Migrazione, la civiltà come arte della fuga

[ripubblico un articolo dello scrittore Consolo, già pubblicato sull’Unità del 18 settembre 2007, perché mi sembra di grande attualità e perché mi sembra dotato di una notevole e larga prospettiva. a.s.]
di Vincenzo Consolo

Il muro di acciaio che venne eretto a Padova nell’agosto del 2006 per dividere il quartiere degli immigrati dalle zone residenziali

Il muro di acciaio che venne eretto a Padova nell’agosto del 2006 per dividere il quartiere degli immigrati dalle zone residenziali

Mondo globale. La storia e il mito insegnano: sono sempre i fuggiaschi a creare nazioni e culture. Il Mediterraneo coi suoi millenari movimenti migratori lo dimostra. E gli italiani, popolo migrante, dovrebbero capirlo piu’ degli altri. Achei, dori, italioti furono tutti popoli esiliati ma capaci di costruire nuovi mondi e nuovi assetti di convivenza etnica. L’esempio dell’Islam in Sicilia a partire dal IX secolo d.C. Una fioritura davvero prodigiosa che lasciò tracce indelebili. Tutta la storia moderna della penisola dopo l’Unità fu segnata dallo sradicamento di milioni di individui trapiantati altrove.

Addio città
un tempo fortunata, tu di belle
rocche superbe; se del tutto Pallade
non ti avesse annientata, certo ancora
oggi ti leveresti alta da terra.
(Euripide, Le Troiane)

Presto, padre mio, dunque: sali sulle mie spalle,
io voglio portarti, né questa sarà fatica per me.
Comunque vadan le cose, insieme un solo pericolo
una sola salvezza avrem l’uno e l’altro. Il piccolo
Iulio mi venga dietro, discosta segua i miei passi la sposa.
(Virgilio, Eneide)

Questi versi di Euripide e di Virgilio vogliamo dedicare ai fuggiaschi di ogni luogo, agli scampati di ogni guerra, di ogni disastro, a ogni uomo costretto a lasciare la propria città, il proprio paese e a emigrare altrove. Sono dedicati, i versi, agli infelici che oggi approdano, quando non annegano in mare, sulle coste dell’Europa mediterranea, approdano, attraverso lo stretto di Gibilterra, a Punta Carmorimal, Tarifa, Algesiras; approdano, attraverso il canale di Sicilia, nell’isola di Lampedusa, di Pantelleria, sulla costa di Mazara del Vallo, Porto Empedocle, Pozzallo… La storia del mondo è storia di emigrazione di popoli – per necessità, per costrizione – da una regione a un’altra. Continua a leggere

LA TANA DEGLI ALBERIBELLI di Marino Magliani

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di Francesco Sasso

Questo La Tana degli Alberibelli (Longanesi, Milano 2009), che esce proprio in questi giorni in libreria, è il sesto romanzo di Marino Magliani.

Vi si narra delle indagini di un giovane olandese, Jan Martin, inviato da un’agenzia europea antifrode in Italia. Siamo in Liguria, nelle terre di Ponente. A Bruxelles si sospetta che i fondi europei per costruire un porto turistico, il più grande del Mediterraneo, siano stati dirottati altrove.

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Miserere asfalto (afasie dell’attitudine): 452-552

di Marina Pizzi

*****

452.

la spiga sta sotto l’erta del sale del mare, il salato la brucia lentamente. nei viali malinconici intorno alla stazione si festeggia la giara con l’olio siciliano. in un pezzullo di unghia tutta la paura di entrare dal medico. ho freddo al collo ma la sciarpa l’ho perduta cercando i guanti. otto ore al dì di postazione informatica dal lunedì al venerdì.

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“Acasadidio” di Giorgio Morale

di Francesco Sasso

Vale la pena, innanzi tutto, di fermarsi su Giorgio Morale, scrittore siciliano, ma che da anni lavora e vive a Milano, schivo, profondamente classico per sensibilità e per intelletto, che sa tenere in prodigioso equilibrio gusto e partecipazione civile, senso del concreto e rigore poetico. Ha esordito tardi nella narrativa, nel 2005 con Paulu Piulu (Manni), romanzo in cui, tra i ricordi idealizzati di giorni felici, egli evoca un irraggiungibile mondo di pura bellezza, invoca l’unica speranza: l’infanzia dell’uomo. Di tutt’altra specie è il nuovo romanzo Acasadidio (Manni), da pochi giorni in libreria.

Acasadidio è una sorta di romanzo intimo e di denuncia. Ambientato nella Milano di questi anni, racconta due storie intrecciate fra loro: la vita occultata di un importante Centro di volontariato che fa soldi con il dolore degli immigrati, trovando loro lavori impossibili, e dirottando in altri lidi i finanziamenti pubblici; e la vita privata di una donna trentaquattrenne che scopre d’essere incinta e decide di portare avanti la gravidanza nonostante l’amante l’abbia abbandonata.

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Interzona #14: promemoria di Jakobson

Promemoria: studiare la letteratura per i suoi valori. A questo proposito, ricordo una nota affermazione di Jakobson:

“Oggetto della scienza della letteratura non è la letteratura, ma la letterarietà (literaturnost’). Invece finora gli storici della letteratura hanno soprattutto scimmiottato la polizia che, quando deve arrestare una determinata persona, agguanta per ogni eventualità chiunque e qualsiasi cosa si trovi nell’appartamento e anche chi per caso si trovi a passare nella strada accanto. Così anche per gli storici della letteratura tutto faceva brodo: costume, psicologia, politica, filosofia. Invece della scienza della letteratura si ebbe un conglomerato di discipline rudimentali. Pareva che ci si dimenticasse che queste rientrano, ognuna, nella scienza corrispondete, storia della filosofia, storia della cultura, psicologia ecc., e che queste ultime possono naturalmente utilizzare anche i monumenti letterari come documenti difettosi, di seconda scelta” (1).

(1) Citato da B. EJCHENBAUM, La teoria del metodo formale, in I formalisti russi, Torino, Einaudi, 1968, p.37

f.s.

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Interzona #13: le diverse idee di letteratura (Alberto Asor Rosa)

Trascrivo una puntualizzazione di A. Asor Rosa su come si rapporti la pratica della lettura (e della critica) alle diverse idee di letteratura:

Se la letteratura verrà considerata come prodotto sociale, noi cercheremo in essa il predominio della rappresentatività (fedeltà, tipicità, aderenza, verosimiglianza) rispetto a un determinato contesto sociale. Se la penseremo come prodotto della storia delle idee, in essa ci sembrerà prevalente il meccanismo in base al quale l’organizzazione formale di una data ideologia produrrà (o dovrebbe produrre…) strutture testuali coerenti con la Weltanschauung dell’autore.

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Appunti dal parco di Francesca Matteoni

di Francesco Sasso

Confesso che la prima cosa che mi ha direttamente colpito di Appunti dal parco di Francesca Matteoni è stata la qualità della sua voce poetica, che per me ha uno straordinario potere di evocazione.

La brevissima raccolta di liriche e prosa, da poco pubblicata da Wizarts editore, risponde alla necessità di scandire e annotare con cura non esibita, confinato in un universale parco inglese, l’insieme degli stati d’animo della poetessa (“Non scrivere, non sperare, non dire”).

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Interzona #12: “un essere che attende l’incontro, un materiale, a sua volta lavorato, che aspetta il lavoro” (Jean Starobinski)

L’opera letteraria- scrive Starobinski- è un «essere» e insieme un «materiale»:

Essa è entrambe le cose: un essere che attende l’incontro, un materiale, a sua volta lavorato, che aspetta il lavoro; o ancora: un’intenzione che si destina alla nostra attenzione con lo sviluppo di una forma. Aver riguardo per l’opera significa rispettare, in essa, la sua finalità intenzionale e insieme la sua forma «oggettiva» (la sua struttura).

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Interzona #11: “ma la classe prossima è pur sempre una classe” (Benedetto Croce)

Il critico deve veramente contenere in sé non un moralista ma un filosofo, che abbia meditato sull’anima umana nelle sue distinzioni e opposizioni e nella sua dialettica; e non propriamente il filosofo in quanto attua i suoi concetti in giudizi di filosofia, di scienza, di politica, di morale e di ogni altra sorta, sebbene in quanto viene ordinando il gran materiale dei formati giudizi in classi o tipi del vario sentire e fare dell’anima, e con ciò si tramuta in ‘psicologo’.

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LA NOSTALGIA E’ SEMPRE QUELLA DI UN TEMPO di Giuseppe Panella

LA NOSTALGIA E’ SEMPRE QUELLA DI UN TEMPO
La poesia, i poeti e il Mediterraneo di oggi

di Giuseppe Panella

«E poi al mattino dimentichiamo. Non sappiamo neanche più riconoscere le finestre che brillavano nella notte. Tornata la luce del giorno, esse sono tutte uguali. E di giorno, sulla Piazza, tutto è allegro, sempre. Se piove, diciamo: “Che tempo!”; se fa bello, diciamo: “Che tempo!”. Mi sono fatta tornare a casa. Ero pericolosamente vicina a cadere nella cronaca. Non sarebbe mai finito. Non c’era ragione per non continuare fino alla mia morte… Con una certa ipocrisia ho giocato sulle parole “memoria” e “nostalgia”. Non posso giurare di essere stata di una sincerità totale quando affermavo di non provare nostalgia. Ho forse la nostalgia della memoria non condivisa…»
(Simone Signoret, La nostalgia non è più quella di un tempo, trad. it. di Vera Dridso, Torino, Einaudi, 19802, p. 390)

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Appuntamento con il notaio/Paura della notte di Alessio Paša

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di Francesco Sasso

L’Opera comprende quattro racconti in versi: il primo, il più lungo, è Appuntamento con il notaio che, con l’altro Paura della notte, dà il nome alla raccolta. Sottotitolo dell’opera: racconto in versi.

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POTERE (EDITORIALE) E LETTERATURA: RIVINCITA DEL WEB E MORTE DELL’ AUTORE

[Permettetemi di esprimere un profondo ringraziamento al professore Giuseppe Panella per aver concesso a La Poesia e lo spirito il saggio “Potere (editoriale) e letteratura: rivincita del web e morte dell’autore”. Il testo verrà pubblicato nel prossimo numero speciale de Il Ponte (rivista fondata nel ’45 da Calamandrei) dedicato alla letteratura in Italia oggi. f.s. ]

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POTERE (EDITORIALE) E LETTERATURA: RIVINCITA DEL WEB E MORTE DELL’ AUTORE

di Giuseppe Panella

«Rivolevo indietro il mio libro perché mi piaceva scrivere. Mi piaceva avere un progetto da portare a termine e mi piaceva soprattutto se si trattava di un progetto difficile come scrivere un libro. Inoltre continuavo a non sapere chi avesse ucciso Wellington e nel mio libro c’erano tutti gli indizi che avevo scoperto e non volevo che venissero buttati via»
(Mark Haddon, Lo strano caso del cane ucciso a mezzanotte)

1. Letteratura stampata on demand

Martedì 6 marzo di quest’anno il noto scrittore milanese Giuseppe Genna (1) annunciava, con molta fierezza e una punta di commozione, sul proprio sito web (denominato perlappunto GIUSEPPE GENNA) una notevole e avvincente novità editoriale:

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Interzona #10: Il cerchio e la linea

[…] Due sono gli atteggiamenti critici possibili di fronte ad un’opera: il primo consiste nel porre delle premesse generali e nel far reagire l’opera secondo tali premesse; il secondo consiste nell’esaminare il tessuto dell’opera per ricavarne dei vettori di senso operanti tra di loro.

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Interzona #9: “Il critico è simile all’attore”- F. DE SANCTIS

di Francesco De Sanctis

Il critico è simile all’attore; entrambi non riproducono semplicemente il mondo poetico, ma lo integrano, empiono le lacune. Il dramma ti dà la parola, ma non il gesto, non il suono della voce, non la persona; indi la necessità dell’attore. Togliete alla poesia drammatica la rappresentazione e rimarrà necessariamente un genere monco ed imperfetto. Il simile è della critica. Si sono scritte delle dissertazioni per provare la sua inutilità. Eh! Mio Dio! La critica germoglia dal seno della poesia. Non ci è l’una senza l’altra. Cominciate dunque dal distruggere la poesia.

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Interzona #7: da i Quaderni (1914-1916) di L. Wittgenstein

Il mondo incapsulato nel linguaggio

I limiti del mio linguaggio significano i limiti del mio mondo.

C’è realmente soltanto una anima del mondo, che io di preferenza chiamo la mia anima, e in base alla quale solamente concepisco le anime degli altri.

La precedente osservazione dà la chiave per decidere in che misura il solipsismo sia una verità. [L. Wittgenstein, Werkausgabe, Band I, Frankfurt a.M., 1984, p.141]

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La strada che ho percorso è questa: L’idealismo separa dal mondo gli uomini come unici, il solipsismo separa soltanto me, e infine vedo che anch’io appartengo al resto del mondo; da un lato non resta nulla, dall’altro, unico, il mondo. Così l’idealismo sviluppato rigorosamente conduce al realismo. [Ibidem, p.180]

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È comunque vero che io non vedo il soggetto.

È vero che il soggetto conoscente non è nel mondo, che non c’è alcun soggetto conoscente. [ Ibidem, p.181]

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Interzona #4:”che cosa so io e che cosa devo insegnare?”

[Foto: La morte di Kurt Cobain avvenuta il 5 aprile 1994. ]
“Vi è nella vita un qualche senso che non venga annullato dalla morte che mi incombe inevitabilmente?” ( da “Confessione” di Tolstoj)

Nel 1882 Tolstoj è ormai lo scrittore più famoso della Russia, ma né la fama né il benessere possono colmare il suo senso di vuoto; comincia a trascurare la letteratura e a dedicarsi sempre più alla ricerca della verità del vivere umano e, infine, religiosa; una ricerca che l’avrebbe tormentato per il resto della vita. Il rifiuto dell’ordine sociale, della Chiesa ufficiale, della morale corrente assume in Tolstoj una forza irrefrenabile che ha come conseguenza la pubblicazione di vari scritti come Confessione (1882).

estratto dal capitolo 2 di Confessione (memorandum per aspiranti scrittori )

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