Il Moonlanding di Dalla Porta

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di Guido Michelone

Talvolta anche su ‘La Poesia e lo Spirito’ occorre parlare di musica, soprattutto quando i dischi hanno un risvolto poetico. Il nuovo disco Moonlanding, a nome del Paolino Dalla Porta Future Chamber Quartet, idealmente comincia con l’esergo ad apertura di booklet: è una frase dalle lezioni americane di Italo Calvino il quale dice: “Nei momenti in cui il regno dell’umano mi sembra condannato alla pesantezza, penso che dovrei volare come Perseo in un altro spazio”, a cui sembra fare da eco lo stesso autore che Dalla Porta inserisce a pié pagina: “Non sto parlando di fughe nel sogno o nell’irrazionale. Voglio dire che devo cambiare il mio approccio, devo guardare il mondo con un’altra ottica, un’altra logica, altri metodi di conoscenza e di verifica”. Continua a leggere

TRA SUONO E PAROLA: LA MUSICA DI GANESH DEL VESCOVO

di Giovanni Agnoloni

ganeshMi è gradito fare una riflessione sul rapporto tra suono e parola, in occasione del conferimento al Maestro Ganesh Del Vescovo del prestigioso Concorso di Composizione Michele Pittaluga 2016 nella categoria dedicata alle composizioni per una oppure due chitarre a sei corde (della durata massima di 8 minuti circa, di forma e linguaggio libero).

Si tratta di uno dei più importanti riconoscimenti a livello mondiale per i compositori per chitarra classica. E Ganesh è un compositore e un esecutore attentissimo alla sonorità come veicolo di espressione di contenuti emozionali e spirituali.

Ben poco, oggi, si riflette su questi aspetti, nella critica letteraria. Normalmente l’attenzione è per lo più rivolta ad aspetti strutturali e concettuali, ma a mio avviso il nucleo della ricerca poetica e narrativa, così come di quella musicale, è proprio nel suono, da intendersi come vibrazione, e dunque manifestazione energetica primordiale. Il fatto che poi questo si articoli in narrazioni (o melodie) ed evochi concetti e valori è certamente importante, ma non “fa” da solo un’opera autenticamente artistica. L’anima della stessa attinge infatti al profondo, ovvero ai territori interiori dell’autore (o del compositore), dai quali il suo vissuto personale, relazionale e culturale si riversa sulla carta con la capacità di raggiungere visceralmente il lettore/spettatore. Continua a leggere

Gianmaria Testa, un poeta che cantava

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di Guido Michelone

Ci volevano i francesi, circa vent’anni fa, per scoprire il talento di un nuovo protagonista della canzone d’autore italiana, non più giovanissimo: Gianmaria Testa, cuneese di Cavallermaggiore (dove nasce il 17 ottobre 1958 da una famiglia contadina), vive nel tipico borgo collinare tra Savigliano e Racconigi, ma muore ad Alba, ormai sua città adottiva, il 30 marzo 2016, dopo una dolorosa malattia. Continua a leggere

International Jazz Day UNESCO

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Venti jazzisti italiani per la giornata del jazz

a cura di Guido Michelone

Il 30 aprile, in tutto il mondo, si festeggia l’International Jazz Day, l’iniziativa che l’UNESCO vara nel 2012 grazie all’intraprendenza di artisti, studiosi e appassionati, ritenendo la musica jazz – dagli Stati Uniti d’America ormai diffusa sull’intero pianeta – quale simbolo di cultura, arte, civiltà. Continua a leggere

Steve Lehman, il nuovo genio del jazz contemporaneo

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di Guido Michelone

Il prossimo 30 Aprile ricorre l’International Jazz Day UNESCO, che da quattro anni si celebra in tutto il mondo: creata dal grande pianista afroamericano Herbie Hancock la ‘Giornata del Jazz’ intende favorisce il dialogo tra i popoli attraverso una musica libera, aggregante, democratica quale appunto è il jazz, dichiarato patrimonio dell’Umanità dalla stessa UNESCO, l’organizzazione che con l’adesione di 196 stati sovrani si batte per l’innalzamento dell’arte, della cultura, della scienza, dell’educazione nell’intero Pianeta. Continua a leggere

L’autobiografia di Ray Charles, il genio del soul

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di Guido Michelone

C’è un lungo periodo, anche in Italia, grosso modo tra gli anni Sessanta e Settanta, che Ray Charles, soprannominato ‘il genio del soul’, è famosissimo, acclamato come un divo pop. Ma occorre fare dei distinguo: anche a quell’epoca, la musica di Ray Charles si eleva sul beat dei tanti complessini yè_yé che indirettamente vogliono imitarlo o rendergli omaggio, perché Ray Charles è simbolicamente l’incarnazione dell’arte del suo popolo, i neri d’America.
Tutto questo è assai ben spiegato nella ripubblicazione da parte del’editore romano Minimum Fax della biografia di Ray Charles, Continua a leggere

La ‘poesia’ del jazz italiano Max De Aloe, Marcella Carboni, Filomena Campus, Massimo Barbiero

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di Guido Michelone

“Il mondo del jazz in Italia è un mondo piccolo, lontano dal music-business e dai clamori, ma questo suo limitato potere commerciale ha il vantaggio di preservare la purezza e l’autenticità del processo creativo. Tradotto vuol dire che possiamo scrivere, suonare e registrare la musica che più ci aggrada. E non è poco”. Continua a leggere

Guido Michelone intervista Prato Paolo

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Paolo Prato è tra i maggiori intellettuali contemporanei: docente incaricato presso la Pontificia Università gregoriana, dove si occupa di musica e culture giovanile, è tra i più originali studiosi internazionali del rapporto tra il mondo attuale, i mass media e le sonorità popolari. A riprova di questi interessi trasversali si possono citare alcuni suoi libri di grande successo dai recenti Le macchine della musica e I Canti di Natale agli ormai classici La musica italiana e Il treno dei desideri. Continua a leggere

J. J. Cale (1938-2013)

J. J. Cale

di Loris Pattuelli

Una cosa bianca che assomiglia al blues, ecco quello che ha fatto J.J. Cale.

Quattro erano i grandi vecchi della scena rock: Bob Dylan, Leonard Cohen, Neil Young e J.J. Cale. Adesso sono rimasti in tre. Se ne è andato il più discreto, il più riservato, il più provinciale.

Un giorno, spero non troppo tardi, scopriremo quanto grande sia stato questo suonatore.

To Tulsa and back, così si intitola un suo disco di qualche anno fa. J.J. Cale era di Tulsa, la seconda maggiore città dello stato dell’Oklahoma. E a Tulsa arrivava Eric Clapton per imparare After midnight e Cocaine, e poi anche Mark Knopfler per copiare tutto e diventare anche più bravo di lui.

J.J.Cale era un autore di culto, non certo una rock’n’roll star. Bob Dylan ci ha messo sei lustri per tornare ad essere libero come lui.

Tulsa sound, così i critici chiamavano la sua musica. E hai voglia a dire gli ingredienti: rock, blues, soul, jazz, country. J.J. Cale ha creato una cosa bianca che assomiglia al blues. E questo, se non è tutto, poco ci manca.

Quattordici sono i dischi da lui incisi. Ne elenco tre (i miei preferiti): Naturally del 1972, Grasshopper del 1982 e To Tulsa and back del 2004. Di lui Neil Young aveva detto: “Il migliore chitarrista elettrico vivente dopo la scomparsa di Jimi Hendrix”.

http://www.youtube.com/watch?v=j0WUfUUQT28

http://www.youtube.com/watch?v=bL3g2JxfJt8

http://www.youtube.com/watch?v=6mqEvcEl4u4

Faber il poeta

Fabrizio De André

di Augusto Benemeglio

A Fabrizio Centofanti.

1. Portami a vedere il colore del vento

E venne nella notte di gennaio di fine secolo , nell’esatta luce irreversibile e pura, altera e lodata, sora nostra morte corporale; attraversò il vasto e casto sudario, entrò silenziosa nel giardino di rose, e portò una musica lieve nel colore azzurro del vento. Fabrizio De Andrè , ormai simulacro di se stesso, in coma irreversibile, staccò la spina per sempre da questa terra. Continua a leggere

L’altro Monti. Guido Michelone intervista Giangilberto Monti attorno a Comicanti

Monti

Giangilberto Monti, storico cantautore milanese, grazie anche alla collaborazione del critico Enzo Gentile, racconta nel suo nuovo cd-book Comicanti.it la comicità musicale italiana attraverso i cosiddetti comicanti, dalle macchiette del café-chantant, dal cabaret del dopoguerra alle pedane di Zelig. In questo lavoro editoriale-musicale, tra i primi e tra i migliori nel suo genere ci sono quasi tutti. Bennato, Buscaglione, Caputo, Capossela, Carosone, Cochi & Renato, Concato, De André, Fanigliulo, Fo, Gaber, Guccini, i Gufi, Jannacci, Lauzi, Petrolini, Rascel, Rossi, Taranto, Valdi, per citarli in rigoroso ordine alfabetico. Continua a leggere

Considerazioni sul libro di rock

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di Guido Michelone

La musica rock, ormai con quasi settant’anni di ininterrotta attività, fa dunque parte dell’arte contemporanea, del sistema mediatico, della cultura universale: già alla fine degli anni Sessanta del XX secolo se ne incomincia a raccontare la storia, vecchia solo di un qualche lustro, ma è solo in epoca recente, con i molti decenni alle spalle, che è in atto un’autentica rivoluzione critica anche sul piano storiografico, come testimoniano molte recenti pubblicazioni, di cui le 16 opere prescelte sono a semplice titolo indicativo, anche se in diversi casi rappresentano il meglio di quanto la cosiddetta critica rock sappia esprimere a livello biografico, sociologico, musicologico, antropologico. Continua a leggere

PSYCHEDELIC PILL, Neil Young with Crazy Horse

di Loris Pattuelli

“Da venticinque secoli la cultura occidentale cerca di guardare il mondo. Non ha capito che il mondo non si guarda, si ode. Non si legge, si ascolta. La nostra scienza ha sempre voluto controllare, contare, astrarre e castrare i sensi, dimenticando che la vita è rumore e solo la morte è silenzio: rumori del lavoro, rumori degli uomini e rumori delle bestie. Rumori comprati, venduti o proibiti. Nulla di essenziale accade ove non sia presente il rumore”. Jaques Attali.

I rumori sono tanti, milioni di milioni, e quelli che girano intorno al rock sono sempre i migliori. Mi vengono in mente Satisfaction dei Rolling Stones e All along the watchtower di Jimi Hendrix. Dovendo allungare la lista, la mia scelta cadrebbe su qualcosa di Neil Young. I suoni dell’elettricità lui li frequenta da sempre, da sempre la sua fama di menestrello fa il paio con quella di miglior rumorista del reame. Continua a leggere