Archivi categoria: Recensioni

Veronica Tomassini. Vodka siberiana. Lettere epiche e alticce

di Roberto Plevano

Un’idea molto tenace fa del libro un’estensione della personalità dell’autore, un’espressione autentica, in un certo modo veridica e definitiva, anche quando la finzione è massima, dell’essere stesso di chi scrive. 

Io credo che un libro sia invece qualcosa di più di un’impresa individuale. Oltre all’autore, vi concorre una pluralità di attori, che trasformano un elaborato privato in libro, che è un fatto pubblico. Il vaglio di una casa editrice che abbia un qualche credito, la selezione, l’editing, i consigli, il blurb, la pubblicazione insomma, e poi il lancio, la trafila delle presentazioni, la promozione, le recensioni, i premi, costituiscono la prima dimensione sociale del libro. Seguono poi i lettori, che sono la vera ragion d’essere del libro. Per questo mi sono tenuto lontano dalla cosiddetta “editoria” a pagamento, anche se i casi possono essere vari e tanti e il confine tra un editore non a pagamento e uno che vende i suoi “servizi” non sempre è definito.  

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“Qui giace un poeta”

Recensione di Marco Denti

AA.VV., Qui giace un poeta. 60 visite a tombe d’artista (ed. Jimenez, 2020)

Di questi tempi, il mio sogno è tornare a bermi una birra a Sant’Ampelio, che è solo uno scoglio che si infila nel mare in fondo alla promenade di Bordighera. Non che abbia niente di speciale, ma lì, una volta, ho rubato una stella marina, ed è stato il punto di partenza per le mie ricognizioni nelle piccole valli dell’immediato entroterra della provincia di Imperia, a due passi dal confine con la Francia. Un gruppo di amici mi ha guidato alla scoperta dei luoghi raccontati da Francesco Biamonti, un narratore originale, fuori dalla cerchia accademica e anche dai circuiti editoriali (per quanto abbia pubblicato con Giulio Einaudi) che aveva un rapporto speciale con la scrittura. Diceva infatti che “scrivere è circoscrivere un’emozione, sognarne qualche altra omologa a quelle della vita”, e lasciava intendere che c’è sempre una possibilità perché “tutto va in polvere, anche la poesia andrà in polvere, però un po’ di luce la fa. Non è che salvi il mondo, ma almeno illumina un pochino”. La luce era importante fin dall’esordio, L’angelo di Avrigue, voluto da Italo Calvino, che apriva la porta a uno stile insieme grezzo e raffinatissimo. Tempo fa, mentre trascrivevo parti dei suoi romanzi da leggere nel corso di un omaggio, il correttore ortografico del computer mi segnava intere frasi, perché la sua è una lingua parlata a bassa voce, ma singolare, colorita e molto sanguigna.

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Prima la poesia ne “La domanda della sete” di Chandra Livia Candiani

Propongo una mia lettura del nuovo libro di Chandra Livia Candiani, La domanda della sete (Einaudi 2020). Il testo è stato pubblicato in forma leggermente ridotta sul n. 321 di Gennaio-Febbraio 2021, da oggi in libreria, della rivista l’immaginazione (Manni editori), che ringrazio per averne concesso la riproduzione.

Prima la poesia ne La domanda della sete di Chandra Livia Candiani
di Giorgio Morale

Ne la La domanda della sete (Einaudi, settembre 2020) i lettori de La bambina pugile (Einaudi 2014) e di Fatti vivo (Einaudi 2017) troveranno le poesie scritte dal 2016 al 2020 da Chandra Livia Candiani e la conferma di una voce, un mondo, una proposta che hanno reso Chandra Candiani una delle presenze più amate della poesia di questi anni. Presenza che è cresciuta al riparo da esibizionismi e spettacolarità, fino a costituire uno dei casi di questi anni nel campo dell’editoria di poesia. Continua a leggere

Buona lettura 26. La ragazza andalusa. Alessandro Gianetti

Buona lettura è una rubrica curata da Mara Pardini. Uno spazio per “assaggiare” libri buoni, ovvero utili, piacevoli, intelligenti, capaci di lasciare un segno nell’immaginazione di chi li sfoglia. Un taccuino per catturare le impressioni, i messaggi e le parole che escono di pagina in pagina ma anche per incontrare scritture nuove e legate all’attualità. Un angolo per parlare di libri e condividere il gusto di una buona lettura.

Il protagonista della storia di Alessandro Gianetti ha un occhio speciale per i particolari e i dettagli, come dimostrano i continui tentativi di “tradurre” Beatriz, la misteriosa “ragazza Andalusa” conosciuta un sabato sera a Madrid.

Lui, traduttore di professione, emigrato in Spagna in cerca di fortuna, tenta con ostinazione di trasportare questa giovane donna “leggera, lacrimosa e ferma” nel proprio mondo, quello delle parole italiane, dal momento che tutti i tentativi di interpretarla secondo la lingua e le regole spagnole falliscono miseramente.

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Marisa Salabelle, “Gli ingranaggi dei ricordi”

Testo introduttivo e intervista di Giovanni Agnoloni

Gli ingranaggi dei ricordi (Arkadia Editore, 2020) è il nuovo romanzo di Marisa Salabelle. Ambientato tra la Sardegna e Roma e sospeso tra la seconda guerra mondiale e il presente (per la precisione, il 2015-’16), racconta il dramma degli anni del conflitto bellico dal punto di vista di due famiglie, i Dubois, una cui anziana erede racconta di un lungo viaggio a piedi attraverso l’isola nel 1943 con la sorella e il fratello, e gli Zedda-Serra, che vivono il dramma del bombardamenti che colpiscono Cagliari e – nella persona di Silvio, personaggio realmente vissuto – uno dei più tragici e determinanti eventi della Resistenza, l’attentato di Via Rasella. Il racconto porta, così, a fondere vicende private e grandi scenari storici in un percorso molto vicino all’autrice, come lei stessa ci spiega in questa intervista.

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Daniela Puddu, “Labirinto di stelle”

Labirinto di stelle (ed. NOR) di Daniela Puddu è l’invito a un viaggio, un viaggio tra gli spazi che, circondati dai nostri punti fermi, appaiono spesso vuoti. E quello spazio senza muri né porte, forse lo stesso da cui Asterione vedeva le stelle e il mare, può diventare un labirinto in cui sentirsi perduti. Un andare e venire per smarrirsi dove il vuoto sembra davvero privo di senso, dove una stella nel cadere può lasciare dietro di sé frammenti di luce che congiungendosi formano quel filo di Arianna per ritrovare la strada di casa.
Nel viaggio ci si può fermare, immergersi nel fiume del tempo, rimescolare la polvere dei ricordi e soffiarci sopra, o ancora raccoglierla e costruire un percorso in continuo divenire. Dove porterà il cammino?
Cortázar faceva dire al suo Horacio che si cammina senza cercarsi pur sapendo di incontrarsi. Lo diceva per la sua Maga. E forse la Maga da incontrare è una parte di noi nascosta che ha la luce di una nuova stella e porta il nostro nome. Continua a leggere

Recensione di “Terrapiena” di Carola Susani

Un romanzo breve ma densissimo “Terrapiena” di Carola Susani, seconda tappa di una trilogia, un viaggio di scoperta con gli occhi di un ragazzino tanto ingenui quanto sapienti, rassegnati al fatto che non tutto si può capire.
Mi ha ricordato per certi versi Faulkner e ovviamente Pasolini, ma l’ho forse più visto che letto, come un film di Alice Rohrwacher.
C’è questo andare e venire sulla scena, che è la strada di un quartiere di baracche, un luogo liquido e corale, il contrario della nostra quotidianità tra quattro mura, ben prima che imparassimo a sillabare “lockdown”. Un luogo aperto, pieno di segreti che tutti finiscono per conoscere, di cui tutti sono attori. Un modo di vita popolare e impietoso, ma anche tollerante. Un luogo di passaggio da cui è però difficile andare via.
Una scrittura piena di sorprese, con momenti che arrivano come scoppi di temporale subito riassorbiti dalla strada che sempre riprende il suo fluire. Senza che sia necessario capire tutto.

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Marco Ercolani, “Inaspettati abissi di cielo”

Prefazione di Marco Ercolani alle poesie di Maria Novaro racconlte in Kairòs, nella collana “Nuvole” (10000eunanotte Edizioni, 2020)

«Ottenere che dopo la morte / le parole scritte // per altri non fossero morte / sarebbe come rinascere / spogliati della paura di morte»: questi cinque versi, che traggo dalla recente raccolta Kairòs, di Maria Novaro, mi attraggono come se vi leggessi la felice epigrafe che ogni scrittore vorrebbe leggere in calce alla sua opera, la piccola resurrezione/rinascita che ogni poeta esige dalle parole è racchiusa proprio in questi versi. Kairòs (in greco “momento opportuno”) è una raccolta poetica scritta da Maria fra il 1976 e il 1988 e per anni conservata nel proprio archivio personale. Oggi viene pubblicata, nel momento che l’autrice giudica “opportuno”, perché resti una traccia tangibile del suo costante amore per la poesia. Il libro ci suggerisce almeno due riflessioni.

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L’Agenda per il 2021 della Biblioteca Apostolica Vaticana. Intervista a Claudia Montuschi

L’anno che verrà è il più atteso, forse, nella storia dell’umanità. Un Anno Mille inverso. Nel senso che non c’è da attendere la fine del mondo (ovvero di un mondo); per la semplice ragione che questa, in qualche maniera, è già arrivata. Adesso vorremmo mettercela alle spalle. Un prezioso viatico di passaggio verso una stagione più serena di umanità potrebbe essere l’Agenda per il 2021 della Biblioteca Apostolica Vaticana, con le immagini dei tesori in essa custoditi e le notizie storiche sulla Biblioteca e i suoi fondi. Le parole di Papa Francesco sulle donne annunciano il tema di quest’anno, la donna, nelle molteplici rappresentazioni di gesti, sguardi, sentimenti; e poi testi di figure femminili che hanno segnato la storia, l’arte, la letteratura, o la semplice vita quotidiana. Nomi di donne molto note o appena conosciute. E se consideriamo il pesante e doloroso tributo pagato proprie dalle donne in questo (anche) violento lockdown, si può dire che questa Agenda sarà la strenna più augurale (e non solo per le donne) per i prossimi giorni a venire; un vero e proprio “arbor felix” (la parola strenna deriva, appunto, dal dono di un ramoscello preso nel bosco sacro della dea Strenia) di buon augurio.

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Bruno Morchio, “Voci nel silenzio”

Recensione di Marino Magliani

Bruno Morchio, Voci nel silenzio, Garzanti, 2020

Strani tempi, e allora si fa atipico anche il lavoro, nel caso, il lavoro di Bacci Pagano, il leggendario detective che ci appassiona da anni e ci porta in giro per Genova (anche in Sardegna una volta) sul sellino della sua Vespa, per i carruggi incastrati tra i palazzi, d’estate, davanti alle spiagge incantevoli, nelle ville a mezza costa, o nel grigiore piovoso delle vallate del Polcevera, dove sono rimasti i relitti di fabbriche dismesse e di ponti. Stavolta niente di tutto questo, Bacci come i milioni di italiani deve restare a casa, riceve una telefonata (sarà collegata a una lettera che lo porterà a morsi nel passato) e decide, anzi, in qualche modo ci si sente costretto, a lavorare comunque, a indagare da casa. Eppure, anche tra le mura, sebbene manchi il regattare della vespa tra i carruggi, e manchino i colori del mondo, la tensione resta altissima, l’indagine ci cattura. Forse perché alimentata da quella fonte che è l’ossessione baccipaganiana che è lo scasso delle matrioske che contengono il passato del giovane uomo prima che diventasse detective, prima che pagasse con la galera una colpa che è solo dettata dall’innocente ingenuità. La nuova indagine sta in un libro dalla copertina cupa al cui centro c’è una missiva, sono Voci nel silenzio (naturalmente 2020, Garzanti).   

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Fumetti, illustrati e graphic novel per il Natale 2020, di Guido Michelone

Mancano pochi giorni alla feste natalizie e in questi tempi difficili forse non c’è niente di meglio che regalare e regalarsi un libro, soprattutto a bambini e ragazzi, che soffrono molto la mancanza di una scuola ‘normale’. La scelta ricade su otto recenti volumi – qui presentati in ordine alfabetico per autore – dove testo e immagini rappresentano sempre un felice connubio e un momento di stimolo culturale per qualsiasi lettore.

Muriel Barnery e Maria Guitar, I gatti della scrittrice (E/o) e Chiara Carminati e Alessandro Sanna, Poesia con fusa (Lapis). Entrambi – rispettivamente prosa e poesia con splendide, delicatissime illustrazioni – hanno il soggetto in comune, il gatto, ovvero l’animale più celebrato nel mondo dell’arte, dalla pittura alla narrativa, dalla musica al fumetto, dal cinema alla saggistica. A ragionare con le categorie classiche dello spirito filosofico il gatto risulta il momento apollineo e lirico rispetto al dionisiaco e all’epico del cane. E con questa chiave di lettura possiamo gustarci appieno i due libri di gatti tanto apollinei quanto lirici.  

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Maria Gabriella Mariani, “I sogni della ragione non generano mostri”

Recensione di Francesco Improta

Maria Gabriella Mariani, I sogni della ragione non generano mostri, Genesi Editrice, 2020

L’ultimo libro di Maria Gabriella Mariani, musicista e concertista di fama internazionale, è un romanzo intrigante dal titolo evocativo che rimanda a Francisco Goya pur negandone l’assunto originale, I sogni della ragione non generano mostri (Genesi editrice, 10 €). Con la sua acquaforte F. Goya voleva non solo mettere in guardia dai pericoli insiti nel crepuscolo della ragione ma anche sottolineare l’importanza di quest’ultima nella creazione di un’opera d’arte. E l’arte, la sua genesi, la sua funzione sono anche al centro del nuovo romanzo della Mariani, che affronta allo stesso tempo, in maniera più o meno esplicita, tanti altri motivi: la solitudine, la mancanza, la commistione e la confusione tra arte e vita, l’amore, la scrittura, il sogno e il rapporto tra discepolo e maestro. Ma procediamo con ordine.

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Haroldo Conti, “Mascaró”

Recensione di Francesco Improta

Haroldo Conti, Mascaró, Exòrma Edizioni, 2020

Ritorna in libreria, dopo una lunga assenza, uno dei capolavori della letteratura latino-americana, Mascaró di Haroldo Conti (Exòrma edizioni, 16,50 €), nella splendida traduzione di Marino Magliani che è riuscito a rendere perfettamente la scrittura colorita, festosa e scoppiettante del grande scrittore argentino.

Il romanzo si avvale dell’affettuosa e interessante prefazione di Gabriel García Márquez che non solo ci racconta in tutti i suoi drammatici dettagli la cattura dello scrittore inviso al regime militare di Videla e finito successivamente tra i desaparesido ma ci fornisce anche alcuni particolari illuminanti sulla personalità di H. Conti: la fedeltà all’ideale rivoluzionario di Fidel Castro e Che Guevara, il suo amore per la vita, l’attaccamento alla famiglia e al suo mestiere di scrittore e l’insopprimibile desiderio di libertà.

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Paolo Ciampi, “Il maragià di Firenze”

Recensione di Marisa Salabelle

Paolo Ciampi, Il maragià di Firenze, Arkadia Editore, 2020

Nonostante i capelli sale e pepe, Paolo Ciampi ha l’aria di un eterno ragazzo, anche se ragazzo, ormai, non è più. Sorriso aperto, modi affabili, parlantina sciolta, Paolo quando può inforca la bicicletta e i suoi libri assomigliano un po’ a una passeggiata in bici: imbocca una pista, fa una deviazione, prende un sentiero che non si sa dove porti, ritorna sulla ciclabile ma ne esce subito in cerca di qualcosa di diverso. Accade così anche con Il Maragià di Firenze, appena uscito per Arkadia editore, l’ultimo di una serie di libri che parlano di persone più o meno note, delle loro vite più o meno nascoste, e nello stesso tempo parlano anche di Paolo, di come si ingegna per documentarsi sui personaggi che l’hanno incuriosito, dei problemi che le sue ricerche gli pongono, delle domande che gli suscitano. Questa volta si tratta nientemeno che di un Maragià, un giovane indiano sovrano di un piccolo Stato, ai tempi in cui l’India faceva parte dell’Impero britannico, quindi un Maragià sotto tutela, educato e custodito dagli inglesi. Siamo nel 1870 e il Maragià fa un viaggio in Europa: il tipico viaggio di formazione dei giovani di buona famiglia. La sua meta principale è l’Inghilterra, ma il suo tour continua in Olanda, in Francia, in Austria e infine in Italia. Venezia, Firenze. Purtroppo nel corso del viaggio il ragazzo si ammala e l’Italia non riesce a godersela: a Firenze muore, e il Comune autorizza un funerale secondo l’uso indiano, con tanto di pira e di ceneri sparse alla confluenza tra l’Arno e il Mugnone. Qualche anno dopo la madre dello sfortunato principe viene a Firenze e tra le altre cose fa erigere un monumento in ricordo di suo figlio, al parco delle Cascine, vicino al luogo in cui si è svolto il rito funebre.

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“Berretti Erasmus”: intervista a Giovanni Agnoloni

Intervista di Alessandro Gianetti

In Berretti Erasmus. Peregrinazioni di un ex studente nel Nord Europa, di Giovanni Agnoloni, appena uscito per Fusta Editore, uno studente di Legge partecipa al celebre progetto inter-universitario europeo e parte per l’Inghilterra, dove capirà che il suo destino è legato all’altrove. Si dedica dunque a una professione – principalmente quella di traduttore, cui unisce sempre più l’attività di scrittore – che continuerà a chiedergli di spostarsi. I ciclici ritorni nell’amata-odiata Firenze saranno fonte di ossigeno ma anche di sofferenza, perché là, in special modo nel Nord dell’Europa e lungo le sue propaggini orientali, inizierà a nascondersi il senso della sua vita. È un libro fatto di episodi in gran parte autobiografici, esplorazioni e lavori nel Regno Unito, Olanda, Lituania, Irlanda, Polonia e altri luoghi ancora. Il protagonista vi conoscerà anche l’amore, e lo vivrà tutto: sino a che questa ragazza che sarebbe dovuta diventare sua moglie, a nozze già fissate, non morirà in un incidente stradale. Il destino che credeva di aver in qualche modo piegato, presenta il conto all’improvviso. Allora tutto, tutto il vissuto e tutto ciò che resta da vivere, assume un significato altro, nuovo. Ed è forse proprio per questo che chiede di essere raccontato, messo nero su bianco.

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Diego Caiazzo, “Il sistema solare”

Recensione di Giovanni Agnoloni

Diego Caiazzo, Il sistema solare, Diogene Edizioni, 2020 (prefazione di Valentina Di Cesare)

Una volta, quando ero al primo anno di università, feci un sogno. Ero nella cucina di casa mia, che ha un pavimento a mattonelle quadrate bianche e nere, come una scacchiera, e stavo per dare un esame davanti a una commissione universitaria. La materia era quanto mai singolare: “teologia privata”. Ovviamente l’assonanza era con il diritto privato che stavo studiando, ma non ho mai capito che c’entrasse la teologia – e soprattutto che senso potesse mai avere il suo essere “privata”.

Leggendo Il sistema solare di Diego Caiazzo forse sono arrivato a intuirlo. Sì, perché il secondo poemetto poetico-narrativo dell’autore pomiglianese (dopo La via lattea, Lupi Editore, 2017), è capace di prendere per mano il lettore e di condurlo in un percorso che collega le profondità cosmiche alla semplicità dei gesti e dei pensieri di ogni giorno, nella loro normalità che si estende su uno spettro capace di andare dall’intimità di pensieri su amore, poesia, guerra, sport (a proposito, Caiazzo è maestro di scacchi, e adorerebbe senz’altro la mia cucina) e sullo scorrere del tempo, ai temi del dolore, della perdita e della morte. Ecco i primi versi, che dettano fin da subito il tempo musicale e concettuale di tutta l’opera: Continua a leggere

Su CUORE ALLEGRO, di VIOLA LO MORO (di Enrico De Lea)

La raccolta Cuore allegro, uscita di recente per i tipi di Giulio Perrone editore,, rappresenta l’esordio poetico di Viola Lo Moro, giovane autrice romana (laureata in letteratura moderna e contemporanea e specializzata in letterature comparate). assai presente ed attiva nella programmazione culturale (come socia della libreria delle donne di Roma, Tuba, e come ideatrice/organizzatrice del festival delle scrittrici “InQuiete”), e collaboratrice di riviste letterarie e femministe (Leggendaria, DWF, Letterate Magazine, Femministerie).

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L’UOMO SENZA INVERNO di Luigi La Rosa

L' uomo senza inverno. Storia di un genio dimenticato dell'Impressionismo - Luigi La Rosa - copertinadi Massimo Maugeri

Sono svariati gli elementi che devono essere evidenziati in questo nuovo lavoro letterario di Luigi La Rosa: “L’uomo senza inverno” (Piemme). Intanto la qualità della scrittura (pregio che aveva già caratterizzato i precedenti testi prodotti da questo autore). La scrittura di Luigi La Rosa è dotata, al tempo stesso, di precisione narrativa che non rischia mai di essere superficiale e di impennate liriche che non decadono mai in forme di prosa ampollosa. Continua a leggere

Alessandro Gianetti, “La ragazza andalusa”

Introduzione e intervista di Giovanni Agnoloni

Alessandro Gianetti, La ragazza andalusa, Arkadia Editore, 2020

La storia di un italiano trapiantato a Madrid e impegnato in una coscienziosa esplorazione dei locali della movida della capitale spagnola diventa l’innesco di un duetto amoroso e linguistico tra lui e una ragazza sivigliana dal carattere particolare, che, in un brioso e rocambolesco gioco di attrazione magnetica, lo porta a viaggiare verso il cuore della cultura andalusa. Questo il “succo” del romanzo di Alessandro Gianetti La ragazza andalusa, edito da Arkadia per la collana “Senza rotta”, e appena uscito. In questa intervista cerco di scendere più in profondità nel suo lavoro.

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Su “Correggere le diottrie” di Giusi Drago (di Viola Amarelli)

In “Correggere le diottrie” (Oèdipus 2019, vincitore del Premio Bologna in Lettere 2020, per le opere edite)  Giusi Drago indaga sulla triade perfezione-errore-senso di colpa,  con un clinamen dialettico che approfondisce il contesto di paura e incertezza che ne deriva. Non a caso il titolo del libro si riferisce alla pressoché impossibile visione del terzo occhio (è noto che esso non può ferirsi e non/ patisce miopia, non ha bisogno /di correggere le diottrie) laddove  nell’ “appendice terapeutica  DI VERTEBRE E PAROLE” l’allegorema corpo-testo -vita, esemplarmente coniugato, pone in rilievo la responsabilità di chi agisce (la schiena abbraccia le forme delle tue colpe /di scelte e posture errate, inutile scorrerle tutte).  

Si tratta di un agire scandito da imperativi quasi kantiani sin dal testo di apertura della prima parte (intitolata, appunto, “dell’agire”) , imperativi che però si scontrano con la rete di interdipendenze  che sostanzia lo svolgersi del mondo (che il mondo agisca in aderenza/al dato, invece tutto sporge avanza),  e che ogni volta sommerge lo sforzo di “Sentire, vedere”, “Nominare” cui pure l’autrice fa, o sembra fare, affidamento. Continua a leggere