Archivi categoria: Lirico terapia

Lirico terapia. William Butler Yeats, Avvento della saggezza col tempo.

Avvento della saggezza col tempo

Unica è la radice a molte foglie;

nella menzogna della prima età

volgevo fronde e fiori incontro al sole; 

voglio appassire nella verità.

Cosa dicono alla nostra vita questi versi? Ognuno può leggervi la propria parabola, dalla carne allo spirito, dai sensi esterni ai sensi interni. Ma, come sempre, la poesia dice di più: cosa sono quelle fronde e quei fiori? Che significato ha quell’appassire? Sono uno spazio vuoto in cui ciascuno può mettere al vaglio la sua vita.

Lirico terapia. Sujata Bhatt, Un’altra storia.

Sujata Bhatt

Un’altra storia

I

Il grande Pan non è morto;

è solo emigrato

in India.

Qui gli dèi girano indisturbati,

travestiti da serpenti o da scimmie;

ed è peccato

trattare male un libro.

È peccato spingere un libro da una parte

                     con il piede,

è peccato sbatterlo forte

                     contro un tavolo,

è peccato buttarne uno sbadatamente

                       dall’altra parte della stanza.

Devi imparare a girare le pagine con garbo,

senza disturbare Sarasvati,

senza offendere l’albero

dal cui legno è stata fatta la carta.

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Lirico terapia. Giovanni Giudici, Questo caro sgomento.

Questo caro sgomento

L’infanzia dalle lunghe calze nere

Logorate ai ginocchi sugli spigoli

Dei banchi, l’infanzia delle preghiere 

Assonnate ogni sera, delle nere

Albe dei morti, della litania

Di zoccoli cristiani sul selciato,

L’infanzia che m’ha dato 

Questo caro sgomento mio d’esistere…

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Lirico terapia. Luciano Erba, Abito a trenta metri dal suolo.

Abito a trenta metri dal suolo

Abito a trenta metri dal suolo 

in un casone di periferia 

con un terrazzo e doppi ascensori.

Questo era cielo, mi dico attraversato secoli fa 

forse da una fila di aironi 

con sotto tutta la falconeria 

dei Torriani, magari degli Erba

e bei cavalli in riva agli acquitrini.

Questo mio alloggio e altri alloggi

libri stoviglie inquilini

questo era azzurro, era spazio

luogo di nuvole e uccelli. 

L’aria è la stessa: è la stessa?

sopravvivere: vivere sopra?

Non so come mi sento agganciato

la sera ha tempo di farsi piú blu 

da un pallido re pescatore

o, di passaggio qui in alto, 

dal vero barone di Múnchausen.

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Lirico terapia. Giovanni Giudici, Cambiare ditta

Cambiare ditta

Non puoi cambiarti, ma almeno cambia ditta, 

Il posto di lavoro è piú che una metà 

(Inutilmente resisti) della tua anima:

E quante cose per te cambieranno!

Avranno altri volti e strade le tue mattine, 

T’illuderai quasi di aver cambiato città, 

Di avere davanti una vita. Un nuovo gergo 

Imparerai nelle file dei nuovi conservi:

Ti ci vorranno due mesi per scoprirlo banale. 

E poi nuovi padroni, nuove regioni dei tuoi nervi 

In evidenza agli uffici del personale,

Nuovi prodotti e una nuova misura

Di quel che è bene e male – ed infine te stesso 

Di cui tutti diranno che sei nuovo.

Annuncerai ai lontani la tua novità:

“Questa mia è per dirti che adesso mi trovo…”

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Lirico terapia. Giovanni Raboni, Cinema nel pomeriggio

Cinema di pomeriggio 

Quasi sempre, a quest’ora 

arriva gente un po’ speciale (però

di buonissimo aspetto). Chi si siede

ma poi continua a cambiar posto,

chi sta in piedi, sul fondo della sala, e fiuta, 

fiuta rari passaggi, la bambina

mezzo scema, la dama ch’entra sola, 

la ragazza sciancata… Li guardo per sapere 

che storia è la loro, chi li caccia. Quando 

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Lirico terapia. Pietro Zovatto, Verso dove?

Verso dove?

Diventiamo adulti 

per un breve istante 

se la sorte

ci estrasse alla vita. 

Quando hai guardato 

tutte le cose della terra 

e sopra le stelle 

e ogni creatura 

rifatta in armonia 

nello splendore del bello 

è ora di andare 

alla ricerca di un altro 

appiglio nelle frontiere 

dell’assoluto silenzio. 

I santi e i profeti 

con più forza cantino 

quest’uomo che geme 

esiliato in non so quale 

taverna oscura. Se 

hai questo desiderio 

arcano sei maturo 

per passare all’altra 

riva, dice l’operaio 

buono di Nazareth.

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Lirico terapia. Gerald Manley Hopkins, Il porto del cielo.

Il porto del cielo

Una suora prende il velo

Ho desiderato andare

               Dove le primavere non tramontano, 

In campi dove non cade grandine aguzza e spigolosa 

                E qualche giglio spunta. 

E ho chiesto di essere 

                Dove non vengono tempeste, 

Dove il verde mulinare è muto nei porti, 

                 E lontano dal sommovimento del mare.

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Lirico terapia. Mario Benedetti, Addio pessimismo.

Mario Benedetti

[Mario Orlando Hamlet Hardy Brenno Benedetti-Farugia]

Addio pessimismo

Sei maggiorenne ormai 

e devo congedarti

pessimismo

anni che ti preparo colazione 

che controllo la tua tosse di cattivo augurio

ti misuro la febbre

cerco di raccontarti con i particolari

il passato meno prossimo

convincerti che in fondo noi siamo gagliardi e leali

e che bisogna far buon viso a cattivo gioco

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Lirico terapia. Vittorio Sereni, I versi.

I versi

Se ne scrivono ancora.

Si pensa ad essi mentendo

ai trepidi occhi che ti fanno gli auguri

l’ultima sera dell’anno.

Se ne scrivono solo in negativo

dentro un nero di anni

come pagando un fastidioso debito

che era vecchio anch’esso d’anni.

No, non è più felice l’esercizio.

Ridono alcuni: tu scrivevi per l’Arte.

Nemmeno io volevo questo, so

che volevo ben altro.

Si fanno versi per scrollare un peso

e passare al seguente. Ma c’è sempre

qualche peso di troppo, non c’è mai

alcun verso che basti, se domani

tu stesso te ne scordi.

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Lirico terapia. Roberto Mussapi, Vocazione di san Matteo


Vocazione di san Matteo

Avevo vent’anni, da tempo non rivedo 

né lui, né gli altri che mi erano accanto.

Ricordo il buio della bassa stanza e l’improvvisa 

luce nata dall’orizzonte coprire 

la pallida luce interna densa d’ombre, rendere 

latteo, opaco, morente il cielo esterno. 

E poi la mano, luce piena su un volto, 

un’altra mano chiamata, tesa verso di lui, 

e lui chino, già in una zona umile d’ombra, raccolto. 

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Lirico terapia. Antonio Fiori, Il filo

Il filo

Che cuciva le carni

che ne conteneva gli spasmi

che tratteneva la gioia che davi

e il decorso dei giorni preziosi

che impediva il riaprirsi dei tagli

che ci univa nonostante gli altri

che voleva, voleva legarci…

non è marcio, ancora resiste

ha un capo che tiro ogni tanto

– lo senti, amore, quel filo di voce

che arriva di nuovo, miracolo,

al tuo lontanissimo capo?

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Lirico Terapia. Davide Rondoni, Voler bene a una persona.

Voler bene a una persona

Voler bene a una persona è un lungo viaggio –-


rupi, cadute d’acqua e bui

improvvisi, dilatati 

il chiuso di foreste, 

lampi a volte

sul silenzio così vasto del mare


e strade sopraelevate, grida


viali immersi all’improvviso 

in una luce sconosciuta.


Voler bene a uno, a mille, a tutti 

è come tener la mappa del vento.

Non ci si riesce ma il cuore 

me l’hanno messo al centro del petto 

per questo alto, meraviglioso fallimento.


Sugli altipiani di ogni notte 

eccomi con le ripetizioni e le mani rovesciate della poesia: 

non farli stare male, sono tuoi, non farli andare via

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Lirico terapia. Angelo Mundula, L’introvabile dove.

L’introvabile dove

Mai lo sapremo 

quale tempesta si addensa

quale bonaccia

sulla nostra piccola barca 

se il vento cala o si alza 

al di là della scogliera. 

Sempre viaggiamo verso ignota terra 

neppure il mare basta alla nostra sete 

neppure l’onda che ci solleva 

sopra la piccola baia 

mentre il cielo passa sulle nostre teste tessendo la sua celeste tela 

il mistero di sempre. Basta un niente a sorprenderci: un ramo 

che s’agita sulla terra e annunzia il cambiamento o quella scaglia d’oro 

che trapela da qualche parte del cielo. 

Siamo i naviganti che hanno doppiato 

le Colonne d’Ercole senza trovare la terra sempre più estranei al porto che 

ci attende sempre più lontani

dalla nostra scogliera.

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Lirico terapia. Valerio Magrelli, Ecce video.

Ecce video

In memoriam E.H.

ritrovato nel suo appartamento

nove mesi dopo il decesso

seduto davanti alla tv

I.

Morì fissando il suo Televisore 

la sfera di cristallo del presente,

guardava il Niente e ne vedeva il cuore, 

cercava il Cuore e non vedeva niente.


Chi sfidò il lezzo del buio malfermo

si accorse che veniva dall’Illeso,

non dal Morto, ma dal Morente Schermo, 

non dal Corpo, bensì dal Video acceso.


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Lirico terapia. David Maria Turoldo, In morte di mio padre e mia madre.

In morte di mio padre e di mia madre

3

Ora dunque giunti, approdati a tanta

chiarezza, ora che paura più non li adombra

e le anime dei figli le vedono 

dal di dentro, e leggono i giorni nudi

e sanno più che profeti il mistero, ora che vita e morte ci hanno

tramandato, alfine usciti 

di solitudine, ove più non trincerano

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Lirico terapia. Vera Lúcia De Oliveira, Le cose.

da Nel cuore della parola

Le cose

trovava che le cose dentro i libri erano più vere che fuori

che le cose nei libri e le persone stavano al posto giusto e se stonavano

era solo per poi riprendere il posto esatto che spettava loro

Tutto molto chiaro in questa poesia di Vera Lúcia De Oliveira. Ma la poesia dice sempre qualcosa di più di ciò che sembra. 

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Lirico terapia. Kenneth Patchen, Pastorale.

Pastorale

La colomba cammina con piedi appiccicosi 

Sulle verdi corone del mandorlo. 

Le piume spalmate sulla calura

Come miele

Che pigramente gocciola nell’ombra…

Chiunque fosse in quel frutteto

Così immerso nel sonno e nella pace,

Si sarebbe

Accorto appena della collina

Che sta lì presso

Con le tre strane braccia di legno

Levate su una turba di popolo immobile

– Oltre gli elmetti dei soldati di Pilato 

Splendenti come denti argentei nel sole.

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Lirico terapia. Muhammad al-Sabbāg, La mia messe.

La mia messe

Tra gli uomini

c’è chi coltiva sogni in inverno, perché sboccino coi fiori in primavera, 

chi coltiva sogni in estate 

perché nascano come sole sulle rive.

Io invece

i sogni li coltivo

in autunno tra le braci

e li stacco coi denti

al fuoco. 

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Lirico terapia. Giovanni Raboni, Ho amato vivendo.

Ho amato vivendo

Ho amato vivendo degli animali, non gli animali. Adesso, nel ricordo, non ne amo nessuno, come se a bordo 

dell’arca in viaggio verso più ospitali

silenzi ci fosse posto soltanto 

per creature fatte a somiglianza 

di mio padre e mia madre. La vacanza 

da quello che siamo più di quel tanto

non può durare, e uno sente il fiato del buio sul collo non sa che farsene 

dello charme dell’innocenza, dei traffici 

con il bello e la grazia a buon mercato 

dice addio senz’ombra di rimpianto e agli dei senz’ombra che ha avuto accanto.

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