rimmel del lete

di Giorgio Stella

[DEDICO a me*]

Rimmel del Lete

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[ – 1 Acque camminate nel deserto – 

Spariscono le impronte

Nella polvere del mare 

– 2 – Qui giace l’uomo del sogno

Attaccato al filo spinato

Su […] cui TAO-BENETAO – 

L’ora ombra

Santa-Luce

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Intervista a Saverio Bafaro: l’ “ermeneutica del terrore”

Testo introduttivo e intervista di Pietro Romano

Saverio Bafaro (foto di Dino Ignani)

Una lingua criptica e oscura, che con meticolosa esattezza si inabissa nelle zone più remote dell’essere, introducendo il lettore «a un’ermeneutica del terrore». Un poeta, Saverio Bafaro, che fa del canto un nesso con tutte quelle forme archetipiche evase dal nostro immaginario per dare luogo a una rete di connessioni eterogenee.

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Raffaela Fazio, tre poesie da “Midbar”

Ricorda

“…anche voi conoscete la vita del forestiero, perché siete stati forestieri in terra d’Egitto” (Es 23,9).

Nella fatica

il riscatto, la luce

del nascere che si ripete.

Io ti prometto

che godrai

del frutto del tuo sudore.

Ma ancora più se saprai

vedere il vuoto

che ti sazia, il compenso

nello spazio

da cui liberi la mano.

Non mieterai fino ai margini

del campo. Sarà dolce

la tua gloria

come acino

caduto non raccolto

lasciato al forestiero.

***

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ultimo primo

di Giorgio Stella

   [A GIUSEPPE PICCOLI 

SI DEDICA QUESTA MEMORIA, QUESTA

FLESSIONE DI MENTE]

[- 1 – Dalla ginestra sale la conca d’avorio verso il mare

D’ottone delle conchiglie avare di suono, di suono loro – 

La ringhiera è stata saldata dalla massa proletaria

Che ha la chiave e ci si chiude dentro –

Porta avanti il monte che non incontra

Il sasso, il ladro del cuore che smette lo stesso girotondo

Mentre quando uno moriva l’altro era in vita

– 2 – Dalla palude il cielo ha una fessura di vetro lunga

Quanto la sfida reciproca nella postura della durata muta –

L’inchino è breve si soffoca la lontananza 

Proprio quando il sangue cattivo era quello buono –

Dormendo su una panchina ricordo,

senza soldi vino sigarette donne ma le foglie

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Croci del Sud, di Padre Elia Spezzano

È il libro della musica quello di Sergio Spezzano – in versione monastica padre Elia, con una sorta di duplice profezia di passione e silenzio, secondo il carisma del profeta di Tishbe. Una musica che arriva dove non arriva il cuore, non per mancanza di coraggio, ma per una sorta di – ancora monastica – umiltà. È una porta del cuore che si deve aprire, per vedere le rose di lorchiana memoria, anch’esse segno di sentimenti così radicati da sbocciare.

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Antonio Fiori, “I Poeti del sogno”

di Giovanna Menegùscover

È da oggi in libreria I Poeti del sogno, un’intrigante “piccola antologia” curata da Antonio Fiori. La pubblica l’editore Inschibboleth, nella collana Margini diretta da Filippo La Porta. L’antologia comprende 12 voci poetiche, per un arco temporale che iniziando nella Roma augustea passa dalla Spagna cinquecentesca alla Francia dei conflitti di religione a una Napoli catacombale ed eterna, per giungere fin quasi ai giorni nostri. Continua a leggere

Hai eretto difese con in testa una favilla

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Hai eretto difese
Finite nelle campagne
Degli anni coltivate
Ad oblio sepolte
Con le armi hai
Scavato gallerie
Per fuggire sotto
Ai campi hai eretto
Sfide sbrecciate
Nei limes imperiali
Fortezze stellate per
Far giocare gli ufficiali
Hai inciso la terra
Fertile in mezzo al
Nulla difeso i figli
I santi in una bolla
Hai alzato bandiere
Diurne all’arrivo
Del terrore hai
Cambiato troppe
Volte la faccia del
Nemico hai imparato
A non fidarti di persona
Come un mantra antico
Hai fatto tutto questo
Con i piedi nell’argilla
Come un Golem muratore
Con in testa una favilla

Max Ponte
13 febbraio 2020

Poesia inedita dedicata alle due torri dette “Bisòche”, resti della fortezza cinquecentesca di Villanova d’Asti, vota le torri Luoghi del Cuore del Fai cliccando qui > https://fondoambiente.it/luoghi/torri-della-bisocca?ldc

Stefano VITALE e Albertina BOLLATI, INCERTO CONFINE. Con introduzione di Vittorio Bo

 

Il linguaggio dei muri

 

Non muore

il linguaggio dei muri

messaggi a distanza

di graffiti dispersi

tra coltelli e martelli

fori di luce e sangue straziato

nel ricordo degli anni

passati a tracciare i confini

tra i giorni di piombo

e le parole di vetro

resta l’ombra di noi

e un altro paesaggio gira e passa*

vuoto che pesa

pianto sprecato

fame che non muore Continua a leggere

John Spaulding

John Spaulding

Once in the moonlight

Once in moonlight when I had not slept for three nights,
when there was no food and a long rain had stopped,
and some had slept outside in the rain you could see
the streaks it had left on their skin,
once in the eighth week of my captivity,
alone in the moonlight outside on the ledge,
I looked up and felt the stars move
strangely back and forth, a slow rocking,
as though the Lord were rocking us somehow back and forth,
and I was not afraid but tears came anyway
as I remembered my children so far away,
the way children can call you back
in through your thoughts and keep you awake
like hearing the stars ring all night long. Continua a leggere

Acamerina

di Giorgio Stella

La rosa

Così inutile è cosa che spaventa.

Anche la poesia: come la rosa.

[Ferdinando Tartaglia]

                                                                          Alla stagione dell’anno l’autore dedica

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Come il lutto muove il passaggio

Al cocco della trave mossa 

Dalla regola informe dell’ombra

Il becco del baco di bacco.

– 1 – Pioggia vendi l’acqua 

Alla clessidra 

Dei pinoli giunti dai minori luoghi

Ai maggiori remoti

Nella questua della radice aumenta

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Giuseppe Conte, “Non finirò di scrivere sul mare”

Recensione di Francesco Improta

Giuseppe Conte, Non finirò di scrivere sul mare (ed. Mondadori, collana “Lo specchio”, 2019)

Ho sempre pensato che Giuseppe Conte fosse il maggior poeta italiano e la lettura della sua ultima silloge poetica, Non finirò di scrivere sul mare (ed. Mondadori), ha confermato e rafforzato, qualora ce ne fosse stato bisogno, questa mia convinzione.

In questo libro c’è tutto l’universo mitico, simbolico e poetico di Giuseppe Conte. Al centro di questo universo, come suggerisce il titolo, c’è il mare e non potrebbe essere diversamente per chi come lui è cresciuto con il rumore del mare nelle orecchie nella splendida Riviera ligure di ponente. Il mare è diventato per lui una categoria dello spirito, la fonte della sua ispirazione, l’origine e la fine della vita. Ossessione e disperazione, salvezza e perdizione, finitudine e infinito, avventura e mistero, il mare con il suo perenne movimento indica il divenire stesso della vita, il suo perenne fluire. Quel mare violato per la prima volta dalla nave degli Argonauti e percorso dalle triremi fenicie e dalle galee genovesi, come ci rammenta il poeta, quel mare che ha alimentato le fantasie di Conrad e di Pessoa, per il quale, però, – vale la pena ricordarlo il mare più bello è quello che non abbiamo ancora navigato, quel mare per Giuseppe Conte è soprattutto emblema di libertà: Continua a leggere

Biakka


di Giorgio Stella



                        L’autore dedica al dotto escretore




                                                 – 1 – Indio rinnegato alla coccarda
                                                   Dello stemma alato
                                                         Quando pioveva l’ombra
                                                              Che si mosse dal sole
                                                Tra le vacche sacre
                                                          E l’organo trapiantato
                                                                  In angelo di coro



                                                            – 2 – Votiva la possidente tagliata erba
                                                                       Rettangolare alla siepe di neve
                                               Dalle zone delle aragoste miste al ventre degl’oblò
                                                              Nel cuore degl’acquari –
                                                   La parrucca di Ester è ammucchiata tra
                                                           Las Vegas e la cremeria di spiraglio a nido
                                                             Perché il cocco rotto ha il latte di seta
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Giovanni IBELLO, Dialoghi con Amin. Nota di Antonio Fiori

Come dice Luigia Sorrentino, il primo verso è un avvertimento ma è anche, in qualche modo, un avvenimento – “La poesia è un lunghissimo addio”, un addio interminabile, che non può tacere se non per sfinimento, se non nella morte. La poesia insomma, proprio cantando “lo smisurato addio” e denunciando l’inumano, tiene viva fino alla fine la speranza di una vita ‘alta’.  Tra le presenze di questo poemetto mi ha colpito particolarmente quella ondivaga di Dio. Continua a leggere