BUONA LETTURA: “L’ho sposato, lettore mio. Sulle tracce di Charlotte Brontë”

“BUONA LETTURA” 12. “L’ho sposato, lettore mio. Sulle tracce di Charlotte Brontë“. A cura di Tracy Chevalier

Buona lettura è una rubrica curata da Mara Pardini. Uno spazio per “assaggiare” libri buoni, ovvero utili, piacevoli, intelligenti, capaci di lasciare un segno nell’immaginazione di chi li sfoglia.
Un taccuino per catturare le impressioni, i messaggi e le parole che escono di pagina in pagina ma anche per incontrare scritture nuove e legate all’attualità.
Un angolo per parlare di libri e condividere il gusto di una buona lettura.

Le storie racchiuse in L’ho sposato, lettore mio hanno in comune una qualità che le rendono audace organismo narrativo: il ricorso, seppur a tratti molto calibrato, ad una delle battute più celebri e citate della letteratura inglese.
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“INIZIO E FINE”, DI LUIGIA SORRENTINO

Recensione di Giovanni Agnoloni

Luigia Sorrentino
Inizio e Fine
Stampa 2009 – I Quaderni

Le liriche di Luigia Sorrentino raccolte in Inizio e fine sono impregnate dell’intensa verità e dell’inequivocabile puntura di significato dei sogni più nascosti, quelli più difficili da decifrare, ma dove, se ci entri, afferri, come un insetto colto al volo, un’irrefutabile risposta. Al tempo stesso, ogni parola delinea una molteplicità di percorsi, creando così reticoli di immagini che sembrano diffondersi ad alone intorno ai versi. Quasi che ognuna di esse fosse il precipitato di tutta una costellazione di possibilità rimaste inespresse, e pur tuttavia presenti.

per tutta l’estate gli alberi piansero
sangue vischioso
l’occulto si era disciolto sulla corteccia
bruna

venne a renderci omaggio
l’opacità delle cose ultime

l’ultima stagione ci lasciò
in un’angoscia secca
eravamo caduti nell’ordine
della fine
(pag. 9) Continua a leggere

L’ORTO DEI LIBRI

Testo introduttivo e intervista di Giovanni Agnoloni

L’Orto dei Libri è la nuova libreria aperta da Giorgio Galli in via dei Lincei 31 a Roma, nel quartiere di Tor Marancia. Un esperimento culturale e sociale estremamente interessante. Oggi lo intervisto per La Poesia e lo Spirito.

1) Com’è nata l’idea di associare ai libri le piante? E prima di tutto, come hai deciso di diventare un libraio?

Dopo molti anni di lavoretti e disoccupazione, ho avuto la possibilità di lavorare in una libreria. È stato come spalancare la finestra e scoprire che c’è ancora un mondo, fuori. Da sempre sono un cultore della letteratura. Ma da quando mi ero messo a cercar lavoro sembrava che di questa passione mi dovessi vergognare. Non è serio, in un curriculum, scrivere che hai la passione della letteratura. O della musica classica. Da disoccupato si impara a ragionare in un modo che non è il tuo. Non conta più cosa vuoi, ma ciò che si vuole da te.  Diventa un automatismo mentale: i tuoi interessi non ti interessano più, tu stesso, ai tuoi stessi occhi, non sei tu, sei un disoccupato. Il breve periodo di lavoro in libreria mi ha fatto capire che c’era ancora una possibilità di conciliare il pane quotidiano con la passione della mia vita: la cultura. Ma attenzione, non ci si improvvisa librai, soprattutto in un momento come questo! Non basta la passione, bisogna avere le competenze. Il libraio è un mestiere, come il calzolaio. Non basta avere la passione per le scarpe per essere un buon calzolaio. Così, ho fatto la Scuola Librai Italiani, ho lavorato in altre librerie, ho fatto sostituzioni, stage e tutta la gavetta che ne consegue. E, quando mi si è presentata l’occasione di aprire una mia libreria, l’ho colta al volo. L’idea di associare le piante ai libri… beh, è nata parlando con mia moglie. Lei diceva che una libreria dovrebbe essere un posto rigenerante, quasi un centro benessere della mente. Allora ho pensato agli antichi, che amavano leggere e conversare negli Horti. E ho pensato di creare, in un quartiere giovane, ricco di associazioni e di attività come Tor Marancia, ma privo di una libreria di riferimento, il mio piccolo Hortus: un posto dove ci si possa sentire come a casa o in giardino, tra i profumi del legno e delle piante e non tra gli odori asettici degli scaffali di ferro. Voglio che il mio Orto somigli a una vecchia drogheria, a un negozio di quartiere: ci si siede al tavolino, si sfogliano i libri, il libraio ti offre un caffè, e si trascorre il tempo in un modo “antico”, di cui però c’è bisogno. Il mio modello è la libreria Leer Devagar di Lisbona, che significa proprio “leggere lentamente”: un posto che è come una città, dove non ci si limita a comprare libri, ma si vive un’esperienza: il libro è mischiato a casse di frutta, a macchinari in uno e in disuso… Naturalmente io dispongo di un piccolo spazio, e l’esperienza che si prova da me non è quella di una città, ma di un angolo di casa, o di giardino… Continua a leggere

GIOVANNI NIKIFOROS, “ELIAL. IL FIGLIO DEI DUE POPOLI”

Da Giovanni Nikiforos, Elial. Il figlio dei due popoli, ed. Atene, 2016

PROLOGO

Era nato, per la seconda volta. La Terra, dopo averlo di nuovo partorito, ne ebbe paura. Il Fato l’aveva chiamata a quella gestazione, perché così era deciso che fosse.

Immani pareti di roccia riflettevano le luci emanate dall’infante, ancora fioche. La sua mente, mai del tutto sopita, si muoveva veloce, pregustando il momento in cui sarebbe riuscito a rimettersi in piedi, per non essere più abbattuto. Serviva ancora tempo, ma il tempo pare un’inezia a chi abbia riposato per ere covando propositi di vendetta. Incominciò a respirare e crescere.

Due occhi lo osservarono, poi il loro proprietario prese a risalire l’altissima scalinata quasi verticale. Si stava preparando un’epoca di dolore. Continua a leggere

FIRENZE DOVE SEI?

di Giovanni Agnoloni

Mi sembra giunto il momento di ripubblicare questo articolo, che uscì per la prima volta sul “Corriere Nazionale” il 29 dicembre 2011, nell’ambito di un progetto del quotidiano intitolato “Città d’autore”. Allora vene pubblicato su iniziativa del mai dimenticato amico Ciro Paglia, al sostegno di sua moglie Stefania Nardini e del direttore del giornale Duccio Rugani, che ringrazio ancora.

Lo ripropongo oggi su La Poesia e lo Spirito, praticamente alla vigilia dell’uscita del mio nuovo romanzo L’ultimo angolo di mondo finito (Galaad Edizioni), perché questo è un libro che sottolinea la sostanziale indistinguibilità, in una rappresentazione realistica del mondo, dei profili più materiali e di un registro visionario-sensitivo.

Prendetelo dunque come un’anticipazione di quello che si è poi rivelato, ed è tuttora, in diverse forme, l’orientamento della mia ricerca stilistica.

Firenze, dove sei?

di Giovanni Agnoloni

Ho esitato a lungo a fare questa passeggiata per Firenze. Forse perché ho dei problemi con la nostalgia. Perché Firenze è una stratificazione di epoche compresse e scomparse, e dietro alle sue facciate nasconde infiniti distacchi e passaggi di tristezze.

Ma oggi è il momento.

In una sera di primo autunno, parto dalla periferia a cui sono sempre appartenuto per salutare per l’ultima volta una città che non esiste più.

C’è un tramonto che sembra un tuorlo d’uovo stropicciato su una tovaglia. Intorno, blu profondo.  Cammino lento lungo strade che sanno di polvere. Lontano, una moto gratta l’asfalto come unghie su una lavagna nera. Sembra il lamento di un gatto agonizzante, e si allarga nello spazio,  immagine in espansione che contiene luoghi dove sono stato e altri dove ancora devo andare. Passa un camion, con il suo barrito industriale. Continua a leggere

BUONA LETTURA: “Anatomia della battaglia”, di Giacomo Sartori

Buona lettura è una rubrica curata da Mara Pardini. Uno spazio per “assaggiare” libri buoni, ovvero utili, piacevoli, intelligenti, capaci di lasciare un segno nell’immaginazione di chi li sfoglia.

Un taccuino per catturare le impressioni, i messaggi e le parole che escono di pagina in pagina ma anche per incontrare scritture nuove e legate all’attualità.
Un angolo per parlare di libri e condividere il gusto di una buona lettura.

“BUONA LETTURA” 11. Anatomia della battaglia (ed. Sironi)

Anatomia della battaglia ha una forza: avvenimenti, caratteri, dialoghi e ambientazioni sono sì riferiti con chiarezza e lucidità ma riescono anche ad aprirsi ad una dimensione specifica: il rapporto fra la generazione uscita dalla guerra e quella successiva, sciupata e poi divorata dalla lotta politica senza riuscire ad individuare una via d’uscita.

Sartori conduce la narrazione contemporaneamente in più direzioni, con un uso quasi musicale del tempo, capace di dare il senso del complesso intrecciarsi di motivi di storia politica e culturale e rendere vivi tutti i personaggi.

Questi diventano persone, esseri umani, ciascuno con la propria storia: il padre fascista, la madre desiderosa di stare bene al mondo, il figlio (il narratore) che, rifiutando l’insegnamento paterno, entra a far parte di un gruppo di estrema sinistra e partecipa alla lotta armata ma che, ben presto, si allontana anche da questa e va a lavorare nell’Africa del Nord. Continua a leggere

“LA VIA LATTEA”, DI DIEGO CAIAZZO

Testo introduttivo di Giovanni Agnoloni

Da poco uscito per Lupi editore, La via lattea è l’esordio letterario (su carta, almeno, ché in Rete l’autore era già presente) del poeta Diego Caiazzo. Abile e profondo tessitore di parole e stati d’animo, in questo poemetto raccoglie una serie di visioni interiori e di mondo che attingono al suo vissuto personale come alla storia recente italiana e internazionale, con particolare attenzione per gli universi della musica e del gioco degli scacchi, di cui è Maestro.

Seguono la prefazione di Franz Kraushpenhaar e la mia postfazione. Curatrice del libro, è stata Valentina Di Cesare.  Continua a leggere

“LE PAROLE ACCANTO”: INTERVISTA A MICHELA ZANARELLA

Intervista di Giovanni Agnoloni

intervista-a-michela-zanarella-3Sono lieto di intervistare la poetessa Michela Zanarella, per parlare del suo percorso artistico e, in particolare, del suo nuovo libro, Le parole accanto, oggetto di una campagna di crowdfunding e in prossima uscita per la casa editrice Interno Poesia.

1) Le parole accanto è un titolo “provocatorio”. Siamo abituati a pensare alla poesia come a una dimensione viscerale, radicalmente dentro. Qui, invece sembri optare per un understatement, preferendo una presa di distanze, un distacco che forse è la cifra del tuo lirismo, sospeso tra paesaggio e memoria, dove il dolore è trasfigurato in sottili epifanie. Sei d’accordo?

“Diciamo che il titolo della raccolta è volutamente provocatorio. Per me la poesia ha una dimensione interiore ed esteriore, fatta di continui contrasti, così come lo è la mia stessa personalità. E’ vero tutto ciò che dici, perché il distacco è una costante della mia scrittura, che vive di sospensioni tra ricordi, partenze e ritorni, assenze e presenze. In ogni verso, in ogni immagine c’è un’oscillazione di pensiero, le emozioni si proiettano come schegge di luci ed ombre. La poesia in questo caso è accanto a me, alle persone che amo, ai luoghi che mi hanno visto bambina, vicina e allo stesso tempo lontana, si trova nei poeti che in qualche modo sono stati un riferimento nel mio percorso di crescita. Il dolore mi è servito per comprendere meglio me stessa, ogni singola precipitazione mi ha reso consapevole di ciò che è comunque parte della vita. Il dolore quindi si trasforma in rivelazione di qualcosa che va affrontato”. Continua a leggere

GIANNI TETTI, “GRANDE NUDO” (NEO EDIZIONI)

Intervista di Giovanni Agnoloni

copertina-grande-nudo-gianni-tetti-neo-edizioni-hi-resEcco la mia Intervista a Gianni Tetti, autore del romanzo Grande nudo (Neo Edizioni), terzo romanzo della cosiddetta “trilogia del vento”, che segue a I cani là fuoriMette pioggia.

– L’ultimo atto di una trilogia intitolata al vento, in una terra, la Sardegna, ridisegnata in un orizzonte distopico, sfregiata e inquinata. Quale la radice di questa intuizione?

Il vento come mezzo attraverso cui far viaggiare le storie. Il vento porta gli odori, porta il caldo o il freddo. Il vento porta via le cose, o le fa tornare quando meno te l’aspetti. Dalle mie parti si dice che quando soffia lo scirocco sia il diavolo che corre per le vie (lo scirocco era un protagonista di Mette pioggia, il mio romanzo precedente). Qualcun altro dice che nei posti dove c’è troppo vento la gente sia un po’ matta. Testa di vento è colui che dimentica le cose. Vicino alle fabbriche, il vento è sollievo o morte. Porta via i fumi inquinanti, o te li sbatte in faccia per tutto il giorno. Trovo che il vento sia un elemento imprescindibile per capire la mia isola, e in generale il carattere di chi ci vive. E trovo che sia una metafora perfetta del tempo che scorre e sgretola tutto, e dell’esistenza, contraddittoria, casuale, piacevole e sgradevole al tempo stesso. La distopia è apparente, solo uno specchio un po’ deformante. Ma riflessi in quello specchio ci siamo proprio noi, e non fatichiamo a riconoscerci. Parlo della realtà che viviamo oggi. Gli attentati, i terroristi, la fede, la paura, l’egoismo, i terremoti. Tutto sta accadendo ora. Più che intuizione, la chiamerei constatazione. Continua a leggere

MICHELE TONIOLO, “LA SOLITUDINE DELL’IMMAGINAZIONE”

Recensione di Giovanni Agnoloni

Michele Toniolo, La solitudine dell’immaginazione, Galaad Edizioni, 2016

toniolo

Una riflessione sull’essenza della parola. La parola in sé. La parola prima della parola. La parola immaginata e immaginante, ovvero μῦθος (mythos), creatrice e sacra. La parola con un τέλος (telos), limite e scopo attingibile solo in un remoto punto di tangenza, deflagrante e capace di svelare l’essenza del Divino. E, di riflesso, “La letteratura” come “luogo dell’incontro con la lingua dispersa” (p. 14). Questo il nucleo di fondo de La solitudine dell’immaginazione, piccolissimo ma altrettanto denso e prezioso volume di Michele Toniolo, edito da Galaad Edizioni per la collana “Lilliput”. Continua a leggere

BUONA LETTURA: “Noleggio arche, caravelle e scialuppe di salvataggio” di Riccardo Ferrazzi

Buona lettura è una rubrica curata da Mara Pardini. Uno spazio per “assaggiare” libri buoni, ovvero utili, piacevoli, intelligenti, capaci di lasciare un segno nell’immaginazione di chi li sfoglia.

Un taccuino per catturare le impressioni, i messaggi e le parole che escono di pagina in pagina ma anche per incontrare scritture nuove e legate all’attualità.
Un angolo per parlare di libri e condividere il gusto di una buona lettura.

“BUONA LETTURA” 10. Noleggio arche, caravelle e scialuppe di salvataggio (ed. Fusta). Breve discorso sul mito di Riccado Ferrazzi

noleggio-arche-caravelle-e-scialuppe-di-salvataggioRiccardo Ferrazzi ha realizzato un’appassionante “caccia al tesoro” attraverso i luoghi e i tempi in cui il mito ha esercitato la sua suggestione, ha spedito i suoi personaggi nel mondo, si è imposto con il suo potere.

Di questo trascinante avvenimento rinnovatore che contiene la prima manifestazione e le prime storie della nostra civiltà, proprio le domande a cui desidera rispondere rappresentano le migliori testimonianze puntuali e ancora viventi.

Questo perché, spiega Ferrazzi, nonostante le metamorfosi anche radicali avvenute nel tempo per gli stravolgimenti dovuti ai pregiudizi delle epoche successive o all’inevitabile perdita del senso dei fatti, il racconto del mito conquista un alone particolare nel riuscire a varcare i confini della storia, della morale e persino della scienza. Continua a leggere

“DA ROMA A DIGIONE”, A CURA DI LUIGI PREZIOSI

Da Roma a Digione. Garibaldinismi a 150 anni da Bezzecca (1866-2016). A cura di Luigi Preziosi (ed. Nerosubianco)

A centocinquant’anni da Bezzecca, una nuova antologia della letteratura garibaldina, dopo quelle pubblicate nella seconda metà del secolo scorso, tra le quali – certo imprescindibili e ancora attualissime – le raccolte di Giani Stuparich (Gli scrittori garibaldini, Garzanti, 1948), di Gaetano Trombatore (Scrittori garibaldini, Einaudi, 1979) e di Paolo Ruffilli (Antologia di scrittori garibaldini, Mondadori, 1996).

da-roma-a-digioneLa particolarità dell’antologia di Luigi Preziosi è nell’aver puntato maggiormente su una narra­zione collettiva, in seno alla quale i brani selezionati vengono a comporre un unico romanzo, che da uno specifico punto di vista racconta come nasce una nazione. Di più. Leggendolo, si possono percepire l’odore di cuoio degli spallacci e dei fuochi dei bivacchi, ascoltare i canti di marcia, sentire le carezze della brezza della primavera siciliana e lo scricchiolio del ghiaccio sotto gli scarponi delle pattuglie nei boschi dei Vosgi. Insomma, ritornano all’immaginazione di chi legge, presenti come cose vissute, gli ordini urlati con voci arrochite, gli scherzi tra commilitoni, le discussioni su repubblica e unità, la timidezza negli occhi delle monacelle palermitane, gli orrori dell’ospedale da campo, il languore di un addio alla fidanzata, il senso di sospensione del momento che precede l’assalto e soprattutto la fiducia verso il futuro – propria della giovinezza e dei protagonisti dell’epopea e del paese che stava nascendo – che suscita ancora in noi tanta ammirazione (e pure un po’ di invidia), nonostante il nostro (a tratti davvero eccessivo) disincanto. Continua a leggere

Il secolo breve dell’utopia

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di Nicola Vacca

Utopia significa andare da nessuna parte, scrive Emil Cioran. In nome di una presunta portata rivoluzionaria del concetto di Utopia, la storia si è sporcata di sangue. In questi ultimi anni sono venuti a galla crimini del comunismo. La luce è arrivata  dagli archivi segreti dell’ex Unione Sovietica per troppo tempo rimasti secretati. Finalmente è venuta fuori la verità.

Documenti che certificano ampiamente la nefandezza dell’ideologia bolscevica e la connivenza omertosa dell’apparato comunista occidentale che non riusciva ad affrancarsi radicalmente dall’ideologia della casa madre.

Tra questi partiti un discorso a parte merita il Pci. Continua a leggere

«GENTILE EDITORE…», DI ORAZIO PUGLIESE

Comunicato stampa

Dalla storia della casa editrice Sansoni emerge un Gentile “protettore” degli ebrei

Orazio Pugliese, «Gentile editore…». I libri della Sansoni nelle memorie dei suoi protagonisti

Phasar Edizioni, pp. 340, € 17,00. Formato e-book € 6,99

cop_gentile_editore_phasar-copiaLa storia della casa editrice Sansoni, fondata nel 1873 a Firenze, da quando fu rilevata negli anni Trenta da Giovanni Gentile a quando, negli anni Settanta, entrò a far parte dell’Universo Rizzoli. Un prestigioso marchio editoriale con il quale hanno pubblicato alcuni tra i più importanti esponenti della cultura del Novecento, alla cui guida è stato Federico Gentile, il figlio del filosofo ucciso dai partigiani.

A scriverla – avvalendosi per lo più dei carteggi fra i membri della famiglia Gentile e i loro più autorevoli collaboratori, a partire da Delio Cantimori – Orazio Pugliese, un ex redattore della casa editrice che, dopo aver iniziato il mestiere alla Einaudi di Torino e prima di diventare l’art director della Marsilio di Venezia, ha curato alcuni fra i più importanti titoli in catalogo e alcune fra le più apprezzate collane proprio della Sansoni, fra il 1961 e il 1970.

Il libro si intitola «Gentile editore…». I libri della Sansoni nelle memorie dei suoi protagonisti, ed è stato pubblicato, anche in formato e-book, dalle Edizioni Phasar. Continua a leggere

“AVVENTURE DI UN TEPPISTA”, DI MAURO BALDRATI

Recensione di Giovanni Agnoloni

da Lankenauta

Mauro Baldrati, Avventure di un teppista, ed. Transeuropa, 2016

teppistaAvventure di un teppista è un romanzo di un’ottima penna, Mauro Baldrati, scrittore che in qualche modo ne è anche il protagonista. Non solo perché Toni Rinaldi, il bambino e poi ragazzino di cui seguiamo le vicissitudini, in quel di Mezzaluna, nella Bassa Romagna, nella copertina è idealmente trasposto su di lui, ritratto in una foto d’infanzia. Il fatto più importante, piuttosto, è che Baldrati si è perfettamente trasfuso nel punto di vista, di percezione e di memoria dell’io narrante, facendo di quest’opera un particolarissimo ibrido tra il romanzo di formazione e il diario. Romanzo di formazione (o magari di de-formazione), perché racconta la vita della famiglia e il percorso stralunato di un monello destinato a diventare, appunto, un teppista. Diario, in un senso molto speciale: i capitoli si succedono infatti con titoli che sembrano piccoli eserghi, o comunque voci introduttive di pagine di un almanacco. E ogni singola “fetta” di questa sequenza di strati giustapposti è densa di sapori caratterizzanti, direi quasi di essudati di ricordo. Continua a leggere

Caterina DAVINIO, Alieni in safari. Recensione di Narda Fattori.

alieni in safari copertina libro

Caterina Davinio, Alieni in safari, edizioni Robin&Sons, 2016 (poesia e fotografia)

 

Caterina torna a stuzzicarci con nuovo libro ibrido perché oltre alle poesie ospita un discreto numero di fotografie inerenti ai temi affrontati; il bianco/nero usato fa emergere da lontananze storiche le immagini, che invece sono attuali e colgono la quotidianità di paesi poveri e distanti dal consueto nostro panorama da sembrare alieni.

Nelle poesie né nelle fotografie c’è alcuna forma di compiacimento e/o di ricerca estenuata del limite.

La Davinio ha conosciuto la vita sotto molteplici aspetti e molte forme dolenti e autolesioniste; non sarebbe da lei ora tendere la mano e indicare lo squallore che si apre davanti al suo sguardo; non cerca pietismo, non è interessata allo stupore; che il suo sguardo sia vicino e premuroso lo afferma la scelta dei soggetti, sempre umani: bambini, vecchi, folla. Continua a leggere

KSENJA LAGINJA, “PRATICARE LA NOTTE”

Ksenja Laginja – Praticare la notte – Giuliano Ladolfi Editore

Praticare la notteLa cosa singolare è che scrivo la recensione di questa raccolta poetica, Praticare la notte di Ksenja Laginja, intrisa di ariose oscurità notturne (reali e metaforiche) in un luogo (Visby, sull’isola svedese di Gotland) e in un momento (il solstizio d’estate) in cui è il giorno a farla da padrone, e le tenebre si affacciano appena solo per un’ora o due. Ma è l’atmosfera perfetta, sia per riflettere su un romanzo che ho in gestazione, sia per coltivare queste emozioni, per così dire, “in negativo”, attraverso letture fatte di Ombra e Luce. Durante il viaggio di andata ho letto La lucina di Antonio Moresco (ed. Mondadori), romanzo immerso nel buio ma con un unico – enigmatico – segnale luminoso a fare da guida a un narratore in cerca di risposte sulla vita e sull’Oltre. E anche un poemetto di prossima pubblicazione, del quale scriverò la postfazione, La via lattea di Diego Caiazzo, dove le vicende umane si specchiano nella profondità abissale dell’universo (esterno e interiore).

A suggellare il tutto, la lettura di Ksenja. Continua a leggere

MARCO CANDIDA, “TROVA IL TUO PECCATO”

Estratti dal romanzo Trova il tuo peccato, di Marco Candida (Edizioni Della Goccia, 2016)

Trova il tuo peccatoPatrick mi telefona dicendo che farà tardi a causa di lavori in corso in autostrada. Non è la prima volta che succede. Per rassicurarmi (ed evitare scenate da parte mia, lo so) rimaniamo collegati su Skype per un’oretta buona. Posso così verificare con i miei occhi che Patrick sia effettivamente in macchina, in macchina sia solo e che ci sia una lunga fila di automobili davanti a lui. Bisogna ammettere che le nuove tecnologie sono un toccasana. Da un lato a causa delle nuove tecnologie le coppie scoppiano in continuazione, ma esiste anche un uso delle nuove tecnologie che consente a una coppia di durare molto più a lungo senza che il rapporto si logori o evolva in qualcosa di aberrante. Dopo un’oretta il mio cellulare si è scaricato, ma tanto ormai Patrick ci metterà un quarto d’ora a essere a casa. Posso stare tranquilla.
Rincasa alle nove di sera. Continua a leggere

INTERVISTA A EDOARDO VOLPI KELLERMANN

di Giovanni Agnoloni

Edoardo Volpi Kellermann è scrittore e musicista, esperto conoscitore del Legendarium tolkieniano e autore di una saga avviata – editorialmente – da poco con The Montecristo Project, romanzo edito in formato elettronico da Spider&Fish. Oggi lo intervisto per La Poesia e lo Spirito.

Montecristo Project– Il tuo percorso letterario si snoda attraverso tutto lo spettro del fantastico, sorretto dalla tua sensibilità e competenza musicale. Hai iniziato a scrivere gradualmente o, un po’ come per me, il “colpo di fulmine” per la scrittura è scattato quando hai letto le opere di Tolkien?

A dire la verità la prima lettura di Tolkien, nel 1981, mi fece scoprire la mia vena compositiva. Quindi ha reso più profondo e “attivo” il mio amore per la musica (allora studiavo già pianoforte da 8 anni), sconvolgendo il mio mondo di diciassettenne e donandomi una nuova prospettiva sulla realtà, l’epica e la mitologia. Certo, ha rinforzato ulteriormente il mio amore per la lettura… ma quello per la scrittura “non saggistica” si è manifestato più tardi, alla nascita, nel 1993, di mio figlio Gabriele, quando stesi la prima versione del racconto Baby, la radice dell’albero poi fiorito in The Montecristo Project. Continua a leggere

LUCA ORLANDINI, “VELLEITÀ DELLA MATERIA”

Conversazione tra Giovanni Agnoloni e Luca Orlandini

OrlandinivelleitaVelleità della materia (Aragno, Torino, 2016, pp. 190, Euro 15) è un testo di Luca Orlandini composto da pensieri brevi, introdotto da due paradossali citazioni d’eccezione; una lunga, pressoché sconosciuta al grande pubblico, di Giorgio Manganelli, nella quarta di copertina:

«Bisogna arrivare a parlare di cultura come si parla della figa: diciamolo chiaro, se la cultura, se il pensare, non è vitale, se non impegna proprio le viscere (e non metaforicamente, perché il pensare è cosa totale come il morire, è un ‘fatto’, un vero e tangibile oggetto), se non ha anche addosso qualcosa di sporco, di fastidioso, di disgustoso, come è di tutto ciò che appartiene ai visceri, se non è tutto questo, non è che vizio, o malattia, o addobbo: cose di cui è bene o anche necessario ed onesto liberarsi (spogliarsi). … I libri non esistono: ma esiste il nostro fare carne di loro. E sono anni che mi affatico a cercare il come, e tra i miei libri me ne sto goffo e prepotente come un orso, e sostanzialmente impotente. Sono afflitto da una vera, continua, maligna impotenza, che riconosco affatto estranea al mio carattere, ma che c’è, come un porro sul naso, o un odore fastidioso di vivande di terz’ordine. È la mia volgarità, una sorta di fisiologicità intellettuale: una cosa vergognosa

E una di Giacomo Leopardi (Zib., 1252):

«Nessuno è meno filosofo di chi vorrebbe tutto il mondo filosofo, e filosofica tutta la vita umana, che è quanto dire, che non vi fosse più vita al mondo. E pur questo è il desiderio ec. de’ filosofastri, anzi della maggior parte de’ filosofi presenti e passati.» Continua a leggere