Un grand’uomo che non legge La poesia e lo spirito, non s’imbarca in polemiche letterarie ed è ambasciatore italiano a Cuba

Diplomatico di carriera per mestiere, scrittore per vocazione e divertimento, Domenico Vecchioni pubblica ora a Sesto Fiorentino (FI), con l’Editoriale Olimpia, I signori della truffa (pagg. 190, 16,50 euro). Il sottotitolo è, come sovente nella bibliografia dell’ambasciatore, del tutto esplicativo: L’uomo che vendette la Tour Eiffel e altre incredibili storie di imposture. Nelle circa duecento pagine, infatti, Vecchioni ha scelto una trentina di favolosi racconti d’imbrogli otto-novecenteschi. A partire da quello evocato nel titolo per arrivare fino alla truffa gigantesca del finanziere ebreo americano Bernie Madoff, Vecchioni scorre una galleria di magnifici truffatori e non meno spettacolari ingannati. Come l’autore stesso si premura d’avvertire, le truffe sono presentate in ordine sparso e la misura con cui sono raccontate – poche pagine l’una – consente una lettura casuale. C’è però almeno un tratto che le distingue tutte, e cioè la signorilità sia degli impostori sia, per paradosso, dei truffati. L’esempio più sorprendente è, in questo senso, Michel Chasles. Matematico di fama internazionale e, si suppone, uomo d’intelligenza superiore, Chasles acquista da un Denis Vrain-Lucas lettere autografe di personaggi illustri del passato, da Lazzaro a Giuda, da Pascal (che spiega d’avere scoperto le leggi della gravitazione universale prima di Isacco Newton!) a Giovanna d’Arco. Le lettere sono tutte scritte in moyen français, ma Chasles le compera tutte, spendendo una fortuna. L’epistolografo menzognero viene alla fine catturato e condannato a un piccolo risarcimento ma, sorride Vecchioni, durante il corso del giudizio, il collegio sembra piuttosto interessato a scoprire le ragioni di tanta creduloneria che a punire il colpevole. L’ambasciatore Domenico Vecchioni, ricordava Francesco Perfetti appartiene alla schiatta dei diplomatici scrittori di narrativa; non quindi ai memorialisti della carriera, e nemmeno a coloro i quali, forti di tanta esperienza e di passione, si occupano di storia. Non che soltanto saggista, e ne è buon testimonio la tetralogia sulla storia dello spionaggio, Vecchioni è scrittore a tutto tondo. Se bisogna trovargli degli antenati, siano quindi il Casanova dei Mémoirs o, prima ancora, l’ineguagliabile Baldesar Castiglione del Cortegiano. La speranza per i lettori è che, fra un impegno nella sua attuale sede cubana e l’altro, l’ambasciatore Vecchioni trovi il tempo per un altro prodotto della sua sprezzatura di scrittore e uomo.

Attorno a Io ti perdono, di Elisabetta Bucciarelli, che è fra i romanzi italiani più ricchi del 2009

Elisabetta Bucciarelli, Io ti perdono, Milano, Kowalski, 2009, pagg. 252, 14 euro

A dispetto delle dimensioni piuttosto contenute, il quarto romanzo di Elisabetta Bucciarelli ha grandi ambizioni; e non si perita di nasconderle. La pagina in corsivo che antecede il racconto si chiude con una sentenza: “Solo Dio può perdonare il peccato. L’uomo, se riesce, può arrivare al massimo a perdonare il peccatore”. L’asserzione è del tutto fondata sul piano scritturale, se Mc 2,7b recita: “Chi può perdonare i peccati, se non Dio solo?”, citato d’altronde al punto VI, 1441 del Catechismo della Chiesa cattolica, promulgato dal papa Giovanni Paolo II con la costituzione apostolica Fidei depositum. La prima domanda è quindi: che c’entra tutto questo con un romanzo noir? Un tentativo di risposta può consistere intanto nel resoconto dei fatti narrati; che sono molti, raccontati in 114 capitoli, fatti di frasi brevi ordinate da una sintassi paratattica che evita, per fortuna, lo stile nominale tanto caro a troppa letteratura italiana corrente. Continua a leggere