Il Liotro e gli elefantini siciliani

liotro foto

di AMBRA STANCAMPIANO

(immagine di Martina Garzia)

Un tempo molto lontano da adesso, quando il mondo era ancora giovane e la Sicilia appena una bambina, viveva sull’Etna e nelle campagne circostanti un gruppo d’elefanti nani, piccoli come dei pony a cui sia cresciuta una proboscide.

I primi uomini che avevano deciso di stabilirsi da quelle parti stavano fondando proprio allora la città di Catania. A quei tempi vivevano lì intorno terribili mostri e animali feroci come la biscia belluina delle zolfare, i ciclopi dei faraglioni e il Drago Tifone, che abitava nelle viscere del vulcano e aveva davvero un pessimo carattere. Continua a leggere

“NEGHENTOPIA”, DI MATTEO MESCHIARI

Recensione di Giovanni Agnoloni

Matteo Meschiari, Neghentopiaed. Exòrma, 2017

Neghentopia di Matteo Meschiari è un romanzo – perché di un romanzo, al di là di un momentaneo dubbio, si tratta – spiazzante e pluridirezionale. È storia ricca, a più strati e farcita di atmosfere e allusioni composite. Scritto sotto forma di sceneggiatura (o quasi), guida il lettore in un’esperienza fortemente visuale, attraverso dialoghi serrati, descrizioni ad altissima densità poetica e riferimenti musicali e cinematografici.

Il libro racconta un tratto cruciale della vita di Lucius, un ragazzo che viaggia per terre selvagge in compagnia – l’unica a essergli rimasta – di un passero, un’entità tra il fisico e il “demonico”, che, come una sorte di drone-spirito guida, gli fa da battistrada e risponde alle sue domande, che riguardano il passato e il futuro, entrambi tinti di morte.

Lucius ha frequenti svenimenti, dimentica o fraintende spesso i fatti che si sono verificati e non riesce a essere totalmente presente. È accaduto qualcosa; qualcosa che ha svuotato la sua coscienza del qui e ora, riducendolo a una lotta serrata e senza pietà, in attesa di un esito che appare irrimandabile. Intanto, alle spalle, preme una mostruosa manifestazione dell’archetipo junghiano dell’Ombra, paradossalmente fedele quanto l’amico volatile. Continua a leggere

I TANTI INTRECCI MEDIALI DEI COMICS

Dal testo introduttivo di ComicShow. Fumetti e spettacolo (2012) di Claudio Bertieri, revisionato dall’autore

Tutto è cominciato una sera della primavera 1964. Su una panchina di fronte al Palazzo del Parco di Bordighera, dove con alcuni amici/colleghi si tirava a far tardi. Eravamo stati invitati per prendere parte ad un convegno sulla “Commedia cinematografica” promosso dal Salone dell’Umorismo. Ragionando di vari argomenti saltò fuori che, seppure in misura diversa, eravamo un po’ tutti interessati ai fumetti.

La copertina di “ComicShow”, da ibs.it

Si trattava, in genere, di un rapporto vissuto più in passato che partecipato al presente, comunque non interamente appassito. Anzi, per certi versi, sollecitato di recente da alcuni incontri “festivalieri”. Delle isolate esperienze cinematografiche -dirette o indirette- che appunto sospingevano a riprendere in mano letture abbandonate da tempo. Non si viveva certo, in quei giorni, la stagione trionfante dei moviecomix, delle trascrizioni su pellicola di personaggi a lungo pedinati sui giornalini. Tuttavia, sembrava di capire che qualcosa si stava muovendo nella direzione di un recupero (tardivo) culturale di quella narrativa disegnata per converso messa all’indice dalle accademie. Continua a leggere

“Le facce del fiume”. Clemente Castelli e le sue sculture

Testo introduttivo e intervista di Oreste Verrini

C’è un piccolo borgo in provincia di Lucca, nel comune di Piazza al Serchio, fatto di sassi. Sassi per costruire le strade, per costruire le case e per abbellire. Non è inusuale, camminando in quelle stradine, incontrare un signore alto, di bianchi capelli, che con fare dinoccolato, passeggia. Siamo a Nicciano, in Garfagnana, e il signore è Clemente Castelli. Postino di professione e scultore per passione, ha abbellito il borgo di statue in arenaria. Ognuna di esse racchiude una storia, una leggenda, un desiderio.
Così l’ho conosciuto, camminando nel borgo. E sempre camminando ho conosciuto le sue opere e poi la sua storia. Non poteva rimanere ancora nascosta. Meritava di essere raccontata. Ad aiutarmi in questa avventura, Angelica Polverini, storico dell’arte e docente d’Accademia. Assieme abbiamo cercato di raccontare Clemente e il suo mondo. Le Facce del Fiume, Tarka Edizioni, è il risultato di questo lavoro. Continua a leggere

MICHELE TONIOLO, “LA SOLITUDINE DELL’IMMAGINAZIONE”

Recensione di Giovanni Agnoloni

Michele Toniolo, La solitudine dell’immaginazione, Galaad Edizioni, 2016

toniolo

Una riflessione sull’essenza della parola. La parola in sé. La parola prima della parola. La parola immaginata e immaginante, ovvero μῦθος (mythos), creatrice e sacra. La parola con un τέλος (telos), limite e scopo attingibile solo in un remoto punto di tangenza, deflagrante e capace di svelare l’essenza del Divino. E, di riflesso, “La letteratura” come “luogo dell’incontro con la lingua dispersa” (p. 14). Questo il nucleo di fondo de La solitudine dell’immaginazione, piccolissimo ma altrettanto denso e prezioso volume di Michele Toniolo, edito da Galaad Edizioni per la collana “Lilliput”. Continua a leggere

BUONA LETTURA: “Noleggio arche, caravelle e scialuppe di salvataggio” di Riccardo Ferrazzi

Buona lettura è una rubrica curata da Mara Pardini. Uno spazio per “assaggiare” libri buoni, ovvero utili, piacevoli, intelligenti, capaci di lasciare un segno nell’immaginazione di chi li sfoglia.

Un taccuino per catturare le impressioni, i messaggi e le parole che escono di pagina in pagina ma anche per incontrare scritture nuove e legate all’attualità.
Un angolo per parlare di libri e condividere il gusto di una buona lettura.

“BUONA LETTURA” 10. Noleggio arche, caravelle e scialuppe di salvataggio (ed. Fusta). Breve discorso sul mito di Riccado Ferrazzi

noleggio-arche-caravelle-e-scialuppe-di-salvataggioRiccardo Ferrazzi ha realizzato un’appassionante “caccia al tesoro” attraverso i luoghi e i tempi in cui il mito ha esercitato la sua suggestione, ha spedito i suoi personaggi nel mondo, si è imposto con il suo potere.

Di questo trascinante avvenimento rinnovatore che contiene la prima manifestazione e le prime storie della nostra civiltà, proprio le domande a cui desidera rispondere rappresentano le migliori testimonianze puntuali e ancora viventi.

Questo perché, spiega Ferrazzi, nonostante le metamorfosi anche radicali avvenute nel tempo per gli stravolgimenti dovuti ai pregiudizi delle epoche successive o all’inevitabile perdita del senso dei fatti, il racconto del mito conquista un alone particolare nel riuscire a varcare i confini della storia, della morale e persino della scienza. Continua a leggere

METTE NORRIE: “L’OMBRA DEL LUNEDÌ”

Testo introduttivo e traduzione di Giovanni Agnoloni

Mette Norrie è un’artista visuale e una scrittrice residente a Copenhagen, che opera negli ambiti della poesia, delle illustrazioni e dell’arte sequenziale. Attualmente sta lavorando a una raccolta di racconti grafici. Il suo sito è www.mettenorrie.com.

Ho tradotto dall’inglese alcuni suoi micro-racconti, il primo dei quali reca, come l’illustrazione che lo accompagna, il titolo L’ombra del lunedì, mentre gli altri sono intitolati Luoghi destinati a sparire a settembre. Ciascuno di essi fotografa un momento di vita interiore calato nel mondo.

"The Shadow of Monday", di Mette Norrie

“The Shadow of Monday”, di Mette Norrie

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FRANCO MICHIELI, “LA VOCAZIONE DI PERDERSI

Recensione di Giovanni Agnoloni

Franco Michieli
La vocazione di perdersi
Ediciclo Editore, 2015

Questo libro di Franco Micheli l’ho visto praticamente nascere. Mi spiego meglio: l’amico e collega Davide Sapienza mi aveva parlato di un viaggio a piedi in Lapponia in programma insieme all’autore e a un terzo escursionista, Davide Ferro. Poi un’intempestiva tendinite l’avrebbe costretto a dare forfait, per cui sarebbero rimasti in due, per quella che si prospettava come una marcia senza il supporto di mappe, bussole, GPS o altri ausili tecnici per l’orientamento; solo le stelle, il sole e la conformazione del territorio.
prod_1377_MichieliLa sfida, estremamente affascinante, sarebbe poi diventata questo prezioso volumetto edito da Ediciclo, il cui titolo (La vocazione di perdersi) e sottotitolo (Piccolo saggio su come le vie trovano i viandanti) disegnano un arco ideale all’interno del quale sta racchiusa tutta la filosofia di viaggio di Franco Michieli (“Piccola filosofia di viaggio” è, appunto, il titolo della collana che lo ospita). Perdersi significa infatti mollare qualunque riferimento che possa venire da strumenti cartacei o tecnologici e affidarsi al paesaggio, lasciando che siano le sue linee, unite alla volta celeste di notte e al percorso apparente del sole di giorno, a orientare i passi. Così facendo, si apre uno scenario in cui sono le vie a venire incontro ai viaggiatori – va da sé, non del tutto impreparati sull’orografia del territorio che attraversavano né sprovveduti in materia di costellazioni e natura in genere. Inoltre, ogni strada imboccata o panorama scorto avrà il sapore di un’epifania, a sua volta capace di suggerire nuovi spunti. Continua a leggere

MARINO MAGLIANI, “IL CANALE BRACCO”

Recensione di Giovanni Agnoloni

Marino Magliani, Il canale bracco (Fusta Editore)

MarinoUn nuovo viaggio di Marino Magliani nei luoghi d’Olanda. Dopo Soggiorno a Zeewiijk (Amos Edizioni), Il canale bracco (Fusta Editore), un’opera dal sapore consonante ma diverso. Qui, infatti, si parla non della zona di IJmuiden dove l’autore effettivamente vive – come nella prima opera –, ma del Noordzeekanaal, il canale che collega Amsterdam al Mare del Nord, nel quale sfocia proprio in corrispondenza di IJmuiden. Perché “bracco”? Per una sorta di calco italiano dell’aggettivo olandese brak, che significa “né dolce né salato”, in quanto a metà tra il fiume e il mare. Continua a leggere

Come sbarazzarsi del debito pubblico. Per sempre.

debito_pubblicodi Andrea B. Nardi

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Esiste un modo semplicissimo per eliminare in radice il tragico problema del debito pubblico. Questa soluzione è propugnata da innumerevoli scuole economiche contemporanee e del passato, e suffragata da esempi storici concreti. Eccola:

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“LA CASA DEGLI ANONIMI” DI GIOVANNI AGNOLONI

Articolo e intervista di Alfredo Citro

La casa degli anonimi (copertina)Citare la parola “Connettivismo” mi reindirizza senza esitazione i pensieri a Giovanni Agnoloni, laureato in Legge, traduttore di lingua inglese, francese, spagnola e portoghese, blogger e, soprattutto, scrittore. A voler citare tutto il suo lunghissimo “curriculum letterario”, si corre davvero il rischio di finire per smarrirsi nello stesso e non trovare più la via d’uscita. Ma è un piacevole smarrirsi, quello negli anfratti nascosti del suo mondo per scoprire nuove vie, scrutare nuove svolte, raggiungerle, oltrepassarle e ritrovarsi in altre stradicciole fatte di ghiaia rozza, di asfalto liscio o di sabbia morbida, che conducono dove non sappiamo e che, eppure, desideriamo raggiungere lo stesso. Perché ascoltarlo, leggerlo, conoscerlo, è un po’ come passeggiare placidamente lungo il viale costeggiato dagli alberi quando la brezza fresca ti smuove i capelli, narrandoti storie sconosciute. Quelle storie Giovanni le ha realizzate grazie al Tragitto vissuto in questo mondo: ha attinto dallo stesso e le ha trasformate in libri, facendo del suo amore per la cultura letteraria e per la scrittura una professione schietta e decisa.

Il suo ultimo romanzo, La casa degli anonimi (data di uscita: 15 dicembre 2014), edito da Galaad Edizioni, rappresenta il terzo della serie “della fine di internet”, costituita, sino ad ora, dai due precedenti Sentieri di notte  e Partita di anime, pubblicati con lo stesso editore rispettivamente nell’ottobre 2012 e nel marzo 2014. Continua a leggere

“CAMMINANDO”, DI DAVIDE SAPIENZA

Recensione di Giovanni Agnoloni

Davide Sapienza, Camminando, Lubrina Editore

In questo libro di Davide Sapienza viene riassunto e approfondito tutto il suo percorso di scrittore e di viaggiatore, per come si è articolato attraverso opere come I diari di Rubha Hunish, La Valle di Ognidove, La strada era l’acqua e La musica della neve.

Camminando (cover)In Camminando è come se rientrassero dei “pezzi”, ovvero delle componenti di ognuno di questi libri. Siamo davanti a una serie di scorci paesaggistici e di itinerari attinti a viaggi a piedi prevalentemente nel Nord (e in particolare in Scozia), ma non solo. I concetti-chiave che ricorrono, come accennavo, sono quelli eterni, di sempre: Rubha Hunish, un luogo fisico-ideale, che sa di meta e, insieme, di oltre, e sembra, sia pur in modo sfuggente, profilarsi come una promessa dietro ogni crinale od orizzonte; l’acqua, l’elemento liquido che scorre e ritorna senza posa, in una coincidenza di essere e divenire che ricorda la carica enigmatica del filosofo Eraclito, l’Oscuro, ma è anche intrisa dell’energia intima della Natura, che a sua volta è una musica fortemente intuitiva. Continua a leggere

«L’UOMO È BUONO» (2)

L'uomo è buonoLeonhard Frank, L’uomo è buono, Del Vecchio Editore (traduzione e cura di Paola Del Zoppo)

Nel ciclo di cinque novelle L’uomo è buono, Frank mette in scena una lenta e inesorabile presa di coscienza del popolo della necessità della pace. Nel primo racconto, Il padre, un cameriere d’albergo con una avviata carriera si annichilisce nella disperazione per la morte dell’unico amato figlio finché non trova la forza di reagire e di trascinare con sé, a manifestare per strada, donne e vecchi rimasti a casa a vivere la difficoltà della solitudine e dell’abbandono derivanti dalle molte morti sul fronte. Di racconto in racconto – in ognuno una figura centrale che focalizza il dolore e la forza di chiedere la pace – frotte di persone si riversano in strada Continua a leggere

LEONHARD FRANK, “L’UOMO È BUONO” (1)

Leonhard Frank, L’uomo è buono, Del Vecchio Editore (traduzione e cura di Paola Del Zoppo)

L'uomo è buonoNel ciclo di cinque novelle L’uomo è buono, Frank mette in scena una lenta e inesorabile presa di coscienza del popolo della necessità della pace. Nel primo racconto, Il padre, un cameriere d’albergo con una avviata carriera si annichilisce nella disperazione per la morte dell’unico amato figlio, finché non trova la forza di reagire e di trascinare con sé, a manifestare per strada, donne e vecchi rimasti a casa a vivere la difficoltà della solitudine e dell’abbandono derivanti dalle molte morti sul fronte. Di racconto in racconto – in ognuno una figura centrale che focalizza il dolore e la forza di chiedere la pace – frotte di persone si riversano in strada fino a formare un enorme corteo che comprende idealmente tutti coloro che ritengono di dover gridare a gran voce che la guerra è utile solo a conservare lo stato delle cose e ad aumentare la disperazione. La sciagura e il dolore, mascherati da onore e sacrificio, vengono qui svelati in tutta la loro indigesta oggettività. La narrazione scoperchia il vaso di Pandora per affrontare la realtà dei mali uno a uno, in un energico slancio verso la reazione, verso l’ottimismo e la presa di coscienza della forza del singolo, perché “l’uomo potrà essere e sarà umano quando non sarà più costretto all’inumanità”. Continua a leggere

PIERRE RABHI, “PAROLE DI TERRA”

Pierre Rabhi, Parole di terra. Dal saccheggio della terra al ritorno della comunità, ed. Pentàgora (trad. di  M. P. Corpaci e P. Lemoussu)

Parole di terraQuando sono trattati dalla penna dello studioso, del politico, dell’economista, del sociologo, del critico… gli argomenti che riguardano la vita e la morte e la rinascita delle comunità non arrivano a tutti e spesso non arrivano proprio a quelli – i contadini, chi abita nei paesi, la gente di popolo – che ne sono diretti destinatari e protagonisti e, a volte, vittime. Perché da quelle penne escono saggi e analisi qualche volte tanto approfondite quanto astratte, senza sangue, e che alla terza pagina o alla terza nota fanno sbadigliare di sonno o d’impotenza chi non ama o non sa accastellare concetti su concetti, parole astratte su parole astratte. Rabhi, in Parole di terra, scrive proprio di quegli argomenti e parla delle comunità che, dopo l’incontro con il nostro Occidente e quell’industria estrattiva chiamata impropriamente agricoltura, diventano periferia e baraccopoli, della terra che diventa deserto, di povertà convertita in miseria, di uomini integri che diventano squali su autovetture potenti o stracci alcolizzati. Ma lo fa con penna leggera, con parole di passione, con tocco narrativo, con la partecipazione e la compassione e la solidarietà di chi quegli argomenti non li ha studiati o pensati, ma conosciuti con gli occhi e con la pelle. E, facendo così, Rabhi parla a tutti e va dritto al cuore.

(nota di Massimo Angelini)  Continua a leggere

GORDIANO LUPI, “CALCIO E ACCIAIO”

Recensione e intervista di Giovanni Agnoloni

Gordiano Lupi, Calcio e acciaio – Dimenticare Piombino (Acar Edizioni)

Gordiano LupiCalcio e acciaio, di Gordiano Lupi, è un libro diverso sul calcio, perché in definitiva non parla di sport, ma di vita e di ricordi, e di quella dimensione provinciale che è parte nodale e integrante del tessuto esistenziale italiano. Piombino e le sue acciaierie, punto drammaticamente noto – ma mai abbastanza – della problematica dimensione del lavoro nel nostro paese, fanno da sfondo a una vicenda privata, quella di Giovanni, un calciatore approdato ai grandi successi della Serie A e del pallone internazionale, ma poi tornato nella sua provincia, consapevole di tutto ciò che ha vinto ma anche di quello che ha perso, soprattutto affettivamente.

In questa intervista, entriamo più addentro alle pieghe intime dell’opera di Gordiano Lupi.

1. Il tuo romanzo Calcio e acciaio unisce ricordi sportivi all’osservazione di una realtà umana e lavorativa che non è solo piombinese, ma appartiene alla memoria storica italiana. A quale di queste due fonti ha attinto principalmente la tua ispirazione, e come hai elaborato la trama?

Il mio romanzo è una sorta di posto delle fragole di bergmaniana memoria. Certo, molto in piccolo. Un vecchio allenatore torna a casa e s’innamora delle sue radici, non vuole staccarsene, ricorda il passato, lo rivede come se scorresse in una scena fuori campo. Tutto è cambiato, niente può tornare come prima, il tempo è inesorabilmente perduto. Ma il personaggio principale vuole continuare nella sua ricerca e vivere il presente, con i ricordi, non di ricordi. Memoria individuale e memoria storica si confondono. Il problema sociale, la crisi dell’acciaio, fa da sfondo importante al tormento interiore del protagonista. Continua a leggere

Mauro Germani, “Giorgio Gaber. Il teatro del pensiero”

E’ uscito di recente con l’editore Zona Giorgio Gaber. Il teatro del pensiero di Mauro Germani. Uno studio su Giorgio Gaber attraverso la presa in esame di 10 temi: teatro, musica, pensiero, corpo, amore, società, potere, morte, Dio, uomo. Qui si può visionare l’indice, la prefazione di Mauro Gaffuri e il primo capitolo. Riportiamo una dichiarazione di Mauro Germani, un breve brano dalla prefazione, una selezione di recensioni.

Un “filosofo ignorante”
di Mauro Germani

Gaber si definiva “un filosofo ignorante”. Questa espressione – che rimanda al sapere di non sapere di Socrate – rivela non solo la continua volontà di ricerca intorno all’uomo ma anche il proposito di non arrendersi mai di fronte a presunte verità “confezionate”. Continua a leggere

F.C.A. Advertisement

di
Roberto Plevano


Uno ci mette qualche tempo a rendersi conto, a realizzare, come dicono, cioè a ricondurre ciò che vede e ascolta al dominio delle res, delle cose concrete che perentoriamente sono, e ci si sbatte contro e lasciano un bel po’ po’ di bozzo sulla crapa dello scettico.
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“LA CUCINA DELL’ANIMA”, DI GIUSEPPE CONTE E MARIA ROSA TEODORI

Recensione di Marino Magliani, intervista di Giovanni Agnoloni

La cucina dell’anima. 99 ricette sapienziali, di Giuseppe Conte e Maria Rosa Teodori (ed. Ponte alle Grazie)

Giuseppe ConteTrovare solo la Liguria quando si leggono certe pagine liguri di Giuseppe Conte è impossibile, per lui è sempre il mondo intero, anche lungo una mulattiera polverosa di sbarbariana memoria. Pure, si può provare a sostenere il contrario: non c’è un verso di Giuseppe Conte, una prosa che canta il mare e l’universo, e i popoli, e persino nella cucina (come nel saggio-prefazione a questo ottimo La cucina dell’anima. 99 ricette sapienziali, uscito da non molto per Ponte alle Grazie) e persino nelle pagine di amicizia, non c’è luce e profumo in cui non si trovi il vento che frasca nelle fronde dei pini liguri, e il tramonto che polverizza ogni cosa e la fa vibrare ancora un istante, e il salino che incrosta le ringhiere e i grumi ferrosi sul mare ligure, e le ardesie unte d’umido.

A Conte non interessa mostrare la Liguria o nasconderla, per quelli come lui funziona alla perfezione la grande lezione di Miguel Torga e il suo contrario: cos’è l’universale se non il locale senza i muri? L’introduzione a questo libro inizia con i ricordi dell’infanzia, le fettine di vitello del dopoguerra, le merende liguri, e la cura con cui le mamme preparavano le cose, cui segue il distacco, la cucina della libertà, gli studi, il mondo, e infine, assieme a tutto questo, l’amore. Continua a leggere

Nord-Sud Europa: note di viaggio

Nord-sud Europa: note di viaggio in compagnia di Stéphane Hessel e di Alexis de Toqueville
di Marina Torossi Tevini

Viaggiare è strappare almeno per un po’ le radici da un luogo – abitudini ripetitività conforto che una vita che si ripete fornisce – e lasciarsi scivolare sul mondo. Al mattino ti ritrovi in un altro ambiente, ripeti le tue abitudini con delle variazioni, fai la tua passeggiata, fai colazione, cerchi una nicchia per scrivere e pensare. Ma non è la solita passeggiata Continua a leggere