Di padre in padre. La voce ultima di Laura Maria Gabrielleschi. Recensione di Giovanna Menegus

 

Il perno doloroso e il vuoto attorno a cui ruotano le 57 poesie della raccolta Di padre in padre (La Vita Felice, 2016) è quello della figura maschile: la prima, per una donna, una figlia che dal padre è stata abbandonata bambina. Dopo trent’anni, o quaranta, o più, «il passato è inabitabile» – come ricorda una citazione da Lorca in esergo –, «la ferita aperta», e mentre «il dolore sorveglia la stanza» e «il tempo si astiene», il presente viene mancato e manca: quanto si cerca è ora appena «qualcosa che somigli alla vita». Continua a leggere

Alcuni versi di Antonio Fiori e Attilio Lolini, di Giovanna Menegus

Gli autori di riferimento che vengono citati dai critici per la poesia di Antonio Fiori sono, a quanto ne so, Caproni soprattutto e Gozzano. Leggendo certi versi di “In merceria” a me – che su un classico del Novecento come Caproni devo ahimè confessare ignoranza – è capitato invece di ricordare certe intonazioni, modi, arie e umori di Attilio Lolini, mancato pochi mesi fa. Continua a leggere

Rajoy, il fantasma della libertà. Poesia

 

Rajoy, Rajoy,

non sei diverso dall’autore di un femminicidio

da un partner accecato da stizza e gelosia

che non accetta la rottura,

la decisione di una lei decisa a chiudere.   Continua a leggere

Lagunario di Isabella PANFIDO. Recensione di Giovanna Menegus

 

Il Lagunario di Isabella Panfido

«Tutto era finalmente inghiottito, geografia e memoria scomparivano dagli occhi e dalla mente e la lasciavano vuota a respirare quella mistura d’acqua di cielo e di mare, micronizzata in sospensione.
Quel fiato lento e salato che stagnava sul Canale di Santo Spirito le arrivava come una […] inalazione di nebbia medicamentosa.» Continua a leggere

CATALUNYA. IL REFERENDUM NEGATO E IL DIRITTO DELLE PERSONE DI DARSI UNA NUOVA ORGANIZZAZIONE SOCIALE

La persona, le persone ed i popoli sono sovrani.
A loro spetta decidere leggi, costituzioni, istituzioni, accordi internazionali. A loro spetta modificarli: non con un urlo, un fischio seppure corali, ovviamente, se no vivremo nella precarietà e nel caos assoluti.
Ma a loro e solo a loro spetta, civilmente e sulla base di regole e meccanismi da rivedere nel tempo con metodo democratico, e con la più ampia partecipazione. Continua a leggere

Giovanna MENEGUS – Quasi estate. Recensione di Antonio Fiori

Giovanna Menegus
Quasi estate
ExCogita, 2017

Il libro, venerdì 7 luglio prossimo alle ore 21.00, sarà presentato da Antonio Fiori ad Alghero – alla Libreria Cyrano.

‘Quasi estate’ è la prima silloge edita di Giovanna Menegus, autrice di un esordio già felice  nel titolo e nella cura editoriale di ExCogita, piccola e orgogliosa casa editrice voluta e  diretta da Luciana Bianciardi, figlia del compianto Luciano, giornalista e scrittore  indimenticabile. Continua a leggere

Giovanni NUSCIS – Tre poesie

Gridare ci salverà
nel luogo e nel momento
che ancora non sappiamo.
Il grido più alto e corale
a spezzare il silenzio caduto
il pianto piegato di anni
che ha seccato la terra
e la speranza.
Rotto l’assedio nemico
liberate le strade
resterà del grido un motivo
nell’aria
inseguito dal canto gioioso
di madri e sorelle
come dopo la fine
della guerra bestiale. Continua a leggere

LA GABBIA

gabbia

Non una rivoluzione d’ottobre, servirebbe, ma la semplice, coerente applicazione della Costituzione repubblicana, con riferimento ai suoi “Principi fondamentali” (artt. 1 – 12).

Come uscire dall’attuale quadro politico ed economico paventato in questa intervista, e nelle cronache quotidiane? https://it.businessinsider.com/gli-italiani-stanno-investendo-soldi-fuori-dalla-penisola-per-paura-che-leuro-si-spacchi/

E’ davvero impossibile rompere con le scelte fatte fino ad oggi, tentando strade nuove, come questa?  Continua a leggere

Il bello di un mondo più giusto. Democrazia e nuova legge elettorale, ma non solo.

parlamento

 

L’attuale legge elettorale, pur corretta dalla recente sentenza della Corte costituzionale, lascia ad ogni modo intatto il premio di maggioranza e le due soglie: quella di sbarramento del 3% – che toglie il diritto  di essere rappresentati in Parlamento ad oltre un  milione di cittadini – e quella del 40 % che attribuisce un premio di maggioranza per il quale, in nome di una governabilità comunque mediocre, nei fatti, si scatenano appetiti e mediazioni contrarie sia al buon governo di un paese sia a un corretto compito di rappresentanza. Continua a leggere

RIPARTIAMO DA 1

29-12-16

 

“L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro.

La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.” (Art. 1 Costituzione)

 

E’ scritto nella Dichiarazione d’indipendenza americana del 4 luglio1776 che «a tutti gli uomini è riconosciuto il diritto alla vita, alla libertà, e al perseguimento della felicità». Un diritto che parrebbe sacrosanto in ogni tempo e luogo, ovviamente, se non fosse, come osservava Umberto Eco in una delle sue “bustine” (l’Espresso del 26.3.2014), che “l’idea di felicità ci fa pensare sempre alla nostra felicità personale, raramente a quella del genere umano, e anzi siamo indotti sovente a preoccuparci pochissimo della felicità degli altri per perseguire la nostra. […] “Questa idea di felicità pervade il mondo della pubblicità e dei consumi, dove ogni proposta appare come un appello a una vita felice, la crema per rassodare il viso, il detersivo che finalmente toglie tutte le macchie, il divano a metà prezzo, l’amaro da bere dopo la tempesta, la carne in scatola intorno a cui si riunisce la famigliola felice, l’auto bella ed economica e un assorbente che vi permetterà di entrare in ascensore senza preoccuparvi del naso degli altri.” Continua a leggere

4 dicembre 2016. NO e oltre il NO. Un’opportunità di cambiamento

Il disegno di legge costituzionale proposto dal Governo, con le sue infinite discussioni in ogni momento e contesto, ha il merito (l’unico) di aver mostrato come non mai il vulnus di democrazia e di giustizia sociale che sta lacerando questa società, ma anche, in modo non molto diverso, le comunità dell’intero pianeta. Il potere “vestito di umana sembianza” sta rivelando il suo volto multiforme mentre reagisce ai vari fronti di opposizione: quello interno alle istituzioni e allo stesso partito egemone, quello della comunità accademica (spesasi con ammirevole generosità), quello dei milioni di cittadini senza più voce né rappresentanza. Un volto suadente ma deciso nel difendere la propria proposta; accattivante e quasi empatico nel munificare, in questa contingenza,  enti e categorie sociali e professionali da anni trascurate; un volto duro, arrogante nel parlare sopra le parole di chi azzarda a esporre le ragioni della inaccettabilità e pericolosità del disegno di legge costituzionale; un volto che si fa serio, preoccupato mentre pronuncia parole apocalittiche: banche che chiudono, economia che va a rotoli, equilibri internazionali che si rompono. Continua a leggere

RIPRENDIAMOCI LA SOVRANITA’ E LA DEMOCRAZIA

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IL CONTESTO REFERENDARIO DI QUESTI MESI NON E’ SOLO UN’OCCASIONE STORICA PER RAGIONARE SULLO STATO REALE DELLA NOSTRA DEMOCRAZIA E SOVRANITA’, RISPETTO A QUELLE DISEGNATE SULLA CARTA COSTITUZIONALE, E COME ANDREBBERO A CAMBIARE A SEGUITO DELLA RIFORMA. QUESTO BRAINSTORMING QUOTIDIANO – TRA INTERPRETAZIONI E INTERVENTI DA PARTE DEI MASSIMI ESPERTI, PROPAGANDA E INFORMAZIONE SUI MEDIA, E LIBERO E INTENSO CONFRONTO SUI SOCIAL NETWORK – STA ORIGINANDO UNA MAGGIORE CONOSCENZA DEL TEMA E DUNQUE UNA CONSAPEVOLEZZA PIU’ DIFFUSA, NEI CITTADINI, CHE POTREBBE APRIRE AL CAMBIAMENTO ATTRAVERSO L’ELABORAZIONE DI MIGLIORI REGOLE CHE GARANTISCANO UNA SOCIETA’ PIU’ DEMOCRATICA E MENO INGIUSTA.

 

Il regionalismo è morto, ha affermato qualche settimana fa il prof. Valerio Onida (Presidente emerito della Corte Costituzionale) in una trasmissione di La7, perché il Parlamento non ha mai voluto emanare i principi riguardanti le materie di legislazione concorrente. L’art. 117 Cost. recita infatti: “Nelle materie di legislazione concorrente spetta alle Regioni la potestà legislativa, salvo che per la determinazione dei principî fondamentali, riservata alla legislazione dello Stato”. Continua a leggere

POESIA E POTERE – di Giovanni NUSCIS

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Pur ritenendo illuminante, per affrontare il tema, la lettura diretta di alcuni testi poetici non è forse inutile fare una breve premessa.
Inizierei intanto con due definizioni, una di poesia e una di potere, tra quelle che mi paiono più appropriate nell’economia del discorso.
Poesia (dal dizionario Garzanti) è “l’arte e la tecnica di comporre versi o, più generalmente, di esprimere in forme ritmiche (estranee alla prosa) idee, sentimenti e realtà secondo la propria visione del mondo”.
Potere (definizione sociologica da http://www.sapere.it/enciclopedia) “capacità di assumere decisioni che determinino comportamenti di altri, entro una relazione sociale che coinvolge gruppi o singoli individui. Il potere implica, perciò, la possibilità di ricorrere a strumenti in grado di imporre la decisione presa a soggetti che non la condividano. In questa prospettiva, il potere si manifesta come esercizio possibile di mezzi che spaziano dall’influenza personale (compresa la seduzione) al più brutale impiego della violenza fisica.” Continua a leggere

LA SOVRANITA’ SULLA CARTA

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E’ giusto distruggere una montagna e l’ambiente per costruirvi una galleria inutile? E’ giusto che i Governi la impongano con ogni mezzo, probabilmente su pressione di lobby? E’ giusto che la popolazione che da generazioni vive in quella valle (Val di Susa) non sia mai stata ascoltata e si ribelli? E’ il caso della TAV Torino – Lione, ma che pone un problema generale di sovranità.

“La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione”, recita la Costituzione (art. 1, co. 2°), e ci scappa un sorriso, consapevoli di come in realtà siamo stati spogliati sia della sovranità sia di diritti fondamentali. Ma la nostra, obietterebbe subito qualcuno, è una democrazia rappresentativa, e poi a decidere di un interesse di valenza non locale ma nazionale devono essere le istituzioni, non i cittadini residenti nel territorio interessato, comprensibilmente contrari. Continua a leggere

Guido VIALE. Lavorare tutti, italiani e migranti.

Da. il manifesto

 

L’Italia, la parte più bella e più vera del suo territorio e delle sue comunità, si sta disfando. Manca la manutenzione, quella ordinaria e quella straordinaria. I danni e le vittime, i lutti e i costi provocati dall’ultimo terremoto ne sono solo l’ennesima conferma. Con venticinque milioni di abitanti che vivono in zone ad alto rischio sismico, niente è stato fatto né predisposto per prevenire tragedie e devastazioni, che a detta di tutti i geologi, avrebbero potuto essere evitate. Ma dove non arrivano i terremoti, o in aggiunta ad essi, provvede il dissesto idrogeologico: in parte provocato dall’abbandono di terre, insediamenti e attività non sostenuti da interventi pubblici per garantire tutto quello che potrebbero dare al resto del territorio; in parte, ma soprattutto, provocato dalla cementificazione selvaggia:  sia quella abusiva (e figuriamoci se una costruzione abusiva rispetta le norme antisismiche!); sia contrattata o promossa direttamente da “autorità” che avrebbero l’obbligo primario di salvaguardare il territorio e invece lo svendono per “salvare” i bilanci; sia imposta dall’alto, con quelle Grandi Opere contro cui si battono (per ora senza successo, con l’eccezione della Valle di Susa) le comunità locali. Continua a leggere

Caterina DAVINIO, Alieni in safari. Recensione di Narda Fattori.

alieni in safari copertina libro

Caterina Davinio, Alieni in safari, edizioni Robin&Sons, 2016 (poesia e fotografia)

 

Caterina torna a stuzzicarci con nuovo libro ibrido perché oltre alle poesie ospita un discreto numero di fotografie inerenti ai temi affrontati; il bianco/nero usato fa emergere da lontananze storiche le immagini, che invece sono attuali e colgono la quotidianità di paesi poveri e distanti dal consueto nostro panorama da sembrare alieni.

Nelle poesie né nelle fotografie c’è alcuna forma di compiacimento e/o di ricerca estenuata del limite.

La Davinio ha conosciuto la vita sotto molteplici aspetti e molte forme dolenti e autolesioniste; non sarebbe da lei ora tendere la mano e indicare lo squallore che si apre davanti al suo sguardo; non cerca pietismo, non è interessata allo stupore; che il suo sguardo sia vicino e premuroso lo afferma la scelta dei soggetti, sempre umani: bambini, vecchi, folla. Continua a leggere

Buon 25 aprile! La Liberazione e altre liberazioni

fedeltà alla resistenza

La festività del 25 aprile è legata a un evento ben preciso – la liberazione dell’Italia dall’occupazione degli ex alleati tedeschi e da un dittatura sfociata in una guerra folle.
Ma è indubbio che nella stagione in cui viviamo sia diffusamente avvertita la consapevolezza di un’opprimente ingiustizia sociale, di diritti lesi e denegati; e per quanto sia frequente l’abitudine a lamentarsi, di tutto, è però palpabile tale percezione, cogliendo nelle persone che incontriamo scontentezza, sfiducia, rabbia,  disperazione.
Per prima cosa dobbiamo perciò domandarci se tali stati d’animo sono infondati oppure giustificati da una reale situazione di disagio, e se in molti ci riconosciamo in essi. Perché accendendo la tivù e seguendo i telegiornali e i programmi delle tivù con le continue interviste e interventi del Capo del Governo l’Italia sembrerebbe, invece, un Paese che gode di ottima salute, ottimista e proiettato verso un  maggior benessere. Mentre chi si lamenta finisce per apparire un povero piagnone sfigato e malevolo, incapace di vedere il buono delle cose. Continua a leggere

17 aprile 2016. Riprendiamoci la sovranità donataci dai nostri padri

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Ciò che caratterizza la democrazia è che la sovranità appartiene (o dovrebbe appartenere) al popolo, invece che a un sovrano e alla sua corte. Così afferma la Costituzione. Ed è come se tutti gli italiani con capacità di voto, una volta ogni tanto, avessero una corona in testa per prendere decisioni importanti.

L’aspetto preoccupante è che pochi sono consapevoli di essere sovrani, anche se solo per il tempo necessario ad esprimere una preferenza di voto su una scheda. Ma ancora più preoccupante è che moltissimi non sappiano  cosa è la Costituzione, come è nata, i diritti e gli obblighi che ci vengono attribuiti, la ragion d’essere degli organi costituzionali, le loro funzioni e i loro limiti. Quanto meno sappiano delle frequenti violazioni o disapplicazioni dei suoi principi e delle sue norme. Della sottrazione di sovranità che i governi e partiti ci hanno riservato soprattutto in questi ultimi anni. Continua a leggere

Il reuccio e il bene che non vediamo

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Eppure era lì per aggiustare le cose, per fare, con equilibrio ed equità, le riforme necessarie e le scelte economiche urgenti, attese dalla maggior parte degli italiani.

Invece il reuccio che fa? Esattamente il contrario, in continuità e in empatia perfetta coi governi di destra, e con la protervia fanfarona dell’innovatore che ripete come un mantra, in ogni occasione, il gran bene che sta facendo per l’Italia e gli italiani. C’è chi gli crede, grazie alle tivù di Stato che lo rincorrono e ne moltiplicano il verbo e l’immagine, come se la favola, a forza di ripeterla, si auto realizzi. A credergli sono innanzitutto i beneficiari delle risorse pubbliche, e quindi, nell’ordine: banche, multinazionali e grandi imprese, lobby professionali, l’ampia corte di politici e alti dirigenti di enti pubblici.

La maggioranza degli italiani ha elevato invece un muro di diffidenza e di aperta contrarietà per la sua politica, e si moltiplicano le manifestazioni e le iniziative nelle piazze contro le scelte del Governo e del Parlamento. Il reuccio non ne ha infatti azzeccata una: la pessima riforma sulla scuola, l’abolizione dell’art. 18 dello statuto dei lavoratori, il rifiuto di modificare la legge Fornero sulle pensioni, la pericolosissima controriforma costituzionale unita all’altrettanto pessima riforma elettorale (italicum), la normativa che consente di estrarre idrocarburi dal sottosuolo marino fino ad esaurimento del giacimento, il Job act come ricetta per l’occupazione, la destinazione di enormi cifre per gli investimenti infrastrutturali a vantaggio delle solite lobby. Continua a leggere