A modo suo


Gesù è fatto a modo suo. Del resto è Dio. Per esempio, a Lui serve che facciamo il primo passo, poi ci dà tutto. Dovremmo pensare più a Lui che a noi: è il Creatore, ci ama a dismisura. Non entrerà se gli apriamo la porta? Non ci darà ciò che chiede il nostro desiderio più profondo?

E se ci fossero


E se ci fossero cinquanta giusti? Il tentativo di salvare Sodoma, da parte di Abramo, fa pensare. Se ci fossero anche soltanto dieci giusti, non sarebbe distrutta. Bastano pochi santi per salvare una città. Ne è sufficiente un manipolo per cambiare il mondo. Bisogna pregare per i peccatori, perché si convertano, ma anche per i giusti, perché diventino santi, perché il destino della città è legato a loro.

Sbocciare


Fare tutto per la gloria di Dio: fatichiamo a capirlo. Eppure la gloria di Dio, del suo Figlio Gesù, è la radice della gioia. Dio è l’infinito, l’inesauribile, il potente: cosa non potremmo fare se aspirassimo alla santità, che è il motivo per cui è sceso tra noi? Glorifichiamolo sempre e potrà sbocciare, inevitabilmente, il fiore della felicità, la pianta sempreverde della gioia.

Macchie


Il peccato è una macchia volontaria. Se, mangiando l’insalata, uno schizzo d’olio o d’aceto colpisce la camicia, pazienza; ma se m’imbratto apposta, è un gesto di disprezzo verso il bello, il candido, il puro. Custodiamo l’immagine di Dio che siamo, nonostante tutto.

Zaccheo


La grandezza di Zaccheo è nel desiderio: nulla può fermarlo. Salendo sull’albero, si espone al ridicolo: ci rimette la faccia, ma guadagna il Cristo. Desiderarlo così, al punto da dimenticare chi sta intorno, disinteressandosi del giudizio altrui: questa è la lezione memorabile del pubblicano. Per eguagliarlo, invochiamo lo Spirito: scendi in noi, accresci il nostro zelo, donaci il sacro interesse di Zaccheo.

Istruzioni per l’uso


Possiamo contare sulle preghiere altrui, soprattutto di coloro che stanno in paradiso. Il bene, diceva san Tommaso, è diffusivo di sé. Pregare con i santi è un’esperienza da raccomandare urgentemente. E quelli che non pregano che fine faranno? Preghiamo anche per loro: gli sarà chiesto di meno.

Gloria in excelsis


Non si dirà mai abbastanza quanto sia importante il desiderio. Dio guarda a questo, non al risultato. Occorre elevare i desideri, portarli spesso, durante la giornata, a quell’apice che è la gloria di Dio. Siamo nati per questo, e non potremo essere felici finché l’io non sarà stato sfrattato, per avviare l’attività che avrà un successo sicuro: glorificare il Signore e gioire in Lui per sempre.

Il salotto


Abbiamo bisogno di Maria, degli angeli, dei santi per accedere al cospetto di Dio. Quando un bambino entra in salotto, tra gli adulti, bisogna che qualcuno lo presenti. I grandi, allora, gli faranno festa. Il Signore ci accarezza, ci coccola: dobbiamo sperarne i beni più inimmaginabili, perché nessuno ci ama – e ci amerà – così.

Liberi


Siamo liberi. È il segno decisivo dell’essere persona. Chi può impedirmi di consolare Gesù nell’agonia? Nessuno. Posso comprendere il senso del dolore, la gioia del Cristo nell’abbracciare la croce, nell’obbedire al Padre, nel salvare il mondo. Posso donargli la mia libertà. Non sono fredde le catene dell’amore: rendono tutto facile, anche i momenti più duri della vita. Posso provare gratitudine, sono libero. Grazie a Dio, nessuno può impedirmelo.

Una giornata


Un principio di saggezza è vivere ogni giorno come fosse l’ultimo, l’unico. Il risveglio è la nascita. Poi la messa, la prima comunione, le gioie e i dolori della vita. Tutto offerto a Dio, fino alla sera, in cui ci si prepara alla morte, anch’essa a gloria di Dio. Lui ci farà risorgere nel giorno seguente, fino all’incontro decisivo, l’abbraccio senza fine.

Il monte


Dio è un ricco Signore, con uno splendido palazzo in cima a un monte. Invita gli abitanti della valle a risiedere con Lui, ma essi rifiutano di fare la salita. Il padrone del castello è addolorato: propone di collaborare a coloro che accolgono il progetto, e di chiedere aiuto a quelli già arrivati sulla vetta. Quanti si lasceranno convincere, alla fine?

Il Tu


È il tu che libera, ma non un tu qualunque: siamo bravi a imprigionarci vicendevolmente con sistemi sottili, a volte subdoli. È necessario Dio. Non a caso il Pater è la preghiera del Tu, ossia dell’amore. Le prime richieste sono tutte in questo senso: tuo nome, tuo regno, tua volontà. Il pane quotidiano, poi, è il nutrimento d’amore che ci occorre; rimettiamo i debiti per amore di Dio; il male da cui domandiamo di venire affrancati è ogni assenza possibile d’amore. Detto così, il Padre nostro è un’altra cosa.

Evocazioni

da qui

Le persone con cui stiamo bene ricordano che nella vita c’è una presenza che acquieta e che guarisce. Non trovo niente di meglio, per esprimerlo, del testo in cui Agostino d’Ippona dichiara a Dio il suo amore: tardi ti amai, bellezza tanto antica e tanto nuova. È utile rileggerlo, o ascoltarlo.

Ricchezze


Gesù ha sofferto. La passione è il tributo di Dio da cui otteniamo proventi inestimabili, prelevabili in qualunque momento. Ogni dolore, ogni piaga di Cristo, è un tesoro a cui è dato attingere senza restrizioni. La preghiera è potente perché conta su questa ricchezza inesauribile: l’offerta del Figlio, la bontà del Padre. Ci bastano?

La nostra vocazione


Gesù non aveva nulla. Gli fu prestata persino la stanza in cui istituì l’Eucaristia: il padrone ne ha bisogno, fece dire ai discepoli. E la tunica cucita da sua madre? Data anche quella. Il Cristo povero insegna che l’avere conta poco. Dovremmo concentrarci sull’essere, assecondando la nostra vocazione: glorificare Dio e gioire in Lui solo. Il resto lasciamolo ai ricchi, ma impetriamone la conversione, soprattutto se i ricchi siamo noi.

Riposo


Compiamo azioni di ogni tipo; cerchiamo di dar loro consistenza, qualità, valore. Un esempio è il riposo: lo si può sperimentare in molti modi, ma ammettiamo che a volte è più stressante del lavoro. Per i credenti in Cristo c’è un vantaggio: persino qui, ciò che conta, è l’unione con Lui. È l’unico ingrediente che rende straordinaria ogni ricetta, anche quella di un riposo ben fatto.