inglese di Giovanni Agnoloni

Prosegue la serie di estratti di traduzione dagli scritti degli autori da me conosciuti nell’estate 2015 presso la residenza letteraria danese Hald Hovedgaard, a Viborg.

Karen Jennings

Karen Jennings

Oggi vi presento Karen Jennings, scrittrice originaria di Città del Capo. Laureata e addottorata in Letteratura Inglese, ha raggiunto il successo con il romanzo di esordio Finding Soutbek (edito da Holland Park Press), storia di una cittadina divisa da profondi contrasti sociali e segnata da vicende particolarmente drammatiche.
Karen è una grande paesaggista del variegato e tormentato panorama umano del Sudafrica, che tratteggia focalizzandosi sul micro-mondo di Soutbek con ammirevole profondità storico-analitica e con mano distesa.
Il romanzo, che nel 2016 sarà pubblicato anche in francese dalle Éditions de l’Aube, è entrato nella selezione finale delle tre migliori opere nell’Etisalat Prize, uno dei principali premi letterari del continente africano.
La sua raccolta di racconti Away from the Dead (uscita sempre con Holland Park Press) è stata selezionata per il Frank O’Connor International Short Story Award.
Oltre alla residenza letteraria danese, Karen ha partecipato a residenze in India, Uganda e Olanda. Continua a leggere

VIDEO-INTERVISTA DI SONIA CAPOROSSI A GIOVANNI AGNOLONI

Da Critica Impura

La critica letteraria Sonia Caporossi intervista lo scrittore Giovanni Agnoloni per il blog “Critica Impura”. Tema portante dell’intervista è il movimento letterario connettivista, con riferimento al suo Manifesto e, specificamente, al tema dell’Oltre (già trattato teoricamente da Agnoloni in questo articolo).

All’interno di questa video-intervista, vengono analizzati i motivi ispiratori della poetica del Connettivismo e le più recenti pubblicazioni dei suoi esponenti principali.

Particolare attenzione viene quindi dedicata ai saggi scritti, curati e tradotti da Giovanni Agnoloni come studioso di J.R.R. Tolkien, nonché alla sua serie narrativa della “fine di internet”, ad oggi comprensiva dei romanzi Sentieri di notte e La casa degli anonimi, oltre allo spin-off/interludio Partita di anime (Galaad Edizioni),in attesa del romanzo conclusivo, la cui uscita è prevista per l’autunno 2016. Continua a leggere

“LA CONSOLAZIONE DELLA POESIA”

Intervista di Giovanni Agnoloni

cop_antologiaHo avuto il piacere di intervistare Federica D’Amato, curatrice dell’antologia La consolazione della poesia (Ianieri Edizioni, 2015), cui hanno partecipato i poeti Antonio Bux, Sonia Caporossi, Alessio Di Giulio, Francesco Iannone, Valerio Nardoni, Giuseppe Nibali e Bernardo Pacini. Il volume è corredato di una postfazione di Giuseppe Munforte.

1) Il tema della ferita e quello della consolazione sono al centro di questa antologia poetica. Si tratta di due poli opposti o complementari? E in che modo l’ideale “spola” tra essi viene pilotata (o seguita) dagli autori?

Affinché una ferita venga incontrata, attraversata e abitata nella sua capacità di rivelarci a noi stessi, credo sia necessario rinunciare non al nostro bisogno di consolazione, ma proprio al suo contrario ovvero all’idea che non vi sia consolazione praticabile per la nostra dolorante umanità. E la spola di cui lei giustamente parla è proprio la dimostrazione di una consolazione possibile, in cui la poesia – mezzo tra i mezzi – mimeticamente si perde. Ed è un bene che così sia. Il movimento, dalla ferita alla dimenticanza della ferita, è la consolazione, e gli autori presenti in antologia in tal senso sono in cammino, proprio perché incapaci di pilotare qualsiasi méta, ma solo in grado di farsi viandanti, di porgere il fianco. Continua a leggere

VICTORIA CÁCERES, “LA FUGA DE POLLOCK”

Introduzione e traduzione dallo spagnolo di Giovanni Agnoloni 

Quarta puntata della serie dedicata agli scrittori internazionali da me conosciuti durante la residenza letteraria presso H.A.L.D. Hovedgaard.

Oggi parliamo di Victoria Cáceres, scrittrice argentina nata a Buenos Aires. Laureata in Lettere e Filosofia e autrice di romanzi, racconti e saggi (tradotti in numerose lingue), è stata ospite di residenze internazionali negli Stati Uniti, in Cina e, appunto, in Danimarca. Ricordo in particolare le sue raccolte di racconti El baño turco (Urania, 1997) e Monasterio (Orbital, 2000), e i romanzi Sentimiento Oceánico (Orbital, 2006) e La fuga de Pollock (Textosintrusos, 2014).

Victoria Cáceres

Victoria Cáceres

Proprio da La fuga de Pollock – una fantasmagoria di percezioni e angosce scaturenti dall’immaginarsi della scrittrice all’interno di una delle opere del maestro dell’espressionismo astratto americano, fuori da qualsiasi riferimento spazio-temporale – traggo questo estratto (le pagine iniziali), da me tradotto dallo spagnolo. Continua a leggere

CINDY LYNN BROWN, POESIA DANESE AL FEMMINILE

Testo introduttivo e traduzione di Giovanni Agnoloni

Cindy Lynn Brown (foto di Camilla Hey)

Cindy Lynn Brown (foto di Camilla Hey)

Quarta puntata della serie dedicata agli scrittori (danesi e non) da me conosciuti durante la residenza letteraria presso H.A.L.D. Hovedgaard.

Oggi vi presento Cindy Lynn Brown, scrittrice danese-statunitense. Ha pubblicato cinque raccolte poetiche e un romanzo e contribuito a varie riviste in Danimarca, Francia e Stati Uniti. È tradotta in francese, croato e bengalese, e nel 2013 ha ricevuto il premio letterario per la poesia della Fondazione Agro-culturale Danese. È anche l’organizzatrice del festival poetico internazionale di Odense “Lyrik”, che si svolge ogni anno a marzo. Il suo sito internet è www.cindylynnbrown.com.

Segue una sua poesia, “Miss Reading”, da me tradotta dalla versione inglese. Continua a leggere

KENNETH KRABAT: POESIA, FANTASCIENZA E RETE

Traduzione dall’inglese e testo introduttivo di Giovanni Agnoloni

Kenneth Krabat è il terzo scrittore, da me conosciuto durante la residenza letteraria H.A.L.D., che desidero presentarvi. Nato nel 1963, è poeta e narratore, autore di racconti di fantascienza (particolarmente interessato al tema del viaggio nel tempo) e performer, ed è tra i primi e più attivi blogger danesi in ambito letterario. Nei suoi scritti ha particolarmente approfondito la tematica delle relazioni umane. Le sue prime pubblicazioni risalgono al 1996.

Kenneth Krabat

Kenneth Krabat

Qui una sua poesia – scritta proprio nel corso della succitata residenza – che esplora il tema della morte con rapidi accostamenti di immagini, unendo al gusto della sperimentazione poetica la profondità lancinante degli attimi di angoscia, che proprio in virtù di quella intellettualizzazione – lungi dal perdere la propria forza d’impatto emotiva – riescono a disvelare un orizzonte di significato. Continua a leggere

KIM SIMONSEN, POESIA E PAESAGGIO DALLE ISOLE FAR OER

Testo introduttivo e traduzioni dall’inglese di Giovanni Agnoloni

Kim Simonsen in una foto di Vónbjørt Vang

Kim Simonsen in una foto di Vónbjørt Vang

Con oggi inizia una serie di miei articoli di presentazione di alcuni autori che ho avuto il piacere di conoscere durante la recente residenza letteraria presso H.A.L.D., in Danimarca. Cominciamo con un poeta e saggista delle Isole Far Oer, Kim Simonsen, nato nel 1970, le cui opere sono state pubblicate in faroese, danese, inglese, portoghese, svedese, macedone e russo.

Lavora presso l’Università di Amsterdam, dove studia i fenomeni dei nazionalismi. È stato insignito del “Faroese Literary Award” del 2014 per la raccolta poetica Hvat hjálpir einum menniskja at vakna ein morgun hesumegin hetta áratúsundi (“Che cosa aiuta un essere umano a svegliarsi una mattina di questo millennio”).

Tra le sue altre opere, ricordiamo le raccolte di versi Kodakmyndir frá sjeytiárunum (“Kodak degli Anni Settanta”), del 2005, e Náðisólin  (“Il sole della grazia”), del 2006. Profondo conoscitore della letteratura faroese, danese e non solo, Kim Simonsen scrive versi che sono istantanee di vita in contesti paesaggistici nordici, e sanno calare profondamente il lettore nella situazione descritta. Carichi di una tridimensionalità immediata, questi brevi spaccati di vita si inseriscono, in realtà, in sequenze idealmente senza fine, e realizzano un’illuminante fusione di poesia e prosa, imperniata sul lirismo e sulla compenetrazione con le vibrazioni ambientali. Continua a leggere

FRANCO MICHIELI, “LA VOCAZIONE DI PERDERSI

Recensione di Giovanni Agnoloni

Franco Michieli
La vocazione di perdersi
Ediciclo Editore, 2015

Questo libro di Franco Micheli l’ho visto praticamente nascere. Mi spiego meglio: l’amico e collega Davide Sapienza mi aveva parlato di un viaggio a piedi in Lapponia in programma insieme all’autore e a un terzo escursionista, Davide Ferro. Poi un’intempestiva tendinite l’avrebbe costretto a dare forfait, per cui sarebbero rimasti in due, per quella che si prospettava come una marcia senza il supporto di mappe, bussole, GPS o altri ausili tecnici per l’orientamento; solo le stelle, il sole e la conformazione del territorio.
prod_1377_MichieliLa sfida, estremamente affascinante, sarebbe poi diventata questo prezioso volumetto edito da Ediciclo, il cui titolo (La vocazione di perdersi) e sottotitolo (Piccolo saggio su come le vie trovano i viandanti) disegnano un arco ideale all’interno del quale sta racchiusa tutta la filosofia di viaggio di Franco Michieli (“Piccola filosofia di viaggio” è, appunto, il titolo della collana che lo ospita). Perdersi significa infatti mollare qualunque riferimento che possa venire da strumenti cartacei o tecnologici e affidarsi al paesaggio, lasciando che siano le sue linee, unite alla volta celeste di notte e al percorso apparente del sole di giorno, a orientare i passi. Così facendo, si apre uno scenario in cui sono le vie a venire incontro ai viaggiatori – va da sé, non del tutto impreparati sull’orografia del territorio che attraversavano né sprovveduti in materia di costellazioni e natura in genere. Inoltre, ogni strada imboccata o panorama scorto avrà il sapore di un’epifania, a sua volta capace di suggerire nuovi spunti. Continua a leggere

MARINO MAGLIANI, “IL CANALE BRACCO”

Recensione di Giovanni Agnoloni

Marino Magliani, Il canale bracco (Fusta Editore)

MarinoUn nuovo viaggio di Marino Magliani nei luoghi d’Olanda. Dopo Soggiorno a Zeewiijk (Amos Edizioni), Il canale bracco (Fusta Editore), un’opera dal sapore consonante ma diverso. Qui, infatti, si parla non della zona di IJmuiden dove l’autore effettivamente vive – come nella prima opera –, ma del Noordzeekanaal, il canale che collega Amsterdam al Mare del Nord, nel quale sfocia proprio in corrispondenza di IJmuiden. Perché “bracco”? Per una sorta di calco italiano dell’aggettivo olandese brak, che significa “né dolce né salato”, in quanto a metà tra il fiume e il mare. Continua a leggere