Archivi categoria: Kika Bohr

Sherazade e il suo racconto infinito

di Kika Bohr

Wunderkammer Sherazade, 2019


Qualcuno ha detto che il sessantotto col suo “la fantasia al potere!” sia stato possibile solo perché prima c’era stato un certo boom economico. Penso che anche più in piccolo, nella vita di un artista, alcune cose si siano potute fare solo perché c’era una particolare situazione, mentre in altre diventano impossibili e quasi inconcepibili. Questo parallelo che ha la fantasia come costante, mi è venuto in mente guardando la foto di un’opera che ho fatto nel 2019, Wunderkammer Sherazade, un’installazione che mi sembra ancora abbastanza interessante ma lontana anni luce dal nostro vissuto di questi tempi. Nel 2019 mi ero appena sposata con Antonello, avevo un nuovo lavoro, ma soprattutto non c’era la pandemia da Covid 19 e non la potevo nemmeno immaginare, quindi eravamo piuttosto felici. Mi era venuta la voglia di raccontare storie e quale storia più affascinante di quelle orientali raccolte nelle Mille e una notte? Continua a leggere

Il lavoro più bello

di Kika Bohr
Padroni, servi e specchietti per allodole (arazzo 4m30 x 1m93 con 45 cravatte, 15 calze e 7 “specchietti per allodole”).

uno specchietto


Domanda: – Qual è il lavoro più bello? Risposta: – Quello che si sta facendo!
Oggi vi racconto un lavoro che mi sta occupando da più di un anno. E’ un lavoro di cucito e di pazienza, di pazienza per forza, per me che non so e non ho mai voluto imparare a cucire come si deve. Quindi ho passato momenti di euforia (l’impresa va avanti!) e momenti di scoramento quando vedo quanto mi manca ancora per portare a termine il mio progetto. Ma ora che sono abbastanza a buon punto provo a descrivervi la mia idea: una serie di quarantacinque cravatte e quindici calze cucite su un’enorme tela a righe orizzontali che ha riempito dapprima il pavimento poi la parete intera di una stanza di casa. Continua a leggere

Costruire mondi (possibili e impossibili)

di Kika Bohr

Ordine e Caos: installazione, legno e cartone (42x42x20 cm) 2013

Premessa

Mi piacciono i presepi! Non che sia particolarmente religiosa, ma, belli o brutti che siano, i presepi mi entusiasmano. I piccoli presepi provenzali multicolori in terracotta dipinta, quelli peruviani in mollica di pane, minuscoli, rinchiusi in una scatola di cerini dai colori squillanti, quelli grandi e raffinati, napoletani…. Ricordo della mia infanzia quelli bellissimi dei miei nonni materni e paterni che però non potevano fare concorrenza a quello dei vicini di casa, con le sue figurine di plastica dipinta anni cinquanta, capanna di cartone dal tetto grigio, gallinelle e oche ben piantate nel muschio comprato dall’ortolano sotto casa. Continua a leggere

Come fu possibile tirar fuori i “Mille cavalli per Garibaldi”

di Kika Bohr

Mi chiedo come mi sia stato possibile partecipare, seppure in ritardo, ai festeggiamenti per il duecentesimo anniversario della nascita di Garibaldi.
Gli eroi, e a maggior ragione i conquistatori, non mi sono mai stati simpatici.
Avevo anche un piccolo conto in sospeso con il Risorgimento: uno spiacevole ricordo della scuola elementare, quando la maestra si scusò con me di dover “parlare male del tuo paese, perché gli austriaci sono proprio stati cattivi!” Io non ero certa di essere austriaca e non invece francese o svizzera o tedesca, (o forse un po’ svedese, o russa…) perché a casa si parlava molto di questi paesi e i miei dicevano sempre che eravamo internazionali. In fondo mi dispiaceva un po’ di non poter essere contemplata tra gli italiani che erano quelli bravi e si liberavano; e poi avevano quelle belle giubbe rosse che si vedevano sul libro. Ma forse ancor più delle giubbe era il cavallo bianco di Garibaldi che mi attirava… Continua a leggere

Mia madre non sopporta le installazioni

di Kika Bohr

Ma cos’è un’installazione?

“Ah! Hai fatto ancora un’installazione, lo sai che non mi piacciono le installazioni!” Un gentile rimprovero che suona come quando, da bambina, facevo troppo disordine con i miei giocattoli, magari mischiando vari giochi come gli animaletti dello zoo di plastica, i cubi di legno della sorellina, i vestiti delle antiche bambole della zia e anche qualche elemento del Meccano di mio fratello. Era proprio necessario?
Sì, un installazione artistica è una cosa seria, dovrebbe avere la stessa serietà entusiasta e giocosa (e spesso la stessa complessità) che si nota nei giochi infiniti di alcuni bambini quando non sono davanti alla tele.
C’è in effetti nell’installazione una parte ludica, il “facciamo che…” o “come se…” e combiniamo elementi nello spazio lasciando poi navigare la fantasia come Alexander Calder già faceva col suo circo alla fine degli anni ‘20. (vedi qui o anche qui per la sua storia).

Ma l’arte non è solo fantasia è anche necessità di comunicazione,

Conversazioni di fondo di Charlotte Menin (installazione con oggetti rinvenuti su una spiaggia di Ponza, 2014)


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La Pizia ti legge il futuro

di Kika Bohr

Giugno 2002: condivido uno spazio alla “Casa degli Artisti” di Milano, una bellissima struttura dell’inizio del Novecento costruita apposta per gli artisti della città. Però abbiamo problemi di infiltrazioni di acqua dal soffitto. Il tetto è piatto e per ovviare al problema dobbiamo ricoprirlo con una guaina catramata di protezione. Il materiale costa e abbiamo anche bisogno di un professionista capace di saldare a caldo la guaina di cui servono molti metri quadri. Come fare a finanziare tutto ciò? Continua a leggere

Un’installazione per le “madri snaturate”

di Kika Bohr

foto di R. Menin


Una ghiacciaia e una scultura africana in legno scuro mi ricordano il difficile tema della generazione. Non è facile pensare alla maternità senza inciampare negli stereotipi dell’istinto materno e dei ruoli troppo rigidi dettati dalla tradizione.
Appena una madre non entra negli schemi – e quale madre sincera non scopre a volte in sé contraddizioni, frustrazioni e ambivalenza – viene tacciata di “madre snaturata”. In realtà in natura le madri degli animali sono molto libere e imprevedibili e a ben guardare se le osservate da vicino, non vi sono due gatte o due cagnoline che si comportino esattamente nello stesso modo con la prole. Continua a leggere

Piedi 2: A piedi in città

di Kika Bohr

Dalla struttura alla scultura

Il mio studio in viale Jenner ha per tre quarti un soppalco in cemento armato che lo divide esattamente in due. L’entrata invece ha più di quattro metri d’altezza. Per un anno intero vi ho ospitato un enorme piede in tondino e tubi di ferro che era collocato lì proprio davanti alla porta, sicché per entrare ci passavo attraverso. Quel piede l’avevo disegnato alcuni anni prima ed era stato realizzato dal fabbro Parisi e dal suo aiutante trasponendo il modellino in scala 1:10.

Dancio salda il piede

Nell’officina del fabbro

Ogni pomeriggio, con uno scooter elettrico dei primi modelli che aveva un’autonomia di quaranta chilometri, andavo a Ponte Lambro, che è vicino all’aeroporto di Linate, dove questo Gennaro Parisi aveva una bella officina vicino al fiume in un non luogo bellissimo tra capannoni di lamiera e campi ancora coltivati e lì, dopo aver messo in carica lo scooter, abbiamo costruito quattro grandi strutture. Misuravamo, tagliavamo e piegavamo tondini secondo delle sagome di carta da pacchi che avevo disegnato e ritagliato a misura. Dancio (Iordan Neicev), l’aiutante bulgaro, saldava tutto. Continua a leggere

Piedi 1: i piedi di terra

di Kika Bohr

piede a Castelmella (Bs)


Cinquemila euro! Un bel gruzzoletto! Il cospicuo premio promesso per quel progetto mandato in extremis alla “Brescia Art Marathon” mi sembrò caduto dal cielo. In compenso però dovevo in pochi giorni organizzare, secondo quanto avevo proposto, la costruzione di quattro giganteschi piedi alti tre metri. Un’installazione provvisoria, giusto per il tempo della maratona del 30 aprile 2006. Così parve all’inizio. Poi però quando andai a parlare con loro, questi organizzatori bresciani esternarono le loro esigenze, non volevano qualcosa di troppo effimero come la cartapesta, ad esempio, e mi lasciai allettare molto facilmente quando mi fecero balenare la possibilità, anzi la probabilità, divenuta presto quasi-sicurezza, di un ricollocamento delle sculture (ora dovevano essere “sculture”!) in un parco della città. A patto però che fossero trasportabili, naturalmente, cosa non facile viste le dimensioni richieste… Continua a leggere

Sessantaquattro cappellini da donna in feltro degli anni quaranta

di Kika Bohr

“Kosuth dice ciao a Ensor” (foto di Mauro Meschino)

Da piccola sempre col berretto di lana. Negli anni del liceo sempre a testa nuda, capelli al vento. All’università indossavo ampi cappelli di feltro da uomo, ereditati dai nonni o comprati alla fiera di Senigallia. In camera mia ho una cappelliera – dono di un’anziana vicina di casa – in cui custodisco ancora gelosamente quella decina di cappelli cui sono legati vari ricordi. Non avrei mai pensato di fare qualcosa con i cappelli che consideravo un significativo capo di vestiario – perché copre la testa – ma comunque capo di vestiario e basta.
Tutto è cambiato nel giro di pochi giorni. Continua a leggere