A cosa (non) serve l’omeopatia

Tutti dicono che il proprio gatto sia intelligentissimo, che gli manchi solo la parola, che capisca tutto. Ma il mio è una spanna sopra la media. Decisamente. Perché lui −pensate− vede che io prendo un tubetto di granuli omeopatici, ne estraggo tre, li lascio sciogliere nell’acqua della sua ciotola (che non vede, perché è nel lavello di cucina, ma insomma) lui la beve e guarisce dai suoi disturbi. Perché? Ma come perché, per l’effetto placebo, suvvia, è noto. Questo è l’unico effetto dell’omeopatia, no? Continua a leggere

Chi ha paura della Svezia?

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In questi giorni la Svezia è di attualità dopo che Donald Trump ha riportato come veritiere alcune dichiarazioni rilasciate a Fox News da un certo Nils Bildt, un mitomane svedese che ha spacciato come notizie la propaganda contro immigrazione e Islam condotta dal partito “Sverigedemokraterna” (Democratici Svedesi), una formazione politica nata come ricettacolo di gruppi neonazisti e di ispirazione nazionalista, molto simile alla nostra Lega Nord.
Il Ministero degli Esteri svedese ha deciso di ribattere pubblicando un significativo ed esaustivo comunicato stampa in inglese: “Facts about migration and crime in Sweden” dove demolisce alcune delle più diffuse false opinioni/notizie attualmente in circolazione, sulla base di fatti e statistiche rilevate attraverso canali ufficiali, in primo luogo quelle delle Forze di Polizia. Continua a leggere

Polaroid congelate: le foto estreme di Thron Ullberg

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Cosa distingue un artista della fotografia da un semplice fotografo? Nell’epoca della banalizzazione e overdose fotografica dovrebbe essere difficile trovare il confine, eppure non lo è. Perché una foto ha smalto, anima, originalità, ribaltamento, o non ce l’ha; alla faccia di filtri, ritagli e altri contorsionismi post produttivi. E quella dello svedese Thron Ullberg − in questi giorni con una personale dal titolo “Vilsen” (“Perso”) alla Elf Galleri di Göteborg − è quasi più arte che fotografia. Continua a leggere

La libertà è un’altra cosa

gabbiaSono veramente perplessa e dispiaciuta dal tipo di prese di posizione sulla questione “burkini” che ho letto sulle bacheche di Facebook di gloriose femministe, compagne, amiche. Al di là del goffo editto francese (che mi pare più manipolatorio e dettato da un desiderio di ridicola “vendetta”, che non da un progetto politico), è piuttosto inquietante per me sentire impugnato un valore di “libertà” per la questione, come se questa libertà esistesse, ma soprattutto come se l’argomento non facesse parte di diritti costituzionali sui quali non è legittimo a mio avviso accettare alcun compromesso. Il rispetto delle culture non può eliminare quei valori morali, etici e politici che sono il frutto di 200 anni di cammino illuministico e oltre 100 anni di lotte femministe. Tollerare che a una donna sia imposto dalla propria convenzione sociale (che lei la possa “accettare” o meno è un’altra questione: la verità è che non ha possibilità di scelta pena l’esclusione dal suo gruppo di appartenenza) una copertura che non protegge la sua libertà, ma tutela unicamente il timore del suo Patriarca (chiunque sia: marito, fratello, padre, nonno, capo della comunità) di perderne, foss’anche per una mera fantasia sessuale, il suo esclusivo possesso e sottomissione. Di questo si tratta.
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L’ultimo giorno

l'ultimo giorno[Un racconto che ho lasciato nel cassetto per molti anni, ma che ho voglia di tirare fuori proprio in questi giorni. Una buona musica da ascoltare durante la lettura potrebbe essere questa, se avete voglia. Grazie.]

L’ULTIMO GIORNO

Quando la mattina si incamminava verso il lavoro in genere albeggiava. In silenzio, scendeva a valle insieme ad altri, ognuno a passo diverso, chi con asini, chi con ceste, chi con niente, come lui, sentendo solo il rumore dalla terra sabbiosa che scricchiolava sotto i sandali, dando un ritmo cullante al cammino. Solo qualche sporadico camion saliva a quell’ora in senso contrario verso il suo villaggio, mischiando acre gas di scarico e polvere in un’unica nuvola nera. Continua a leggere

Marilyn Monroe – Un piccolo monologo

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[Per i 90 anni mai compiuti da Marilyn Monroe pubblico questo monologo inedito, che ho scritto con molto amore per questa donna con la quale sento un legame speciale.]

Io bambina e mia madre che urla ridendo. O ride, urlando. Non so. Rabbia o felicità, non lo so.

Mia madre era pazza, credo, finita nell’ospedale dei matti; anche io del resto, un paio di volte, forse tre. Una volta mi sono fatta venire a salvare da Joe, sia fuggiti via attraverso la cantina..
Joe DiMaggio, il mio marito pazzo, che mi ha amata credo come nessuno. Perché scegliere una donna che tutta l’America vuole portarsi a letto se sei geloso anche di un solo sguardo? Continua a leggere

Sporcabile Mela

la piccola melaSono appena tornata dalla mia quarta visita a New York. L’ultima volta fu 12 mesi prima della demolizione controllata delle torri gemelle, 16 anni fa. Carlo Giuliani non era ancora morto e dall’allegria dei suoi pochissimi anni pensava a un mondo migliore e possibile − che non ci fu, quando tutte le bocche vennero tappate dalla Grande Lacerazione che rimise in moto l’economia mondiale con il warfare. E l’altro mondo non fu più possibile e dovette chinare la testa e riporre la coda tra le gambe. Nulla di nuovo poté più essere incisivo, ci accontentammo di obiettivi piccoli, noi che ci avevamo creduto: decrescita home made, riciclo, riuso, attenzione ai consumi, e altri piccoli speranzosi granelli di sabbia che infiliamo nella clessidra del tempo sperando finiscano anche in qualche ingranaggio.
L’ultima volta a New York − prima di tutto questo e prima di trasferirmi in Svezia dall’Italia − la City mi era rimasta nel cuore, e mi dicevo che sarebbe stato divertente se la vita mi avesse servito sul piatto della casualità un paio di anni di soggiorno lì, per qualche misterioso percorso. Una finestra di vita a Manhattan, mi immaginavo, per vivere un quotidiano così big shot. Continua a leggere

La Piùpausa

menopausaNon ho avuto inizi facili. I miei primi vent’anni sono stati un urlo trattenuto e rappreso, scivolato via nel gorgo della morte di mia madre e di mia nonna. Non ho avuto spazio emotivo per vivere il mio menarca, o la mia sessualità, o la mia bellezza. I successivi venticinque ho cercato di riprendermi da quello spavento, come un gatto sfuggito alle fauci di un cane se ne sta arrampicato sul muro a leccarsi una zampa. E neanche in quegli anni ho potuto vivere le emozioni collegate ai cambiamenti fondamentali del mio corpo − gestazione e maternità − perché ero sterile.
Mi ricordo che fino a poco tempo fa ogni tanto facevo qualche battuta sull’avere le caldane, nei giorni più torridi d’estate, con quel filo di disprezzo impaurito che si prova per un tempo brutto da cui si pensa irrazionalmente di essere esenti. Continua a leggere

“Una lacrima sulla tomba di mia madre”

Clipboard01di Cinzia Guerriero

Tante volte, in tanti anni ho sentito mia madre parlare dei sessani, di questo paese assurdo che è Sessa e mai, mai una volta in cui mia madre, quando nominava Sessa e il suo popolo, non dicesse: eppure di peste e corna ne dicono tante, ma io da questo paese ho ricevuto solo amore e sostegno, ognuno a modo proprio, ma mi hanno sempre amato, accolta, io forestiera, in un mondo di tradizione e mistero, un mondo di dialetti e di vicoli con la musica e le chiese. E poi ad un certo punto, come una vera sessana, lei a Pasqua, più di ogni altro momento, più di tanti altri sessani, si sentiva cittadina di questo paese. Ed entrava nel circolo delle tradizioni, dei portoni lasciati aperti per sentire il miserere, delle 15/20 pastiere che preparava e metteva sulla mensola più alta del salotto per non farle annusare al gatto, coperte amorevolmente dalla plastica infiocchettata. Continua a leggere

Le bambine dei tuoi sogni

le bambine dei tuoi sogniHo la sensazione e il timore che le bambine occidentali siano attualmente compresse da due modelli opposti, quello “principessa rosa” e quello “maschiaccio”, che in entrambi i casi servono (= “sono servi”) della magnificazione di un modello sociale patriarcale. Continua a leggere

Donne da comprare

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[Doverosa premessa: Fabrizio Centofanti ha una pazienza infinita nei miei confronti. Ci mancava solo che andassi a toccare un tema come questo per La poesia e lo spirito. Ma anche questa volta mi ha stupita, accettando di ospitare questo personale punto di vista. Un’onestà intellettuale rara, e coraggiosa, che gli voglio e gli devo pienamente riconoscere.]

Riflessioni profonde sulla questione della genitorialità surrogata mi accompagnano ininterrottamente da qualche anno, ovvero da quando un mio amico e il suo compagno hanno avuto due gemelli attraverso la gestazione su compenso da parte di una donna. Tutto questo è avvenuto in un paese estero dove loro vivono da molti anni. È l’unico caso che conosco direttamente, e ne potrei riferire solo riscontri positivi, anche molto toccanti.
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Siamo i rom che si credono qualcuno

16-02 rom borasÈ evidentemente troppo tardi per una segnalazione della mostra Vi är romer [Siamo rom] ché − oltre a essere in chiusura − è allestita nella Kulturhuset [Casa della Cultura] di Borås, una cittadina della Svezia centro-occidentale in cui è assai dubbio che qualcuno possa mai capitare, a Febbraio; peccato, perché la città offre molto sotto il profilo artistico-culturale. Ma lo faccio comunque, non solo perché è la più avvincente mostra non artistica che abbia mai visto (e infatti ha vinto dei premi) ma soprattutto perché ciò che ne resterà, dopo il 29 febbraio, è un valore non legato al tempo; e di questo bisogna parlare.
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Donna, non mestruare con dolore

Endometriosi[Una premessa: vorrei ringraziare di cuore Fabrizio Centofanti che ha scelto di accogliere questo pezzo tale e quale a come era scritto, nonostante fosse femministicamente antiveterotestamentario e per giunta per nulla letterario. Un’ennesima riprova di quanto coraggio e libertà circolino per questo blog. Giubilo & gratitudine!]

Covo questo pezzo da sette anni: tanti ce ne sono voluti perché io mi sentissi finalmente pronta a metabolizzare un tema così spinoso come la mia possibilità perduta di essere madre. E anche se ancora oggi continuo a sentire resistenza all’idea di ripercorrere il mio calvario, ho scelto di farlo per saldare un intimo debito di sorellanza verso tutte le donne, che voglio onorare a qualunque costo. Continua a leggere

Appunti imprecisi dal Göteborg Film Festival

16-02 got film festSi è appena conclusa la 39° edizione del Göteborg Film Festival, il più importante evento cinematografico svedese. I numeri sono imponenti, viene da dire commoventi: circa 450 proposte tra lungometraggi, documentari, corti e retrospettive, spalmati in un frenetico calendario di soli undici giorni. Anche con la migliore buona volontà, non sono riuscita a vederne che una percentuale piuttosto esigua, ma è stata un’esperienza comunque appagante e stimolante.

La prima cosa che voglio comunicare è la mia sorpresa: il nostro pianeta riluce di bellissimi film, che quasi nessuna sala cinematografica proietta. Ma queste pellicole ci sono! Mi sono sentita come l’amico di Peter Pan che improvvisamente ritrova i pensieri felici che lo fanno volare: letizia e cuore larghissimo per tutte queste storie che i registi si ostinano a voler raccontare e che i produttori, spesso anche finanziati dai rispettivi organismi statali, hanno il coraggio spavaldo di produrre.
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Abbandono

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Penso a uno qualunque dei terroristi che si è fatto saltare ieri sera a Parigi. Penso alla sua sorpresa (forse non grandissima) nel non trovare le 72 vergini ma solo altre anime non più sofferenti – quelle delle persone che aveva appena ucciso con il suo gesto. Anime non più sofferenti tutte, anche la sua, dopo quel dolore acuto e straziante di aver ammazzato, odiato e poi ammazzato, altre persone. Penso al suo momento di rimorso, a quel taglio molto più forte dell’esplosione che lo ha dilaniato, a quello strappo finalmente del vero, del velo.
Penso alla sua nascita, alla sua infanzia, ai genitori o ai loro surrogati che non lo hanno saputo accogliere e amare, che lo hanno ignorato e disprezzato, trattato con brutalità, picchiato, punito. Offrendogli solo una scuola di odio per se stesso.
E su questo odio di sé è stato così semplice costruire altro odio, per se stesso e per gli altri, e trovare una ragione “santa” e legittima a questo buco nero di angoscia: una religione, un motivo, una causa, un anestetico, un oblio. Qualcosa per riscattarsi dall’odio si sé, ma anche per trovare un motivo per terminare quella sofferenza con un suicidio – finalmente – che fosse tanto fine del dolore quanto apice di riscatto: finalmente l’amore di tutti, la stima, le preghiere, l’elevazione. Il tardivo Riconoscimento dell’Eroe. Finalmente Santo, finalmente Degno. Continua a leggere

“Il racconto dei racconti”: Garrone iperrealista.

il racconto dei racconti

In questo periodo ho chiuso un cortometraggio e sto finendo di montare un documentario: ciò si traduce in 12-14 ore al giorno di lavoro festivi compresi: realisticamente, non riuscirò mai a trovare il tempo per scrivere una delle mie ragionate recensioni sul suo ultimo splendido film. A malincuore, perché so già che anche qui avrei bisogno di toccare mille aspetti, dagli impianti mitologici antichi e la tragedia greca con i suoi archetipi, fino alla tradizione recente della fiaba, per concludere con le religioni: non solo il panteismo olimpico e la ybris umana dell’imitarlo, ma le molte declinazioni dei Sette Vizi Capitali. Continua a leggere

Il Nordic Film Fest 2015

nordic film 2015Si è appena conclusa la quarta edizione del Nordic Film Fest della capitale -appuntamento sempre più imperdibile e seguitissimo dal pubblico romano- organizzato e presentato da Antonio Flamini di Itale20 con la consueta sensibilità, intelligenza e perizia di ogni anno, insieme alle 5 ambasciate nordiche (Danimarca Finlandia, Islanda, Norvegia e Svezia) e il Circolo Scandinavo, curato dall’ottimo Ingo Arnason, islandese. Tantissime pellicole per un totale di cinquanta ore di proiezioni: sarebbe stato impossibile vederle tutte in un lasso di tre giorni, ma sono riuscita a godere di ben sei ottimi lungometraggi. Continua a leggere

Ingrid Bergman, una donna libera

Ingrid Bergman locandinaDa poco inaugurata una mostra dedicata alla grandissima attrice svedese, allestita al primo piano della Casa del Cinema di Roma, dove resterà aperta −con ingresso gratuito− fino al 23 maggio 2015. Due sale allestite in collaborazione con il Nordic Film Fest, che apre i battenti domani, dall’associazione Culturale Santa Marinella Viva, che ha curato una sala con 30 scatti di vita personale dell’attrice nella sua villa di Santa Marinella, e 62 immagini dei personaggi portati da lei al cinema o in teatro, a cura del giornalista Rosario Tronnolone.
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“Diva futura” di Fabio Viola

viola diva futuraStraniamento è un sostantivo che ha spesso ragione di essere usato per circostanziare le narrazioni di Fabio Viola. Estraneo e poco comprensibile il mondo descritto, a linciare una realtà troppo banale, deludente. Ma stavolta Viola ci ha tenuti con i piedi su questa terra meschina e meneghina, che dissimula il suo essere provinciale fingendo eterna assenza di sorpresa e coolness (digitando questo vocabolo su Google il primo suggerimento è “coolness Milano”), cercando riparo dalla paura della noia, del nulla, attraverso un atteggiamento di «nichilismo addomesticato e ottimista». Temi che ricorrono dal suo primo romanzo (“Gli intervistatori”), ma che qui sono giocati meno sul filo dell’assurdo e dell’alienante per restare invece ancorati a un qualche senso di concretezza più reale. Forse proprio per questo più dolorosi, desolanti. Lontano dall’ambientazione nipponica di “Sparire”, questo romanzo che si svolge tra Roma e Milano è raccontato dal “solito” io narrante romano, che in questo caso è sia innamorato del Giappone che di una giapponese, Maki, la “Diva Futura”, sua compagna di vita.
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Il Nolan più convenzionale ma sempre emozionante di “Interstellar”

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Forse nessuno degli amanti del regista contemporaneo più cerebrale in circolazione ritiene che Interstellar sia la sua migliore pellicola. Anzi, molti dei suoi estimatori si sono dichiarati delusi. Forse perché gli “omaggi” a Tarkovski e a Kubrik sono troppo evidenti, fino a diventare delle citazioni o contro-citazioni, o forse perché, al di là della complessità dell’idea dei wormholes, o della legge gravitazionale, troppe cose sono alla fine “spiegate”, e a volte il formato è quello da famiglia felice americana, soprattutto all’inizio, dove alcuni dialoghi ingenui e paternalisti, a volte un po’ stucchevoli, rendono il film troppo spielberghiano (regista per il quale era stato inizialmente pensato il film): che non è ciò che gli amanti di Nolan cercano. E i più affezionati o i più puntigliosi hanno notato qualche incoerenza di sceneggiatura, sì, anche qualche errore sul piano scientifico, che ha tolto il piacere della perfezione di congegno goduta altrove, per questo regista. E il concetto più importante, e molto nolaniano, dell’amor vincit omnia, per taluni è stata una scorciatoia.
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