Frammenti di Cinema # 21

Visitando il Museo del Cinema di Torino si può ammirare, in uno spazio dedicato a Ettore Scola, l’abito (acquistato all’asta dall’istituzione per 22.500 euro) indossato da Sofia Loren in una Giornata particolare (1977), da lei interpretato con Marcello Mastroianni. Per la precisione, si tratta di una vestaglia, a fiori, mai dai colori spenti, che il regista disegnò personalmente. Per interpretare Antonietta, la Loren dovette sottoporsi ad una dieta che svuotò del tutto le sue prorompenti forme femminili. E’ diventò così l’immagine di una femminilità mortificata e oscurata, ma non per questo annientata, che Gabriele, malgrado la sua omosessualità, saprà far rifiorire proprio grazie alla delicatezza e alla libertà.

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L’opera

L’opera da compiere è educare all’Amore, alla Verità, alla Bellezza. Il mondo ha un bisogno disperato di questa prospettiva. Chi è cosciente di ciò, sente il bisogno di mobilitarsi, in una sorta di missione speciale. Tutto concorre all’eclisse dei valori. Le grandi lobby non hanno interesse a risvegliare l’anima: al contrario, vogliono sopirla, per raggiungere meglio i loro fini. Chiunque abbia a cuore le sorti del mondo, desidera consacrare la vita a questo compito, ignorando la voce che continuamente suggerisce: lascia perdere, chi te lo fa fare. È la voce del nemico, il distruttore, colui che ha ridotto la società occidentale così come vediamo. È ora di unire le forze per permettere che emerga la parte migliore di noi stessi, per liberare la possibilità di una vita guarita nel profondo, risorta dal nucleo incandescente del Bello, del Buono e del Vero. Cominciamo da oggi: domani potrebbe essere già tardi.

Frammenti di Cinema # 20

Dedichiamo questo frammento ad un solo film. Si tratta del capolavoro di Ettore Scola, La terrazza (1980). Perché? Perché nel documentarsi su di esso si scopre uno strano caso di realtà virtuale, narrata come vera nel web. Attenzione, non è un fake. Ma una sorprendente ipotesi di riscrittura  della storia; una ucronia che avrebbe suggestionato Saramago, ovvero un eteronimo degno di Pessoa. Partiamo dall’inizio. Ho cercato per mesi di rivedere Il viaggio di capitan Fracassa (1990) dello stesso Scola, di cui ricordavo la struggente interpretazione di Massimo Troisi e un’affascinante ricostruzione cinematografica della commedia dell’arte. Niente. Sulla rete questo film era del tutto inesistente, scomparso, rimosso, almeno fino a poco tempo fa. Ho ripiegato così sulla Terrazza, semplicemente per restare al regista. Questo film sono riuscito a trovarlo.

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anacoreta (inedite)

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Esplodono i fuochi, anacoreta,
Tacciono i canti della tua novena,
Questa mappata di case si fa meta
Di fiera fine estate,
Ancora stagione piena.
*
Questo andare e tornare
Per terre e per mare,
Non contavamo treni navi
Strade aeroplani,
Contavamo un pezzo di paesaggio
A nostra salvezza
Uno schizzo di onda
Nella storia che affonda.
Del resto, non contavamo un cazzo.
*
Dopo il sentiero Continua a leggere

Tra Livorno e l’Irlanda: intervista a Massimiliano Roveri

Testo introduttivo e intervista di Giovanni Agnoloni

Massimiliano Roveri

Massimiliano Roveri è, insieme alla scrittrice irlandese Catherine Dunne, il fondatore e direttore del San Patrizio Livorno Festival, una manifestazione culturale imperniata sull’incontro culturale tra l’Italia (e in particolare la Toscana) e l’Irlanda, sua (ma in fondo anche mia) terra d’elezione. Creatore e curatore del sito italo-irlandese Italish.eu, si appresta a organizzare la terza edizione del festival, che si terrà nel marzo 2020. Con questa intervista entriamo più nel merito della sua attività, anche di autore.

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Il poeta perennemente innamorato. Rainer Maria Rilke nella traduzione di Raffaela Fazio


Da “Rainer Maria Rilke. Silenzio e Tempesta. Poesie d’amore a cura di Raffaela Fazio” (Marco Saya Edizioni), di prossima pubblicazione.

«[…] L’amore, secondo Rilke, è l’opera suprema di cui le altre non sono che la preparazione, la più alta testimonianza dell’uomo. Massima sfida tra le sfide che la vita presenta, esso comporta la disponibilità ad assecondare il movimento che lo rinnova incessantemente, e richiede un continuo lavoro sulla propria interiorità. Spirito e carne, indissociabili in questo processo, partecipano allo stesso mistero, un mistero che pervade ogni cosa e ogni creatura e che va al di là di qualsiasi morale.

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Dall’idea alla pubblicazione: Daniel Albizzati e il suo romanzo d’esordio con Fazi editore

Daniel Albizzati ha esordito con un nome importante, Fazi, e un romanzo dalla trama originale e lo stile che sicuramente colpisce. Ha scelto di raccontare la storia di un ragazzo che vive ai giorni nostri, ma pensa, parla e si comporta come un personaggio di un romanzo del secolo scorso. Una sorta di distopia al contrario, ambientata in un passato che si insinua nel presente con abiti antichi, favella ricercata, e la figura molto ben caratterizzata di un ragazzo giovane che non conosce i social, ignora i nuovi metodi per conquistare una ragazza e si affida a un amico che lo istruisce sulle piccole strategie del vivere quotidiano, un po’ come il professor Higgins con Eliza Doolittle, o Cirano per Cristiano. In questo romanzo si trova la parentesi rosa, il colpo di scena, una lettura piacevole e a tratti sorprendente per le capacità linguistiche di un autore che sperimenta vari registri.
Daniel Albizzati può essere un esempio concreto per tanti aspiranti scrittori in cerca di strade e percorsi da intraprendere. Abbiamo chiesto a lui di raccontarci “come ha fatto”.

Daniel, tu hai pubblicato il tuo primo romanzo con una casa editrice importante; raccontaci com’è andata. Da quanto tempo avevi in cantiere Le avventure di Mercuzio?
Ho pubblicato con Fazi Editore, una casa editrice italiana molto importante con cui mi sono trovato molto bene. Dopo aver consegnato personalmente una copia cartacea del mio romanzo a Elido Fazi sono stato contattato circa una settimana dopo. Gli era piaciuto. Ho cominciato a scrivere Le avventure di Mercuzio su richiesta di un amico che voleva far uscire sulla sua rivista (Il bestiario degli italiani) un romanzo a puntate. Una specie di feuilleton moderno. Ho scritto un episodio, poi un altro, e alla fine, dopo circa nove mesi, tra lavoro e università, mi sono accorto di aver concluso un romanzo. Una volta finito ci ho lavorato per altri due mesi e poi l’ho consegnato. Continua a leggere

Accanto, dentro un dado d’argento

Questa lettera immaginaria scritta da Ulrich ad Agathe fa parte di un volume virtuale che ne raccoglie altre, non meno immaginarie, tra i personaggi di altri romanzi che sono particolarmente cari al loro ardito e grato estensore, come L’Eugenio Oneghin di Alexander Puskin, La montagna incantata di Thomas Mann, L’idiota di Fedor Dostoevskij, Guerra e pace di Lev Tolstoj. Questa che segue è liberamente ispirata ai due personaggi de L’uomo senza qualità di Robert Musil e dà anche il titolo al libro che, proprio come queste lettere, almeno per il momento è rigorosamente immateriale (Gustavo Micheletti).

Accanto, dentro un dado d’argento di Gustavo Micheletti

(Su l’impossibile amore di un “uomo senza qualità”).

 Quando Ulrich scrisse ad Agathe questa lettera, erano trascorsi pochi mesi dalla fine del romanzo e della loro convivenza. Nulla le lasciava presagire una sua simile iniziativa, sebbene l’avesse fantasticata. Forse fu proprio per aver avvertito a distanza il sommesso desiderio che tale fantasticheria rivelava che lui decise, una notte all’improvviso, di scriverla di getto, senza tuttavia mai giungere in seguito al convincimento che fosse necessario, o in qualche modo opportuno, l’inviargliela.

Spero che questa mia lettera non ti sembri fuori luogo come a me in questo momento lo scriverla, che non ti appaia come il maldestro tentativo di gettare un qualche raggio ordinatore sulle nostre vite. Qualsiasi tipo di ordine interiore è conseguibile solo al prezzo del massimo disordine e della quiete irreversibile che porta con sé, per cui sarebbe un’impresa del tutto vana cercare di realizzarne uno di tipo superiore utilizzando quel che ne rimane nel ricordo, dopo che quella quiete è svanita e la vita ha ripreso il suo corso artificioso. Inoltre, il buon esito di un simile proposito potrebbe scaturire solo da un certo esercizio dell’intelligenza, ma poiché l’intelligenza stessa non è intelligente se non serve anche ad amare se stessi, sarebbe inutile produrre un tentativo estremo e tardivo per realizzare ciò di cui ho intravisto la possibilità solo dopo averti ritrovata senza averne colta l’occasione a tempo debito.

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Dieci domande a dieci scrittori-traduttori. Scrivere come un lettore: Heddi Goodrich

               

Heddi Goodrich è nata a Washington nel 1971 ed è arrivata a Napoli nel 1987 per un breve scambio culturale finendo per rimanervi (tranne brevi periodi di ritorno negli Stati Uniti) fino al 1998. A Napoli ha abitato nei Quartieri Spagnoli e si è laureata in Lingue e Letterature Straniere all’Istituto Universitario Orientale. Insegnante, tiene un blog bilingue su traduzioni, letteratura e curiosità dell’italiano e dell’inglese (Il buono, il brutto e l’ulivo). Attualmente vive ad Auckland, Nuova Zelanda, con il marito e due figli. Perduti nei Quartieri Spagnoli, Giunti, 2019, è il suo primo romanzo.

 

1) Parlami della genesi del tuo libro, quando si è accesa la piccola fiamma, come l’hai custodita, quanto hai impiegato e come sei riuscita a trasformarla in un falò di 450 pagine fitte ed avvolgenti?

Ho scritto la prima bozza, in inglese, più di dieci anni fa. Mi ero trasferita ad Auckland da alcuni anni e avevo nostalgia di Napoli, dove avevo trascorso molti dei miei anni formativi. La motivazione principale era egoistica: volevo Continua a leggere

È giusto quello che fai, se sei uno strumento in mano ad altri?

di: Guido Tedoldi

(Dopo la visione de: «5 è il numero perfetto», Italia, 2019, regia: Igort, con: Toni Servillo, Valeria Golino, Carlo Buccirosso)

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Napoli è una città vuota, non c’è in giro nessuno. E piove sempre. Possibile?

Sì, almeno nel 1972 immaginato in questo film. Sarà che i personaggi sono tutti camorristi, e quindi la presenza degli altri abitanti della città è irrilevante al punto che le telecamere non riescono a inquadrarli.

O forse è un messaggio trasversale del regista, Igort (Igor Tuveri), che in passato è stato fumettista e perciò preferisce inquadrare i personaggi in primo piano e in ombra. Come si conviene a dei criminali, del resto. In Giappone di dice che i criminali camminano sul lato in ombra delle strade lasciando alle persone oneste il lato soleggiato – e Igort ci ha vissuto diversi anni, in Giappone. Continua a leggere

Le Isolitudini di Onofri

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Isolitudini è un libro oceanico, scritto da uno spirito libero, dove si salta da un’isola all’altra senza dover dar conto a nessuno. È un continuo approdare e partire, talvolta romanzando una vacanza mai fatta, più spesso raccontando la storia di chi s’è avvicendato sulle coste o sulle alture di un’isola, vuoi per nascondersi, vuoi per oziarvi o per dipingervi un quadro, vuoi perché mandatovi in esilio. Ed allora Sant’Elena, le Falkland, le Azzorre, le Baleari, le Faroer, le Ebridi, Procida, Capri, Ventotene, prendono vita nuova e antica sotto gli occhi del lettore, si rianimano, si denudano, si scoprono e ricoprono. Non c’è bisogno d’esser poeti per cogliere la poesia di questo libro. Per il lettore, già l’indice dei nomi è un mare in cui nuotare, lasciandosi trasportare dall’immaginazione e delle suggestioni (conta oltre duemila nomi, circa duecento le isole e circa milleottocento gli autori e i personaggi storici e letterari).

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Silvia Belfiore, lo spirito del pianoforte contemporaneo

di Guido Michelone

Esistono figure di artisti in Italia che meriterebbero una diversa attenzione per i valori culturali che esprimono al massimo grado e che vivono sulla loro pelle con intensità, passione, intelligenza. Una di queste è la pianista, musicologa, performer Silvia Belfiore, unica donna in Italia a suonare esclusivamente musiche colte contemporanee, come dimostra un fresco cd giapponese dal titolo Contemporary Piano Works (edito dalla Da Vinci Classics), tutte anteprime mondiali di musiche scritte fra il 1968 e il 2001 di autori come Giacinto Scelsi, Aldo Brizzi, Horatiu Radeluscu, Nicola Cisternino, Ernest Helmut Flammer, di varie scuole riferentesi alla fase della post-dodecafonia, che talvolta flirta con la corrente minimalista spettrale; a parte Scelsi – ormai un ‘classico’ noto in tutto il mondo, su cui Silvia lavora come studiosa sin dall’università -, gli altri compositori appartengono perlopiù alle ultime generazioni, diversi tra loro per cultura, stile, asse spaziotemporale, ma racchiusi in una performance discografica da unicum virtuosistico anche laddove il silenzio agguanta i suoni. 

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A occhi aperti, di Jean Aquaviva

Estratto del libro “A occhi aperti”, di Jean Aquaviva, Zona editrice, 2019.

Sinossi: “Il critico d’arte di origini còrse Daniel Sinclair, che vive nel quartiere milanese di Brera, è uno studioso della pittura post-impressionista. Impegnato nella scrittura di un saggio su Van Gogh, si reca a Copenaghen in compagnia di Sonia, la sua amante. Qui incontra lo scrittore francese Pennac – il cui nonno paterno è còrso – e l’amico psicoterapeuta David, grazie ai quali il ricordo delle radici famigliari assume il carattere di una vera e propria riconciliazione con il passato. Daniel si sposta poi in Francia, a Tolosa e ad Albi, ospite degli amici Andrea e Sara, per approfondire lo studio di Toulouse-Lautrec: ma l’artista basca Marika spariglia le carte in tavola. Una serie di avvenimenti porterà Sinclair a vedere il volto feroce, senza veli o deformazioni, delle sue relazioni con l’altro. Su tutta la vicenda si riverberano i quadri dei due artisti prediletti, quasi numi tutelari che accompagnano il protagonista nel suo percorso catartico, di maturazione e consapevolezza.”

L’arte degli angeli

Entrati alla Cinemathèque, ci sediamo a metà della sala, Marika al centro, io alla sua destra e Andrea a sinistra. Con il passare del tempo ho la sgradevole sensazione di sentirmi di troppo, perché Marika e Andrea confabulano a lungo tra di loro in attesa che inizi il film.

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PREMIO “POESIA DI STRADA”- LICENZE POETICHE

Pubblichiamo assai volentieri il bando del premio di poesia inedita “POESIA DI STRADA” (22^ edizione)
                                                Regolamento
Possono partecipare al Concorso autori italiani o stranieri ovunque residenti.

  • I testi devono essere in lingua italiana.
  • Ogni concorrente partecipa obbligatoriamente con 3 poesie inedite a tema libero, di propria produzione, ciascuna composta da non più di 30 versi.
  • Gli elaborati devono essere inviati in n.1 copia esclusivamente via email all’indirizzo di posta elettronica licenzepoetiche@gmail.com entro le ore 23.59 del 13 ottobre 2019 (compreso).
  • I testi dovranno essere inviati tassativamente all’interno di un unico file word allegato alla email contenente anche i propri dati personali riportanti: cognome, nome, indirizzo di residenza, data e luogo di nascita, recapito telefonico e indirizzo email. I dati personali verranno trattati secondo la legge 675/96 e per il solo scopo del Concorso. Titolare del trattamento è l’Associazione Culturale Licenze Poetiche.
  • I testi che non perverranno secondo le modalità sopra indicate non saranno ammessi a partecipare.
  • La partecipazione al concorso non prevede quota d’iscrizione.
  • Gli elaborati in concorso verranno presi in esame, in forma anonima, da una giuria che sceglierà 10 autori finalisti. Una poesia per ogni finalista (su indicazione dell’autore) verrà riprodotta su tela da 10 artisti e successivamente i quadri verranno esposti nell’ambito di manifestazioni culturali a cura dell’associazione Licenze Poetiche. I vincitori saranno proclamati esclusivamente in base alla valutazione di merito relativa ai testi.
  • I dieci autori finalisti verranno proclamati e premiati durante la serata finale del premio che si terrà sabato 7 dicembre 2019 alle ore 21,15 presso il teatro Giuseppe Verdi di Pollenza (MC). Sarà cura dell’organizzazione avvisare i poeti finalisti tramite telefono o e-mail.
  • Il primo autore classificato verrà premiato con euro 300, il secondo con euro 200, il terzo con euro 100. Tutti gli autori finalisti verranno premiati con pubblicazioni di pregio. I vincitori dovranno, pena decadenza, ritirare personalmente il premio durante la premiazione. Al primo classificato verrà inoltre pubblicato gratuitamente a cura della Seri Editore, nella collana “Le piume”, un volume contenente le tre poesie inviate più suoi testi inediti fino al raggiungimento di minimo 70 pagine, massimo 100 pagine.
  • Il giudizio della giuria è insindacabile. La partecipazione al concorso prevede l’accettazione dell’intero Regolamento e concede all’Associazione Culturale Licenze Poetiche la facoltà di utilizzare i testi per un’eventuale successiva pubblicazione.
  • Una giuria popolare, parallelamente alla giuria di qualità, voterà durante la serata di premiazione un poeta tra i 10 finalisti al quale verrà attribuito il premio della giuria popolare.
  •  

    Il Concorso è indetto dall’associazione culturale “Licenze Poetiche” via D. Rossi, 14 – 62100 Macerata

    In collaborazione con il Comune di Pollenza – piazza della Libertà, 16 – 62010 Pollenza

    In collaborazione con Seri Editore Macerata – http://www.serieditore.it

    Primo giorno di scuola

    di Stefanie Golisch

    Mai più solo che in quel giorno, il tuo
    primo giorno di scuola: sei un grosso
    panino imbottito di menzogne. Dolci
    parole ti accompagnano fino al cancello
    per consegnarti ai lupi dai denti bianchissimi.
    Dopo questo tradimento, come fai ancora a
    fidarti delle parole di quelli che dicono di
    amarti: ti hanno ingannato. Tu lo sai e loro
    lo sanno, ma non ve lo potrete mai confessare.
    E così che comincia der Ernst des Lebens,
    la tua solitudine irrevocabile

    Requiem per una amica

    di Stefanie Golisch

    La penultima volta che ci siamo viste mi volevi
    dire qualcosa. Ce l’avevi sulla punta della lingua
    proprio nel momento in cui il treno stava entrando
    in stazione. Ci salutammo educatamente. Aggiungo
    alla tua immagine in partenza alcune precedenti:
    tu, bambina che sfidi un maschio di una testa più
    alta di te. Voglio e non voglio essere come te. Sono
    innamorata di te, odio la tua presenza senza via di
    scampo. Distrattamente, ti prendi tutti i ragazzi
    tranne uno che proprio non ti piace. Me lo posso
    tenere. Grazie, amica. Anni di silenzio, poi, una tua
    foto in un giornale. Ti scrivo: La mia vita è bella come
    tutte le vite.
    E aggiungo: vorrei rivederti. Ci incontriamo
    d’inverno, in una città casuale. Ancora, almeno così
    mi sembra, vogliamo cose dall’altra che questa,
    semplicemente, non può dare. Intanto facciamo
    conversazione in lingua straniera. A un certo punto,
    tu dici credo che non sia né colpa tua, né mia e mi
    sento rispondere hai ragione come sempre. È inutile
    continuare e, infatti, ci fermiamo qui. È andato tutto
    storto tra di noi, cosa faccio ora senza di te

    Ho letto un libro e sono… arrabbiata

    Ho letto questo libro. E mi sono arrabbiata tantissimo. Avevo aspettative abbastanza alte: se n’è parlato tanto, e con tanto accanimento, sia in positivo che in negativo; il tema mi spaventava, in un certo senso (perché poteva toccare nervi scoperti); e infine: l’autore mi piace molto, ha scritto romanzi degni di nota, e conosce bene il mestiere. Ecco, pure troppo: un libro che ha grandi potenzialità, scritto sicuramente con maestria dal punto di vista dello stile, dall’incipit che fa entrare presto dentro la storia, alle immagini attraverso cui viene veicolato l’ambiente in cui i personaggi si muovono; nei dialoghi, per esempio, la descrizione della vita che scorre fuori dai personaggi coinvolti si fonde perfettamente, con un ritmo preciso e modulato, con le battute, suscitando una sensazione di immersione totale nel racconto.

    E poi? Poi si sgonfia, procede come un compito in classe a tema definito, portato avanti, sembra, senza particolare entusiasmo e soprattutto non rispettando fino in fondo i personaggi presi in prestito per raccontare una vicenda piuttosto comune. Sembrano (quasi) tutti sagome di cartone che stanno poco più avanti rispetto a uno sfondo ben costruito, si muovono sulla scena, ma non si capisce spinti da cosa, che passato abbiano, che esigenze, che pulsioni. E per una storia che dovrebbe basarsi proprio sulle pulsioni (non solo sessuali), è da pazzi lasciare in superficie ciò che muove un personaggio dal profondo, e tenerlo in piedi come olio che galleggia in un bicchiere d’acqua. Continua a leggere

    Quelli che vogliono rendere legittimo l’uso della violenza privata

    di: Guido Tedoldi

    (Dopo la lettura de «Il metodo 15/33», di Shannon Kirk, Rizzoli, 2017, pp. 276, € 18,00)

     

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    Quando si parla di «buoni» e «cattivi» la differenza tra di loro salta subito all’occhio. Gli uni vivono onestamente, perseguono la felicità, preferiscono risolvere i problemi con le altre persone invece che contro di loro, ecc. Perseguono la positività, insomma. I cattivi fanno il contrario. Sembrano trarre godimento e forza dalla sofferenza altrui, e per ottenere tale sofferenza si ingegnano in maniere che potrebbero sembrare fantasiose, se non fossero odiose.

    In questo romanzo, ambientato negli Usa del 1993 ma con un finale di 17 anni dopo che contribuisce a renderlo inquietante, la differenza tra buoni e cattivi, ehm, quasi non si nota. Forse, addirittura, non c’è. Continua a leggere