La borsa del Cabecita

di Mario Bianco

Dedicato ad un personaggio che compare in Sudeste, magnifico romanzo argentino di Haroldo Conti di recente edito da Exòrma edizioni e tradotto benissimo da Marino Magliani con la consulenza di Riccardo Ferrazzi.

La sacca di Cabecita

È una faccenda successa circa quarant’anni fa nei pressi di Giaveno, una cittadina in provincia di Torino, in località detta Provonda, una cosa di poco conto, tuttavia c’erano stati degli spari, o meglio due colpi di fucile esplosi da un tale anziano, Portigliatti Ettore, detto Gino, non si sa perché.

Il detto Portigliatti era stato ricoverato all’Ospedale San Giovanni Battista in Torino in stato di evidente confusione mentale; risultava essere affetto da uno stato piuttosto avanzato di arteriosclerosi, vale a dire che era in condizioni psichiche molto alterate come confermato dalla signora Merlo Pich Ernesta, consorte del Portigliatti.
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L’autobus

di Roberto Plevano

«In questa Italia apparentemente inferocita capita spesso che i ministri facciano i loro annunci e le loro querele “non come politico, ma in quanto padre”. Commovente richiamo alla tenerezza verso i figli, consigliato dagli esperti di marketing.» Gad Lerner

 
Il padre, figura usata nel lessico pubblico per suggerire affetto, rispetto, reverenza. I padri onorati sono i morti, come i padri fondatori, i padri della patria appunto, o quelli impersonali del codice civile, il diligente buon padre di famiglia. Ma il padre vale come simbolo di autorità, e insieme di integrità morale, soltanto per chi sa che egli troppe volte viene meno ai figli. Vale per chi non vuole indulgere a rassicuranti, e in fondo autoassolutorie, rappresentazioni.
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Il Natale del 2012

di Arturo Belluardo

Il mare esplode.

Scaraventa flutti e cavalloni sulla scogliera.

E’ grecale, maestrale, tramontana, libeccio, il sapere antico di distinguere i venti dalla cengia delle onde non mi appartiene: se affondo un dito in bocca e lo espongo alle correnti grondante saliva, gela ovunque e non mi dà indicazioni.

Vorrei vedere adesso i grandi marinai esperti, gli svelatori dallo sguardo socchiuso a valutare queste onde: impazziscono da tutti i lati, sotto costa una lastra bianca di schiuma.

“Sembra ghiaccio” mi dice mia figlia, il dreadlock solitario che volteggia nel vento, le lunghe ciglia socchiuse alla meraviglia del mare violento.

Il mare esplode.

Le onde si spaccano sulle rocce calcaree in boati, deflagrano in scoppi salini che atterriscono, la pelle ti si arrotola sulla carne, i peli si strinano, la barba è macchiata di sale anche se siamo in alto, al sicuro tra la nepitella e la cicoria selvatica, tra i sacchi sarbaggi e la sinapa, tra la borraggine e l’origano. I cespugli di mirto stanno per decollare, voleranno in Sardegna e mani sapienti di pastori, isolani come noi, ne faranno elisir di oblio, di memoria perduta. Continua a leggere

P’ngieng (un racconto di Ambra Stancampiano)

Devo assolutamente tornare a casa, qui non posso essere felice.

Purtroppo sarà più facile a dirsi che a farsi, ed io non spiccico una parola da anni. Rendo l’idea?
In effetti rimanere zitta mentre tutti mi fissano ed aspettano che io faccia qualcosa non è molto educato, ma di parlare non mi va. Non saprei cosa dire: da piccola badavo alle capre, mica andavo a scuola. Nessuno poteva immaginare che un giorno sarei stata così interessante, che il mondo intero avrebbe parlato di me. E per cosa, poi.

Quanto rumore, quante ciarle… non ne posso più. Questi vestiti mi prudono e pizzicano da tutte le parti, dentro la baracca c’è caldo e non si sente nemmeno il canto degli uccelli, sovrastato da questo continuo chiacchiericcio in linguaggi che non ho mai sentito e che non m’interessano.

Questi giornalisti sono una manna per mio padre, che fino a ieri si arrabbattava per sfamare le quindici bocche a suo carico e oggi, grazie a me, si ritrova a essere l’uomo più ricco del villaggio. Ancora non ci crede, papà, dice davanti alle telecamere con gli occhi umidi. Ritrovare la propria figlia dopo così tanto tempo… gonfia il petto, gli occhi gli si illuminano: fissa un uomo che, sulla soglia di casa, sta sfogliando un rotolo di banconote per porgerne un paio a mio fratello maggiore, di guardia sulla porta.
I vicini lo guardano con un misto di pena ed invidia: nessuno vorrebbe essere al suo posto, con una figlia in quello stato; ma tutti quei soldi, tutti questi stranieri, chi li aveva mai visti?
Ogni giorno decine di jeep sfidano il deserto e la giungla paludosa e arrivano da Phnom Penh, cariche di gente che vuole vedermi. Tutti i giovani di Oyadao stazionano davanti alla nostra capanna da giorni e cercano di farsi notare dai turisti per mettersi al loro servizio, lanciando fischi, blaterando qualche parola in inglese insegnatagli dai nonni e sovrastandosi l’un l’altro con la voce o venendo alle mani. Le anziane, riunite in capannelli davanti ai fuochi per il cibo o ai lavatoi, scuotono la testa e borbottano contromaledizioni; la febbre dello straniero sembra aver colto tutti.
Tutti, tranne mia madre: lei non ha occhi che per me.

Mia madre ha occhi grandi e stanchi, ma pieni di allegria. Continua a leggere

Niente è più come prima


di Elisabetta Bordieri

Mi sembro un asintoto matematico, quella retta a cui una curva tende indefinitamente senza mai raggiungerne il contatto. Mi estendo all’infinito, mi avvicino senza arrivare ad allinearmi mai a niente. Tanto meno a te. Alla fine sto qui. Sempre qui. E oggi questo cielo plumbeo e livido non aiuta certo a venirne fuori. Il ricordo del tuo viso si dissolve seguendo ritmi disarmonici, si sfrangia in modo asimmetrico. Come uno smembramento sproporzionato dei tessuti delle guance che si allungano verso l’esterno e poi vengono sfilacciati e strappati via a brandelli. Continua a leggere

Educazione sentimentale # 2

Leggere il mondo

di Stefanie Golisch

Oggi mi accompagnano per la prima volta in biblioteca.
La biblioteca della nostra piccola città si trova in uno scantinato del municipio. Dietro un banco molto alto c’è una signora e dietro di lei s’intravedono delle lunghe file di scaffali pieni di libri.
Non ho mai visto tanti libri insieme.
Sono agitata, perché questi libri stanno proprio aspettando me.

Leggo da quando ho imparato a leggere.
Quando nel primo anno di università, un compagno mi chiede quale facoltà frequentassi e cosa avrei voluto fare in futuro, rispondo senza rifletterci: studio lettere perché mi piace leggere.
Mi sembra evidente. In fondo, non c’è nulla da spiegare.
Leggere era ed è tuttora il mio modo di stare nel mondo. Ho bisogno della presenza dei libri ovunque io sia, come oggetti, amici, protettori. Mi piace il loro aspetto, il loro formato relativamente piccolo, mi piace toccare la carta e mi piace il loro odore, in particolare quando sono vecchi, vissuti, consunti. Quando, oltre a raccontare una storia, essi stessi sono diventati una storia, non raccontata, soltanto intuibile.
I libri mi hanno spiegato e non spiegato il mondo, mi hanno accolto e respinto, mi hanno fatto capire chi sono e chi non sono e quando pensavo di aver finalmente compreso come stavano le cose, si sono allontanati per riapparire in caso di bisogno, pronti a distrarmi, a confondere le mie idee e qualche rara volta a farmi intuire una possibile risposta. Continua a leggere

Essere e tempo


di Riccardo Ferrazzi

Scoprii di essere uno scherzo di natura il giorno del mio diciannovesimo compleanno. A dir la verità, non posso escludere di aver commesso qualche stranezza anche da bambino, magari per evitare uno scappellotto, o un’indigestione, o una caduta dal sesto piano; ma di queste eventuali esperienze non ho ricordi. Non so che dire: può darsi che la mia facoltà non fosse ancora sviluppata. Ciò che non dimentico è l’inizio di una strada che, ormai, ho percorso troppe volte avanti e indietro. Continua a leggere

“Il giorno del Ringraziamento” – Ultimo capitolo con pdf

[Novella a puntate, ultimo capitolo. Il testo completo si può scaricare qui Il giorno del Ringraziamento pdf. – Testo e immagine di Monica Mazzitelli]

13.

Samuel e Jeff erano usciti da un po’. Il fuoco si stava addormentando, le braci ferme. James si era versato l’ultimo goccio di caffè dalla moka ormai fredda, una scusa per restare ancora a parlare.
Francesca aveva appoggiato le gambe sulla sedia di fronte alla sua e aveva le spalle appoggiate a metà dello schienale, rannicchiata e comoda. Con l’indice accarezzava lo stelo del suo bicchiere quasi finito. Dovevano essere le due, tra poco la pendola l’avrebbe scandito.
«Come stai?» le chiese.
«Adesso bene.»
«Ti dispiace che partiamo domani?»
Si sollevò sulla sedia per rispondergli, prendendo un lungo respiro attraverso le narici. «Devo dire di sì. Stavolta non ho la solita sensazione che “è stato bello ma è ora di tornare in possesso della mia casa”. E della mia solitudine, ovviamente.»
«In effetti è un luogo un po’ sperduto questo, non trovi? Non ti mette malinconia?» Continua a leggere

“Il giorno del Ringraziamento” – Capitolo 12

[Novella a puntate – testo e immagine di Monica Mazzitelli]

12.

«Sono senza parole. Che storia…» disse James scrollando la testa. «Io… non so cosa dire Frances.»
«Oh Gesù… Devo fumare.» fece Jeff servendosi altro Chianti. Posò la bottiglia poi ci ripensò e riempì anche il bicchiere di Francesca.
«Grazie.» gli disse lei senza alzare lo sguardo. Bevve rapidamente, appoggiò con delicatezza il calice e richiuse il dorso della cornice, controllando che la foto di suo padre fosse rimasta posizionata perfettamente al centro. Poi si alzò, la prese insieme al foglio e salì con lentezza i gradini, senza accendere nessuna luce. Stette via mezz’ora. Continua a leggere

“Il giorno del Ringraziamento” – Capitolo 10

[Novella a puntate – testo e immagine di Monica Mazzitelli]

10.

Gli piaceva quel suono: i piatti tolti dalla pila e messi in tavola. Di sotto stavano apparecchiando. Che ora era? Allungò il braccio per recuperare il cellulare, che emanava una luce bluastra: una chiamata persa, Carrie. Doveva aver dormito come un sasso, come un sasso morto sul fondo di uno stagno, per non aver sentito la suoneria. C’era anche un sms: “Ciao papà volevo solo farti un saluto stiamo andando alla festa dai vicini ci sentiamo domani mattina abbracci”, nessuna punteggiatura.
Erano le sette e mezza. Perfetto. Era calmo. Forse non era neanche triste. Difficile dirlo, si sentiva scollegato dai suoi sentimenti. Avrebbe dovuto svegliarsi meglio per saperlo.
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“Il giorno del Ringraziamento” – Capitolo 9

[Novella a puntate – testo e immagine di Monica Mazzitelli]

9.

«Mi sono dovuto prendere una pastiglia per il mal di testa, mannaggia a te! Da quanto sei sveglio?» Samuel era uscito sul portico con solo un pile addosso, i pugni sui fianchi accusava Jeff con un sorriso storto.
«Seee… stai a vedere che te l’ho fatto bere con l’imbuto quel whisky! Guarda che ti ho offerto solo il primo, ma vorrei sottolineare che poi la bottiglia te la sei messa tu sul tavolino accanto. Io ne ho bevuti solo due, era dal college che non me ne stavo così sobrio. Piuttosto te, che mi hai fatto fumare due canne di fila… ma quanta roba ci avevi messo là dentro? C’era tabacco o no?»
«Pochissimo cowboy, giusto un minimo per impastarlo.» gli rispose sorridendo.
«Comunque io mi son dovuto bere due tazze di caffè per riuscire a connettere, di là in cucina. Però ora ho imparato a fare anche la carbonara: sono pronto per il ristorante. C’è penuria di locali italiani a Seattle?» Continua a leggere

“Il giorno del Ringraziamento” – Capitolo 8

[Novella a puntate – testo e immagine di Monica Mazzitelli]

8.

Si misero in macchina appena finito il pranzo, silenziosi. Poi il trillo troppo alto del cellulare di James interruppe Cohen sul più struggente dei suoi “It’s a cold and it’s a broken allelujah”. Lo sfilò dalla tasca scusandosi con Angela, chiedendole di leggere che nome apparisse sullo schermo.
«Dice “Carrie”.»
«Mia figlia. Premi il tasto e me lo passi? Scusa!» fece un lungo sospiro prima di rispondere «Ciao Car, sto guidando, ti posso chiamare dopo? Sì, tutto bene, ci stiamo facendo un giro per le vallate intorno. Io e una mia amica, Angela. Dì ciao a Angela!»
«Ciao Carrie!» fece Angela sventolando anche la mano.
«Ma certo che va tutto bene, ti sembra di no? Non ho la voce strana, e non sono per niente arrabbiato, per cortesia. Ti chiamo dopo ok? Ciao.» concluse buttando il cellulare sopra il cruscotto. Continua a leggere

“Il giorno del Ringraziamento” – Capitolo 7

[Novella a puntate – testo e immagine di Monica Mazzitelli]

7.

C’era già luce. Dormendo si era appoggiato con la testa sul braccio che ora pungeva indolenzito. Non si era alzato neanche per una pipì durante la notte, gli premeva la vescica. E non si era neanche lavato i denti; se li sentiva stuccati di sporco e fondo di vino. Andò in bagno, si fece una doccia pensando che in quei dieci minuti avrebbe dovuto decidere improrogabilmente se andare a correre o meno. Sempre che la cosa fosse ancora valida. Sempre che Samuel non si fosse incazzato e avesse deciso di tornarsene a Seattle dalla moglie. Sarebbe stata colpa sua, e gli altri sarebbero stati scontenti, avrebbero pensato che era un coglione irascibile guastafeste e dietro le spalle si sarebbero detti “poteva andarsene lui invece che far andare via Samuel”.
Si piegò a strofinare bene caviglie e polpacci. La testa china dissimulava la sensazione di lacrime, le faceva sparire nello scolo della doccia insieme alla schiuma dello shampoo. Pensò a Jeff, che era salito con lui, che lo aveva accudito come lui accudiva Eileen. Senza essere roboante, però. Come fosse stato un figlio handicappato. Si sedette dentro la doccia, per terra. Non aveva mai fatto una cosa del genere e si sentì un po’ ridicolo, come in un film, ma non riusciva a alzarsi. Ancora venti secondi, si diceva, altri venti, due minuti. Sarebbe andato, se gli altri due andavano. Uscì dalla doccia con la pelle lessa e i muscoli bollenti, e dopo un minuto Jeff bussò alla porta. Continua a leggere

“Il giorno del Ringraziamento” – Capitolo 6

[Novella a puntate – testo e immagine di Monica Mazzitelli]

6.

Bussò perché vide luce filtrare dalla porta.
«Chi è?»
«Sono James, ti disturbo?»
«No no, entra, è aperto!»
La stanza aveva la stessa aria disordinata che aveva avuto quella di sua figlia da ragazza. In ventiquattr’ore Angela l’aveva fatta sua, piegata al suo bisogno di tirare fuori i suoi troppi vestiti e scarpe da una valigia verde dall’aria antiquata che aveva lasciato buttata per terra, aperta. Maglioni e pantaloni erano appoggiati ovunque, l’accappatoio appeso all’angolo della porta del bagno; c’era profumo di miele, gli parve. Ripensò un istante a tutte le sgridate inutili che lui e la sua ex moglie avevano speso per l’indomabile caos di Carrie; allo sguardo sempre innocente e sorpreso che lei rivolgeva alla sua stanza durante le loro tirate: dove loro vedevano macerie e lacerti, lei rispecchiava sé stessa. Ed era così calda la sua camera, piena di speranze e desideri, di vita; al contrario del resto della loro casa dove anche i cuscini sembravano posizionati col goniometro; lucida, fredda. Gli parve di capire Carrie per la prima volta, sentì la sua voce dentro chiederle finalmente scusa. Continua a leggere

“Il giorno del Ringraziamento” – Capitolo 5

[Novella a puntate – testo e immagine di Monica Mazzitelli]

5.

«Hai un po’ di farina sulla guancia Minnie!» le disse Mike con un sorriso incontrandola mentre usciva dalla cucina.
«Uh! Davvero? Beh considerato che ho tirato la sfoglia di tre libbre di fettuccine è normale!» sorrise lei passandosi il dorso della mano sul viso.
«Fettuccine fatte in casa? Accidenti… Tre libbre?»
«Occhio e croce penso di sì… Francesca dice che in Italia si misurano sulla base di quante uova, non dal peso… Tante fettuccine comunque, una montagna!»
«Fantastico, non vedo l’ora di cenare.»
«Sentirai che meraviglia il sugo di porcini!»
Rimanevano ancora in piedi fuori dalla cucina, con la pendola che aveva appena battuto il piccolo rintocco della mezz’ora. Si sorridevano in silenzio, con nulla da aggiungere, ma senza imbarazzo.
«Stavi uscendo?» Continua a leggere

“Il giorno del Ringraziamento” – Capitolo 4

[Novella a puntate – testo e immagine di Monica Mazzitelli]

4.

Angela, Mike e Minnie li raggiunsero, venivano dal lato opposto del lago. Angela si sedette sulla panchina guardando i rametti di abete che Minnie teneva in mano.
«Non è come la salvia selvatica che si deve usare secondo il rituale nativo-americano, però il profumo della resina secondo me andrà comunque bene per allontanare delle stanze gli spiriti maligni.»
«Dici che ce ne sono?» chiese Angela alzando un sopracciglio.
«Penso che ognuno di noi si sia portato dietro i suoi demoni,» fece Jeff «vero Minnie?»
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“Il giorno del Ringraziamento” – Capitolo 3

[Novella a puntate – testo di Monica Mazzitelli, immagine di Mikael Moiner]

3.

La vista, gli aveva detto la signora Chimenti. E gli scoiattoli. Li aveva sentiti da molto presto, erano almeno in due a giocare, là fuori. Eileen si sarebbe alzata per guardarli: lo fece anche lui. Il lago era argento fuso, gli abeti arrivavano a carezzare la riva. Verdi e austeri, sembravano un vecchio consiglio di saggi, senza ammonimenti per lui. Solo far passare il tempo e sfumare il dolore. Forse questo weekend non era stata una bella idea. O forse invece no: non era l’idea a essere stata sbagliata, ma la sua realizzazione. “Una cosa strana” gli aveva ripetuto Carrie al telefono.
Si vergognò un po’. Che avrebbe pensato Eileen che era andato lì da solo, a spendere 800 dollari per quella cosa “strana”?
Ma no. Che brutto pensare che Eileen l’avrebbe giudicato, invece. Non lo avevano mai fatto, uno con l’altro. Era un pensiero sporco questo, lurido. Indegno di lei. Continua a leggere

“Il giorno del Ringraziamento” – Capitolo 2

[Novella a puntate – testo e immagine di Monica Mazzitelli]

2.

Il neurochirurgo era sparito in silenzio. Jeff con la testa appoggiata sul pugno frantumava briciole di pane col coltello. Mike leggeva i titoli dei libri sugli scaffali, con le mani in tasca. Aveva saltato quelli in brossura in tinta unita, i rossi e i verdi sbiaditi, e stava guardando i paperbacks con lo sfondo nero screpolato dalle letture. James da lontano credette di riconoscere un vecchio romanzo che aveva anche lui a casa, e lo raggiunse.
«Pensavo fosse quel libro di Ellroy che non ho mai finito ma…»
«Si assomigliano tutte queste copertine.» fece Mike «Non ho letto nulla di Ellroy. Ma non posso dire di essere un lettore vorace. Lei?»
Non sapeva cosa rispondere «Non lo so, vado a periodi. Gli ultimi mesi leggevo più che altro qualche poesia per mia moglie, non c’è stato molto… tempo, per altre cose.»
Mike annuì. «Anche io vado a periodi. Leggo più che altro in vacanza, comunque. E non so ancora se questa lo sia.» concluse sorridendo.
«Perché? Cosa potrebbe essere?» chiese James un po’ allarmato.
«Per me l’inizio di qualcosa di più duraturo.»
Incerto se chiedere spiegazioni, si limitò a fare un cenno di assenso con la testa. Continua a leggere

“Il giorno del Ringraziamento” – Capitolo 1

Qualche anno fa, di ritorno da un viaggio negli Stati Uniti, ho scritto una novella ambientandola a nord della California durante il weekend del “Thanksgiving”.
Troppo breve per essere un romanzo, ho scelto di pubblicarla a puntate qui, e se vi piacerà potrete seguirla da oggi fino al 6 dicembre per 13 puntate, ogni giorno alle ore 18:00, illustrata da una mia foto. Chi – come me! – detesta leggere le cose a puntate, potrà trovare la novella per intero in formato pdf il 6 dicembre 🙂 Buona lettura!

1.

La villa era proprio del colore che aveva immaginato senza formularne il pensiero, quando aveva letto l’annuncio sul giornale locale. Marrone scuro, opaco. Inaspettato invece il blu delle ringhiere e della palizzata. L’aveva sempre ritenuto un accostamento aggricciante, trovarlo lì gli diede un senso di sollievo. Lo stesso che provò guardando la facciata mentre girava nel vialetto: betulle bianco cenere allungavano dita nodose verso la casa ghermendola nella luce scarsa del crepuscolo. Dal parcheggio il lago non si vedeva.
Sentì profumo di zucca mentre apriva la portiera. Luci arancione dalle finestre del piano terra ci si squagliavano dentro. Dovette sollevare il trolley per non farlo strusciare sul ghiaino. Continua a leggere

“Bibliotheka Albertina” di Anna Costalonga

Dicevi che la montagna veniva prima di tutto, era l’unica cosa che valesse la pena vivere.
Salire in alto, elevarsi sempre di più, per scappare dal caos di edifici e capannoni industriali, dove non volevamo finire entrambi intrappolati come scarafaggi.
La quotidianità era un carcere, mi dicevi; o forse non volevamo finire intrappolati nella quotidianità di trappole tese da altri. La trappola – il carcere – doveva essere fino all’ultimo nostro e l’avevamo trovata nella fuga. O meglio nella corsa.
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