Vittorio Sereni (1913-1983)

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In me il tuo ricordo

In me il tuo ricordo è un fruscìo
solo di velocipedi che vanno
quietamente là dove l’altezza
del meriggio discende
al più fiammante vespero
tra cancelli e case
e sospirosi declivi
di finestre riaperte sull’estate.
Solo, di me, distante
dura un lamento di treni,
d’anime che se ne vanno.
E là leggera te ne vai sul vento,
ti perdi nella sera.

[da Frontiera] Continua a leggere

Il naso di Gogol’, anima tormentata

Gogol'
di Augusto Benemeglio

1. Celebrazione della “nasità”

C’è stata, qualche tempo fa, una sorta di celebrazione della “nasità”, al Teatro della Tosse di Genova, da parte di un regista teatrale di origine salentina, Tonino Conte, che riunisce in uno spettacolo tutti i grandi nasi della storia, da Marziale (“Avevo due cose lunghe: una era il naso. Ora ho solo il naso”) a Publio Ovidio Nasone, da Cyrano a Pinocchio, infine a Il naso di Gogol’, famosa novella scritta centottantuno anni fa, che è stata rappresentata in mille salse ( Sciojstakovic ci ha scritto perfino un’opera lirica), ma pochi sanno che il celebre racconto è scaturito da un fatto vero, che era accaduto pochi mesi prima, proprio (guarda caso) a Genova. Continua a leggere

LUCA ORLANDINI, “VELLEITÀ DELLA MATERIA”

Conversazione tra Giovanni Agnoloni e Luca Orlandini

OrlandinivelleitaVelleità della materia (Aragno, Torino, 2016, pp. 190, Euro 15) è un testo di Luca Orlandini composto da pensieri brevi, introdotto da due paradossali citazioni d’eccezione; una lunga, pressoché sconosciuta al grande pubblico, di Giorgio Manganelli, nella quarta di copertina:

«Bisogna arrivare a parlare di cultura come si parla della figa: diciamolo chiaro, se la cultura, se il pensare, non è vitale, se non impegna proprio le viscere (e non metaforicamente, perché il pensare è cosa totale come il morire, è un ‘fatto’, un vero e tangibile oggetto), se non ha anche addosso qualcosa di sporco, di fastidioso, di disgustoso, come è di tutto ciò che appartiene ai visceri, se non è tutto questo, non è che vizio, o malattia, o addobbo: cose di cui è bene o anche necessario ed onesto liberarsi (spogliarsi). … I libri non esistono: ma esiste il nostro fare carne di loro. E sono anni che mi affatico a cercare il come, e tra i miei libri me ne sto goffo e prepotente come un orso, e sostanzialmente impotente. Sono afflitto da una vera, continua, maligna impotenza, che riconosco affatto estranea al mio carattere, ma che c’è, come un porro sul naso, o un odore fastidioso di vivande di terz’ordine. È la mia volgarità, una sorta di fisiologicità intellettuale: una cosa vergognosa

E una di Giacomo Leopardi (Zib., 1252):

«Nessuno è meno filosofo di chi vorrebbe tutto il mondo filosofo, e filosofica tutta la vita umana, che è quanto dire, che non vi fosse più vita al mondo. E pur questo è il desiderio ec. de’ filosofastri, anzi della maggior parte de’ filosofi presenti e passati.» Continua a leggere

Incanto e disincanto. Due poesie di Elisabeth Bishop

Bishop
a cura di Barbara Pesaresi

I magazzini del pesce

Benché sia fredda la sera,
accanto a un magazzino del pesce
siede un vecchio ad aggiustare una rete,
una rete che è quasi invisibile
nel crepuscolo, scura, d’un viola rossiccio,
con una spola lustra e consumata. Continua a leggere

Manzoni e la misericordia

Innominato
Nell’anno santo dedicato alla Misericordia

di Augusto Benemeglio

1. Chi legge Manzoni?

Questo è il mio terzo “recital” sulla figura di Alessandro Manzoni e riguarda, non a caso, il tema centrale del romanzo , quello della Misericordia, che è il tema dedicato all’anno santo che stiamo vivendo. Ma nel far rivivere i personaggi cardini dei promessi sposi , Lucia, l’Innominato e il cardinale Borromeo , ho pensato anche ai versi di altri poeti atei , o di confessioni religiose diverse , come Caproni, Rumi, Gandhi, Meideros e Max Ehermann, o alle parole dello stesso Papa Francesco, grande estimatore del Manzoni, che garantiscono quell’ ecumenismo necessario per raggiungere una vera pace. Continua a leggere

Ungaretti: le città, la memoria e la carne

Ungaretti
di Augusto Benemeglio

Le città di Ungaretti

Giuseppe Ungaretti significa Alessandria d’Egitto dove nacque l’8 febbraio 1888 (“ Era burrasca, pioveva a dirotto/ in quella notte/ e festa gli Sciiti / facevano laggiù/ alla Luna detta degli amuleti”) e lì visse tutta la sua giovinezza, fino a ventiquattro anni. Il padre, Antonio, “che era un toro con i baffoni folti come Stalin”, vi era emigrato per i lavori al canale di Suez e zappando il fango del Mar Rosso contrasse una grave forma di idropisia che lo condusse alla morte a soli ventotto anni, “senza più un urlo, quando non gli rimaneva neanche quella forza”. Continua a leggere

Giorgio Caproni. Un mancato incontro

Caproni
di Augusto Benemeglio

1. Villa Pamphili

La prima volta che vidi Giorgio Caproni fu circa trent’anni fa, a Roma (“enfasi e orina… Non è il mio ambiente, manca il paesaggio industriale a me tanto caro, manca il porto, mancano le navi”), in via Vitellia, strada che costeggia le mura di Villa Pamphili, dove vissi gran parte della mia infanzia e ogni anno tornavo, anche da lontanissimo, per venire a trovare la cara “zia Rina”. Continua a leggere

Viaggiare leggendo. L’America di Steinbeck

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di Giorgio Gizzi

John Steinbeck nacque in California, a Salinas, all’inizio del secolo scorso: intorno al 1925 abbandonò studi universitari molto regolari alla Stanford University e si trasferì in quella New York in cui morì nel 1968, dopo tre matrimoni e molti libri, annoverabili tra i capolavori della letteratura americana del secolo scorso: Pian della Tortilla, Uomini e topi, Furore, La valle dell’Eden, solo per citarne alcuni. Continua a leggere

Pasolini l’implacabile. A quarant’anni dalla morte

Pasolini
di Augusto Benemeglio

1. Una voce malata

Pier Paolo Pasolini, – scrittore, poeta, regista, giornalista, editorialista, ma anche filosofo e pittore , ritenuto uno dei più grandi intellettuali italiani del ventesimo secolo, – lo rivedo ora in televisione, in bianco e nero, dopo più di quarant’anni, forse poco tempo prima del suo assassinio nell’idroscalo di Ostia, il 2 novembre 1975. Continua a leggere

Charles Baudelaire, un maledetto romantico

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di Augusto Benemeglio

1. Il destino.

Charles Buadelaire – forse – non meritava quella madre, né quelle eterne angustie finanziarie; non meritava quel gretto Consiglio di famiglia formato dalla stessa madre, dal patrigno e dal fratellastro, che lo deprivò della sua libertà d’agire, né quell’amante tirchia; non meritava di morire di sifilide a soli quarantasei anni. Continua a leggere

Inerzia 2: un vizio antico

di Antonio Sparzani
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Dopo aver conosciuto la singolare inerzia del pigro Sole, conviene forse, per meglio comprendere l’idea d’inerzia e quanto le sta intorno, rifarsi alle origini almeno (perché altre parole appariranno lungo la strada) delle parole inerzia e accidia nelle letterature classiche. L’antecedente etimologico immediato per la prima è naturalmente il latino classico inertia, formato da in – ars, cioè assenza di arte, di attività, con lo slittamento di significato verso l’idea di non-fare in generale, e quindi inattività, pigrizia, inettitudine. L’antecedente etimologico del secondo è invece greco (esiste in latino un verbo acedior, d’uso assai raro e che significa mi intristisco, divento scontroso) ed è il sostantivo, anche qui piuttosto raro, akēdìa (ἀκηδία), talvolta akēdeia (ἀκήδεια), non usato dagli scrittori attici, ma solo in testi più tardi, tipicamente medici, per indicare spossatezza, esaurimento, abbattimento dello spirito.

Certo che se però si desse un’occhiata ad esempio al recente libro del monaco eremita Gabriel Bunge, intitolato Akedia, il male oscuro (Qiqajon, 1999) Continua a leggere

A Giovanni Inzerillo, su Calvino e la musica

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Carissimo Giovanni,
il “Calvino” che mi hai inviato è, come sempre, pieno di sorprese. E questa sorpresa l’hai confezionata ad arte, in un testo che affronta rigorosamente, con piglio filologico, l’avventura calviniana tra le note alte o popolari della musica che, come ricordi nel volume, lo spaventava o lo metteva in soggezione. Continua a leggere

Wolfgang Pauli, uomo a molte dimensioni

di Antonio Sparzani
Pauli a tavola
Wolfgang Pauli (Vienna 1900 – Zurigo 1958) è stato uno dei grandi fisici del Novecento. Su queste pagine l’avevo nominato qui nel post su Helgoland, l’isoletta dove Heisenberg andò a farsi ispirare dal vento del nord l’invenzione della nuova meccanica.
Ma Pauli, cui pure è dovuta buona parte della fondazione della nuova teoria, e che venne unanimemente indicato con l’appellativo di das Gewissen der Physik (la coscienza della fisica), era anche altro, era cioè, a differenza di tanti colleghi, un uomo a tutto tondo, uno che voleva capire l’uomo da tutti i punti vista, non solo da quello scientifico-razionale. Continua a leggere

Alla scoperta del pianeta Dante

Dante
Nel 750° anniversario dalla nascita

di Augusto Benemeglio

1. Dante e l’Europa

Dante aveva dentro di sé il poema essenziale delle cose, una memoria prodigiosa che non teme confronti neanche coi computer di oggi, e il senso profetico del mistero -, così mi disse uno dei massimi studiosi di Dante, il prof. Aldo Vallone, allora ordinario di letteratura italiana all’Università Federico II di Napoli e direttore de “ L’Alighieri” e “Casa di Dante”, mentre passeggiavamo per il Corso, a Gallipoli, in una sera di fine Giugno del 1995, col cielo che era un’incudine dalla fronte rosa, come capita spesso in questa stagione. Continua a leggere

Dino Campana. Il sangue del fanciullo

Campana
di Augusto Benemeglio

1. Un viaggio chiamato amore

Dino Campana è autore di un solo libro, I canti Orfici, stampato a sue spese in una tipografia di Marradi, il paese vicino Firenze in cui nacque il 20 agosto 1885, e dove tutti lo ritenevano pazzo. Continua a leggere

L’enigma Manzoni

Manzoni

di Augusto Benemeglio

Nel 230° anniversario dalla sua nascita, vogliamo ricordare Alessandro Manzoni, che per chi lo conobbe a fondo, scrive Pietro Citati, fu un enigma. Un enigma che a tutt’oggi non si è risolto, “non tanto perché riesca a nascondere dietro un riserbo senza eguali i pensieri che più gli stanno a cuore, ma per la singolare forma della sua mente, che combina le qualità più discordanti tra loro”. Continua a leggere

Gunther Grass e il tamburo di latta

Grass
di Augusto Benemeglio

1. Un film noiosissimo
E’ morto, a 87 anni, in una clinica di Lubecca, Gunter Grass, lo scrittore “contro”, l’intellettuale che ha sferzato la Germania – scrive Pierluigi Battista – al di là della sua “adolescenziale infatuazione hitlerana”, da lui confessata qualche anno fa, destando più di una perplessità. E’ stato – continua il giornalista – il manifesto di una nazione prigioniera della sua ipocrisia. E ricorda quel grande capolavoro che è Il tamburo di latta. Continua a leggere

La danza macabra di August Strindberg

Strindberg
di Augusto Benemeglio

1. Danza macabra

August Strindberg era incapace di avere rapporti con la gente, in specie con le donne; era assai peggio dell’altro drammaturgo vichingo coevo, il norvegese Henrik Ibsen, che pure si era congedato con un dramma (Quando noi morti ci destiamo) che è tutto un programma circa l’utilità dell’arte e l’impegno intellettuale , ossia zero. Continua a leggere