Quale delle due?

Dio: temerlo o amarlo? Gesù dice a Gabrielle che è giusto temere i Suoi giudizi, la Sua grandezza, la Sua divinità; ma al tempo stesso bisogna sapere che, nella vita, Lui è tutto bontà, misericordia, amore; che lei, dunque, non deve temerlo, sulla terra. Come mettere insieme le due cose? Aveva ragione Jung: la chiave è l’unione degli opposti.

Intelligenti

In fondo, la vita si concentra in questa scelta: vivere per me o per Dio. Così il Cristo alla Bossis. E aggiunge: il Padre e Io aspettiamo la risposta. Se vivo per me, penso di guadagnare qualcosa, e perdo tutto. Se vivo per Gesù, penso di perdere tutto, e guadagno me stesso. Il Vangelo cerca di convincerci di ciò di cui dovremmo convincerci da soli, se fossimo davvero intelligenti.

Lungo il cammino

Se passassimo accanto alla casa di un amico intimo, durante un tragitto, ci fermeremmo. Perché non lo fai con la chiesa che incontri nel cammino? chiede Gesù a Gabrielle; non potrei avere da dirti qualcosa d’importante? È un ragionamento che non fa una grinza. Soprattutto perché il Cristo aggiunge: Io ti amo.

Un anticipo

Sappiamo che il grazie è la preghiera per antonomasia: sarà l’attività del paradiso. Forse per questo Gesù dice a Gabrielle di chiedere aiuto a Maria nel rendimento di grazie, perché in questo troverebbe una grande gioia. Un anticipo di cielo.

Il passato

A volte siamo più realisti del re: ci maceriamo nel ricordo del passato, che appesantisce il cuore. Gesù dice a Gabrielle di evitare questo errore, di gettarsi fiduciosa, così com’è, spontaneamente, tra le Sue braccia, per gustarne la gioia. E aggiunge: posso darti altro?

Pensieri

La vita dipende dai pensieri, dicevano i Padri. Per questo raccomandavano di chiedere sempre: sei dei nostri o sei dell’avversario? Anche il Cristo dice alla Bossis: abbi solo bontà nei tuoi pensieri, i tuoi atti saranno migliori. È quella che il Vangelo chiama vigilanza: la vita dipende dai dettagli, ci vuole molta cura.

Il Padre

Siamo un po’ intimiditi dal Padre. Lo confida Gabrielle a Gesù, il Figlio per antonomasia. Il quale la rassicura: tutto ciò che il Figlio ha fatto, lo ha voluto il Padre. Chi è amico del Figlio, chi lo ama, ama anche il Padre. Notizie che, come un balsamo, scendono nell’anima.

Il pensiero di Cristo

La sindrome di Marta è l’affannarsi per molte cose. È una forma di mondanità. Gesù dice a Gabrielle di prestare attenzione a questo rischio, di non tornare al mondo se diventa mondana, perché non avrebbe più il Suo pensiero. Noi abbiamo il pensiero di Cristo, scriveva san Paolo, che aveva capito molte cose.

Semplice

Gesù insiste molto con Gabrielle sul fatto di rivolgersi a Lui in semplicità. Pensiamo, spesso, di doverlo fare con un linguaggio mediato, in forme preconfezionate. Ci convinceremo del contrario, prima o poi: Gesù tiene più di quanto immaginiamo al nostro affetto.

Il Centro

Gesù vuole l’escusiva: nessuno deve fargli ombra. Che pretese, potremmo obiettare. In realtà, solo se il centro della persona è Lui la nostra vita ha un senso. Altrimenti, saremmo nel paese lontano in cui il figlio prodigo sperimenta la carestia e la solitudine.

Il cammino

Il Cristo rivolge alla Bossis la domanda delle domande: mi ami tu? Il cammino dell’uomo porta a questo: desiderare Dio. Lottare contro i vizi, attaccare i difetti, combattere ogni giorno la buona battaglia della fede, permette di approdare al porto sospirato: amare Gesù, vivere di Lui.