Sera di ottobre, dall’autobus

di Stefanie Golisch

Breve storia di una finestra illuminata
con gatto sdraiato decorativamente sul
davanzale. A cena si mangia con le mani
aperte a coppa, sotto il tavolo, gambe e
piedi se ne fregano della decenza. Ognuno
parla per conto suo e a un certo punto si
accendono le luci e c’è chi all’improvviso
sembra più bello e chi sparisce svergognato
dietro gli specchi. Anche tu sei cresciuto
in questo vicolo cieco all’odore di verdure
cotte e mele al forno. Uno, a occhi chiusi,
comincia a fischiare e uno si gratta la
schiena con la matita. Tentiamo di essere
sempre noi stessi, recita una voce da vecchio,
ma la sagezza non è di tutti, si sa. A letto
si va sempre alla stessa ora: chi è già nato
e chi impaziente attende ancora. Tutti insieme
ci infiliamo sotto coperte pesanti di notti
altrui come se il destino fosse uno soltanto

Luigi Maria Corsanico legge Paul Éluard. 2

da qui

Paul Éluard(1895-1952)
Ti alzi…
(Facile) 1935
Traduzione di Marcello Comitini

Lettura di Luigi Maria Corsanico

Anne W Brigman
The Bubble, 1907. Source

Scriabin – Prelude Op. 15, No. 4 in E major

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L’approccio alla parola. Un (audace) accostamento tra la poesia e il pensiero ebraico


di Raffaela Fazio

Iniziamo dalla parola. Parola in ebraico è DaBaR (si scrive DBR, perché la scrittura ebraica è solo consonantica). Ma DaBaR, parola, vuol dire anche evento. Una parola evento. Come fa la parola a diventare evento? Iscrivendosi nel tempo, non rimanendo “lettera morta”, accettando i rischi del divenire e dell’incontro. Come la parola poetica, che, per vivere, si apre a molteplici letture e interpretazioni, cerca un’accoglienza che la rinnovi, non una comprensione che ne fossilizzi il senso. Continua a leggere

Luigi Maria Corsanico legge Fernando Pessoa. 4

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Fernando PessoaL’amore è una compagnia
O amor é uma companhia
(10 luglio 1930)
da “O Pastor Amoroso”,
in “Poemas de Alberto Caeiro”
Traduzione di Piero Ceccucci e Orietta Abbati
da: UN’AFFOLLATA SOLITUDINE
POESIE ETERONIME
Bur Rizzoli
Lettura di Luigi Maria Corsanico

Tudo isto é fado (versão curta) por António Cobra

Tamara de Lempicka – The Dream, 1927

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Su “Fatti vivo” di Chandra Livia Candiani

Di guerrieri indifesi / ha bisogno il mondo, / di sacra ira / di occhi spalancati. Su Fatti vivo di Chandra Livia Candiani

Segnalo su Carmilla una mia lettura di Fatti vivo (Einaudi 2017), la nuova raccolta poetica di Chandra Livia Candiani.

Già il titolo è una sveglia: Fatti vivo. L’incontro delle due parole determina quella che Jurij Lotman chiama “esplosione di senso”, “provocata dall’intersecarsi di immagini della realtà che non potrebbero intersecarsi altrimenti”. Il titolo esercita la duplice funzione di presa di contatto con il lettore e di esortazione. Occorre “farsi vivi” e “farsi vivi” richiede una pratica quotidiana che bandisca inerzie e narcisismi. Con Fatti vivo Chandra Livia Candiani manifesta piena consapevolezza della propria poetica (“Il nudo / lo spoglio / ha splendore”) e rende esplicite urgenze implicite ne La bambina pugile (Einaudi 2014). Continua a leggere

Luigi Maria Corsanico legge Pierluigi Cappello (1967-2017)

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ISOLA
PIERLUIGI CAPPELLO

Dentro Gerico, Presentazione di Giovanni Tesio, Tavola di Sergio Toppi, La barca di Babele, 8, Circolo Culturale di Meduno, 2002, pp. 63, s.i.p.
Lettura di Luigi Maria Corsanico
Antonio Vivaldi, Concerto per oboe in do maggiore RV452 – Adagio
Die Toteninsel, Arnold Böcklin Continua a leggere

L’ultimo

di Stefanie Golisch

Nella mia città natia, l’ultimo era una donna
chiamata Hunde-Martha che viveva con i
suoi cani non si sapeva dove. A volte, nel
pomeriggio, si andava alla sua ricerca, ma
il luogo non fu mai trovato. A Monza,
l’ultimo è un uomo di età incerta, piccolo,
scuro, peloso, vestito casualmente. Non so
nulla di lui, così come allora non sapevo
nulla di lei. Gli ultimi non hanno una storia
da raccontare. Ci sono e poi non ci sono più
e quando ci si accorge, non c’è nessuno a
cui chiedere delle loro sorti. All’improvviso
manca qualcosa che non si sa, ma è destino
che ci si dimentichi presto di chi abita il
mondo senza contare le ore

Trittico della distanza, di Pasquale di Palmo


Prima di ogni partita e di ogni cielo

 

Bisognerà iniziare dall’epigrafe agostiniana per comprendere questo nuovo – essenziale, lucido, pietoso – libro di Pasquale Di Palmo, uno degli autori più parchi e intensi della sua generazione: «Quale uomo farà intendere ciò ad un altro uomo? Quale angelo a un angelo? Quale angelo a un uomo?». Ci troviamo nel capitolo conclusivo delle Confessioni: dopo aver ricapitolato il contenuto del racconto biblico della Creazione e aver reso grazie a Dio, Agostino pone l’accento sul mistero della misericordia divina (Tu vero, Deus une bone, numquam cessasti bene facere) e sulla contemplazione della sua perfezione: Tu autem bonum nullo indigens bono semper quietus es, quoniam tua quies tu ipse es («Tu invece, bene che non necessita di alcun bene, sei sempre in riposo, poiché tu stesso sei il tuo riposo»). Continua a leggere

Luigi Maria Corsanico legge Pier Paolo Pasolini

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Pier Paolo Pasolini
Supplica a mia madre (Poesia in forma di rosa, 1964)
Lettura di Luigi Maria Corsanico

Alexander Scriabin – Prelude in f sharp minor (Op.11 Nr.8)
Vasily Gvozdetsky (piano)

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Parigi, autunno 1980


let love be brought to ignorance again
Lisel Mueller

A Parigi si arriva una volta sola, ma lei non
lo sa quando scende dal treno in una mattina
di primo autunno, lo zaino pesante di tante
cose sulle spalle. Ha viaggiato tutta la notte,
impaziente di cominciare una nuova vita.
Non sa che la vita è una sola e continua
sempre. Al contraio di quello che pensa, non
sa nulla. Ed è per questo che è così bella,
quando, una volta depositato il bagaglio
nella sua chambre de bonne, scende le scale
e, aprendo il portone di casa, esce sul
Boulevard S. Michel. In questo momento,
Parigi è tutta sua e subito dopo non più.
Ma lei non lo sa e cammina, cammina

Luigi Maria Corsanico legge Pablo Neruda

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Pablo Neruda – Poema XII
Per il mio cuore basta il tuo petto
Venti poesie d’amore e una canzone disperata
Lettura di Luigi Maria Corsanico

Immagine : Edward Weston,
The White Iris (Tina Modotti) (1921)

Quarto movimento da la Suite Barroca
arrangiamento di Karl Scheit
Autore anonimo
GuitarraChitarra Continua a leggere

Patria madre parola di Rose Ausländer

Bekenntnis

Ich bekenne mich

zur Erde und ihren
gefährlichen Geheimnissen

zu Regen Schnee
Baum und Berg

Zur mütterlichen mörderischen
Sonne zum Wasser und
seiner Flucht

zu Milch und Brot

zur Poesie
die das Märchen vom Menschen
spinnt

zum Menschen

bekenne ich mich

mit allen Worten
die mich erschaffen Continua a leggere

Fernanda Romagnoli, poesie


Una maldestra baldanza,

poesie di Fernanda Romagnoli

 

tratte da “Il tredicesimo invitato”, Garzanti Editore

 

a cura di Barbara Pesaresi

Il tredicesimo invitato

Grazie – ma qui che aspetto?

Io qui non mi trovo. Io fra voi

sto come il tredicesimo invitato,

per cui viene aggiunto un panchetto

e mangia nel piatto scompagnato. Continua a leggere

CRESTOMAZIA 30: “Così comincia a donare” di Cesare Viviani

Così comincia a donare
chi non sa amare, l’amore
non abbisogna di doni. Per fare
spazio dentro di sé
quante case da abbandonare,
quante strade da macinare,
finché l’aria si fa tersa, limpida
e non c’è ricordo, nessuna speranza
solo una stanza
vuota.

da Silenzio dell’universo, VII


“Dell’altra moltitudine che abbiamo di versi, quasi infinita, ha scelto ciò che gli è riuscito o più elegante, o più poetico, o anche più filosofico, e infine, più bello […]” (Tratto dalla Prefazione alla crestomazia italiana de’ poeti di Giacomo Leopardi)

Luigi Maria Corsanico legge Andrej Arsen’evič Tarkovskij

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Arsenij Aleksandrovic Tarkovskij
Morire in levità
Lettura di Luigi Maria Corsanico

Karl Friedrich Abel, WKO 207
per viola da gamba solo
Nima Ben David

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Rosa Salvia, Il Giardino dell’attesa



di Pasquale Di Palmo

Gaston Bachelard scrisse che il giardino «è uno stato d’animo». Questa definizione può benissimo attagliarsi alla più recente raccolta poetica di Rosa Salvia, emblematicamente intitolata Il giardino dell’attesa. Nonostante le sue origini lucane (di Picerno, in provincia di Potenza), la poetessa vive da molti anni a Roma, dove suggellò la sua giovane esistenza, in maniera drammatica, il cugino Beppe, la cui opera è stata investigata da Rosa a livello esegetico. E tracce del classicismo dell’autore di Cuore (cieli celesti) e di alcune tra le più intense liriche della seconda metà del Novecento si ritrovano nel nucleo di questa raccolta, soprattutto nella sezione inaugurale che dà il titolo al libro. Continua a leggere

Saluto da Riccione

di Stefanie Golisch

Quando uno scapolo, senza lavoro, senza soldi,
senza un animale domestico da accarezzare di
tanto in tanto, parte per una vacanza di appena
tre giorni, gli altri sono già tornati a casa da
tempo. Oramai sono scattate le tariffe di bassa
stagione, eppure, la pensione completa rimane
un sogno. A colazione, inclusa nel prezzo del
pernottamento, fa il criceto, il pranzo lo salta,
la cena è una mela consumata in camera davanti
al telegionale delle otto e mezzo. Se dovesse
mandare una cartolina a una persona cara,
scriverebbe: il tempo è variabile, ora piove,
ora c’è sole, si mangia bene e le spiagge, meno
male, sono vuote. Ma le cartoline da tempo sono
state rimpiazzate dai selfie e allora imaginiamo
il suo: un uomo di mezza età, pelato, con la
barbetta che a colazione ha mangiato sette
brioches, in costume da bagno sbiadito davanti
al mare di primo autunno. Non è veramente il
suo viso la cosa più triste e nemmeno le gambe
bianche con i lunghi peli neri sui polpacci, ma
sono i suoi piedi dentro un paio di vecchie
ciabatte, rotte ai lati. Il mare, colmo di ricordi
d’estate, alle spalle

Luigi Maria Corsanico legge Marcello Comitini

da qui

Marcello Comitini
Il miele dei ricordi

Lettura di Luigi Maria Corsanico

Francis Lai – Le passager de la pluie
Immagini dal web di propietà degli autori

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quartine di media estate


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Un suono costante di biscotti,
Nzulli frolle ciambelle piparelli,
Momenti che croccano, speziati.
Dai paesi che crollano, ciottoli, dai colli.
*
Stanotte sogno Ntinnammare,
Sogno le doppie acque giù al Pilone
Con lunghe bracciate io che non so nuotare
E mio padre che guarda da Filione.
*
Nel chiaro andavamo, io, in un sonno assorto,
Io e mio padre la domenica mattina,
All’approdo dei pescherecci al porto,
A una manna di pesci, all’altomare prossimo
al centro di Messina.
*
In collina eravamo bianchi,
Scendevamo al mare con un passaggio,
Risalendo sporchi di sale e stanchi,
I dodici anni un atto di coraggio.

In collina eravamo anche stanchi
Del tempo fermo nel solito raggio
Dell’abitudine, ma col paesaggio negli occhi
Nascevamo sempre a un eterno maggio.
*
I padri archiviavano i torti
nella pace a terrazze degli orti,
una pace a portata di mano,
all’alba, quand’era più piano l’umano.
*
Ho atteso certi antichi passi
Sotto le magnolie in San Leone –
All’ombra, come se inventassi
Come si cerca la scusa l’occasione.