Educazione sentimentale # 5

di Pasquale Vitagliano

Albert Camus

I libri che sono entrati a far parte della mia vita sono tanti. Eppure sento che l’autore che mi abbia maggiormente influenzato sia stato Albert Camus, e in particolare il Mito di Sisifo.

Quando ci penso, mi stupisco sempre. Il discorso filosofico sul suicidio e il paradigma dello sforzo interminabile e allo stesso tempo inutile di portare in cima un macigno che poi rotolerà di nuovo a valle inesorabilmente, hanno plasmato la mia vita, sin da adolescente.

Poi, anche L’uomo in rivolta e La peste sono stati fondamentali per me. In modo totalizzante. E non me ne vanto affatto. Non si tratta di un vezzo intellettuale. Non è bello scoprire di essere un “Sisifo” vivente. Le opere di Camus sono state per me una “profezia che si autodetermina”.

Le opere di Camus, tuttavia, hanno costituito (solo?) il format esistenziale e culturale del mio profilo di lettore permanente. Altre opere nel corso della vita sono diventate essenziali, Il processo, L’idiota, Il rosso e il nero, Don Chisciotte. Insomma, l’epopea del romanzo europeo.

E la poesia? Che posto ha avuto la poesia? La poesia aderisce alla mia stessa esistenza e vita. Come per Dino Campana è stata ed è ancora l’unica compagna di viaggio.

Sì, devo a Camus, alla letteratura e ai libri se mi sono salvato.

 

 

Educazione sentimentale #4

di Antonio Sparzani
(qui a sinistra monumento a Budapest ai Ragazzi della via Pal)
Quest’idea di scrivere delle educazioni sentimentali mi viene ovviamente dopo la lettura (che risale a molti anni fa) del famoso romanzo, ancorché non veramente autobiografico, di Flaubert nel quale l’autore mette tra l’altro a nudo nel suo modo raffinato e profondo i moti del cuore di quell’età che sta attorno alla altrettanto famosa linea d’ombra. Io la ritengo ben distinta da, o comunque non necessariamente connessa con, quello che siamo soliti chiamare “il primo amore”, nel senso di amore per un’altra persona, intendo invece quello o quegli episodi, letture, e anche incontri naturalmente, che ti hanno stampato qualcosa nel cuore che ancora ti ricordi con emozione. Continua a leggere

All of us can fly

di Stefanie Golisch

Cinque

Siamo cinque amici.
Abitiamo tutti nello stesso palazzo.
Di giorno stiamo davanti al portone di casa, braccia conserte.
In fila, stretto l’uno all’altro.
Non facciamo passare nessuno.
Siamo importanti e lo sappiamo.
Tutto bene, se non ci fosse quell’altro.
Numero sei.
Uno che vuole stare con noi, ma che noi non vogliamo con noi.
Perché vogliamo essere in cinque e non in sei.
È così. Non c’è nulla da capire, ma lui non capisce
che non c’è nulla da capire.
Ogni giorno tenta di unirsi a noi e ogni giorno,
appena appare, noi cominciamo ad abbaiare.
Da una bocca sola.
Lui non molla.
E torna sempre.
Ma noi vogliamo essere in cinque.
E non in sei.

Musca Press, 2018
Inglese
ISBN-10: 1941892361
ISBN-13: 978-1941892367

Educazione sentimentale # 3

di Riccardo Ferrazzi

Antonello Sparzani ha lanciato l’idea e Fabrizio Centofanti l’ha sponsorizzata: qual è il libro, o i libri, che sono stati per noi un primo amore? Più esattamente, qual è “quella cosa, libro, film, conversazione che ancora ricordiamo con intensità della nostra adolescenza e che crediamo abbia davvero contribuito a farci diventare quello che siamo oggi”? Continua a leggere

BMW (di Ambra Stancampiano)

Il giorno che sono andato a prendere la BMW c’era un sole giallo e cattivo.
Guardavo dallo specchietto della mia vecchia 127 lo squallore del rione in cui sono cresciuto con un fremito su per lo stomaco: potevo farcela, ne stavo uscendo.
Il venditore mi ha fatto firmare un sacco di carte e ha preteso documenti e buste paga, poi mi ha consegnato le chiavi. Scintillavano.

La BMW mi aspettava nel garage della concessionaria, bellissima come la donna della tua vita quando la immagini da ragazzino.
Il commesso ha disattivato l’antifurto col telecomando, quel bip bip mi è sembrato più dolce del suono di un’arpa.
Sono salito sull’auto, mi sono lasciato avvolgere dall’abbraccio degli interni in pelle, mi sono guardato intorno: quella era la mia macchina. Neanche colei che si sentiva padrona della mia vita poteva interferire. Era la prima cosa solo mia a parte il lavoro con cui mantenevo entrambi in quel quartiere di merda.
Mi sono guardato allo specchietto, ho sfoderato il mio sorriso da venditore; inutile rovinarsi la giornata coi brutti pensieri, a mamma la macchina sarebbe piaciuta.

Al mio ritorno tutto sembrava più bello, perfino le baracche in misto cemento e lamiera attaccate ai pali della corrente per rubare la luce al comune. La BMW mi faceva sentire una spanna al di sopra del degrado che mi circondava, mentre la gente affacciata alle finestre e ai balconcini si passava la notizia che “Micuzzu, u figghiu da ‘za Tana, si fici i soddi” più velocemente dei miei 90 cavalli. Continua a leggere

Una giornata di lavoro

Mercoledì. E il mercoledì a Forte dei Marmi era giorno di mercato.
Stefano “Vale” Valentini guidava sul lungomare che da Marina di Massa doveva condurlo alla ricerca di una mattinata di lavoro. Aveva trentacinque anni. Era disoccupato da cinque mesi. In precedenza era stato rappresentante di bevande, prima ancora aveva venduto dolci preconfezionati ai grandi magazzini o ai piccoli commercianti. O meglio, ci aveva provato. Mondo difficile quello dei rappresentanti.
Era stato anche barista. Aveva fatto il bagnino, il commesso, il cameriere. Ma questo era avvenuto molto tempo prima, quando era ancora giovane. Adesso che era disoccupato guardava a quei tempi con un misto di rabbia e di rimpianto. Adesso qualsiasi lavoro sarebbe andato bene, qualunque cosa, purché non cancellasse quell’idea di dignità che negli anni si era costruito. Continua a leggere

Entro a volte nel tuo sonno

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C’è uno scrittore – un poeta diresti – che scrive frammenti lirici, lasse di testo che hanno una consistenza piumosa e, a un tempo, abbondante. È Sergio Claudio Perroni – io lo conoscevo soprattutto come traduttore di Steinbeck – che ora pubblica, con La nave di Teseo, un bellissimo libro, Entro a volte nel tuo sonno (pp. 180, euro 12), una sorta di modernissimo Zibaldone di pensieri, più aderente alle piccole cose, più intimo ancora, un diario senza tempo che lo sguardo può scorrere in un senso e anche nell’altro, poiché la forza dell’insieme sta nello scorcio sempre inedito che ogni rigo getta sulla vita. Continua a leggere

Carlos Kleiber: diventare superflui per ritrovare il senso

 

musica assoluta

Bruno Le Maire è il Ministro dell’economia e della finanza in carica nell’attuale governo francese di Édouard Philippe. Ha scritto un breve romanzo dedicato alla figura di Carlos Kleiber che in Francia, pubblicato da Gallimard, si è aggiudicato il Prix Pelléas e il Prix de la Ville de Deauville, e che in Italia è approdato sui nostri scaffali, con l’editore genovese De Ferrari, grazie alla perseverante passione del traduttore e musicofilo Roberto Lana. Continua a leggere

Time machine: Cina, La geografia di Biagi, 1979

Succedono un sacco di cose quando si rimette a posto una biblioteca di cui da anni nessuno si occupava. Se poi la biblioteca è quella della Società Dante Alighieri di Auckland si finisce per ritrovarsi sommersi da volumi d’ogni argomento e provenienza, testi donati da studenti oramai defunti, membri del Comitato da tempo scomparsi, autori e pubblicazioni in cui non avevi o non avresti mai avuto modo di imbatterti.
E poi succede di dover fare delle scelte, scelte che spesso non si vorrebbero fare perché molti titoli sono stati superati dalla Storia o faticano a difendere il loro posto sugli scaffali o, più semplicemente, devono cedere spazio ad altri di più recente pubblicazione che hanno maggiori possibilità di interessare eventuali lettori.
E già, perché anche quelli – i lettori – sono divenuti specie rara, o nel migliore dei casi sono finiti dietro gli schermi illuminati di tablet e smartphone, e allora diventa quasi impossibile salvare tutto quando lo spazio è limitato e i volumi troppi: occorre fare delle scelte. Bisogna scendere a compromessi, fare sacrifici.
Così mi sono ritrovato tra le mani testi di cui avrei dovuto liberarmi, ma che faticavo a distruggere. Libri che già sapevo che non avrebbero interessato più nessuno, volumi destinati a prender polvere per chissà quanti altri decenni, ma ai quali avrei voluto dare un’ultima come dire… possibilità di lettura.
Ho deciso di farne una serie che intitolerò “Time machine”.
Il primo proviene dalla collana La geografia di Biagi, edita da Rizzoli e scritta ovviamente da Enzo Biagi, titolo CINA, 1979, di cui pubblico l’Introduzione chiarificatrice (meglio spiegarsi subito).
Come vedeva Biagi la Cina quarant’anni fa? Aveva previsto Continua a leggere

“Dimmelo se ti disturbo” di Eeva Karin Kilpi

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Una breve poesia di Eeva Karin Kilpi, scrittrice Finlandese che mi fa pensare ad Alda Merini. Trovo che questi brevi versi siano non solo intensi ma anche perfetti per augurarvi un 2018 pieno di vibrazione e baldanza 🙂
Li ho tradotti dalla versione svedese di Kerstin Holm-Lindqvist e Ulla-Mari Kankaanpää della raccolta “Canti d’amore”.

Dimmelo se ti disturbo

Dimmelo se ti disturbo,
disse mentre entrava,
ché me ne vado subito.

Non è che disturbi e basta,
gli risposi,
tu mi scaravolti l’esistenza.
Entra pure.

Poeticilibri #4

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Prosegue POETICILIBRI con il quarto appuntamento alla LIBRERIA BELGRAVIA di Torino in via Vicoforte 14/d, previsto per sabato 13 gennaio 2018 alle ore 17.30

15 minuti di tempo massimo per raccontare il proprio lavoro, poetare e convincere. Una selezione di autori per avvicinare i lettori alla poesia italiana contemporanea

Saranno presenti con i loro libri i poeti:

Sergio Donna (Torino) con le due opere in edizione bilingue italiano-piemontese “Sgnorete e Lusariòle” e “Ciameje nen Haiku”
Alessandra Corbetta (Como) con “Essere gli altri” (Lietocolle)
Carla Bertola (Torino) con “Ritrovamenti” (Eureka) e “Affetto affettato affitto” (Offerta Speciale Ed.).
Alberto Vitacchio (Torino) con “Il torpore dei gradini” (Eureka)
Alessandro Prusso (Genova) curatore di “El canto mayor”, antologia dedicata ad Alejandra Pizarnik
Carlo Molinaro (Torino) con “L’effimera commedia” (Miraggi)

Un evento ideato e condotto da Max Ponte
In collaborazione con la Libreria Belgravia Via Monginevro 44 bis e Via Vicoforte 14/d Torino. Tutti i libri saranno disponibili nel corso dell’evento e successivamente nello scaffale “Poesia”.
Ingresso libero fino ad esaurimento posti

Pagina FB di Poeticilibri

Le gran voyage

di Stefanie Golisch

in memoriam Francesco Zaccaria (1930-2017)

Un uomo parte. A mani vuote, in mente un
romanzo da finire, ma non sa come. Ha
dimenticato il nome del suo cane d’infanzia
e non ricorda il viso di sua moglie da giovane.
Nella sua stanza suona sempre la stessa ora.
Il giorno è una domenica piovosa. Tante cose
si avrebbe potuto fare, ma è sempre troppo
presto. Le frasi rimaste pesano poco. Sono
stanco, ma non voglio dormire, ho sete, ma non
voglio bere. Ha sempre detestato le domeniche
e in particolare quelle piovose. Vorrebbe dire
la sua frase e chiudere in bellezza, ma quella
frase non c’è. Il suo romanzo finisce così. Con
il protagonista che si è appena alzato e che ora
si sta vestendo faticosamente

“TEMPO DI RISERVA” (inediti), di Silvia Rosa

QUELLA VOLTA

Quella volta che il sole
è caduto per terra
con uno sparo di voce
al centro al cuore
dentro la sua stessa luce
colpito forte, sembravano
lucciole le schegge
che mi cascavano tra i capelli
legati in un nodo,
sembrava la fine di un mondo

ma poi la vita riprende ‒ così dicono ‒
solo meno luminosa e
un poco più fredda, scomoda,
la voce torna ai suoi silenzi
collusi con le ombre, torna
a non dire a dire a metà
a farsi lieve vento tra le nuvole
che da quella volta mi seguono
premurose, in fila

non ho capito se in un corteo funebre
o per darmi l’illusione di essere ancora
una sposa ancora la stessa di prima
‒ in attesa sempre ‒ ancora viva.

***

RELIQUIA

È così che ricordo il tuo corpo
‒ sole minuscolo ingoiato
da un cielo di lucciole e assenze ‒
come candido marmo, una perla
screziata di buio per ogni silenzio
che custodisci con le mani di neve

Pochi giorni, le creste spampanate
dei soffioni turchini che si agitano
in questa distanza al rallentatore,
di paura in paura, e tu sei una statua
bellissima, terribile, senza occhi
né voce, reliquia del mio desiderio

Voglio tenerti ‒ un ossicino traslucido
Continua a leggere

Il senso di Chiara per il licenziamento – la mobilitazione dei lavoratori museali torinesi

foto musei

Sabato 15 dicembre 28 lavoratori della Fondazione Torino Musei apprendono da un quotidiano di essere stati messi alla porta, insomma messi in esubero, fatti fuori, liquidati, gettati alle ortiche. Nello specifico si tratta di 13 lavoratori del Borgo Medievale di Torino, 6 della Biblioteca d’Arte della Gam, 6 della Fototeca sempre della Gam (Galleria d’Arte Moderna) e 3 del Museo della Resistenza. Fra questi fortunati “licenziandi” anche chi vi scrive, impegnato come rappresentante dei lavoratori. La vicenda si sviluppa poi in vari incontri in cui il responsabile principale è l’amministrazione pentastellata di Chiara Appendino che naviga in una condizione di inadeguatezza totale, in cui i risvolti variano fra Gadda e Kafka con interessanti esempi di schizofrenia politica. Il Comune di Torino è il socio principale di Fondazione Torino Musei (assieme a Regione e fondazioni bancarie), colui che è proprietario di immobili e che ha nominato il presidente della Fondazione Torino Musei Cibrario, ma evidentemente vorrebbe andare in letargo o darsi per morto oppure fuggire ad libitum in una scia di autoprodotti terremoti e lapilli. Continua a leggere

estremo, anacoretico cartiglio (inedite)

Andando per qualche via antica di Milano
di colpo rammento le parole di Raboni
sulla “sua” Sicilia conosciuta attraverso Cattafi –
e “in Sicilia, in Sicilia”, mi recito e dico, invano
forse, per le mie mute, inesauribili orazioni…
(9 maggio 2016)

(dormiveglia)
Mio padre,
Con mia madre, conferma riconosce
L’origine la stirpe il nome
Di mia figlia che nasce.
Nomina di nuovo la terra e la casa.
Ritorna al cuore della mente,
Non so come.
(15.1.2017)

Tra le case, del molto che qui fu,
Resta qualcosa, forse, quasi un niente,
Un fregio una pietra cimino o poco più,
Quasi una disperata speranza della mente.
(30.09.2017)

Il senso deciso, ultimo delle cose, come un vento
Ladro, nascosto e feroce, con destrezza,
A un’ora qualunque, al preciso inatteso momento,
Così da smarrire il tempo in qualche brezza.
(4.11.2017)

A margine freddamente si tratteggia
La parola che c’è, il finto foglio,
La rinuncia abbozzata, in una scheggia
Di estremo anacoretico cartiglio.
(07.11.17)

S’infima l’inferno, interna, inverna-
Le s’insinua, inscena l’alpe eterna.
Vi si intravede come un Dio mendìco,
Morto per freddo, straniero, senza amico.
(30.11.17)

E dimmi, di ragione, io, chi sono io
a scrivere, in minuscolo, il nome di Dio?
e se tutto in minuscolo il mondo
tutti celasse i Nomi, in fondo in fondo?
(1.12.2017)

(contrade)
S’elevava calcarea la luce, da un pertugio
Aspro di mosto si apriva – ancora indugio –
Il mare delle vigne alla collina,
Appena sopra il sale, alla marina.

Sant’Elia, le Rocche, la Traversa,
Vi punge l’aria fine dell’inverno,
Peppino tra una salita una discesa
Nel sole di febbraio, arreso
Al peso dell’eterno.
(13.12.2017)

Julian Barnes e l’ossessione di essere arrivati ‘dopo’

barnes

Graham Hendrik, docente di Storia alla London University, incontra a una festa Ann, giovane paracadutista con un passato da attricetta. Per lui è la donna ideale, lo rende capace di quelle splendide follie che quindici anni di matrimonio con Barbara hanno castrato. Il nuovo amore rappresenta, insomma, la svolta in un’esistenza in cui l’uomo ha “la vaga impressione di vivere già come un pensionato” perché nessun tradimento o frizzo – neppure la figlia Alice – riescono a suscitargli forti emozioni. Continua a leggere

Scrittori e Scrittura: intervista a Riccardo Gazzaniga

Sono sempre stata attratta dagli scrittori e dalle scrittrici, dal rapporto che ognuno di loro ha, più che con il libro che sta scrivendo, con la scrittura in generale. Mi incuriosisce molto capire se per loro scrivere sia un’ossessione, una necessità, un lavoro come un altro, una liberazione. Mi piacerebbe anche “spiare” la loro routine, capire se seguono uno schema, hanno un metodo o si lasciano guidare dall’ispirazione e in che modo.


Inizio questa serie di interrogat… ehm… interviste con un autore, Riccardo Gazzaniga, che seguo dal suo primo romanzo, A viso coperto, uscito nel 2013 per Einaudi Stile libero, dopo aver vinto il premio Calvino (massimo rispetto!). Il suo secondo romanzo, Non devi dirlo a nessuno, completamente diverso dal primo (il primo ambientato nel mondo degli ultrà e dei poliziotti, il secondo in un piccolo paese, Lamon, dove due fratelli imparano a essere grandi, fra paure e segreti) Continua a leggere