They come di Ha Jin (China,1956)

Sometimes when you’re walking in the street,
returning home or leaving to see a friend,
they come. They emerge from behind pillars and trees
approaching you like a pack hounding a sheep.
You know it’s no use to hide or flee,
so you stop and light a cigarette, waiting for them.

Sometimes when you’re eating in a restaurant,
your soup served and your dish not ready yet,
they come. A steady hand falls upon your shoulder.
You are familiar with such a hand
and don’t need to turn around to meet the face.
The scared diners are sneaking out,
the waitress’s chin is trembling when she speaks,
but you are sitting there waiting for the bill.
After settling it you’ll walk out with them. Continua a leggere

Trittico e lamentazione di Armando Rudi


di Giselda Pontesilli

Su Trittico e lamentazione di Armando Rudi

 

Leggendo Trittico e lamentazione del poeta di Mozzate, Armando Rudi, ci troviamo di fronte a un’idea di poesia come estroversione e introversione, e come reversibilità dell’una nell’altra: reversione continua, ciclica, perché, dopo le tre parti del Trittico (I Camini, Orti, Il Vento), canto esaltante dell’ambiente, del “paesaggio” culturale e naturale, c’è il controcanto, il ripiegamento interno e tremendo della Lamentazione (Lamentazione d’un Giobbe moderno), che noi però non  sentiamo come esito finale, bensì – talmente imponente e magnificante è stato il canto – come premessa d’un ritorno al canto, così come accade nel Libro Sapienziale di Giobbe, appunto. Continua a leggere

Il funambolo Ferrara

Funambolo_cover

Giuseppe Ferrara è uno straordinario personaggio che, per prima cosa, dall’originaria, lucana Potenza è andato ad abitare nella città iscritta nel proprio nome, manifestando così – involontariamente e casualmente, direbbe magari lui – un senso delle leggi verbali non comune. È ricercatore scientifico nel campo della fisica e poeta che si esprime in svariati registri. Continua a leggere

Bestiario


di Flavio Almerighi

Bestiario

Ogni parola
ha fondo e superficie,
sangue a ogni luna:
le stagioni ci consegnano
teneri e implumi,
spietati cacciatori
sotto i cieli a venire.

L’unico gabbiano,
molle da uno scoglio
non guarda e dice:
arrenditi! Di me
hai già detto tutto,
fa caldo non mi agitare!

Segue un volo irregolare
di farfalla,
ora non ho tempo
per misurarne il peso.
Il silenzio è oro.
Il vento riverbera
altre voci.

Giaccio, finalmente stanco.
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Chandra. La precisione della poesia (in un video)

Le straordinarie parole e la voce – lenta, infantile – di Chandra Livia Candiani sono capaci di raggiungere tutti, senza barriere culturali, linguistiche, di età o provenienza.  In questo cortometraggio realizzato da Katuscia da Corte fra San Vito di Cadore e, in seguito, Londra, si possono ascoltare – e riascoltare, perché certo si sentirà il desiderio di farlo.
Il più recente libro di poesia di CL Candiani è Fatti vivo, Einaudi, 2017. (GM)

 

 

 

 

 

Genova è vicina

Genova è vicina, sull’altra riva del cuore.
Li vedo da qui i vostri movimenti quotidiani
i volti seri, i sorrisi saltuari.

Ci sono sere in cui mi sembra di vedere
le anime affacciarsi, provare a dire
la verità impossibile.

Rimane l’agrodolce per voi della mia terra
ma tutto accade
per una ragione imperscrutabile
e ritornare può essere
rinascere.

Antonio Fiori, Ci sono sere
da Nel verso ancora da scrivere, Manni, 2018

In questi giorni ferragostani tragici e tristissimi, di rabbia civile condivisa in tutta Italia, non solo a Genova, mi  è tornato in mente il verso iniziale – così dolce e  bello e affettuoso – di questa poesia di Antonio Fiori. Scritta dall’altra riva del mare, dalla Sardegna che guarda a Genova. Tutti la guardiamo in questi giorni. (Giovanna Menegus)

 

 

Erich Kästner. Der August


Erich Kästner (Germania, 1899-1974)

Der August

Nun hebt das Jahr die Sense hoch
und mäht die Sommertage wie ein Bauer.
Wer sät, muß mähen.
Und wer mäht, muß säen.
Nichts bleibt, mein Herz. Und alles ist von Dauer.
Stockrosen stehen hinterm Zaun
in ihren alten, brüchigseidnen Trachten.
Die Sonnenblumen, üppig, blond und braun,
mit Schleiern vorm Gesicht, schaun aus wie Frau’n,
die eine Reise in die Hauptstadt machten.
Wann reisten sie? Bei Tage kaum.
Stets leuchteten sie golden am Stakete.
Wann reisten sie? Vielleicht im Traum?
Nachts, als der Duft vom Lindenbaum
an ihnen abschiedssüß vorüberwehte?
In Büchern liest man groß und breit,
selbst das Unendliche sei nicht unendlich.
Man dreht und wendet Raum und Zeit.
Man ist gescheiter als gescheit, –
das Unverständliche bleibt unverständlich.
Ein Erntewagen schwankt durchs Feld.
Im Garten riecht’s nach Minze und Kamille.
Man sieht die Hitze. Und man hört die Stille.
Wie klein ist heut die ganze Welt!
Wie groß und grenzenlos ist die Idylle …
Nichts bleibt, mein Herz. Bald sagt der Tag Gutnacht.
Sternschnuppen fallen dann, silbern und sacht,
ins Irgendwo, wie Tränen ohne Trauer.
Dann wünsche Deinen Wunsch, doch gib gut acht!
Nichts bleibt, mein Herz. Und alles ist von Dauer. Continua a leggere

Wild geese di Mary Oliver (USA, 1935)

Wild Geese

You do not have to be good.
You do not have to walk on your knees
for a hundred miles through the desert, repenting.
You only have to let the soft animal of your body
love what it loves.
Tell me about despair, yours, and I will tell you mine.
Meanwhile the world goes on.
Meanwhile the sun and the clear pebbles of the rain
are moving across the landscapes,
over the prairies and the deep trees,
the mountains and the rivers.
Meanwhile the wild geese, high in the clean blue air,
are heading home again.
Whoever you are, no matter how lonely,
the world offers itself to your imagination,
calls to you like the wild geese, harsh and exciting–
over and over announcing your place
in the family of things. Continua a leggere

Sottrazioni – di Bartolomeo Smaldone

copertina

46 poesie brevi, haiku ed eleganti versi neoermetici, il valente poeta Bartolomeo Smaldone sottrae infatti più che aggiungere. Non a caso il nuovo libro si intitola “Sottrazioni” edito dalla pugliese Alcesti. Dalla terza lirica già capiamo che Smaldone sa il fatto suo in quanto ad uso del linguaggio “Ruzzolo, trottolo, / lumeggio, escogito il sintagma: / rimettimi ogni ùzzolo”.

“Si tratta di componimenti epigrammatici – afferma l’autore – dal timbro  asciutto, talvolta  addirittura scarno, come se i sintagmi  si componessero tra loro  in una struttura  semantica originaria  in cui  il suono  si impone sul senso, precedendolo  in modo naturale”

Smaldone è alla sua settima raccolta poetica e a 45 anni è un poeta nel pieno della sua carriera. “Riposano le rane, / gracidano nel sonno. / Sorridono prudenti / ai loro sogni grevi.” è una delle poesie più in vista del libro, ma mi interpella anche quella a seguire: “Mi pare tu non dorma, / che trine di primitive verità / ti escano a sbuffi dalla bocca”. Le ore notturne sono portatrici di epifanie.

Un certo gusto per rime e allitterazioni (Smaldone è altresì autore di un libro di filastrocche) è presente in questo libro, costituendone un punto di forza evidente, che scuote la vena intimista. “In una tenera età / ero un tenero stelo. / Avevo teneri denti / che mio padre addentò”.

Il libro di Smaldone costituisce così una pregevole novità dall’editoria italiana di poesia che consiglio vivamente ai lettori.

Max Ponte

Prosa e pensiero della poesia, e della vita, di Anna Vasta

L’ultimo libro di Anna Vasta, “La prova del bianco” (Le farfalle ed., 2015), densa raccolta di pensieri, aforismi, poemes-en-prose, nel mare magnum della poesia e della letteratura di questi nostri (dis)informatissimi tempi, presenta un carattere di unicità da sottolineare. Con un exergo da Manlio Sgalambro, questi testi, per le vie casualmente miracolose del pensiero e della creazione artistica, fanno in qualche modo sistema sulla poesia, sulla vita, sul legame/conflitto tra l’una e l’altra, secondo un naturale approdo morale. “Naturale” perché la tensione morale non si fa mai predica moralistica e il pensiero non si fa mai gabbia ideologica. E la parola, la parola della poesia e della letteratura, come parte integrante della vita e delle sue vicende (“Non si legge per distrarsi, ma per concentrarsi” … “Gli uomini apprendono di sé dalla letteratura”), come pensiero capace di riflessione su male,  bene, morte, idea di Dio, Natura, cui l’umano inevitabilmente viene a incontrarsi. Poesia che si fa, inestricabilmente, pensiero e vita, oltre che pensiero sulla vita e sull’esistenza. Fra gli amori letterari dell’autrice, traspaiono nette figure come Holderlin e Leopardi, e pensatori come Schopenauer. E il bianco, coraggiosamente minimalista, del titolo del libro, pronto ad aprire alle infinite possibilità della scrittura (e.d.l.).

*

Alcuni testi da LA PROVA DEL BIANCO: 

Finché morte non vi separi! Non è la morte a separare, ma la vita.

Ogni ricerca poetica è un ritorno a un luogo che è anche un tempo d’origine.

Una poesia che graviti attorno a un luogo e lo assuma come fonte di emozioni, di immagini, di pensieri, non ha niente di localistico. In un’ideale geografia dello spirito il luogo diventa metafora, figura di allusività e significanze non soggettive.

Al luogo dell’infanzia che è luogo di poesia è possibile tornare soltanto nella consapevolezza della sua perdita. Ma anche nella maturata convinzione della sua trasformazione in un topos di originaria innocenza.
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Culture and the Universe di Simon J. Ortiz (USA, 1941)

Culture and the Universe

Two nights ago
in the canyon darkness,
only the half-moon and stars,
only mere men.
Prayer, faith, love,
existence.
We are measured
by vastness beyond ourselves.
Dark is light.
Stone is rising.

I don’t know
if humankind understands
culture: the act
of being human
is not easy knowledge.

With painted wooden sticks
and feathers, we journey
into the canyon toward stone,
a massive presence
in midwinter. Continua a leggere