Una poesia di Lidia Calzolari

Si arrabattano gli uomini
ad appoggiare coperchi alle pentole 
a rattoppare strappi al lenzuolo
ad amoreggiare sotto la luna
a stornare debiti  nascosti
come polvere svelta sotto al tappeto.
Si svelano gli uomini
nelle cose piccole e brevi
nel temporeggiare in bagno 
nello scaldarsi le mani nelle tasche 
nel rompere le uova anche fuori dal paniere
come bestie mansuete e irriverenti. 
Si intrappolano gli uomini 
negli occhi degli altri 
a pescare qua e là nell’iride umida
un riflesso d’infinito.
Inciampo nei dettagli della vita
come una sottana lunga
fino ai piedi.
Inciampo sì, ma rido.

[Lidia Calzolari, 20 luglio 2020 / Photo by Manuela Toselli]

Vivrò, di Giorgio Stella

                    Al terzo terno.

[Alla] magistrale corte della rosa dei venti[…]

Io [vivrò] i punti cardinali

Dei [seppelliti] vivi che pregherò –

Onde sepolte nelle conchiglie,

[io] [vivrò] nei [cimiteri] loro,

le foto ormai sbiadite […]

qualche fiore come radice – della felce maschio –

i [cimiteri] nei cantieri dove i manovali

coi caschi blu dell’ONU 

ritrovano ossa e le rosicchiano

fino all’anima della vena dei vermi

che strisciano sulle pareti

delle prigioni dei [seppelliti vivi] –

[Vivrò] al cuore del cancro, nel nido

Delle maschere a carne levare fino a quando 

La grondaia avrà impiccato l’ultima

Goccia alla prima lacrima.

Ad ogni naufragio sarò con te

Max Ponte, Ad ogni naufragio sarò con te, La strada per Babilonia 2020, 88 pp. Con una nota di Luigi Cannillo. In libreria da settembre

Introduzione dell’autore

Questa raccolta riunisce poesie d’amore e poesie “civili”, il naufragio del titolo è quello dell’umanità di questi anni, partendo dai migranti arrivando sino alla pandemia, passando attraverso le nostre vite personali. Umani prima chiusi sulle navi, col divieto di sbarcare, e poi chiusi in casa con un raggio di 200 metri. Una limitazione quest’ultima rivolta anche alle passeggiate dei singoli nella natura che ha amplificato, nel susseguirsi di decreti spesso nebulosi, l’innegabile tragedia del virus. Continua a leggere

“Il Principe delle Arene Candide”, di Massimo Granchi

Recensione di Marisa Salabelle

Il Principe delle Arene Candide, di Massimo Granchi, Arkadia 2020

Il Principe delle Arene Candide, questo romanzo dal titolo evocativo e dalla copertina sontuosa, è uscito per le edizioni Arkadia meno di un mese fa. L’autore, Massimo Granchi, è come me cagliaritano di nascita e toscano di adozione, e la storia è quasi interamente ambientata a Cagliari, la mia città, tra il porto e la basilica di Bonaria, le strade strette di Marina e di Castello, il Poetto, Calamosca e la Sella del Diavolo. Si tratta di un romanzo di formazione: il protagonista, Edoardo, detto Edo, racconta se stesso a partire dai primi ricordi dell’infanzia fino al raggiungimento di una sofferta maturità.

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Rossana Rossanda. 1924-2020

Rossana Rossanda è morta oggi, 20 settembre, a 96 anni. Nel 1969 era stata tra i fondatori del “manifesto”.

«Non ho trovato il comunismo in casa, questo è certo. E neanche la politica. E poi dell’infanzia non ricordo quasi niente, e poco dei primi sette anni nei quali – secondo Marina Cvetaeva – tutto sarebbe già compiuto. […]
Sono nata negli anni venti a Pola con sconcerto delle anagrafi: nata a Pola (Italia), a Pola (Iugoslavia), a Pola (Croazia). Allora era Italia. Sulla punta dell’Istria, tra il verde e gli scogli bianchi scavati dai datteri di mare. Poco oltre le isole del Carnaro e frammenti di isole, come la Fenera e Scoglio Cielo che erano di mia madre. Non so come si chiamino adesso, non sono mai tornata.»

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GIACOMO CERRAI – Bootleg, Soggetto due, Dettagli (versi inediti)

Bootleg

take 1

buona la prima:
in sottofondo cani asini bambini ringhi
polvere revèrteris carri cingolati
c’è un frantume vicino e presente
e se ti aggrappi a qualcosa di inafferrabile latente alieno
a una promessa di resurrezione
la traccia rimane rumore di fondale
come uno sbatter d’ali angelico che fugge
ed è solo un’ipotesi una immaginazione
un pugnale di mosche e dita e
due scapole che affiorano dalla terra

ripulisci dal noise la traccia
netta il nastro inanella la pista che ripassi
ogni immagine è riscatto dell’istante
perciò falsa pagabile a vista !falsa!
ed è maceria il suono maceria
del grigio dell’impossibilità che il suono
dell’accaduto della morte abbia un colore
(ed è sabbia quella
sabbia che agli albori segnava che il giorno
televisivo era finito e che la terra restituiva le spoglie
al sogno per quanto popolato di mostri)

atto di fede: (e tu ci credi)? e tu vedi?
registri annoti per dopo per allappare
con la dovuta calma in posizione
scorri torni indietro scorri ti fai una birra
nella solitudine poltrona il nastro
(è incorruttibile non c’è usura non sperare
che si consumi e con esso la tragedia)
se non ora dopo il fermo no stop
inutile che si è già conclusa l’ordalia
la frattura del nastro e l’atto fa fede del vero
che nel mondo realmente rovesciato è un momento del falso

take 2 (sluagh-ghairm) (1)

la ripetizione porta alla perfezione del potere
il movimento automatico lo scatto è il riflesso
come un consenso sterile: impartito l’ordine
il cittadino esegue come intraducibile la luce
che proviene dall’alto – accoda il desiderio a sé
muta la conseguenza dei bisogni in-duce
– lo strascico ramazza i fondi di magazzino un’eco-
nomia sussiste nel packaging adeguato
nell’esposizione al giusto livello – è appena l’abc del dominio
del palmo vuoto della misera offerta in mercede funzionerà
finché la mandibola non articola un grido di guerra
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BUONA LETTURA 23: “Il sogno babilonese”, di Enzo Barnabà

“Buona lettura” è una rubrica curata da Mara Pardini. Uno spazio per “assaggiare” libri buoni, ovvero utili, piacevoli, intelligenti, capaci di lasciare un segno nell’immaginazione di chi li sfoglia. Un taccuino per catturare le impressioni, i messaggi e le parole che escono di pagina in pagina ma anche per incontrare scritture nuove e legate all’attualità.   Un angolo per parlare di libri e condividere il gusto di una buona lettura.

Buona Lettura 22: Enzo Barnabà, Il sogno babilonese (Infinito Edizioni)

Ci sono luoghi carichi di stupore, dove i muri parlano di personaggi spesso stralunati e storie dilatate nel tempo.

Luoghi sfumati nella misura del racconto e del mistero, capaci di ospitare tanto il reale quanto, appunto, l’inatteso.

Tra questi si colloca una villa divenuta poi chateau sul confine tra Italia e Francia, il cosiddetto “Chateau Grimaldi“, protagonista de Il sogno babilonese di Enzo Barnabà (infinito Edizioni).

L’autore ripercorre le trasformazioni della primitiva torre anti-barbaresca nella sobria casa mediterranea del medico inglese James Henry Bennet che, nel 1895, dopo aver acquistato alcune fasce a Grimaldi, nell’estremo ponente di Liguria, trasforma le “rocce spoglie” e “la vecchia torre in rovina” in luoghi verdeggianti, dando vita ad un primo esperimento di acclimatizzazione di piante esotiche, tripudio di fiori e alberi di ogni specie e colore. Continua a leggere

I SICILIANI ricreati da Ambra Stancampiano

I pesci spada parlano in greco antico. Lo credevano i nonni dei nostri nonni e, parlando a loro volta in greco antico o nelle varianti del greko calabrese, attiravano con formule ben precise i pesci spada alla portata dei loro luntri o delle torrette di guardia che si usavano ancora prima“, (Nota a COLAPESCE)
e, ancora,
La prima volta che mi sono seduto qui è stato per un atto di ribellione. Volevo voltare le spalle alla mia casa e, soprattutto, a mia madre, che m’impediva, con le sue lagne e i suoi malesseri immaginari, di lasciarla per vedere il mondo.
In preda all’ira sbattei l’uscio del nostro povero bugigattolo e mi fermai sull’unico scalino tra la porta e la strada, a respirare piene boccate d’aria di mare e libertà.
Subito fui investito da uno sgomento che non avevo calcolato: il mondo, che mi sembrava allora tanto accattivante, era davvero enorme. Da dove dovevo cominciare? Destra? Sinistra? Oppure dritto davanti a me, verso la spiaggia?
Sentii il bisogno di fermarmi per prendere una decisione così importante, perciò mi misi a sedere sul bisòlo con un sospiro, fissando la strada.
“, tale l’incipit di una prosa (Sul bisòlo), che, spezza in quattro sezioni, trasversalmente informa un intero libro,  con una chiusa di tale tenore “Dal mio angolino, sempre immobile, ho osservato il mondo muovermisi intorno, e ho scoperto un segreto che ha riempito la mia intera vita: il mondo puoi anche vederlo passare mentre tu resti fermo in un punto, come l’ago di un compasso“. .
I due estratti-ex ergo precedenti sono solo due passi esemplari della scrittura visionaria e realistica di Ambra Stancampiano, giovane narratrice messinese, Continua a leggere

La poesia della settimana. Nelo Risi

Sotto i colpi

C’è gente che ci passa la vita

che smania di ferire:

dov’è il tallone gridano dov’è il tallone,

quasi con metodo

sordi applicati caparbi.

Sapessero

che disarmato è il cuore

dove più la corazza è alta

tutta borchie e lastre, e come sotto

è tenero l’istrice.

da Poeti italiani del secondo Novecento, volume primo, Milano, Mondadori 1996, p. 166.

Enrico Macioci, “Tommaso e l’algebra del destino”

Testo introduttivo e intervista di Giovanni Agnoloni

Tommaso e l’algebra del destino (Società Editrice Milanese, 2020), il nuovo romanzo di Enrico Macioci, è una storia densa di dramma, imperniata sulla vicenda di un bambino di cinque anni che, in seguito a un imprevisto incidente di suo padre, rimane chiuso in macchina per lunghissime ore senza la possibilità di liberarsi, mentre intorno a lui il mondo continua a scorrere – o meglio, a non scorrere, nella paralisi di un’asfissiante giornata estiva – e le vite di sua madre, della gente che gli passa vicino e di chi sta assistendo suo padre in ospedale vanno avanti, ignare di ciò che gli sta accadendo. È un percorso orrifico di confronto con gli incubi peggiori del piccolo – e di ognuno di noi –, che arrivano perfino a materializzarsi e a parlare con lui.

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La poesia della settimana. Vivian Lamarque

Al Signor S.

Cammino piano, qua sotto
al terzo piano dorme un condomino
morto. È tornato morto stasera
dall’ospedale, gli hanno salito
le scale, gli hanno aperto la porta
anche senza suonare, ha usato
per l’ultima volta il verbo entrare.
Ha dormito con noialtri condomini
essendo notte sembrava a noi uguale
ha dormito otto ore ma poi ancora
e ancora e ancora oltre la tromba
mattutina dei soldati, oltre il sole
alto nel cielo, ora che noi ci muoviamo
non è più a noi uguale. È un condomino
morto. Scenderà senza piedi le scale.
Era gentile, stava alla finestra
aveva un canarino, aveva i suoi millesimi
condominiali, guarda gli stanno spuntando
le ali.

da Poeti italiani del secondo Novecento, volume secondo, Milano, Mondadori, 1996, p. 941.

La poesia della settimana. Eugenio Montale

Ti libero la fronte dai ghiaccioli

Ti libero la fronte dai ghiaccioli
che raccogliesti traversando l’alte
nebulose; hai le penne lacerate
dai cicloni, ti desti a soprassalti.

Mezzodì: allunga nel riquadro il nespolo
l’ombra nera, s’ostina in cielo un sole
freddoloso; e l’altre ombre che scantonano
nel vicolo non sanno che sei qui.

Da Poesia italiana del Novecento, volume primo, Milano, Garzanti 1980, p. 396

Buona lettura 22: “Viale dei silenzi”, di Giovanni Agnoloni

Buona lettura è una rubrica curata da Mara Pardini. Uno spazio per “assaggiare” libri buoni, ovvero utili, piacevoli, intelligenti, capaci di lasciare un segno nell’immaginazione di chi li sfoglia.
Un taccuino per catturare le impressioni, i messaggi e le parole che escono di pagina in pagina ma anche per incontrare scritture nuove e legate all’attualità.  Un angolo per parlare di libri e condividere il gusto di una buona lettura.

Giovanni Agnoloni, Viale dei silenzi (Arkadia Editore)

Nasce così, da un’insopprimibile esigenza di capire, cresciuta in luoghi diversi e distanti, legati solo dal filo del ricordo: Firenze, Varsavia, Berlino e l’Irlanda  diventano lo sfondo del viaggio della memoria di Giovanni Agnoloni in Viale dei silenzi (Arkadia Editore).

Roberto, il protagonista di questo viaggio, è uno scrittore che affronta il passato e la ricerca del padre che lo ha abbandonato attraverso il libro che sta scrivendo, un “personalissimo viale dei silenzi” pervaso da momenti svigoriti, sopraffatti e destinato ad un futuro incerto, forse inesistente. Continua a leggere

Intervista a Giovanna Amato

Intervista a Giovanna Amato

“Sapere che non si scrive per l’altro, sapere che le cose che sto per scrivere non mi faranno mai amare da chi io amo, sapere che la scrittura non compensa niente, non sublima niente, che è precisamente là dove tu non sei: è l’inizio della scrittura”. Questa citazione di R. Barthes da “Frammenti di un discorso amoroso” è messa ad esergo del tuo libro “L’inizio della scrittura” (Fusibilia Libri, 2018), che è una raccolta di poesie d’amore. Si tratta di un’affermazione forte, che ha il coraggio di metterci di fronte alla tensione tra vita e scrittura. Una tensione che tu riprendi chiedendoti: “Eppure perché il verso più perfetto non vale/ l’occhiata che ci siamo date sul fondo delle scale?”. Prima di entrare nel merito della raccolta, vorrei che tu rispondessi a questa domanda: perché, secondo te, si scrive?

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Bartolomeo Theo Di Giovanni su “Il lume della follia” di Prisco De Vivo

Il Lume della follia: versi come colpi di martello su un rovente vissuto

Cosa sia la follia per De Vivo?  L’autore introduce l’argomento trattato con i versi “fammi abbracciare dalla tua santa follia”, prolegomeno che descrive l’atto di un momento da cui si viene salvati e che diverrà celebrazione eu-caristica.

Ogni verso di Prisco De Vivo è un colpo di martello sul rovente vissuto dell’artista-poeta, dove l’incudine-carne nel suo essere memoria di sofferenza lascia traccia della forgiatura del martello-carnefice. La presenza di vocaboli fortemente espressivi, quali sputo, piscio, cisti, verruche, ulcerata, che potrebbe deturpare la finzione pudica del mondo, è in realtà lo scalino primo della scala della trascendenza verso il divino. Sono squarci del quotidiano e prosaico vivere, e qualcuno potrebbe chiedersi a riguardo cosa ci sia di metapsichico in quest’operazione di scrittura., All’ipotetico quesito possiamo rispondere che la natura dell’essere umano nasce da un’emissione materica, ed è appunto lì che si imprime l’anima di ciò che nel suo divenire è compimento di un’escatologia materico-trascendente.

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Andrea legge nel tubo: “Pasqua di Resurrezione”, da “Torce nella notte”, di Virgilia D’Andrea.

Un nuovo ciclo di letture, con Andrea Sciuto.

Nato in provincia di Bergamo da genitori siciliani, Andrea Sciuto vive tra Catania e Bergamo, dove lavora come insegnante di lettere. Fa parte del Circolo dei Narratori di Bergamo, gruppo di volontari che organizza iniziative di promozione della lettura insieme alle biblioteche pubbliche.
Oggi vi proponiamo una sua video-lettura uscita sotto Pasqua, in pieno lockdown, dal titolo “Pasqua di Resurrezione” di Virgilia D’Andrea.

DEMI MONDE, di SILVIA RIGHI


DEMI-MONDE è la nuova raccolta poetica, assai interessante ed originale, di Silvia Righi, uscita da qualche mese (con l’attenta e coinvolgente prefazione di Tommaso Di Dio), per i tipi della NEM editrice di VARESE , storica editrice, filiazione e continuazione dell’esperienza della Nuova Editrice Magenta, grazie al poeta/editore Dino Azzalin (una casa editrice  locale di quelle che contribuiscono a una letteratura di qualità e prestigio, con un catalogo ricchissimo di nomi e autorevolezza, da Morselli, Raboni, Zanzotto, Sanesi ai più giovani Pugno, Mozzi, Scotto, Di Maro, Adernò).

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