Danse russe

di William Carlos Williams (USA 1883-1963)

If I when my wife is sleeping
and the baby and Kathleen
are sleeping
and the sun is a flame-white disc
in silken mists
above shining trees,—
if I in my north room
dance naked, grotesquely
before my mirror
waving my shirt round my head
and singing softly to myself:
“I am lonely, lonely.
I was born to be lonely,
I am best so!”
If I admire my arms, my face,
my shoulders, flanks, buttocks
against the yellow drawn shades,—

Who shall say I am not
the happy genius of my household?

Danza Russa

Quando io, mentre mia moglie dorme
e la bambina e Kathleen
dormono,
e il sole è un disco bianco-fiamma
in una nebbia di seta
sopra gli alberi splendenti –
quando io nella mia stanza del nord
danzo nudo, in modo grottesco,
davanti allo specchio,
girando la mia camicia intorno la testa
mentre canto dolcemente a me stesso:
“Sono solo, solo.
Sono nato per essere solo,
Sto bene così!”
Quando ammiro le mie braccia, il mio viso,
le mie spalle, i fianchi, il mio sedere
contro le tende gialle chiuse –

Chi potrebbe dire che non sono
il genio felice di casa mia?

Traduzione di Stefanie Golisch
Quadro di Egon Schiele

Sottrazioni – di Bartolomeo Smaldone

copertina

46 poesie brevi, haiku ed eleganti versi neoermetici, il valente poeta Bartolomeo Smaldone sottrae infatti più che aggiungere. Non a caso il nuovo libro si intitola “Sottrazioni” edito dalla pugliese Alcesti. Dalla terza lirica già capiamo che Smaldone sa il fatto suo in quanto ad uso del linguaggio “Ruzzolo, trottolo, / lumeggio, escogito il sintagma: / rimettimi ogni ùzzolo”.

“Si tratta di componimenti epigrammatici – afferma l’autore – dal timbro  asciutto, talvolta  addirittura scarno, come se i sintagmi  si componessero tra loro  in una struttura  semantica originaria  in cui  il suono  si impone sul senso, precedendolo  in modo naturale”

Smaldone è alla sua settima raccolta poetica e a 45 anni è un poeta nel pieno della sua carriera. “Riposano le rane, / gracidano nel sonno. / Sorridono prudenti / ai loro sogni grevi.” è una delle poesie più in vista del libro, ma mi interpella anche quella a seguire: “Mi pare tu non dorma, / che trine di primitive verità / ti escano a sbuffi dalla bocca”. Le ore notturne sono portatrici di epifanie.

Un certo gusto per rime e allitterazioni (Smaldone è altresì autore di un libro di filastrocche) è presente in questo libro, costituendone un punto di forza evidente, che scuote la vena intimista. “In una tenera età / ero un tenero stelo. / Avevo teneri denti / che mio padre addentò”.

Il libro di Smaldone costituisce così una pregevole novità dall’editoria italiana di poesia che consiglio vivamente ai lettori.

Max Ponte

Prosa e pensiero della poesia, e della vita, di Anna Vasta

L’ultimo libro di Anna Vasta, “La prova del bianco” (Le farfalle ed., 2015), densa raccolta di pensieri, aforismi, poemes-en-prose, nel mare magnum della poesia e della letteratura di questi nostri (dis)informatissimi tempi, presenta un carattere di unicità da sottolineare. Con un exergo da Manlio Sgalambro, questi testi, per le vie casualmente miracolose del pensiero e della creazione artistica, fanno in qualche modo sistema sulla poesia, sulla vita, sul legame/conflitto tra l’una e l’altra, secondo un naturale approdo morale. “Naturale” perché la tensione morale non si fa mai predica moralistica e il pensiero non si fa mai gabbia ideologica. E la parola, la parola della poesia e della letteratura, come parte integrante della vita e delle sue vicende (“Non si legge per distrarsi, ma per concentrarsi” … “Gli uomini apprendono di sé dalla letteratura”), come pensiero capace di riflessione su male,  bene, morte, idea di Dio, Natura, cui l’umano inevitabilmente viene a incontrarsi. Poesia che si fa, inestricabilmente, pensiero e vita, oltre che pensiero sulla vita e sull’esistenza. Fra gli amori letterari dell’autrice, traspaiono nette figure come Holderlin e Leopardi, e pensatori come Schopenauer. E il bianco, coraggiosamente minimalista, del titolo del libro, pronto ad aprire alle infinite possibilità della scrittura (e.d.l.).

*

Alcuni testi da LA PROVA DEL BIANCO: 

Finché morte non vi separi! Non è la morte a separare, ma la vita.

Ogni ricerca poetica è un ritorno a un luogo che è anche un tempo d’origine.

Una poesia che graviti attorno a un luogo e lo assuma come fonte di emozioni, di immagini, di pensieri, non ha niente di localistico. In un’ideale geografia dello spirito il luogo diventa metafora, figura di allusività e significanze non soggettive.

Al luogo dell’infanzia che è luogo di poesia è possibile tornare soltanto nella consapevolezza della sua perdita. Ma anche nella maturata convinzione della sua trasformazione in un topos di originaria innocenza.
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Scrittori e scrittura: Domenico Dara

Ho incontrato Domenico Dara in occasione di una presentazione a Roma, alla libreria I Trapezisti, condotta con grande emozione e competenza da Simona Aversa. Per me è stata un’occasione per toccare con mano quello che si evince dai suoi romanzi: è una persona con un’anima molto profonda e riesce a creare atmosfere dense di sensazioni, sentimenti, emozioni anche in una stanza gremita di gente, e non solo fra le sue pagine.
Domenico mi ha parlato del suo “mestiere”, dei suoi personaggi, mi ha raccontato un aneddoto sul suo primo romanzo (che mi ha molto stupito) e ha anticipato una bellissima sorpresa.

Domenico, tu vivi di scrittura, è il tuo mestiere principale? (Lo so, è una domanda retorica, ma non potevo non farla, spero sempre che qualcuno smentisca).
No, assolutamente no. Penso che siano pochi quelli che riescono a vivere di scrittura, io faccio anche altro.

Quando e dove scrivi?
Quando posso, nel senso che con un altro lavoro, una famiglia, tre figli… L’impresa è ritagliarsi un po’ di tempo, quindi quando ho tempo (la notte, la mattina appena sveglio), ho dei buchi, scrivo.

Hai dei rituali, delle scaramanzie legate alla scrittura?
Ogni storia, quando inizio a scrivere una storia, deve avere una sua agenda. Ogni storia deve avere un suo spazio.

Le tue idee come diventano romanzi che hanno una struttura così precisa ed equilibrata?
Io scrivo per accumulazione. Parto da un’idea e poi come dei cerchi concentrici parto da quell’idea e inizio a raccogliere materiale, gli articoli di giornale che io già archivio da tanti anni, gli appunti di lettura; da un’idea iniziale poi tutto questo materiale viene ricostruito. Continua a leggere

Essere uomini

di Yasmin Khadra (Italia, 2002)

Ci sono parti di universo che ancora non abbiamo scoperto, è certo. Posti dove non ci sono atomi né molecole, dove la luce è presente in ogni momento, dove non abbiamo i piedi legati a terra; posti dove possiamo volare, dove siamo liberi di essere ciò che siamo, fuori da ogni regola o schema terrestre.
Son certa, signori, che altrove, miliardi di anni luce di distanza da qui, c’è un piccolo mondo dove gli animali vivono per sempre, dove la pace regna sovrana, dove le acque di ogni ruscello non son contaminate e dove l’uomo non combatte l’uomo. Continua a leggere

Tre poesie non per caso

di Roberto Plevano

Fernanda Gaete Urzúa. Shadows, 2016. Serigrafia

E sarà come

Sta sicura, noi ci vedremo ancora,
E sarà come incontrarci a vent’anni.
Ti chiederò: Erinnerst du dich? Che cosa
Ti ricordi? È il vento dell’addio?

Per te fu vento di rabbia e dispetto,
So bene, ma tu lascia ch’io oggi creda
Che una pietruzza di pietà, rimasta
Sul pavimento, dietro porta e letto,
Nella tua camera che dava sulla
Città di muri, di passi di fretta,
Pizzichi la pianta del piede e arresti
Un breve nulla del cammino tuo,
Fermi l’andar via. Sì, fa tu ch’io creda.
E sia l’aver perduto i tanti passi
Tuoi uno sciocco impiccio, certo, sia la
Fortuita cosa seccatura vana,
Di poco conto. Così voglio credere.
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Domenico Dara, il suo Breve trattato e gli Appunti

Domenico Dara è un autore di grande talento, capace di controllare, senza svilire e tecnicizzare, i mezzi letterari che ha; lo si capisce fin dal suo primo romanzo, Breve trattato sulle coincidenze, pubblicato da Nutrimenti nel 2014, finalista al premio Calvino 2013 e vincitore di tanti altri premi. La lingua è potente e contaminata con il calabrese, lo stile e la struttura sono degni di un ingegnere aeronautico, tanto sono ben calibrati nei minimi particolari e la storia è coinvolgente, con snodi scivolano e portano il lettore sempre più dentro, in fondo; la scelta delle parole, dei costrutti narrativi è intelligente, precisa e piacevole, tanto da far apparire naturale un lavoro che certamente ha richiesto dedizione, riscritture e cesello per essere scolpita in maniera così convincente e coinvolgente.

Sono sicura che anche voi vi innamorerete del protagonista, il postino di Girifalco, piccolo paese in provincia di Catanzaro. Prima di consegnare le lettere ai compaesani, le legge, le copia e le cataloga, entrando così nelle loro vite. Un’invasione, in realtà, del privato, ma portata avanti con così tanta grazia e delicatezza da rappresentare una attenzione, più che una violazione.
Attraverso le storie degli altri, inizia a guardare dentro sé stesso, come avviene a volte nella realtà fuori dai libri. Scopre che anche la sua vita è cambiata fra le righe di una lettera e che le coincidenze sono segni messi dal Caso davanti a noi per indicarci che stiamo sbagliando strada e ci possono portare sulla via giusta. Soprattutto se qualcuno, o qualcosa, intercettano il meccanismo e cercano di “oliarlo” un po’, proprio come fa il postino. Continua a leggere

La borsa del Cabecita

di Mario Bianco

Dedicato ad un personaggio che compare in Sudeste, magnifico romanzo argentino di Haroldo Conti di recente edito da Exòrma edizioni e tradotto benissimo da Marino Magliani con la consulenza di Riccardo Ferrazzi.

La sacca di Cabecita

È una faccenda successa circa quarant’anni fa nei pressi di Giaveno, una cittadina in provincia di Torino, in località detta Provonda, una cosa di poco conto, tuttavia c’erano stati degli spari, o meglio due colpi di fucile esplosi da un tale anziano, Portigliatti Ettore, detto Gino, non si sa perché.

Il detto Portigliatti era stato ricoverato all’Ospedale San Giovanni Battista in Torino in stato di evidente confusione mentale; risultava essere affetto da uno stato piuttosto avanzato di arteriosclerosi, vale a dire che era in condizioni psichiche molto alterate come confermato dalla signora Merlo Pich Ernesta, consorte del Portigliatti.
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Spagna, allontana da me questo calice

di Cesar Vallejo

Bambini del mondo,
Se la Spagna cadrà — dico un assurdo —
se cadrà
giù dal cielo il suo avambraccio preso
al capestro da due terrestri mappe,
quanti anni, bambini, nelle tempie concave!
come avrà presto effetto il mio presagio!:
il suono anziano vi entrerà nel petto,
sfiorirà sul quaderno il vostro due.

Bambini del mondo, ecco
la madre Spagna col suo ventre a spalla,
la maestra di noi coi suoi flagelli;
è madre ed è maestra,
è croce e legno, che vi ha dato altezza
vertigine, frazione e somma, bambini;
è con stessa, padri del processo. Continua a leggere

Il blocco degli sbarchi

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Verrà il tempo in cui
gli alieni bloccheranno
gli sbarchi nelle loro
progressive et prospere
lande per farci pagare
i nostri miseri confini
i morti in mare bambini

Max Ponte
13 giugno 2018
#apriteiporti #restiamoumani

Il Liotro e gli elefantini siciliani

liotro foto

di AMBRA STANCAMPIANO

(immagine di Martina Garzia)

Un tempo molto lontano da adesso, quando il mondo era ancora giovane e la Sicilia appena una bambina, viveva sull’Etna e nelle campagne circostanti un gruppo d’elefanti nani, piccoli come dei pony a cui sia cresciuta una proboscide.

I primi uomini che avevano deciso di stabilirsi da quelle parti stavano fondando proprio allora la città di Catania. A quei tempi vivevano lì intorno terribili mostri e animali feroci come la biscia belluina delle zolfare, i ciclopi dei faraglioni e il Drago Tifone, che abitava nelle viscere del vulcano e aveva davvero un pessimo carattere. Continua a leggere

Marino Magliani, “All’ombra delle palme tagliate”

Recensione di Giovanni Agnoloni

Marino Magliani

All’ombra delle palme tagliate

Amos Edizioni 2018

All’ombra delle palme tagliate è la prima opera poetica di Marino Magliani. O forse no, nel senso che Magliani è da sempre poeta in prosa, e le pagine dei suoi romanzi sono ricche di spunti lirici e suggestioni fortemente evocative. Qui, però, siamo di fronte a un’inversione dei rapporti di forza, perché questa silloge, che in fondo ha la vocazione del poemetto, adotta un registro quasi-prosastico, che ne è la cifra caratteristica. Non un limite, sia chiaro. Al contrario, la vis poetica dei versi traspare proprio dalla semplicità delle immagini e delle storie che racchiudono. E dalla memoria, tanta, che dischiudono come frutti spremuti.

«Poi senza perdere quel sorriso, la piega
che aveva sostituito lo stupore,
egli fissava di nuovo la terra
e taceva il resto
del giorno».

(da “Il cecchino”, p. 27)

«Una domenica verso la fine della prigionia,
continuò l’uomo che viveva nella casa
senza persiane, ero affamato,
niente di nuovo, scendevo per una strada
piena di archi e al fondo mi pare ci fossero
tigli gocciolanti».

(da “L’amore ai tempi della guerra”, p. 117) Continua a leggere

Una lettura di Ruderi del Tauro

di Giovanna Menegus

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La poesia di Enrico De Lea – e forse in particolare quella di questo libro, pubblicato nel 2009 da L’arcolaio – non è facile né immediata. Personalmente sono riuscita a (parzialmente) penetrare la sbrecciata, petrosa fortezza dei suoi Ruderi solo dopo alcuni tentativi di avvicinamento respinti dalla loro superficie “ostica” e “basaltica”. Finché a un certo punto è scattata in me un’emozione-riconoscimento: Emanuele Trevi, Qualcosa di scritto. Per un istante Continua a leggere

Ti troverò – di Max Ponte

stazione_termini_antica

Ti troverò
magra e buffa
con la pelle macchiata
dai farmaci
e la lingua
che sa di fumo
un plico di
questionari sul
gradimento dei
servizi ferroviari
ti troverò
invitta e loquace
sovrana di malati
e straccioni
con una scatola
di fragole dubbie
ti troverò
fugace e dagli
occhi nettuni
a scrivere e a
citare Pasolini

Poesia inedita, messa in scena per “Poesie d’amore con il sitar”
www.maxponte.blogspot.it 

Nella foto d’epoca Roma Stazione Termini

Sinergia


Parliamoci chiaro: la vita di fede non è semplice. Il motivo è che non si fa da soli, per cui tutto va bene. Si è in due. E l’altro è Dio. La questione è spinosa, e le domande sorgono spontanee: cosa tocca a me e cosa a Lui? Come armonizzare i ruoli? Come essere sicuri che non entrino in conflitto, che non si contraddicano a vicenda? Ci si potrebbe scoraggiare, al punto da tornare alla casella di partenza: fare da soli.
Ma il Signore chiede solo la buona volontà di fare quello che possiamo; al resto pensa Lui. E il resto, neanche a dirlo, è quasi tutto.

Italofonia portami via

insegna

Assistiamo sempre più all’invadenza di parole anglofone nella nostra vita quotidiana. E senza essere dei puristi è necessario dire che alcune scelte sono davvero inopportune. Ad esempio quella di chiamare “Bakery” un’attività commerciale per renderla più “cool”, in vece di chiamarla “Panetteria” o “Forno”. Così nella Torino dell’aperitivo vi imbatterete in questa insegna. Ma che fare? Perché se tu vai a lamentarti con un linguista medio costui ti farà capire che la lingua è in continua trasformazione e quindi insomma non ci possiamo fare niente. Poi figurati a sostenere leggi per proteggere la lingua, rischi pure che ti diano del reazionario, (anche se i francesi sulla Costa Azzurra sanzionano le insegne in altre lingue, soprattutto quelle in italiano). E allora? Allora bisogna ripartire da un comune territorio culturale, riunirsi magari con i commercianti e far loro presente che è possibile essere “cool” anche con vecchie e nuove parole nella lingua di Dante.

Max Ponte

Educazione sentimentale #8

di Giovanna Menegus

Kazimir Malevic_Quadrato nero_1915

Antonio Sparzani ha chiesto ai collaboratori di La poesia e lo spirito un testo sulla propria educazione attraverso i libri: in altre parole quali letture abbiano segnato la nostra vita nel modo indelebilmente “sentimentale”, ovvero totale, delle esperienze della giovinezza.
Come era nelle intenzioni, l’invito e la domanda mi hanno fatto mettere a fuoco
andando magari fuori temaalcune cose significative spero non soltanto a livello personale.

*

I libri non sono un autore, un romanzo, un poema: sono la lingua, che è più grande dei singoli autori, romanzi e poemi e li contiene tutti. Per questo i dizionari sono da sempre i libri che più mi affascinano: nel senso di iperlibro, ipertesto prima che la parola ipertesto venisse coniata e prima di Borges, tesoro (in alcune lingue il vocabolario si chiama tesoro, tesoro di parole: Thesaurus, Wortschatz…). Continua a leggere