Alla ricerca dell’anima

di Sabrina Trane


Ciò di cui cerchi di sbarazzarti gettandolo fuori dalla coscienza rientra, per così dire, dalla finestra dell’inconscio. L’uomo occidentale ha fatto scomparire Dio dal palcoscenico della propria vita, dichiarandolo morto, e si è ritrovato stretto nella morsa di uno scientismo arido, e di un iper-attivismo volto ad affondare nel buio dell’oblio la sua profonda angoscia esistenziale. 

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La questione di fondo

di Giampaolo Centofanti

Si può rilevare nella Chiesa un oscillare tra vari orientamenti. Alcuni più vicini ad un certo razionalismo, fino ad assumere criteri in parte ideologici. Altri che non si riconoscono in tale astrattismo ma non trovando il sostegno di una cultura rinnovata si rifugiano spesso in due limitate tendenze variamente distanti anche tra loro. Una di queste si focalizza su una crescita prevalentemente spirituale demandando il vasto campo dell’umano concreto alla cultura intellettualista vigente. Vista con vario sospetto ma anche senza conosciute alternative. Si finisce così nello spiritualismo, in un considerare un cammino solo delle intenzioni profonde ma con forti rischi di schematismo, di poca incarnazione. L’altro invece è un orientamento pragmatico che cercando di non restare impelagato nelle astrazioni del razionalismo e dello spiritualismo si getta nel vissuto senza trovare però più distintamente riferimenti alternativi. La cultura di fondo, pur vista con sospetto anche qui, resta quella in varia misura dei ragionamenti a tavolino.

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Dove viene il regno di Dio

di Giampaolo Centofanti

“Il regno di Dio non viene in modo da attirare l’attenzione, e nessuno dirà: «Eccolo qui», oppure: «Eccolo là». Perché, ecco, il regno di Dio è in mezzo a voi!” (Lc 17, 20-21).

Qualche decennio addietro nella comunione osservavo nella Chiesa un certo possibile astrattismo, poi notai forse un passaggio verso un qualche spiritualismo.

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Piccolo manuale di spiritualità. Istruzioni per l’uso

Il Piccolo manuale è una specie di test: serve a capire quanto siamo stati fagocitati dalla superficialità imperante, o se abbiamo acquisito la capacità – o meglio, ricevuto il dono – di fermarci, accedere a una zona di silenzio, aprire il cuore a un messaggio più importante di quelli dei mass media.
Bisogna sfondare i sensi, dicono i maestri. Ciò è possibile solo facendo uno sforzo, compiendo un salto, lasciando che lo Spirito ci inizi a un sentire mai sentito, ma riconosciuto come nostro. Tutti i lettori più sensibili ci hanno fatto la stessa confidenza: al primo impatto ci è sembrato difficile; poi, leggendo e rileggendo, è stato come se si aprisse la mente, anzi, il cuore. Si entra, così, nel ritmo giusto di lettura: un paragrafo alla volta, negli interstizi della giornata ordinaria, per impregnarla della densità e ricchezza dello Spirito.
Non abbiamo scelto una linea dogmatica: non ci sono definizioni precise; il criterio è fenomenologico: la declinazione della vita spirituale nella ferialità del quotidiano, la trasformazione di pensieri, parole e azioni al contatto con la profondità.
Il Piccolo manuale, dunque, è fatto per chi coltiva in sé un desiderio di conversione concreta. Il primo annuncio di Gesù è stato questo: cambiate. Speriamo di aver dato un nostro, infinitesimale contributo.

Fabrizio Centofanti
Sabrina Trane

Un nuovo samizdat, circolazione sotterranea di contenuti autentici e liberi

Se di Giampaolo Centofanti

Se il sistema impone i propri orientamenti tacitando, dove non perseguitando, ogni altra pur pacifica e dialogante voce è possibile trovare contributi ad un’autentica ricerca? Un criterio decisivo è valutare un periodico dal pluralismo che lascia esprimere. Talora intuizioni non allineate si trovano nelle note di commento, per esempio su Facebook, in alcuni video su Youtube. Ma in certi casi anche per queste vie voci profonde vengono silenziate, pure su media che si proclamano paladini della aperta condivisione. Nello spegnimento diffuso a causa dell’omologazione del pensiero unico chi per un pervicace dono del cielo cerca ancora la verità spesso deve spulciare in questi anfratti. E ancor più cercare, per un credente prima di tutto nella preghiera, il contatto dal vivo con chiunque possa segnalarsi come portatore di piste innovative.
http://gpcentofanti.altervista.org/dove-viene-il-regno-di-dio/

Coincidenze?


di Sabrina Trane

Navigando in rete, mi sono imbattuta in una conferenza del professor Livio Melina, monsignore della Chiesa Cattolica. E’ uno dei nomi eminenti recentemente liquidati dalla riforma del Pontificio Istituto Giovanni Paolo II per studi su matrimonio e famiglia, ma questo è un altro discorso. Ho trovato estremamente affascinante la sua lezione, e quel che mi ha più colpito è una citazione tratta da un libro, De la Vie avant toute chose, scritto nel lontano 1979 da Pierre Simon, Venerabile Maestro del Grande Oriente di Francia (un’alta carica della Massoneria francese), convertito poi alla fede cattolica.

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L’impresa più difficile

C’è un’altra visione del mondo. Pochi ne parlano, perché si oppone alle leggi che, in quest’epoca e a questa latitudine, ci vogliono clienti, cioè esseri programmati per acquistare merci, in senso lato. La visione di cui parlo è agli antipodi, perché vede come fine della vita l’acquisto dello Spirito. Quando diedi il nome a questo blog, nel 2006, tentarono di dissuadermi, perché sarebbe risultato indigesto a una porzione notevole di pubblico.

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Prospettive

di Giampaolo Centofanti

La tuttora non di rado forte separazione tra cultura e vita puo’ comportare la formazione di caste di intellettuali ognuna con il suo vivisezionato compitino da svolgere a tavolino. La societa’ attuale sta vivendo inconsapevolmente le conseguenze di questa, talora, sistematizzazione omologante a tutto campo.

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Senza oggetto o aggettivo. Solo corpi.

disaggettivare

La possibilità di sopravvivenza delle specie animali è collegata alla capacità di valutare e giudicare. Se ci fosse indifferenza rispetto allo stato fisico degli esseri che ci circondano, non saremmo sopravvissuti altrettanto bene. Ci saremmo accoppiati con esemplari non abbastanza sani e forti, e il leone avrebbe rincorso la gazzella sbagliata – e forse sarebbero entrambi estinti. Valutazione e giudizio prediligono ciò che è ai nostri occhi “bello” laddove traduciamo la “bellezza” visiva come indice generale di salute e fertilità.

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IL RITORNO DEL PADRE EDIPICO. PERCHÉ DOVREMMO ESSERE UOMINI CASTI.

di Domenico Lombardini



Papa Francesco è agli antipodi del padre edipico: “Chi sono io per giudicare”, disse il pontefice riferendosi agli omosessuali. Non è un padre legislatore, che legifera; non è un padre governatore, che fa rispettare la legge; non è un padre giudice, che giudica e condanna i colpevoli. In effetti, non sembra essere padre tout court. Vapuntualizzato che secondo il Vangelo, Gesù Cristo non venne per annullare la legge dei padri ma per emendarla e per compierla; con lui non venne un caos anarchico ma una nuova libertà, che dalla legge tuttavia promana: una libertà dura da portare, certo, come ogni libertà radicale; e poi che ognuno porti la sua croce. Sebastian Franck ci ammonisce: Il Cristo del mondo è l’anticristo di Dio, e viceversa. Tutto nel mondo è stato fatto contrario al Regno dei Cieli, perché così piacque a Dio; ed ecco perché vi mando come agnelli fra i lupi. Guardatevi da chi occulta lo spigolo duro della realtà, da chi con toni accomodanti e amichevoli vorrebbe cattivarsi le nostre simpatie, da chi ci costringe a sognare in un giardino incantato (De André).

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Figure della condivisione

Figure della condivisione (da “Banalità – luoghi comuni, semiotica, social network”,

di Stefano Bartezzaghi, Ed. Bompiani Campo Aperto, pagg. 53,54, 55)

a cura di Barbara Pesaresi

«Qualcuno, proprio oggi, cioè nel giorno in cui scrivo queste pagine, ha postato su Facebook:  “Mi chiedono perché sono assente da un po’ di tempo e non scrivo nulla. È che non ho opinioni da condividere”.

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“Il silenzio è cosa viva” a Philo

Venerdì 11 gennaio 2019 alle ore 21.00 a Philo presso Frigoriferi Milanesi, Sala Carroponte, in via Piranesi 10, a Milano, verrà presentato il libro Il silenzio è cosa viva (Einaudi 2018) di Chandra Livia Candiani, in dialogo con Claudia Baracchi e Daniela Bonelli Bassan. Ingresso libero. Continua a leggere

Istinto e analogia

di Riccardo Ferrazzi 

La scienza fa continuamente grandi passi avanti, ma i filosofi, i poeti e i ricercatori senza pregiudizi (come pure i ciarlatani e i truffatori), nonché il mai dimenticato “uomo della strada”, continuano a dare grande importanza a strumenti che la scienza considera né più né meno che assurdità.
L’osservazione può svilupparsi in induzione e perfino in intuizione, ma la conoscenza può assumere anche altre forme, difficilmente definibili in termini scientifici eppure pacificamente impiegate nelle nostre attività quotidiane.
Per esempio l’istinto, una facoltà che può andare oltre l’intuizione. Continua a leggere

Chandra Livia Candiani, Il silenzio è cosa viva

Dal 9 ottobre è nelle librerie Il silenzio è cosa viva (Einaudi 2018) di Chandra Livia Candiani. Ne do con gioia l’annuncio, in attesa di parlare diffusamente di questo libro. Come dice la stessa Chandra Candiani: “Le misteriose vie della vita mi hanno regalato due metodi, due alleati per avvicinare e arrivare ad accogliere la paura: la poesia e la pratica del Buddhismo”. Non solo di meditazione e di Buddhismo infatti si parla in questo libro, scritto con “la lingua delle schegge, dei frammenti”. Di qualsiasi cosa parli, Chandra Candiani parla di poesia e come le sue poesie, anche questo libro è un libro “per la vita”: una sveglia e un invito a “farsi vivi”. Un libro da portare con sé. Continua a leggere

Tom Waits e la corazzata Kotiomkin

In questi giorni il cantautore statunitense Marc Ribot ha fatto uscire una cover di Bella ciao cantata da Tom Waits. Un mio contatto su Facebook ha pubblicato il link al pezzo salutandolo con gioia, come alternativa all’originale che sarebbe a suo avviso un “nenia tediosa”. Questa persona non è certamente schierata a destra eppure ha ritenuto opportuno, persino in tempi come questi, dare quel tocco un po’ fantozzianamente liberatorio al suo post, come Bella ciao fosse una novella Corazzata Kotiomkin. Continua a leggere

Prosa e pensiero della poesia, e della vita, di Anna Vasta

L’ultimo libro di Anna Vasta, “La prova del bianco” (Le farfalle ed., 2015), densa raccolta di pensieri, aforismi, poemes-en-prose, nel mare magnum della poesia e della letteratura di questi nostri (dis)informatissimi tempi, presenta un carattere di unicità da sottolineare. Con un exergo da Manlio Sgalambro, questi testi, per le vie casualmente miracolose del pensiero e della creazione artistica, fanno in qualche modo sistema sulla poesia, sulla vita, sul legame/conflitto tra l’una e l’altra, secondo un naturale approdo morale. “Naturale” perché la tensione morale non si fa mai predica moralistica e il pensiero non si fa mai gabbia ideologica. E la parola, la parola della poesia e della letteratura, come parte integrante della vita e delle sue vicende (“Non si legge per distrarsi, ma per concentrarsi” … “Gli uomini apprendono di sé dalla letteratura”), come pensiero capace di riflessione su male,  bene, morte, idea di Dio, Natura, cui l’umano inevitabilmente viene a incontrarsi. Poesia che si fa, inestricabilmente, pensiero e vita, oltre che pensiero sulla vita e sull’esistenza. Fra gli amori letterari dell’autrice, traspaiono nette figure come Holderlin e Leopardi, e pensatori come Schopenauer. E il bianco, coraggiosamente minimalista, del titolo del libro, pronto ad aprire alle infinite possibilità della scrittura (e.d.l.).

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Alcuni testi da LA PROVA DEL BIANCO: 

Finché morte non vi separi! Non è la morte a separare, ma la vita.

Ogni ricerca poetica è un ritorno a un luogo che è anche un tempo d’origine.

Una poesia che graviti attorno a un luogo e lo assuma come fonte di emozioni, di immagini, di pensieri, non ha niente di localistico. In un’ideale geografia dello spirito il luogo diventa metafora, figura di allusività e significanze non soggettive.

Al luogo dell’infanzia che è luogo di poesia è possibile tornare soltanto nella consapevolezza della sua perdita. Ma anche nella maturata convinzione della sua trasformazione in un topos di originaria innocenza.
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L’ombra che ci abita: una rilettura poetica del mito


di Raffaela Fazio

 

Qualche tempo fa, nel presentare la mia raccolta poetica Ti slegherai le trecce (Coazinzola Press, 2017) dedicata a 28 personaggi femminili della mitologia classica, ho privilegiato, come possibile chiave di lettura, quella dell’ombra.

 

In questo contesto, mi limiterò a citare poche figure che esemplificano il tema e che possono essere raggruppate in tre categorie. Nella prima, l’ombra è presenza fatale, perché non risanata. Nella seconda, essa è un’opportunità, perché in parte ascoltata ed integrata. A queste due si aggiunge, in una riflessione conclusiva, l’ombra considerata come inevitabile alter ego. Continua a leggere

Che cosa vuol dire amare Gesù?


di Rosa Salvia

 

In primis mi soffermo su quanto affermano alcuni cristiani che declinano il loro amore per Dio dicendo “di essere innamorati di Gesù”. Quanti gruppi pullulano in alcune chiese di Roma (e non solo) ad esprimere con canti improvvisati, smorfie strane, tensioni corporee molto vicine a una sorta di orgasmo sublimato, imposizioni reciproche di mani, manie narcisistico-compulsive e via discorrendo, questa sorta di “innamoramento” dionisiaco. Continua a leggere

L’intuizione

di Riccardo Ferrazzi


Gli scienziati che attribuiscono al caso l’ultima parola nella creazione di nuove specie animali si comportano più o meno come i critici letterari che attribuiscono alla fantasia degli autori la capacità di creare storie. Ma la fantasia di ogni autore ha un suo specifico modus operandi. C’è chi programma ogni particolare e chi si affida al pensiero poetante. C’è chi aspetta l’ispirazione e chi lavora a ore fisse. Ci sono autori che cercano spunti nella Storia o nei viaggi esotici, ce ne sono altri che aspettano che “si accenda la lampadina”. Eccetera eccetera. Continua a leggere