Trieste. La resa dei conti, di Marina Torossi Tevini

di Chiara Mattioni

Ci sono almeno tre modi di raccontare la Storia. Il primo è quello ufficiale, quello dei libri di studio che, ricostruito a posteriori, se pure rigoroso, perde l’anima degli avvenimenti. Il secondo, preziosissimo e insostituibile, è quello della testimonianza diretta, che aggiunge dettagli ricchi e tumultuosi e tuttavia ha sempre un’angolazione in qualche misura soggettiva.

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Giacomo Sartori. Baco

di Roberto Plevano


Giacomo Sartori ci racconta un’altra storia.

Non bisogna credere troppo a quello che Sartori dice e mostra di sé (basta crederci soltanto un poco): che è scrittore e agronomo, che vive tra Trento e Parigi, che ha gli occhiali, insomma le determinazioni di spazio tempo occupazione figura che disegnerebbero le linee di un profilo umano: queste sono cose che si dicono, e si mettono sulle quarte di copertina, così, per decorazione.

No, lui è in primo luogo un raccontatore: afferra storie, le piglia, le mette giù per iscritto e le pubblica. E deve essere fedele alle storie che acchiappa, mica gli è concesso di fare voli di fantasia, di inventare (che è sempre un falsificare). Lui alle storie si attiene in tutti i dettagli essenziali, e le conduce dove devono concludere. Non dice frottole. Sartori è un professionista serio.
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“Incendio nel bosco”, di Marco Candida

Marco Candida, Incendio nel bosco, Tarka Edizioni 2019, collana “Appenninica”

Recensione di Marisa Salabelle

Incendio nel bosco, di Marco Candida, è la seconda uscita della collana “Appenninica” di Tarka. Una collana lanciata dall’editore toscano e curata da Paolo Ciampi e Marino Magliani, con l’intenzione di raccontare l’Appennino, questa spina dorsale dell’Italia, nei suoi molteplici aspetti. Continua a leggere

Il Piccolo manuale letto da don Andrea Pizzichini

Cosa significa “spiritualità”? Che cos’è lo spirito? Sarebbe interessante andare in una qualsiasi piazza di una qualsiasi città (anche della Città eterna!) e porre queste domande alle persone che si trovassero lì a transitare. Probabilmente se ne ascolterebbero delle belle: si tirerebbero fuori luoghi esotici, tempi (e templi) lontani, santoni dalle barbe più o meno lunghe…senza contare lo stupore quando si facesse notare che invece non si tratta d’altro che della pura e semplice vita cristiana.

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Stefano Iori, Lascia la tua terra. Sinfonia del congedo (Fara Editore, 2019)

Stefano Iori definisce la sua raccolta di poesie un taccuino, un diario. Il titolo è un invito al cammino. Ed un commiato felice, senza rimpianto. Musicale. Lascia la tua terra. Sinfonia del congedo. Ecco, con il richiamo al comandamento divino ad Abramo nel Libro della Genesi, condividiamo il punto di partenza di questo percorso. Non ne conosciamo la destinazione. Non ancora, almeno. E abbandonare la propria “casa” è sempre lacerante. La terra ferma è il luogo della staticità, come pure delle certezze. Il cammino è il mare della scoperta, come pure delle insidie e del dubbio.

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ERCOLE PATTI. Tutte le opere

di Massimo Maugeri

Ogni libro contiene un mondo, ma all’interno del monumentale volume “Ercole Patti. Tutte le opere” (La nave di Teseo, 2019) curato da Sarah Zappulla Muscarà e a Enzo Zappulla c’è un intero universo: quello “sgorgato” dalla penna di uno dei grandi protagonisti della letteratura italiana del Novecento, Ercole Patti (Catania, 16 febbraio 1903 – Roma, 15 novembre 1976). Continua a leggere

Viviana Viviani tra chat e poesia

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Differenza d’età


Se potessi un’ultima volta
rannicchiarmi nelle tue rughe
da satiro e da padre
ti direi che non sei mai
stato vecchio, ma grande
abbastanza per contenermi
e chiamarmi per sempre ragazza.

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Intervista a Sara Bini: “I figli di Lilith”

Introduzione e intervista di Giovanni Agnoloni

I figli di Lilith. Un tributo a Isolde Kurz e al Divino in ogni donna (Lilit Books) è un libro di grande spessore, opera di Sara Bini, scrittrice, cantautrice ed esperta di lingua e letteratura tedesca (e non solo), nato come tesi universitaria di ricerca e divenuto un saggio accademico – e sia pur scritto in un linguaggio accessibile e invitante per tutti i lettori – imperniato sul poema di Isolde Kurz (da lei tradotto e commentato) I figli di Lilith. L’opera ruota attorno alla figura di Lilith, tradizionalmente considerato come “demone” (per ragioni in gran parte legate al dominio maschile sulle idee e sulla cultura, protrattosi per secoli), ma in realtà archetipo del Femminile, da intendersi come lato creativo e, in quanto tale, elemento dirompente dell’ordine “borghese” del mondo.

Entriamo più nel merito di questi temi in un’intervista con l’Autrice (rimando inoltre al video di una sua presentazione, in cui illustra nel dettaglio le tematiche trattate nel volume). Continua a leggere

Ida Mater, di Augusto Benemeglio

“La madre è un angelo che ci guarda e ci insegna ad amare e mai, mai ci abbandona”: questa citazione da Victor Hugo, che troviamo a pagina 16, potrebbe fungere da sottotitolo a Ida Mater, l’ultima opera di Augusto Benemeglio, che racconta di “quella cicatrice, quella ferita, quello strappo violento” che è la perdita della genitrice in tenerissima età.

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È giusto quello che fai, se sei uno strumento in mano ad altri?

di: Guido Tedoldi

(Dopo la visione de: «5 è il numero perfetto», Italia, 2019, regia: Igort, con: Toni Servillo, Valeria Golino, Carlo Buccirosso)

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Napoli è una città vuota, non c’è in giro nessuno. E piove sempre. Possibile?

Sì, almeno nel 1972 immaginato in questo film. Sarà che i personaggi sono tutti camorristi, e quindi la presenza degli altri abitanti della città è irrilevante al punto che le telecamere non riescono a inquadrarli.

O forse è un messaggio trasversale del regista, Igort (Igor Tuveri), che in passato è stato fumettista e perciò preferisce inquadrare i personaggi in primo piano e in ombra. Come si conviene a dei criminali, del resto. In Giappone di dice che i criminali camminano sul lato in ombra delle strade lasciando alle persone oneste il lato soleggiato – e Igort ci ha vissuto diversi anni, in Giappone. Continua a leggere

Le Isolitudini di Onofri

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Isolitudini è un libro oceanico, scritto da uno spirito libero, dove si salta da un’isola all’altra senza dover dar conto a nessuno. È un continuo approdare e partire, talvolta romanzando una vacanza mai fatta, più spesso raccontando la storia di chi s’è avvicendato sulle coste o sulle alture di un’isola, vuoi per nascondersi, vuoi per oziarvi o per dipingervi un quadro, vuoi perché mandatovi in esilio. Ed allora Sant’Elena, le Falkland, le Azzorre, le Baleari, le Faroer, le Ebridi, Procida, Capri, Ventotene, prendono vita nuova e antica sotto gli occhi del lettore, si rianimano, si denudano, si scoprono e ricoprono. Non c’è bisogno d’esser poeti per cogliere la poesia di questo libro. Per il lettore, già l’indice dei nomi è un mare in cui nuotare, lasciandosi trasportare dall’immaginazione e delle suggestioni (conta oltre duemila nomi, circa duecento le isole e circa milleottocento gli autori e i personaggi storici e letterari).

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Ancora sul Piccolo manuale

di Claudia Zazzeri

Ho letto il “Piccolo manuale di spiritualità” scritto da Fabrizio Centofanti e Sabrina Trane: è un libro piccolo e denso, che sta in borsa, come le chiavi di casa. E, come queste ultime, apre la porta di quella casa, a volte inesplorata, che è il nostro spirito.
Penetra agilmente nel cuore, stanza dopo stanza, ne apre le finestre, facendo entrare la luce del Vangelo e la sapienza dei Padri, dissipando la polvere che copre tanta bellezza, oggi ignorata.
Semplice e immediato, porta via pregiudizi e moralismi, che, come vecchi divani sfondati, rendono l’uomo spiritualmente accidioso e opaco.
E, nel susseguirsi dei capitoli, giunge a svelare il nostro spirito come la nota armonica, necessaria, amata e voluta della creazione: la risposta d’amore perfettamente libero, che è l’Uomo nel pensiero divino.

Quelli che vogliono rendere legittimo l’uso della violenza privata

di: Guido Tedoldi

(Dopo la lettura de «Il metodo 15/33», di Shannon Kirk, Rizzoli, 2017, pp. 276, € 18,00)

 

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Quando si parla di «buoni» e «cattivi» la differenza tra di loro salta subito all’occhio. Gli uni vivono onestamente, perseguono la felicità, preferiscono risolvere i problemi con le altre persone invece che contro di loro, ecc. Perseguono la positività, insomma. I cattivi fanno il contrario. Sembrano trarre godimento e forza dalla sofferenza altrui, e per ottenere tale sofferenza si ingegnano in maniere che potrebbero sembrare fantasiose, se non fossero odiose.

In questo romanzo, ambientato negli Usa del 1993 ma con un finale di 17 anni dopo che contribuisce a renderlo inquietante, la differenza tra buoni e cattivi, ehm, quasi non si nota. Forse, addirittura, non c’è. Continua a leggere

“Mater amena”, di Giacomo Sartori

“Perché impantanarsi nella poesia?”

Mater amena, di Giacomo Sartori (Arcipelago Itaca, 2019)

Recensione di Roberto Antolini

Qualcuno sa spiegare per bene cosa è la poesia oggi? Sicuramente è un genere letterario sparito dai banchi dei librai, ma non dai corsi universitari né dalle antologie scolastiche, perché in passato è stata a lungo la principale forma di comunicazione letteraria, da Omero ai poemetti didascalici settecenteschi. Fino al XX secolo la scrittura poetica si differenzia da tutte le altre per l’uso della caratteristica ritmica della metrica, retaggio forse di antiche tecniche di memorizzazione di testi complessi, basate sulla forma di una cantilena ricorrente. Ma questo comun denominatore non definisce, in realtà, un bel niente: dentro la struttura metrica si possono ricondurre (e sono stati ricondotti) i più disparati contenuti, stili e funzioni. Tutto cambia fra Ottocento e Novecento, quando la conquista dell’egemonia culturale da parte della borghesia industriale accompagna il definitivo affermarsi del romanzo, al posto della poesia. La forma-romanzo è basata su una tecnica di comunicazione razionale, normativamente strutturata su di un flusso narrativo coerente e socialmente standardizzato, messo ad un certo punto sotto attacco dalla fuggevole stagione delle avanguardie, ma affermatosi poi con geometrica potenza nella richiesta di “leggibilità” della narrativa mainstream dell’industria culturale. Ed a questo punto nella poesia, divenuta marginale e sperimentale, dilaga il “verso libero”, libero dalla metrica. E quindi senza più alcuna caratterizzazione tecnica. La poesia dei grandi poeti del simbolismo francese o dell’ermetismo italiano sviluppa una ricerca della parola “assoluta”: di assonanze semantiche, fonetiche, ritmiche, sciolte da ogni regola che non sia la forza del verso stesso, inteso come aggregato verbale autosufficiente, seppur legato agli altri versi da relazioni ambigue ed allusive, più che sintattiche. Continua a leggere

Tra la Cina e Favignana: intervista a Massimiliano Scudeletti

Testo introduttivo e intervista di Giovanni Agnoloni

Massimiliano Scudeletti, scrittore e documentarista fiorentino, è autore di due romanzi apparentemente molto diversi, ma – come vedremo in questa intervista – in realtà collegati da un fil rouge piuttosto evidente. Si tratta di Little China Girl. L’ombra della mafia cinese su Firenze, giallo molto particolare (Betti Editrice, 2018), ambientato nella e intorno alla comunità cinese di Firenze, e de L’ultimo rais di Favignana. Aiace sulla spiaggia (Bonfirraro Editore, 2019), recentissima uscita, imperniata sulla figura di Gioacchino Cataldo, ‘mitico’ personaggio custode dei segreti della caccia al tonno a Favignana, nell’arcipelago della Egadi.

Massimiliano Scudeletti

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Alessandra Angelucci: “La pazienza dei melograni”

Intervista di Giovanni Agnoloni

Per voi oggi un’intervista densa e illuminante (grazie a lei) ad Alessandra Angelucci, poetessa e giornalista abruzzese, che con La pazienza dei melograni (ed. Controluna, 2019) ha realizzato una silloge poetica che viaggia sulle corde di un legame emozionale antico e viscerale con la natura e l’altro – dalle domande e risposte, vedrete bene come emerga la polisemanticità di questa espressione. Iniziamo intanto con tre liriche che ben sintetizzano contenuti e spirito della raccolta.

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Sabatina Napolitano, Scritto d’autunno (Ensemble, 2019)

 

 

La poesia post-novecentesca può ancora essere legittimata se saprà emanciparsi dalla prosodia e dalla sintassi per scrivere una nuova fisica delle esistenze umane messe in versi. Ha un senso ancora scrivere poesia se riesce a collocare le nostre vite dentro uno spazio ed un tempo nuovi, se, attraverso la parola, ci permetta una comprensione piena del nostro posto sulla terra.

Come la fisica quantistica, la poesia di Sabatina Napolitano, all’esordio con la sua raccolta, Scritto d’autunno (Edizioni Ensemble, 2019), ma chiaramente maturata in un percorso di costruzione poetica che si percepisce sgorgato da lontano, è magmatica e reticolare. Si inserisce, anche senza volerlo, in questo nuovo cammino gravitazionale che non ha bisogno di protesi attive, musicali o vocali, per risvegliare il verso. E’ una poesia oggettiva in quanto vincolata ai dati e alle componenti dell’esperienza umana ma che non ci lascia in mano le cose inanimate o, all’opposto, icastiche quasi parlanti delle neo-avanguardie.  È solo pioggia a piovere./Sì c’è il pane sul tavolo, i piatti, le forchette/ c’è tutto tranne il mare, e non manca. Nella poesia della Napolitano le cose “non sono”, esse “accadono”. La sua poesia riesce a costruire un sistema di eventi che (ri)danno senso a tutto il vocabolario della biografia umana, di tutte e di ciascuna. Grazie a questa nuova poesia (ri)comprendiamo il mondo mettendo in versi relazioni; no fa poesia con le cose o con noi stessi altrettanto fissi e inerti. I poeti raccontano il tempo, il suono, lo spazio/ come l’ordine del mistero:/ a ricordare il vuoto che ora rendi ricco d’istanti,/ non chiedermi di più/ la luce fuori, il suono di ciò che dici,/il vento che non apre gli oggetti/ ma li chiude,/ in alcune righe c’è un’ombra,/ che quasi d’improvviso ti parla:/ sono alcuni nomi, di quelli che alla fine/ sembrano altri poeti, nuovi amici.

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Marisa Salabelle, “L’ultimo dei Santi”

Recensione di Barbara Panelli

Marisa Salabelle, L’ultimo dei Santi, Tarka Edizioni 2019, collana “Appenninica”

Il nuovo romanzo di Marisa Salabelle, L’ultimo dei Santi, si riallaccia idealmente alle vicende di quello precedente “L’estate che ammazzarono Efisia Caddozzu” (Piemme edizioni), riproponendo la figura del giornalista Saverio nuovamente alle prese con un’indagine da condurre in parallelo a quella ufficiale portata avanti dal commissario Borghi. Questa volta i morti sono tre: tre fratelli deceduti a breve distanza l’uno dall’altro in circostanze apparentemente accidentali. Il personaggio di Efisia è richiamato alla memoria in un breve passaggio, per poi non essere più citato: solo un espediente per fornire un aggancio al lettore che già conosce il romanzo precedente. Continua a leggere

“L’attenzione” di Angelo Andreotti

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«Dimentica chi sei, perché in virtù di questo iniziale oblio tu sarai mio ospite.» All’ingresso del suo nuovo libro di versi, Angelo Andreotti accoglie il lettore con queste parole di Edmond Jabès. A indicare che la poesia, l’esperienza che il lettore-ospite (e il poeta-autore) provano qui non è diretta ed emotiva: passa necessariamente attraverso un distacco da sé e dalle cose, attraversa oblio, perdita e lontananza per restituirli, il sé e le cose tutte, in una «dizione piana e meditativa» modulata da «figure d’ombra», «presenze lievi e discrete», come scrive nella bella prefazione Antonio Prete.
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Raffaela Fazio legge Cinzia Marulli “La casa delle fate” (La Vita Felice, 2017)

«Si ferma il tempo/ nel percorso che mi avvicina»: così inizia La casa delle fate (La Vita Felice 2017), raccolta in cui Cinzia Marulli affronta il tema della vecchiaia in una casa di riposo, e ne parla in “presa diretta”, partendo dalla relazione con la madre, che rimane il fulcro di questo libro e il motivo della sua scrittura.

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