Salvatore Ritrovato, La Poesia e la Via

di Alberto Fraccacreta

La poesia salva? Questo interrogativo millenario ci riporta alla novecentesca — e attualissima — cognizione di una religione dell’arte che ha nutrito il pensiero di grandissimi scrittori (da Proust a Kafka, da Borges a Montale), ugualmente desiderosi di non finire nel côté del nichilismo e della fede confessionale. Insomma, nell’arte, nella letteratura — secondo loro — è possibile trovare (con le dovute proporzioni) uno scampo alternativo.

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Alessandro Ramberti, Faglia

di Elena Varriale

L’ultima opera del poeta Alessandro Ramberti, Faglia-Faulto (Fara 2020) si divide in due parti: la prima è poetica, mentre l’altra è un vero e proprio Avviamento alla lingua internazionale esperanto. Dunque, l’autore ci propone poesia e lingua e non poteva essere diversamente. Lo studio delle lingue, infatti, lo contraddistingue da sempre (nel 1988 ha conseguito a Los Angeles il Master in linguistica e nel 1993 il dottorato in linguistica presso l’Università Roma Tre), così come la passione e l’amore per la poesia, documentati dalle sue numerose pubblicazioni, dagli importanti premi conseguiti e dall’ottima produzione culturale della sua casa editrice.

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BUONA LETTURA 23: “Il sogno babilonese”, di Enzo Barnabà

“Buona lettura” è una rubrica curata da Mara Pardini. Uno spazio per “assaggiare” libri buoni, ovvero utili, piacevoli, intelligenti, capaci di lasciare un segno nell’immaginazione di chi li sfoglia. Un taccuino per catturare le impressioni, i messaggi e le parole che escono di pagina in pagina ma anche per incontrare scritture nuove e legate all’attualità.   Un angolo per parlare di libri e condividere il gusto di una buona lettura.

Buona Lettura 22: Enzo Barnabà, Il sogno babilonese (Infinito Edizioni)

Ci sono luoghi carichi di stupore, dove i muri parlano di personaggi spesso stralunati e storie dilatate nel tempo.

Luoghi sfumati nella misura del racconto e del mistero, capaci di ospitare tanto il reale quanto, appunto, l’inatteso.

Tra questi si colloca una villa divenuta poi chateau sul confine tra Italia e Francia, il cosiddetto “Chateau Grimaldi“, protagonista de Il sogno babilonese di Enzo Barnabà (infinito Edizioni).

L’autore ripercorre le trasformazioni della primitiva torre anti-barbaresca nella sobria casa mediterranea del medico inglese James Henry Bennet che, nel 1895, dopo aver acquistato alcune fasce a Grimaldi, nell’estremo ponente di Liguria, trasforma le “rocce spoglie” e “la vecchia torre in rovina” in luoghi verdeggianti, dando vita ad un primo esperimento di acclimatizzazione di piante esotiche, tripudio di fiori e alberi di ogni specie e colore. Continua a leggere

La presenza e l’assenza di Franz Krauspenhaar

di Guido Michelone

Il sessantenne autore milanese, dalle lontane origini tedesche, cofondatore de “La Poesia e lo Spirito”, torna al suo primo amore letterario, il noir, con cui esordì vent’anni fa (Avanzi di balera), e a cui seguì una copiosa bibliografia di dieci romanzi e cinque raccolte poetiche: da citare almeno Era mio padreLe monetine del RaphaëlBrasilia, per la narrativa, e Franzwolf per la lirica, che non sfigurerebbero affatto in un’antologia della letteratura italiana del XXI secolo.

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Enrico Macioci, “Tommaso e l’algebra del destino”

Testo introduttivo e intervista di Giovanni Agnoloni

Tommaso e l’algebra del destino (Società Editrice Milanese, 2020), il nuovo romanzo di Enrico Macioci, è una storia densa di dramma, imperniata sulla vicenda di un bambino di cinque anni che, in seguito a un imprevisto incidente di suo padre, rimane chiuso in macchina per lunghissime ore senza la possibilità di liberarsi, mentre intorno a lui il mondo continua a scorrere – o meglio, a non scorrere, nella paralisi di un’asfissiante giornata estiva – e le vite di sua madre, della gente che gli passa vicino e di chi sta assistendo suo padre in ospedale vanno avanti, ignare di ciò che gli sta accadendo. È un percorso orrifico di confronto con gli incubi peggiori del piccolo – e di ognuno di noi –, che arrivano perfino a materializzarsi e a parlare con lui.

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I gesti bianchi di Gianni Clerici

di Guido Michele

La ristampa di questo libro – prima edizione 1995 – merita qualcosa di più dei complimenti in quarta di copertina di famosi giornalisti quali Beniamino Plaicido e Antonio D’Orrico e soprattutto di Italo Calvino (tra i massimi narratori novecenteschi); di più di una deliziosa aletta con puntuale analisi critica e di un’altra aletta biografica, dove si apprende che il novantenne comasco è forse la massima autorità erudita nella storia del tennis italiano nonché provetto romanziere e saggista tra il 1972 e il 2010.

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I fuochi di Manikàrnica. Daniela RAIMONDI

Il viaggio è forma moderna, organizzata e libera della viandanza. Viandante è chi copre lunghe distanze a piedi, perlopiù fuori città. Viaggiare è la forma di conoscenza più naturale e ancestrale per conoscere e conoscersi nel profondo, e comprendere così la propria via attraverso la scoperta di luoghi e persone e il confronto continuo; che dànno la misura della grandezza della nostra infinitesimalità. Continua a leggere

“Oltre la linea gialla”, di Marisa Papa Ruggiero

Recensione di Francesco Improta

Marisa Papa Ruggiero, Oltre la linea gialla (Edizioni Divinafollia)

Rovistando tra gli scaffali della mia biblioteca, nella calura di questa estate bislacca, che si snoda tra paure non ancora rimosse e incerta voglia di ricominciare, mi è capitato tra le mani Oltre la linea gialla di Marisa Papa Ruggiero (Edizioni Divinafollia, 15 €). Il libro in questione, non più lungo di un centinaio di pagine, è stato per me una piacevolissima sorpresa e ha evidenziato, qualora ce ne fosse stato ancora bisogno, come nel terzo millennio, per la sopravvivenza stessa della letteratura, vadano riscritti modelli, forme e tecniche dei generi letterari. Continua a leggere

Buona lettura 21: “Caribe”, di Fernando Velázquez Medina

Buona lettura è una rubrica curata da Mara Pardini. Uno spazio per “assaggiare” libri buoni, ovvero utili, piacevoli, intelligenti, capaci di lasciare un segno nell’immaginazione di chi li sfoglia.
Un taccuino per catturare le impressioni, i messaggi e le parole che escono di pagina in pagina ma anche per incontrare scritture nuove e legate all’attualità.  Un angolo per parlare di libri e condividere il gusto di una buona lettura.

Vicende sconvolgenti, episodi affascinanti, personaggi coraggiosi, irrequieti e ingegnosi che non sempre riescono a smascherare il loro lato più oscuro: ecco Caribe di Fernando Velázquez Medina, nella limpida traduzione di Marino Magliani e Riccardo Ferrazzi (Arkadia edizioni).

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Con due piedi in paradiso. Barbara Pesaresi legge il Piccolo manuale di santità


Non ho conosciuto don Mario Torregrossa personalmente, bensì grazie ai libri di don Fabrizio Centofanti, dove il sacerdote è sempre presenza ispiratrice e guida, anche quando non dichiarato.

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Eleonora RIMOLO. La terra originale. Tre poesie, con una nota di Antonio Fiori

Scrivo sulla poesia di Eleonora Rimolo quando già in molti si sono pronunciati (tra gli altri, Mario Formularo, che si distingue per lo spazio e l’approfondimento dedicato a questo libro). Continua a leggere

“Le amiche imperfette” di Maria Pia Romano

Recensione di Francesco Improta

Maria Pia Romano, Le amiche imperfette (ed. Besa muci)

Ho letto, affascinato come sempre dalla magia e dalla grazia della sua scrittura, l’ultimo romanzo di Maria Pia Romano, dal titolo fin troppo eloquente, Le amiche imperfette (Besa Muci 15€), quasi a voler sottolineare quanto sia difficile instaurare e coltivare un’amicizia sincera e disinteressata in un mondo in cui prevalgono l’egoismo, l’ipocrisia e il proprio esclusivo tornaconto.

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La presenza e l’assenza, di Franz Krauspenhaar

di Riccardo Ferrazzi

Franz Krauspenhaar torna in libreria e sul luogo del delitto. La sua antica passione per il “noir”, che già aveva prodotto “Cattivo sangue”, il suo terzo romanzo, risorge per ispirargli questo riuscito mix di classicismo e novità.

Nei dialoghi che il protagonista, l’investigatore privato Guido Cravat, intesse con se stesso ho ritrovato la disincantata tristezza di Raven, il killer che Graham Greene ha raccontato in “Una pistola in vendita”. Cravat ha lasciato la Polizia perché, schifato dalle abitudini dei suoi colleghi, ha deciso di far soldi come libero professionista. Onestamente, così pensava. Ma la realtà lo farà ricredere.

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“Caribe” di Fernando Velázquez Medina

Recensione di Francesco Improta

Caribe, di Fernando Velázquez Medina (Arkadia Editore, 2020)

Viviamo in un’epoca in cui si è già detto tutto, non ci meravigliamo quindi se in un romanzo affiorano in maniera esplicita o implicita riferimenti, echi e suggestioni che ci riportano ad altre letture, come succede in Caribe di Fernando Velázquez Medina (Arkadia Editore, 17€), del resto per quanto uno scrittore voglia apparire innovatore o trasgressivo non potrà mai del tutto esimersi o sganciarsi dalla tradizione letteraria e culturale, che attraverso letture ed esperienze dirette o mediate è filtrata e sedimentata in lui.

Dopo questa doverosa premessa, su cui torneremo in seguito con esemplificazioni più chiare ed esatte, va detto che il titolo, Caribe, ci catapulta nel Mar dei Caraibi o dei Cannibali, crogiuolo di razze e di civiltà, in un’epoca, per giunta, la seconda metà del 1500, in cui queste isole e le terre dell’America centro-meridionale, o Indie occidentali come venivano chiamate allora, furono scenario di violenze, saccheggi e uccisioni da parte dei Conquistadores. Continua a leggere

Stefano VITALE e Albertina BOLLATI, INCERTO CONFINE. Con introduzione di Vittorio Bo

 

Il linguaggio dei muri

 

Non muore

il linguaggio dei muri

messaggi a distanza

di graffiti dispersi

tra coltelli e martelli

fori di luce e sangue straziato

nel ricordo degli anni

passati a tracciare i confini

tra i giorni di piombo

e le parole di vetro

resta l’ombra di noi

e un altro paesaggio gira e passa*

vuoto che pesa

pianto sprecato

fame che non muore Continua a leggere

Giuseppe Conte, “Non finirò di scrivere sul mare”

Recensione di Francesco Improta

Giuseppe Conte, Non finirò di scrivere sul mare (ed. Mondadori, collana “Lo specchio”, 2019)

Ho sempre pensato che Giuseppe Conte fosse il maggior poeta italiano e la lettura della sua ultima silloge poetica, Non finirò di scrivere sul mare (ed. Mondadori), ha confermato e rafforzato, qualora ce ne fosse stato bisogno, questa mia convinzione.

In questo libro c’è tutto l’universo mitico, simbolico e poetico di Giuseppe Conte. Al centro di questo universo, come suggerisce il titolo, c’è il mare e non potrebbe essere diversamente per chi come lui è cresciuto con il rumore del mare nelle orecchie nella splendida Riviera ligure di ponente. Il mare è diventato per lui una categoria dello spirito, la fonte della sua ispirazione, l’origine e la fine della vita. Ossessione e disperazione, salvezza e perdizione, finitudine e infinito, avventura e mistero, il mare con il suo perenne movimento indica il divenire stesso della vita, il suo perenne fluire. Quel mare violato per la prima volta dalla nave degli Argonauti e percorso dalle triremi fenicie e dalle galee genovesi, come ci rammenta il poeta, quel mare che ha alimentato le fantasie di Conrad e di Pessoa, per il quale, però, – vale la pena ricordarlo il mare più bello è quello che non abbiamo ancora navigato, quel mare per Giuseppe Conte è soprattutto emblema di libertà: Continua a leggere

Tidbeats, la poesia della colonna sonora.

di Guido Michelone

Prima di parlare di una splendida antologia dal nome Tidbeats (sottotitolo Lost of forgotten surplus audio tracks from the vauls of Cinevox Records) occorre ricordare che ‘c’era una volta’ il cinema italiano, tra gli anni Cinquanta e Ottanta, dopo il neorealismo e prima di Berlusconi: bello o brutto che sia, si tratta di una mole di film noti dappertutto, che creano fin da subito un Made in Italy, mai più ripetuto. Cinecittà, presa d’assalto anche dagli americani, che la trovano più gradevole e meno onerosa degli studios di Hollywood, può vantare artisti e maestranze di assoluto rilievo, dagli attori ai registi, dagli scenografi agli architetti, Continua a leggere

Giovanni IBELLO, Dialoghi con Amin. Nota di Antonio Fiori

Come dice Luigia Sorrentino, il primo verso è un avvertimento ma è anche, in qualche modo, un avvenimento – “La poesia è un lunghissimo addio”, un addio interminabile, che non può tacere se non per sfinimento, se non nella morte. La poesia insomma, proprio cantando “lo smisurato addio” e denunciando l’inumano, tiene viva fino alla fine la speranza di una vita ‘alta’.  Tra le presenze di questo poemetto mi ha colpito particolarmente quella ondivaga di Dio. Continua a leggere

La seconda porta, di Raul Montanari

di Riccardo Ferrazzi

Raul Montanari torna in libreria con questo romanzo che segna un cambio di passo sostanziale nella sua poetica. Raul è sempre lui, ma nel romanzo tutto è nuovo: la tematica, gli snodi narrativi, e anche lo stile, riposato, elegiaco, introspettivo.

Il protagonista non è più un uomo d’azione, senza scrupoli ma con una sua dirittura morale, come nei precedenti romanzi. Milo Molteni è uno come noi, che si mette nei guai per una specie di “buon cuore” naturale, normale, senza estremismi, e anche un po’ per curiosità, per incoscienza. Proprio come potrebbe capitare a noi.

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“Tropaion” di Raffaela Fazio (puntoacapo Editrice, 2020) Nota di lettura di Stefania Di Lino

“Se il vinto è colui che muore e il vincitore chi uccide, con questo confessandomi vinto, mi istituisco vincitore” (Pessoa, L’educazione dello stoico, ed. Einaudi 2005, trad. di Luciana Stegagno Picchio, p.77).

“I vincitori non sanno quello che perdono” (Gesualdo Bufalino, Calende greche (1992), ed. Bompiani 2009, Milano, p. 178)

“Prenderai quel cuor di cinghiare e fa’ che tu ne facci una vivandetta la migliore e la più dilettevole a mangiar che tu sai; e quando a tavola sarò, me la manda in una scodella d’argento” (Giovanni Boccaccio, Decamerón, 1349/1353)

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