Let evening come di Jane Kenyon (USA, 1947-1995)

Let Evening Come

Let the light of late afternoon
shine through chinks in the barn, moving
up the bales as the sun moves down.

Let the cricket take up chafing
as a woman takes up her needles
and her yarn. Let evening come.

Let dew collect on the hoe abandoned
in long grass. Let the stars appear
and the moon disclose her silver horn.

Let the fox go back to its sandy den.
Let the wind die down. Let the shed
go black inside. Let evening come.

To the bottle in the ditch, to the scoop
in the oats, to air in the lung
let evening come.

Let it come, as it will, and don’t
be afraid. God does not leave us
comfortless, so let evening come. Continua a leggere

Tre poesie non per caso

di Roberto Plevano

Fernanda Gaete Urzúa. Shadows, 2016. Serigrafia

E sarà come

Sta sicura, noi ci vedremo ancora,
E sarà come incontrarci a vent’anni.
Ti chiederò: Erinnerst du dich? Che cosa
Ti ricordi? È il vento dell’addio?

Per te fu vento di rabbia e dispetto,
So bene, ma tu lascia ch’io oggi creda
Che una pietruzza di pietà, rimasta
Sul pavimento, dietro porta e letto,
Nella tua camera che dava sulla
Città di muri, di passi di fretta,
Pizzichi la pianta del piede e arresti
Un breve nulla del cammino tuo,
Fermi l’andar via. Sì, fa tu ch’io creda.
E sia l’aver perduto i tanti passi
Tuoi uno sciocco impiccio, certo, sia la
Fortuita cosa seccatura vana,
Di poco conto. Così voglio credere.
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La poesia non è finita, al Sud almeno. Alcune proposte de I Quaderni del Bardo

Che la poesia non sia morta lo dimostra anche la nascita di una case editrice come I Quaderni del Bardo per iniziativa del leccese Stefano Donno. Esiste un progetto serio di conoscenza e di promozione. I volumetti sono stati composti da Mauro Marino nella sede del Fondo Verri e prendono il nome dall’esperienza dei “Bardi di Copertino”, poeti beat guidati da Maurizio Leo, che quindici fa pubblicava libretti artigianali a tiratura molto limitata.

Non è dunque un progetto autoreferenziale e non si considera esaustivo. Soprattutto non si propone come un modello e non mira a realizzare una “cordata”. Si colloca in luogo geograficamente preciso, considerando anche la localizzazione non elemento secondario dentro una visione. Si pone come una comunità di autori che non slegano il dato testuale da quello biografico, ragione per la quale una poesia è anche e sempre una scelta. Diretta la collana di poesia da Nicola Vacca, egli stesso lettore (per professione) prima che autore egli stesso, questa  nuova casa editrice è innanzi tutto una comunità di lettori che poi si “espongono” con la scrittura dei loro testi. A questo punto la condizione sospensiva dell’ “a meno che” di Cesare Viviani – interessante è il suo pamphlet per il Melangolo, La poesia è finita. Diamoci pace. A meno che… – risulta in questo caso ampiamente realizzata.

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In the secolar night di Margaret Atwood (Canada, 1939)

In the secular night

In the secular night you wander around
alone in your house. It’s two-thirty.
Everyone has deserted you,
or this is your story;
you remember it from being sixteen,
when the others were out somewhere, having a good time,
or so you suspected,
and you had to baby-sit.
You took a large scoop of vanilla ice-cream
and filled up the glass with grapejuice
and ginger ale, and put on Glenn Miller
with his big-band sound,
and lit a cigarette and blew the smoke up the chimney,
and cried for a while because you were not dancing,
and then danced, by yourself, your mouth circled with purple. Continua a leggere

instagram poetry di r.m. drake

madness is somewhere
between chaos
and having a dream.

la follia è da qualche parte
tra il caos
e avere un sogno.

if loving you kills me
tonight, then I was ready
for death the moment you
said hello.

se amarti mi uccide
questa sera, allora ero pronto
a morire nell’attimo in cui
tu dicesti hello.

she had the power to
change the world, but
she couldn’t save the
one she loved.

aveva il potere di
cambiare il mondo, ma
non poteva salvare chi
amava. Continua a leggere

L’alba e il fico di Giuliano Rinaldini

di Giovanna Menegus

COGNIZIONE DI UN_ALBA

come un parto,
il cielo possiede nel suo silenzio
qualcosa di doloroso, nudamente
necessario.

l’asfalto si consuma.

presentazione del vuoto Continua a leggere

Anche questa è poesia…

Sehr geehrter Herr Oberinspektor,
ich habe heute früh einen kleinen Ohnmachtsanfall gehabt
und habe etwas Fieber. Es ist aber bestimmt ohne Bedeutung,
und ich komme bestimmt heute noch, wenn auch vielleicht nach
12 ins Bureau.
Ihr ergebener
Dr. Franz Kafka
23.9.1912

Egregio Sig. ispettore maggiore,
questa mattina sono svenuto e tutt’ora ho un po’ di febbre.
È sicuramente senza alcuna importanza e, sicuramente, verrò
in ufficio, sebbene, forse, soltanto dopo le 12.
Vostro devoto
Dr. Franz Kafka
23.9.1912

Questa lettera al suo capo fu scritta da Kafka dopo quella notte in cui
compose Il verdetto, dando, in poche ore, una svolta decisiva alla sua opera,
ma forse all’intera letteratura del XX secolo…

Amore e risata cosmica in Annamaria Ferramosca

di Giovanna Menegus

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dorme la mia bambina delle meraviglie
ancora irrubata dal mondo
intatta nel suo pianeta

Siccome su Andare per salti è stato già scritto moltissimo, con questa mia lettura anziché dar conto del libro nella sua interezza e nei suoi temi dichiarati mi prenderò la libertà di segnalare alcuni motivi al suo interno, alcuni testi specifici che hanno attratto la mia attenzione.
Prima però voglio ricordare un elemento formale evidente e significativo. Nel solco di Cummings, Continua a leggere

Il blocco degli sbarchi

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Verrà il tempo in cui
gli alieni bloccheranno
gli sbarchi nelle loro
progressive et prospere
lande per farci pagare
i nostri miseri confini
i morti in mare bambini

Max Ponte
13 giugno 2018
#apriteiporti #restiamoumani

Marina Massenz, Né acqua per le voci

E’ uscita la nuova raccolta poetica di Marina Massenz Né acqua per le voci (Dot.com Press 2018). Segnalo due presentazioni, alle quali sarà presente l’autrice: giovedì 24 maggio alle ore 21.00 presso il Bezzecca Lab di via Bezzecca 4, a Milano (tel. 02.86.89.44.33) (presenta Vincenzo Frungillo); martedì 12 giugno alle ore 21.00 presso la Libreria Popolare di via Alessandro Tadino 18, a Milano (tel. 02.29513268) (presenta Giorgio Morale).  Propongo di seguito tre poesie della raccolta. Continua a leggere

Il Liotro e gli elefantini siciliani

liotro foto

di AMBRA STANCAMPIANO

(immagine di Martina Garzia)

Un tempo molto lontano da adesso, quando il mondo era ancora giovane e la Sicilia appena una bambina, viveva sull’Etna e nelle campagne circostanti un gruppo d’elefanti nani, piccoli come dei pony a cui sia cresciuta una proboscide.

I primi uomini che avevano deciso di stabilirsi da quelle parti stavano fondando proprio allora la città di Catania. A quei tempi vivevano lì intorno terribili mostri e animali feroci come la biscia belluina delle zolfare, i ciclopi dei faraglioni e il Drago Tifone, che abitava nelle viscere del vulcano e aveva davvero un pessimo carattere. Continua a leggere

Antonio Fiori, Nel verso ancora da scrivere

di Giovanna Menegus

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La poesia di Antonio Fiori, così apparentemente lieve, misurata e sorridente, nasce e si alimenta tutta dalla dichiarazione e consapevolezza della propria insufficienza: «patisce / perché non può sciogliere / i nodi alla gola, per quanto tenti / da sola». O più esplicitamente: «Per dirla tutta la poesia non basta». L’accettazione del proprio limite – di una sorta di dolente, vigile impotenza – la anima sottilmente, in una tensione che è tanto morale (e religiosa), quanto sensibile e sensuale, amorosa, e detta misure perlopiù brevi e composte sempre increspate dall’inquietudine, dai trasalimenti e le interrogazioni dell’umano vissuto. Continua a leggere