La poesia della settimana. Salvatore Quasimodo

Sprofonderà l’odore acre dei tigli
nella notte di pioggia. Sarà vano
il tempo della gioia, la sua furia,
quel suo morso di fulmine che schianta.
Rimane appena aperta l’indolenza,
il ricordo d’un gesto, d’una sillaba,
ma come d’un volo lento d’uccelli
fra vapori di nebbia. E ancora attendi,
non so che cosa, mia sperduta: forse
un’ora che decida, che richiami
il principio o la fine: uguale sorte,
ormai. Qui nero il fumo degli incendi
secca ancora la gola. Se lo puoi,
dimentica quel sapore di zolfo
e la paura. Le parole ci stancano,
risalgono da un’acqua lapidata;
forse il cuore ci resta, forse il cuore…

Salvatore Quasimodo, Poesie, Fabbri Editori, p. 123.

La poesia della settimana. Alda Merini

[Quando gli innamorati si parlano]

Quando gli innamorati si parlano
attraverso gli alberi
e attraverso mille strade infelici,
quando abbracciano l’edera
come se fosse un canto,
quando trovano la grazia
nelle spighe scomposte
e dagli alti rigogli,
quando gli amanti gemono
sono signori della terra
e sono vicini a Dio
come i santi più ebbri.

Quando gli innamorati parlano di morte
parlano di vita in eterno
in un colloquio di un fine esperanto
noto soltanto a Lui.
Il loro linguaggio è dissacratore,
ma chiama la grazia infinita
di un grande perdono.

da Ballate non pagate, in Alda Merini, Il canto ferito, Milano, Corriere della Sera, p. 137.

La poesia della settimana. Christina Rossetti

In riva al mare

Perché il mare si lamenta senza sosta?
Escluso dal cielo leva il suo lamento,
si arrovella sul bordo della spiaggia:
tutti i fiumi della terra non possono riempire
il mare, che beve ed è assetato.

Miracoli di bellezza
si nascondono nel suo letto inviolato:
anemoni, salsi, indifferenti,
sbocciano come fiori: vivi quanto basta
per sbocciare, moltiplicarsi e prosperare.

Bizzarre conchiglie curve, o maculate, o aguzze,
occhiute incrostazioni viventi,
belle tutte e tutte diverse,
nascono senza dolore e senza
dolore muoiono, e così passano.

Christina Rossetti, Il cielo è lontano, poesie 1847-1881, Milano, Fabbri Editori, 2000, p. 245.

La poesia della settimana. Costantino Kavafis

La scadenza di Nerone

Non si turbò Nerone, nell’udire
il vaticinio delfico:
“Dei settantatré anni abbia paura”.
Aveva tempo ancora di godere.
Ha trent’anni. Assai lunga
è la scadenza che concede il dio,
per angosciarsi dei rischi futuri.

Ora ritornerà a Roma, un poco stanco,
divinamente stanco di quel viaggio,
che fu tutto giornate di piacere,
nei giardini, ai teatri, nei ginnasi…
Sere delle città d’Acaia… Oh gusto,
gusto dei corpi nudi, innanzitutto…

Così Nerone. Nella Spagna, Galba
segretamente aduna le sue truppe
e le tempra, il vegliardo d’anni settantatré.

Costantino Kavafis, La memoria e la passione, Milano, Corriere della Sera, 2011, p. 147.

La poesia della settimana. Pier Paolo Pasolini

[Ma in questo mondo che non possiede]

Ma in questo mondo che non possiede
nemmeno la coscienza della miseria,
allegro, duro, senza nessuna fede,
io ero ricco, possedevo!
Non solo perché una dignità borghese
era nei miei vestiti e nei miei gesti
di vivace noia, di repressa passione:
ma perché non avevo la coscienza
della mia ricchezza!

L’essere povero era solo un accidente Continua a leggere

La poesia della settimana. T. S. Eliot

Animula

“Esce di mano a Dio, l’anima semplicetta”
Giunge in un mondo piatto di luci cangianti e rumore,
Che è chiaro o scuro, umido o secco, freddo o caldo;
Sgattaiola fra le gambe di sedie e tavoli,
Si alza e ruzzola, cerca baci e giocattoli,
Avanza ardita, si spaventa subito,
Si rifugia nel cantuccio di braccia e ginocchia,
Vuole essere rassicurata, trova piacere
Nella fragranza luccicante dell’albero di Natale,
Trova piacere nel vento, nel sole che splende e nel mare;
Studia i giochi di luce sul pavimento
E i cervi che corrono intorno a un vassoio d’argento;
Confonde quel che ha intorno con la fantasia,
Appagata dalle carte e da re e regine,
Dalle imprese delle fate e dai racconti della servitù.
Il duro fardello dell’anima che cresce
Imbarazza e offende sempre più, di giorno in giorno,
Di settimana in settimana, sempre più offende e imbarazza
Con gli imperativi di “essere e sembrare”,
“Si può e non si può”, desiderio e controllo.
La pena di vivere e la droga dei sogni
Raggomitolano l’animuccia nel vano della finestra
Protetta dall’Enciclopedia Britannica.
Esce di mano al tempo l’anima semplicetta
Irresoluta ed egoista, sgraziata, zoppa,
Incapace di andare avanti o retrocedere,
Tenendo la calda realtà, il bene offerto,
Negando il pungolo del sangue,
Ombra delle proprie ombre, spettro nel proprio buio,
Lasciando carte in disordine in una stanza polverosa,
Vivendo per la prima volta nel silenzio dopo il viatico.

Prega per Guiterriez, avido di velocità e potenza,
Per Boudin, dilaniato da un’esplosione,
Per questo che fece un’ingente fortuna,
E quello che andò per la sua strada.
Prega per Floret, che i segugi uccisero fra i tassi,
Prega per noi ora e nell’ora della nostra nascita.

T. S. Eliot, Il sermone del fuoco, Milano, Corriere della Sera, 2012, pp.119-121.

La poesia della settimana. Miguel Torga

Vila Cova, 24 dicembre 1958

Natività

Arde nel cuore della notte
il rituale falò che annunzia
il miracolo eterno
della natività.
Flagellato dal vento,
che di ciniglia di braci fa seme,
è sole senza firmamento
direttamente
acceso
e legato
alla terra
da mani umane.
Di radici profane,
fuoco di vita che vita seconda,
il suo calore scalda
la certezza unica che merita
d’essere scaldata…

Miguel Torga, Poesie, Milano, Fabbri Editori, 1997, p.219.

La poesia della settimana. Antonio Machado

La strada in ombra. Celano gli alti casamenti

La strada in ombra. Celano gli alti casamenti
l’ultimo sole; echi di luce alle finestre.

Non vedi, nell’incanto del balcone fiorito,
il profilo di rosa d’un volto che conosci?

Dietro il vetro che ambiguo la riflette, l’immagine
sorge e svanisce come un vecchio dagherrotipo.

Altro suono non c’è nella via che il tuo passo;
lentamente si estinguono gli echi del tramonto.

Oh pena! Pesa e duole il cuore… Forse è lei?
No, lo sai bene… Va’… Nell’azzurro, la stella.

Antonio Machado, Il canto dell’uomo, Milano, Corriere della Sera, 2012, p. 25.

La poesia della settimana. Rosita Copioli

Non ho ancora raggiunto gli anni

Non ho ancora raggiunto gli anni che avevi
Quando ti ho incontrato,
che impressione mi facevi.
Che impressione mi faccio ora io.
Com’è sciocco il mio sguardo
ieri e oggi.
Com’è giusto seguire il fondo
di noi stessi
fino al vulcano sempre aperto
che siamo noi al centro
della terra.

Rosita Copioli, Il postino fedele, Milano, Mondadori, Lo Specchio, 2008, p. 78.

La poesia della settimana. Sergej Esenin

O Madre di Dio,
Cadi come una stella
Là dove non ci sono strade,
Nel burrone remoto.

Versa, come olio,
I capelli della luna
Nelle greppie dei contadini
Della mia terra

Il corso della notte è lungo.
Là dorme il tuo figlio.
Fa scendere, come una cortina,
L’alba sul turchino.

Avvolgi come un sorriso
Il villaggio dei mortali
È come una culla
Appendi il sole agli arbusti.

E che si metta a suonare
In esso, glorificando il giorno,
Del paradiso terrestre
Il santo bambino.

Sergej Esenin, La fiamma delle labbra, Milano, Corriere della sera, 2012, p. 57.

La poesia della settimana. Wisława Szymborska

Ad alcuni piace la poesia

Ad alcuni –
cioè non a tutti.
E neppure alla maggioranza, ma alla minoranza.
Senza contare le scuole, dov’è un obbligo,
e i poeti stessi,
ce ne saranno forse due su mille.

Piace –
ma piace anche la pasta in brodo,
piacciono i complimenti e il colore azzurro,
piace una vecchia sciarpa,
piace averla vinta,
piace accarezzare un cane.

La poesia –
ma cos’è mai la poesia?
Più d’una risposta incerta
è stata già data in proposito.
Ma io non lo so, non lo so e mi aggrappo a questo
come all’ancora d’un corrimano.

Wisława Szymborska, Elogio dei sogni, Milano, Corriere della sera, 2011, p. 175.

La poesia della settimana. Roberto Mussapi

La casa

Ho abitato più di una casa
e di ognuna niente è perduto:
la prima in Corso Dante, quando ero bambino
e i pini crescevano sotto masse di neve,
poi Viale degli Angeli, sull’argine del fiume:
di lì mia madre mi vide partire
in automobile, guardando dal balcone
la Terra di Nessuno che mi rapiva,
e poi Valdieri, e nella luce radiosa
Via delle Palme, in Liguria, sul mare,
e Via Marsili 11, a Bologna
dove ho salito infinite scale,
e ora qui a Milano, in Via Mameli.
Di tutte ricordo le voci, i volti, le persone,
l’impercettibile respiro respirato
e trasformato in forma di pensiero
nella memoria che tiene in vita.

Ma solo per poco ognuna di loro
è stata veramente la mia casa,
nel breve tempo in cui mi era straniera,
prima che entrasse in me, con le sue vite.
Io non ho mai davvero abitato una casa,
io sono la casa di ogni casa con loro,
con tutti quelli che la fecero mia,
così presenti che non sono più io,
unico esule in me,
sfrattato dal mio cuore.

Roberto Mussapi, La stoffa dell’ombra e delle cose, Milano, Mondadori, 2007, pp. 74-75.

La poesia della settimana. Marina Cvetaeva

Amore

Fuoco? Uragano? Terremoto?
Andiamoci più piano…

Dolore noto come agli occhi il palmo
della mano, e alle labbra
il nome del proprio bambino…

Dopo la Russia. Marina Cvetaeva, Milano, Corriere della sera, 2012, p. 257.

La poesia della settimana. Giorgio Stella

A Paul Celan

Mi trovo nel non luogo,
qui vengono e partono in continuazione
coloro che restano nell’ambiente del luogo,
e l’acqua e la terra non fanno tanta differenza
tra loro e il vuoto
qui sono nella parte d’ombra che si trova al centro del sole
qui sorgo e tramonto nel medesimo cielo
cardinale dell’incrocio natante dell’aere,
qui sono qui, mi trovo a te
nella zona d’essere stato
persona vostra, storia mia,
solo per voi, Eric e Gisèle
l’acqua non affonda.

La poesia della settimana. Seamus Heaney

“Come tutti gli altri”
In memoria di Czesław Milosz

“Come tutti gli altri, chinavo il capo
durante la consacrazione del pane e del vino,
alzavo gli occhi verso l’ostia e il calice levati,
credevo (qualunque cosa significhi) in un cambiamento.
Andavo alla balaustra dell’altare e ricevevo il mistero
sulla lingua, ritornavo a posto, serravo gli occhi,
facevo il mio atto di ringraziamento, aprivo gli occhi,
e sentivo il tempo tornare a scorrere.
Mai vi fu situazione
in cui abbia chiarito le cose con me o con qualcun altro.
La perdita avveniva dietro le quinte. Eppure non posso
disconoscere parole quali “ringraziamento” e “ostia”
o “pane della comunione”. Possiedono
un immortale
tremore e attrattiva, come acqua di pozzo giù nel fondo”.


Seamus Heany, District e Circle, Corriere della Sera, 2012, p. 105.

La poesia della settimana. Elio Pecora

Mai che l’attimo si fermi,
da guardare, capire.
Sempre una corsa.
Cogliere lembi.
Udire parole mozze,
promesse a metà.
Così risa, musiche, amori, sogni.
Tutto accennato e lasciato.

Elio Pecora, Simmetrie, Milano, Mondadori, 2007, p. 55.

La poesia della settimana. Edgar Lee Masters

Lo sconosciuto

Voi anime che mirate in alto, ascoltate
la storia di uno sconosciuto
che qui giace senza una lapide che segni il suo posto.
Quand’ero un ragazzo senza regole e capriccioso
vagabondavo con un fucile in mano nella foresta
vicino alla dimora di Aaron Hatfield,
e ho sparato a un falco appollaiato sulla cima
di un albero morto.
Quello cadde con un grido gutturale
ai miei piedi, con l’ala spezzata.
Allora l’ho messo in una gabbia
dove ha vissuto molti giorni stridendo contro di me
quando gli offrivo il cibo.
Tutti i giorni io cerco nei rami dell’Ade
l’anima di quel falco,
perché vorrei offrirgli l’amicizia
di un uomo che la vita ha ferito e l’ha ingabbiato.

Edgar Lee Masters, Antologia di Spoon River, Corriere della Sera, 2012, p. 171.

La poesia della settimana. Osip Mandel’štam

E il ramo a frastagli dell’acero
si bagna in angoli curvi,
e screziate farfalle si lasciano
trasporre in disegni sui muri.
Ci sono moschee ben vive,
e forse – l’ho appena intuito –
noi siamo un’Hagia Sophia
dal numero d’occhi infinito.

Osip Mandel’štam, Libertà al crepuscolo, Corriere della Sera, 2012, p. 159.

La poesia della settimana. Derek Walcott

Preparandosi all’esilio

Perché immagino la morte di Mandel’štam
tra le noci di cocco ingiallite,
perché il mio dono si guarda già alle spalle
Per sorprendere un’ombra che riempia la porta
ed eclissi questa stessa pagina?
Perché la luna si espande in una lampada ad arco
e l’inchiostro sul pollice si prepara a essere pressato
davanti a un sergente che scrolla le spalle?
Cos’è questo odore nuovo nell’aria
che un tempo era sale, che sapeva di lime all’alba,
e il mio gatto, so che me lo immagino, salta davanti al mio passo,
e gli occhi dei miei figli sembrano già orizzonti,
e tutte le mie poesie, persino questa, vogliono nascondersi?

Derek Walcott, Nelle vene del mare, Corriere della Sera, 2011, p. 77.