“Il giro dell’oca”, di Erri De Luca

Recensione di Francesco Improta

Erri De Luca, Il giro dell’oca, Feltrinelli 2018

Con Il giro dell’oca (Feltrinelli, 13 euro) Erri De Luca, dopo alcune incertezze palesate recentemente, ritrova il passo sicuro del narratore, oserei dire dell’affabulatore, per la straordinaria fascinazione che esercita sui suoi lettori – se le sue storie, come egli stesso confessa, non provenissero dalla realtà di cui è stato, a seconda dei casi, protagonista o testimone. In questo libro, confrontandosi con la sua realtà più intima e ripescando da quel crepaccio che è la sua memoria alcuni ricordi familiari, parla della sua mancata paternità. Continua a leggere

Sotto la grande nuvola bianca #2 (Frank Sargeson)

Sotto la grande nuvola bianca.
(Un ciclo di brevi excursus su passato, presente e futuro della Nuova Zelanda e dei suoi abitanti)

20095

Un autore neozelandese: Frank Sargeson

Quasi sconosciuta in Italia, la storia della letteratura neozelandese annovera tra le sue fila molti autori interessanti, che in diverse maniere, e con stili ed approcci spesso contrapposti, hanno dato vita ad una produzione poliedrica e sotto molti punti di vista unica al mondo.
Da una parte personalità quali Janet Frame (autrice complessa dalla tribolata esistenza, a lungo rinchiusa in un ospedale psichiatrico, fu salvata dalla lobotomia grazie all’inaspettato successo della sua opera prima e venne poi candidata per ben due volte al Nobel per la letteratura), Patricia Grace (che con la raccolta di racconti Waiariki divenne la prima donna Maori a pubblicare in lingua inglese ed è ad oggi considerata una figura centrale della letteratura mondiale del secolo scorso), Keri Hulme (il cui romanzo The Bone People vinse nel 1985 il Continua a leggere

“Prima che te lo dicano altri”, di Marino Magliani

Recensione di Francesco Improta

Marino Magliani, Prima che te lo dicano altri, Chiarelettere 2018

In una recente intervista Marino Magliani ha affermato testualmente: “I miei viaggi sono stati in realtà un andare e un tornare, un cerchio. Mi sono chiesto se io sia mai davvero partito.” Tale dichiarazione non solo ribadisce l’importanza fondamentale delle radici per Magliani, uomo e scrittore, ma anche e soprattutto il carattere particolare della sua narrativa, dove personaggi, situazioni, paesaggi e persino nomi sono continuamente presenti a configurare un universo domestico e simbolico al contempo.

Prima che te lo dicano altri (Chiarelettere editore, 17,50 euro) conferma quanto enunciato sopra. Il romanzo piuttosto corposo si svolge in maniera non lineare, attraverso un continuo slittamento di tempi e di piani narrativi, nell’arco di un cinquan­tennio, dal 1974 al 2025 e si divide in due parti: la villa e la pozzanghera. Continua a leggere

Oliver Langmead, “Dark Star”

Recensione di Giovanni Agnoloni

Oliver Langmead, Dark StarCarbonio Editore, 2017

Un romanzo-poema spiazzante. Una versificazione prosastica radicata in un mondo buio. Un pianeta orbitante intorno a una stella oscura, alimentato e illuminato da fonti artificiali che sono ormai diventate più preziose di qualunque valuta. Un oceano sterminato di esseri umani ridotti a brancolare nel buio e privati di qualunque sostanza e identità – e, non a caso, chiamati “fantasmi”. Questa l’angosciante cornice dei fatti narrati dall’autore scozzese Oliver Langmead in Dark Star. Un’indagine sulla falsariga provocatoriamente rovesciata dell’Inferno dantesco, con un poliziotto, Virgil Yorke, accompagnato dall’amico Dante in un allucinato e allucinante itinerario attraverso i “gironi” dell’inferno distopico della città di Vox, e sospeso a metà tra due indagini: la morte sospetta di una ragazza andata in overdose di una particolarissima droga, la “luce liquida”, e il ben più inquietante furto di uno dei tre “Cuori”, essenziali fonti di energia per tutto il pianeta.

Il testo ha una forza di coinvolgimento vorticosa, che trascina in una spirale discendente, con un moto a precipizio che ancora una volta, sia pur in una distorsione sonora degna dei Radiohead (gruppo di “culto” dell’autore), ricorda la prima cantica della Divina commedia. Continua a leggere

IL BENE E GLI ALTRI di Filippo La Porta

di Massimo Maugeri

I grandi capolavori della letteratura – quelli che oltrepassano la barriera del tempo e dello spazio – continuano a parlarci, a offrirci strumenti che ci consentono di interpretare la realtà che ci circonda e il nostro rapporto con il mondo e con gli altri. La Commedia di Dante rientra senza dubbio tra le opere che offrono suggestioni e stimoli di questo tipo. Lo dimostra Filippo La Porta nell’ambito del suo recente saggio intitolato “Il bene e gli altri. Dante e un’etica per il nuovo millennio” (Bompiani). Il titolo contiene implicitamente una domanda: in che modo è possibile identificare un’etica, nel poema dantesco, che possa trovare applicazione nella nostra contemporaneità? Filippo La Porta fornisce la sua risposta svolgendo un’indagine letteraria sulla Commedia e indirizzandola sui concetti di bene e male / realtà e irrealtà. Continua a leggere

Il destino di EVERYMAN

di Massimo Maugeri

Il 2018 è stato segnato – tra le altre cose – dalla morte di Philip Roth, uno dei più grandi scrittori dell’ultimo secolo. Il 22 maggio se n’è andato anche lui, seguendo il destino ineludibile di “Everyman”… per dirla con il titolo di uno dei suoi libri più recenti (pubblicato da Einaudi, tradotto da Vincenzo Mantovani) e su cui vale la pena soffermarsi proprio perché incentrato sul tema della morte. Continua a leggere

Prosa e pensiero della poesia, e della vita, di Anna Vasta

L’ultimo libro di Anna Vasta, “La prova del bianco” (Le farfalle ed., 2015), densa raccolta di pensieri, aforismi, poemes-en-prose, nel mare magnum della poesia e della letteratura di questi nostri (dis)informatissimi tempi, presenta un carattere di unicità da sottolineare. Con un exergo da Manlio Sgalambro, questi testi, per le vie casualmente miracolose del pensiero e della creazione artistica, fanno in qualche modo sistema sulla poesia, sulla vita, sul legame/conflitto tra l’una e l’altra, secondo un naturale approdo morale. “Naturale” perché la tensione morale non si fa mai predica moralistica e il pensiero non si fa mai gabbia ideologica. E la parola, la parola della poesia e della letteratura, come parte integrante della vita e delle sue vicende (“Non si legge per distrarsi, ma per concentrarsi” … “Gli uomini apprendono di sé dalla letteratura”), come pensiero capace di riflessione su male,  bene, morte, idea di Dio, Natura, cui l’umano inevitabilmente viene a incontrarsi. Poesia che si fa, inestricabilmente, pensiero e vita, oltre che pensiero sulla vita e sull’esistenza. Fra gli amori letterari dell’autrice, traspaiono nette figure come Holderlin e Leopardi, e pensatori come Schopenauer. E il bianco, coraggiosamente minimalista, del titolo del libro, pronto ad aprire alle infinite possibilità della scrittura (e.d.l.).

*

Alcuni testi da LA PROVA DEL BIANCO: 

Finché morte non vi separi! Non è la morte a separare, ma la vita.

Ogni ricerca poetica è un ritorno a un luogo che è anche un tempo d’origine.

Una poesia che graviti attorno a un luogo e lo assuma come fonte di emozioni, di immagini, di pensieri, non ha niente di localistico. In un’ideale geografia dello spirito il luogo diventa metafora, figura di allusività e significanze non soggettive.

Al luogo dell’infanzia che è luogo di poesia è possibile tornare soltanto nella consapevolezza della sua perdita. Ma anche nella maturata convinzione della sua trasformazione in un topos di originaria innocenza.
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L’autobus

di Roberto Plevano

«In questa Italia apparentemente inferocita capita spesso che i ministri facciano i loro annunci e le loro querele “non come politico, ma in quanto padre”. Commovente richiamo alla tenerezza verso i figli, consigliato dagli esperti di marketing.» Gad Lerner

 
Il padre, figura usata nel lessico pubblico per suggerire affetto, rispetto, reverenza. I padri onorati sono i morti, come i padri fondatori, i padri della patria appunto, o quelli impersonali del codice civile, il diligente buon padre di famiglia. Ma il padre vale come simbolo di autorità, e insieme di integrità morale, soltanto per chi sa che egli troppe volte viene meno ai figli. Vale per chi non vuole indulgere a rassicuranti, e in fondo autoassolutorie, rappresentazioni.
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Marino Magliani, “All’ombra delle palme tagliate”

Recensione di Giovanni Agnoloni

Marino Magliani

All’ombra delle palme tagliate

Amos Edizioni 2018

All’ombra delle palme tagliate è la prima opera poetica di Marino Magliani. O forse no, nel senso che Magliani è da sempre poeta in prosa, e le pagine dei suoi romanzi sono ricche di spunti lirici e suggestioni fortemente evocative. Qui, però, siamo di fronte a un’inversione dei rapporti di forza, perché questa silloge, che in fondo ha la vocazione del poemetto, adotta un registro quasi-prosastico, che ne è la cifra caratteristica. Non un limite, sia chiaro. Al contrario, la vis poetica dei versi traspare proprio dalla semplicità delle immagini e delle storie che racchiudono. E dalla memoria, tanta, che dischiudono come frutti spremuti.

«Poi senza perdere quel sorriso, la piega
che aveva sostituito lo stupore,
egli fissava di nuovo la terra
e taceva il resto
del giorno».

(da “Il cecchino”, p. 27)

«Una domenica verso la fine della prigionia,
continuò l’uomo che viveva nella casa
senza persiane, ero affamato,
niente di nuovo, scendevo per una strada
piena di archi e al fondo mi pare ci fossero
tigli gocciolanti».

(da “L’amore ai tempi della guerra”, p. 117) Continua a leggere

Tre poesie di Fernando Bandini

di Roberto Plevano


Fernando Bandini ci ha lasciato il giorno di Natale 2013, appena un paio d’anni dopo un altro suo socius di poesia, Andrea Zanzotto. Scriveva poesia fin dalla prima metà degli anni ’50, Pianeta dell’infanzia (in Nuovi poeti, Vallecchi, Firenze 1958) è stata la prima raccolta di una produzione continuata fino agli ultimi giorni con diligenza di abilissimo artigiano.

A me piace immaginare che l’ispirazione a scrivere gli sia venuta in quelle serate in cui Goffredo Parise, di poco più vecchio, leggeva agli amici le pagine appena abbozzate di quello che doveva diventare il suo primo romanzo. Fernando, come raccontò molto più tardi, ascoltava in silenzio, pensando che quel compagno di flânerie aveva la stoffa dello scrittore vero. L’infanzia e il sogno in una città di provincia, Aznèciv (la Vicenza della memoria, degli affetti, delle disillusioni: “nome a specchio dello stagno del cuore”) vista come dai tetti, con un occhio prossimo alla vista degli angeli.

mentre già scorgo l’ultimo angelo che laggiù
all’imboccatura di una stretta convalle
dei Berici fa il conto dei miei anni.

Mi grida di lontano: «Perché ti affanni
a correre? C’è il vuoto alle tue spalle,
il fantasmi di Aznèciv non t’inseguono più».

(tratto da Dietro i cancelli e altrove, Sirventese in forma di bolero sugli angeli superstiti di Aznèciv)
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“NEGHENTOPIA”, DI MATTEO MESCHIARI

Recensione di Giovanni Agnoloni

Matteo Meschiari, Neghentopiaed. Exòrma, 2017

Neghentopia di Matteo Meschiari è un romanzo – perché di un romanzo, al di là di un momentaneo dubbio, si tratta – spiazzante e pluridirezionale. È storia ricca, a più strati e farcita di atmosfere e allusioni composite. Scritto sotto forma di sceneggiatura (o quasi), guida il lettore in un’esperienza fortemente visuale, attraverso dialoghi serrati, descrizioni ad altissima densità poetica e riferimenti musicali e cinematografici.

Il libro racconta un tratto cruciale della vita di Lucius, un ragazzo che viaggia per terre selvagge in compagnia – l’unica a essergli rimasta – di un passero, un’entità tra il fisico e il “demonico”, che, come una sorte di drone-spirito guida, gli fa da battistrada e risponde alle sue domande, che riguardano il passato e il futuro, entrambi tinti di morte.

Lucius ha frequenti svenimenti, dimentica o fraintende spesso i fatti che si sono verificati e non riesce a essere totalmente presente. È accaduto qualcosa; qualcosa che ha svuotato la sua coscienza del qui e ora, riducendolo a una lotta serrata e senza pietà, in attesa di un esito che appare irrimandabile. Intanto, alle spalle, preme una mostruosa manifestazione dell’archetipo junghiano dell’Ombra, paradossalmente fedele quanto l’amico volatile. Continua a leggere

P’ngieng (un racconto di Ambra Stancampiano)

Devo assolutamente tornare a casa, qui non posso essere felice.

Purtroppo sarà più facile a dirsi che a farsi, ed io non spiccico una parola da anni. Rendo l’idea?
In effetti rimanere zitta mentre tutti mi fissano ed aspettano che io faccia qualcosa non è molto educato, ma di parlare non mi va. Non saprei cosa dire: da piccola badavo alle capre, mica andavo a scuola. Nessuno poteva immaginare che un giorno sarei stata così interessante, che il mondo intero avrebbe parlato di me. E per cosa, poi.

Quanto rumore, quante ciarle… non ne posso più. Questi vestiti mi prudono e pizzicano da tutte le parti, dentro la baracca c’è caldo e non si sente nemmeno il canto degli uccelli, sovrastato da questo continuo chiacchiericcio in linguaggi che non ho mai sentito e che non m’interessano.

Questi giornalisti sono una manna per mio padre, che fino a ieri si arrabbattava per sfamare le quindici bocche a suo carico e oggi, grazie a me, si ritrova a essere l’uomo più ricco del villaggio. Ancora non ci crede, papà, dice davanti alle telecamere con gli occhi umidi. Ritrovare la propria figlia dopo così tanto tempo… gonfia il petto, gli occhi gli si illuminano: fissa un uomo che, sulla soglia di casa, sta sfogliando un rotolo di banconote per porgerne un paio a mio fratello maggiore, di guardia sulla porta.
I vicini lo guardano con un misto di pena ed invidia: nessuno vorrebbe essere al suo posto, con una figlia in quello stato; ma tutti quei soldi, tutti questi stranieri, chi li aveva mai visti?
Ogni giorno decine di jeep sfidano il deserto e la giungla paludosa e arrivano da Phnom Penh, cariche di gente che vuole vedermi. Tutti i giovani di Oyadao stazionano davanti alla nostra capanna da giorni e cercano di farsi notare dai turisti per mettersi al loro servizio, lanciando fischi, blaterando qualche parola in inglese insegnatagli dai nonni e sovrastandosi l’un l’altro con la voce o venendo alle mani. Le anziane, riunite in capannelli davanti ai fuochi per il cibo o ai lavatoi, scuotono la testa e borbottano contromaledizioni; la febbre dello straniero sembra aver colto tutti.
Tutti, tranne mia madre: lei non ha occhi che per me.

Mia madre ha occhi grandi e stanchi, ma pieni di allegria. Continua a leggere

BUONA LETTURA: “Sesso e apocalisse a Istanbul”. Giuseppe Conte

“BUONA LETTURA” 14. “Sesso e apocalisse a Istanbul“, di Giuseppe Conte

Buona lettura è una rubrica curata da Mara Pardini. Uno spazio per “assaggiare” libri buoni, ovvero utili, piacevoli, intelligenti, capaci di lasciare un segno nell’immaginazione di chi li sfoglia.
Un taccuino per catturare le impressioni, i messaggi e le parole che escono di pagina in pagina ma anche per incontrare scritture nuove e legate all’attualità.
Un angolo per parlare di libri e condividere il gusto di una buona lettura.

In Sesso e apocalisse a Istanbul (Giunti Editore) il balzo creativo di Giuseppe Conte ci permette di cogliere la realtà contemporanea su livelli che s’intrecciano di continuo e rimangono in bilico tra Oriente e Occidente, anima e carne, speranze e paure, dolore e amore per la vita.

Il racconto di Conte è sopraffatto da eros e libri, tra le cui pagine nascono vere e proprie passioni come quella incontrollabile tra Giona, libraio genovese costretto a chiudere l’attività per colpa della crisi, e Vero, la sua bellissima e ricchissima amante, moglie di un importante politico italiano. Continua a leggere

GABRIELE BORGNA, “ARTIGIANATO SENTIMENTALE”

Gabriele Borgna, Artigianato sentimentale, ed. Collezione Letteraria, 2017

Prefazione di Giuseppe Conte

Così è ormai verificabile come Porto Maurizio, u Portu, un piccolo antico paese verticale, di pietra e vento, alto sul mare, sia un luogo propizio alla poesia, di più, sia un luogo dove la poesia continua ritmicamente, segretamente a incarnarsi. Questo ho pensato leggendo i versi del libro di Gabriele Borgna: benvenuto nella compagnia che conta Giovanni Boine, Cesare Vivaldi e chi scrive questa nota. Non sapevo niente di questo giovane uomo, se non che fosse molto alto e atletico, dopo averlo incontrato per la prima volta lontano dalla Liguria, durante un happening poetico da me promosso al Teatro Filodrammatici di Milano. Ma sono i suoi versi, sorprendenti per energia, invenzione, passione -qualità molto rare oggi- ad avermi detto abbastanza di lui. E’ uno che sa cosa è la poesia, uno che la vive, uno che sa esprimere al meglio il suo mondo interiore in connessione con il tempo, e con il cosmo. Continua a leggere

Penna e la felicità di essere diverso

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di Nicola Vacca

Finalmente giustizia è stata fatta per Sandro Penna. Uno dei più grandi poeti del Novecento entra a far parte dei Meridiani con un volume corposo che comprende tutta la sua opera. Poesie, prose e diari per un totale di 1600 pagine( a cura di Roberto Deidier). Un omaggio doveroso, anche se arriva in ritardo, a un poeta immenso che per troppo tempo è stato dimenticato.

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Lagunario di Isabella PANFIDO. Recensione di Giovanna Menegus

 

Il Lagunario di Isabella Panfido

«Tutto era finalmente inghiottito, geografia e memoria scomparivano dagli occhi e dalla mente e la lasciavano vuota a respirare quella mistura d’acqua di cielo e di mare, micronizzata in sospensione.
Quel fiato lento e salato che stagnava sul Canale di Santo Spirito le arrivava come una […] inalazione di nebbia medicamentosa.» Continua a leggere

Salgari al Borgo Medievale di Torino

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di Max Ponte

Si è aperta al Borgo Medievale di Torino “Salgari. Il viaggio continua…” una piccola grande mostra su Emilio Salgari, dopo quella già dedicata al libro Cuore. L’allestimento è stato realizzato nella piccola chiesa del Borgo (il Borgo Medievale, ricordiamo, è  il capolavoro neogotico di Alfredo D’Andrade costruito in occasione dell’Esposizione Generale Italiana del 1884). Potrete ammirare in particolare libri d’epoca e alcuni documenti autografi di Salgari, che visse a Torino e di cui si ricorda ancora la casa in corso Casale dove è presente una targa che lo ricorda. Lo scrittore è noto ai più soprattutto come autore della saga di Sandokan animati dal celebre Kabir Bedi, ma tante sono le opere dell’immaginifico Salgari che senza viaggiare descrisse con dovizia di particolari anche geografici le lande dei suoi romanzi. Si riporta nella mostra anche la Cabiria del film di Pastrone, poetata da D’Annunzio, con un soggetto tratto per buona parte dalla “Cartagine in fiamme”.

Una mostra che assomiglia alla vetrina di una libreria antiquaria e anche per questo particolarmente adorabile, realizzata grazie ai prestiti del MUSLI – Museo della Scuola e del libro per l’infanzia.

L’ingresso alla mostra è libero, potete visitare “Salgari. Il viaggio continua…” al Borgo Medievale di Torino dal martedì alla domenica, dalle ore 10 alle ore 18, dal 28 settembre 2017 al 18 febbraio 2018.

Per visitare invece il Borgo e la Rocca consultate il sito qui

Foto di copertina M.P.

“Nuove eterotopie”, la nuova antologia connettivista

In uscita per la casa editrice Delos Digital, Nuove eterotopie, raccolta di sedici racconti scelti dai curatori Sandro Battisti e Giovanni De Matteo tra il meglio della produzione della corrente letteraria connettivista. Con la partecipazione di Bruce Sterling, teorico dei cyberpunk.

La copertina è di Ksenja Laginja.

L’opera verrà presentata a Sesto San Giovanni (Milano) domenica 15 ottobre alle ore 12,30 nel quadro del festival “Stranimondi” (presso UESM Casa dei Giochi, via Sant’Uguzzone 8).

Le eterotopie sono luoghi dischiusi su altri luoghi, spazi “connessi a tutti gli altri spazi, ma in modo tale da sospendere, neutralizzare o invertire l’insieme dei rapporti che essi designano, riflettono o rispecchiano” (Michel Foucault). Le utopie sono consolatorie, le eterotopie inquietanti: “minano segretamente il linguaggio”, “spezzano e aggrovigliano i luoghi comuni”. Come i racconti qui racchiusi, che dissolvono i confini tra i generi in una miscela esplosiva di speculazione scientifica, anticipazione tecnologica, sperimentazione linguistica e proiezione sociologica.
Sedici nuove eterotopie, dunque.
Più una: un inedito di Bruce Sterling, scritto espressamente per quest’antologia.

Racconti di Giovanni Agnoloni, Sandro Battisti, Umberto Bertani, Roberto Bommarito, Simone Conti, Giovanni De Matteo, Fernando Fazzari, Francesca Fichera, Roberto Furlani, Lukha B. Kremo, Domenico Mastrapasqua, Marco Milani, Marco Moretti, Umberto Pace, Alex Tonelli, Francesco Verso. Un romanzo breve inedito di Bruce Sterling, tradotto da Marco Crosa.

Postfazione di Salvatore Proietti

Sandro Battisti e Giovanni De Matteo sono stati con Marco Milani, nel 2004, gli iniziatori del connettivismo. Insieme hanno fondato Next, la rivista del movimento, da cui si è poi originato il web-magazine Next-Station.org. Entrambi vincitori del Premio Urania, insieme o da soli hanno scritto articoli e racconti, sceneggiato fumetti, curato antologie. Autori di diversi romanzi, i loro ultimi dati alle stampe sono Corpi spenti (De Matteo, 2014) e L’impero restaurato (Battisti, 2015), entrambi per i tipi di Urania.

Bruce Sterling, teorico del cyberpunk fin dall’avanguardistica esperienza di Cheap Truth e poi curatore dell’antologia-manifesto del movimento Mirrorshades(1986), prende parte a questa raccolta con un romanzo breve in anteprima mondiale che è la sua prima (ma speriamo non ultima) incursione connettivista: Robot tra le rose.

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“I LEONI D’ORO”, CLASSICI PER RAGAZZI

I leoni d’oro

Classici della letteratura per ragazzi da tutto il mondo

Carroll, Goethe, Tolstoj e Vivanti i primi quattro autori della nuova collana

diretta da Livio Sossi per la casa editrice Lisciani

 

Teramo, 20 giugno 2017. Nasce I leoni d’oro, una nuova collana di classici della letteratura per ragazzi. Lewis Carroll, Wolfgang Goethe, Lev Tolstoj e Annie Vivanti sono i primi quattro autori della collezione di libri illustrati diretta da Livio Sossi per la casa editrice Lisciani.

La collana. Classici della letteratura celebri, sconosciuti, dimenticati o mai tradotti in Italia danno vita a una collana di libri per ragazzi pensata per far scoprire ai più giovani l’incantesimo della lettura: è questo l’obiettivo dei Leoni d’oro, la collana varata dalla casa editrice Lisciani con la direzione di Livio Sossi, fra i massimi esperti in Italia di letteratura per l’infanzia.

Si parte con un quartetto d’assi che racchiude in sé il senso dell’intera collezione: sono infatti Lewis Carroll con Alice dei piccoli, Wolfgang Goethe con La fiaba del serpente, Lev Tolstoj con Il tonto alla ventura e altri racconti e Annie Vivanti con Il viaggio incantato a inaugurare una biblioteca che spazia tra epoche e paesi per offrire ai giovani lettori (a scuola come in famiglia) un viaggio nella fantasia, lungo un itinerario capace di raccontare i grandi temi della vita tra scenari favolistici e fiabeschi. Continua a leggere

BUONA LETTURA: “L’ho sposato, lettore mio. Sulle tracce di Charlotte Brontë”

“BUONA LETTURA” 12. “L’ho sposato, lettore mio. Sulle tracce di Charlotte Brontë“. A cura di Tracy Chevalier

Buona lettura è una rubrica curata da Mara Pardini. Uno spazio per “assaggiare” libri buoni, ovvero utili, piacevoli, intelligenti, capaci di lasciare un segno nell’immaginazione di chi li sfoglia.
Un taccuino per catturare le impressioni, i messaggi e le parole che escono di pagina in pagina ma anche per incontrare scritture nuove e legate all’attualità.
Un angolo per parlare di libri e condividere il gusto di una buona lettura.

Le storie racchiuse in L’ho sposato, lettore mio hanno in comune una qualità che le rendono audace organismo narrativo: il ricorso, seppur a tratti molto calibrato, ad una delle battute più celebri e citate della letteratura inglese.
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