Marisa Salabelle, “L’ultimo dei Santi”

Recensione di Barbara Panelli

Marisa Salabelle, L’ultimo dei Santi, Tarka Edizioni 2019, collana “Appenninica”

Il nuovo romanzo di Marisa Salabelle, L’ultimo dei Santi, si riallaccia idealmente alle vicende di quello precedente “L’estate che ammazzarono Efisia Caddozzu” (Piemme edizioni), riproponendo la figura del giornalista Saverio nuovamente alle prese con un’indagine da condurre in parallelo a quella ufficiale portata avanti dal commissario Borghi. Questa volta i morti sono tre: tre fratelli deceduti a breve distanza l’uno dall’altro in circostanze apparentemente accidentali. Il personaggio di Efisia è richiamato alla memoria in un breve passaggio, per poi non essere più citato: solo un espediente per fornire un aggancio al lettore che già conosce il romanzo precedente. Continua a leggere

“L’attenzione” di Angelo Andreotti

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«Dimentica chi sei, perché in virtù di questo iniziale oblio tu sarai mio ospite.» All’ingresso del suo nuovo libro di versi, Angelo Andreotti accoglie il lettore con queste parole di Edmond Jabès. A indicare che la poesia, l’esperienza che il lettore-ospite (e il poeta-autore) provano qui non è diretta ed emotiva: passa necessariamente attraverso un distacco da sé e dalle cose, attraversa oblio, perdita e lontananza per restituirli, il sé e le cose tutte, in una «dizione piana e meditativa» modulata da «figure d’ombra», «presenze lievi e discrete», come scrive nella bella prefazione Antonio Prete.
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Raffaela Fazio legge Cinzia Marulli “La casa delle fate” (La Vita Felice, 2017)

«Si ferma il tempo/ nel percorso che mi avvicina»: così inizia La casa delle fate (La Vita Felice 2017), raccolta in cui Cinzia Marulli affronta il tema della vecchiaia in una casa di riposo, e ne parla in “presa diretta”, partendo dalla relazione con la madre, che rimane il fulcro di questo libro e il motivo della sua scrittura.

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Piccolo manuale di spiritualità

di Barbara Pesaresi

Al pensiero di leggere un trattato di spiritualità dopo gli agghiaccianti fatti di cronaca di questi giorni – una banda di minorenni che, per noia, sevizia per mesi un anziano solo sino ad arrivare a ucciderlo, lo stupratore che dopo la violenza manda un video al padre vantandosi dello stupro compiuto – , si potrebbe, per un attimo, avvertire una sensazione di spaesamento e arrivare a sospettare che gli autori provengano da Marte e, pertanto, siano del tutto all’oscuro di quello che accade sulla terra.

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“Stato di famiglia”, di Alessandro Zannoni

Recensione di Giovanni Agnoloni

Alessandro Zannoni, Stato di famiglia (Arkadia Editore, 2019, collana “SideKar”)

Un autoreverse ripetuto che è un intercity nello stomaco. Così ho percepito fin dall’inizio Stato di famiglia di Alessandro Zannoni (Arkadia Editore), una raccolta di racconti imperniati sul tema (ahinoi attualissimo) della violenza più estrema, bieca e strisciante: quella che si annida in seno alla famiglia. Attraverso questa struttura a ritroso, con capitoletti interni che partono dall’ultima, terribile scena e risalgono progressivamente agli atti preparatori, alle premesse mentali e fattuali di quell’esito conclusivo, Zannoni spiega magistralmente la genesi dell’orrore, che inizia da dettagli banali nella loro “normalità” e poi, in un attimo, spiraleggia selvaggiamente verso la tragedia. Continua a leggere

La Prigione secondo Emmy Hennings

di Stefanie Golisch

Guardo e ascolto ogni cosa, quasi contro la mia volontà.

È un incubo: ti vengono a prendere. Sei in arresto. L’accusa, non si sa.
Ci viene subito in mente Kafka, ma anche la polizia segreta di un qualsiasi regime totalitario che si presenta all’alba per annunciare che il nuovo giorno non ci sarà. Almeno non per te.
Uomini e donne che scompaiano senza lasciare traccia di sé. Non è, questo scenario, soltanto un incubo, non soltanto letteratura, ma una esperienza reale: quel misurarsi con una colpa che non si sa in che cosa consista e che forse è semplicemente la colpa di essere troppo vivi. Di pretendere l’impossibile. Di essere incapaci di accontentarsi del fatto che il mondo e i suoi abitanti sono e non possono essere altro che quelli che sono.
Infatti, non è la qualità della colpa che interessa a Emmy Hennings (1885-1945), ma il tormento esistenziale dell’uomo nel momento preciso in cui perde la libertà nel senso più elementare: la libertà, apparentemente piccola, di dirigere i propri passi nella direzione che vuole. Continua a leggere

La donna di picche di Remo Bassini

Riflessioni attorno al nuovo romanzo dello scrittore vercellese

di Guido Michelone

Il nuovo romanzo di Remo Bassini conferma la volontà dell’autore di abbracciare, seguire, vedere il noir non come genere in sé, ma raccontare, attraverso meccanismi collaudati, fatti e misfatti dal sapore tremendamente realistico. Come già dunque accaduto con il libro precedente La notte del Santo, Bassini torna con il commissario Pietro Dallavita, sperimentando il giallo quale pretesto narrativo serio, per illustrare episodi di cronaca che assurgono al rango di intrighi e intrecci, che, a loro volta, devono essere svelati poco alla volta, secondo le migliori tecniche di coinvolgimento emotivo verso i lettori.

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IL TERZO SGUARDO n.58: Giuseppe Rensi, “Su Leopardi”

[Pubblico qui l’ultima recensione inviatomi tempo fa da Giuseppe. Ho atteso giorni prima di prendere la parola in rete. Non riesco qui a esprimere il mio sentimento per la perdita di Giuseppe. Abbiamo lavorato insieme costantemente, giorno dopo giorno, per dodici anni nelle redazioni delle riviste “Retroguardia” e “La poesia e lo spirito”. Mi mancheranno le email quotidiane, il dibattito privato sui libri che gli autori o gli editori ci inviavano… non voglio aggiungere altro perché desidero rispettare la natura riservata di entrambi, mia e di Giuseppe. Mi vengono in mente le parole di Meister Eckhart: “ È per questo che siamo resi perfetti da quanto ci succede e non da quanto facciamo”. Nell’andar via, Giuseppe ha lasciato a noi una pista da seguire. Ora dipende da noi, lettori e collaboratori di LA POESIA E LO SPIRITO, convalidare o negare quella pista. Cari amici, caro Giuseppe: grazie. (f.s.)]

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Giuseppe Rensi, Su Leopardi, a cura di Raoul Bruni, Torino, Nino Aragno, 2018

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di Giuseppe Panella*

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Giuseppe Rensi è stato uno dei pensatori più lucidi e significativi del Novecento italiano. Fortemente inviso al fascismo che interdisse la lettura dei suoi libri ai fruitori delle pubbliche biblioteche, nel dopoguerra è stato parzialmente dimenticato dagli studiosi di cose filosofiche e recuperato alla fine del secolo ad opera di suoi ammiratori come Augusto Del Noce, Sergio Givone o Leonardo Sciascia che, nel 1987, curò l’edizione delle sue Lettere spirituali per Adelphi.

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“Tempo grande” di Gian Luigi Piccioli. Intervista a Simone Gambacorta

Testo introduttivo e intervista di Giovanni Agnoloni

Tempo grande, di Gian Luigi Piccioli (1932-2013), è un romanzo originariamente pubblicato da Rusconi (1984), e oggi riedito da Galaad Edizioni, a cura del critico letterario e giornalista Simone Gambacorta. Storia immersa nel mondo della comunicazione televisiva, tra Roma e la Tanzania, ha per protagoniste due personalità contrapposte, Marco Apudruen, conduttore, e Gigi Insolera, scrittore, espressioni di un approccio alla vita e alla professione rispettivamente  cinico e ambizioso il primo, sensibile il secondo. Nella parte italiana, le dinamiche del mondo della TV vengono messe a nudo nella loro fredda impersonalità, laddove l’approdo in Africa lascia emergere un fondo di umanità nettamente in contrasto con il “contenitore” di una scommessa focalizzata sugli ascolti. Continua a leggere

“L’anno che Bartolo decise di morire”, di Valentina Di Cesare

Recensione di Francesco Improta

Valentina Di Cesare, L’anno che Bartolo decise di morire, Arkadia Editore, 2019

Prima di procedere a una disamina di questo libro credo sia doveroso spendere qualche parola per questa giovane casa editrice che nata recentemente ha già conquistato una buona fetta del mercato librario e un numero crescente di lettori con iniziative diversificate ma tutte ugualmente innovative e spregiudicate. La collana cui appartiene questa pubblicazione, “Senza rotta”, deve il suo nome a un libro inedito in Italia fino all’anno scorso, Sin Rumbo, di Eugenio Cambaceres, scrittore argentino del­l’ottocento, e allude a una navigazione a vista, priva di coordinate e quindi capace di spaziare nelle più diverse direzioni. Continua a leggere

Buona lettura 17: “Artigianato sentimentale”, di Gabriele Borgna

“BUONA LETTURA” 17. “Artigianato Sentimentale“. Gabriele Borgna

Buona lettura è una rubrica curata da Mara Pardini. Uno spazio per “assaggiare” libri buoni, ovvero utili, piacevoli, intelligenti, capaci di lasciare un segno nell’immaginazione di chi li sfoglia.
Un taccuino per catturare le impressioni, i messaggi e le parole che escono di pagina in pagina ma anche per incontrare scritture nuove e legate all’attualità.
Un angolo per parlare di libri e condividere il gusto di una buona lettura.

È la vita della poesia, quella che dapprima si presenta profonda, delicata, silenziosa per poi animarsi mossa dalla passione e scrosciare con forza sulla realtà, sul tempo e sullo spazio, “squarciando viscere e ragione“.

Un’invenzione libera, quella di Gabriele Borgna in Artigianato sentimentale (puntoacapo CollezioneLetteraria) per una poesia che si rimescola all’esistenza e dove trovano posto momenti vitali, incanti d’amore che producono vibrazioni ma anche immagini lancinanti, capaci di ospitare l’inatteso. Continua a leggere

Frammenti di Cinema # 15

Vi consiglio di non sottovalutare i film di genere. Molti di questi – alcuni veri capolavori – sono un pretesto per affrontare questioni importanti e delicate, pur divertendo. Per esempio, due registi sono maestri di questo schema, quasi un gioco allegorico con lo spettatore. Si tratta di David Cronenberg e M. Night M. Shyamalan. Il primo è ossessionato da alcuni temi: il doppio; le mutazioni della personalità; il corpo. Il regista indiano autore de Il sesto senso (1999), continuamente si confronta con quello di Dio e del deus ex machina. Eppure sono registi divenuti popolari per film di fantascienza o horror psicologici. La Mosca (1986) è un vero e proprio cult nel suo genere. Eppure, può anche essere visto come una drammatica e kafkiana allegoria sull’alienazione del corpo e della coscienza. In Signs (2002), Shyamalan, che non è neppure cristiano, addirittura riprende l’invocazione “beati coloro che hanno creduto senza aver visto”. Infatti, Mel Gibson, sacerdote in crisi di fede, verifica personalmente che pretendere di toccare per credere, talvolta, può serbare delle sorprese. Come trovarsi a tu per tu con un extraterrestre.

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Far lucere. Poesia di Annitta Di Mineo

COPERTINA - Il Tempo non ha rughe

«Il dolore è luce perché ci costringe a vedere ciò che facciamo di tutto per evitare: il dolore.» Questa tagliente verità formulata da Giulia Niccolai nei suoi Frisbees ’88 mi accompagna da decenni, e si propone ora come sintesi di uno scarno volume di versi intitolato Il tempo non ha rughe. Le tre sezioni in cui la raccolta è strutturata (Tempo, Dolore, Infinità) sono infatti incentrate sull’indagine di un sentimento-evento quasi totalizzante, affrontato e sperimentato, esperito («Faccio / esperienza diretta degli eventi») fino al suo estremo limite. E se, come sempre accade, l’esperienza è anche o in prima istanza biografica con date, nomi e affetti familiari circostanziati che si intravedono tra i versi ciò che conta per il lettore è la dimensione universalmente condivisa, e non di rado astratta o metafisica, di una cognizione del dolore dagli accenti dickinsoniani, la Dickinson che sa attraversare oceani di dolore: «I can wade Grief…».
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“Deserto”, di Ilaria Palomba

Recensione di Francesco Improta

Ilaria Palomba, Deserto (ed. Fusibilia)

Con Deserto, silloge poetica vincitrice del concorso letterario “Profumi di poesia”, Ilaria Palomba continua il suo cammino nel deserto dell’essere, riallacciandosi a Mancanza, pubblicato dalla casa editrice Augh nel 2017, con tale convinzione ed efficacia da indurci a considerarlo un seguito e una promessa di ulteriori esplorazioni come sembra suggerire la chiusa di questa raccolta:

Adesso // cammina sul sole // non badare al crollo.”

In questa terzina permane, tuttavia, un panorama di rovine, ancora fumanti per il crollo recente, ma illuminato e riscaldato dalla luce del sole che indica nuove traiettorie, nuovi percorsi e probabilmente nuovi e inaspettati approdi. Continua a leggere

Una volta ladro, sempre ladro

Un romanzo, una biografia, una protesta.
Il romanzo è quello di un ragazzo, nato in quest’ultimo dopoguerra, in un paese di confine, italiano e mitteleuropeo, professionalmente cresciuto a Milano e a Monaco di Baviera, dove si fa strada in un campo difficile e specialistico. Negli anni più importanti della sua formazione gli capita un evento traumatico: suo padre viene indagato dalla Procura di Milano, incarcerato per sei mesi, poi sottoposto ad arresti domiciliari e mantenuto per sette anni sotto la spada di Damocle di una possibile incriminazione.
La biografia è quella di una famiglia colpita al cuore da un’accusa infamante che si risolverà in un tragico e indifferente “abbiamo scherzato”. “La giustizia italiana non seppe che farsene di quest’uomo … Semplicemente, non lo considerò degno di particolare interesse. I successivi sette lunghi anni sarebbero stati spesi presso il tribunale di Milano per capire se c’erano gli estremi per un’imputazione a suo carico e procedere, quindi, con un processo; sette anni durante i quali il giudice per l’udienza preliminare … aveva infine deciso che, in assenza di reato e di altre prove indiziarie non vi erano gli estremi per un processo.”
La protesta, scritta in toni civili, senza mai lasciarsi andare a pur legittime espressioni di risentimento, ma con nomi e cognomi, è la stessa che hanno in comune tante vittime di “Mani pulite”. Non soltanto chi è caduto nell’abisso della depressione al punto da non vedere altra via d’uscita che il suicidio (oltre ai notissimi Gardini e Cagliari, l’autore ricorda che i suicidi furono 31 solo negli anni 92, 93, 94), ma vittime furono anche un incalcolabile numero di persone incarcerate “per farle cantare”, scarcerate perché risultò che non avevano niente di rilevante da dire, e abbandonate al discredito, alla disoccupazione, all’impossibilità di ricuperare una parvenza di onorabilità e perfino la fiducia in se stessi. Innocenti riconosciuti tali dalla stessa Giustizia che, dopo averli incarcerati, li ha prosciolti senza neppure mandarli a processo.

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Gabriele Fredianelli, “Storia e storie della scherma”

Testo introduttivo e intervista di Giovanni Agnoloni

Storia e storie della scherma. 600 anni di sfide, assalti, duelli, di Gabriele Fredianelli (ed. Odoya), giornalista fiorentino, è un libro che è di per sé un viaggio, nel tempo e nel mondo (geografico e dello sport), e delinea il percorso evolutivo che dai duelli d’onore ha portato alla nascita della scherma come disciplina olimpica.

Il saggio, dal gradevolissimo taglio divulgativo-narrativo e dall’ottima scrittura, comprende una nutrita lista di profili biografici di grandi campioni e maestri di questo sport.

Ho posto a Gabriele alcune domande che credo vadano al cuore dei temi trattati nell’opera. Prima, però, questo estratto, dalle suggestioni decisamente letterarie, in quanto ha al centro il genio di Jorge Luis Borges. Continua a leggere

Maddalena Capalbi, Ribbelle (Edizioni del Verri, 2018)

Chi sceglie di scrivere poesia nel dialetto della propria terra affronta una sfida assai rischiosa. La poesia dialettale, infatti, è stretta tra vari angoli angusti, la storia patria o il folklore, se non addirittura il trash. D’altra parte, nessuno può negare la legittimazione poetica e letteraria di scrivere versi in lingua. Quello che conta è conoscere il pericolo che c’è dietro l’angolo. Il Ribbelle di Maddalena Capalbi riesce a liberarsi da quella strettoia e ci propone una raccolta di poesia in romanesco che non ci lascia come eravamo prima di inoltrarci nella lettura. (…) così ciò er pianto a véde er ffinimònno,/ la lupa poi, che manco a immaginallo,/ me spingne indove er sole s’aripone. Impresa ancora più insidiosa con il romanesco, lingua per sua natura teatrale e dunque, come sappiamo, malleabile ad un uso ridanciano e istrionico. Insomma ci vuole coraggio. Continua a leggere

SUL TAMBURO n.80: Leandro Piantini, “Il poeta non deve tacere”

Leandro Piantini, Il poeta non deve tacere, Fucecchio (Firenze), Edizioni dell’Erba, 2018

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di Giuseppe Panella

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Ma perché poi dovrebbe? Il poeta non lo spiega né desidera farlo e infatti parla, racconta, descrive, rigira il coltello nella piaga. Egli parla di sé e analizza la propria poesia:

«La poesia più bella è sempre l’ultima. Lo dico ad alta voce / quello che mi spinge all’espressione / è forte e se trova ostacoli / non s’arresta / ed ecco arrivano i soccorritori / e domani mi vedrete scalpitante / con le parole che / fanno a gara ad agghindarsi / a dimostrare la loro fedeltà / la loro vocazione ad essere / nei casi estremi il rimedio migliore» (p. 73).

Scrivere poesia è una vocazione irrefrenabile e non si contenere facilmente: le parole urgono e vanno usate per esprimere ciò che si prova e si sente in maniera assoluta. L’ansia di scrivere poesia non si arresta facilmente sulla soglia della pagina bianca. La poesia è qualcosa che non si può né si deve arginare: il poeta non deve tacere perché non può tacere. Ma di cosa parla però? Quali sono gli argomenti che mette sul tavolo quando si cimenta con la scrittura? Il poeta essenzialmente parla della poesia:

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Chandra Livia Candiani, Vista dalla luna

Da oggi 21 marzo è disponibile nelle librerie il nuovo libro di Chandra Livia Candiani, Vista dalla luna (Salani marzo 2019). Un libro terribile con una copertina rosso fiammante. Il libro comprende due raccolte, Vista dalla luna e La porta, accomunate dal tema dell’infanzia. Le due raccolte sono la genealogia de La bambina pugile (Einaudi 2014) e Fatti vivo (Einaudi 2017) e rappresentano una parte di quegli inediti che nel 2005 Vivian Lamarque lamentava non vedessero la luce. Ripropongo per l’occasione una mia nota su La porta, che era stata pubblicata autonomamente nel 2006. Continua a leggere

Su “Né acqua per le voci” di Marina Massenz

E’ uscito il n. 112, del febbraio 2019, della rivista «Il Segnale». Per gentile concessione della redazione della rivista, che ringrazio, propongo una mia lettura del libro di Marina Massenz Né acqua per le voci, che vi compare in forma leggermente più breve.

Marina Massenz, Né acqua per le voci
di Giorgio Morale

Siamo usciti dalla scatola proprio / stamattina”. Il nuovo libro di poesie di Marina Massenz, Né acqua per le voci (Dot.com Press 2018), si apre in medias res, immettendoci in un qui e ora che non indica una situazione momentanea ma una condizione epocale. Continua a leggere