Poesia italiana del XXI secolo. Paolo Ruffilli

Paolo Ruffilli

                                          Le cose del mondo 

                                      (Mondadori, gennaio 2020)

La poesia di Paolo Ruffilli prende possesso del lettore con l’arte della seduzione, per ammaliarlo con la minuziosa esposizione della propria proliferazione (la raccolta comprende testi scritti nell’arco di tempo che va dal 1978 al 2019) e con la concretezza dell’osservatore sensibile e rigoroso. Poesia così adulta e composta da apparire inerme, aperta a qualsiasi forma di interpretazione o di interrogazione. Poesia fedele alla visione della musicalità della comunicazione poetica che si dipana attraverso composizioni tutte monostrofa, per lo più brevi, la propensione per l’endecasillabo con alcune deviazioni in ipermetri, l’uso equilibrato delle rime, rimealmezzo, assonanze, analogie.

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Poesia italiana del XXI secolo. Pierluigi Cappello

Una poesia inedita di Pierluigi Cappello

            Essere tanto vivi quanto ti appartiene vivere,

            dai boschetti di un lago scuro

            si sono levati in volo, adesso li vedi,

            neri contro il cielo grigio, favoriti;

            si sono slegati dalla bocca della terra umida

            per appartenere all’aria, vengono da lì

            e nessuno può imitarli. Neanche

            un solo pensiero, neanche leggende cantate

            a misura di fuoco si alzano e così si scaldano,     

            metti le mani in tasca, i milioni di anni   

            un poco alla volta evoluti.

            E dopo passi e guardi i tuoi piedi

            premere la terra nera

            e il cielo è vuoto, nei secoli. 

                                                            Tolmezzo, agosto 2017

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Poesia italiana del XXI secolo. Mario Benedetti

 Una poesia di Mario Benedetti

 

*

È stato un grande sogno vivere

e vero sempre, doloroso e di gioia.

Sono venuti per il nostro riso,

per il pianto contro il tavolo e contro il lavoro nel campo.

Sono venuti per guardarci, ecco la meraviglia:

quello è un uomo, quelli sono tutti degli uomini.

Era l’ago per le sporte di paglia l’occhio limpido,

il ginocchio che premeva sull’erba

nella stampa con il bambino disegnato chiaro in un bel giorno,

il babbo morto, liscio e chiaro

come una piastrella pulita, come la mela nella guantiera.

Era arrivato un povero dalle sponde dei boschi e dietro del cielo

con le storie dei poveri che venivano sulle panche,

e io lo guardavo come potrebbero essere questi palazzi

con addosso i muri strappati  dalle case che non ci sono.

Da Umana gloria, Mondadori, Lo Specchio, Milano, 2004

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Poesia italiana del XXI secolo. Pasquale Di Palmo

Propongo all’attenzione dei lettori la raccolta poetica Trittico del distacco (Passigli, 2015).

Non sento in Pasquale Di Palmo quella navigata perizia che mi infastidisce, lo sfoggio di prodigio linguistico, ma la bravura sì, la capacità artigianale sì, la conoscenza approfondita della storia della poesia sì. Nella sua scrittura Di Palmo attiva un doppio e speculare processo, dall’alto e dal basso: 

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Poesia italiana del XXI secolo. Marco Bellini

 Propongo all’attenzione dei lettori la silloge La complicità del plurale (LietoColle, 2020)

              

 […] “Ti guardavo la pelle scabra per capire: / si comincia dalle unghie; tutti / iniziamo a morire dalle unghie / subito vecchie, troppo dure / per essere nutrite”. Così leggiamo in questa silloge La complicità del plurale da poco edita da LietoColle, in cui Marco Bellini cela, con pudore, il suo lato più intimo e dolente. E non possiamo non ascoltare partecipi quella voce che ci spiega la malattia del padre: Ho visto come fa il cancro a prenderti / padrone, quando decide / di strapparti ai gesti. // Ho visto come riesce ad allungare la mano / e con due dita umide / farsi vento sulla fiamma.

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Poesia italiana del XXI secolo. Silvia Bre

 

di Rosa Salvia

“Tutta la poesia di Silvia Bre, fin dagli esordi col mitico editore Rotundo (editore tra gli altri di Salvia, Scartaghiande, Goroni, Del Colle, etc.), e per poi proseguire con le raccolte targate Einaudi (Le barricate misteriose, Marmo e La fine di quest’arte) e Nottetempo (Sempre perdendosi), pare avere una costante nella tenacia chirurgica del linguaggio, concedendosi ai ritmi interni, rimando col giusto peso in una lingua scavata per difetto, mai per eccesso. E’ una poesia della (pre)visione ma anche del dolore, o meglio, della “ricognizione del dolore” quasi parafrasando Gadda.

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La poesia italiana del XXI secolo. Domenico Brancale

La poesia del poeta lucano Domenico Brancale è, alla maniera di Celan, il respiro che si fa parola, parola che oltrepassa il luogo e il corpo e va letta in una duplice chiave interpretativa: da un lato l’impegno strenuo a risolvere tutto in scrittura attraverso la dissoluzione del corporeo nel verbale, dall’altro pare scorgersi l’eco della “matericità” di Artaud nello snodarsi del testo come spostamento, slogamento, lacerazione di elementi corporei. E quanto più ampia, nei versi di Brancale, è la gittata evocativa della parola poetica, tanto più il fluire del tempo galleggia nella grigia uniformità del dolore creaturale. 

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Poesia italiana del XXI secolo. Mariangela Gualtieri

di Rosa Salvia

Mariangela Gualtieri

Una lingua secca, incisiva quella di Mariangela Gualtieri, pochissimo bisognosa di appoggi,

che si muove nell’ambito di un lessico apparentemente elementare e comune, la cui raffinata letterarietà scaturisce dall’attenta disposizione sintattica e ritmica del discorso e dalle figure di ripetizione (arricchite talora da slittamenti semantici).

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Poesia italiana del XXI secolo. Andrea Galgano

di Rosa Salvia

Per l’alleanza primigenia di ritmo e pulsazione vitale (codificata da una forte impostazione psicoanalitica), la poesia è per Andrea Galgano naturale impulso umano. Prestare attenzione alle immagini per le immagini, per dirla con Bachelard, al fatto che l’immagine trae il proprio senso unicamente da se stessa è il filo rosso di tale poetica. L’immagine come un guizzo del linguaggio che non ha una storia, ma si brucia interamente nel presente in cui essa appare con la staticità ieratica della fotografia. 

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Poesia italiana del XXI secolo. Cristina Annino

di Rosa Salvia

La peculiarità più energica e costante nell’ampia produzione letteraria di Cristina Annino è una lingua “in tensione”, che non si ripete mai, ma che si rinnova come attraverso mutazioni genetiche: sarcastica, irriverente, camaleontica, affabulatoria. L’estro inventivo che anima la nostra poetessa la porta a produrre una sorta di lingua autosufficiente nella sua legislazione anomala. Cristina Annino va tradotta, anche se non sempre i suoi enigmi sono decifrabili appieno. Rintracciare il percorso di certe parole è come scavare cunicoli nelle stratificazioni delle sue letture: le più varie, curiose e smisurate che si possano immaginare. Succede così che i virtuosismi e le preziosità del linguaggio servano a velare, con la dignità di una mediazione coltissima, le pulsioni più oscure e le situazioni più crude; la realtà esterna è sempre messa in rapporto con quella interna, attraverso una istintiva ma consapevole ribellione nei confronti della mimesi, cioè dell’imitazione della natura e del mondo esterno. Una vis poetica che si rapprende in grumi che oscillano fra prosa e verso in una modulazione aforistico-proverbiale che non sfocia però in autoreferenzialità perché sempre permeata di humour e di sottile ironia. 

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Poesia italiana del XXI secolo. Eleonora Rimolo

di Rosa Salvia

Desidero in primo luogo ringraziare Fabrizio Centofanti che mi ha proposto di curare questa rubrica di poesia contemporanea a cadenza settimanale. Non mi nascondo la difficoltà di ricondurre la selezione a un criterio oggettivo, del tutto illusorio a mio avviso, perché la poesia non è né uno stato d’animo a priori né una nicchia per pochi eletti né una realtà a parte né una realtà migliore.

 Essa è una lingua aperta e plurale che, come scrive Andrea Cortellessa (nella premessa al saggio “Giovanni Raboni – La poesia che si fa – Cronaca e storia del Novecento poetico italiano (1959-2004)”, Garzanti, Milano 2005), “in sé non esiste – esiste soltanto, di volta in volta, e ogni volta inaudita, ogni volta irrepetibile e irrecusabile, ogni volta identica solo a se stessa, nelle parole dei poeti”.

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Appartamento con paesaggio interno (inediti della peste)


Nella foto: il centro abitato di Casalvecchio Siculo (ME), nella Valle dell’Agrò.

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Continua a disporre la notte
Di corpi inenarrati, tronchi,
Con la fine, nel sonno, d’una peste,
Pioggia che cala festante alle finestre.
(21 marzo 2020)

Si pensano si covano dipingono i quadri
Troppo estesi della lancinazione,
Corpi immortali di memoria muoiono nei ladri
Massacri del mondo, fuor di ragione.
(21 marzo 2020)

Mi son detto che in fondo vivo dentro
Un appartamento con paesaggio interno,
Mi ci affaccio, con mio padre al centro
Le case le chiese lo Stretto. Ci assaggio l’eterno.
(22 marzo 2020)

Tra freddo e caldo, giorno e notte
All’intrasalto ci accade tutto, Continua a leggere