Sangue giusto di Francesca Melandri: la Storia bussa alla porta

Sarebbe bello studiare e conoscere la Storia presente e passata attraverso le persone che l’hanno scritta, ancor prima che gli storici. Sarebbe costruttivo seguire sul campo tutti, dal più semplice ferroviere che in epoca di guerra si occupava dei convogli pieni di giovani baldanzosi all’andata, e di feriti con il loro forte odore di sangue, sudore e rassegnazione al ritorno. Guardare negli occhi uno di quei “capi” che ordinava di gettare iprite sulle persone inermi, al tempo delle Colonie fasciste in Africa; un uomo con un passato, e un presente fatto di convinzioni reali e pensieri indotti.

L’occasione oggi ce l’abbiamo ed è un regalo costato anni di ricerche e fatica alla scrittrice Francesca Melandri. Sangue giusto (Rizzoli, 2017, 527 pagine) è un’opportunità per scoprire avvenimenti della nostra Storia forse poco conosciuti, di cui si parla a bassa voce e le cui conseguenze arrivano fino a oggi. L’epoca del colonialismo fascista è stata raccontata come un’epoca di grande civiltà, dei bravi colonizzatori che andavano a civilizzare i popoli d’Africa, costruivano strade, acquedotti, creavano forza lavoro. E sopprimevano le ribellioni della popolazione occupata con l’iprite. Di questo si parla poco, come si parla poco di quanti con una mano scrivevano libri e manifesti sull’inferiorità della razza africana e con l’altra accarezzavano una moglie eritrea che amavano e con cui mettevano al mondo dei figli in piena clandestinità e contraddizione. Continua a leggere

Giorgio Galli, “La parte muta del canto”

Recensione di Giovanni Agnoloni

Giorgio Galli, La parte muta del canto. Vite ritrovate di musicisti, ed. Joker, 2016

Giorgio Galli è scrittore abituato al viaggio e all’osservazione dei luoghi e del tempo. Ne La parte muta del canto, raccolta di racconti-ritratto, declina tutte le possibili combinazioni di queste dimensioni. “Luoghi” significa scenari di mondo geografico ma anche dello spirito, principalmente filtrati attraverso le note di compositori, direttori d’orchestra e interpreti dalle vite difficili, perché segnate da fallimenti e frustranti rivalità. Il tempo, invece, è coinvolto, certo, in quanto le epoche osservate sono diverse, ma anche perché Galli si addentra nelle dinamiche più intime delle composizioni di (o eseguite da) questi artisti, scandagliandone lo stile, letto in controluce rispetto alle loro vicende biografiche. E si sa, la musica è quintessenzialmente “tempo”. Continua a leggere

I TANTI INTRECCI MEDIALI DEI COMICS

Dal testo introduttivo di ComicShow. Fumetti e spettacolo (2012) di Claudio Bertieri, revisionato dall’autore

Tutto è cominciato una sera della primavera 1964. Su una panchina di fronte al Palazzo del Parco di Bordighera, dove con alcuni amici/colleghi si tirava a far tardi. Eravamo stati invitati per prendere parte ad un convegno sulla “Commedia cinematografica” promosso dal Salone dell’Umorismo. Ragionando di vari argomenti saltò fuori che, seppure in misura diversa, eravamo un po’ tutti interessati ai fumetti.

La copertina di “ComicShow”, da ibs.it

Si trattava, in genere, di un rapporto vissuto più in passato che partecipato al presente, comunque non interamente appassito. Anzi, per certi versi, sollecitato di recente da alcuni incontri “festivalieri”. Delle isolate esperienze cinematografiche -dirette o indirette- che appunto sospingevano a riprendere in mano letture abbandonate da tempo. Non si viveva certo, in quei giorni, la stagione trionfante dei moviecomix, delle trascrizioni su pellicola di personaggi a lungo pedinati sui giornalini. Tuttavia, sembrava di capire che qualcosa si stava muovendo nella direzione di un recupero (tardivo) culturale di quella narrativa disegnata per converso messa all’indice dalle accademie. Continua a leggere

“Non c’è ombra in South Dakota”, di Andrea B. Nardi

di Marino Magliani

Le prefazioni e le postfazioni ai libri non servono; un critico italiano diceva che i libri dovrebbero giungere al lettore senza nulla, non una dedica, non un ringraziamento, non uno strillo, intonsa persino la copertina. Alla Landolfi. A meno che l’autore, dopo Ecce Deus (Impero Romano) e Ali (moderno western sideral-teologico), non scriva il suo non-western e Enzo G. Castellari non lo legga e si chieda: ma dove ti sei nascosto in questi trascorsi decenni? In effetti, ci sono libri di autori italiani che quando li leggiamo ci aprono paesaggi di praterie e vallate provenienti da un cinema che diventa sempre più insostituibile.        

Il libro s’intitola Non c’è ombra in South Dakota (Robin Edizioni, 2017), l’autore è Andrea B. Nardi.

Un altro autore con la sua voce inconfondibile che sa raccontarmi spazi e cieli è Vincenzo Pardini. Mentre scrivo queste linee, penso proprio al suo Grande Secolo d’oro e di dolore (Il Saggiatore, 2017), che ho qui in libreria.

Forse per il gusto di capire cos’hanno in comune le due storie e non trovarne. Se in Grande secolo abbiamo un io narrante esterno, in Dakota è il protagonista stesso a raccontarci come arriva “involontariamente” a Calahorra, nella profonda prateria, e a partire da lì l’io narrante è quasi sempre presente, giusto tranne periodi come quello della Guerra Civile, di cui in effetti ha potuto solo sentire parlare.                                             Continua a leggere

Un libro in cartella: La giovane morte di Mario Pietrantoni di Enrica Belli

Uno dei libri che ho regalato a Natale è uscito poco più di due anni fa per Frassinelli: La giovane morte di Mario Pietrantoni di Enrica Belli. Romanzo nato da una curiosità della scrittrice verso la storia del ciclista Ottavio Bottecchia, morto nel 1927 in circostanze misteriose. Questo romanzo non è una biografia del ciclista, ma ne trae ispirazione, dando vita a una vicenda appassionante e profonda.

La storia in breve è questa (non voglio rovinarvi il piacere di leggerla, svelando troppo): c’è un ragazzo morto, un giovane ciclista di successo e due rei confessi spontaneamente si presentano al cospetto del commissario Linguiti e si autoaccusano dell’omicidio.

Sembra un giallo, ne ha tutti gli elementi e le caratteristiche ed è stato definito come tale; ma La giovane morte di Mario Pietrantoni è molto più che un giallo. Circoscrivere un romanzo così equilibrato, “pieno”, perfetto in una etichetta di genere è a mio parere riduttivo. Continua a leggere

4 3 2 1 di Paul Auster

di Massimo Maugeri

4321È presumibile che nel DNA di buona parte degli scrittori statunitensi destinati a rimanere nella storia della letteratura sia impresso il codice del grande romanzo americano (includiamo nell’accezione «grande» anche la lunghezza dell’opera). Di esempi potrebbero farsene tanti. Il caso più recente è quello del nuovo romanzo di Paul Auster (autore della celebre “Trilogia di New York”) intitolato “4 3 2 1”, pubblicato in Italia da Einaudi, che consta di ben 940 pagine. È probabile che questo libro verrà considerato come il più ambizioso lascito letterario di Auster ai posteri. Continua a leggere

LA BAMBOLA di Ismail Kadaré

di Massimo Maugeri

Ismail Kadaré, autore albanese classe 1936, è uno degli scrittori che da anni è “in odore” di Premio Nobel per la Letteratura. Di recente, per i tipi de “La nave di Teseo” (€ 17, pagg. 127), è stato pubblicato in Italia un suo nuovo libro (tradotto da Liljana Cuka Maksuti): si intitola “La Bambola” ed è dedicato al rapporto tra l’autore e sua madre (è lei la “bambola” del titolo).
L’incipit del romanzo segna il ritorno dell’autore nel luogo d’origine: «Nell’aprile del 1994 mio fratello ci avvisò da Tirana che nostra madre stava rendendo l’anima. Mia moglie Helena e io partimmo con il primo aereo da Parigi, sperando di trovarla ancora in vita. La trovammo ancora viva, ma in coma. Si trovava nell’appartamento di mia zia in via Qemal Stafa, dove l’avevano portata alcune settimane prima, per accudirla nel migliore dei modi». Continua a leggere

Di padre in padre. La voce ultima di Laura Maria Gabrielleschi. Recensione di Giovanna Menegus

 

Il perno doloroso e il vuoto attorno a cui ruotano le 57 poesie della raccolta Di padre in padre (La Vita Felice, 2016) è quello della figura maschile: la prima, per una donna, una figlia che dal padre è stata abbandonata bambina. Dopo trent’anni, o quaranta, o più, «il passato è inabitabile» – come ricorda una citazione da Lorca in esergo –, «la ferita aperta», e mentre «il dolore sorveglia la stanza» e «il tempo si astiene», il presente viene mancato e manca: quanto si cerca è ora appena «qualcosa che somigli alla vita». Continua a leggere

Tommaso Landolfi: il genio delle parole

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di Nicola Vacca

«In un’opera come quella di Tommaso Landolfi la prima regola del gioco che si stabilisce tra autore e lettore è che presto o tardi ci si deve aspettare una sorpresa; e questa sorpresa non sarà mai gradevole o consolante, ma avrà l’effetto, nel più blando dei casi, d’un’ unghia che stride contro un vetro, o d’una carezza contropelo, o d’un’associazione d’idee che si vorrebbe scacciare subito dalla mente»,

Così Italo Calvino scrive di Tommaso Landolfi e non sbaglia una parola.

Tra i nostri più grandi scrittori del secondo Novecento, oggi poco letto e molto dimenticato, se non fosse per Adelphi che ha deciso di pubblicare le sue opere in prosa e in versi.

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Un fatto umano: una graphic novel per non dimenticare

Un fatto umano, di Manfredi Giffone, Fabrizio Longo e Alessandro Parodi, Einaudi stile libero, 2011.

Mimmo Cuticchio, famoso cantastorie siciliano, prende la parola in apertura di questa graphic novel. E tutto, intorno a lui e dentro chi legge, tace.
Falcone diceva che la mafia è un fatto umano e come tutti i fatti umani ha avuto un inizio e avrà anche una fine, fine che oggi più che mai appare lontana. In questo libro non troveremo scoop, fatti eclatanti che riguardino le stragi, le uccisioni, i compromessi (tanti, troppi); ogni tavola, ogni scena, ci sbatte in faccia avvenimenti, incontri, personaggi che hanno scritto pagine tristissime della nostra storia.

I fatti sono esposti con una precisione documentaristica che fa paura e quella paura dovrebbe aiutarci a non dimenticare, a non abituarci.
Non dobbiamo dimenticare che Pio La Torre riuscì a far mandare giù agli italiani (con un provvedimento ufficiale) che l’associazione a delinquere di stampo mafioso fosse una realtà, viva e concreta, ben al di là dell’organizzazione criminale”; e per questo è morto ammazzato.
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Un libro in cartella: Sono puri i loro sogni di Matteo Bussola

Una cartella o poco più per raccontare un libro

Mi piace molto il tono del nuovo libro di Matteo Bussola. In fondo è una “tirata d’orecchie” ai genitori, come si faceva un tempo a scuola con gli alunni. L’autore però non cede alla tentazione di puntare il dito contro i genitori che inveiscono mentre l’insegnante cerca di far comprendere l’impegno e la disciplina a un ragazzo, o che nelle famigerate chat criticano l’operato dei professori, anzi, fa proprio il contrario: si mette accanto ai genitori, non “sale in cattedra”. Attraverso una dialettica che parte da un fatto – una persona conosciuta, l’esperienza di un insegnante, il rapporto con i genitori o una ricerca sull’argomento – approda a una considerazione, un dialogo aperto con il lettore. Il lettore, quindi, si sente coinvolto e non edotto, si mette in ascolto, tanto è gentile e concreto il tono dell’autore; e osserva, fidandosi, da un altro punto di vista, coraggioso e senza pregiudizi quale è sempre e ovunque (libri, social, programmi radiofonici) quello di Matteo Bussola. Continua a leggere

GABRIELE BORGNA, “ARTIGIANATO SENTIMENTALE”

Gabriele Borgna, Artigianato sentimentale, ed. Collezione Letteraria, 2017

Prefazione di Giuseppe Conte

Così è ormai verificabile come Porto Maurizio, u Portu, un piccolo antico paese verticale, di pietra e vento, alto sul mare, sia un luogo propizio alla poesia, di più, sia un luogo dove la poesia continua ritmicamente, segretamente a incarnarsi. Questo ho pensato leggendo i versi del libro di Gabriele Borgna: benvenuto nella compagnia che conta Giovanni Boine, Cesare Vivaldi e chi scrive questa nota. Non sapevo niente di questo giovane uomo, se non che fosse molto alto e atletico, dopo averlo incontrato per la prima volta lontano dalla Liguria, durante un happening poetico da me promosso al Teatro Filodrammatici di Milano. Ma sono i suoi versi, sorprendenti per energia, invenzione, passione -qualità molto rare oggi- ad avermi detto abbastanza di lui. E’ uno che sa cosa è la poesia, uno che la vive, uno che sa esprimere al meglio il suo mondo interiore in connessione con il tempo, e con il cosmo. Continua a leggere

Penna e la felicità di essere diverso

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di Nicola Vacca

Finalmente giustizia è stata fatta per Sandro Penna. Uno dei più grandi poeti del Novecento entra a far parte dei Meridiani con un volume corposo che comprende tutta la sua opera. Poesie, prose e diari per un totale di 1600 pagine( a cura di Roberto Deidier). Un omaggio doveroso, anche se arriva in ritardo, a un poeta immenso che per troppo tempo è stato dimenticato.

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L’isola misteriosa. La Biblioteca dei libri inutili. N. 9

 

 

Come per l’idea rimasta incompiuta di realizzare un Catalogo delle idee chic, che avrebbe dovuto essere il seguito e la conclusione del romanzo Bouvard e Pécuche di Flaubert, letture e proposte di libri singolari eppure dimenticati.

Un popolo di formiche, Tommaso Fiore (1952)

C’è una corda civile che lega Torino al Mezzogiorno, oltre e prima la catena operaia dell’emigrazione. Torino e la cultura azionista di cui fu guida Piero Gobetti; il Sud ed il meridionalismo di Gaetano Salvemini. Se Gobetti ebbe come maestro lo storico pugliese; Tommaso Fiore, il cantore dell’epopea contadina delle genti pugliesi, ebbe come maestro il padre della Rivoluzione liberale. Ma Torino fu anche la città di Carlo Levi, del cui Cristo si è fermato ad Eboli l’opera di Fiore rappresenta un’ideale anticipazione.

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Un libro in cartella: Gli eroi imperfetti di Stefano Sgambati

Libri in cartella: letture raccontate in 2000 battute.

Non vi aspettate “l’uomo medio che lotta per la sopravvivenza in una giungla metropolitana”: gli “eroi imperfetti” di Stefano Sgambati (Minimum fax, 2014) sono persone normali che non hanno in apparenza nulla di eccezionale. Ma scavando scavando rivelano nevrosi, inquietudini, meschinità ed esistenze al limite; lottano a modo loro contro ingiustizie, piccoli soprusi, convenzioni sociali, perdite e mancanza di sentimenti.

Il romanzo ha tre voci: un narratore equilibrato e consapevole, lungi dall’essere saccente e “onnisciente”; Irene, che nasconde la sua fragilità in una spocchia senza fine; e in ultimo Corrado che tentando di uscire dalla monotonia si trova in una situazione ingestibile − ai limiti del giallo – per la quale l’unica soluzione per lui è quella di attendere, e per il lettore cercare di capire. La struttura è molto interessante e originale, matura, e non imbriglia la storia come spesso accade, ma la rende libera di evolversi entro confini flessibili. Continua a leggere

CATERINA DELLA NOTTE di Sabina Minardi

di Massimo Maugeri

La letteratura, l’ho sostenuto altre volte, ha la capacità di abbattere qualunque tipo di barriera spazio-temporale. È così anche nel caso dell’ottimo romanzo di Sabina Minardi, “Caterina della notte” (Piemme, pagg. 384, € 18,50) in cui l’autrice catanese residente a Roma collega due donne che vivono in epoche e in luoghi diversi.
La prima di queste donne compare sin dall’inizio del romanzo e si presenta con queste parole: “Mi chiamo Catherine e ho quasi quarant’anni. Sui miei documenti c’è scritto Caterina, ma in Italia ci sono solo nata, e a nessuno verrebbe in mente di chiamarmi così. Ho un lavoro che mi piace, un amore ufficiale e qualcuno clandestino, il tempo da inseguire ogni giorno e una camera d’albergo per rinchiuderlo: o almeno, per illudermi di riuscirci. La mia casa è al numero 2 di Redcliffe Square, Kensington, Londra”. Continua a leggere

Lagunario di Isabella PANFIDO. Recensione di Giovanna Menegus

 

Il Lagunario di Isabella Panfido

«Tutto era finalmente inghiottito, geografia e memoria scomparivano dagli occhi e dalla mente e la lasciavano vuota a respirare quella mistura d’acqua di cielo e di mare, micronizzata in sospensione.
Quel fiato lento e salato che stagnava sul Canale di Santo Spirito le arrivava come una […] inalazione di nebbia medicamentosa.» Continua a leggere

L’isola misteriosa. La Biblioteca dei libri inutili. N. 8

Come per l’idea rimasta incompiuta di realizzare un Catalogo delle idee chic, che avrebbe dovuto essere il seguito e la conclusione del romanzo Bouvard e Pécuche di Flaubert, letture e proposte di libri singolari eppure dimenticati.

Il Discorso sopra lo stato presente dei costumi degl’italiani, Giacomo Leopardi (1824)

Il Discorso sopra lo stato presente dei costumi degl’italiani di Giacomo Leopardi è, insieme alle Operette morali, un trattato di filosofia politica, che racchiude, come pure la raccolta di poesie dei Canti, la sintesi del pensiero del poeta di Recanati. Il punto di partenza della riflessione leopardiana è la conseguenza dell’Illuminismo sulla morale comune: «la distruzione o indebolimento de’ principi morali fondati sulla persuasione». Il secolo dei Lumi, in altre parole, privando ogni valore umano di un proprio principio fondativo originario e dislocando l’origine di ogni discorso sull’uomo nella sola constatazione dei fatti ha dato un colpo definitivo alla tradizione — cosa pure meritoria se si pensa a quanto espresso nei versi de La ginestra — ma ha, allo stesso tempo, colpito a morte i costumi, i valori universali.

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“Nuove eterotopie”, la nuova antologia connettivista

In uscita per la casa editrice Delos Digital, Nuove eterotopie, raccolta di sedici racconti scelti dai curatori Sandro Battisti e Giovanni De Matteo tra il meglio della produzione della corrente letteraria connettivista. Con la partecipazione di Bruce Sterling, teorico dei cyberpunk.

La copertina è di Ksenja Laginja.

L’opera verrà presentata a Sesto San Giovanni (Milano) domenica 15 ottobre alle ore 12,30 nel quadro del festival “Stranimondi” (presso UESM Casa dei Giochi, via Sant’Uguzzone 8).

Le eterotopie sono luoghi dischiusi su altri luoghi, spazi “connessi a tutti gli altri spazi, ma in modo tale da sospendere, neutralizzare o invertire l’insieme dei rapporti che essi designano, riflettono o rispecchiano” (Michel Foucault). Le utopie sono consolatorie, le eterotopie inquietanti: “minano segretamente il linguaggio”, “spezzano e aggrovigliano i luoghi comuni”. Come i racconti qui racchiusi, che dissolvono i confini tra i generi in una miscela esplosiva di speculazione scientifica, anticipazione tecnologica, sperimentazione linguistica e proiezione sociologica.
Sedici nuove eterotopie, dunque.
Più una: un inedito di Bruce Sterling, scritto espressamente per quest’antologia.

Racconti di Giovanni Agnoloni, Sandro Battisti, Umberto Bertani, Roberto Bommarito, Simone Conti, Giovanni De Matteo, Fernando Fazzari, Francesca Fichera, Roberto Furlani, Lukha B. Kremo, Domenico Mastrapasqua, Marco Milani, Marco Moretti, Umberto Pace, Alex Tonelli, Francesco Verso. Un romanzo breve inedito di Bruce Sterling, tradotto da Marco Crosa.

Postfazione di Salvatore Proietti

Sandro Battisti e Giovanni De Matteo sono stati con Marco Milani, nel 2004, gli iniziatori del connettivismo. Insieme hanno fondato Next, la rivista del movimento, da cui si è poi originato il web-magazine Next-Station.org. Entrambi vincitori del Premio Urania, insieme o da soli hanno scritto articoli e racconti, sceneggiato fumetti, curato antologie. Autori di diversi romanzi, i loro ultimi dati alle stampe sono Corpi spenti (De Matteo, 2014) e L’impero restaurato (Battisti, 2015), entrambi per i tipi di Urania.

Bruce Sterling, teorico del cyberpunk fin dall’avanguardistica esperienza di Cheap Truth e poi curatore dell’antologia-manifesto del movimento Mirrorshades(1986), prende parte a questa raccolta con un romanzo breve in anteprima mondiale che è la sua prima (ma speriamo non ultima) incursione connettivista: Robot tra le rose.

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ORESTE VERRINI, “LA VIA FRANCIGENA DI MONTAGNA”

Oreste Verrini, La Via Francigena di Montagna, Edizioni dei Cammini, 2017

(le illustrazioni qui riportate sono di Chiara Fabbri Colabich; il testo è di Oreste Verrini)

 

La passione per la letteratura di viaggio nasce, per caso, ai tempi dell’università e non ricordo un elemento scatenante, come un compagno di casa o di corso amante di quel genere, dal quale prese forma. Ricordo invece Le Vie dei Canti di Bruce Chatwin come il primo libro, un caposaldo della letteratura e forse nemmeno il più semplice da cui iniziare. Ma fu In Vespa di Giorgio Bettinelli ad aprirmi un mondo fatto di strade infinite, di racconti e persone incontrate, di lingue diverse, sorrisi e curiosità, seminando dentro di me quel seme che germoglierà solo molti anni più tardi.

Figurarsi come possa essermi sentito, immaginando i viaggi di quelle persone, il loro toccare con piede luoghi e nazioni sempre nuovi a centinaia di chilometri da casa, mesi e mesi lontani dalla famiglia e dagli affetti, spinti da una insaziabile sete di curiosità e di avventura.

Quale complesso di inferiorità mi abbia assalito quando ho realizzato di come il mio libro, La Via Francigena di Montagna, parli di un cammino fatto nella terra dove sono nato ed il percorso si sviluppi a pochi chilometri da dove sono cresciuto. Per un lungo periodo di tempo mi sono sentito un “viaggiatore” inferiore – non solo uno scrittore e narratore – per la vicinanza del luogo camminato, in senso metaforico il mio giardino di casa, per i pochi giorni, alla fine solamente dieci, per la relativa semplicità, zone conosciute e prive di pericoli e difficoltà oggettive. Continua a leggere