Immagini

Uno dei grandi equivoci, riguardo al Cristianesimo, è pensare che reprima i desideri. Dio, al contrario, vuole che desideriamo ardentemente. Lui stesso lo fa, e noi siamo a sua immagine. Agostino d’Ippona lo aveva compreso, quando affermava che la fede è desiderio. Quindi, basta con l’algido cipiglio di certi ceffi tristi: desideriamo la pace e la gioia del nostro Dio.

Come Te

Gesù chiama Giuda “amico”, “amico mio”. È il segno del passaggio integrale alla dimensione dell’amore. Il Cristianesimo è questo: passare di là, immergersi totalmente nel mondo a venire, consapevoli che ciò che passa è breve. Il nostro motto potrebbe essere, allora, “come Te”. Lasciandosi portare, da Lui, nella Realtà.

Resta con Me

C’è un’espressione dei discepoli di Emmaus che rappresenta la premura che l’uomo può avere con Gesù: resta con noi, perché si fa sera. Ma dimentichiamo che il Cristo dice a ognuno di noi la stessa cosa: resta con Me, mio piccolo figlio, mia piccola figlia. Quasi ci supplica di lasciarci salvare, in questo modo.

Seduzioni

Gesù ama chi dona in allegria, per questo ci offre grazie speciali che aprono il cuore. Allora ci può chiedere di vederlo nel prossimo, in ogni avvenimento della vita. Se facciamo così, acquistiamo in delicatezza e attenzione, affascinando gli altri: il male seduce, ma il bene non dev’essere da meno.

Tracce

Gesù è uno straniero per la maggior parte della gente, così come lo era per i discepoli di Emmaus. Ci vorrebbe qualcuno che intessesse, come allora, un racconto, mostrando che il Libro dei libri, ma anche la natura, il senso delle cose, l’armonia nascosta del cosmo, parlano di Lui. Chi si prende questo incarico? Nel mio piccolo ci provo. Avanti un altro.

Il panno

Qui è l’amore: nel pensare alla felicità dell’altro. Le parole di Gesù alla Bossis sono semplici e profonde. La verità emerge come da un abisso e splende nella sua compiutezza. C’è l’invito a non contare sulle soddisfazioni personali, a centuplicare i desideri nascondendo la povertà sotto “il panno miserevole e sanguinante” che misero addosso al Cristo per schernirlo da Pilato. Non contiamo su di noi, ma su ogni mezzo che ci avvicina a Gesù: così, un passo dopo l’altro, arriveremo alla meta.

Chiaro

Quando le cose vanno male, o un velo di tristezza cala sul cuore, o siamo invasi da qualunque stato d’animo spiacevole, doloroso, deprimente, pensiamo che il Cristo – lo dice alla Bossis – ha preso tutte le nostre vie: condividere con Lui è una gioia paradossale, come sempre il Vangelo. Lo stesso vale per il sacrificio: il segreto per attraversarlo è pensare al piacere di Gesù, nel riceverlo in dono. Il regno dei cieli non è il mondo: più chiaro di così…

Senza fine

Bisogna ricordare alle persone che Gesù le ama, farglielo capire in tutti i modi. Poi sarà Lui a scavare in loro, a conquistarle, come ha fatto con Saulo: è duro per te – gli disse – recalcitrare al pungolo. Dio sa conquistare i timidi, i ribelli, gli orgogliosi.
Si deve comprendere, come rammenta il Cristo alla Bossis, che lo scopo non risiede in questa vita: non gli bastano questi anni per amarci, ci vuole per l’eternità. L’esistenza terrena è solo un mezzo per accedere all’amore senza fine.

Gloria

Tutto quello che facciamo per Gesù, a sua gloria, torna a nostro vantaggio. Ci vuole poco per sperimentarlo. I veri esercizi spirituali sono quelli che dimostrano questa verità fondamentale. L’uomo e la donna sono creati per la gloria di Dio: tutto ciò che procede in questa direzione è bene, pace, felicità del loro essere.

Il fine

Desideriamo essere felici, ci arrampichiamo sugli specchi per venirne a capo, per capire come, quando e perché. La risposta giusta la scartiamo per principio, quasi fosse una trappola per topi, una bugia dei preti, una falsa prospettiva. Pensiamola come vogliamo, ma la soluzione è quella: più amiamo Gesù, più siamo felici. Per questo nasciamo, e questo soltanto ci realizza. È il fine per antonomasia, e fuori di esso c’è solo tristezza, prima o poi.

Nulla ti turbi

Nulla ti turbi, nulla ti spaventi. Diceva bene Teresa la grande, con la sua intuizione tutta femminile. Mi sono accorto che due degli articoli che avevo programmato sono stati cancellati. Chi sarà stato? Il nuovo editor, con cui devo prendere ancora confidenza? Un hacker, che non ha niente di meglio da fare che perdere tempo nella bacheca di WordPress? Poi ti ricordi di Gesù, dell’annuncio evangelico di pensare soltanto a quello che rimane, al convincersi una volta per tutte che il mondo, coi suoi mille desideri, è una trappola destinata a diventare ruggine e a sparire. E allora anch’io dico con Teresa: nulla ti turbi, nulla ti spaventi. Pensa solamente a ciò che è eterno.

Il mantello

Gesù può darci Tutto, ma la gioia ha senso se riconosciamo che è un regalo, se lo amiamo di più, se capiamo che Lui “non è mai alla fine dei suoi doni”, come dice alla Bossis. Non potremo immaginare, sulla terra, quale sia la grandezza del suo amore; lo vedremo di là. Qui possiamo nasconderci nel mantello delle sue virtù, finché il Padre, in noi, non vedrà che Lui.

Il bel paradosso

Gesù tappa le nostre falle, reintegra quello che abbiamo perso per negligenza o per inettitudine. Solo Lui può soddisfarci, saziare la nostra fame; per questo dovremmo orientare verso di Lui l’energia dei desideri e la domanda di vita che urge nell’intimo come una libera necessità: è il paradosso dell’avventura umana, diventare ciò che già si è.

Aspettative


Dobbiamo attenderci di più, siamo troppo poveri nelle aspettative, l’amore infinito del Cristo sa darci quello che non immaginiamo. È così che aumenta la fede: aspettandoci di più. È un cammino che non sarà interrotto dalla morte: anche in quel momento sarà Lui ad aiutarci; e non ammette che abbiamo paura. Temere sarebbe per Lui un’offesa, una grave mancanza di fiducia.

Pensarsi

Gesù ci aspetta: sta nel tabernacolo, solo e orante, e attende il nostro arrivo. Se capissimo questo! Non potremmo resistere un istante senza pronunciarne  il Nome, senza pensare a una sua qualità, senza, insomma, renderlo presente. Noi pensiamo a Lui, Lui pensa a noi: questa è la Vita.

Gusti


Lui è nostro e noi siamo suoi: non dobbiamo temere di esagerare nell’amore. Gesù fa di tutto per fondersi con noi; nei racconti degli evangelisti troviamo certamente ciò che nel Maestro risponde, addirittura, ai nostri gusti, alle nostre inclinazioni: la gloria, l’umiltà, l’abnegazione, la misericordia, lo zelo, la preghiera. Il Cristo raccomanda alla Bossis di prendere, al mattino, un brano di Vangelo e di portarlo con sé nella giornata: diventerà la chiave  dell’imitazione, il perfezionamento dell’intimità. Lui è nostro, e noi siamo suoi.

Follie


Gesù è folle d’amore, su questo non ci piove. O forse pioveva quel giorno, sul Calvario, chi lo sa. La pioggia lava il dolore, purifica come l’acqua del battesimo, in cui siamo abilitati alla stessa follia, a compiere ogni atto, a lasciare che ogni battito del cuore si succeda, a disporsi ad accogliere pensieri e sentimenti con l’identica nota, l’unica motivazione: l’amore. È più dolce vivere per l’altro, per il nostro Dio che per sé stessi. Una mattina ti alzi e lo capisci. Allora tutto cambia, la vita diventa un’altra cosa.

L’Uomo-Dio

sdr


Per tanto tempo ho pensato che il discepolo che Gesù amava non fosse san Giovanni, ma mi sono ricreduto. Solo chi ha messo il capo sul cuore di Gesù può aver avuto intuizioni profonde come lui. Solo lui può aver capito che l’impossibile, in noi, lo fa il nostro Salvatore: i sacrifici che ci inquietano, le parole che perdiamo, l’attenzione che sfugge, tutto è assunto da Lui, che lo compie, lo completa, lo trasforma. Al discepolo amato da Gesù chiediamo di poter sperimentare la stessa, feconda intimità con l’Uomo-Dio.