CRESTOMAZIA 27: “Sì come i marinar’ guida la stella” di Monte Andrea da Firenze

“Sì come i marinar’ guida la stella” di Monte Andrea da Firenze

Sì come i marinar’ guida la stella,
che per lei ciascun prende suo vïag[g]io,
e chi per sua follia si parte d’ella
radoppia tostamente suo danag[g]io:
la mia dritta lumera qual è, quella
che guida in terra me e ‘l mi’ corag[g]io?
Voi, gentile ed amorosa pulzella,
di cui m’ha mess’ Amore in segnorag[g]io,
ché troppo è scura la mia via e fella
a gir, se vostra lumera non ag[g]io.

La qual fa disparere ogn’altra luce,
ché, laove apar vostro angelico viso,
altro sprendor giamai non vi riluce.
Pulzella, poi m’avete sì conquiso
che sol per voi mia vita si conduce,
merzé, dal vostro amor non sia diviso.


“Dell’altra moltitudine che abbiamo di versi, quasi infinita, ha scelto ciò che gli è riuscito o più elegante, o più poetico, o anche più filosofico, e infine, più bello […]” (Tratto dalla Prefazione alla crestomazia italiana de’ poeti di Giacomo Leopardi)


CRESTOMAZIA

Franco Di Giorgi, Una lettura dell’Ottava Elegia duinese

Les choses ne sont pas cachées – elles sont évidentes. Ce sont nos yeux qui sont voilés, épais, chargé de mémoires, d’a priori qui défigurent ce qui est devant notre visage. (Jean-Yves Leloup, commento al quinto lòghion del vangelo di Tommaso: Gesù diceva: Riconosci ciò che è dinanzi al tuo volto).

Una lettura dell’Ottava Elegia duinese
di Franco Di Giorgi

Sia in alcuni scritti critici ed estetici raccolti in Del poeta (Einaudi, Torino 1948) sia soprattutto nell’Ottava delle sue celebri Elegie duinesi Rainer Maria Rilke scopre nell’occhio umano quella specie di limite che un secolo prima Novalis aveva individuato all’interno dell’intelletto. Un limite visivo che, come un destino (Schicksal), non consente all’uomo di poter vedere l’esterno (draußen) e soprattutto quello che egli chiama das Offene, l’Aperto. Continua a leggere

Giovanna MENEGUS – Quasi estate. Recensione di Antonio Fiori

Giovanna Menegus
Quasi estate
ExCogita, 2017

Il libro, venerdì 7 luglio prossimo alle ore 21.00, sarà presentato da Antonio Fiori ad Alghero – alla Libreria Cyrano.

‘Quasi estate’ è la prima silloge edita di Giovanna Menegus, autrice di un esordio già felice  nel titolo e nella cura editoriale di ExCogita, piccola e orgogliosa casa editrice voluta e  diretta da Luciana Bianciardi, figlia del compianto Luciano, giornalista e scrittore  indimenticabile. Continua a leggere

Francesco Randazzo, Alito e calce


La poesia di Francesco Randazzo è piena di sorprese. È il “grido della pietra”, una voce che non ti aspetteresti e invece è lì, a interpellare il tuo sguardo sulle cose, oltre che il tuo ascolto. È come se, da qualche parte, ci fosse una soglia da varcare, “una porta perfetta, di sette colori”, l’arcobaleno, certo, ma anche le note, o, che so, i sette sacramenti: perché a volte, di là, sembra che si apra l’inferno della carne; altre volte, il Paradiso ineffabile dei desideri puri e levigati. Tra salvezza e perdizione, piacere e sofferenza, bene e male, nell’intrico di linee aggrovigliate che è l’esistenza umana, operano “le dita che non sanno contare il tempo e la misura”, gli “strumenti umani”, direbbe Sereni, che non si sa mai se possano servire all’uopo o siano arnesi obsoleti di fronte alla complessità crescente della posta in gioco. Continua a leggere

CRESTOMAZIA 26: “A la stagion che ‘l mondo foglia e fiora” di Compiuta Donzella

A la stagion che ‘l mondo foglia e fiora
acresce gioia a tut[t]i fin’ amanti:
vanno insieme a li giardini alora
che gli auscelletti fanno dolzi canti;

la franca gente tutta s’inamora,
e di servir ciascun trag[g]es’ inanti,
ed ogni damigella in gioia dimora;
e me, n’ abondan mar[r]imenti e pianti.

Ca lo mio padre m’ha messa ‘n er[r]ore,
e tenemi sovente in forte doglia:
donar mi vole a mia forza segnore,

ed io di ciò non ho disìo né voglia,
e ‘n gran tormento vivo a tutte l’ore;
però non mi ralegra fior né foglia.

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Luigi Maria Corsanico legge Edoardo De Filippo

da qui

Pier Paolo, poesia di Eduardo De Filippo
da: “O’ penziero e altre poesie” di Eduardo, Einaudi1975
Lettura di Luigi Maria Corsanico
JS Bach Sonata No1 in G minor BMV 1001
Viktoria Mullova – Adagio
…………………………………………………………………

Pier Paolo

Non li toccate
quei diciotto sassi
che fanno aiuola
con a capo issata
la ‹‹spalliera›› di Cristo.
I fiori,
sì,
quando saranno secchi,
quelli toglieteli,
ma la ‹‹spalliera››,
povera e sovrana,
e quei diciotto irregolari sassi,
messi a difesa
di una voce altissima,
non li togliete più!
Penserà il vento
a levigarli,
per addolcirne
gli angoli pungenti;
penserà il sole
a renderli cocenti,
arroventati
come il suo pensiero;
cadrà la pioggia
e li farà lucenti,
come la luce
delle sue parole;
penserà la ‹‹spalliera››
a darci ancora
la fede e la speranza
in Cristo povero.

[Eduardo De Filippo, 1975]

All’arte di governo imbalsamata, di Marianne Moore


da “Marianne Moore – Le poesie”, edizioni Adelphi,

a cura di Lina Angioletti e Gilberto Forti

 

Non c’è nulla da dire in tuo favore. Difendi

il tuo segreto. Tienlo nascosto sotto la tua dura

scorza di piume, negromante.

O

uccello, le cui tende sono state «grandi teli di canapa

egiziana», la pallida iscrizione zigzagante della Giustizia – Continua a leggere

CRESTOMAZIA 25: “HO VINTO L’ABISSO” di Jatzy Castillo

HO VINTO L’ABISSO di Jatzy Castillo (Venezuela)

Anche se fragile nella mia forza
e se è rimasta decapitata l’illusione
oggi pesto forte i miei piedi tra le pietre
e anche così la mia anima crede nell’amore

Sollevo dalla polvere le mie ceneri
restauro la mia pelle divenuta carbone
anche così mi sento bella
le mie ossa hanno vinto il dolore

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Luigi Maria Corsanico legge Lorenzo Mullon

da qui

Lorenzo Mullon, artista e poeta itinerante, è nato a Trieste, e vive a Milano. Moderno trovatore, non in visita alle corti, si sposta tra montagne e giardini. “Il poeta – dice – nel suo vagabondare legge il destino nei sassi ed il pittore lo indovina nelle macchie di colore sulla tela”. Lorenzo gira quasi tutti i giorni nei parchi pubblici, soprattutto del capoluogo lombardo, declamando poesie alle persone che incontra e propone a prezzo poetico, offerta libera, i suoi libricini auto-prodotti e auto-pubblicati da Edizioni Del Parco e da Carmina Dant Panem Editore.” Continua a leggere

Quattro poesie di Patrizia Vicinelli

 

tratte da “Non sempre ricordano – Patrizia Vicinelli”, Casa Editrice Le Lettere – Firenze

 

L’acqua infetta le sponde dell’oblio

che sempre cerco – come viandante –

sulla strada senza riposo

come una mèta già sorpassata

silenzio

aria di pini

vertigini

di fronte all’uscita

troppa luce

ricorda disperatamente invece

brilla

la mia materia si fonde

in esplosione violenta e violetta

che sia la prima vibrazione sana?

l’aura e l’aureola e l’aurora

tempo congiungiti con le mie diramazioni

non sorpassarmi

non avanzarmi

sii uno col mio spazio unico

e il senso interno che mi guida a tracciato

dall’esterno –

fonditi. Continua a leggere

tre passi

paesaggio 1

(amori)

Quest’anno mese
Settimana o giorno del Signore
Riprendo i cammini dal paese
Ai più remoti o prossimi territori
Atavici, al cuore.

***

(passi)

L’alba in quel folto
Per ritrovare il senso dei sentieri
Pellegrinaggi o furti di raccolto
O le ginocchia, i sassi, i massi
Ove si spacca l’anima di ieri.

***

(ritorni)

Alla luce delle verande
Non nascondemmo il rosso
Dei gelsi sulle maglie bianche, 
Al sole le scure le nude processioni,
Dietro il timore delle serpi al fosso.

Luigi Maria Corsanico legge Pablo Neruda. 3

da qui

Pablo Neruda

Se tu mi dimentichi

Los Versos del Capitán – Las Furias

Voce e piano e tastiera: Luigi Maria Corsanico

(Traduzione di Giuseppe Bellini)

da “I versi del Capitano”, Passigli Poesia, 2002

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Giovanni NUSCIS – Tre poesie

Gridare ci salverà
nel luogo e nel momento
che ancora non sappiamo.
Il grido più alto e corale
a spezzare il silenzio caduto
il pianto piegato di anni
che ha seccato la terra
e la speranza.
Rotto l’assedio nemico
liberate le strade
resterà del grido un motivo
nell’aria
inseguito dal canto gioioso
di madri e sorelle
come dopo la fine
della guerra bestiale. Continua a leggere

STULTIFERA NAVIS di Beppe Mariano

di Beppe Mariano

A man holds onto a tree by the seashore (possibly along the Shore Parkway Greenway) against severe winds during Hurricane Carol’s assault on the Northeastern seaboard, Brooklyn, New York, August 31, 1954. (Photo by Hulton Archive/Getty Images)

STULTIFERA NAVIS

I
Mentre la mia automobile corre
sulla mezzeria, è il bus
a precedermi nello sprofondamento
che, come pus improvviso, si apre…
terremoto di troppo tardo preavviso.

II
Le pecore, forzatamente abbandonate
dal pastore terremotato, s’aggirano
smarrite tra le macerie della stalla,
slanate, come per alopecia sulla schiena:
di lana han dovuto alimentarsi,
strappandola coi denti l’una all’altra,
pur di non sbranarsi.

Pur di non sbranarsi, molte hanno preferito
morire con l’intestino ingolfato.

L’uomo invece per vivere sbrana, o è sbranato.

(testimonianza di un pastore abruzzese)

III
Cervino e Monviso erano fratelli
-solo un po’ più alto e più magro
il primo- e stavano affiancati:
finché un maleficio, forse
di Merlino, non li ha separati;
o più probabilmente un litigio,
come tra fratelli succede.

Il mio auspicio è che quando,
causa trumpismo, un’ultima guerra
renderà la terra non più umana,
indeclinabile ogni ismo,
un sommovimento tellurico li riavvicini
(e che la Terra post-umana si disinquini). Continua a leggere

I gelsomini dell’azzurro, di Nadia Campana


Poesie di Nadia Campana tratte da “Verso la mente”, Raffaelli Editore.

Misura la voce
I
Stagione agli estremi della sera
arrossire tutta in una collina inesistente
ma vera per me che nascevo
con cumuli di nubi notturne
e nascevamo insieme e mi somigliavo
facendomi diventare chiacchiera interminabile
perché sapevo di più
amata stasi io.
Immediata io alto
non volendo esser solo
un’occasione vaga.
Troppo doversi amare troppo
doversi pensare amami tu
prendimi corpo felice
baffo placido zompa carezza
scappa un’altra volta
voce di animale parla per me. Continua a leggere