“Le amiche imperfette” di Maria Pia Romano

Recensione di Francesco Improta

Maria Pia Romano, Le amiche imperfette (ed. Besa muci)

Ho letto, affascinato come sempre dalla magia e dalla grazia della sua scrittura, l’ultimo romanzo di Maria Pia Romano, dal titolo fin troppo eloquente, Le amiche imperfette (Besa Muci 15€), quasi a voler sottolineare quanto sia difficile instaurare e coltivare un’amicizia sincera e disinteressata in un mondo in cui prevalgono l’egoismo, l’ipocrisia e il proprio esclusivo tornaconto.

Continua a leggere

La presenza e l’assenza, di Franz Krauspenhaar

di Riccardo Ferrazzi

Franz Krauspenhaar torna in libreria e sul luogo del delitto. La sua antica passione per il “noir”, che già aveva prodotto “Cattivo sangue”, il suo terzo romanzo, risorge per ispirargli questo riuscito mix di classicismo e novità.

Nei dialoghi che il protagonista, l’investigatore privato Guido Cravat, intesse con se stesso ho ritrovato la disincantata tristezza di Raven, il killer che Graham Greene ha raccontato in “Una pistola in vendita”. Cravat ha lasciato la Polizia perché, schifato dalle abitudini dei suoi colleghi, ha deciso di far soldi come libero professionista. Onestamente, così pensava. Ma la realtà lo farà ricredere.

Continua a leggere

“Caribe” di Fernando Velázquez Medina

Recensione di Francesco Improta

Caribe, di Fernando Velázquez Medina (Arkadia Editore, 2020)

Viviamo in un’epoca in cui si è già detto tutto, non ci meravigliamo quindi se in un romanzo affiorano in maniera esplicita o implicita riferimenti, echi e suggestioni che ci riportano ad altre letture, come succede in Caribe di Fernando Velázquez Medina (Arkadia Editore, 17€), del resto per quanto uno scrittore voglia apparire innovatore o trasgressivo non potrà mai del tutto esimersi o sganciarsi dalla tradizione letteraria e culturale, che attraverso letture ed esperienze dirette o mediate è filtrata e sedimentata in lui.

Dopo questa doverosa premessa, su cui torneremo in seguito con esemplificazioni più chiare ed esatte, va detto che il titolo, Caribe, ci catapulta nel Mar dei Caraibi o dei Cannibali, crogiuolo di razze e di civiltà, in un’epoca, per giunta, la seconda metà del 1500, in cui queste isole e le terre dell’America centro-meridionale, o Indie occidentali come venivano chiamate allora, furono scenario di violenze, saccheggi e uccisioni da parte dei Conquistadores. Continua a leggere

Stefano VITALE e Albertina BOLLATI, INCERTO CONFINE. Con introduzione di Vittorio Bo

 

Il linguaggio dei muri

 

Non muore

il linguaggio dei muri

messaggi a distanza

di graffiti dispersi

tra coltelli e martelli

fori di luce e sangue straziato

nel ricordo degli anni

passati a tracciare i confini

tra i giorni di piombo

e le parole di vetro

resta l’ombra di noi

e un altro paesaggio gira e passa*

vuoto che pesa

pianto sprecato

fame che non muore Continua a leggere

Giuseppe Conte, “Non finirò di scrivere sul mare”

Recensione di Francesco Improta

Giuseppe Conte, Non finirò di scrivere sul mare (ed. Mondadori, collana “Lo specchio”, 2019)

Ho sempre pensato che Giuseppe Conte fosse il maggior poeta italiano e la lettura della sua ultima silloge poetica, Non finirò di scrivere sul mare (ed. Mondadori), ha confermato e rafforzato, qualora ce ne fosse stato bisogno, questa mia convinzione.

In questo libro c’è tutto l’universo mitico, simbolico e poetico di Giuseppe Conte. Al centro di questo universo, come suggerisce il titolo, c’è il mare e non potrebbe essere diversamente per chi come lui è cresciuto con il rumore del mare nelle orecchie nella splendida Riviera ligure di ponente. Il mare è diventato per lui una categoria dello spirito, la fonte della sua ispirazione, l’origine e la fine della vita. Ossessione e disperazione, salvezza e perdizione, finitudine e infinito, avventura e mistero, il mare con il suo perenne movimento indica il divenire stesso della vita, il suo perenne fluire. Quel mare violato per la prima volta dalla nave degli Argonauti e percorso dalle triremi fenicie e dalle galee genovesi, come ci rammenta il poeta, quel mare che ha alimentato le fantasie di Conrad e di Pessoa, per il quale, però, – vale la pena ricordarlo il mare più bello è quello che non abbiamo ancora navigato, quel mare per Giuseppe Conte è soprattutto emblema di libertà: Continua a leggere

Tidbeats, la poesia della colonna sonora.

di Guido Michelone

Prima di parlare di una splendida antologia dal nome Tidbeats (sottotitolo Lost of forgotten surplus audio tracks from the vauls of Cinevox Records) occorre ricordare che ‘c’era una volta’ il cinema italiano, tra gli anni Cinquanta e Ottanta, dopo il neorealismo e prima di Berlusconi: bello o brutto che sia, si tratta di una mole di film noti dappertutto, che creano fin da subito un Made in Italy, mai più ripetuto. Cinecittà, presa d’assalto anche dagli americani, che la trovano più gradevole e meno onerosa degli studios di Hollywood, può vantare artisti e maestranze di assoluto rilievo, dagli attori ai registi, dagli scenografi agli architetti, Continua a leggere

Giovanni IBELLO, Dialoghi con Amin. Nota di Antonio Fiori

Come dice Luigia Sorrentino, il primo verso è un avvertimento ma è anche, in qualche modo, un avvenimento – “La poesia è un lunghissimo addio”, un addio interminabile, che non può tacere se non per sfinimento, se non nella morte. La poesia insomma, proprio cantando “lo smisurato addio” e denunciando l’inumano, tiene viva fino alla fine la speranza di una vita ‘alta’.  Tra le presenze di questo poemetto mi ha colpito particolarmente quella ondivaga di Dio. Continua a leggere

La seconda porta, di Raul Montanari

di Riccardo Ferrazzi

Raul Montanari torna in libreria con questo romanzo che segna un cambio di passo sostanziale nella sua poetica. Raul è sempre lui, ma nel romanzo tutto è nuovo: la tematica, gli snodi narrativi, e anche lo stile, riposato, elegiaco, introspettivo.

Il protagonista non è più un uomo d’azione, senza scrupoli ma con una sua dirittura morale, come nei precedenti romanzi. Milo Molteni è uno come noi, che si mette nei guai per una specie di “buon cuore” naturale, normale, senza estremismi, e anche un po’ per curiosità, per incoscienza. Proprio come potrebbe capitare a noi.

Continua a leggere

“Tropaion” di Raffaela Fazio (puntoacapo Editrice, 2020) Nota di lettura di Stefania Di Lino

“Se il vinto è colui che muore e il vincitore chi uccide, con questo confessandomi vinto, mi istituisco vincitore” (Pessoa, L’educazione dello stoico, ed. Einaudi 2005, trad. di Luciana Stegagno Picchio, p.77).

“I vincitori non sanno quello che perdono” (Gesualdo Bufalino, Calende greche (1992), ed. Bompiani 2009, Milano, p. 178)

“Prenderai quel cuor di cinghiare e fa’ che tu ne facci una vivandetta la migliore e la più dilettevole a mangiar che tu sai; e quando a tavola sarò, me la manda in una scodella d’argento” (Giovanni Boccaccio, Decamerón, 1349/1353)

Continua a leggere

Libri e librerie al tempo del corona virus

Stefan Cunha Ujvarinel

di Guido Michelone

Avrei voluto pubblicare queste mie riflessioni già a metà aprile con quella bella notizia – bella almeno per me e spero per tantissimi altri – che ha fatto il giro dell’Italia, dopo l’annuncio della riapertura delle librerie in tutt’Italia! Purtroppo so che alcune resteranno chiuse, come moltissime altre differenti attività, a causa dei risultati sulla pandemia, meno rosei del previsto, benché per alcuni versi incoraggianti. 

Continua a leggere

La ‘poesia’ della lettura in casa

A cura di Guido Michelone

Di questi tempi ce lo sentiamo dire da tante parte: dobbiamo stare a casa; allora è bello riscoprire, o in molti casi ‘scoprire’ il piacere della lettura, il gusto di incominciare un libro, avventurarcisi dentro e magari divorarlo tutto d’un fiato sino alla fine, come accade con altre differenti esperienze (un film, per esempio). 

Continua a leggere

La seconda porta di Raul Montanari

di Guido Michelone

 

Stavolta il narratore in prima persona, Milo Molteni, quarantenne pubblicitario milanese, ennesimo alter ego dell’Autore nell’umana commedia postmoderna, ha la possibilità di acquistare, a poco prezzo, l’appartamento sopra il suo, al quinto piano di una tranquilla palazzina (‘disturbata’ solo dall’antipatia dell’avvocato Vegezzini). Milo, insomma all’apice della carriera, da tempo diviso dalla moglie, può quindi allargare i propri spazi e le proprie conoscenze, a cominciare, fin da subito, da Vera, l’avvenente architetta (chiamata a ristrutturare il nuovo appartamento) con la quale è subito amore fisico passionale. Ma la conoscenza maggiore giunge inaspettata grazie o a causa della seconda porta del titolo: il diciassettenne Adam entra, da un ingresso seminascosto inutilizzato, nella vita del Molteni come un ciclone, devastandogli l’esistenza, a partire dalla disaffezione verso il proprio redditizio lavoro, tra l’altro impegnato nella pubblicità sociale.  Continua a leggere

Vincenzo Celano, “La scomparsa di Anice Zolla”

Testo introduttivo e intervista di Marino Magliani

Vincenzo Celano, La scomparsa di Anice Zolla (Avagliano, 2019)

Solitamente i narratori che si occupano di territorio, della cura del territorio, intendo, e delle sue forme di vita, animali legati a una ruralità, domestici come gli asini e i cani, ma anche animali selvatici, lupi, fiere, producono narrazioni che in qualche modo si piazzano ben salde contro la caccia. Sotto quest’aspetto, pare che Vincenzo Celano, lucano, di Castelluccio Inferiore, autore di romanzi e racconti da tempo ben accolti dalla critica, rappresenti un’eccezione. La caccia rientra nelle sue prose, la giustifica se è ben regolata e se si muove all’interno di un recinto per nulla anarchico, con i suoi codici. In Celano troveremo ad esempio l’amore per i setter, i migliori cani da piuma (chissà se predilige un irlandese o un gordon) e per quella grande selvaggina che è la beccaccia, insomma in Celano troviamo natura e caccia, una tradizione di cura e conservazione del territorio, un rispetto, come dire, per la natura, da buon cacciatore. Forse tante volte l’armonia sta nel riuscire a prendere il buono di ogni mondo? Celano fa qualcosa di simile anche in campo letterario: egli racconta il territorio attraverso una prosa visionaria, e anche sotto quest’aspetto, rappresenta in qualche modo un’eccezione: la sua prosa visionaria riesce a mappare le sue vallate aspre e ai margini (ai margini persino del Sud) meglio di quanto non facciano romanzi studiati a tavolino per contenere un microcosmo o una regione. Continua a leggere

Marco Marziali, Il donatore di musica

Marco Marziali, Il donatore di musica, Augh! 2019.


L’ultimo romanzo di Marco Marziali si legge d’un fiato: vicende e personaggi si rincorrono in un vortice di note e di parole, con tutti i colori delle emozioni umane.
Marco, il medico protagonista, è uno che dà ragione a Saint Exupéry: l’essenziale è invisibile agli occhi. Si porta nel cuore i bambini che hanno subito o devono subire il trapianto di midollo: “Quelli che non erano riusciti ad attraversare il tunnel del trapianto erano gli angeli del suo cuore malato, popolavano le sue notti più difficili, lo accompagnavano nelle difficoltà più impensate. Un sultano, il piccolo principe, guidava la ciurma con forza, solcando il mare della libertà eterna”.

Continua a leggere

Ilaria Palomba, “Brama”

Recensione di Francesco Improta 

Ilaria Palomba, Brama, Giulio Perrone Editore, 2020 

Il romanzo decolla con studiata lentezza ma poi prende quota e non si ferma più, vola altissimo. Se mi si chiedesse un’opinione a caldo di Brama, ultima fatica letteraria di Ilaria Palomba (Giulio Perrone editore, 16 €), credo che mi esprimerei in questi termini.

Il libro, però, ha una struttura complessa per la molteplicità delle tematiche affrontate, di natura prevalentemente filosofica o estetica, per l’acca­vallarsi dei piani narrativi, per le continue analessi, per i frequenti slittamenti nella dimensione onirica e necessita quindi di una disamina più articolata e approfondita. Continua a leggere

Dittico appenninico

DITTICO APPENNINICO

Presentati a San Biagio della Cima (IM) e Acquasanta (GE) i volumi “Incendio nel bosco” di Marco Candida e “L’Appennino piemontese” di Rocco Morandi.

Articolo e foto di Marco Grassano

Domenica 2 febbraio a San Biagio della Cima (IM), e la successiva domenica 9 febbraio ad Acquasanta (GE), sono stati presentati, “in tandem”, due titoli apparsi recentemente nella bella collana “Appenninica” (diretta da Marino Magliani e Paolo Ciampi) dell’editoriale Tarka: erede (geneticamente diretta, perché gestita dalle stesse “teste pensanti” Franco Muzzio ed Emanuela Luisari, e quindi con gli stessi criteri di scelta nelle pubblicazioni) della storica Franco Muzzio Editore, ancorché quest’ultima sia ora un marchio autonomo, di proprietà del Gruppo Editoriale Italiano.

─▫─

Il primo dei due libri è un romanzo: Incendio nel bosco, del tortonese Marco Candida, scrittore con alle spalle una produzione narrativa già ragguardevole. Va da sé che l’argomento, considerato quel che sta accadendo in Australia e in Amazzonia o quel che si è verificato in Portogallo un paio di anni fa, può vantare un’attualità davvero “scottante”. Continua a leggere

Trieste. La resa dei conti, di Marina Torossi Tevini

di Chiara Mattioni

Ci sono almeno tre modi di raccontare la Storia. Il primo è quello ufficiale, quello dei libri di studio che, ricostruito a posteriori, se pure rigoroso, perde l’anima degli avvenimenti. Il secondo, preziosissimo e insostituibile, è quello della testimonianza diretta, che aggiunge dettagli ricchi e tumultuosi e tuttavia ha sempre un’angolazione in qualche misura soggettiva.

Continua a leggere

Giacomo Sartori. Baco

di Roberto Plevano


Giacomo Sartori ci racconta un’altra storia.

Non bisogna credere troppo a quello che Sartori dice e mostra di sé (basta crederci soltanto un poco): che è scrittore e agronomo, che vive tra Trento e Parigi, che ha gli occhiali, insomma le determinazioni di spazio tempo occupazione figura che disegnerebbero le linee di un profilo umano: queste sono cose che si dicono, e si mettono sulle quarte di copertina, così, per decorazione.

No, lui è in primo luogo un raccontatore: afferra storie, le piglia, le mette giù per iscritto e le pubblica. E deve essere fedele alle storie che acchiappa, mica gli è concesso di fare voli di fantasia, di inventare (che è sempre un falsificare). Lui alle storie si attiene in tutti i dettagli essenziali, e le conduce dove devono concludere. Non dice frottole. Sartori è un professionista serio.
Continua a leggere

“Incendio nel bosco”, di Marco Candida

Marco Candida, Incendio nel bosco, Tarka Edizioni 2019, collana “Appenninica”

Recensione di Marisa Salabelle

Incendio nel bosco, di Marco Candida, è la seconda uscita della collana “Appenninica” di Tarka. Una collana lanciata dall’editore toscano e curata da Paolo Ciampi e Marino Magliani, con l’intenzione di raccontare l’Appennino, questa spina dorsale dell’Italia, nei suoi molteplici aspetti. Continua a leggere

Il Piccolo manuale letto da don Andrea Pizzichini

Cosa significa “spiritualità”? Che cos’è lo spirito? Sarebbe interessante andare in una qualsiasi piazza di una qualsiasi città (anche della Città eterna!) e porre queste domande alle persone che si trovassero lì a transitare. Probabilmente se ne ascolterebbero delle belle: si tirerebbero fuori luoghi esotici, tempi (e templi) lontani, santoni dalle barbe più o meno lunghe…senza contare lo stupore quando si facesse notare che invece non si tratta d’altro che della pura e semplice vita cristiana.

Continua a leggere