DUE RIFLESSIONI

lalupa

(ripropongo in un unico testo, con alcune variazioni, due mie rifessioni apparse nel 2014 e nel 2015 sul mio blog, Da presso e nei dintorni, e sul sito Carteggi letterari)

I.

“Poiché i versi non sono – come crede la gente – sentimenti; essi sono esperienze”.
A suo tempo, arrivai a Rilke ed al suo “Malte” per il luminoso tramite delle traduzioni e degli scritti critici di Giame Pintor, e poi di Furio Jesi, meteore intellettuali e morali, la cui scomparsa da giovani lascia forse immaginare e rimpiangere un diverso presente. Continua a leggere

I giovedì del Collegio Cairoli

I Giovedì del Collegio Cairoli di Pavia

Relatività e letteratura

Incontro con

Prof. Antonio Sparzani

 Già professore di Fondamenti della Fisica all’Università degli studi di Milano

Aula Magna del Collegio

Giovedì 21 novembre 2013

Ore 18

Diritto d’asilo: una proposta politica

Pubblicato da La Poesia e lo Spirito in sintonia con la redazione di Nazione Indiana e con quella de Il Primo Amore

Invece di investire denaro europeo e nazionale per erigere impossibili muraglie all’interno del Mediterraneo, facciamo funzionare, nei paesi extraeuropei colpiti dalle guerre, le nostre ambasciate, recepiamo le domande di asilo e organizziamo il trasporto legale e sicuro nei paesi d’accoglienza. Invece di trovarci costantemente non nell’emergenza immigrazione, ma in quella umanitaria, dovendo ripescare annegati e sopravvissuti, strappiamo agli scafisti l’organizzazione del trasporto dei rifugiati dall’Africa alle coste europee, rendiamo quel viaggio ammissibile e privo di rischi, sottraiamolo ai commerci abietti. Continua a leggere

Due opere, un percorso – Fabrizio Centofanti tra Calvino e la vita

Recensione di Giovanni Agnoloni

    

Di solito le recensioni si fanno di un libro. Questa, se è una recensione, lo è di due. Ma forse non lo è nemmeno. È la fotografia di un percorso. Umano, artistico e spirituale.
Fabrizio Centofanti è uscito con un saggio su Italo Calvino (Italo Calvino. Una trascendenza mancata, ed. Clinamen, 2011 – prefazione di Giuseppe Panella e postfazione di Antonio Sparzani) e con una raccolta di pensieri, Non superare le dosi consigliate (Effata’ Editrice, 2011). Opere che sono un po’ la summa del suo itinerarium mentis (e direi anche cordis). Continua a leggere

La fantascienza tra monachesimo, nucleare e filosofia

di Paola Pegoraro

«A spiritu fornicationis,
Domine, libera nos.
Dal lampo e dalla tempesta,
Liberaci, Signore.
Dal flagello del terremoto,
Liberaci, Signore.
Dalla peste, dalla carestia e dalla guerra,
Liberaci, Signore.
Dal luogo del ground zero,
Liberaci, Signore.
Dalla pioggia del cobalto,
Liberaci, Signore.
Dalla pioggia dello stronzio,
Liberaci, Signore.
Dalla caduta del cesio,
Liberaci, Signore.
Dalla maledizione del Fallout,
Liberaci, Signore.
A morte perpetua,
Domine, libera nos».

Mentre in questi giorni seguiamo con apprensione la vicenda della centrale di Fukushima Daiichi, mi sono tornare alla mente le litanie che Walter M. Miller Jr. (1923-1996) poneva sulle labbra di una immaginaria congregazione monastica futura, l’Ordine Albertiano di San Leibowitz. Il romanzo dal quale sono tratte – Un cantico per Leibowitz (riedito lo scorso anno nella collana Urania Collezione n. 084, Mondadori, pp. 432, € 5,50) – è annoverato tra i capolavori della fantascienza, o meglio, della “fantateologia”, come ebbe a scrivere Umberto Eco. Continua a leggere

Flusso

di Roberto Saporito

“C’è una sola cosa, in questa vita,
che vale più della felicità, ed è la libertà.
E’ più importante essere liberi
che essere felici.”
(Tom Robbins)

Scrivere tutto come viene alla mente, tutto, senza filtri, senza neanche “pensare” a quello che si sta scrivendo, ma scriverlo e basta, in una sorta di esercizio zen, o qualcosa del genere. Il problema è che se cerco di scrivere il mio “flusso di coscienza” (tanto per dargli un nome), temo, che questo si interrompa, o che cambi in quanto smascherato, in quanto non più pensiero, ma scrittura. Bisogna che la trasformazione da pensiero a scrittura avvenga senza che il pensiero se ne accorga: come in questo esatto momento: io dovrei scrivere quello che sta avvenendo nella mia mente, dovrei scrivere le parole che questa partorisce di secondo in secondo, e non dovrei scrivere che dovrei scriverle: questo è uno dei primi problemi da risolvere. Già, ma come? Dovrei scrivere col pensiero, direttamente, come se fosse facile. Continua a leggere

Eraldo Affinati, 150 anni nel corpo della lingua italiana



di Paolo Pegoraro

Nella lectio magistralis tenuta lo scorso 31 gennaio alla Sapienza di Roma, Luca Serianni constatò come – almeno per quanto riguarda la lingua – l’Unità d’Italia è un dato di fatto: oggi la quasi totalità dei cittadini italiani parla la stessa lingua. E la parlano con piena padronanza e la spontaneità «propria dei parlanti nativi» pure «coloro (purtroppo numerosi) che guardano con indifferenza o addirittura con ostilità all’imminente anniversario dell’Unità». La nostra letteratura ha svolto un compito imprescindibile nella formazione del parlato quotidiano, oggi segnato per lo più da neologismi televisivi e giornalistici, tanto che il Quirinale ha ritenuto opportuno esporre fino al 2 aprile i più importanti manoscritti autografi della nostra tradizione letteraria: dall’Orlando furioso di Ariosto alla La Gerusalemme conquistata del Tasso, dal Decamerone di Boccaccio ai Promessi Sposi di Manzoni, passando per L’Infinito di Leopardi. Continua a leggere

Il fuoco degli estinti

Il 18 marzo a Civitavecchia alle ore 21, presso la Sala Nuovo Gassman, andrà in scena la prima dell’opera teatrale “Il fuoco degli estinti” vincitrice dell’edizione 2010. Durante l’evento la giuria composta da Andrea Giannasi, Enrico Maria Falconi e Piero Pacchiarotti, premierà le autrici Daniela Toschi, psichiatra, e Bianca Stefania Fedi, germanista e insegnante.
La compagnia Blue in the Face con i primi attori Piero Nannini e Enrico Maria Falconi porterà in scena alle 21 lo spettacolo in prima nazionale

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Ginetto

di Daniele Contavalli

Quella del mondo è una strana esistenza in cui tutto si fa cenere, niente si scolpisce. Sta camminando dentro un corridoio fatto con la luce gialla della metropolitana, in mezzo a carni cialtrone, di gente che non gli piace e, in fondo, non si piace neanche lui! Il vicino aveva preso a cazzotti le figlie e la moglie all’alba, tra le altre cose le aveva legate al letto e prese a cinghiate. I carabinieri erano entrati in casa, sempre troppo tardi per fermarlo, e sempre troppo presto perché potesse fuggire. Avevano trovato le figlie di quell’uomo stese a terra, come baci perugina fracassati. Ginetto li aveva chiamati, affermando che il suo vicino era eccessivamente su di giri. Più tardi, sceso di sotto, passando davanti alla porta della loro casa, aveva potuto captare il tonto sguardo di riconoscenza delle due ragazzine, peraltro ancora legate sul pavimento e considerate parte integrante della scena del crimine. Roba per la scientifica. Le piccole sapevano, intimamente, che solo lui poteva aver fatto quella telefonata liberatoria. Continua a leggere

L’arte non è democratica. Parola di Flannery O’Connor.


La scrittrice Flannery O’Connor indagò a fondo l’azione della grazia «nel territorio del diavolo». E affrontò una vita assediata dalla malattia con la fede marziale di una Giovanna d’Arco: «Sono sola a presidiare la fortezza…».

di Paolo Pegoraro

Negli Stati Uniti è un’autrice di culto. «La più grande scrittrice di racconti della mia generazione», secondo Kurt Vonnegut, ma l’adorano anche cantanti e registi: Nick Cave e Quentin Tarantino, tanto per fare due nomi. Il critico Harold Bloom l’ha inclusa tra i cento più grandi autori della letteratura mondiale di ogni epoca, dichiarandola sorella di Dante, Cervantes, Shakespeare e Dostoevskij. Perché la lettura di Flannery O’Connor non lascia uguali a prima. Semplicemente non può. Il primo incontro con le sue opere è in genere traumatizzante. La prosa, di una densità intollerabile, tiene incollato il lettore alla pagina costringendolo a vedere ciò che non vorrebbe. Profeti fanatici, bambini impiccati, figure androgine o cupamente scimmiesche, disabili annegati, vecchi rabbiosi, corpi deformi e arti amputati, mostri di rispettabilità e ragazzini molestati, seduttori e ladri e assassini ovunque… un repertorio da far impallidire Bret Easton Ellis. Eppure a offrircelo è una signorina cresciuta nel bel mezzo della Georgia puritana d’inizio Novecento, la quale amava affermare: «Scrivo come scrivo perché sono (non sebbene sia) cattolica». Una signorina che non si compiace mai dell’orrore e tanto meno lo compatisce: lo descrive con l’implacabile comicità della vita, come una storiella che fa ridere chiunque meno il suo permaloso protagonista. Continua a leggere

Il male? È un nano miope, codardo e narcisista

Letti&Riletti

A cura di Paolo Pegoraro

 


Pär Lagerkvist è un nome ingiustamente trascurato. Poeta, drammaturgo e romanziere, Premio Nobel del 1951, dalla sua opera più nota – Barabba – fu tratto un kolossal con Anthony Quinn, Vittorio Gassman e Silvana Mangano. Ma il trionfalismo hollywoodiano è quanto di più distante si possa immaginare dalla stringata scrittura di Lagerkvist; e si racconta che alla prima proiezione lo scrittore si mise a ridere, mentre la moglie si addormentò.

Pur dichiarandosi non credente, tutta la sua opera è permeata da una spasmodica tensione verso quell’infinito che altrettanto fermamente nega. Avverso a ogni scetticismo di comodo, Lagerkvist si lasciò interrogare intimamente dall’enigma di un male che cova anche all’interno delle civiltà più sviluppate. Di ritorno da un viaggio alle sorgenti della civiltà europea – la Palestina e la Grecia – lo scrittore svedese rimase esterrefatto nell’attraversare un’Europa dominata dagli slogan nazionalistici. Fu il seme dal quale concepì – nel 1944 – il suo capolavoro: Il nano (Iperborea, pp. 208, € 11,50). Il romanzo racconta la vita di una corte rinascimentale immaginaria vista attraverso gli occhi del nano di corte, anonimo e fedelissimo servitore del principe Leone. Conosceremo ogni personaggio e ogni vicenda attraverso il suo sguardo incredibilmente acuto, capace di svelare ogni malefatta e di portare alla luce ogni fantasia malevola, eppure totalmente incapace di riconoscere il bene. Il nano può vedere distintamente perfino di notte, contare anche i singoli fili d’erba, eppure non riesce a scorgere le stelle. È sì un genio, ma un genio del disprezzo e dell’odio. Continua a leggere

La sorprendente soluzione di un mistero millenario: Chi ha ucciso realmente i Proci?

 

Alberto Majrani, Ulisse, Nessuno, Filottete, Logisma Editore www.logisma.it , euro 12

“Quandoque  bonus dormitat Homerus”, ogni tanto dorme  anche il buon Omero, proclamava Orazio… ma è proprio così, oppure  Omero era molto più sveglio di quanto abbiamo sempre creduto?

“L’Odissea di Omero è forse il libro più conosciuto sulla faccia della terra. Chi non ha mai sentito parlare di Ulisse (o Odisseo che dir si voglia) e delle sue peregrinazioni per tornare all’amata isola d’Itaca, dalla fedele moglie Penelope e dal figlio Telemaco? Eppure, finora mai nessuno è stato così folle da pensare che il vero protagonista dell’Odissea non sia… Odisseo, ma un personaggio molto più oscuro, quasi sconosciuto, di cui anche nel testo si parla pochissimo: Filottète. Ma se vorrete seguirmi nell’analisi del capolavoro omerico con questa insolita chiave, vi accorgerete che con essa si aprono quasi tutte le porte.” Così comincia l’autore.,  e Giulio Giorello avverte nella prefazione: “La questione omerica è diventata un labirinto, non meno complesso di quello che si immagina architettato da Dedalo, e in un momento di lucida sincerità Alberto Majrani confessa: “Ma se io fossi così pazzo da scrivere un libro su quest’idea, Lei sarebbe così pazzo da farmene la prefazione?” Il Lei sono io. La mia non mi sembra troppo grande; quanto alla follia dell’Autore, diremo con Manzoni che giudichi chi sa – e con Shakespeare che comunque in tale follia c’è del metodo.” Continua a leggere

Il tempo atletico

 

di Carla Saracino

La meraviglia è certamente una delle forme anteriori dell’amore, tutto quello che prima ci riguarda di una persona o di una cosa e tutto quello che prima ci prepara alla vita. La sua radice originaria comporta qualcosa di visivo. Sarebbe un guardare. In un’accezione meno compressa, potremmo dire che meraviglioso è ogni incondizionato atto di rinuncia al pregiudizio e quindi disposizione al chiedere e al dare ospitalità, ma in senso altamente figurato.

L’ultimo libro di Andrea Leone, Lezioni di crudeltà, Poiesis, pag. 63, euro 12,00, è attraversato dalla meraviglia, ma non convulsamente né, al contrario, passivamente. Un ordine rigoroso detta alla meraviglia i suoi passi affinché essa, sgretolandosi l’incubo del postmoderno, possa rifulgere attraverso un nuovo linguaggio nel mondo delle cose possibilmente inviolate e quindi integre. Continua a leggere

A dieci minuti da Urano – Carla De Angelis

di Germana Duca Ruggeri

Grandi i meriti etici, civili, letterari della scrittrice romana Carla De Angelis, ma ancora maggiori le connotazioni umane che le derivano dall’esperienza di madre, che tanta parte di vita, anche feriale, inserra ed espone. La sua unica figlia, Roberta, già incontrata fra i versi di “Salutami il mare” e nel libro “Diversità apparenti”, scritto in collaborazione con Stefano Martello, in questa nuova raccolta, sottotitolata <<poesie di tentata conquista>>, appare controluce. Come filigrana posta a risguardo delle circa ottanta liriche che la compongono, sotto gli influssi tempestosi e illuminanti di Urano: “folgori che squarciano il buio, aprono la mente, indicano nuove strade”, scrive Alessandro Ramberti sulla bandella. Un denso ininterrotto fluire di stati dell’animo nei moti del pensiero, e viceversa, mentre “il corpus dello scritto e l’animus che lo sottende” vanno alla tentata conquista di un cammino, scegliendo come bussola la responsabilità e il rispetto. Continua a leggere

Arcipelago Solženicyn / 1 – A colloquio con Adriano Dell’Asta

di Paolo Pegoraro

Chi ha paura di Aleksandr Solženicyn? La recente uscita della monumentale biografia Solženicyn di Ljudmila Saraskina (San Paolo, pp. 1441, € 84) rappresenta un’occasione per tornare a leggere il grande autore russo, Premio Nobel per la letteratura nel 1970, imprigionato nei campi di lavoro e successivamente esiliato dall’Unione Sovietica.
Strano destino, il suo: pare che dopo aver letto il suo primo romanzo – Una giornata di Ivan Denisovič – la poetessa Anna Achmatova abbia sentenziato: «Questo romanzo deve essere letto e imparato a memoria da ciascuno dei duecento milioni di cittadini dell’Unione Sovietica». Nikita Chruščëv in persona volle conoscere colui che aveva raccontato secondo verità quanto accadeva nei campi di lavoro. Ma il favore sarebbe durato poco… ben presto il suo «umanesimo di compensazione» nonché l’«inutile senso di pietà» – così secondo la Pravda – furono considerati ostacoli contrari alla «battaglia per una moralità socialista».
Ne abbiamo parlato con Adriano Dell’Asta, professore di Lingua e Letteratura Russa all’Università Cattolica di Brescia e di Milano, Direttore dell’Istituto Italiano di Cultura a Mosca e curatore dell’edizione italiana della biografia di Solženicyn. Continua a leggere

Baudelaire, il canto della contraddizione

di Paolo Pegoraro

 

Parigi è una città di cimiteri: si erge sopra fosse comuni ordinatamente occultate nel sottosuolo e alla luce del sole vanta tombe illustri ed eccentriche, mete di veri e propri pellegrinaggi. Tutti conoscono il Peré Lachaise, eppure è a Montparnasse che riposano i più grandi cantori della capitale francese. Qui non troverete Jim Morrison, ma Serge Gainsbourg. E neppure Oscar Wilde, ma il padre della poesia moderna, Charles Baudelaire. Colui che scrisse: «le tombe capiranno sempre il poeta»
All’appuntamento con I fiori del Male si sono presentati traduttori quali Bertolucci, Caproni, Raboni, Bufalino, ai quali si aggiunge ora questa nuova edizione (Salerno, pp. XLIII+519, € 22) curata da Davide Rondoni: fedele al testo, sensibilissima al ritmo e pronta – appena l’italiano lo permette – a restituire rime e assonanze dell’originale. Continua a leggere

Alessio Torino: una vista eccezionale

 

di Paolo Pegoraro

Alessio Torino è un autore da tenere d’occhio. Dalla scarna bandella di Undici decimi, scopriamo soltanto che è urbinate, nato nel 1975, e che questo è il suo primo romanzo. Dalla qualità della scrittura non si direbbe. Undici decimi è fatto di tanti piccoli tocchi di genio e di una lingua raffinata e precisa, nemica del generico, ma che pure si diverte giocando a nascondino: a cosa farà riferimento il titolo, per esempio? All’interno del romanzo non viene spiegato… Indagando un poco, si scopre che Alessio Torino insegna lettere classiche e ha curato seminari di traduzione, che il libro ha attirato l’attenzione di un critico come Claudio Magris, che è stato chiamato in concorso al Campiello, che ha vinto il Premio Frontino ex aequo con il non certo esordiente Marcello Fois. Insomma, sarà pure il suo primo romanzo, ma per tanti autori meno scrupolosi potrebbe benissimo rappresentare la tappa d’arrivo. E invece è di prossima uscita il suo secondo titolo, Tetano, per Minimum fax. Continua a leggere

Le costrizioni e-book

Giorgio Bonacini – premio Montano 2010  – Carte nel vento

Su  “Le costrizioni
di Giovanni Turra Zan

Chi scrive (e in particolare chi scrive poesia) sa che ciò che fa si genera e si rigenera continuamente, nello sforzo di aprirsi una via verso il senso. La strada non è mai libera e il percorso è sempre accidentato, ostruito da condizioni materiali e formali che devono essere affrontate, mai aggirate, se si vuole veramente stare dentro il pensiero e la vita della poesia. E’ in quel preciso luogo che stanno le costrizioni che danno il titolo a questa raccolta. Turra Zan è un autore consapevole che le asperità e le difficoltà non possono essere diluite o evitate; anzi, bisogna rendere libera, e qualche volta necessaria, l’accoglienza di ciò che si scrive sotto gli obblighi che la lingua impone: coniugare nella significazione il respiro ampio della voce con il soffio stringente della vita. Continua a leggere