La poesia della settimana. Umberto Saba

Città vecchia

Spesso, per ritornare alla mia casa

prendo un’oscura via di città vecchia.

Giallo in qualche pozzanghera si specchia

qualche fanale, e affollata è la strada.

Qui tra la gente che viene che va

dall’osteria alla casa o al lupanare,

dove son merci ed uomini il detrito

di un gran porto di mare,

io ritrovo, passando, l’infinito

nell’umiltà.

Qui prostituta e marinaio, il vecchio

che bestemmia, la femmina che bega,

il dragone che siede alla bottega

del friggitore,

la tumultuante giovane impazzita

d’amore,

sono tutte creature della vita

e del dolore;

s’agita in esse, come in me, il Signore.

Qui degli umili sento in compagnia

il mio pensiero farsi

più puro dove più turpe è la via.

da Poesia italiana del Novecento, volume secondo, Torino, Einaudi 1971, p. 791s.

La poesia della settimana. Patrizia Valduga

da Requiem

Oh padre padre che conosco ora,

soltanto ora dopo tanta vita,

ti prego parlami, parlami ancora:

io fallita come figlia, fuggita

lontano un giorno, e lontana da allora,

non so niente di te, della tua vita,

niente delle tue gioie e degli affanni,

e ho quarant’anni, padre, quarant’anni!

***

Per otto giorni, otto notti nere,

immobile, schiacciato sulla schiena…

Più giù, ancora più devi cadere,

non ci sono più limiti alla pena…

Tu non potevi più nemmeno bere

e chiedevi come era la mia cena,

quel po’ di vita ancora di doveri

era per noi, per noi i tuoi pensieri.

da Poeti italiani del secondo Novecento, Milano, Mondadori 1996, p. 967.

La poesia della settimana. Valerio Magrelli

da Nature e venature

Passato qualche tempo tutto il latte

va a male, come se andasse verso

il male, la sua cattività,

si contrae, si rapprende,

abbandona il proprio stato liquido

e inizia a farsi forma.

La sostanza rafferma

prende corpo, resuscita

in una carne nuova e compatta, estratta

dalla bestia. E’ cacio, metamorfosi

del secreto animale, il frutto

morto di una pianta viva,

sazia creatura pallida e lunare.

da Poeti italiani del secondo Novecento, volume secondo , Milano Mondadori 1996, p. 949.

La poesia della settimana. Umberto Fiori

Tallone

Giorno e notte, qua sotto,

 partono e arrivano i vagoni. 

Al vento nero delle gallerie 

sbattono giacche e giornali.

Si aprono le porte, si chiudono.

Facce, sedili, borse:

nasconde tutto, l’illuminazione.

Ma basta che sulle scale del mezzanino 

spunti in mezzo alle scarpe un piede nudo

– un alluce, un tallone stretto in un sandalo –

e tu risenti addosso, come l’evaso 

il faro che lo stana, la luce del mondo.

da Poeti italiani del secondo Novecento, volume secondo, Milano, Mondadori, 1996, p. 1029.

La poesia della settimana. Camillo Sbarbaro

Padre

Padre, se anche tu non fossi il mio
padre, se anche fossi a me un estraneo,
per te stesso, egualmente t’amerei.
Ché mi ricordo d’un mattin d’inverno
che la prima viola sull’opposto
muro scopristi dalla tua finestra
e ce ne desti la novella allegro.
Poi la scala di legno tolta in spalla
di casa uscisti e l’appoggiasti al muro.
Noi piccoli stavamo alla finestra.

E di quell’ altra volta mi ricordo
che la sorella mia piccola ancora,
per la casa inseguivi minacciando.
(la caparbia avea fatto non so che).
Ma raggiuntala che strillava forte
dalla paura, ti mancava il cuore:
che avevi visto te inseguir la tua
piccola figlia e, tutta spaventata,
tu vacillante l’attiravi al petto
e con carezze dentro le tue braccia
avviluppavi come per difenderla
da quel cattivo ch’era il tu di prima.

Padre, se anche tu non fossi il mio
padre, se anche fossi a me un estraneo,
fra tutti quanti gli uomini già tanto
pel tuo cuore fanciullo t’amerei.

Da Poesia italiana del Novecento, volume primo, Milano, Garzanti, 1980, p. 283.

La poesia della settimana. Vittorio Sereni

Quei bambini che giocano

un giorno perdoneranno
se presto ci togliamo di mezzo.
Perdoneranno. Un giorno.
Ma la distorsione del tempo
il corso della vita deviato su false piste
l’emorragia dei giorni
dal varco del corrotto intendimento:
questo no, non lo perdoneranno.
Non si perdona a una donna un amore bugiardo,
l’ameno paesaggio d’acque e foglie
che si squarcia svelando
radici putrefatte, melma nera.
“D’amore non esistono peccati,
s’infuriava un poeta ai tardi anni,
esistono soltanto peccati contro l’amore”.
E questi no, non li perdoneranno.

Quei bambini che giocano, in Poesia italiana del Novecento, volume secondo, Milano, Garzanti, 1980, p. 654.

La poesia della settimana. Elio Filippo Accrocca

Ho dormito l’ultima notte
nella casa di mio padre
al quartiere proletario.
La guerra, aborto d’uomini
dementi, è passata sulla
mia casa di San Lorenzo.
Il cuore ha le sue distruzioni
come le macerie di spettri,
eppure il cuore ancora grida,
geme, dispera, ma vive
come la madonna di Raffaello
salvata tra i sassi della mia casa
e un paio di calzoni grigioverdi.

3 aprile 1945

Da Portonaccio, in Poesia italiana del Novecento, volume secondo, Milano, Garzanti 1980, p. 888.

La poesia della settimana. Bartolo Cattafi

Il resto manca

“Mancavano pagine
il marmo dell’epigrafe
era scheggiato
due sole parole
cetera desunt
il resto mancante
mancanti la testa e i piedi
e tutto il resto mancante
che testa e piedi divide
cetera desunt…cetera desunt…
parole sul frontone d’un tempio vuoto
vorticanti col vento come per dirci
solo noi ci siamo
tutto il resto manca
era questo che non sapevate.

Bartolo Cattafi, Il resto manca, in Poesia italiana del Novecento, volume secondo, Milano, Garzanti, 1980, p. 828.

La poesia della settimana. Camillo Sbarbaro

Sonno, dolce fratello della Morte,
che dalla Vita per un po’ ci affranchi
ma ci rilasci tosto in sua balìa
come gatto che gioca col gomitolo;
di te, finché la mia vita giustifichi
la vita della mia sorella e un segno
che son vissuto anch’io finché non lasci,
io mi contenterò e del tuo inganno.

Vieni, consolatore degli afflitti.
Abolisci per me lo spazio e il tempo
e nel nulla dissolvi questo io.
Nessun bambino mai cosi fidente
s’abbandonò sul seno della madre
com’io nelle tue mani m’abbandono.
Quando si dorme non si sa più nulla.

Da Camillo Sbarbaro, L’opera in versi e in prosa, Milano, Garzanti 1985, p. 28.

La poesia della settimana. Antonio Machado

E ti potrai conoscere, riandando

E ti potrai conoscere, riandando 

l’oscura tela di quanto sognasti,

in questo giorno triste che cammini

ormai con gli occhi aperti.

Di tutta la memoria, quel che vale

è solo il dono di evocare i sogni.

Antonio Machado, Poesie, Milano, Fabbri Editori, p. 57.

La poesia della settimana. Arthur Rimbaud

Vocali

A nera, E bianca, I rossa, U verde, O blu: vocali,

Dirò un giorno le vostre origini latenti:

A, nero busto irsuto delle mosche lucenti

Che ronzano vicino a fetori crudeli,

Golfi bui; E, candori di vapori e di tende,

Lance di fieri ghiacciai, bianchi re, brividi d’umbelle;

I, sangue e sputi, porpore, riso di labbra belle

Nella collera o nelle ebbrezze penitenti;

U, fremiti divini di verdi mari, cicli, 

Pace di bestie al pascolo, pace di quelle rughe

Che imprime alchìmia all’ampia fronte dello studioso;

O, la Superba Tromba piena di strani stridi, 

Silenzi visitati dagli Angeli e dai Mondi:

O l’Omega, violetto raggio di quei Suoi Occhi!

[da Arthur Rimbaud, Il sublime visionario, Milano, Corriere della sera, 2012, p. 39.]

La poesia della settimana. Emily Dickinson

(623)

Era tardi per l’uomo,

Ma ancora presto per Dio,

Il creato impotente ad aiutarci,

Ma la preghiera ci restava al fianco.

Com’è perfetto il cielo

Quando non si può avere questa terra:

Come appare ospitale allora il volto

Del nostro antico vicino, di Dio!

Emily Dickinson, Poesie, Milano, Fabbri Editori, 1997, p. 201.

La poesia della settimana. Robindronath Tagore. 2

Vita pura


False sono le rosa,
falso è il flauto,
falsa questa giovinezza,
falso il gioco
del vedere e del toccare.
Osserva, la vita
dell’uomo è pura:
chi senza pietà
la disprezza?
Portato via dalla grande
corrente dell’universo,
chissà da dove è venuta,
da dove ha portato
I lumi dell’amore,
attraverso quali tenebre
è venuta alla luce.
Questo non è un tesoro di gioco,
Speranza di giovinezza.
Non dire al suo orecchio
parole ossessionanti.
Essa non è, non è schiava
dei tuoi desideri:
non tirarla dentro la tua sete.
Essa è assicurazione di bene
del tuo Dio;
luce del cielo.


Vita pura, in Robindronath Tagore, Duro e tenero, Milano, Fabbri Editori, p. 103.


La poesia della settimana. Anacreonte



Sei felice tu, cicala,
quando sopra gli alberi alti
bevi un poco di rugiada
e poi canti e pari un re:
perché è tutto quanto tuo
ciò che vedi alla campagna,
ciò che nutrono le selve,
e si sente che non rechi
nessun danno al contadino.
Onorata tra i mortali,
profetessa dell’estate,
dolce: ti amano le Muse,
ti ama Febo, che ti ha dato
la tua strada di canzoni:
la vecchiaia non ti rode,
saggia figlia della terra,
tu che ami gli inni e sei
senza doglie e senza voglie,
senza sangue e senza carne,
così simile agli Dèi.

Da Anacreontee, in Lirici greci dell’età arcaica, Milano, Fabbri Editori, 1999, p. 253.

La poesia della settimana. Vincenzo Cardarelli

Attesa

Oggi che t’aspettavo
non sei venuta.
E la tua assenza so quel che mi dice,
la tua assenza che tumultuava,
nel vuoto che hai lasciato,
come una stella.
Dice che non vuoi amarmi.
Quale un estivo temporale
s’annuncia e poi s’allontana,
così ti sei negata alla mia sete.

Poesia d’amore del 900, Milano, Mondadori 2006, p. 213.

La poesia della settimana. Ion Barbu

Sono solo un anello del grande dubbio,
fragile, l’unità per me è effimera; ma
uno sciame di esistenze della mia morte risorge
e il vero nome che porto è: ondeggiamento.

Perciò, arcuato sotto i tempi, svolgo un lungo tessuto
dall’erba delicata alla fronte pensante
e la bionda successione di forme, salendo di sole in sole,
nella vastità della vita riversa un passato.

Dall’onda che viaggia, dalle acque eterne
prendo la veste di coloro che muoiono,
e rigenerato, e agile, corro – sottile brivido –
per sale orgogliose o umide caverne…

E così, sulle Terre tagliandomi vaste porte
verso i ritmi immensi della mente, un giorno,
porto all’Alta Bilancia il mio ricco peso
di tante esistenze e di altrettante morti.

NIEBO, n.7, dicembre 1978

La poesia della settimana. Federico García Lorca

Meditazione prima e ultima

Il Tempo
ha il colore della notte.
Di una notte tranquilla.
Sopra lune enormi,
l’Eternità
è ferma sulle dodici.
E il tempo si è addormentato
per sempre nella sua torre.
Siamo ingannati
da tutti gli orologi.

Il Tempo ha già
orizzonti.

Da Suites, in Federico García Lorca, Poesie, Milano, Fabbri Editori, 1997, p. 117.

La poesia della settimana. Eugenio Montale

L’estate

L’estate crociata del gheppio pare ignota
ai giovinetti arbusti quando rade fugace.
E la nube che vede? Ha tante facce
la polla schiusa.

Forse nel guizzo argenteo della trota
controcorrente
torni anche tu al mio piede fanciulla morta
Aretusa.

Ecco l’omero acceso, la pepita
travolta dal sole,
la cavolaia folle, il filo teso
del ragno su la spuma che ribolle –

e qualcosa che va e tropp’altro che
non passerà la cruna…

Occorrono troppe vite per farne una.

Eugenio Montale, L’estate (Le occasioni), in Ossi di seppia, Le occasioni, Milano, Corriere della Sera, 2012, p. 199.

La poesia della settimana. Ghiannis Ritsos

Fotografia a colori

La vecchia sciacqua i cesti della vendemmia sulla spiaggia –

fazzoletto nero, vestiti neri in bel risalto

sull’azzurro del mare. Più avanti il forno

profuma di pane caldo. I giardini traboccano

di fiori rossi, gialli, viola. Foglie e acque

si scambiano messaggi, s’intrecciano, compongono

una piccola musica quasi erotica. Strano

che tu senta ancora, che odori, che tu veda ancora

e non ti salga alle labbra nemmeno una parola.

Gianni Ritsos, Il funambolo e la luna, Milano, Corriere della Sera, 2012, p. 167.


La poesia della settimana. Dino Campana

La speranza (sul torrente notturno)

Per l’amor dei poeti
Principessa dei sogni segreti
Nell’ali dei vivi pensieri ripeti ripeti
Principessa i tuoi canti:
O tu chiomata di muti canti
Pallido amor degli erranti
Soffoca gli inestinti pianti
Dà tregua agli amori segreti:
Chi le taciturne porte
Guarda che la Notte
Ha aperte sull’infinito?
Chinan l’ore: col sogno vanito
China la pallida Sorte…
………………………………
Per l’amor dei poeti, porte
Aperte de la morte
Su l’infinito!
Per l’amor dei poeti
Principessa il mio sogno vanito
Nei gorghi de la Sorte!

Da Notturni, in Dino Campana, Il cantore vagabondo, Milano, Corriere della Sera, 2012, p 48.