Bellezza

Dio è bellezza. La verifica della verità, dunque, è quando affiora sulle la labbra questa esclamazione: che bello! È un impulso primordiale, la sensazione insuperabile dell’anima che, finalmente, respira. Predisponiamoci a questo evento quotidiano, speriamo ardentemente di poter dire, oggi, ora, anche noi: che bello!

Passepartout

Il Cielo comincia qui: lasciandosi amare da Gesù, e riamandolo. Le cose importanti sono semplici, nonostante lo spessore e la complessità. Amore è la parola chiave, come se Dio avesse voluto consegnarci un passepartout, che desse accesso a Lui in qualunque istante della nostra vita.

Altro da fare

A Dio diamo il minimo, come fossimo a scuola, o al catechismo. Speriamo di cavarcela con poco, di sbarcare il lunario dell’eterno con qualche gesto formale. Povero Cristo: ci prova a chiederci di più, ma quasi sempre è deluso. Figurarsi, abbiamo altro da fare.

Veramente

Gesù vuole che lo amiamo. La sua richiesta non è come le nostre, mosse da un egoismo che pretende, che impone se stesso. Gesù chiede di amarlo perché fa bene a noi. Perché senza questo amore scivoliamo lentamente nella morte. Amiamolo, e troveremo quello che cerchiamo. Veramente.

La Presenza

Se Dio ama, vuol dire che noi, suoi figli, dobbiamo essere sua memoria nel mondo. Le anime del purgatorio soffrono perché non vedono Dio: ciò significa che qui, sulla terra, è questa la cosa più importante. “Voglio vedere Dio”, diceva santa Teresa d’Avila, da bambina. “Vedere Dio in tutto”, raccomandavano i Padri. Ecco il segreto: rinnovare la presenza di Dio, ogni momento, al ritmo del respiro.

Se se ne accorgessero

Siamo distratti, ma Gesù ci attende. È uno specialista dell’attesa: anche quando tutti, perfino una madre o un padre, uno sposo o una sposa, perderebbero, quasi per forza di cose, la pazienza, Lui è lì, che aspetta. I cuori più duri vacillerebbero per un istante, se se ne accorgessero.

Raccoglierci

Perché fare silenzio? Perché raccoglierci? Non dobbiamo mai dimenticare la lezione di Elia, la qol demama daqqa: la voce di silenzio sottile attraverso la quale avviene la comunicazione col Signore. Se escludiamo il silenzio, escludiamo Gesù. Ecco perché dobbiamo amare il raccoglimento, e praticarlo ogni volta che possiamo.

Il sorriso

Il sorriso è importante. Vuole dire: ci sei, ti riconosco, non avere paura. In fondo, viviamo ancora nella giungla. Potremmo dover contenderci, da un momento all’altro, un pezzo di pane, per una improvvisa carestia. Ma se ti sorrido, voglio dire: siamo qui, ora, abbiamo fiducia, nonostante.

La realtà

Vieni, Signore Gesù: è il finale della Bibbia. Evidentemente, è la cosa più importante. Se Lui non ci venisse incontro, saremmo perduti, anche se fatichiamo a concepirlo. Il primo atto da compiere, dunque, è mettersi alla sua presenza, sentirlo vicino ed amorevole. È la realtà. Ma si può vivere anche di illusioni, pensando che sia assente.

Quaggiù

Cosa possiamo offrire a Gesù? Tutto: ogni piccola cosa che viviamo, possiamo porgergliela, come un dono ingenuo, come tra bambini. E cosa siamo, se non piccoli bambini che guardano il mondo stupefatti? Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio. Anzi, cominciano già a vederlo, da quaggiù.

Il servizio

Il servizio, a volte, è faticoso, a volte umiliante. Ti impegni senza risparmiarti, ma nessuno sembra accorgersene, nessun grazie ti raggiunge. Al punto che, andando a svolgerlo, già ti incupisci, già ti sorprende la tristezza. Eppure Gesù identifica il servizio con la gioia: se ne dichiara pieno, e nello stesso tempo si presenta come Colui che serve. Non resta che imparare da Lui, mettersi ogni volta alla sua scuola. E un giorno, pensando al servizio da svolgere, quello stesso servizio che ci rendeva tristi, sorrideremo felici, non sapendo perché.

Noi siamo qui

“Partì per un paese lontano” (Lc 15,13). Nella parabola del Padre misericordioso c’è la definizione più efficace di peccato, che è il campo della distanza da Dio, una tragica divaricazione di cammini. È logico, dunque, che la predicazione di Gesù cominci con l’annuncio contrario: “Il tempo è compiuto, e il regno di Dio è vicino (Mc 1,15). La nostra vita si gioca tutta in questa opposizione tra lontano e vicino. Sta a noi scegliere la collocazione: noi siamo qui.

Passaggio

Gesù è definito come Colui che passò facendo del bene. Sarebbe bello che si dicesse anche di noi: non coloro che sparlarono, ingannarono, ferirono; non coloro che ignorarono, dispezzarono, offesero; ma coloro che passarono facendo del bene. Cessi il male, venga il tuo regno, Signore.

Consolati

Cerchiamo consolazione, da quando siamo nati, come scrive quel genio di Leopardi. Il quale, però, non aveva capito tutto il resto. Ossia che c’è un Dio che ci consola. Non solo, ma che – udite, udite – vuol esser consolato. Lo rivela il Cristo alla Bossis, spiegandole anche il modo: restandogli fedele.

Il segreto

Gesù, nel Vangelo, lo spiega in tutti i modi: il segreto è l’unione, la fiducia. Noi, invece, siamo quelli che diffidano, che partono per un paese lontano, come il figlio prodigo. Salvo ritrovarci, puntualmente, nella carestia. Chissà se prima o poi ci lasceremo convincere. “Riversati in me”, dice il Cristo alla Bossis.

La speranza

Sperare è una cosa seria. Speriamo nel bel tempo, in una giornata fortunata, in un incontro promettente. Ma la speranza in Cristo apre le porte del cielo, lo fa intravedere quaggiù, in mezzo ai dolori e alla tragedie. La vera speranza dà una vista d’aquila, immette su una strada che porta alla meta senza deviazioni.