Il destino, di Riccardo Ferrazzi

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L’umanità ha sempre creduto al destino. Le religioni, che pure lo interpretano in modi diversi, si guardano bene dal negarlo. L’illuminismo lo ha ridicolizzato e la scienza lo considera una superstizione. Per la mentalità corrente chi crede al destino è un fatalista, un rinunciatario pusillanime che non prende iniziative, non ha l’ansia di migliorarsi e, così facendo, non è utile a se stesso e agli altri. Eppure tutti i giorni capita qualche fatto del quale non riusciamo a dire altro che: “Era destino!”. Continua a leggere

I fatti inspiegabili

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di Riccardo Ferrazzi

I fatti inspiegabili possono presentarsi nelle forme più diverse, ma i più citati sono probabilmente i presagi che, in forma esplicita o sotto metafora, sembrano prefigurare il futuro. Anche in questo caso bisogna sottolineare che si tratta di fenomeni tutt’altro che rari.
Quante volte ci è capitato di commentare: “me lo sentivo che sarebbe andata così!”. Quante volte ci siamo rammaricati: “ah, se avessi dato retta al mio presentimento!”. Con queste espressioni amareggiate è come se chiudessimo la pratica: è andata così, pazienza. E non approfondiamo, perché temiamo di inoltrarci in un terreno cosparso di trappole e sabbie mobili. Continua a leggere

Una provocazione

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di Riccardo Ferrazzi

Anche se alla scienza non si dovrebbe credere “per fede”, è così che va il mondo. Il tabaccaio e il salumiere, ma anche l’avvocato e l’architetto, non sanno perché la velocità della luce è un limite insuperabile. Sanno che lo dice la scienza, e tanto basta. Continua a leggere

La libertà è un’altra cosa

gabbiaSono veramente perplessa e dispiaciuta dal tipo di prese di posizione sulla questione “burkini” che ho letto sulle bacheche di Facebook di gloriose femministe, compagne, amiche. Al di là del goffo editto francese (che mi pare più manipolatorio e dettato da un desiderio di ridicola “vendetta”, che non da un progetto politico), è piuttosto inquietante per me sentire impugnato un valore di “libertà” per la questione, come se questa libertà esistesse, ma soprattutto come se l’argomento non facesse parte di diritti costituzionali sui quali non è legittimo a mio avviso accettare alcun compromesso. Il rispetto delle culture non può eliminare quei valori morali, etici e politici che sono il frutto di 200 anni di cammino illuministico e oltre 100 anni di lotte femministe. Tollerare che a una donna sia imposto dalla propria convenzione sociale (che lei la possa “accettare” o meno è un’altra questione: la verità è che non ha possibilità di scelta pena l’esclusione dal suo gruppo di appartenenza) una copertura che non protegge la sua libertà, ma tutela unicamente il timore del suo Patriarca (chiunque sia: marito, fratello, padre, nonno, capo della comunità) di perderne, foss’anche per una mera fantasia sessuale, il suo esclusivo possesso e sottomissione. Di questo si tratta.
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La Piùpausa

menopausaNon ho avuto inizi facili. I miei primi vent’anni sono stati un urlo trattenuto e rappreso, scivolato via nel gorgo della morte di mia madre e di mia nonna. Non ho avuto spazio emotivo per vivere il mio menarca, o la mia sessualità, o la mia bellezza. I successivi venticinque ho cercato di riprendermi da quello spavento, come un gatto sfuggito alle fauci di un cane se ne sta arrampicato sul muro a leccarsi una zampa. E neanche in quegli anni ho potuto vivere le emozioni collegate ai cambiamenti fondamentali del mio corpo − gestazione e maternità − perché ero sterile.
Mi ricordo che fino a poco tempo fa ogni tanto facevo qualche battuta sull’avere le caldane, nei giorni più torridi d’estate, con quel filo di disprezzo impaurito che si prova per un tempo brutto da cui si pensa irrazionalmente di essere esenti. Continua a leggere

Dietrich Bonhoeffer : Senso di qualità

Dietrich Bonhoeffer

Dietrich Bonhoeffer

Se non troviamo il coraggio di ritrovare un autentico senso per le distanze umane e quindi la forza di lottare personalmente per esse, ci perdiamo nell’anarchia dei valori umani. La sfacciataggine la cui origine è la mancanza di rispetto delle distanze umane, è la caratteristica della gente volgare. L’insicurezza interiore, il mercanteggiare e il mendicare per la benevolenza degli sfacciati, cioè l’adeguarsi alle persone volgari può portare soltanto alla propria ‘volgarizzazione’. Quando si dimentica ciò che si deve a se stessi e ciò che si deve agli altri, quando la sensibilità per le qualità umane e la capacità di tenere le distanze si spegne, il caos è vicino. Laddove nel nome della comodità materiale si accetta di farsi sfiorare dalla sfacciataggine, permettendo al caos di rompere l’argine, si è ormai rinunciato a se stessi e quindi si è diventati colpevoli nei confronti di tutta la comunità. In altre epoche è stato il compito del cristianesimo testimoniare l’uguaglianza degli uomini; il compito del cristianesimo oggi è quello di difendere appassionatamente il rispetto per le distanze umane e lottare per le qualità umane. E’ necessario mettere in conto il fraintendimento dell’egoismo e il sospetto che questo atteggiamento sia dovuto a uno spirito asociale. Questi sono sempre gli stessi rimproveri delle persone volgari contro l’ordine. Chi cede su questo punto, non comprende di che cosa si tratta e, probabilmente, i rimproveri sono giustificati. Tutte le classi sociali sono entrate in un processo di volgarizzazione, al contempo però assistiamo alla nascita di una nuova nobiltà dello spirito che unisce un cerchia di uomini provenienti da tutte le classi sociali. Continua a leggere

Oltre la mente

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La mente non è (solo) il cervello. Gli occidentali ci hanno messo parecchio a giungere a questa conclusione che nel pensiero orientale era già assodata migliaia di anni orsono.
Non è solo il cervello – l’organo biologicamente preposto al pensare – l’autore dei nostri stati d’animo, delle nostre ansie, delle nostre intuizioni, dei nostri dolori. La mente si muove oltre i confini strettamente biologici, oltre le semplici connessioni neuronali (cellule neuronali fra l’altro non esistono solo nel cervello, ma anche in altri organi del corpo): si pensa anche quindi con il cuore, si pensa con lo stomaco, si pensa con gli organi genitali, si pensa con l’intestino. Continua a leggere

Di’ soltanto una parola

Lunedì 23 febbraio, ore 20.30
Teatro Franco Parenti, Via Pier Lombardo 14, Milano
Di’ soltanto una parola
a cura di Aimara Garlaschelli, Gaia Guarducci

con Chandra Livia Candiani e Haim Baharier

Per ascoltare bisogna aver fame / e anche sete, / sete che sia tutt’uno col deserto […]” (Chandra Livia Candiani) Continua a leggere

Una piuma

da qui

Ah, dimenticavo. Nella vita si scoprono, a volte, progetti luminosi, privilegi assegnati per potenti intercessioni, doni immeritati che piovono dall’alto come manna nel deserto; ma a causa del loro inestimabile valore, si ottengono accettando di rendersene degni, attraverso passaggi dolorosi. Continua a leggere

Rifugio nella tempesta

da qui

Riflettevo. Anche se riflettere, a volte, sembra inutile. Riflettevo sul benessere, la felicità. Spesso la confondiamo con la comodità, con le cose che vanno sempre lisce, la compatibilità con le nostre aspettative. Secondo me, che un po’ di spirito m’intendo, sono balle: istanze – e pretese, di frequente – di quello che chiamiamo io. La felicità non pertiene a questo io, ma a qualcosa che lo supera. Lo hanno dimostrato con chiarezza – se non si vuole dar credito al Vangelo – personaggi come Buber – Il cammino dell’uomo – o Carl Gustav Jung – il processo d’individuazione. La felicità si trova solo nel passaggio all’io profondo, nell’accoglienza di una voce che parla a noi da sempre, e ci conosce meglio di noi stessi – Agostino d’Ippona: Deus intimior intimo meo. L’amore – la felicità – è parlarsi da profondo a profondo: lasciare che sia proprio quella Voce a parlare di noi all’altro, e viceversa. Perché ciò sia possibile, bisogna far morire i logismoi, come i Padri li chiamavano; i pensieri cattivi, che costringono a un discernimento: sei dei nostri o sei dell’avversario? Se imparo a fare questo, nulla può incrinare la mia pace: ho trovato le acque di Siloe, di cui scrive Isaia (8,6), e in me chiunque troverà rifugio dalle sue tempeste (Bob Dylan).

Nel deserto

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L’amico Marino Magliani sta traducendo dallo spagnolo un racconto lungo, intitolato L’amico del deserto, scritto da Pablo d’Ors, sacerdote, professore e scrittore, e mi ha offerto l’opportunità di leggerlo in originale. Lo considero un regalo prezioso anche perché la narrativa spagnola merita un’attenzione che non si riduca ai romanzoni storico-mistico-esoterici. Ma soprattutto, verso la fine del racconto, ho incontrato due frasi che, più tardi, mi hanno fatto riflettere. Non so come le tradurrà Magliani; secondo me la prima dice press’a poco così:
Finalmente capii che siamo nati per vivere, e nient’altro. Continua a leggere

Lo scholapost : il lato B delle cose

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di Francesco Forlani

Lo scorso Aprile il mondo della scuola è stato scosso da una triste vicenda relativa al romanzo Sei come sei, di Melania Mazzucco, adottato in due quinte ginnasio del Liceo Giulio Cesare di Roma. Dall’articolo pubblicato sulla Stampa raccogliamo in un passaggio la pietra dello scandalo: «Quel libro rivela un chiaro contenuto pornografico – accusa il presidente di Giuristi per la vita, Gianfranco Amato -. E tra l’altro è tutto fortemente ideologico, perché oltre alla relazione tra i due gay c’è anche la vicenda della fecondazione assistita grazie a un utero in affitto. Questa non è la normalità e la scuola non può assolutamente sostituirsi alle famiglie nell’educazione dei ragazzi». Continua a leggere

BAUDELAIRE E L’ESPERIENZA DELL’ABISSO

ESCE, PER LA NINO ARAGNO, LA PRIMA TRADUZIONE ITALIANA, E LA PRIMA EDIZIONE CRITICA, DELL’IMPORTANTE MONOGRAFIA BAUDELAIRIANA DEL POETA E FILOSOFO ESISTENZIALE RUMENO BENJAMIN FONDANE

Baudelaire e l’esperienza dell’abisso

di Luca Orlandini

“Ogni filosofia non è che un consiglio alla rassegnazione… Esprimere il raccapricciante, l’orribile, senza disprezzarlo, è un atto che va oltre la nostra idea di ‘sincerità’.” Fondane

Benjamin Fondane (da Wikipedia)

Benjamin Fondane (da Wikipedia)

“La mia saggezza è disprezzata quanto il Caos”, scriveva Rimbaud, poeta di cui Fondane si considerava un “petit frère”. E come un tempo per Rimbaud, un certo silenzio ha avvolto l’opera di questo maverick esistenziale, un abbandono provvisorio; ma a volte essi ritornano, a ricordare una verità non tanto occulta ma forse più necessaria della ricerca del Bene (“la morale è estranea al Bello”), poco frequentata, scomoda: “Il est évident qu’il n’a pas été donné a tous les philosophes d’éprouver les vérités pressenties par Dostoïevski, Shakespeare. Mais ceux-là même qui en ont eu l’intuition véritable ont reculé de peur devant l’impasse logique, devant ses conséquences redoutable. Aussi ont-ils, pour nous persuader, essayé d’habiles arguments. Le monde a plus des droits que les individus d’occuper la Providence.” (Fondane). Continua a leggere

La scoperta dell’orrore (una esperienza taoista).

tumblr_mifk3fOM9G1qb5t88o1_r1_500Il mio battesimo con la morte avvenne quando avevo meno di dieci anni.
Mio padre, mentre eravamo in vacanza nel paese dov’era nato, mi portò un giorno al mattatoio locale.
Non so quale fosse lo scopo che l’animava.
Forse era semplicemente curioso, o forse aveva in mente di impartirmi una lezione, di farmi prendere confidenza con quello che non riusciva a spiegarmi a parole. Continua a leggere

Il Dio violento

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La lotta tra bene e male, presente nell’uomo e nella donna di ogni tempo, si colloca nel cuore della Bibbia. L’interpretazione teologica, dai Padri della Chiesa in poi, legge in questa luce la violenza riscontrabile nel Primo Testamento. “E radunarono i re nel luogo che in ebraico si chiama Armagheddon” (Apocalisse 16,16): sono mobilitate tutte le potenze del cielo e della terra, per la scelta di campo decisiva. Il Calvario sta lì a dimostrare che la violenza, in questa guerra, non è mai diretta verso l’altro, ma viene spenta in se stessi, proprio come nell’offerta del profeta di Nazaret. La sua rivoluzione propone una vittoria su di sé, sul proprio io incapace di fraternità, perché l’altro non sia soltanto rispettato, ma riscattato e restituito alla sua originaria dignità.

Due immagini

di Loris Pattuelli

torri gemelleCi sono due immagini che il mondo conosce e sulle quali possiamo riassumere il senso di questo tempo: le Torri gemelle e piazza Tienanmen. Una rappresenta la fragilità; l’ altra l’ eroicità. Le Torri gemelle crollano per un folle attentato; in piazza Tienanmen un ragazzo con la mano alzata ferma i carri armati.

Ermanno Olmi

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da qui

“VOLEVAMO ESSERE STATUE”, DI PASQUALE VITAGLIANO

di Giovanni Agnoloni

vitaglianoHo avuto il piacere di intervistare Pasquale Vitagliano, autore di Volevamo essere statue, romanzo edito da Eumeswil per la collana “Voices”, diretta da Francesco Forlani. Si tratta di un’opera intrisa di memoria del Novecento e di tanta parte di quel “privato” che ne è fibra imprescindibile. Un bell’affresco di un’intera epoca, che partendo dallo spunto del bicentenario (nel 1989) della Rivoluzione Francese tratteggia le storie di un ragazzo e una ragazza pugliesi e di un loro nuovo amico bosniaco: sull’onda dell’entusiasmo e di una promessa da mantenere dopo vent’anni. Un quadro storico e umano che scorre in un flusso di pensieri in cui risulta difficile distinguere la dimensione personale da quella collettiva.

– Il tuo può essere considerato un romanzo storico, con precisi riferimenti alle vicende della seconda metà del Novecento. L’idea ti è nata da una passione personale, da ricordi o da cosa?

È stata una difficile prova letteraria. Ho scritto un romanzo perché avevo delle storie da raccontare e credo che queste possano aiutarci a comprendere, attraverso vite private, come è finito il Novecento. Se non avessi avuto queste vite per le mani, non mi sarei inoltrato nella scrittura di un romanzo. Vorrei continuare a scrivere buoni versi. Continua a leggere

29 aprile 1923: Cristina Campo in memoriam

 

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Dall’ultima lettera di Cristina Campo alla scrittrice argentina Alejandra Pizarnik (1936-1972):

 

 

 

 Ma salviamoci da questi antri orribili, dalla paura che un rospo ci possa saltare sulla spalla. Ho qualcosa di molto urgente da dirle: è necessario, è un imperativo, che legga i libri del Rabbi Abraham Joshua Heschel, un mistico di pura tradizione chassidica  che ho conosciuto in circostanze straordinarie (era qui un anno fa).  Credo che una grande ricchezza e una grande gioia L’attendano in queste pagine. Qualche titolo (scrive in un inglese ammirabile): “Man is not alone”, “ God in search of Man” e soprattutto un libricino “ Sabbath”. Credo che  l’editore sia sempre Farrar & Strauss di New York.  La cosa straordinaria in Rabbi Heschel è che in esso, così come nei racconti del Baal Schem,  ognuno vi trova ciò che è destinato a lui. (Personalmente, non trovo alcuna difficoltà a leggere Verbo laddove egli usa  Torah, ma questo ha poca importanza. Ho appena scritto, tra parentesi, la prefazione all’edizione italiana di “ Man is not Alone”). Credo che Rabbi H. sia uno dei 10 giusti sopravissuti al disastro di Sodoma: quelli che, un giorno, si dovranno riunire dai quattro punti cardinali per salvare le tradizioni minacciate, poiché “tutte lo sono”.  Fu lui a dirmi quest’ultima parola, supplicandomi di scrivere sulla mia. Ed è molto bello che parole molto simili io le abbia ricevute tante volte da Alejandra.

 

 L’abbraccio molto teneramente, mia cara, augurandole tutte le grazie

 

                                                                                                                    Sua  Cristina

 

 

Traduzione dalla lettera originale in francese: Stefanie Golisch ( inedito)

Il quadro è di Otto Müller