Cantare

Cantare andando al sacrificio: così ha fatto Gesù. Uscendo dalla cena, aveva intonato il grande hallel: “il suo amore è per sempre” . È la gioia di Dio la nostra forza, e non dobbiamo temere di attingervi più che possiamo, non preoccupandoci mai di chiedere troppo. Dio non si lascia superare in generosità, diceva sempre don Mario. E quanto aveva ragione.

La nostra fede

Immaginare l’amore, il Padre, nelle sue infinite sfumature, che sono trapelate tramite suo Figlio; scoprire nel volto di Gesù quella bontà incommensurabile, pregare perché le anime possano approdarvi, tendere sempre a quel modello, somigliare a Dio, essere uno coi fratelli e le sorelle: questa è la nostra fede. Che ti sembra?

Ho sete

Dobbiamo chiedere la sete: sete di amore. Desiderare senza limiti, perché il desiderio moltiplica se stesso, e crea un legame che cresce di continuo: questa è la natura dell’amore. Pensiamo a quanto ci ama il Cristo, lasciamoci toccare dal rimpianto di ricambiarlo così poco. Non si ama mai troppo, e chi più ama, più entra nella vita.

Meglio

La nostra meta è il cielo. Ma non bisogna sottovalutare la vita di quaggiù. Solo che questa ha senso se la viviamo in unione con Cristo, accesi di zelo per la sua Persona. L’anima vive così: l’appartenenza a Dio ci spinge a dare, a non risparmiarci nell’offrire la vita al nostro prossimo. Non è bello rimpiangere: è meglio darsi ancora, fino all’ultimo.

Meriti

Consegnandosi agli uomini, Gesù ha acquistato un’infinità di meriti, a cui possiamo attingere. Il suo tesoro è per noi. Se lo ignoriamo, con sufficienza, disprezzo, noncuranza, non resterà deluso? Quando capiremo che solo in Lui si trova la risposta? Attingiamo con gioia alle sorgenti della salvezza, dice il salmo; portiamo i nostri amici, portiamo tutti alla fonte inesauribile. Chi berrà, si disseterà, e inviterà altri a provare questa gioia.

Piacere e gioia

La gioia viene da Gesù. Il piacere mondano diminuisce l’uomo, la gioia autentica ne aumenta lo zelo, che è il vero segreto della vita. Bisogna chiedere a Dio di dimorare in noi, di essere l’anima delle nostre azioni, di farsi sentire abitualmente: il modo è porre il nome di Gesù davanti a noi, e metterci in cammino.

Nel cassetto

Gesù passa sempre. Siamo così attenti alle cose che ci piacciono, nulla ci sfugge. Abbiamo un’attenzione pronta a rispondere agli appelli, sensibile alle sfumature, disposta a emozionarsi, a piangere, a sorridere. Ma quando passa Gesù, non ce ne accorgiamo. È la questione delle priorità. Il primo comandamento. Anche quello finito nel cassetto, forse nel secchio.

E inoltre

Gesù non ci lascia mai, nemmeno nei momenti più ordinari. Anzi, ama le cose più umili e nascoste. È importante non perdere mai la consapevolezza della sua presenza, richiamarla con brevi preghiere, rinnovare in ogni istante questa intimità. E inoltre, entrarci con gioia, quella che spesso manca.

Nella strada

La folla sembra fatta apposta per dimenticare Dio. L’anonimato è il contrario dell’amore, è la perdita dell’identità. Cercare Gesù nella folla è come riscattarlo da un oblio che lo fa soffrire. Basta il pensiero, si dice: rivolgersi a Lui significa santificare la strada, consacrare la metropolitana.

Passaggio

Cerchiamo di vivere la relazione con Gesù “come se fosse vera”, ma, dice il Cristo alla Bossis, arriva il momento in cui l’immaginazione lascia il posto alla certezza della fede. Che ci sei, che sei qui, che ciò è per me, è al di là di ogni possibile dubbio. Questa è la bellezza che rovescia il mondo, di cui tanto si parla ma che, prima o poi, bisogna vivere.

Eterno è il suo amore

È bene ripeterlo: solo noi possiamo dare a Gesù quel colore, quella tonalità, quella sfumatura irripetibile di amore. Ce la sentiamo di negarglieli? E che ci guadagniamo? Tutto ciò che gli si dà, rimane per sempre, perché eterno è il suo amore, il resto va perduto.

Decidersi

È sulla terra che posso scegliere tra me e Gesù, in cielo non sarà possibile. È qui che posso decidere se pensare a Lui o a me stesso, se vivere per egoismo o per amore. Pensare a Gesù significa entrare in contatto con tutte le sfumature della sua bontà, diventare consapevoli del fatto che è l’unica ragione della vita, lasciarsi raggiungere dalle sue premure. Vederlo in azione nel Vangelo, facendone il criterio della propria vita. Essere per gli altri ciò che Lui è stato, darsi, come Lui si è dato.

Ogni istante

Gesù ha voluto rimanere tra noi, essere preso tra le mani, mangiato, bevuto. Ci ama tanto da non voler far pesare la sua assenza, in questo accordo perfetto fra interno e esterno che è l’Eucaristia. Non gli vogliamo più bene, se pensiamo a questo? Anzi, non lo amiamo di più? Il Corpo e il Sangue di Cristo ci invitano a vivere ogni istante con amore, così come ha vissuto Lui.

Il Tutto e il niente

Vivo per far piacere a Dio o per far piacere a me stesso? È la distanza tra il cielo e la terra, fra il Tutto e il niente, dice il Cristo alla Bossis. Potremmo chiedere aiuto ai santi, agli angeli. Per esempio, a quell’arcangelo potente che è Gabriele: aiutami a non servire me stesso, ma a servire Dio, per essere felice e trasmettere agli altri la felicità.

Il potere

Amare gli altri come il nostro corpo, il nostro spirito: questo è il fattore autentico del cambiamento. L’amore fa miracoli. Sorprende. E il potere dei figli di Dio ci viene grazie al mediatore, Gesù Cristo. Chiedendo nel suo nome, siamo sicuri che il Padre ascolterà. Abbiamo in mano armi potenti: le vogliamo usare?

Due campi

L’amore non è mai poca cosa, dice il Cristo alla Bossis: trasfigura tutto, porta la sua luce nell’intera giornata, in ogni incontro. Siamo uniti nell’amore a coloro che già sono in cielo: occorre imparare a fondarsi sui meriti comuni, sentirsi forti di questa energia soccorritrice, creatrice. Gesù semina amore, il diavolo odio: dobbiamo scegliere il campo, come sempre.