Adrienne RICH – Da: Lo spacco alla radice. Nota di Nadia Agustoni

Adrienne Rich, poesia e rabbia.

di Nadia Agustoni

La morte di Adrienne Rich, poeta, saggista e femminista americana, come quella di altre figure simbolo dell’intellighenzia radical (Paley, Sontag, Wittig) mancate nell’ultimo decennio, segna la fine di un’epoca; fine che arriva frammentata e in un vuoto che personalità meno affilate riempiono solo parzialmente, anche perché un certo carisma si afferma per l’integrità personale che solo il tempo rivela. Rich apparteneva alla generazione che negli anni Sessanta partecipò alla contestazione dello status quo, e lei madre quarantenne di tre figli rimise allora in gioco l’intera sua vita, sposò le cause del femminismo e dell’antirazzismo, si mobilitò contro la guerra in Vietnam e visse apertamente il suo legame d’amore con una donna, Michele Cliff.  Continua a leggere

Nadia Agustoni, Il peso di pianura (Lietocolle, 2011)

 

 

Dal libro primo: Cosa vuoi che dica la polvere

 

uomini-foreste

 

l’animale fuggiasco e lumini-astri

fabbrica-stella appesa al gesto

il buio nel largo del mondo e sghemba ai paesi

si dilunga terra da terra ci distrae soltanto la lisca di brina

l’indizio-corolla o il cielo quando si divarica

e nuvola s’apre d’acqua e riempie fessure

ogni voce racchiusa dietro speranza

e uomini-foreste s’impigliano ai nomi.

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Alcune cose. Carmine Vitale


Alcune cose. Carmine Vitale

* Appena sveglio

Sembra che debba entrare a far parte anch’io
della teoria del mazzo di carte;
una volta in acqua ho incontrato il lamento di una medusa –
la terra trasuda pini e tombe insieme,
un cumulo di ossa che nemmeno gli dei hanno saputo
collocare.
Ci nascondiamo nella paura,
è quel che ci riesce meglio;
il viaggio di Dante non è per niente finito –
era l’introduzione per presentare il mondo
prima dell’avvento del sole dopo la fine dei ghiacci. Continua a leggere

Poesie per un no. Roberto Rossi Testa

Di Nadia Agustoni

Da “una distanza ampiamente inferiore a quella di sicurezza” Roberto Rossi Testa perviene con Poesie per un no Aragno Edizioni 2010, a un colloquio con il proprio doppio che nel lettore suscita sentimenti di riconoscimento e disconoscimento davanti a quell’io che “ Se anche tornasse indietro,/ se pure risalisse,/ non riconoscerebbe;/ non riconoscerebbero/”. Tanto più quell’io ci costringe a una dura riflessione, nel suo non riconoscere e nell’essere così “solo”, perché per Rossi Testa l’io e il tu sembrano assumere il significato di un duello interiore con il poeta che dice a se stesso:” finalmente a noi due”. Nel due c’è la finzione della lingua, un prendersi gioco di se stessi non più con l’interrogazione, ma in uno specchio spezzato. La figura si osserva e sembra indicare una colpa, un errore compiuto, senza dirci quale. Continua a leggere

Cuore comune. Renata Morresi

di Nadia Agustoni

“Cuore comune” peQuod 2010, è il titolo della prima raccolta poetica di Renata Morresi, libro in sei sezioni, che sono una summa del suo lavoro con le parole. Diverso e ampio il respiro di questi testi a segnare una ricerca che mai abbandona una propria coerenza e ha in sé potenzialità tutte da esplorare. Nella nota di copertina Massimo Gezzi sottolinea: “un dettato teso, percussivo, trapunto di versi anche brevi interessati da un disinvolto plurilinguismo, dove spesso uno scarto minimo del significante spalanca voragini di significato”.(1)
Il segno di molta poesia è la pazienza con cui si lavora con le parole, il duro rendere conto del poeta di una realtà che sembra scavalcarlo lasciandolo in una sospensione dove difficile è trovare al loro posto tempo e spazio: “ infine fuori/ comincia chiunque/ tutto era spazio dopo e quando […]”; e subito, entrando nel vivo, toccando il segreto delle immagini “sola tra-/ sparire, vibrare/ di più- / ma appesa alla finestra/ (credo che sappiate come resta appesa al vetro)/.” Continua a leggere

Attraverso la tela. Marco Bellini

di Nadia Agustoni

Leggendo la poesia di Marco Bellini si ha l’impressione che l’impegno che richiede seguirne il dettato sia dovuto ad un “cadere” verticale, un cedere alla profondità della parola. Questa breve raccolta Attraverso la tela Edizioni La Vita Felice 2010, con prefazione di Gabriella Fantato e postfazione di Piero Marelli, si apre con un intenso poemetto “…Della linea” in cui si riflette un dire che partendo dalle cose sembra ricordarci con Hofmannsthal che la profondità è nascosta proprio alla superficie. “Credevo di non poterla accettare/ quella linea tesa, annodata all’orizzonte/ e allora ho chiesto di uscire dal tempo/ […] per avere tutte le età […]”, e non inganni quell’uscire dal tempo perché Marco Bellini non ha tentazioni di fuga dalla storia e dall’epoca, ma piuttosto risponde a un andare oltre, tanto più nei momenti legati al quotidiano e a quella linea tesa iniziale, che se segna un confine, restituisce anche una misura. Continua a leggere

Imperfetto sublime. Conversazione con Cristina Annino


(La corrida)


Imperfetto sublime.
Conversazione con Cristina Annino.

Di Nadia Agustoni

La poesia e internet, la casualità e la simpatia hanno portato a un incontro con la personalità unica del poeta Cristina Annino, voce di una forza rara e di un originalità che non smette di stupirmi. Uno scambio intenso di e-mail e un parlare aperto, pur a distanza, hanno poi avuto l’esito di alcune conversazioni nella sua bella casa romana. La semplicità della persona mi ha doppiamente impressionato. Temo da sempre gli incontri viso a viso, con autori amati, perché di solito deludono. Non è stato questo il caso, perché Annino è quel che è, nella parola come nella vita. Diretta, semplice e mai banale, mai arresa a un cedere dei discorsi quando potrebbero inclinare a frasi fatte o a luoghi comuni. I pochi giorni romani hanno intensificato le mie precedenti impressioni e il nostro discorrere è proseguito. Continua a leggere

Un altro senso. Di Anna Maria Curci

(Onda)

Un altro senso
di Anna Maria Curci

Qualche tempo fa, scrivevo: “Le domande sono un dono”. Mi è capitato di dare senso e sostanza a un’altra affermazione, nella cui veridicità credo da tempo, ma che mai come ora si è manifestata con chiarezza:: “I punti di vista ‘altri’ sono un dono”. Che cosa è successo nel frattempo? In un momento di pausa da corse, gare e incitamenti della squadra degli Zuzzurelloni nei “Giochi senza quartiere” dell’annuale “Sammarcanda”, mi fermo a chiacchierare con D., che dall’alto dei suoi dieci anni mi comunica serissimo “Dio si è incarnato due volte: Gesù e San Martino”. Nella confusione che ci circonda, non colgo il secondo nome, che gli chiedo di ripetere. Dopo aver seguito un servizio televisivo e aver letto il capitolo conclusivo, Sensi soprannaturali, del volume Gli imperdonabili, che raccoglie scritti di vari periodi di Cristina Campo, ho colto finalmente il punto di vista di D., che ha dato a Martino, trasfigurato dal suo atto di generosità nei confronti del povero, la natura divina, quella di Dio che si manifesta nell’ultimo, nel bisognoso, nel perseguitato. Continua a leggere

(cinque frottole)


(frottola del cainita)

Se intravedo la luna ed il castello,

ricordo pure il luogo del coltello.

Lo gettai tra roccia e spino, senza cura:

dopo il sangue ed i gridi c’è premura

di cancellare ogni traccia di ferita

e girare un nuovo foglio della vita.

E’ un libro chiuso la casa nella piazza –

del mio nemico cancellai la razza:

ora, a chi passa innanzi, tutto tace

su quella sera da bestia rapace.

Più non ricordo per cosa alzai la mano

e la premetti con la lama da lontano

sul padre, sulla madre e sulla figlia,

purgando il borgo da quella famiglia.

Ora ritorno, con l’accento straniero,

e ritrovo il paese vuoto e nero:

se ne parlò, nel bar, di quel delitto,

ora è silenzio, anzi, il locale è sfitto. Continua a leggere

Il cielo sopra i comignoli. Di Nadia Agustoni

(comignolo)

Il cielo sopra i comignoli.
Di Nadia Agustoni

Il primo cielo che incontro lo dico sottovoce. Appare pochissimo ed è un cielo calmo che respira e ha un azzurro che si apre tra le nuvole e scende fino a una linea bianca simile al fumo di comignoli invisibili. Mi protendo sul cornicione e rimango in bilico un attimo e prendo questo cielo come se stesse tra due dita. In effetti dopo ho le dita azzurre, a piccole macchie quasi pallide. Penserete che sono un artista o un semplice acrobata. In verità è tutto diverso da come sembra. Io sono un bambino che sta sopra i tetti e conosce i tetti e le tegole e i comignoli e il fumo dei comignoli e il cielo sopra i comignoli. Vi basta? Dovete sapere che non è difficile vivere sui tetti. Molti gatti lo fanno e anche io lo faccio, anzi non saprei vivere in un paese dove le case non hanno i tetti. Continua a leggere

Punto e a capo. Presente passato e futuro del movimento zapatista. Subcomandante Marcos intervistato da Laura Castellanos.

Punto e a capo. Presente passato e futuro del movimento zapatista.
Subcomandante Marcos intervistato da Laura Castellanos.

di Nadia Agustoni

Lo zapatismo non è più di moda. Si parla sempre meno del Chiapas e del movimento insurgente che dal 1 gennaio 1994 è la coscienza politica della società civile della regione del sud est messicano e in larga parte anche del Messico. Gli zapatisti non piacciono più. Troppo poco manipolabili, troppo sopra le righe il loro fare “dal basso”. Gli intellettuali di sinistra, sia messicani che internazionali, hanno abbandonato il loro impegno a favore dell’EZLN e delle popolazioni indigene del Chiapas. L’autonomia del movimento zapatista e la figura di Marcos – come politico e come intellettuale – sono alla fine entrate in conflitto con l’idea che la sinistra ufficiale del Messico e dell’Europa si è costruita riguardo l’essere di sinistra. Tuttavia il lavoro degli zapatisti non si ferma. Continua a leggere

Gli occhi d’oro delle volpi. Di Nadia Agustoni

(Volpe)

Gli occhi d’oro delle volpi
di Nadia Agustoni

Le volpi hanno gli occhi d’oro e il mondo intorno a loro è d’oro e a loro sembra sempre che la notte cada lontano e che tutto brilli perché è sempre nuovo. Le volpi, anche se nessuno ci crede, sono animali sbadati e danno la caccia alle galline perché vedono miraggi non galline e non vedono uova, ma piccoli soli. Ci sono certi bambini poveri che hanno gli occhi delle volpi, ma non sono parenti. Sono bambini senza casa e i loro occhi sono gialli più che oro perchè hanno fame. La fame è un animale fantasma che gli entra nel corpo e li fa parlare a vuoto e il vuoto li fa diventare muti. Così molti credono che i bambini poveri sono degli stupidi mentre sono soltanto poveri. Nascere poveri su questo pianeta, che pure è tanto verde rispetto alle galassie, è molto comune. Si nasce bambini e si è poveri. Me lo ha spiegato uno di loro: “ nasciamo e le nostre mamme sono povere e muoiono dopo un po’ e noi diventiamo subito bambini poveri o molto poveri e ci crescono gli occhi, crescono, crescono e sembrano palloncini in volo”. Continua a leggere