“Femminile”

di Maria Pia Quintavalla

a Nadia Campana

 

Con un’amica niente più bianco

e nero, né morte

di nuovo dio piccolo

dio diffuso

 

tante piccole teste noi

e plurali sulla terra,

sui  muri della schiena

incubi e infanzia da vedere.

 

Cantare le righe

le miglia di un’altra,  scomparsa

. non consumabile silenzio

 

Con una nave niente più bianco

e nero,

solo dio piccolo

piccolo e diffuso.

 

scritta nel  giugno 1984, anno precedente la morte di Nadiella Campana

 

Da “Lettere giovani”, Campanotto, 1990

Ricordo di Nadia Campana.

(Nadia Campana. Da “Poesia” novembre 1990)

Per Nadia Campana.
di Maria Pia Quintavalla

Visto l’ultimo film di Marina Spada su Antonia Pozzi, ho – inevitabilmente – pensato a Nadia. Al frammento che si usa, come forma artistica, quando si deve ri-costruire o riparare alla pochezza, in un gesto d’amore, della memoria. Sono delle ricercate, delle scomparse.
Ho trovato grande l’analogia creata nel film, fra l’immagine di Antonia Pozzi, che sbocconcella e poi sputa, di nascosto, nel palmo della mano, l’arancia, subito dopo un’immagine eco cardiaca, diastole e sistole: la timidezza di lei rivelata. Così bella, altrettanto, sempre nel film, la sacralità di rivisitarne lentamente i luoghi vissuti. Se questo rito è vero, dà salvezza, e noi dovremmo terminare quelle tappe di avvicinamento al luogo natale (e mortale), per lei, di Cesena. Continua a leggere