PAOLO CIAMPI, “COSA NE SAI DELLA POLONIA”

Recensione di Giovanni Agnoloni

Paolo Ciampi

Cosa ne sai della Polonia. In bicicletta nella terra degli addii e delle cicogne

Fusta Editore, 2018

Parlare di Polonia per me significa parlare di una seconda casa, sia perché ci ho abitato, sia perché è così che mi sento tutte le volte che ci ritorno. Leggere questo libro di Paolo Ciampi, perciò, ha avuto un significato speciale. Eppure, anche al netto di tutto ciò, è un’opera di grande pregio.

Cosa ne sai della Polonia. In bicicletta nella terra degli addii e delle cicogne non è solo un itinerario cicloturistico tra Varsavia e i laghi e le cittadine della Masuria. Lo definirei piuttosto – senza voler cadere nell’enfasi retorica – un percorso nella memoria, personale dell’autore, sì, ma soprattutto dei luoghi e dei popoli che li hanno abitati.

Fin dalla capitale, Varsavia, che considera un luogo di partenze e di addii, cogliendo un aspetto cruciale della sua storia così ricca di drammi, l’autore inizia un percorso non solo fisico, ma mentale ed emotivo – sulle ruote e a colpi di kayak – lungo le strade e i laghi di una regione primigenia, la Masuria, densa di ricordi ancestrali e di stratificazioni di tracce storiche progressivamente più recenti, passando per le vicissitudini della lunga fase in cui questa parte della Polonia non esisteva più come territorio polacco, ma faceva parte della Prussia. Del resto, tutto il paese, per 123 anni (dal 1795 al 1918) fu cancellato dalla mappa d’Europa, anche se fu in grado di resistere nella cultura, nei libri e nella persistente memoria popolare, salvo poi, dopo una breve stagione di libertà, affondare negli orrori della seconda guerra mondiale e, a seguire, del comunismo sovietico. Continua a leggere

IL BENE E GLI ALTRI di Filippo La Porta

di Massimo Maugeri

I grandi capolavori della letteratura – quelli che oltrepassano la barriera del tempo e dello spazio – continuano a parlarci, a offrirci strumenti che ci consentono di interpretare la realtà che ci circonda e il nostro rapporto con il mondo e con gli altri. La Commedia di Dante rientra senza dubbio tra le opere che offrono suggestioni e stimoli di questo tipo. Lo dimostra Filippo La Porta nell’ambito del suo recente saggio intitolato “Il bene e gli altri. Dante e un’etica per il nuovo millennio” (Bompiani). Il titolo contiene implicitamente una domanda: in che modo è possibile identificare un’etica, nel poema dantesco, che possa trovare applicazione nella nostra contemporaneità? Filippo La Porta fornisce la sua risposta svolgendo un’indagine letteraria sulla Commedia e indirizzandola sui concetti di bene e male / realtà e irrealtà. Continua a leggere

Ilaria Palomba, “Disturbi di luminosità”

Da Disturbi di luminosità, di Ilaria Palomba. Gaffi Editore, 2018

Ascolto i rumori della strada, invadono. Mi lascio invadere, senza tuttavia lasciarmi scalfire. Fuori ci sono gli zingari, un uomo che vende rose e un altro che rovista nel cassonetto.

Arriva una voce di donna, il rombo di un’auto, c’è il vento. Poggio le mani sul vetro, lascio i segni. Disegno serpenti con le dita, le porto a me, stringo la carotide fino a farmi mancare l’aria.

Immaginami sul divano, i piedi scalzi, laidi, il vestito nero arricciato sulle cosce, i capelli scarmigliati e il cuore che batte a centottanta bpm.

Non c’è nulla che somigli a un attacco di panico, l’ansia è fisica, quello che io provo ha a che fare con il pensiero. Anche se il corpo dovrebbe essere tutt’uno col pensiero, io li vivo dissociati. Di fondo anche il mio corpo non sta bene. La mia testa è piena di rimbombi. Ma sono le cose che penso a gettarmi di faccia in un baratro. È l’eterno ritorno dell’identico, da questo non si può guarire, non si può guarire da sé stessi. Posso soltanto tapparmi le orecchie. Sbatto contro un caleidoscopio dai mille volti e sono sempre io e non posso fingere di non vedere.

Dicevo: Non sono sicura che questa realtà sia vera. Continua a leggere

“Notturno con sax”, di Rossana Pavone

Notturno con sax

di Rossana Pavone

Aveva imboccato per caso il viottolo in discesa e la vecchia moto che lo accompagnava da tanti anni sembrava scegliere autonomamente il percorso migliore su quel terreno sconnesso.

Arrivato alla spiaggetta compì l’unico consueto movimento con cui, smontando, appoggiava il mezzo al cavalletto. Questa volta, però, non c’era nessuno da aiutare a scendere dalla sella.

Sfilò il casco e si avviò seguendo i suoi passi. Non si accorse del respiro cadenzato del mare, né delle cicale che avevano ritrovato il ritmo del loro canto, l’ultimo prima del calare della notte, interrotto dal rombo estraneo di quel motore sconosciuto e potente.

Si era lasciato cadere sulla sabbia, stordito dall’assenza dolorosa che aveva preso il posto dei suoi pensieri. La sua figura era in contrasto stridente con l’armonia di quell’angolino riposto, abbracciato dalle rocce ancora tiepide di sole, lambito dal mare già tremolante dei riflessi della notte. Dopo un tempo indefinito si rialzò, allacciando meccanicamente il giubbotto, con passo rigido e cieco raggiunse la moto fedele, l’avviò col gesto noto e si allontanò accompagnato dal rombo basso del motore.

Non notò la piccola abitazione abbarbicata alle rocce, dello stesso colore, in perfetta sintonia con esse, che apriva piccole finestre da cui trapelava una luce. Non sentì muovere un’imposta, né scivolare leggero un gatto ritagliato nel colore della notte.

La baia tornò silenziosa per poco, per riaccendersi poi del frinire dei grilli che davano, nel buio, il cambio alle cicale.

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EDUCAZIONE SENTIMENTALE #9

di Giovanni Agnoloni

Pubblico questo racconto oggi 3 ottobre, data di nascita, nel1927, di mio padre Giorgio Agnoloni, che è venuto a mancare lo scorso 8 febbraio. Queste pagine, con la sua presenza silenziosa, attestano quello che il suo spirito sta ancora operando in me e intorno a me.

Veduta di Alleghe con il Monte Civetta sullo sfondo (foto di Alex d.b., da Wikipedia, di pubblico dominio)

“Alleghe & Friends”

Memorie della mia casa buia, immersa nella penombra lunare, nei riflessi blu cinese di un paesaggio che fuori è ormai spento, non fosse che per la luce elettrica dei lampioni.

Notte fonda, col sonno che tarda ad arrivare e qualche idea che chiede urgentemente di esser messa sulla carta.

Ma io vedo quella finestra, da una parte del salotto, e devo almeno andare ad affacciarmi un’ultima volta. Guardo la strada deserta, color marrone, con la scuola media e il suo cortile illuminato da luci giallastre, che sembra una piazza di Berlino Est prima del crollo del Muro. Non passa nessuno, e deve far freddo, anche se siamo ancora all’inizio dell’autunno.

C’è un che di cosmico e di definitivo, in questo paesaggio, quasi che le immagini color pastello dell’ultima ora del giorno si fossero spogliate dei loro abiti, rivelando, sotto, un’anima nuda.

L’onda lunga dei ricordi lontani e dei sapori che mi hanno lasciato in bocca nell’arco di tutta la vita mi aleggia ancora intorno. Sembra che la mia memoria sia pronta a riceverli. Continua a leggere

“Via da Sparta” – Intervista a Carlo Menzinger

Testo introduttivo e intervista di Giovanni Agnoloni

Carlo Menzinger di Preussenthal, scrittore nato a Roma ma residente a Firenze, si muove tra ucronia e distopia. L’anno scorso è uscito il primo atto di una serie ucronica intitolata “Via da Sparta”Il sogno del ragno (Porto Seguro editore). In uscita in questi giorni, il sequel Il regno del ragno: domani 29 settembre, il libro verrà presentato in anteprima a “Firenze Libro Aperto” viene presentato (alle ore 16,30 allo stand di Porto Seguro Editore).

In quest’intervista con l’autore, cerchiamo di sviscerare potenzialità derivanti da questi scorci – e incroci – di generi diversi.

Il tuo approccio alla narrativa fonde generi diversi, su tutti la distopia e l’ucronia. Che significato particolare assume la combinazione di ipotesi a-storiche con visioni antiutopiche? In altre parole: immaginare fatti mai accaduti nella storia vera può aprire squarci di comprensione intuitiva sulle non rosee prospettive per la specie umana anche oggi?

Se solo potessi avere abbastanza tempo scriverei libri di ogni genere, ma, in effetti, ucronia e distopia sono spesso presenti nella mia produzione attuale. Massimo Acciai Baggiani nel suo saggio Il Sognatore divergente, di prossima pubblicazione (Porto Seguro Editore), afferma che nei miei libri è spesso presente una vena pessimista. Probabilmente non sono troppo fiducioso sulla capacità del genere umano di migliorare, dunque, anche nel disegnare una realtà alternativa come ho fatto con il ciclo Via da Sparta, gli elementi distopici prevalgono su quelli utopici. Il mio obiettivo scrivendo questa storia era, però, soprattutto quello di mostrare la precarietà delle situazioni storiche, far vedere come il nostro presente non sia il solo possibile, giacché basterebbe pochissimo a mutarlo radicalmente. Via da Sparta insegna che nulla è scontato, che modelli sociali, economici, culturali che diamo per ovvi potrebbero non essersi realizzati per nulla. Dunque, sì, l’ucronia può aiutarci a comprendere meglio il passato e il presente, ma anche il futuro. Farci capire come alcune scelte storiche siano state sbagliate e, magari, aiutarci a non fare nuovi errori domani. Certo, aver scelto una civiltà come quella spartana, per tanti aspetti percepita come negativa, mi è servito a delineare un mondo molto diverso, ma anche molto distopico, secondo il nostro moderno punto di vista. Tutto è relativo, però. Gli spartani probabilmente inorridirebbero a vedere il nostro modo di vivere. Continua a leggere

“I BISCOTTI AL GINGER”, DI HELENA MOLINARI

“I BISCOTTI AL GINGER”

(dal romanzo Emma di Helena Molinari)

I rintocchi dell’Ora Media non furono sufficienti a destarla, ma la sconosciuta voce di un uomo, l’insistente bussare all’uscio sì, molto dopo, quasi all’imbrunire, a Vespro cominciato d’un feriale sfollato, dove la sua assenza si fece ancor più notare.

«Emma, Emma, apri ! Emma stai bene?»

«Arrivo, arrivo!» Ciao Emma… Padre mi dica…

«Emma, sono padre Eugenio, priore di questa piccola comunità da molto poco.»

«Oh padre mi scusi davvero, il tempo è volato ed io ho mancato i Salmi.»

«Non temere Emma, non sono qui per questo; solo per sincerarmi che tu stia bene, per ascoltare da te il racconto dell’anima e di questo luogo, dove a lungo, mi dicono, tu hai risieduto, quando ancora ero un semplice novizio in cammino. Insomma se vorrai io ci sarò, disse impavido e mosso da quella perfetta letizia tipica del francescanesimo.»

Non una parola di più e rapido ridiscese la scalinata, che ingombra di autunno accompagnò il suo commiato rumorosamente, come un crepitio vivace di fuoco.

Oramai del sole un pallore a glassare di poco quelle tante foglie, nella piazzetta antistante l’alloggio.

Quella visita e quello spettacolo agli occhi la trattennero un po’ sulla soglia, confusa quasi imbambolata, nonostante il freddo fuori. Continua a leggere

I “Mostri di Sicilia” di Ambra Stancampiano

Mostri di Sicilia (Amazon Editore) è il nuovo libro di Ambra Stancampiano, che sarà ufficialmente presentato Sabato 1 Settembre 2018 alle 16,00 al Castello di Milazzo, durante il Dragon Fest.
Come scrive Ambra “Avete mai pensato che Polifemo potesse avere ragione ad arrabbiarsi con Ulisse?
Sapevate che i folletti sono dei gran modaioli e che tengono in particolar modo al loro cappello?
Vi siete mai imbattuti in un sugghiu e nel suo inconfondibile fetore?”

Per conoscere questa e altre meraviglie sulle creature presenti nel piccolo bestiario siculo, splendidamente illustrato da Martina Garzia, Ambra vi aspetta il 1 Settembre alle 16,00 al Castello di Milazzo, nell’area Conferenze del Dragon Fest.

Per l’occasione proponiamo un estratto di questo accattivante e affascinante libro [E.D.L.]

***

Il più giovane dei ciclopi si chiamava Polifemo e ai tempi della strage di Febo Apollo era poco più che un neonato. Non ricordava nulla del padre, ma sapeva dai fratelli che stoltamente si era fidato degli dèi dell’Olimpo e degli umani, e da loro era stato tradito.
A quei tempi i ciclopi vivevano isolati; a nessun uomo con un briciolo di senno sarebbe mai venuta la balzana idea di fare una passeggiata per le loro terre, e così i giganti con un occhio solo coltivavano in pace le uve etnee dal sapore aspro quanto l’astio che provavano per Zeus, pascevano le loro greggi di lana morbida e folta come neanche i capelli di Afrodite, la dèa della bellezza, e si nutrivano di formaggi squisiti, carni fibrose e saporite e vino pungente e difficile da bere tutto d’un fiato, scuro come la terra del vulcano dopo una colata di magma rovente.
Polifemo si annoiava. Avrebbe voluto viaggiare
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Tu sappi che – di Max Ponte

Poesia inedita

Nota dell’autore:  Le parole assumono a volte un’urgenza che non conosce catene. Inoltre la vita è per sua natura fragile. Questa lirica la scrissi qualche mese fa per una raccolta che è in pubblicazione, ma vista l’attualità ho deciso di mandarvela. La migrazione, il naufragio sono qui cronaca e condizione esistenziale per cui “Tu sappi che”, imperativo della presenza ad ogni costo, è una poesia civile e una poesia d’amore allo stesso tempo.

Il destino di EVERYMAN

di Massimo Maugeri

Il 2018 è stato segnato – tra le altre cose – dalla morte di Philip Roth, uno dei più grandi scrittori dell’ultimo secolo. Il 22 maggio se n’è andato anche lui, seguendo il destino ineludibile di “Everyman”… per dirla con il titolo di uno dei suoi libri più recenti (pubblicato da Einaudi, tradotto da Vincenzo Mantovani) e su cui vale la pena soffermarsi proprio perché incentrato sul tema della morte. Continua a leggere

Epoca: la poesia di una rivista. Un libro raccoglie il meglio dei primi vent’anni di un settimanale


di Guido Michelone

Più che una vera recensione, questa vuole essere una memoria affettiva, perché il recente volume illustrato Epoca 1950-1969 risveglia, per chi scrive, diversi cari ricordi, dalla primissima infanzia all’iniziale adolescenza. Continua a leggere

SU “AUTISMI”, DI GIACOMO SARTORI

Questo pezzo su Autismi di Giacomo Sartori (Miraggi Editore) è stato scritto e postato da Frederika Randall, in inglese, sul suo blog. La traduttrice e giornalista americana ha tradotto alcuni testi della raccolta (postati in origine su “NazioneIndiana”, e poi rivisti) per la “Massachusetts Revue” (2015), così come il romanzo dell’autore Sono Dio, di prossima pubblicazione negli Stati Uniti.

 

AUTISMI, RECITATIVI D’AUTORE

Autismi, stilato nel 2010 e appena pubblicato in una elegante edizione da Miraggi, è uno degli esperimenti narrativi più originali e riusciti di Giacomo Sartori. In sedici episodi separati ma tra loro interconnessi (l’editore li definisce recitativi d’autore), il testo evoca persone e luoghi tratti liberamente dalle esperienze dell’autore. Le vicende dell’io narrante disegnano una creatura tragicomica, problematica e marginale, spesso ai ferri corti con l’universo tardocapitalistico, perpetuamente disorientata dalle regole del gioco che governano famiglia lavoro e società. La sua voce è dolorosamente candida e ingenuamente poetica, e in apparenza spontanea, può ricordare l’assurdità ribelle di Samuel Beckett o l’ilarità mostruosa di Kafka. Il volume si apre con quello che è forse episodio migliore, l’ipnotico Il mio lavoro, a proposito di una strana professione che poi ricalca quella dell’autore stesso, agronomo di formazione, e specialista del suolo (una disciplina scientifica in notevole fermento di questi tempi). “Il mio lavoro consiste nel fare buche nella terra. Bu­che grandi e profonde, in cui ci entra comodamente una persona. Poi appunto ci entro dentro. Mi ci seppellisco, si potrebbe dire.” E il libro si chiude con disposizioni stravaganti per il fine di vita, Il mio testamento biologico: “Se nonostante questi miei disinteressati consigli, non riuscirete a svegliarmi, sopprimetemi. Fatelo con gioia, come si sfila una carota dalla terra, pensando già a mangiarla. Procedete pensando che avete il mio pieno avvallo. Ditevi che anch’io al vostro posto agirei nello stesso modo.” Continua a leggere

Tre poesie di Fernando Bandini

di Roberto Plevano


Fernando Bandini ci ha lasciato il giorno di Natale 2013, appena un paio d’anni dopo un altro suo socius di poesia, Andrea Zanzotto. Scriveva poesia fin dalla prima metà degli anni ’50, Pianeta dell’infanzia (in Nuovi poeti, Vallecchi, Firenze 1958) è stata la prima raccolta di una produzione continuata fino agli ultimi giorni con diligenza di abilissimo artigiano.

A me piace immaginare che l’ispirazione a scrivere gli sia venuta in quelle serate in cui Goffredo Parise, di poco più vecchio, leggeva agli amici le pagine appena abbozzate di quello che doveva diventare il suo primo romanzo. Fernando, come raccontò molto più tardi, ascoltava in silenzio, pensando che quel compagno di flânerie aveva la stoffa dello scrittore vero. L’infanzia e il sogno in una città di provincia, Aznèciv (la Vicenza della memoria, degli affetti, delle disillusioni: “nome a specchio dello stagno del cuore”) vista come dai tetti, con un occhio prossimo alla vista degli angeli.

mentre già scorgo l’ultimo angelo che laggiù
all’imboccatura di una stretta convalle
dei Berici fa il conto dei miei anni.

Mi grida di lontano: «Perché ti affanni
a correre? C’è il vuoto alle tue spalle,
il fantasmi di Aznèciv non t’inseguono più».

(tratto da Dietro i cancelli e altrove, Sirventese in forma di bolero sugli angeli superstiti di Aznèciv)
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SENTIMI di Tea Ranno

di Massimo Maugeri

Il nuovo romanzo di Tea Ranno, intitolato “Sentimi” e pubblicato da Frassinelli, ci conferma che la voce letteraria dell’autrice siciliana di Melilli è una delle più interessanti dell’intero panorama letterario nazionale. Anche in quest’opera riscontriamo gli elementi essenziali e peculiari della poetica di Tea Ranno: la qualità della scrittura, la ricerca del linguaggio, l’esigenza di dare voce a personaggi femminili bistrattati, offesi, a volte stritolati dalla violenza e dalla sopraffazione della società in cui si trovano a vivere, e a cui l’autrice offre – attraverso la narrazione – un’occasione di riscatto, la possibilità di sconfiggere il silenzio e l’indifferenza e di affacciarsi al mondo con il carico del loro dolore. Continua a leggere

Il romanzo di Daniele Mencarelli: La casa degli sguardi

Vi è mai capitato di essere chiamati da un libro, incontrarlo così, per caso, in un momento particolarmente “giusto” per una determinata lettura? Ecco, a me è successo con il romanzo La casa degli sguardi di Daniele Mencarelli. L’ho incontrato per caso, me lo ha “presentato” un amico, ho letto la quarta di copertina, ero un po’ spaventata onestamente ma ho deciso di leggerlo, e al massimo fermarmi. E invece ho iniziato e non mi sono fermata fino all’ultima, bellissima poesia che chiude la storia.

Non accade spesso di trovare sé stessi fra le pagine di un libro, soprattutto quando la storia sembra lontana anni luce e il personaggio principale diametralmente (in apparenza) diverso da te.

Un ragazzo poco più che ventenne, con alle spalle problemi di dipendenza dalla droga e davanti a sé un futuro incerto e ovattato dai litri di “bianco”, alcol a buon mercato, vino a fiumi che consuma ogni giorno. Il caso porta il protagonista a lavorare per un’impresa di pulizie in uno dei posti più duri che esistano (questa la ragione principale del mio timore, anche solo di avvicinarmi al libro): un ospedale pediatrico, anzi, l’Ospedale pediatrico per antonomasia, il Bambino Gesù, dove arrivano da tutto il mondo genitori pieni di speranze o disperazione. Continua a leggere

“DIARIO DELL’ALPINO FRANCESCO MACCARIO”

Da Diario dell’alpino Francesco Maccario, a cura di Paola Maccario (ed. arabAFenice)

2 settembre 1944

Le mie condizioni sono sempre stazionarie. Faccio il calcio endovenoso, passo qualche ora a leggere il vangelo ed altri libri religiosi che mi da il cappellano: la vista mi è ritornata normale con una leggera anisocoria soltanto.

3 settembre 1944

In questa lotta di vita o di morte penso sovente ai miei cari ed alla mia cara lontana: immagineranno che in questi giorni sto combattendo contro la morte una lotta decisiva!?

4 settembre1944

Nella mia camerata ho tre cari amici: Fantozzi e Stoppane (romani), Pafundi (napoletano) i quali mi cantano canzoni bellissime delle loro città lontane tenendomi di buon umore. Continua a leggere

“NEGHENTOPIA”, DI MATTEO MESCHIARI

Recensione di Giovanni Agnoloni

Matteo Meschiari, Neghentopiaed. Exòrma, 2017

Neghentopia di Matteo Meschiari è un romanzo – perché di un romanzo, al di là di un momentaneo dubbio, si tratta – spiazzante e pluridirezionale. È storia ricca, a più strati e farcita di atmosfere e allusioni composite. Scritto sotto forma di sceneggiatura (o quasi), guida il lettore in un’esperienza fortemente visuale, attraverso dialoghi serrati, descrizioni ad altissima densità poetica e riferimenti musicali e cinematografici.

Il libro racconta un tratto cruciale della vita di Lucius, un ragazzo che viaggia per terre selvagge in compagnia – l’unica a essergli rimasta – di un passero, un’entità tra il fisico e il “demonico”, che, come una sorte di drone-spirito guida, gli fa da battistrada e risponde alle sue domande, che riguardano il passato e il futuro, entrambi tinti di morte.

Lucius ha frequenti svenimenti, dimentica o fraintende spesso i fatti che si sono verificati e non riesce a essere totalmente presente. È accaduto qualcosa; qualcosa che ha svuotato la sua coscienza del qui e ora, riducendolo a una lotta serrata e senza pietà, in attesa di un esito che appare irrimandabile. Intanto, alle spalle, preme una mostruosa manifestazione dell’archetipo junghiano dell’Ombra, paradossalmente fedele quanto l’amico volatile. Continua a leggere