La rivoluzione senza Italia del #metoo

metoo is the new 2Una sensazione da punto di non ritorno.
Come nella favola di H.C. Andersen − I nuovi abiti dell’imperatore – a un certo punto è bastato un grido: quello delle prime donne dello Hollywood Star System, che hanno avuto il coraggio di uscire allo scoperto e vuotare un sacco pieno di vergogna, rabbia, frustrazione, paura e incertezza. Da lì, pochi giorni dopo, il primo post con l’hashtag #metoo inizia a girare e in un paio di notti diventa una valanga. Si aggiornano le cifre dei conteggi delle migliaia e migliaia di donne occidentali che hanno trovato la forza della moltitudine per raccontare la propria storia. Che sia quella di una molestia su un autobus, o di uno stupro, tante mani si sono alzate e il fiume è diventato una piena, un avvenimento che è impossibile ignorare. Grazie ai social network le donne occidentali si sono finalmente incontrate, pur senza vedersi mai, e nell’onda sororale e calda del dire “anch’io” hanno formato una sorta di alleanza, con la forza che hanno le donne quando si stufano e non riescono più a far passare nulla. Continua a leggere

Vivalascuola. Un NO per difendere la Costituzione

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(Rielaborazione grafica dell’immagine di Francesco Mele)

La maggioranza di Governo si esprime insistentemente come se fosse un reato avere una opinione diversa, ad esempio dire NO alla “riforma costituzionale”. Questo è scandaloso, ed è ancor più scandaloso che susciti poco scandalo. Pensiamo ai “padri costituenti”. Forse Togliatti, Parri e Pertini la pensavano allo stesso modo di De Gasperi, Einaudi e La Malfa? Oppure di Calamandrei, Saragat e Dossetti? Eppure sono stati in grado di lavorare per dare alla Nazione una Costituzione che è stato luogo comune definire “la più bella del mondo”. La mancanza di ampie vedute e di capacità di mediazione va tutta a disonore dei “nuovi costituenti” ed è indice di grave incapacità politica. Come persone di scuola, questo ci preoccupa molto, e la “riforma costituzionale” ci allarma al pari della “Buona Scuola”, di cui quest’anno i disastri sono sotto gli occhi di tutti, perché l’una e l’altra prefigurano un paese privato degli spazi di democrazia e di partecipazione che già soffriamo nella nostra quotidianità. Questa puntata di vivalascuola presenta dichiarazioni per il NO di docenti universitari e una riflessione di Giovanna Lo Presti. I docenti universitari che vogliano aderire possono scriverci 10 righe a vivalascuola.appello@gmail.com.
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Siamo i rom che si credono qualcuno

16-02 rom borasÈ evidentemente troppo tardi per una segnalazione della mostra Vi är romer [Siamo rom] ché − oltre a essere in chiusura − è allestita nella Kulturhuset [Casa della Cultura] di Borås, una cittadina della Svezia centro-occidentale in cui è assai dubbio che qualcuno possa mai capitare, a Febbraio; peccato, perché la città offre molto sotto il profilo artistico-culturale. Ma lo faccio comunque, non solo perché è la più avvincente mostra non artistica che abbia mai visto (e infatti ha vinto dei premi) ma soprattutto perché ciò che ne resterà, dopo il 29 febbraio, è un valore non legato al tempo; e di questo bisogna parlare.
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Corvi e profeti

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“Elia, il Tisbita, uno di quelli che si erano stabiliti in Gàlaad, disse ad Acab: «Per la vita del Signore, Dio d’Israele, alla cui presenza io sto, in questi anni non ci sarà né rugiada né pioggia, se non quando lo comanderò io».
A lui fu rivolta questa parola del Signore: “Vattene di qui, dirigiti verso oriente; nasconditi presso il torrente Cherìt, che è a oriente del Giordano. Verrai dal torrente e i corvi per mio comando ti porteranno da mangiare». Egli partì e fece secondo la parola del Signore; andò a stabilirsi accanto al torrente Cherìt, che è a oriente del Giordano. I corvi gli portavano pane e carne al mattino, e pane e carne alla sera; egli beveva dal torrente”(1Re 17,1-6).

I corvi, a volte, sono gli unici a far vivere la profezia.

Una favola buona per dormire

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C’era una volta un uomo chiamato a governare una grande città, di grandi tradizioni. Cominciò a spulciare tra gli affari che giravano intorno alla sede di governo: trovò di tutto, dai semplici intrallazzi alla mafia organizzata. Decise di fare pulizia, non guardando in faccia a nessuno, aprendo armadi pieni di scheletri e vario putridume. Favorì un processo contro tutti i marioli che affollavano il Palazzo.
Per due scontrini fu costretto a dimettersi, e nella grande città, di grandi tradizioni, tutto riprese come prima.

Verbo più avverbio

da qui

Molti si chiedono come sia possibile cambiare vita. C’è qualcosa che resiste, dentro, che impedisce di passare all’altra riva, com’è scritto nel Vangelo. E’ come se alla bocca dello stomaco ci fosse un buco nero, un vortice potente che annullasse ogni proposito, e rendesse vana ogni speranza. Alla fine, la persona si sente come un vulcano spento, una fontana secca, una terra inaridita. C’è un segreto per sbloccare il meccanismo, per prendere il largo, come Gesù raccomanda ai discepoli prima della pesca straordinaria nel lago di Genesaret?
Sì, il modo c’è; la formula è verbo+avverbio: accettare umilmente. All’inizio fa male, ma si sa che se il vangelo non fa male non è più vangelo (e quante volte succede, nella Chiesa). Dopo il dolore dell’inizio, si apre un orizzonte nuovo, e finalmente, oltre lo specchio d’acqua, si scorge un altro tratto di terra, un’altra riva: quello che chiamiamo “tu”.

Più o meno pausa

da qui

C’è una nuova moda: quella di costruirsi un bunker dentro casa. Certo, le minacce sono tante, la guerra nucleare è dietro l’angolo, l’immigrazione, a più di qualcuno, mette angoscia. La paura fa presto a farsi strada, quando il proprio patrimonio è minacciato, e soprattutto il bene dei beni che è la vita. Poi viene uno che dice: chi vorrà salvare la propria vita, la perderà, ma chi perderà la propria vita per causa mia, la troverà. E allora devi metterti seduto, rifare tutti i conti, deciderti a compiere l’operazione più difficile di tutte: cambiare.

L’importante è arrivarci

da qui

Si parla spesso di vita spirituale, ma raramente si comprende cosa sia. Tante persone vivono un senso di profonda frustrazione: pregano, pregano, e non ottengono nulla; non solo, ma ogni volta l’amarezza aumenta, perché sembra di sbattere sempre contro il muro e che ogni strada sia un vicolo cieco. La religione, allora, diventa un’abitudine stanca e trascinata, fatta di vuote devozioni, di riti che non dicono più nulla. E’ come un matrimonio fallito, in cui si continua a convivere, ma senza più gioie o motivazioni. La fede degenera in superstizione, si riduce a una scommessa pascaliana, a un “io speriamo che me la cavo” che smarrisce anche il minimo aggancio con lo spirito.
La Tradizione dei Padri ci porge una sapienza secolare, da noi spesso – e purtroppo – ignorata. Gregorio Palamas, per esempio, ha scritto due scarne paginette (Tre capitoli sulla preghiera e la purezza del cuore) in cui c’è una sintesi perfetta della vita spirituale, tutto ciò che bisogna sapere per non incorrere nella delusione dei nostri maldestri tentativi. Lui parla di tre passi indivisibili: l’uomo contempla, è contemplato e ascende a Dio. Tradotto: l’uomo guarda, insieme con Dio, dentro se stesso; riconosciuto il suo peccato e pentitosi di esso, si rivolge al Signore in una preghiera libera e sincera.
Ci voleva tanto? Sì, occorrono anni per capirlo e, soprattutto, viverlo. L’importante è arrivarci.

L’eccezione e la regola

da qui

Oggi la mafia non è più l’eccezione, ma la regola. Chi crede in un mondo onesto e trasparente è un alieno piovuto quaggiù da chissà dove. Mai come ora, la profezia è una voce che grida nel deserto. Nessuno l’ascolta, tranne Dio. Solo Dio può sconfiggere la mafia, la cricca che ingrassa per il giorno della strage.

CrIsis

da qui

L’Isis taglia le teste. È un modo semplice e rapido per risolvere le divergenze di opinioni. Perché perdere tempo per aprire un dialogo, cercando di convincere, dovendo magari ammettere un rifiuto, una scelta diversa dalla tua? Macché, meglio una botta e via. L’altro non è più una minaccia, non incarnerà lo scandalo eterno della libertà. Riuscite a immaginare un mondo in cui tutti la pensano alla stessa maniera? Nemmeno per amore si potrebbe perdere la testa.

Parresia

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Ho conosciuto Nunzio Galantino al Santuario del Divino Amore. Ero al corrente del suo modo di fare, di quella che negli Atti degli Apostoli si chiama parresia, ossia franchezza (4,31 passim). Gli ho detto: eccellenza, continui così, dica la verità senza paura. Lui mi ha risposto che la verità non piace e che avrebbe continuato finché non gli avessero chiuso la bocca, come ad altri. Ho pensato: è triste che, nella Chiesa e nello Stato, chi dice la verità sia fatto fuori. Ho pensato anche: speriamo che Galantino duri a lungo, che non riescano a metterlo a tacere e che abbia fiato in corpo per un numero bastevole di anni. Poi ho pensato a me, a quante volte mi dicono di smetterla, che la vita è così, che esagero e devo imparare a sorvolare. Ho pensato perfino a Gesù, e a quanto sia stato breve il tempo in cui gli hanno permesso di parlare.
Forza Nunzio, c’è chi tifa per te, non farti ridurre come gli altri.

Alie Nazioni

da qui

In questi giorni, gli articoli di Stefano Feltri, innescano polemiche infinite che non accennano a smorzarsi. Si può ragionare per secoli o millenni sull’utilità effettiva di una laurea, sulle possibilità di occupazione attuali, sulla convenienza relativa alla scelta dell’una o dell’altra facoltà universitaria. Io, la mia idea, non la cambio facilmente: se uno ha dei talenti, è chiamato a render conto di quelli, e non di altri. Se scelgo medicina perché promette un lavoro e uno stipendio più sicuri, non sarò mai un buon medico, e a rimetterci saranno i miei pazienti. Se opto per la facoltà d’ingegneria perché garantisce più assunzioni rispetto alle materie letterarie, un ponte, prima o poi, crollerà per colpa mia. Una società che non consenta a una persona di far ciò per cui è tagliata dalla nascita, è una trappola mortale, una fabbrica di esseri infelici. La rivoluzione comincia anche da qui: dal dire chi sono e cosa voglio, dal proporre al mondo le mie vere competenze, dal dare ciò che ho, e non ciò che sono costretto a fingere di avere.
Non volevo ingolfare la questione con l’ennesimo parere. Ma se seguiamo il branco in faccende come queste, la speranza salperà per altri lidi.

Encefalo dramma

da qui

Sugli scontri in occasione dell’Expo si è detto di tutto, al punto da produrre una reazione di rigetto per qualunque ulteriore commento. A me, tuttavia, rimane un dubbio: come mai non si è riusciti ad arrestare chi avrebbe potuto fornire indicazioni su mandanti e motivi dell’azione? Perché i protagonisti più decisi hanno potuto agire indisturbati, dalla vestizione/svestizione delle tute nere al rapido e indolore dileguarsi, una volta eseguita la missione? A chi può servire il varo prevedibile di leggi restrittive, col conseguente effetto repressivo d’ogni forma di vera opposizione? Il potere di pochi continua a prevalere sul volere di molti, senza che alcuno se ne accorga.

La Cina è vicina

da qui

La Cina ha comprato la Pirelli. Sì, proprio lei, la Cina rossa, ha comprato la Pirelli. Sì, proprio lei, la Pirelli. Qualcosa non mi torna. La Cina è rossa? La Pirelli è la Pirelli? Si dice che la ruota gira. Anche gli pneumatici. I pneumatici, nella lingua del popolo. Ma esiste ancora un popolo? E l’industria italiana? Lo Stato ha capito che non tornano i conti? Continuiamo con l’austerità? O dovremmo cambiare qualche cosa?

Chi comanda il mondo

da qui

Chi si è alzato a dire che la riforma del lavoro è tutta a favore delle imprese e ignora il dramma dei lavoratori sempre più precari? Chi si preoccupa degli esclusi dal mercato del lavoro, che si vedono sbattere in faccia l’ultima porta per entrare in una forma qualunque di riconoscimento e dignità? Chi metterà mai un argine alla crescente evasione, favorita, evidentemente, dai meccanismi perversi della società e della politica? Chi frenerà la libertà di licenziare, i contatti-capestro, il divide et impera dei detentori del potere? Chi darà vita a una nuova visione dell’economia, che non mirerà a schiacciare i diritti dei più deboli e a eludere ogni parvenza di partecipazione popolare? La risposta, amico mio, soffia nel vento, la risposta soffia nel vento.

L’inferno

da qui

Oggi, nella nostra società, si verifica l’opposto di ciò che Jung chiamava principio d’individuazione. E’ in atto un processo di alienazione progressiva, in cui ognuno s’allontana da se stesso, dal suo centro, asservendosi ai sette-otto potenti che governano la terra. Ogni tanto qualcuno mi chiede l’inferno cosa sia. Ecco, l’inferno è questo.

Liquidi

da qui

Strane abitudini: la squadra di calcio che ha perso la partita è costretta a presentarsi sotto la curva per prendersi gli insulti. Non ho mai condiviso la logica del branco. Ho sempre avuto un’allergia per i riti tribali, le liturgie deliranti della folla e questa cosa no, non riuscirò a capirla. Svegliamoci. La società liquida ci sta bevendo tutti, sorso dopo sorso.