L’ESTATE FREDDA di Gianrico Carofiglio

di Massimo Maugeri

L'estate freddaÈ difficile pensare a un’estate più fredda di quella che attraversò il 1992. Nel mese di maggio, l’assassinio di Giovanni Falcone. A luglio, l’uccisione di Paolo Borsellino. Delitti di mafia terribili che avrebbero lasciato un segno indelebile nella storia della Repubblica e della lotta alla mafia. Da qui il titolo del nuovo romanzo di Gianrico Carofiglio, scrittore ed ex magistrato: “L’estate fredda” (Einaudi, pp. 352, € 18,50). Un titolo ossimorico che mette in risalto il contesto difficilissimo in cui si trova a operare il maresciallo dei carabinieri Pietro Fenoglio, protagonista di questa storia ambientata venticinque anni fa. Il racconto prende spunto dal rapimento e dalla successiva uccisione del figlio di un capo clan. Accade che il giovane boss sospettato del sequestro decide di collaborare con la giustizia. E qui si aprono pagine importanti della narrazione, affidate alla confessione e alla scelta di utilizzare i verbali delle dichiarazioni rilasciate dal collaboratore di giustizia al pubblico ministero… che, dunque, acquisiscono la valenza di “forma narrativa” a tutti gli effetti. Continua a leggere

L’ORTO DEI LIBRI

Testo introduttivo e intervista di Giovanni Agnoloni

L’Orto dei Libri è la nuova libreria aperta da Giorgio Galli in via dei Lincei 31 a Roma, nel quartiere di Tor Marancia. Un esperimento culturale e sociale estremamente interessante. Oggi lo intervisto per La Poesia e lo Spirito.

1) Com’è nata l’idea di associare ai libri le piante? E prima di tutto, come hai deciso di diventare un libraio?

Dopo molti anni di lavoretti e disoccupazione, ho avuto la possibilità di lavorare in una libreria. È stato come spalancare la finestra e scoprire che c’è ancora un mondo, fuori. Da sempre sono un cultore della letteratura. Ma da quando mi ero messo a cercar lavoro sembrava che di questa passione mi dovessi vergognare. Non è serio, in un curriculum, scrivere che hai la passione della letteratura. O della musica classica. Da disoccupato si impara a ragionare in un modo che non è il tuo. Non conta più cosa vuoi, ma ciò che si vuole da te.  Diventa un automatismo mentale: i tuoi interessi non ti interessano più, tu stesso, ai tuoi stessi occhi, non sei tu, sei un disoccupato. Il breve periodo di lavoro in libreria mi ha fatto capire che c’era ancora una possibilità di conciliare il pane quotidiano con la passione della mia vita: la cultura. Ma attenzione, non ci si improvvisa librai, soprattutto in un momento come questo! Non basta la passione, bisogna avere le competenze. Il libraio è un mestiere, come il calzolaio. Non basta avere la passione per le scarpe per essere un buon calzolaio. Così, ho fatto la Scuola Librai Italiani, ho lavorato in altre librerie, ho fatto sostituzioni, stage e tutta la gavetta che ne consegue. E, quando mi si è presentata l’occasione di aprire una mia libreria, l’ho colta al volo. L’idea di associare le piante ai libri… beh, è nata parlando con mia moglie. Lei diceva che una libreria dovrebbe essere un posto rigenerante, quasi un centro benessere della mente. Allora ho pensato agli antichi, che amavano leggere e conversare negli Horti. E ho pensato di creare, in un quartiere giovane, ricco di associazioni e di attività come Tor Marancia, ma privo di una libreria di riferimento, il mio piccolo Hortus: un posto dove ci si possa sentire come a casa o in giardino, tra i profumi del legno e delle piante e non tra gli odori asettici degli scaffali di ferro. Voglio che il mio Orto somigli a una vecchia drogheria, a un negozio di quartiere: ci si siede al tavolino, si sfogliano i libri, il libraio ti offre un caffè, e si trascorre il tempo in un modo “antico”, di cui però c’è bisogno. Il mio modello è la libreria Leer Devagar di Lisbona, che significa proprio “leggere lentamente”: un posto che è come una città, dove non ci si limita a comprare libri, ma si vive un’esperienza: il libro è mischiato a casse di frutta, a macchinari in uno e in disuso… Naturalmente io dispongo di un piccolo spazio, e l’esperienza che si prova da me non è quella di una città, ma di un angolo di casa, o di giardino… Continua a leggere

Grande secolo d’oro e di dolore. Intervista a Vincenzo Pardini

Grande secolo d’oro e di dolore. Intervista a Vincenzo Pardini

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di Marino Magliani
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Prendiamo l’incipit di Grande secolo d’oro e di dolore (Il Saggiatore, 2017) di Vincenzo Pardini:
«In una stanza bianca come un sudario, il pavimento di mattoni, rossi e sgretolati, le travi che hanno resistitito ai terremoti, un giorno di febbraio del 1983 è morta Leonide Francesca Lusetti dei Longobardi, ultima discendente d’una antica casata della Media Valle del Serchio».
Il lettore è conquistato dall’onestà dell’io narrante, un discendente del casato, che nella stessa pagina ci dirà:
«Con l’aiuto della memoria e di documenti, tenterò di ricostruire una cronaca di vicende ed eventi che il tempo sta cercando di ingiallire»

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“LE PAROLE ACCANTO”: INTERVISTA A MICHELA ZANARELLA

Intervista di Giovanni Agnoloni

intervista-a-michela-zanarella-3Sono lieto di intervistare la poetessa Michela Zanarella, per parlare del suo percorso artistico e, in particolare, del suo nuovo libro, Le parole accanto, oggetto di una campagna di crowdfunding e in prossima uscita per la casa editrice Interno Poesia.

1) Le parole accanto è un titolo “provocatorio”. Siamo abituati a pensare alla poesia come a una dimensione viscerale, radicalmente dentro. Qui, invece sembri optare per un understatement, preferendo una presa di distanze, un distacco che forse è la cifra del tuo lirismo, sospeso tra paesaggio e memoria, dove il dolore è trasfigurato in sottili epifanie. Sei d’accordo?

“Diciamo che il titolo della raccolta è volutamente provocatorio. Per me la poesia ha una dimensione interiore ed esteriore, fatta di continui contrasti, così come lo è la mia stessa personalità. E’ vero tutto ciò che dici, perché il distacco è una costante della mia scrittura, che vive di sospensioni tra ricordi, partenze e ritorni, assenze e presenze. In ogni verso, in ogni immagine c’è un’oscillazione di pensiero, le emozioni si proiettano come schegge di luci ed ombre. La poesia in questo caso è accanto a me, alle persone che amo, ai luoghi che mi hanno visto bambina, vicina e allo stesso tempo lontana, si trova nei poeti che in qualche modo sono stati un riferimento nel mio percorso di crescita. Il dolore mi è servito per comprendere meglio me stessa, ogni singola precipitazione mi ha reso consapevole di ciò che è comunque parte della vita. Il dolore quindi si trasforma in rivelazione di qualcosa che va affrontato”. Continua a leggere

Il coraggio di Cion. Intervista a Daniele La Corte

daniele-la-corte-il-coraggio-di-cionDaniele La Corte, Il coraggio di Cion, Fusta Editore, 2016, pp.208, € 16
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di Marino Magliani
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Magliani: La letteratura della Resistenza è un po’ strana, come per certi aspetti lo è la Resistenza. Si scrivono migliaia di libri sull’epopea dell’esercito scalzo, mostrandola da ogni angolatura, quota, marginalità, e poi occorre aspettare il 2016 per veder sulla copertina di un libro Il coraggio di Cion (Fusta Editore) di Daniele La Corte. Cosa c’è di strano? Una sola cosa: Cion, nome di battaglia di Silvio Bonfante, nato nel 1921 e morto nel 1944, è quanto di più leggendario, assieme a Felice Cascione, ha combattutto nazisti e fascisti sulle montagne e sulle colline imperiesi. Continua a leggere

Dieci domande a dieci scrittori-traduttori. Romanzi, serie tv, cinema: Giancarlo De Cataldo

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Magistrato, traduttore, drammaturgo, autore di romanzi di grande successo e di sceneggiature cinematografiche e televisive, Giancarlo De Cataldo è un autore poliedrico vicino, e qui mi riferisco soprattutto alla sua capacità di lavorare con media differenti, più ad esempi americani che nostrani. Raggiunge il successo nel 2002 con Romanzo criminale, ma la sua produzione sterminata (che per esigenze di spazio vi invito a consultare qui) comprende anche moltissimi altri best-seller, l’ultimo, La notte di Roma, scritto a quattro mani con Carlo Bonini ed edito da Einaudi nel 2015. Attento scrutatore del mondo contemporaneo, Giancarlo De Cataldo ha la capacità rara, per chi come lui trae ispirazione dai capitoli più oscuri del nostro presente e del nostro passato, di riuscire a parlarne con lucida competenza ed invidiabile chiarezza.

1) Vorrei partire dall’oggi, e da quello che è successo alle elezioni americane di novembre. In un’intervista del 2009 a proposito del romanzo La forma della paura, che alcuni hanno definito “il primo thriller del mondo post-Bush” (La forma della paura, Giancarlo De Cataldo e Mimmo Rafele, Einaudi, 2009) dichiaravi che “la mitologia della paura ha condizionato fortemente i nostri ultimi anni. Ora però è stato eletto un Presidente americano che parla un linguaggio diverso”. Sono passati sette anni e a Barack Obama è subentrato Donald Trump. L’uscita dalla paura a cui accennavi ha lasciato il posto a scenari forse più angoscianti, perché meno prevedibili. Credi che sia di forme sempre rinnovate di paura che l’umanità senta oggi il bisogno di nutrirsi?

Quella frase andava bene nel 2009, oggi, probabilmente, ha un sapore antico. Naturalmente, né io né Mimmo Rafele potevamo pensare agli sviluppi che il terrorismo avrebbe assunto al tempo dell’Isis. La paura è, effettivamente, un sentimento primordiale, ineludibile, dell’essere umano: ai bambini raccontiamo fiabe terrificanti per insegnare loro l’esistenza dell’elemento numinoso, quella minaccia incombente che tutti finiremo prima o poi per avvertire nel corso dell’esistenza e che affonda radici nella nostra transitorietà. Moriremo tutti, prima o poi, e l’angoscia di morte ci domina. Dobbiamo imparare a conviverci, e usiamo le fiabe per avviare i nostri figli su questo duro sentiero obbligato. Nello stesso tempo, la paura è un formidabile strumento di pressione, potere, governo e ricatto delle coscienze. Chi si ricorda più dell’influenza aviaria, che avrebbe dovuto decimare il genere umano? E chi della mucca pazza? Furono paure reali, concrete, al loro tempo, e incisero sulle nostre abitudini, sul nostro stile di vita, sulla nostra esistenza. Possiamo dunque dire che abbiamo, sì, bisogno della paura, ma che dobbiamo anche imparare a Continua a leggere

Intervista di Guido Michelone a Silvia Colasanti

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È imminente il debutto de Le imperdonabili. L’ultima lettera di Etty Hillesum, la nuova composizione di Silvia Colasanti in scena il 26, il 27 e il 30 gennaio, rispettivamente ad Ancona, Macerata e Pesaro, per il circuito ‘Marcheconcerti’, di nuovissima costituzione. In quest’intervista, l’Autrice ci parla di questo lavoro particolarmente legato al mono della poesia femminile, visto con l’occhio e l’orecchio di una donna musicista. Continua a leggere

GIANNI TETTI, “GRANDE NUDO” (NEO EDIZIONI)

Intervista di Giovanni Agnoloni

copertina-grande-nudo-gianni-tetti-neo-edizioni-hi-resEcco la mia Intervista a Gianni Tetti, autore del romanzo Grande nudo (Neo Edizioni), terzo romanzo della cosiddetta “trilogia del vento”, che segue a I cani là fuoriMette pioggia.

– L’ultimo atto di una trilogia intitolata al vento, in una terra, la Sardegna, ridisegnata in un orizzonte distopico, sfregiata e inquinata. Quale la radice di questa intuizione?

Il vento come mezzo attraverso cui far viaggiare le storie. Il vento porta gli odori, porta il caldo o il freddo. Il vento porta via le cose, o le fa tornare quando meno te l’aspetti. Dalle mie parti si dice che quando soffia lo scirocco sia il diavolo che corre per le vie (lo scirocco era un protagonista di Mette pioggia, il mio romanzo precedente). Qualcun altro dice che nei posti dove c’è troppo vento la gente sia un po’ matta. Testa di vento è colui che dimentica le cose. Vicino alle fabbriche, il vento è sollievo o morte. Porta via i fumi inquinanti, o te li sbatte in faccia per tutto il giorno. Trovo che il vento sia un elemento imprescindibile per capire la mia isola, e in generale il carattere di chi ci vive. E trovo che sia una metafora perfetta del tempo che scorre e sgretola tutto, e dell’esistenza, contraddittoria, casuale, piacevole e sgradevole al tempo stesso. La distopia è apparente, solo uno specchio un po’ deformante. Ma riflessi in quello specchio ci siamo proprio noi, e non fatichiamo a riconoscerci. Parlo della realtà che viviamo oggi. Gli attentati, i terroristi, la fede, la paura, l’egoismo, i terremoti. Tutto sta accadendo ora. Più che intuizione, la chiamerei constatazione. Continua a leggere

Cento di questi libri. Daniela Tortorella dialoga con Guido Michelone

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Come posso definirla, professor Michelone, nelle sue tante attività?
“Amo definirmi scrittore, o meglio saggista. Sta per essere pubblicato il mio centesimo libro. Scrivere è una delle mie passioni. Passione appunto e professione a metà, perché il mio lavoro è l’insegnamento.

Infatti la ricordo professore al liceo classico Lagrangia di Vercelli e invece adesso so che insegna all’Istituto Cavour, ma soprattutto all’Università Cattolica di Milano dove è docente di Civiltà Musicale Afroamericana.
“Non solo, ma di Storia del Jazz al corso di laurea in Jazz al Conservatorio di Alessandria, l’unica materia umanistica rispetto alle altre che sono tutte di pratica musicale sui diversi strumenti. Continua a leggere

UN DIO TI GUARDA di Sandro Veronesi

di Massimo Maugeri 

Le attività sportive sono dotate di elementi narrativi: hanno un inizio, uno sviluppo, un epilogo. Le storie che ne derivano possono essere ordinarie, in alcuni casi persino noiose. In altri, però, possono essere eccezionali, entusiasmanti. Epiche. Ed è proprio al concetto di epica dello sport che si ispira il nuovo libro di Sandro Veronesi: “Un dio ti guarda” (La nave di Teseo, pagg. 201, € 17). Dal calcio al tennis, dal basket al ciclismo, dall’atletica alla ginnastica, dal pattinaggio allo sci, non c’è attività sportiva che, in sé, non sia capace di offrire momenti epici meritevoli di essere narrati. Continua a leggere

Dieci domande a dieci scrittori-traduttori. La corporeità della scrittura: Marco Mancassola

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Marco Mancassola esordisce nel 2001 con il romanzo Il mondo senza di me (Pequod; Mondadori) e a seguire pubblica il romanzo breve Qualcuno ha mentito (Mondadori, 2004) e il saggio narrativo Last Love Parade (Mondadori, 2005). Nel 2008 esce il romanzo La vita erotica dei superuomini (Rizzoli, 2008) seguito dai racconti contenuti in Non saremo confusi per sempre (Einaudi, 2011) e dal romanzo Gli amici del deserto (Feltrinelli, 2013).
A queste pubblicazioni se ne affiancano altre (tra cui Il ventisettesimo anno, edito da Minimum Fax nel 2005) e l’attività come sceneggiatore, collaboratore di giornali, editor e insegnante di scrittura creativa. Nel panorama letterario italiano Mancassola rappresenta a mio parere un autore atipico che, non solo per il fatto di vivere all’estero (Londra), ma anche e soprattutto per aver scritto storie che si sviluppano spesso fuori dall’Italia, può offrirci spunti di riflessione ben diversi da quelli ai quali siamo di solito abituati.

1) Parto da La vita erotica dei superuomini – che ritengo uno dei migliori romanzi pubblicati negli ultimi vent’anni (non solo in Italia) – perché forse anche a causa della sua ambientazione ben lontana dal cosiddetto ‘stereotipo italiano’ non ha ricevuto tutta l’attenzione che meritava. Solamente in Francia mi pare ne abbiano saputo cogliere appieno il valore: in un illuminante articolo comparso su Livres-Hebdo ad esempio si legge “e se Mancassola, con naturalezza, avesse scritto il grande romanzo, finora atteso invano, dell’America post-11 settembre?”
Ti riconosci in queste parole? E se sì, si tratta di un riconoscersi a posteriori o di una delle forze generatrici che si sono poste alla base della stesura del romanzo?

Suppongo che il grande libro sull’America post-11 settembre, propriamente parlando, lo abbia scritto o lo debba scrivere un americano; il mio tentativo era piuttosto un libro sull’immaginario americano condiviso globalmente; era una lettera d’amore-odio a quell’immaginario, e suppongo che il successo critico in Francia sia venuto anche perché Continua a leggere

Le Favolesvelte di Valeria Bianchi Mian tra poesia e fiaba

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di Guido Michelone

Valeria, ci parli brevemente di Favolesvelte?

Nel 2014, dal primo giorno di Gennaio al Capodanno successivo, ho dato vita al blog omonimo: trecentosessantacinque filastrocche, poesie, storie scritte e illustrate da me. Si è trattato di un esercizio letterario e artistico davvero certosino. Durante la performance di Favolesvelte, sono stata notata da Giancarlo Caselli di Golem Edizioni, il quale si è offerto di pubblicarmi. Dopo aver eliminato i post dal blog ho fatto nascere il libro in versione cartacea, raccogliendo in quelle pagine circa duecentocinquanta elaborati. I disegni sono stati da me riprodotti in bianco e nero per esigenze di stampa. Continua a leggere

BUONA LETTURA: Marino Magliani. Dal fondo della tana. Conversazioni con Marco Scolesi”

Buona lettura è una rubrica curata da Mara Pardini. Uno spazio per “assaggiare” libri buoni, ovvero utili, piacevoli, intelligenti, capaci di lasciare un segno nell’immaginazione di chi li sfoglia.
Un taccuino per catturare le impressioni, i messaggi e le parole che escono di pagina in pagina ma anche per incontrare scritture nuove e legate all’attualità.
Un angolo per parlare di libri e condividere il gusto di una buona lettura


È un viaggio attraverso la sua scrittura, il suo tempo, il suo spazio: attraverso se stesso.

È il libro Marino Magliani. Dal fondo della tana. Conversazioni con Marco Scolesi (Philobiblon Edizioni, 2016), che propone al lettore la visione di Magliani, ovvero il suo modo di guardare e di tradurre le cose, in un momento in cui la sua scrittura diventa più inventiva e più intima.

marino Continua a leggere

La poesia e “La prima verità”

di Massimo Maugeri

La prima veritàIl nuovo romanzo di Simona Vinci, “La prima verità” (Einaudi Stile Libero Big, p. 408, € 20), vincitore del Premio Campiello 2016, ha un rapporto molto forte con la poesia. Il titolo del romanzo deriva, in effetti, proprio dal verso di una delle poesie che Ghiannis Ritsos, grande poeta greco del Novecento, ebbe modo di scrivere a Leros, l’isola/manicomio in cui, partendo da vicende realmente accadute, la Vinci ha ambientato il suo romanzo.
Parliamo di poesia con l’autrice di “La prima verità”.

-Simona, che rapporto hai con la poesia?
La poesia è il mio grande amore, forse il primo. Credo che la prima cosa che ho pubblicato su una rivista quand’ero all’università sia stata una poesia. Un po’ me ne vergogno, perché credo che scrivere poesie sia difficilissimo. È più facile scrivere racconti o romanzi. Continua a leggere

Intervista a Karto

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di Guido Michelone

 

Sulla copertina del disco d’esordio è ritratto come un’autentica rock star: chiodo, ray ban scuri, guanti neri, collanina, gibson in mano. Anche il retro di copertina e l’immagine del dischetto presentano tratti inequivocabili di cultura rock dal divano bolidista in simil pelle, la fonovaligia con tanto di 45 giri sul piatto. Si sente che Giovanni Cartei – in arte Karto – livornese è un giovane cantautore che aderisce in pieno alla filosofia r’n’r. Continua a leggere

A proposito di Altra Musica. Dialogo fra Gianluca Barbera e Guido Michelone

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‘Jazz forever. La straordinaria storia del Jazz dalle origini ai nostri giorni’, ‘Blasco Story. Tutto quello che c’è da sapere su Vasco Rossi’, ‘Bob Dylan. Tu sei quel che sogni’ e ‘Canzone dopo canzone. Fabrizio De André una discografia commentata’: a inizio 2016, la neonata editrice Melville vara una collana dal titolo Altra Musica a cura di Guido Michelone che, per conto del direttore editoriale Gianluca Barbera, cerca di trovare nuovi libri che stimolino interessanti riflessioni sul mondo delle sette note, oltre a cimentarsi, come di consueto, nella scrittura di saggi e biografie dal taglio pedagogico e divulgativo. La Poesia e lo Spirito registra e propone un dialogo fra i due, direttore e curatore/scrittore, che raccontano e spiegano le caratteristiche di una collana che può già vantare a luglio quattro titoli in catalogo, cui se ne aggiungeranno altri tre entro dicembre. Continua a leggere

Guido Michelone intervista Gianluca Barbera

barbera scrittore
La truffa come una delle belle arti

Gianluca Barbera, cinquantenne reggiano (ma senese d’adozione), dopo Finis Mundi (2015), ha da poco pubblicato il suo secondo romanzo, dal titolo spiazzante: La truffa come una delle belle arti. Continua a leggere

Guido Michelone intervista a Paolo Archetti Maestri (Yo Yo Mundi)

Archetti Yo Yo Mundi
Per Evidenti tracce di felicità, nuovo album di Yo Yo Mundi, gruppo folk-rock di Acqui Terme, ecco un’intervista inedita al leader Paolo Enrico Archetti Maestri, cantante, compositore, chitarrista, che qui racconta alcune vicende di un album molto poetico. Continua a leggere

Guido Michelone intervista Michelangelo Zizzi

Zizzi
Mi parli brevemente di questo nuovo progetto di Scuola di Poesia?

La Scuola Pound vive da due anni ed è alla sua seconda edizione: Si
tratta di voler fare la migliore Scuola di poesia in Italia, il
corrispettivo della Holden di Baricco, ma persino meglio: perché è
difficile diffondere tecniche di poesia, ma è possibile conoscere da
vicino i Maestri e stare con loro: Ho pensato a questo: di ritrovare i
Maestri \ amici, conoscerli da vicino e perdere ogni provincialismo ed
ogni ‘falsa’ ambizione, riconoscendo i propri valori, le proprie
qualità. Continua a leggere

Intervista a Stefano Zangrando su “Amateurs”

Amateurs
di Elisabetta Bortolotti

È una delle figure più poliedriche e cosmopolite del panorama letterario transalpino: scrittore, insegnante, studioso e traduttore, Stefano Zangrando, bolzanino d’origine e residente a Rovereto, è un pendolare instancabile fra le culture italiana e tedesca. Forse anche per l’impegno profuso in questa funzione di mediatore, come narratore taceva da qualche anno: risale ormai al 2009 la raccolta di racconti Quando si vive, che uscì per l’editore Keller all’epoca in cui Zangrando era borsista presso l’Accademia delle Arti di Berlino. Continua a leggere