Premio nazionale di letteratura rurale “Parole di Terra”

Premio nazionale di letteratura rurale “Parole di Terra”

Regolamento IV Edizione (2017)

  1. Pentàgora edizioni (pentagora.it) e l’Associazione Culturale Parole di Terra promuovono il Premio Nazionale di Letteratura Rurale PAROLE DI TERRA – quarta edizione, da assegnare a opere inedite in lingua italiana dedicate al mondo rurale e alla cultura contadina, con due categorie di premiazione:
  2. a. Premio Parole di Terra per la letteratura rurale (da 150.000 a 400.000 caratteri spazi compresi), aperto a opere di narrativa, saggistica, memorialistica e a raccolte di racconti. Sono considerate inedite anche le opere stampate senza codice isbn;
  3. b. Premio Parole di Terra per racconti brevi (entro 15.000 caratteri spazi compresi).

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Federica Giordano – UTOPIA FUGGIASCA

Proponiamo alcuni testi, assai interessanti, di Federica Giordano, dalla sua raccolta UTOPIA FUGGIASCA (Marco Saya editore , Milano, 2016).

Luoghi bianchi

Pochi i luoghi dove non nidifica il ribrezzo:
gli occhi del cavallo – ossi di nespola
il pianoforte e la scordatura avorio,
il sorriso alla sconosciuta.
Il volo del nibbio sulle case,
la giornata lenta di Morano.

 

Risveglio

Pesante il tuo braccio sulle gambe
dissotterra un bisogno cavo.

Le mura diventano scarne,
pareti tonde di conchiglia.

Insieme abitiamo
il colore canuto di una salina.

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Brilla brilla la scintilla


di Barbara Pesaresi

In uno di quei giorni che non mi prende la malinconia, come cantava la Vanoni, bensì l’irrefrenabile impulso che spinge l’azdòra che c’è in me verso un angolino della casa  da troppo tempo trascurato, che cosa trovo? Un libretto color del glicine, smilzo, dal titolo “Brilla brilla la scintilla”; uno di quei libri fatti stampare in tipografia, da regalare a parenti, amici e far viaggiare di mano in mano. Stava lì, tra vecchi calendari  che mi ostino a conservare non si sa perché, come custodito dal tempo. Continua a leggere

La poesia di Billie Holiday


Attorno alla graphic novel Blues for Lady Day

di Guido Michelone

La graphic novel è un genere nuovo che, da qualche anno, trova nella musica jazz una fonte ispirativa notevole – in Francia ad esempio c’è una collana intera, BD Jazz Edictions Niocturne, dedicata ai grandi jazzisti raccontati dai migliori cartoonist locali – essendo il disegno a fumetti particolarmente indicato (come trame, forme, inquadrature, colori, scene) nel tratteggiare su tempi lunghi le vite dei musicisti nel privato o a contatto con il pubblico. Continua a leggere

Guardare sempre dall’alto del commiato

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Guardare sempre dall’alto del commiato: si salutino isole-sorelle o la Montagna, o i vortici e le fere tra le due terre nel Canale, c’è sempre questo andare verso l’alto, l’alto di un oltre della perdita e della pienezza.
Così si saluta e si parte, nell’attesa di un ritorno, che sia fatto di nuova luce cui attingere, della stessa luce, sempre uguale e sempre nuova.
Un po’ più a sud della città, in passato, l’alto era il Sant’Elia, il luogo degli anacoreti dimenticati: mio padre mi ci portò da ragazzo, a raccogliere origano ed asparagi, e, già che c’ero, a gettare l’occhio distratto sulla visione. Anche allora la sera prendeva il sopravvento, perché felicità e distacco erano sposi.

 

SPIGOLI VIVI, di Daria De Pellegrini

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Pubblichiamo alcuni testi, di grande valore, di Daria De Pellegrini, dalla raccolta “Spigoli vivi”, uscita da poco presso le edizioni di Interno Poesia, con la prefazione di Franca Mancinelli.

*

abito pensieri bassi e bui come
queste stanze dalle finestre piccole
dove a dicembre il sole, occhieggiando
strabico tra cataste e magazzini,
viene a dire che abbandono e polvere
sono impudica e prematura resa.

*

neve, non molta. Quel tanto che basta
per non uscire a spalare. Aspettare qualcuno
che non verrà. O altra neve, sicura prima
di sera. Il pettirosso vola nervoso dove
erano torsoli sul mucchio dell’umido.
Lui sa allontanare anche i corvi.
Alla finestra io fantastico
che finiscano presto
cibo legna e gasolio.

*

nella casa chiusa da decenni
tornerò per godere la paura
tra il fumo della stufa e il buio
delle stanze tutt’intorno alla cucina,
tremando che gli oggetti fedeli
a chi li amò e a me del tutto ostili
mi faranno tanto male quanto
un coltello può su una tendina lacera

*

l’aldilà come un presente
eterno di bambini orfani,
ognuno per proprio conto intento
a giocare con i lego,
mattoncini di una vita
da montare e rimontare,
e se di qua si chiude
da dementi di là si godrà
nel gioco qualche azzardo
e non sarà l’inferno ovvio
del piangere e rimpiangere
su dolori dispetti e dispiaceri

Paolo Cognetti vince il Premio Strega Giovani

Paolo Cognetti ha vinto la quarta edizione del Premio Strega Giovani con Le otto montagne (Einaudi), un libro stupendo, scritto tra le montagne e per le montagne, ma anche per tutti coloro che, come la maggior parte delle persone che vivono oggi sul  Pianeta, pensano di non poter fare a meno di droni, social network, internet e smartphone.
Cognetti scrive divinamente, con uno stile pacato ma al tempo stesso colmo di passione, semplice e insieme colto, leggero ma anche capace d’inoltrarsi nelle più inaspettate profondità, non solo delle valli e dei boschi di cui racconta, ma anche delle persone che li attraversano, sognano di farlo o se ne tengono rispettosamente a distanza.
Quando nel 2013 lo intervistai, inaugurando con lui il mio ciclo di Dieci domande a dieci scrittori/traduttori, Paolo Cognetti mi sembrò fin da subito una delle penne Continua a leggere

Batteri e stelle

di Antonio Sparzani

Alcuni miliardi di anni fa, quando il Sole era un po’ più rosso e non così pallido come ora, c’erano sulla Terra alcuni miliardi di esserini – voi capite che già chiamarli così li distingue da oggettini – provenienti da qualche lontana alchimia della quale nulla sappiamo dire, che dal nostro speciale punto di vista sembrano piccoli assai, tanto che non li vediamo se non con strumenti sofisticati, ma che certo non credevano di esserlo. Erano già tutti differenti l’uno dall’altro, c’erano tante famiglie che si erano specializzate a sopravvivere in ambienti assai diversi, per temperatura e in generale per condizioni ambientali. Continua a leggere

tre passi

paesaggio 1

(amori)

Quest’anno mese
Settimana o giorno del Signore
Riprendo i cammini dal paese
Ai più remoti o prossimi territori
Atavici, al cuore.

***

(passi)

L’alba in quel folto
Per ritrovare il senso dei sentieri
Pellegrinaggi o furti di raccolto
O le ginocchia, i sassi, i massi
Ove si spacca l’anima di ieri.

***

(ritorni)

Alla luce delle verande
Non nascondiamo da ieri il rosso
Dei gelsi sulle maglie bianche, 
Al sole le scure le nude processioni,
Dietro il timore delle serpi al fosso.

Spazzar via la pioggia una volta per tutte.

Una delle memorie più chiare che ho della mia adolescenza ha a che vedere con un tizio dai capelli lunghi e dagli occhi azzurri che canta davanti a una piccola folla di coetanei in maglietta e calzoncini. Ricordo di essere rimasto ipnotizzato davanti alla TV, preda del desiderio di mettermi a mia volta a saltare sul divano urlando, e di aver passato i pomeriggi successivi a fare zapping su Videomusic: il tizio era Kurt Cobain e la canzone, “Smell like teen spirit”, avrebbe segnato profondamente la mia generazione.
Mi riconobbi all’istante in tutto quello che rappresentava: le All Star bucate, le camice pesanti, le felpe di seconda mano, i capelli disordinati, il rifiuto di ogni versione edulcorata della realtà che il resto del mondo sembrava volerci continuamente proporre. Continua a leggere

Intervista a Paola Silvia Dolci


di Guido Michelone

Domanda. Paola Silvia, mi parli del tuo nuovo libro “I processi di ingrandimento delle immagini”?

Risposta. Sei raccolte sotto falso nome che ho fatto girare su riviste e lit blog, è una breve antologia, ogni raccolta è attribuita a un autore scomparso o morto.

La prefazione è di Andrea Raos, le illustrazioni di Michaela D’Astuto.

 

  1. Fin dal titolo si avverte il senso di un’operazione concettuale, quasi di meta-letteratura o di poesia al quadrato: condividi?
  2. “… sono stato fotografato sapendo che lo ero. Orbene, non appena io mi sento guardato dall’obiettivo, tutto cambia: mi metto in un atteggiamento di «posa», mi fabbrico istantaneamente un altro corpo mi trasformo anticipatamente in immagine.” Il titolo, “I processi di ingrandimento delle immagini – per un’antologia di poeti scomparsi” mi è venuto leggendo La camera chiara di Barthes. Continua a leggere

Vivere

di Stefanie Golisch

Eisbären-Fotos aus der Sammlung des Franzosen Jean-Marie Donat, veröffentlicht 2015 in seinem Buch “TeddyBär” im Innocenes-Verlag, Paris http://www.innocences.net Aufnahmedatum 1920 bis 1960

Ora che sa di morire presto, tutto si collega. Di giorno in giorno, il quadro si fa più complesso, più caotico, più colorato. Non si riconoscono più i singoli pezzi – uomini, luoghi, abbozzi di storie – ma sotto la superficie appare un altro quadro. Ora che gli rimane poco tempo, il tempo è finalmente suo. Dice che solo da quando la vita lentamente se ne va, gli coglie un senso di immortalità. Continua a leggere

Metafore, teatri della memoria ed effetti di nebbia nell’Isola del giorno prima di Umberto Eco (terza parte)

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Roberto de la Grive non ha a che fare coi rarissimi codici del Nome della Rosa né con l’ammasso di parole scritte che passano sotto agli occhi di Belbo, Casaubon e Diotallevi nel Pendolo di Foucault. Nei precedenti romanzi, la lettura del mondo dipendeva in qualche modo anche da alcuni testi. Nell’Isola del giorno prima, dove invece la presenza di libri è apparentemente minima, per paradosso il protagonista finisce per vivere all’interno di un proprio Romanzo. Ma, in prima istanza, gli elementi che Roberto si trova a indagare sono l’universo, il mondo e i comportamenti degli uomini che lo abitano; tutti dati che, in quanto formanti un testo, posseggono una loro intentio operis che prevede un determinato Lettore Modello. Eco riflette sull’uso e sull’interpretazione delle metafore in alcune pagine dei Limiti dell’interpretazione, constatando però subito che produrre modelli per l’interpretazione è più facile e, forse, più proficuo, che non indagarne i meccanismi generativi. Occorre tuttavia tentare una focalizzazione di tali processi, e valutare se il ricorrere a esse, da parte di Roberto, sia un valido strumento conoscitivo, tralasciando per ora i meccanismi interpretativi[1]. Continua a leggere

palinsesti filiali

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giornate che resteranno palinsesti da raschiare
per scoprire e riscrivere i padri andati
i loro nomi le loro parole nel camminare
da un versante all’altro delle contrade

sarà sempre un’opera filiale, si voglia o no,
una parola sfuggita, un detto sfuggito all’oblio,
dovunque ci sia tempo e lentezza dell’occhio,
sulla terra dei loro passi, nel resto che non è addìo

Metafore, teatri della memoria ed effetti di nebbia nell’Isola del giorno prima di Umberto Eco (seconda parte)

WUNDERKAMMER

Il Serraglio degli Stupori, Il Labirinto del Mondo, sono tra i primi capitoli del romanzo; titoli significativi, preludio a vicende da riunire sotto la rubrica dello stupore ma anche dello smarrimento, non solo indotto dallo straordinario spettacolo offerto da quella sorta di Wunderkammern che si incontrano sulla nave, ma suscitato pure dai discorsi e dalle idee di Saint-Savin (e in parte anche del signor di Salazar e del signor della Saletta): pirroniano proveniente da Parigi, incontra per la prima volta Roberto alla mensa di Toiras, comandante della guarnigione di Casale. Assieme a padre Emanuele, Saint-Savin, maestro di filosofia e di vita, è tre le principali figure di riferimento per il giovane de la Grive. La dottrina che offre è un annuncio carnevalesco, palesando egli che di ogni cosa, passata sotto la lente dello scetticismo, si possono dare molte sfaccettature. Consiglia Roberto, lo invita a godere oggi qualsiasi dono la vita possa offrirgli perché “l’anima muore col corpo. E dunque andate alla morte dopo aver gustato la vita” (p. 57). “Educato ai primi dubbi” (p. 58), il giovane non esita perciò a seguire il pirroniano in ragionamenti che in qualche modo lo meravigliano, invitandolo a “rompere coi pregiudizi e [a] scoprire la ragione naturale delle cose” (p. 75); e se ogni idea – sia essa l’immortalità dell’anima o la casualità della vita – è sostenuta con vivaci dimostrazioni intessute di frasi provocatorie, come queste pronunciate durante il pungente scambio di battute con l’abate: Continua a leggere