La poesia della settimana. Arthur Rimbaud

Vocali

A nera, E bianca, I rossa, U verde, O blu: vocali,

Dirò un giorno le vostre origini latenti:

A, nero busto irsuto delle mosche lucenti

Che ronzano vicino a fetori crudeli,

Golfi bui; E, candori di vapori e di tende,

Lance di fieri ghiacciai, bianchi re, brividi d’umbelle;

I, sangue e sputi, porpore, riso di labbra belle

Nella collera o nelle ebbrezze penitenti;

U, fremiti divini di verdi mari, cicli, 

Pace di bestie al pascolo, pace di quelle rughe

Che imprime alchìmia all’ampia fronte dello studioso;

O, la Superba Tromba piena di strani stridi, 

Silenzi visitati dagli Angeli e dai Mondi:

O l’Omega, violetto raggio di quei Suoi Occhi!

[da Arthur Rimbaud, Il sublime visionario, Milano, Corriere della sera, 2012, p. 39.]

La poesia della settimana. Emily Dickinson

(623)

Era tardi per l’uomo,

Ma ancora presto per Dio,

Il creato impotente ad aiutarci,

Ma la preghiera ci restava al fianco.

Com’è perfetto il cielo

Quando non si può avere questa terra:

Come appare ospitale allora il volto

Del nostro antico vicino, di Dio!

Emily Dickinson, Poesie, Milano, Fabbri Editori, 1997, p. 201.

La poesia della settimana. Robindronath Tagore. 2

Vita pura


False sono le rosa,
falso è il flauto,
falsa questa giovinezza,
falso il gioco
del vedere e del toccare.
Osserva, la vita
dell’uomo è pura:
chi senza pietà
la disprezza?
Portato via dalla grande
corrente dell’universo,
chissà da dove è venuta,
da dove ha portato
I lumi dell’amore,
attraverso quali tenebre
è venuta alla luce.
Questo non è un tesoro di gioco,
Speranza di giovinezza.
Non dire al suo orecchio
parole ossessionanti.
Essa non è, non è schiava
dei tuoi desideri:
non tirarla dentro la tua sete.
Essa è assicurazione di bene
del tuo Dio;
luce del cielo.


Vita pura, in Robindronath Tagore, Duro e tenero, Milano, Fabbri Editori, p. 103.


La poesia della settimana. Anacreonte



Sei felice tu, cicala,
quando sopra gli alberi alti
bevi un poco di rugiada
e poi canti e pari un re:
perché è tutto quanto tuo
ciò che vedi alla campagna,
ciò che nutrono le selve,
e si sente che non rechi
nessun danno al contadino.
Onorata tra i mortali,
profetessa dell’estate,
dolce: ti amano le Muse,
ti ama Febo, che ti ha dato
la tua strada di canzoni:
la vecchiaia non ti rode,
saggia figlia della terra,
tu che ami gli inni e sei
senza doglie e senza voglie,
senza sangue e senza carne,
così simile agli Dèi.

Da Anacreontee, in Lirici greci dell’età arcaica, Milano, Fabbri Editori, 1999, p. 253.

La poesia della settimana. Vincenzo Cardarelli

Attesa

Oggi che t’aspettavo
non sei venuta.
E la tua assenza so quel che mi dice,
la tua assenza che tumultuava,
nel vuoto che hai lasciato,
come una stella.
Dice che non vuoi amarmi.
Quale un estivo temporale
s’annuncia e poi s’allontana,
così ti sei negata alla mia sete.

Poesia d’amore del 900, Milano, Mondadori 2006, p. 213.

La poesia della settimana. Ion Barbu

Sono solo un anello del grande dubbio,
fragile, l’unità per me è effimera; ma
uno sciame di esistenze della mia morte risorge
e il vero nome che porto è: ondeggiamento.

Perciò, arcuato sotto i tempi, svolgo un lungo tessuto
dall’erba delicata alla fronte pensante
e la bionda successione di forme, salendo di sole in sole,
nella vastità della vita riversa un passato.

Dall’onda che viaggia, dalle acque eterne
prendo la veste di coloro che muoiono,
e rigenerato, e agile, corro – sottile brivido –
per sale orgogliose o umide caverne…

E così, sulle Terre tagliandomi vaste porte
verso i ritmi immensi della mente, un giorno,
porto all’Alta Bilancia il mio ricco peso
di tante esistenze e di altrettante morti.

NIEBO, n.7, dicembre 1978

La poesia della settimana. Federico García Lorca

Meditazione prima e ultima

Il Tempo
ha il colore della notte.
Di una notte tranquilla.
Sopra lune enormi,
l’Eternità
è ferma sulle dodici.
E il tempo si è addormentato
per sempre nella sua torre.
Siamo ingannati
da tutti gli orologi.

Il Tempo ha già
orizzonti.

Da Suites, in Federico García Lorca, Poesie, Milano, Fabbri Editori, 1997, p. 117.

La poesia della settimana. Eugenio Montale

L’estate

L’estate crociata del gheppio pare ignota
ai giovinetti arbusti quando rade fugace.
E la nube che vede? Ha tante facce
la polla schiusa.

Forse nel guizzo argenteo della trota
controcorrente
torni anche tu al mio piede fanciulla morta
Aretusa.

Ecco l’omero acceso, la pepita
travolta dal sole,
la cavolaia folle, il filo teso
del ragno su la spuma che ribolle –

e qualcosa che va e tropp’altro che
non passerà la cruna…

Occorrono troppe vite per farne una.

Eugenio Montale, L’estate (Le occasioni), in Ossi di seppia, Le occasioni, Milano, Corriere della Sera, 2012, p. 199.

La poesia della settimana. Ghiannis Ritsos

Fotografia a colori

La vecchia sciacqua i cesti della vendemmia sulla spiaggia –

fazzoletto nero, vestiti neri in bel risalto

sull’azzurro del mare. Più avanti il forno

profuma di pane caldo. I giardini traboccano

di fiori rossi, gialli, viola. Foglie e acque

si scambiano messaggi, s’intrecciano, compongono

una piccola musica quasi erotica. Strano

che tu senta ancora, che odori, che tu veda ancora

e non ti salga alle labbra nemmeno una parola.

Gianni Ritsos, Il funambolo e la luna, Milano, Corriere della Sera, 2012, p. 167.


La poesia della settimana. Dino Campana

La speranza (sul torrente notturno)

Per l’amor dei poeti
Principessa dei sogni segreti
Nell’ali dei vivi pensieri ripeti ripeti
Principessa i tuoi canti:
O tu chiomata di muti canti
Pallido amor degli erranti
Soffoca gli inestinti pianti
Dà tregua agli amori segreti:
Chi le taciturne porte
Guarda che la Notte
Ha aperte sull’infinito?
Chinan l’ore: col sogno vanito
China la pallida Sorte…
………………………………
Per l’amor dei poeti, porte
Aperte de la morte
Su l’infinito!
Per l’amor dei poeti
Principessa il mio sogno vanito
Nei gorghi de la Sorte!

Da Notturni, in Dino Campana, Il cantore vagabondo, Milano, Corriere della Sera, 2012, p 48.

La poesia della settimana. John Keats

V.

Quanti poeti fanno d’oro il corso

del tempo! Alcuni sempre mi son stati

cibo della beata fantasia,

e di loro bellezze umili o eccelse

dire potrei; e spesso quando siedo

scrivendo in rima, a torme si presentano

innanzi la mia mente, ma nessuna

confusione, nessun brutto tumulto

formano, è una piacevole armonia.

Così gli innumerevoli rumori

ch’empion la sera: i canti degli uccelli,

mormorare di foglie, voci d’acque,

e la grande che palpita campana

solenne al suono, ed altri mille ancora

che conoscerli toglie la distanza,

dolce musica fanno e non frastuono.

Da Dedica, V, in John Keats, Fulgida Stella, Milano, Corriere della Sera, 2012, p. 69.

La poesia della settimana. Iosif Brodskij

[Immagina, col fiammifero acceso, quella sera, la grotta]

Immagina, col fiammifero acceso, quella sera, la grotta,

e per sentire freddo ricorri alle fessure del piancito,

bastano le stoviglie per provare la fame,

quanto al deserto, è ovunque, in ogni dove.


Immagina, col fiammifero acceso, la grotta

a mezzanotte, il falò, silhouette di oggetti

e di animali, e, il viso nelle pieghe di un telo stazzonato,

anche Maria, Giuseppe e il Bimbo infagottato.


Immagina tre re, le carovane prossime alla grotta,

anzi tre raggi diretti su una stella,

cigolìo di carriaggi, sonagli tintinnanti

(quel bimbo non si è ancora guadagnato


rintocchi di campane nel turchino addensato).

Immagina che per la prima volta, di là dal buio

di uno spazio infinito, Dio ravvisi se stesso nel Figlio

fatto Uomo: un senzatetto in un altro negletto.


Iosif Brodskij, La forma del tempo, Milano, Corriere della Sera, 2012, p. 183. 

La poesia della settimana. Giovanni Raboni

Amen

Quando sei morta stavamo
in una casa vecchia. L’ascensore non c’era. C’era spazio
da vendere per pianerottoli e scale.
Dunque non t’è toccato di passare
di spalla in spalla per angoli e fessure,
d’essere calcolata a spanne, raddrizzata
nel senso degli stipiti. Sparire
era più lento e facile quando tu sei sparita.
Parecchie volte, dopo, mi è sembrata
una bella fortuna.
Eppure, se ci pensi, in poche cose
c’è meno dignità che nella morte,
meno bellezza. Scendi a pianterreno
come ti pare, porta o tubo, infìlati
dove capita, scatola di scarpe
o cassa d’imballaggio, orizzontale
o verticale, sola o in compagnia,
liberaci dall’estetica e così sia.

Giovanni Raboni, Amen, da “Cadenza d’inganno” (1957-74). Parti di requiem, in Nell’ora della cenere, Milano, Corriere della Sera, 2008, p. 53.

La poesia della settimana. Salvatore Quasimodo

Sprofonderà l’odore acre dei tigli
nella notte di pioggia. Sarà vano
il tempo della gioia, la sua furia,
quel suo morso di fulmine che schianta.
Rimane appena aperta l’indolenza,
il ricordo d’un gesto, d’una sillaba,
ma come d’un volo lento d’uccelli
fra vapori di nebbia. E ancora attendi,
non so che cosa, mia sperduta: forse
un’ora che decida, che richiami
il principio o la fine: uguale sorte,
ormai. Qui nero il fumo degli incendi
secca ancora la gola. Se lo puoi,
dimentica quel sapore di zolfo
e la paura. Le parole ci stancano,
risalgono da un’acqua lapidata;
forse il cuore ci resta, forse il cuore…

Salvatore Quasimodo, Poesie, Fabbri Editori, p. 123.

La poesia della settimana. Alda Merini

[Quando gli innamorati si parlano]

Quando gli innamorati si parlano
attraverso gli alberi
e attraverso mille strade infelici,
quando abbracciano l’edera
come se fosse un canto,
quando trovano la grazia
nelle spighe scomposte
e dagli alti rigogli,
quando gli amanti gemono
sono signori della terra
e sono vicini a Dio
come i santi più ebbri.

Quando gli innamorati parlano di morte
parlano di vita in eterno
in un colloquio di un fine esperanto
noto soltanto a Lui.
Il loro linguaggio è dissacratore,
ma chiama la grazia infinita
di un grande perdono.

da Ballate non pagate, in Alda Merini, Il canto ferito, Milano, Corriere della Sera, p. 137.

La poesia della settimana. Christina Rossetti

In riva al mare

Perché il mare si lamenta senza sosta?
Escluso dal cielo leva il suo lamento,
si arrovella sul bordo della spiaggia:
tutti i fiumi della terra non possono riempire
il mare, che beve ed è assetato.

Miracoli di bellezza
si nascondono nel suo letto inviolato:
anemoni, salsi, indifferenti,
sbocciano come fiori: vivi quanto basta
per sbocciare, moltiplicarsi e prosperare.

Bizzarre conchiglie curve, o maculate, o aguzze,
occhiute incrostazioni viventi,
belle tutte e tutte diverse,
nascono senza dolore e senza
dolore muoiono, e così passano.

Christina Rossetti, Il cielo è lontano, poesie 1847-1881, Milano, Fabbri Editori, 2000, p. 245.

La poesia della settimana. Costantino Kavafis

La scadenza di Nerone

Non si turbò Nerone, nell’udire
il vaticinio delfico:
“Dei settantatré anni abbia paura”.
Aveva tempo ancora di godere.
Ha trent’anni. Assai lunga
è la scadenza che concede il dio,
per angosciarsi dei rischi futuri.

Ora ritornerà a Roma, un poco stanco,
divinamente stanco di quel viaggio,
che fu tutto giornate di piacere,
nei giardini, ai teatri, nei ginnasi…
Sere delle città d’Acaia… Oh gusto,
gusto dei corpi nudi, innanzitutto…

Così Nerone. Nella Spagna, Galba
segretamente aduna le sue truppe
e le tempra, il vegliardo d’anni settantatré.

Costantino Kavafis, La memoria e la passione, Milano, Corriere della Sera, 2011, p. 147.

La poesia della settimana. Pier Paolo Pasolini

[Ma in questo mondo che non possiede]

Ma in questo mondo che non possiede
nemmeno la coscienza della miseria,
allegro, duro, senza nessuna fede,
io ero ricco, possedevo!
Non solo perché una dignità borghese
era nei miei vestiti e nei miei gesti
di vivace noia, di repressa passione:
ma perché non avevo la coscienza
della mia ricchezza!

L’essere povero era solo un accidente Continua a leggere

La poesia della settimana. T. S. Eliot

Animula

“Esce di mano a Dio, l’anima semplicetta”
Giunge in un mondo piatto di luci cangianti e rumore,
Che è chiaro o scuro, umido o secco, freddo o caldo;
Sgattaiola fra le gambe di sedie e tavoli,
Si alza e ruzzola, cerca baci e giocattoli,
Avanza ardita, si spaventa subito,
Si rifugia nel cantuccio di braccia e ginocchia,
Vuole essere rassicurata, trova piacere
Nella fragranza luccicante dell’albero di Natale,
Trova piacere nel vento, nel sole che splende e nel mare;
Studia i giochi di luce sul pavimento
E i cervi che corrono intorno a un vassoio d’argento;
Confonde quel che ha intorno con la fantasia,
Appagata dalle carte e da re e regine,
Dalle imprese delle fate e dai racconti della servitù.
Il duro fardello dell’anima che cresce
Imbarazza e offende sempre più, di giorno in giorno,
Di settimana in settimana, sempre più offende e imbarazza
Con gli imperativi di “essere e sembrare”,
“Si può e non si può”, desiderio e controllo.
La pena di vivere e la droga dei sogni
Raggomitolano l’animuccia nel vano della finestra
Protetta dall’Enciclopedia Britannica.
Esce di mano al tempo l’anima semplicetta
Irresoluta ed egoista, sgraziata, zoppa,
Incapace di andare avanti o retrocedere,
Tenendo la calda realtà, il bene offerto,
Negando il pungolo del sangue,
Ombra delle proprie ombre, spettro nel proprio buio,
Lasciando carte in disordine in una stanza polverosa,
Vivendo per la prima volta nel silenzio dopo il viatico.

Prega per Guiterriez, avido di velocità e potenza,
Per Boudin, dilaniato da un’esplosione,
Per questo che fece un’ingente fortuna,
E quello che andò per la sua strada.
Prega per Floret, che i segugi uccisero fra i tassi,
Prega per noi ora e nell’ora della nostra nascita.

T. S. Eliot, Il sermone del fuoco, Milano, Corriere della Sera, 2012, pp.119-121.

La poesia della settimana. Miguel Torga

Vila Cova, 24 dicembre 1958

Natività

Arde nel cuore della notte
il rituale falò che annunzia
il miracolo eterno
della natività.
Flagellato dal vento,
che di ciniglia di braci fa seme,
è sole senza firmamento
direttamente
acceso
e legato
alla terra
da mani umane.
Di radici profane,
fuoco di vita che vita seconda,
il suo calore scalda
la certezza unica che merita
d’essere scaldata…

Miguel Torga, Poesie, Milano, Fabbri Editori, 1997, p.219.