Al lettore. Per una seconda “scuola di poesia”, di Massimo Sannelli

1
Se tu mi leggi, ora, è perché sei un lettore di blog. Quindi sei un mio simile mio fratello lettore *ipocrita* – noi ci conosciamo, bene, da tempo; forse non personalmente, ma forse sì. Siamo pochi. Forse appartieni ad un establishment (forse hai seguìto gli ultimi passi in vita di Siciliano… forse chiami De Angelis per nome…); ma non credo; in ogni caso, un membro dell’establishment non commenta un blog (cogli l’ironia, però – almeno; caro Satana, una pupilla meno irritata!). Ma se non sei parte dell’establishment; se sei un autore più o meno autoprodotto, e autopromosso; e io mi rivolgo a te; tu mi chiedi di ricominciare la «scuola di poesia». Va bene. Ma io devo chiederti: che cosa sei disposto a sentire? e a perdere? Per esempio: un nome; il tuo nome; non urlato [mio simile, lo sai: il tuo nome sei tu: non hai quasi altro, in questo giro stretto; sei un cercatore di visibilità, legittima; ma non capisci che il tuo corpo, il tuo accento, la tua dizione, il tuo abbigliamento, le tue azioni e *i tuoi testi* sono invendibili. Che cosa accadrebbe, se ti dicessi: hai ventotto anni, trenta, trentacinque – e per te è *già* finita? Risponderesti: chi credi di essere? Ma io ti chiedo: chi sono io, *per te*? tu puoi rinfacciarmi molte cose, a ragione; ma non l’assenza di una storia] Continua a leggere

LPELS (ovvero: la poesia e la scuola)

di Ezio Tarantino

Sergio CorazziniC’è scuola e scuola, d’accordo. Io, poi, il mio liceo l’ho finito qualche annetto fa, non sono molto aggiornato. Ho vissuto poi una breve, atroce stagione come supplente negli istituti tecnici professionali. Troppo poco. Il mio contatto con libri di testo, programmi ministeriali, attività, curriculari o meno, oggi me lo dà mio figlio undicenne (trecento euro di libri di testo per la scuola dell’obbligo: non vi sembrano troppo? un paio di settimane fa a Prima pagina Marcello Veneziani si è dichiarato contrario a formule alternative, quali il comodato d’uso, la compravendita di libri usati ed altre, più o meno ingegnose soluzioni studiate da genitori assediati dall’incubo di dover tirare fuori del denaro per far studiare il figlio, e, in modo demagogico o no, non saprei, ha chiesto: ma perché in una famiglia italiana è considerata eccessiva, insostenibile la spesa per i libri di testo e non quella per l’ultimo modello di telefonino che cosa più o meno lo stesso?).
Ma non di questo mi sono messo a digitare.
Ma di poesia. Continua a leggere

Le cose necessarie

1
Anche Francesca Vitale è poeta e Francesca Vitale è anche poeta. La sua base è la fotografia («Ho iniziato ad appassionarmi di fotografia sui quindici anni e da allora non l’ho più abbandonata»: Venezia: andata e ritorno, 2006), e la fotografia è ciò che rende conosciuta Francesca all’esterno della famiglia e nel mondo – ma le Microscritture (2007) non sono solo foto non scattate o appunti per foto future. Foto e parola obbediscono alla necessità: è impossibile non fotografare, è impossibile non scrivere – in quali momenti? i due momenti hanno nature diverse? Continua a leggere

Ritmologia in Tondelli (di Massimo Sannelli)

1

Qui il lettore dovrà integrare un elenco di intuizioni: in cui il problema non è tanto Tondelli, quanto l’orecchio da avere rispetto alla prosa. Romanzi – con tutta l’approssimazione del termine – come La cognizione del dolore di Gadda, e certamente Altri libertini, e Cobra di Sarduy, In exitu di Testori, Tango croato di Manzoni, e La Merca di Daino non servono a raccontare storie di depressione transgenderismo sesso guerra droga anoressia – dov’è esattamente la narrazione in testi simili? e di quali fatti? In realtà flagellano ciò che fu dato e che non è più proprio: anche ritmicamente.

Continua a leggere

Lettera ai poeti

Essere stati al centro di una guerra non va bene: si tradiscono posizioni acquisite, si tradisce (e sembra nulla, pochissimo) un percorso, che ha una lingua, che produce testi, che non sono aggiunti solo ‘politicamente’ a quello che siamo. Quei testi sono un luogo e non sono un mestiere. Ma costa fatica arrivare a capirlo, noi stessi. Costa fatica farlo capire. In questi ultimi anni i poeti sono diventati amici, ed è giusto, e si tratta di alcune delle amicizie più forti che possano esistere; ma alcune amicizie, viste dall’esterno, non si comprendono: come fanno a stare insieme? hanno letto veramente i rispettivi testi? Continua a leggere

LABORATORIO, tre incipit

Il termine “laboratorio” indica in genere, uno spazio a parte. Implica un luogo, un certo strumentario, una certa capacità di sporcare e di mettere in ordine. E’ un termine ormai abusato nei contesti educativi, che non corrisponde più alla sua storia.
Ma laboratorio è anche una forma mentis che richiede una certa capacità di porsi, di sentire. In questo senso, esso non vuole altro che un banco, una sedia, una penna.
Laboratorio come “labor”, lavoro, costruito sull’attivazione di meccanismi, più che sull’esercizio o l’acquisizione di una tecnica. L’insegnante non insegna nulla. Può solo attivare, a diversi livelli, l’autoascolto.
TRE INCIPIT: scelti, non a caso, ma come metafora dell’esprimere “altro”, del parlare di sé. Ecco i testi dei bambini di una quarta elementare. In qualcuno di essi è gà possibile riconoscere la Bellezza. In tutti, comunque, la gioia dell’esprimersi, il piacere dell’atto autonomo e creativo dello sporcarsi le mani. Ecco tre testi. Gli altri su Arpa Eolica
Sebastiano Aglieco
Continua a leggere

Amanuense

Prima di tutto vedete questa mano. Voi mi capite: 5 dita contengono 14 ossa, e software e hardware, mente e corpo, ecc. (e infiniti appunti e curiosità serie; è il vostro turno; e a me: è il tuo) – [a loro ho parlato veramente così, e a me altrimenti, in segreto; e il mio linguaggio era tutto questo: fuso nell’oralità del momento, con mosse – povero uomo -che attiravano l’attenzione; e poi l’attiravano, veramente; entravo a scuola senza rumore, con la barba non rasata: perché il corpo si cancellasse e l’attenzione fosse alla voce: non alzatevi in piedi quando entro, non chiamatemi professore; né poeta] Continua a leggere

Microcanone. Un testo dimenticato di Pasolini

A Pasolini ho chiesto di consigliare alle lettrici di questo volume che vogliono accostarsi alla poesia i primi libri di versi che dovranno leggere. Ecco la risposta.“Tutto sommato, consiglio subito libri di donne: le poesie della Dickinson e quelle di Elsa Morante e di Amelia Rosselli, tanto per avvicinarsi a poeti che hanno le stesse esperienze e la stessa iniziale difficoltà. E poi mi viene istintivo di consigliare i poeti che piacciono a me. Per esempio Machado, Kavafis, Attilio Bertolucci, e ancora un libro che ho letto di recente: le poesie di Mandel’štam, un contemporaneo di Majakovskij e di Esenin”. Continua a leggere

CRITICA ELEMENTARE ED INTUITIVA

I bambini e la poesia

Vi propongo un’intervista fattami da Vincenzo Della Mea qualche tempo fa per la rivista Daemon. E’ una riflessione sulla mia esperienza di poeta e maestro di scuola elementare, seguita da due esempi di critica militante fatta dai bambini.  

Continua a leggere

La signorina Quasimodo

Che cosa si dice veramente quando si dice «non sei un uomo, sei solo un poeta», «è immorale scrivere tanti libri»? Nel primo caso ha parlato un giovane – che scrive poesie – offeso dalle parole di un quasi coetaneo, che scrive poesie, e che gli ha fatto notare certi comportanti un po’ troppo virili, un po’ troppo animaleschi e meccanici; nel secondo caso è un altro giovane – che è docente –, in biblioteca, mentre guarda i molti volumi delle opere complete di Artaud – del grande Artaud, dell’amato Artaud… (ma non è di questa grandezza, di questo amore, che ora bisogna parlare). In primo luogo, si parla di una cosa che fa paura: la poesia SEMBRA parassitare la vita, i sentimenti, e l’io, e isolare l’«animale sociale»; e il parassita, attivo per trent’anni e in trenta libri, separa i «vivi» – per i quali vivere è, anche, compiere determinati atti – dal poeta che «non vive», perché non si rende riconoscibile in quegli atti.

Continua a leggere

L’esperienza (di Massimo Sannelli)

Frammenti da «L’esperienza. Poesia e didattica della poesia» (2003)

La mano viene educata a poco a poco. L’immaginazione seleziona. Scrivendo, nasce un testo fermo, che sarà orale solo a partire da uno scritto: è questo. La voce alta del lettore viene più tardi, che completerà il gioco. Altri atti del corpo accompagneranno, volendo, la voce: se succede, è la cosa più grande della voce.

Continua a leggere

Il libro di poesia

 

1

Il primo libro consapevole della poesia lirica italiana è la Vita Nova di Dante: non il Dante-aquila dei monumenti, ma un uomo di trent’anni. Che arriva ad un risultato sconvolgente rispetto agli usi dell’epoca (la piccola serie di poesie liriche, che corre di mano in mano in forma di fascicolo, senza grandi preoccupazioni strutturali): questo libro ha un titolo, dunque un nome, come una persona, e il suo titolo mette al primo posto la VITA (non tanto quella vissuta dall’individuo Alighieri e da madonna Bice-Beatrice, fiorentini: quanto un’essenza della vita, che varrà come una specie di nuovo vangelo laico, di amore e poesia).
Continua a leggere

L’esposta – Massimo Sannelli

a

Il 26 marzo 1969 Paul Celan annota che «la poésie ne s’impose plus, elle s’expose». La poesia non si impone «più» – come dire: in passato si è imposta, ieri si imponeva – ma oggi si espone. Non viene per installarsi, ma per esporsi (ed esporre ha una varietà di sfumature impressionante: il bambino Edipo è esposto sul Citerone, Cristo è esposto sulla Croce – lo ricorda Pasolini nella Crocifissione dell’Usignolo della Chiesa Cattolica –, ma anche ciò che è oggetto di mercato è esposto, ad un pubblico indifferenziato, per l’acquisto, come ogni merce; ed è esposta l’opera d’arte in mostra). Silvano Facioni commenta così: «[…] quasi a dire che “oggi” non c’è luogo capace di ospitare la venuta della parola, non c’è “posizione” in cui questa possa orientarsi e ordinarsi» (La cattura dell’origine. Verità e narrazione nella tradizione ebraica, Jaca Book, Milano 2005, p. 112). E ci si «espone», in italiano e in francese, au soleil, à un danger, aux critiques: al sole, a un pericolo, alle critiche; e al pubblico. Continua a leggere