Consigli di lettura

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In occasione delle feste, e non solo, alcune letture consigliate, di narrativa, poesia e saggistica.

  • Laura Salvai, “E anche più lontano”, Miraggi. Un’avvincente romanzo di formazione ambientato a Torino che vede due donne come protagoniste.
  • Pasquale Vitagliano, “Sodoma”, Castelvecchi. La storia di un ospedale si intreccia con quelle di una famiglia in Puglia, un romanzo civile.
  • Andrea Laiolo, “La neve blu”, Achille e La Tartaruga. Una raffinata sequenza poetica d’altri tempi.
  • Silvia Albertazzi, “Leonard Cohen. Manuale per vivere la sconfitta”, Paginauno. L’eccezionale saggio dedicato al poeta e cantautore Leonard Cohen.
  • Tiziana Barillà, “Mimì Capatosta. Mimmo Lucano e il modello Riace”, Fandango. Un libro-documentario, una scrittura giornalistica illuminante.
  • Michele De Virgilio, “Tutte le luci accese. Poesie 2011-2017”, Ladolfi. L’ottimo libro di un giovane e promettente poeta, perché i versi fan parte della vita.

Buone letture e buone feste!
Max Ponte

Frammentario. Anna Maria Farabbi con Carmela Pedone

 

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io non mendico     consegno a te il suono
della mia cenere

A.M.F.

*

La poesia esiste, non si cerca: si trova. Dimora anche in luoghi e persone sommerse. Può essere scoperchiata improvvisamente, non come tesoro archeologico, ma come creato vivente da ridistribuire alla comunità. Come nutrimento e energia corrente. Continua a leggere

Italia

Avrei molte cose da dire
in questa Immacolata:
denunce di inguaribili idiozie,
cecità volontarie, suicidi
di massa per futili motivi.
Fossimo vivi, almeno,
attingessimo alla fonte,
guardassimo giù, fino a specchiarci
come ebeti uccelli, 
imbelli, come facce di governo.
Questo inferno è una tastiera folle,
dove tutti sfidano il destino:
l’unione fa la forza – dicono –
ma cosa, ma va là, malignità
corposa mi urge in questo canto
del cigno dell’Italia, questo scrigno
vuoto, questo immane senso
d’inutilità.

Il sentiero del diavolo

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Ana schiacciava con i piedi i formicai, e i raggi di sole, e quella rugiada che sull’erba pareva spuma. Saltava come una rana cieca a cosce aperte: aveva le gambette come due spine.

Suo zio, era stato il montone rosso che non l’aveva fatta andare avanti: l’aveva spezzata e poi le aveva mangiato il petto.

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Per Te

Semplice la vita: non al modo
di Simply, il mercato
di non so quale catena,
ma nel gesto
di vederla dalla parte opposta
a quella dell’io.
Allora non ricordi
le offese, le tracce della pena,
ma solo l’orizzonte dove appare
l’Altro.
È il giro necessario per salvarsi
dalla giostra abusiva del nemico.
In verità ti dico:
tu sei Me,
Io sono te,
nient’altro. 

 

L’impossibile

Facciamo rivivere la bontà di Gesù. Abbiamo, nel giorno, un’occasione dopo l’altra per realizzare questo: così ci troveremo uniti a Lui, nel fascino di una vita divina. Dobbiamo imparare a sperare l’impossibile: chi più attende, più riceve, fino a spostare le montagne. Bisogna ripetere spesso, come dice il Cristo alla Bossis: “Credo al tuo amore per me, al tuo immenso amore. So che mi hai amato di un amore eterno”.

Bertolucci, il patriarcato, e “e allora Caravaggio??1?1”

La rete si è abbastanza divisa su Bertolucci. La maggior parte delle persone sono in lutto e non lesinano epiteti molto altisonanti nei confronti del regista, altri lo criticano per quanto successo sul set di “Ultimo Tango a Parigi”, in quella che viene da tutti denominata la “scena del burro”. Ci sono versioni diverse sull’accaduto, dal negazionismo più assoluto (“era una zoccoletta che se l’è andata a cercare, l’hanno pagata, sapeva la scena” e via vomitando) a quelli che “è stato quel burlone di Brando, Bertolucci è innocente!” e via scemando. Sulla questione precipua, non c’è molto da congetturare dato che lo stesso Bertolucci si è espresso chiaramente in proposito. In primo luogo, ammettendo l’accaduto e motivandolo con una giustificazione artistica: voleva che l’attrice mostrasse emozioni reali e non recitasse, perché il tutto fosse più forte (lo stesso principio degli snuff movies). In secondo luogo dichiarando in tempi più recenti che era “dispiaciuto” di non aver chiesto scusa a Maria Schneider per l’accaduto, prima che lei morisse. Continua a leggere

Pamela Petrarolo, un’anima soul tra passato e presente.


Intervista alla cantante Pamela Petrarolo

di Guido Michelone

Molti la ricordano, ancora semplicemente come Pamela, nei panni della cantante dalla voce già matura, nel programma di Gianni Boncompagni “Non è la RAI”, che presentava stuoli di ragazzine come protagoniste in una varietà dove le adolescenti spesso ‘recitavano’ da adulte, non senza qualche bacchettata da parte della critica. Ma in mezzo a tante fanciulle ancora molto acerbe nel ballare o nel recitare, a parte la verve di presentatrice di Ambra Anbgioini (che in seguito dimostrerà eccellente qualità di attrice drammatica), spiccava proprio Pamela Petrarolo, quale vocalist originale. Eccola dunque con un nuovo disco, il terzo della carriera, l’ottimo ‘A metà’, in quest’intervista esclusiva, dove racconta di se medesima con molta franchezza.

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Cenacolo

Sempre, ventiquattrore su ventiquattro, senza intervalli. È questo il criterio della nostra relazione con Gesù: un posare mattone su mattone per la costruzione del Regno; quel mattone che solo noi possiamo mettere. Dare a Gesù, in ogni istante, anche quando sembra di non avere niente, perché dal niente ha creato. E allora, dice il Cristo alla Bossis, faremo parte del cenacolo felice dei suoi servi, dei suoi amici.

Maria Grazia Insinga, TIRRENIDE

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[Maria Grazia Insinga, in una foto di Monica Lanza]

***

                                                         iancura

il cannibalismo armonia del tutto
nessuna deviazione e solitudine siamo
in tanti non diviso non mediato rituale
eppure una linea formale disegna decodifica
il mondo lo riduce senza riduzione e la linea
dell’orizzonte e delle montagne e del cielo
sono la stessa linea totalmente inventata

*

una realtà altra non riducibile a
un’altra realtà guasterebbe l’offerta
la divisione non esiste e da dove
questo sovrappiù? il sovrappiù
di armonici sarà allora oggetto
di cannibalismo un altro uno ancora
un nulla che intero ingoia l’intero

*

qui non c’è niente che riporta il dire ma
l’essere qui l’essere non è segmentato e
frantumato ma ingoiato e questo è
un atto di cannibalismo Continua a leggere

Solo per amore

Fare tutto per l’unione, sentirsi uno col Padre, il Figlio e lo Spirito nelle più piccole cose: è un esercizio spirituale da non dimenticare. A ogni piccolo sforzo, il Padre corrisponde con una grande grazia: è carità, dunque è impaziente di corrispondere, di venire incontro a noi, poveri figli. Unica accortezza: non fare nulla per paura, ma per amore, solo per amore.

Trinità

È nota l’immagine con cui Agostino stigmatizza l’illusione di spiegare con una logica umana il mistero della Trinità: un bambino che tenta di riversare il mare in una buca scavata sulla spiaggia. Gesù, alla Bossis, dice così: tu sei “di Dio”, il Padre Creatore. “Per mezzo di Dio”, il Figlio, tuo salvatore. “In Dio”, lo Spirito santificatore che ti abita e ti muove. Chiaro?

La poesia del vinile

Alcune riflessioni sulla bellezza discografica

di Guido Michelone

Negli ultimissimi anni stanno uscendo, anche in Italia, diversi libri legati al vinile: di recente c’è pure un romanzo, Lacrime bianche dell’inglese Hari Kunzru, il quale narra di un misterioso collezionista alla ricerca di un disco perduto di un fantomatico cantante blues; prontamente uscito nel novembre 2018, un anno dopo l’edizione britannica, il testo fa quasi da pendant alla raccolta di racconti Vinyl, curata in parallelo da Luca Martini e Gianluca Morozzi, che lanciano la sfida (prontamente accettata) a venti loro colleghi (fra critici e romanzieri) di narrare vicende legata al vinile della propria vita, giacché, in fondo, basta un ascolto per iniziare a raccontare, come indica il sottotitolo, ‘storie di dischi che cambiano la vita’: e succede appunto a Massimo Cotto, Gianluca Morozzi, Francesca Presti e tutti gli altri presenti nella raccolta.

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Quali occhi

Il mondo è menzognero. I santi sembrano marziani perché lo vedono con altri occhi, quelli dell’amore. Bisogna entrare in questo amore, che merita fiducia. Sentire su di sé gli occhi di Gesù, che sono una forza, una benedizione. Anzi: la forza, la benedizione. È semplice: provare per credere. 

Le nostre mani

Prestiamo a Gesù le nostre mani, il nostro corpo, la nostra intelligenza e volontà: Lui farà tutto e si renderà, così, presente in mezzo agli altri, qui, sulla terra. Potremo dire, allora, che non siamo stati noi a parlare, a fare, ma Lui: ciò è necessario per restare umili e, come dice il Cristo alla Bossis, l’umiltà è la verità.

Gian Piero Stefanoni

‘AL MÛT  LABBEN

sull'(aria) del morire per il figlio

GALILEA-GIORDANIA, Ottobre 2018

DISCENDI COL BASTONE

I.

Pregami Tu, innalzami al Tuo salmo veleggiati alla notte,                                                                         la sposa ha il sorriso naturale del Tuo credo                                                                                       nella terra dove dall’inizio ci scegliesti .                                                                                    

Non contrastare nulla non ovviare a nulla                                                                       offerti al Tuo paesaggio sospesi alla tua attesa.

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