Il corpo imperfetto e la trans-formazione

Il corpo imperfetto e la trans.docx

The unpronounceable symbol (later dubbed “Love Symbol #2”) [fonte Wikipedia]

[Ringrazio Fabrizio che con rara apertura intellettuale non fa obiezioni alla pubblicazione di questo mio punto di vista su alcune questioni di genere!]

Qualche giorno fa scrivevo un articolo sul rapporto con il corpo e la quantità di odio che riserviamo alla nostra apparenza fisica. Mi rendo conto che un capitolo a parte di questa riflessione è quello legato a una recente narrativa, cosiddetta “di genere”, che agisce come nuovo supporto di rifiuto del corpo, in una maniera a ben vedere subdola, e a servizio di una visione ancora una volta patriarcale. Continua a leggere

Vette conquistabili

risegrupp

La scorsa settimana ho terminato il mio primo semestre come collaboratrice per l’organizzazione svedese Rise, che ha lo scopo di fornire supporto a donne vittime di incesto o abusi sessuali da bambine. Ho avuto il ruolo di persona di supporto per una serie di incontri di gruppo finalizzato all’autoaiuto. Continua a leggere

“L’anno che Bartolo decise di morire”, di Valentina Di Cesare

Recensione di Francesco Improta

Valentina Di Cesare, L’anno che Bartolo decise di morire, Arkadia Editore, 2019

Prima di procedere a una disamina di questo libro credo sia doveroso spendere qualche parola per questa giovane casa editrice che nata recentemente ha già conquistato una buona fetta del mercato librario e un numero crescente di lettori con iniziative diversificate ma tutte ugualmente innovative e spregiudicate. La collana cui appartiene questa pubblicazione, “Senza rotta”, deve il suo nome a un libro inedito in Italia fino all’anno scorso, Sin Rumbo, di Eugenio Cambaceres, scrittore argentino del­l’ottocento, e allude a una navigazione a vista, priva di coordinate e quindi capace di spaziare nelle più diverse direzioni. Continua a leggere

Fernando Guglielmo Castanar, “Il postino di Mozzi”

Intervista di Giovanni Agnoloni

Non è stato facile convincere Fernando Guglielmo Castanar, autore-curatore de Il postino di Mozzi (Arkadia Editore) a farsi intervistare. Uomo schivo, friulano doc, uno che per decenni ha fatto il postino sognando di diventare uno scrittore, e facendo la “posta” (è proprio il caso di dirlo) a Giulio Mozzi per poi sottrargli manoscritti e selezionare – come se fosse lui l’editor – le parti a suo avviso più interessanti. Alla fine di tutto, avrebbe formato un collage da sottoporre, forse a mo’ di vendetta, allo stesso Mozzi, che sarebbe diventato un libro con 29 coautori, tra cui il sottoscritto. Forse è per questo che ho qualche ritrosia a porgli delle domande, tuttavia la curiosità è troppa. Già, perché chi è Castanar? Anzi, cominciamo proprio così. Continua a leggere

L’elenco degli averi (inediti)

*

Ci si accinse a un’intima guerra,
Ristretti al passo di un ballo empio,
Ci spinse a nessun mare nessuna terra
Disperanza di pace sullo scempio.

Di quanto non sappiamo ci dirà
Forse un infinito padre jonico,
Ci dirà una madre d’amore senza pietà,
Una carne un nulla un tempio laconico.

Ci si limita alle sante
Suppliche a un paesaggio,
All’ingresso del tempio,
Usciti dall’inverno,
Alle anime-pietre, alle anime-piante
Nel solito e abusato raggio,
Al cerchio, all’invenzione dell’eterno.

Da quello zero iniziale
Di natura, di viventi e umani,
Non il falso il vero
Il bene il male,
Ma il tratto sincero
Del latrare dei cani.

_

Insomma, si ha una somma senza fine
di luoghi della mente,  dei passi, dell’oblìo,  Continua a leggere

Domenico Vuoto. Come le nuvole

recensione di Gabriella Pace

Mentre i meteorologi si affannano fin dai primi dell’Ottocento a classificare le nuvole (cirri, cumuli, grumi, grappoli, nembi, strati, bianche e grigie) c’è chi invece solleva lo sguardo e prova a interrogarle, per mera necessità, o perché ha uno sguardo assoluto, sgombro da pregiudizi ed  esige risposte capitali proprio perché formula domande capitali. (“Prologo”).

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Le pagine ritrovate di Giovanna De Angelis – Gadda

giovanna de angelis

Proseguo la pubblicazione degli scritti di Giovanna De Angelis iniziata a gennaio scorso postando il secondo saggio che sarebbe dovuto essere parte del secondo volume della “Storia della narrativa italiana”, il cui primo volume Giovanna aveva pubblicato con Stefano Giovanardi per Feltrinelli nel 2004. Purtroppo il progetto venne alla fine accantonato e quindi tre capitoli scritti da Giovanna per il secondo volume non videro mai la luce.
Di questi tre il primo è dedicato alla rivista “Solaria”, il secondo (il capitolo 3) è dedicato a Gadda, e il terzo (il capitolo 4) al realismo con particolare risalto alle opere di Moravia e Brancati. Questo è dunque il secondo capitolo, di cui potete scaricare qui il pdf: 03 gadda.

Buona lettura!

Valentina Di Cesare, “L’anno che Bartolo decise di morire”

Estratto dal romanzo L’anno che Bartolo decise di morire, di Valentina Di Cesare, appena uscito per Arkadia Editore, nella collana “Senza Rotta”

L’anno che Bartolo decise di morire

Quel giorno il portalettere era stato costretto a lasciare la busta in portineria, perché aveva suonato ripetutamente ma nessuno rispondeva. Il portiere riordinò tutto, considerò che forse Lucio fosse al mare, come faceva spesso di sabato mattina, divise la corrispondenza per ogni inquilino e tornò a sedersi nell’androne. Più volte nei giorni successivi Lucio pensò che proprio mentre il postino gli consegnava la busta, lui veleggiava spensierato con la sua motocicletta sul lungomare e, in quell’esatto momento, non si preoccupava di niente, era libero, pienamente libero con il vento sugli occhi, a sorpassare linee di villette rosa a grappolo sulle colline. Continua a leggere

Ieri ho acceso la stufa – di Max Ponte

poesia

Ieri ho acceso la stufa
Nella casa dei nonni
Il fuoco ardeva memorie
La corteccia del legno secco
Aveva la pelle dei miei avi
La ghisa la forza circolare
La brace i lapilli di gente
Che lavorò giornate di terra
Gettò fondamenta costruì
Case smosse tetti smontò
E riparò tutto il creato
Il fuoco ha acceso tutto
Il sangue dimenticato

Max Ponte
2 marzo 2019

Nobel e legge sul consenso sessuale per celebrare #Lottomarzo!

nobel 2019

Foto Frankie Fouganthin (Own work) [CC BY-SA 4.0 (http://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0)%5D, via Wikimedia Commons

L’affaire dell’Accademia di Svezia è durato un’eternità, a partire dalle dimissioni della Segretaria Permanente Sara Danius la scorsa primavera, fino a questa settimana, in cui lei ha (sontuosamente) lasciato la sua poltrona numero 7 per sempre, ma togliendo anche potere decisionale al suo antagonista Horace Engdahl. Continua a leggere

“E il sonno non ha buio”, i versi di Maria Rosaria Valentini

di Enrico De Lea

Con l’attenta e partecipe prefazione di Nadia Terranova, la nuova silloge poetica di Maria Rosaria Valentini, “E il sonno non ha buio” (Giulio Perrone editore, ROMA, 2019), rappresenta lo snodo lirico di una già assai nutrita presenza letteraria dell’autrice, che, tra l’Italia (con gli editori Sellerio e Keller) e la Svizzera (Capelli ed.), dove vive, ha al suo attivo una produzione narrativa di sicuro rilievo.  Nell’ambito della scrittura in versi, dell’espressione canonicamente poetica, per la natura del genere lirico, sussiste in radice il rischio di una scrittura e di un contenuto che esprima un “io” lirico, in quanto disilluso, pacificato e consolatorio. Da tale rischio è assolutamente esente la poesia della Valentini, che, sin dal titolo (“E il sonno non ha buio”, tratto da uno dei testi conclusivi) esprime un non pacificato e radicale oratorio della luce e delle sue dimore, in luoghi, esseri, voci, memorie, momenti che all’autrice si offrono come occasione per avvicinarsi al tempo, in qualche modo tentare di stanare il suo mistero, come scrive la stessa nella sua nota introduttiva. Un libro, come scrive Nadia Terranova nella chiusa della prefazione, del quale “il sentimento più prepotente che rimane è quello del desiderio” e nel quale “si respira la vita, si respira una bellezza sottile e persistente, pungolata dal dolore che è crescita, mancanza, abbandono, ma non è mai distruttivo “, in cui si esprime come “abbiamo intorno a noi, sempre più di quello che perdiamo”.   I testi della raccolta, organizzati in sezioni, ciascuna caratterizzata da un titolo-tema (Case, Stami, Desideri, Attese, Memorie, Timori, Notti, Voci) sono, per il lettore, una spiazzante sorpresa, com’è nella migliore poesia, nei quesiti e negli esiti, sempre provvisori ed inconclusi, che pongono.
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Eretica erotica umbra. Anna Maria Farabbi a Milano

Frammentario_PedoneAbse

Venerdì 22 febbraio alle 18, presso la Libreria Odradek, via Principe Eugenio 28, Anna Maria Farabbi presenterà il suo ultimo libro. Frammentario di Carmela Pedone è idealmente un’opera a quattro mani, curata da Farabbi e pubblicata da LietoColle lo scorso ottobre, dopo la prematura morte dell’autrice. Partendo da Frammentario dialogherò con Anna Maria Farabbi sulla sua poesia, pubblicata in numerosi libri (tra i quali Adlujè e Abse, ed. Ponte del Sale). L’ingresso è libero, la zona quella di Viale Cenisio: MM5 (linea lilla, fermata Cenisio), autobus 69, 78, 91, tram 12.
Di seguito, anticipo la parte iniziale di un mio saggio inedito sull’opera di Farabbi e tre sue poesie da Abse.
(GM)
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Vivalascuola. Che pensioni ci aspettano?

Venerdì 22 febbraio dalle ore 9 alle ore 13 presso la Casa della Cultura, in via Borgogna 3, a Milano, si svolgerà il Corso di formazione su Riforme pensionistiche, disoccupazione e sotto-occupazione “giovanile”: loro effetti nella società e nella scuola. Una vita da precari, promosso dall’Associazione culturale e professionale Scuola e Società. Via Borgogna è nel centro della città (poco distante da piazza Duomo) ed è raggiungibile con i mezzi: MM1 (fermata SanBabila) – Bus 54, 60, 61, 73, 84, 94. Presentiamo il programma del corso e un intervento di Giovanna Lo Presti.
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Countravāl l’aigo – Controcorrente – 2

(eccovi la seconda parte del post pubblicato giovedì scorso, an. sp.)
di Daniela Boccassini

Anno dopo anno, su queste rive, il tuo organismo si nutre di questa carne-non-carne, impara a rispondere al suo ancestrale, segreto richiamo: estasiandosi della sua fibra, inebriandosi del suo profumo, gioendo del suo colore. Identificandoti quasi a tua insaputa con la sua totemica onnipresenza, anche tu, giorno dopo giorno, poco alla volta diventi, o ridiventi, salmone: perché è il ricordo del suo modo di essere che si deposita in te; è tra le fibre del tuo essere che il suo modo di ricordare viene a rivivere. Non importa se sei vegetariano e non mangi salmone: da sempre, da prima che l’essere umano comparisse, il salmone ha legato la sua vita a queste terre. Ogni cosa che qui cresce, cresce portando in sé una traccia del dono di sé che il salmone ha fatto a questi luoghi. Continua a leggere

Countravāl l’aigo – Controcorrente

(pubblico qui la prima parte di un notevole scritto della prof. Daniela Boccassini, professor of italian studies alla University of British Columbia, Vancouver Campus, Canada. an.sp.)

di Daniela Boccassini

Carissimo Massimo,
i giorni passano, anzi volano a velocità supersonica, o scivolano via sciogliendosi come ghiacciai in ritirata, o se ne vanno in fumo come le poche foreste superstiti in un mondo ormai affetto da surriscaldamento globale… scegli l’immagine che preferisci — in questi tempi di catastrofi ambientali la nostra vita individuale e quella del pianeta che avevamo dimenticato esserci casa tornano a ricongiungersi in modi così estremi, da risvegliare forse un barlume di coscienza, di offuscata memoria, in un esiguo, ma crescente, numero di noi. Proprio in questo inarrestabile trascorrere dei giorni lungo il crinale della catastrofe, in questo nostro essere testimoni di una serie di disastri annunciati così drammatica che anche solo una manciata di generazioni fa i nostri antenati non avrebbero esitato a riconoscervi i segni di un’apocalisse, in tutto questo frastornante angoscioso divenire, il nostro comune motto — tuo e mio: contreval l’iaue — mi accompagna, serafico e luminoso, passo dopo passo. Continua a leggere

Ora è giorno

E se potessi dare questo petalo
all’angelo che sfiora il mio passaggio,
lo sguardo che m’inchioda all’intravisto
Io. La stessa corrente che lambisce
la terra desolata del bisogno,
l’immane tentativo di cambiare,
il tarlo che ti scava con il sogno
di piogge sottilissime, di prove
che minano la fibra del più forte.
O morte, non m’inganni coi tuoi trucchi
da fiera popolare. Mi sorprende
il latrare dei cani, o il bambino
che piange disperato, o il malato
che anche in preda al delirio non si arrende.

***

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