Un altro tempo. Wystan Hugh Auden 

traduzione Nicola Gardini

ed. Corriere della Sera

a cura di Barbara Pesaresi

***

Appoggia, amore, il tuo capo assonnato…

Appoggia, amore, il tuo capo assonnato

umano sul mio braccio senza fede;

in cenere riducono le febbri

e il tempo la bellezza individuale

dei bambini pensosi, e la tomba

mostra quanto sia effimero il bambino:

ma fino all’alba dentro le mie braccia

che la viva creatura s’abbandoni,

colpevole, mortale, ma per me

quella che sola ha intera ogni bellezza.

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Ornithology 50. Bertolucci, Fortini

capanna indiana

Attilio Bertolucci, La capanna indiana

III

Dov’è volato l’uccello che nell’ora
più calda ti è passato sopra
alto, e i pali, i tronchi giovani
di gaggìa che ti formano, capanna
deserta, si sono rigati di freddo
un attimo nella quiete del sole?

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Giorgio Stella, A post di est

Per Patrizia Vicinelli,

una rotonda, severa, a Bologna la ricorda.

*****

Latrice piana, tempo di butterata latrante in fiera
e ortica di Natale – la vedi? la torcia bifronte
radica la nuda seria. E l’ombra si torce.

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Breve storia di noi

di Stefanie Golisch

Questa storia è di tutti, delle badanti russe con i denti
d’oro e gli stivaletti rossi che fanno colazione nei
giardinetti, dell’uomo con il gatto a macchie di iena che
abita davanti alla figliale di Zara, di chi sa dove andare
e di chi non lo sa, dei ragazzi che si fanno nella piazza
deserta, di chi cammina come se volesse chiedere scusa
per essere nato e di chi riempie il palco da protagonista
subito, della donna che di casa non esce mai e di chi
conta il tempo per non perderlo, di chi ha una storia da
raccontare e di chi si accontenta del solito gelato, davanti
alla stazione dimorano gli indecisi, uno è appena arrivato
e l’altro non vede l’ora di partire, c’è chi dorme e c’è chi
canta e c’è chi predica la fine del mondo da sempre, c’è
l’uomo sul ponte che ride a più non posso e in fondo alla
via che porta non si sa dove c’è il bambino mendicante,
ci guarda come se volesse chiedere qualcosa, ma non sa
come e ad ogni modo, noi non sapremmo rispondere,
facciamo finta di niente come al solito, ma lui c’è, non
molla, non ha paura di noi

Il quadro è di Ernesto Treccani: Il popolo dei volti

Franca Mancinelli, “Libretto di transito”

di Giuseppe Ferrara

Libretto di transito [1] è il titolo dell’ultima raccolta poetica di Franca Mancinelli pubblicata nel 2018 dalla casa editrice Amos. Continua a leggere

Testamento di Joaquín Giannuzzi (Argentina,1924-2004)

Testamento

Hijas mías, este
es es sueño decisivo de papá. Pidan silencio.
El ruido del mundo ya es bastante
para su edad y su juicio. Que su resto de luz
cese con dignidad. Su corazón bombea
pesadamente. La realidad se atasca
en las arterias del cerebro. Él está
clínicamente terminado, el ser
universal y privado huye de sus ojos. Continua a leggere

La poesia della settimana. Milo De Angelis

Invochi il respiro, la giusta
posizione del cuscino, l’accento
che dai limiti del mondo giunge qui,
apre le finestre, chiama
ogni poesia alla guarigione.
Non ha più contorno
la ferita che abitava nel seno,
preme sui vetri e sulle pentole,
esce tra i semafori
della Prenestina, grida che niente
diventerà parola, che tutto
era scritto.

Milo De Angelis, Tema dell’addio, Lo Specchio, Mondadori, 2005, p. 75.

CRESTOMAZIA 33: “Intimazione” di Marguerite Yourcenar

Intimazione di Marguerite Yourcenar

La morte si avvicina, e il suo rumore:
Fratello, Amico, Ombra, cosa importa?
È la morte la nostra unica porta
per uscire da un mondo dove tutto muore.
(1963)

Intimation

La mort approche, et sa rumeur:
Frère, Ami, Ombre, que t’importe?
La mort est nostre seule porte
Pour sortir d’un monde où tout meurt.
(1963)

da I doni di Alcippe (trad. Manrico Murzi, Bompiani, 1987, pag.143)

CRESTOMAZIA

Ornithology 48. Govoni


corrado-govoni-autoritratto

Dove stanno bene gli uccelli

Le rondini, sui fili del telegrafo.
Le candide colombe, sulle gronde.
I falchi, in mezzo a le rovine e sulle cattedrali.
I corvi, sopra il capo degli impiccati.
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Del fare spietato (Arcipelago Itaca, 2019), Pasquale Vitagliano. Una nota di Giuseppe Cerbino

La scrittura poetica di Pasquale Vitagliano da sempre riconosce negli oggetti e nelle cose la misura dell’uomo. Non può assolutamente fare a meno di questa prospettiva. L’oggetto è una sorta di arenaria che asciuga l’umor vitreo che rende possibile la visione. Vitagliano non manca di sottolinearlo soprattutto nella sua ultima raccolta “Del fare spietato” pubblicata per Arcipelago Itaca Editore:  il titolo  ricalca le formule dei saggi filosofici che trattano di determinati argomenti. Questo libro è, infatti, una trattazione in versi dell’inevitabile dramma che tiene insieme la realtà: “spietato” vuol dire letteralmente assenza di pietà ossia una condizione che non ci cautela e non ci preserva. Siamo nell’altezza più estrema ma con il vento in faccia.

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