La poesia della settimana. Sergej Esenin

O Madre di Dio,
Cadi come una stella
Là dove non ci sono strade,
Nel burrone remoto.

Versa, come olio,
I capelli della luna
Nelle greppie dei contadini
Della mia terra

Il corso della notte è lungo.
Là dorme il tuo figlio.
Fa scendere, come una cortina,
L’alba sul turchino.

Avvolgi come un sorriso
Il villaggio dei mortali
È come una culla
Appendi il sole agli arbusti.

E che si metta a suonare
In esso, glorificando il giorno,
Del paradiso terrestre
Il santo bambino.

Sergej Esenin, La fiamma delle labbra, Milano, Corriere della sera, 2012, p. 57.

La poesia della settimana. Wisława Szymborska

Ad alcuni piace la poesia

Ad alcuni –
cioè non a tutti.
E neppure alla maggioranza, ma alla minoranza.
Senza contare le scuole, dov’è un obbligo,
e i poeti stessi,
ce ne saranno forse due su mille.

Piace –
ma piace anche la pasta in brodo,
piacciono i complimenti e il colore azzurro,
piace una vecchia sciarpa,
piace averla vinta,
piace accarezzare un cane.

La poesia –
ma cos’è mai la poesia?
Più d’una risposta incerta
è stata già data in proposito.
Ma io non lo so, non lo so e mi aggrappo a questo
come all’ancora d’un corrimano.

Wisława Szymborska, Elogio dei sogni, Milano, Corriere della sera, 2011, p. 175.

La poesia della settimana. Roberto Mussapi

La casa

Ho abitato più di una casa
e di ognuna niente è perduto:
la prima in Corso Dante, quando ero bambino
e i pini crescevano sotto masse di neve,
poi Viale degli Angeli, sull’argine del fiume:
di lì mia madre mi vide partire
in automobile, guardando dal balcone
la Terra di Nessuno che mi rapiva,
e poi Valdieri, e nella luce radiosa
Via delle Palme, in Liguria, sul mare,
e Via Marsili 11, a Bologna
dove ho salito infinite scale,
e ora qui a Milano, in Via Mameli.
Di tutte ricordo le voci, i volti, le persone,
l’impercettibile respiro respirato
e trasformato in forma di pensiero
nella memoria che tiene in vita.

Ma solo per poco ognuna di loro
è stata veramente la mia casa,
nel breve tempo in cui mi era straniera,
prima che entrasse in me, con le sue vite.
Io non ho mai davvero abitato una casa,
io sono la casa di ogni casa con loro,
con tutti quelli che la fecero mia,
così presenti che non sono più io,
unico esule in me,
sfrattato dal mio cuore.

Roberto Mussapi, La stoffa dell’ombra e delle cose, Milano, Mondadori, 2007, pp. 74-75.

La poesia della settimana. Marina Cvetaeva

Amore

Fuoco? Uragano? Terremoto?
Andiamoci più piano…

Dolore noto come agli occhi il palmo
della mano, e alle labbra
il nome del proprio bambino…

Dopo la Russia. Marina Cvetaeva, Milano, Corriere della sera, 2012, p. 257.

La poesia della settimana. Giorgio Stella

A Paul Celan

Mi trovo nel non luogo,
qui vengono e partono in continuazione
coloro che restano nell’ambiente del luogo,
e l’acqua e la terra non fanno tanta differenza
tra loro e il vuoto
qui sono nella parte d’ombra che si trova al centro del sole
qui sorgo e tramonto nel medesimo cielo
cardinale dell’incrocio natante dell’aere,
qui sono qui, mi trovo a te
nella zona d’essere stato
persona vostra, storia mia,
solo per voi, Eric e Gisèle
l’acqua non affonda.

La poesia della settimana. Seamus Heaney

“Come tutti gli altri”
In memoria di Czesław Milosz

“Come tutti gli altri, chinavo il capo
durante la consacrazione del pane e del vino,
alzavo gli occhi verso l’ostia e il calice levati,
credevo (qualunque cosa significhi) in un cambiamento.
Andavo alla balaustra dell’altare e ricevevo il mistero
sulla lingua, ritornavo a posto, serravo gli occhi,
facevo il mio atto di ringraziamento, aprivo gli occhi,
e sentivo il tempo tornare a scorrere.
Mai vi fu situazione
in cui abbia chiarito le cose con me o con qualcun altro.
La perdita avveniva dietro le quinte. Eppure non posso
disconoscere parole quali “ringraziamento” e “ostia”
o “pane della comunione”. Possiedono
un immortale
tremore e attrattiva, come acqua di pozzo giù nel fondo”.


Seamus Heany, District e Circle, Corriere della Sera, 2012, p. 105.

La poesia della settimana. Elio Pecora

Mai che l’attimo si fermi,
da guardare, capire.
Sempre una corsa.
Cogliere lembi.
Udire parole mozze,
promesse a metà.
Così risa, musiche, amori, sogni.
Tutto accennato e lasciato.

Elio Pecora, Simmetrie, Milano, Mondadori, 2007, p. 55.

La poesia della settimana. Edgar Lee Masters

Lo sconosciuto

Voi anime che mirate in alto, ascoltate
la storia di uno sconosciuto
che qui giace senza una lapide che segni il suo posto.
Quand’ero un ragazzo senza regole e capriccioso
vagabondavo con un fucile in mano nella foresta
vicino alla dimora di Aaron Hatfield,
e ho sparato a un falco appollaiato sulla cima
di un albero morto.
Quello cadde con un grido gutturale
ai miei piedi, con l’ala spezzata.
Allora l’ho messo in una gabbia
dove ha vissuto molti giorni stridendo contro di me
quando gli offrivo il cibo.
Tutti i giorni io cerco nei rami dell’Ade
l’anima di quel falco,
perché vorrei offrirgli l’amicizia
di un uomo che la vita ha ferito e l’ha ingabbiato.

Edgar Lee Masters, Antologia di Spoon River, Corriere della Sera, 2012, p. 171.

La poesia della settimana. Osip Mandel’štam

E il ramo a frastagli dell’acero
si bagna in angoli curvi,
e screziate farfalle si lasciano
trasporre in disegni sui muri.
Ci sono moschee ben vive,
e forse – l’ho appena intuito –
noi siamo un’Hagia Sophia
dal numero d’occhi infinito.

Osip Mandel’štam, Libertà al crepuscolo, Corriere della Sera, 2012, p. 159.

La poesia della settimana. Derek Walcott

Preparandosi all’esilio

Perché immagino la morte di Mandel’štam
tra le noci di cocco ingiallite,
perché il mio dono si guarda già alle spalle
Per sorprendere un’ombra che riempia la porta
ed eclissi questa stessa pagina?
Perché la luna si espande in una lampada ad arco
e l’inchiostro sul pollice si prepara a essere pressato
davanti a un sergente che scrolla le spalle?
Cos’è questo odore nuovo nell’aria
che un tempo era sale, che sapeva di lime all’alba,
e il mio gatto, so che me lo immagino, salta davanti al mio passo,
e gli occhi dei miei figli sembrano già orizzonti,
e tutte le mie poesie, persino questa, vogliono nascondersi?

Derek Walcott, Nelle vene del mare, Corriere della Sera, 2011, p. 77.

La poesia della settimana. Walt Whitman

Il mio lascito

L’uomo d’affari il grande accumulatore /
dopo anni di assiduo lavoro controlla i risultati, /
preparandosi per l’ultimo viaggio, /
affida case e terreni ai suoi figli, lascia beni, merci, fondi,
per una scuola o un ospedale, /
lascia denaro ad alcuni camerati per comprare doni, ricordi
quali gemme e oro. /

Ma io, al contrario, ripensando alla mia vita, facendone il consuntivo, /
non avendo nulla da mostrare e lasciare dopo questi anni oziosi, /
né case né terre, né lasciti di gemme o d’oro per i miei amici, /
null’altro, se non alcuni ricordi di guerra per voi, e in vostro onore, /
e pochi ricordi di accampamenti e soldati, con il mio amore, /
io riunisco e lascio in questo fascio di canti.

Walt Whitman, O Capitano mio Capitano, a cura di Bianca Tarozzi, Corriere della Sera, 2012, p. 115.

La poesia della settimana. Maria Luisa Spaziani

Chi ritorna da un viaggio lunghissimo
non è più la sua stessa persona.
Ha raccolto colori, paesaggi,
temperature, odori, inverni e sole.

Pare che una cicogna sia passata
ieri sul Centro storico. Saliva
dal Vittoriano, sfiorava la mia casa
e puntava laggiù verso San Pietro.

Anche lei, a ogni viaggio, è diversa?
Ma io stessa lo sono, sembra strano
da quella che scriveva poco fa,
sì, dieci versi fa.

Maria Luisa Spaziani, La luna è già alta, Lo Specchio, Mondadori, 2006, p. 157.

La poesia della settimana. Aleksandr Puškin

Uscì il seminatore a seminare i suoi semi

Solitario seminatore di libertà,
Sono uscito presto, prima della stella;
Con mano pura e innocente
Nei solchi divenuti servi
Ho gettato un seme vivificatore –
Ma ho solo perduto il mio tempo,
I buoni pensieri e la fatica…

Pascolate, pacifici popoli!
Non vi risveglierà il grido dell’onore.
A che serve al gregge il dono della libertà?
Bisogna solo accoltellarlo o tonsurarlo.
La loro eredità di stirpe in stirpe
È il giogo con i sonagli e la frusta.

Aleksandr Puškin, Il meraviglioso istante, Un secolo di poesia, Corriere della Sera, 2012, p. 65.

La poesia della settimana. Ghiannis Ritsos

L’ultima estate


Dicono addio i colori dei tramonti. È tempo di preparare/ le tre valigie – i libri, le carte, le camicie -/ e non scordare quella veste rosa che ti stava così bene/ anche se d’inverno non la indosserai. Io,/ nei pochi giorni che ancora ci restano, riguarderò/ i versi scritti in luglio e agosto,/ anche se temo di non avere aggiunto niente, semmai/ di avere sottratto molto, poiché da essi traspare/ l’oscuro sospetto che questa estate/ con le sue cicale, gli alberi, il mare,/ coi fischi delle navi nei tramonti gloriosi,/ coi barcaioli sotto i balconi, al chiar di luna/ e con la sua misericordia ipocrita, sarà l’ultima.

Ghiannis Ritsos, Il funambolo e la luna, Un secolo di poesia, Corriere della sera, 2012, p. 227.

La poesia della settimana. Rabindranath Tagore

74. Sensibilità

Sono spina a me stesso,
logorato in me stesso,
trovo in me stesso
soltanto pena.
Perché cerco appoggio
presso tutti?
Non ho casa, non ho casa,
io non ho casa!
Una sensibilità
così acuta, così meschina
ahimè, non riesce a sopportare
un pizzico di disonore.
Prima fiorisce
ai piedi di tutti,
piccola, affinché
nessuno sappia.
È meglio stare nell’oscurità
imbrattato di polvere:
non voglio, non voglio
questo orgoglio misero.
Starò dissolto
nella mia povertà,
non vagherò in cerca
della grazia di tutti.
Se il cuore trova pace in sé stesso,
Il giaciglio della polvere umile
diventerà un nido di felicità.

Robindronath Tagore, Duro e tenero, Milano, Fabbri Editori, 1991, p.125.

La poesia della settimana. César Vallejo

I passi lontani

Mio padre dorme. Il suo sembiante augusto
riflette quanta pace è nel suo cuore;
è ora così dolce…
se un po’ d’amaro è in lui, forse son io.

Quanto è sola la casa! Ancor si prega.
Senza notizie dei figlioli anche oggi.
Mio padre ecco si desta, ausculta la
fuga in Egitto, il ristagnante addio.
Così vicino è ora;
se qualcosa è lontano in lui, son io.

E mia madre si muove là negli orti,
saporando un sapore ormai insaporo.
Così soave è ora,
così ala, così effusa, così amore.

Quant’è sola la casa! Non v’è chiasso
né notizie né verde né bambini.
Se qualcosa d’infranto è in questa sera,
e che scricchiola e scende,
sono due vecchie strade bianche, curve.
Il mio cuore per esse avanza a piedi.

[César Vallejo, Se sopravvive la parola, a cura di Antonio Melis, Corriere della Sera, 2009, p. 41]

La poesia della settimana. Cristina Campo

Amore, oggi il tuo nome
al mio labbro è sfuggito
come al piede l’ultimo gradino…

ora è sparsa l’acqua della vita
e tutta la lunga scala
è da ricominciare.

T’ho barattato, amore, con parole.

Buio miele che odori
dentro diafani vasi
sotto mille e seicento anni di lava –

ti riconoscerò dall’immortale
silenzio.

[Cristina Campo , La tigre assenza, Adelphi 1991, p 27].

La poesia della settimana. Elisabeth Barrett Browning

Non accusarmi, ti prego, perché mostro
Un volto troppo calmo e mesto al tuo cospetto;
Ché noi non siamo uguali e non risplende
La stessa luce sul volto e sui capelli.
Tu mi guardi benevolo, sicuro,
Come fossi un’ape chiusa nel cristallo;
Dacché la pena mi chiuse in salvo nell’amore divino,
Spiegare le ali libera nell’aria
Per me sarebbe vano, se pur tentassi
Un simile fallimento. Ma a te io guardo, a te,
E vedo, oltre l’amore, la fine dell’amore,
E sento l’oblio oltre il ricordo.
Come uno che dall’alto osserva
Perdersi i fiumi nell’amaro mare.

La poesia della settimana. Emily Dickinson

441

È questa la mia lettera al Mondo
che non scrisse mai a Me –
sono semplici Cose che Natura mi disse
con tenera Maestà

Il Suo Messaggio affido
a Mani che non vedo –
Dolci Concittadini – per Suo amore –
giudicate di Me teneramente

[Emily Dickinson, Dalla prigione dell’estasi, Un secolo di poesia. L’Ottocento, Corriere della Sera, 2012, p. 67]