Appartamento con paesaggio interno (inediti della peste)


Nella foto: il centro abitato di Casalvecchio Siculo (ME), nella Valle dell’Agrò.

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Continua a disporre la notte
Di corpi inenarrati, tronchi,
Con la fine nel sonno d’una peste,
Pioggia che cala festante alle finestre.
(21 marzo 2020)

Si pensano si covano dipingono i quadri
Troppo estesi della lancinazione,
Corpi immortali di memoria muoiono nei ladri
Massacri del mondo, fuor di ragione.
(21 marzo 2020)

Mi son detto che in fondo vivo dentro
Un appartamento con paesaggio interno,
Mi ci affaccio, con mio padre al centro
Le case le chiese lo Stretto. Ci assaggio l’eterno.
(22 marzo 2020)

Tra freddo e caldo, giorno e notte
All’intrasalto ci accade tutto, Continua a leggere

Intervista a Paolo Ruffilli

Forse non ricorderai questo fatto, ma nel dicembre del 2013, in uno scambio privato, ti avevo chiesto: “Quali sono i pensieri che ti piace seguire? E quali sono quelli che aprono capillari d’irrequietezza?” Mi avevi risposto: “Direi che la maggior parte dei pensieri mi portano in genere verso l’inquietudine, che è poi l’energia che mi spinge a scrivere. Il che non vuol dire che non ci siano momenti distensivi e perfino di pace, che nella mia esperienza si legano quasi sempre alla pratica del vuoto consigliata dal taoismo…” Oggi vorrei che tu tornassi su queste due parole: inquietudine e vuoto. Cosa rappresentano nella tua vita e nella tua scrittura?

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Intervista a Daniele Mencarelli, poeta, scrittore

Intervista a Daniele Mencarelli, poeta, autore di due romanzi, La casa degli sguardi (Mondadori 2018) e Tutto chiede salvezza, uscito il 25 febbraio, anch’esso per Mondadori, e incluso nella dozzina del Premio Strega. Lo abbiamo incontrato virtualmente e ci ha parlato di scrittura, malattia, abissi e salvezza.

Hai gestito questo romanzo non solo narrando in prima persona, ma dando al personaggio il tuo nome, come nel precedente; è una dichiarazione di autobiografia o una scelta stilistica? Questo romanzo rappresenta una sorta di prequel del tuo primo “La casa degli sguardi”?

Tutte e due le cose. In modo imprescindibile, una scelta di contenuto diventa anche scelta stilistica, formale. Anzi, alla fine conta quasi esclusivamente la resa della lingua, tutto quello che c’è prima diventa un elemento secondario. Oggi si fa un gran parlare di autofiction, fiction pura, memoir, solo per citare i primi generi che mi vengono in mente. Ma se ci pensi bene sono distinzioni pleonastiche. Quel che conta è se il libro, la lingua, funziona.
Sì, “Tutto chiede salvezza” rappresenta un passo più indietro nel tempo rispetto a “La casa degli sguardi”, l’idea è quella di costruire una trilogia biografica, andando sempre più a ritroso nel tempo. Il terzo e ultimo libro sarà l’inizio del mio viaggio nell’età adulta, un viaggio vero, fatto a 17 anni.

“Me sembra d’esse l’unico a rendese conto che semo tutti equilibristi, che da un momento all’altro uno smette de respirà e l’infilano dentro ‘na bara, come niente fosse, che er tempo me sembra come ‘n insulto, a te, a papà, e me ce incazzo”. Daniele è un ragazzo di vent’anni ai tempi del romanzo; perché non è felice e spensierato come molti ragazzi della sua età?

Perché sente su di sé una ferita che non sa come medicare. La sua ferita è la ferita dell’uomo che osserva i limiti della sua condizione, che ne vive il dramma e insieme la straordinaria opportunità. Un approccio all’esistenza che l’uomo contemporaneo ha dimenticato, rimosso, che ha patologizzato sino a farlo diventare una malattia vera e propria. Se la consapevolezza della propria condizione è una malattia, allora io sono malato, da sempre. Ma non ho inventato io la morte, il tempo, la sensazione che tutto mi chieda di essere interrogato, non ho chiesto io di sentire dietro tutto un senso da cercare.

Nel romanzo parli di abisso; che significato ha per te “toccare l’abisso”? È qualcosa che chi è malato, disagiato o fa uso di droghe teme o una meta verso cui tendere?

Entrambe le cose. Chi abusa di una sostanza sino a sviluppare una dipendenza, e a me è capitato, ma anche chi vive il disagio mentale, è attratto e al tempo stesso terrorizzato dal male che cova dentro di sé. È schiacciato da due forze opposte, da una parte l’autodistruzione, dall’altra l’istinto di sopravvivenza. Per fortuna a prevalere è quasi sempre quest’ultimo. Personalmente, la profondità del mio abisso, almeno il punto più basso in cui io sono disceso, non è stato grazie o per colpa delle sostanze. È successo un’estate di qualche anno fa. Lì ho scoperto cosa significa avere terrore della pazzia. Continua a leggere

Educazione sentimentale #11

di: Guido Tedoldi

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Ormai parecchio tempo fa (il 1° articolo fu pubblicato il 21 gennaio 2018) Antonio Sparzani chiese ai redattori deLaPoesiaELoSpirito di raccontare la loro «educazione sentimentale» attraverso il libro o i libri che hanno contribuito a formarli come le persone che sono. Io accolgo l’invito in clamoroso ritardo, spero di essere ancora in tempo.

I libri che mi hanno educato sono stati, in effetti, 4. Cioè, almeno 4…

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Francesco che tremava

di Michele Caccamo

La piazza turrìta ci è apparsa all’improvviso in mezzo al mare.

Quel Gesù della peste riappariva, nella sua bellezza allegorica, come un sogno nobile ma ormai incapace di fare qualcosa.  A guardarlo tutti quanti abbiamo pensato di aver perso il solo amico che avevamo nel Paradiso. 

Francesco tornava a essere uomo, perché era sopraggiunta la verità, e ne aveva paura. San Pietro era di un vuoto colossale. 

L’abbiamo lasciata vuota, che la morte fosse libera di riempirla. 

Aveva perso le grancasse, la sembianza del Credo. Qualcuno ha anche pensato che ci avremmo poi potuto mettere un altro circo.

 

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“La poesia oltre”, una raccolta di video-poesie contro la paura

“La poesia oltre” è una raccolta di video-poesie pubblicata per la Giornata Mondiale della Poesia 2020. Si tratta di una realizzazione fatta di brevi video girati in casa con il cellulare con poesie proprie o letture di classici. Vi hanno partecipato 26 autori italiani e francesi (ritrovate nomi ed indice nella descrizione del video). Si tratta di un modo per riacquistare un piccolo spazio per la poesia, visto il “distanziamento sociale” che ha colpito anche le comunità poetiche e letterarie. Inoltre viene ribadito il ruolo che la poesia riveste e può rivestire anche in un periodo difficile come questo.

Hanno partecipato a questo progetto, oltre a Max Ponte, Enrica Merlo e Andrea Laiolo, che hanno curato assieme l’iniziativa, i poeti: Bartolomeo Smaldone, Valeria Bianchi Mian, Concetta Cetty Di Forti, Suzanne Dracius, Matteo Maragna Rosso Sansecondo, Paola Casulli, Danilo Torrito, Giuseppe Iozzia, Riccardo Giuseppe Mereu, Patrizia Argentino, Darie Ducan, Serena Vestene, Pasquale Vitagliano, Angela Tomada, Lucia Longo, Giorgio Bonino, Federico Lotito, Paolo Pera, Enza Lasalandra, Manuela Marascio, Dimitri Porcu, Rosita Panetta, Ludmila Acone.

Alberto Arbasino. 1930-2020

Arbasino

Arbasino è morto mentre non si può andare in biblioteca e nelle librerie a sfogliare tutte le sue tante opere, per il coprifuoco globale imposto dal virus. Quanti, quali libri suoi avete in casa? Io troppo pochi, e non quelli per cui è (già) passato alla storia.
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Frammenti di Cinema # 25

La devozione alla causa degli ultimi che il regista inglese Ken Loach ha mostrato in tutta la sua carriera cinematografica è ammirevole e suscita commozione. Non commuove, invece, Sorry we missed you (2019). Il film è dedicato ai trasportatori che con le loro storie hanno ispirato le vicende di Ricky e della sua famiglia. Sua moglie Abby presta assistenza domiciliare ad anziani e disabili. La loro vita, con i loro due figli, è davvero dura. Lo vediamo. Lo sappiamo. Qualcuno ha definito questa parabola una via crucis privata. Eppure, lo ripeto, questa storia, malgrado le intenzioni migliori del regista, non commuove. E’ piuttosto una fenomenologia del sacrificio. Incatena le scene come prevedibili quadri. Ci scorrono davanti come lastre in movimento all’interno di un laboratorio sociale. Ci scuote il loro riferimento ad una realtà che conosciamo bene. Ma in se stesse sono prive di emozione.

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I saloni dei vecchi ai tempi del Coronavirus

Articolo di Vittorio Coletti apparso su “La Repubblica”

C’è anche un luogo meno frequentato e noto da cui osservare la nostra società ai tempi della nuova epidemia. Sono le case di riposo, le residenze per gli anziani, per gli affetti da malattie neurodegenerative. Le necessarie precauzioni per limitare i contatti e quindi i contagi, diventate ora più stringenti e severe, stanno di fatto tenendo fuori da questi luoghi i parenti dei malati, con quell’insieme di attenzioni affettuose, compagnia e cure personalizzate e aggiuntive che, direttamente o attraverso badanti esterne, essi assicuravano ai loro cari. Ora, i vecchi, i dementi stanno riuniti in atroci saloni, guardano il vuoto delle ore, come una sorta di schiera dolente in attesa rassegnata della fine, per lo più in un silenzio pesante, rotto solo a intermittenza dall’urlo o dal gemito di qualcuno che sta peggio o dai vani, per quanto generosi tentativi di qualche animatore di rallegrare un po’ l’ambiente. Continua a leggere

SERGIO ROTINO – Tre testi


SERGIO ROTINO – ritratto fotografico di Alessandra Botticella (Milano)

Pubblichiamo (in formato fotografico per rispettarne la versificazione) tre testi poetici inediti di Sergio Rotino.
Queste poesie sono state premiate a dicembre 2019 alla XXII edizione del Premio Poesia di Strada – Licenze Poetiche – Città di Pollenza (MC).

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La poesia della settimana. Paul Verlaine

Bibliofilia

Il vecchio libro letto e riletto tante volte!
A pezzi, straziato e straziante, coperto di lebbra
per l’uso, rieccolo nitido e giovane volto,
e fine contatto, che gli occhi e le dita rallegra.

Quel libro creduto morto, cosa d’ombra e ribrezzo,
“non meraviglia il saggio” la sua risurrezione.
Artista insieme e mago, chi sa, o Rilegatore,
di quanto la tua opera valga più del suo prezzo.

Si riprende quel libro nella sua verde età
come una vecchia amante dal tocco d’una fata
restituita intatta nella sua verginità;

Lo si rilegge come l’antica voce d’oro
della musa ascoltando, dagli anni arrochita:
ridiventata limpida, di nuovo ci ristora.

Paul Verlaine, La pioggia nel cuore, Milano, Corriere della Sera, 2012, p. 191.

Čechov ai tempi del colera

di Giovanna Menegùs

Cechov

 

1892. A Melichovo, venivano da lui [Čechov] i contadini a farsi curare, e il cortile era sempre affollato di malati in attesa. Venivano anche da lontani villaggi. Lui non si faceva pagare, perché erano tutti poveri.
Scoppiò nelle vicinanze un’epidemia di colera. Egli fu chiamato dal Consiglio della Regione, e ricevette l’incarico di organizzare le difese necessarie.
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lettera

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Vorrei scrivere una lettera a mio padre
dal nucleo non oscuro dell’insonnia,
non troppo oscuro, mi correggo, ché s’affaccia
la memoria delle nostre albe alla volta di Briga,
a malapena pensata intravista respirata
lungo il sentiero che scende alla Badìa.
Una lettera che non spedisco se non a ignota,
amata, amara destinazione, oppure solamente
a una presenza che i luoghi, ovunque, pronunciano.
Una lettera che diviene il telegramma del suo motto
improvviso di saggezza e rabbia, di ironia
e amorosa, severa benevolenza verso le sorti
di ciascuno e tutti. O la cartolina non spedita
della luce che al mattino promette quiete
e a sera abbraccia e scalza. Una lettera
pensata al nord, in una piazza.

“Accendere una lampada e sparire”, di Raffaela Fazio

Alcuni passaggi del contributo di Raffaela Fazio pubblicato in “Poesia, cosa m’illumina il tuo sguardo?” (Contatti, 2020), raccolta degli Atti del Convegno di Smerillo (19-20 luglio 2018) sulla via anagogica in poesia. Il volume è a cura di Massimo Morasso, che scrive nell’introduzione: “in letteratura (e in poesia) ciò che conta non è la presunta corrispondenza del fatto testuale con il realismo della realtà, ma l’oltranza semantica e la ricchezza umana di cui quel fatto sa, o non sa, farsi veicolo”.

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Frammenti di Cinema # 24

Se Kobe Bryant avesse avuto venti anni negli anni ’60 è molto probabile che non sarebbe diventato un campione di basket. La segregazione razziale infatti riguardava anche lo sport. E le squadre di pallacanestro erano composte solo da bianchi. Poi, ad un allenatore di liceo viene proposto di rilanciare la squadra dei Texas Western Miners, quella del college di El Paso. Don Haskins, questo era il suo nome, decise di rischiare e aprì la squadra anche agli afroamericani. Nel 1966, pur ostacolato e molestato dai segregazionisti, riuscì a conquistare l’accesso al campionato nazionale. Contro l’Università del Kentucky schierò, per la prima volta nella storia, un quintetto base tutto nero. Questi fatti sono raccontati nel film di James Gartner, Glory road (2006).

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“Mattino” di Mario Marchisio

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MATTINO
Cauto palombaro, una zolletta
Scende al fondo del bicchiere e vi si adagia.
Ne intravedi la moribonda bianchezza,
I contorni sgretolati, la durezza
Di cristallo che si arrende al vino.
Su quel misero detrito ecco s’avventa
Un vortice impietoso, lo fruga e lo disperde.
È l’opera esatta del cucchiaino:
Identica alla sorte che ci unisce
Come ardenti creature nell’abisso turchino.

Mario Marchisio

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In copertina ritratto dell’autore di Daniela Rizzo. Mario Marchisio è nato a Torino nel 1953. Si è laureato in giurisprudenza all’Università di Firenze, proseguendo a Torino gli studi letterari e teologici. Ha lavorato nell’industria e nell’insegnamento. Autore di varie raccolte di poesie, poi riunite in “Tre giornate” (2013). Dalle sue opere in prosa è stata tratta un’ampia antologia “Peregrinazione. Saggi e dialoghi” (2018). I suoi lavori sono pubblicati da Aurora Boreale Edizioni (Prato).

Chiedimi: nei tuoi sogni cosa c’era? Raffaela Fazio traduce Rainer Maria Rilke


(da “Silenzio e tempesta”, Marco Saya Edizioni 2019)

Fragst du mich: Was war in deinen Träumen,
ehe ich dir meinen Mai gebracht ?
War ein Wald. Der Sturm war in den Bäumen
und auf allen Wegen kam die Nacht.

Waren Burgen die in Feuer standen,
waren Männer, die das Schlachtschwert schlugen,
waren Frauen, die in Wehgewanden
Kleinod weinend aus den Toren trugen.

Kinder waren, die an Quellen saßen,
und der Abend kam und sang für sie,
sang solang, bis sie das Heim vergaßen
über seiner süßen Melodie.

*

Chiedimi: nei tuoi sogni cosa c’era
prima che il mio maggio ti portassi?
C’era un bosco. Tra i rami il temporale.
E la notte scendeva su ogni passo.

C’erano roccaforti tra le vampe,
uomini con spade sguainate nel furore,
donne vestite a lutto che, nel pianto,
portavano monili fuori dalle mura.

C’erano bambini seduti alle fonti.
Venne la sera e una dolce melodia
per loro cantò, cantò così tanto
che essi scordarono la casa, la via.

Costellazione Alfieri, ad Asti

copertina alfieri“COSTELLAZIONE ALFIERI” AL FUORILUOGO DI ASTI – Sabato 29 febbraio alle 17.30, una nuova scena per la poesia, ospiti e microfono aperto.

Si presenta come una nuova scena per la poesia contemporanea, e non solo, in città. La conducono i poeti Andrea Laiolo e Max Ponte, entrambi astigiani; un evento che si pone liberamente sotto l’egida di Alfieri, il maggiore poeta nato in Piemonte, sotto il quale è bene raccogliersi e di cui non mancherà occasione di parlare come non mancherà quella di leggerlo. Ospite Ivan Fassio, anch’egli nato ad Asti, che presenta la raccolta di versi “Il culto dei corpi”, opera appena edita da Raineri Vivaldelli. Saranno in scena, giocando in casa, Carla Forno, direttore del Centro Nazionale di Studi Alfieriani, nel ruolo di scrittrice e Anna Dari, che ci farà ascoltare alcuni suoi brani musicali e poetici. Avremo come ospiti speciali da fuori città: Lorenzo Allegrini (Fabriano, Ancona), Mario Marchisio (Torino), Enrica Merlo (Rondissone). Uno spettacolo che prevede uno spazio a microfono aperto dove chi desidera può leggere una sua breve poesia; per partecipare è sufficiente iscriversi prima dell’evento.
Il progetto dei conduttori Andrea Laiolo e Max Ponte è quello di offrire uno spazio dinamico dedicato alla poesia contemporanea. Voci molto diverse che possono affascinare il pubblico, dalla “Apocalisse Pop” di Lorenzo Allegrini, performer di successo, alla ricerca poetica di Mario Marchisio, fra i più apprezzati poeti nati in Piemonte.

L’evento è previsto a partire dalle 17.30 di sabato 29 febbraio 2020 al Fuoriluogo di Asti, in collaborazione con il Cenacolo Alfieriano.