Fausto Carratù, L’immaterialismo scientifico della fisica del Novecento

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Fausto Carratù, col suo libro Non ci posso credere… L’immaterialismo scientifico della fisica del Novecento, dimostra di essere uno dei pochi interpreti al mondo capaci di rendere comprensibili le scoperte della fisica quantistica ai profani. Qui sotto riportiamo il testo inserito nei risvolti di copertina. Coltiveremo questa preziosa collaborazione.

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Col Novecento scendono dal trono millenario il fondamentale principio di non contraddizione e la relazione causa-effetto ereditati dalla grande Grecia, escono di scena certezza ed inoppugnabilità che hanno sempre contraddistinto la scienza, escono di scena tempo e spazio assoluti, con la disgregante relativizzazione di entrambi, esce di scena quella materia che ha sostanziato di sé la più dilagante ideologia del secolo, esce di scena l’universo come entità unica ed immutabile, esce di scena il predominio della geometria euclidea e dello spazio piano tradizionalmente concepito, esce di scena l’etere che riempiva l’universo, escono di scena la fede estrema nello sperimentalismo e la plurisecolare diffidenza verso la capacità deduttiva della mente, esce di scena ogni presunzione di obiettività ed ogni autonomia tra osservatore ed osservato, tra uomo e natura, tra scienziato e fenomeno, esce infine di scena quel vuoto che con la impossibilità ontologica del nulla aveva vissuto la geniale anticipazione parmenidea. Continua a leggere

Inerzia #9: il piano inclinato di Galileo

di Antonio Sparzani

Galileo opere

Non si può riprendere il discorso che avevamo interrotto qui  a proposito di Newton senza soffermarsi sull’opera di Galileo (Pisa 1564 – Arcetri 1642), che ebbe l’onere – e soprattutto l’onore – di prestare il suo nome, presso i posteri, al cosiddetto principio d’inerzia.

Se Galileo abbia o no formulato completamente il principio d’inerzia, quello poi ufficializzato da Newton nei Principia, è stata materia di ampie e contrastanti discussioni. Le interpretazioni della sua opera sono state davvero molteplici nella storia del pensiero occidentale, da Koyré a Duhem, da De Santillana a Koestler, da Maier a Geymonat, da Drake a Feyerabend e a Barbour. Per non dire poi dell’evoluzione della riflessione galileiana dagli scritti giovanili ai Discorsi.

Io qui vorrei darvi conto di un momento particolarmente felice del suo argomentare, Continua a leggere

Inerzia #8: un salto decisivo – Guglielmo di Occam

di Antonio Sparzani

William of Ockham

William of Ockham

Pluralitas non est ponenda sine necessitate
William of Ockham

Se volessimo azzardare un riassuntino delle puntate precedenti, potremmo dire che fino a questo punto, le ragioni che sono state addotte per spiegare, per dar conto, del fatto che quando la mano lancia un sasso questo continua, invece di cadere subito verso terra, in una traiettoria in un primo tempo orizzontale, o addirittura verso l’alto, consistevano, con varie sfumature, nell’ipotizzare o un’azione del mezzo interposto (l’aria) o invece qualcosa che viene trasmesso dal proiciente – la mano – al proietto – il sasso –, qualcosa che assume vari nomi e che con varie modalità si trasmette dalla mano al sasso.
Voi vi immaginate che chi abbia risolto poi definitivamente il problema siano stati Galileo e Newton, ma la storia è sempre più articolata e complicata delle versioni che vanno per la maggiore. E, come già ho avuto modo di dire, le idee che a un certo punto sembra spuntino fuori dal nulla come funghi, o come fiori nel deserto, in realtà hanno sempre origini più lontane, ci sono dei “precursori” spesso inaspettati. E così oggi vi presento un illustre precursore, William of Ockham, spesso italianizzato in Guglielmo di Occam. Eccolo a voi. Continua a leggere

Inerzia #7: L’ impetus

di Antonio Sparzani

Giovanni Buridano

Giovanni Buridano


Nell’Europa del Medioevo il problema del moto dei proietti viene dibattuto, in varie forme e da diversi studiosi. Si possono raggruppare le posizioni assunte in due filoni principali, il primo dei quali, assolutamente maggioritario, è quello di cui parlerò qui, considerando le posizioni dei fisici parigini. L’altro, di cui scriverò nella prossima puntata, fa capo alle posizioni di Petrus Johannis Olivi, e soprattutto del francescano inglese William of Ockham; filone forse minoritario ma di straordinario interesse, almeno se osservato nel solo modo in cui noi possiamo osservare, con il senno del poi.

Vi ho già raccontato che il primo distacco dalle posizioni aristoteliche è consistito nell’assumere che il proseguimento del moto di un proietto (sasso) dopo il distacco dal proiciente (mano) sia causato da un qualche cosa che è stato impresso, o immesso, o comunicato al proietto all’atto del distacco. Continua a leggere

Inerzia #6: l’ambiente arabo e il grande Avicenna

di Antonio Sparzani

statua di Avicenna nell'Ufficio delle Nazioni Unite a Vienna

statua di Avicenna nell’Ufficio delle Nazioni Unite a Vienna

Nel prologo generale ai Racconti di Canterbury che Geoffrey Chaucer, una volta smesso il mestiere di controllore delle dogane, scrive nel 1387, viene presentato, tra i variopinti personaggi che formeranno la compagnia di pellegrini che durante il viaggio a Canterbury raccontano i racconti, un Doctour of Phisyk, un dottore in medicina cioè (ricordo che ancor oggi, in inglese, physician è il medico, non il fisico), esperto di ogni arte di guarigione e attento anche alla propria salute, grazie ad una dieta “nutriente e digeribile”. Per comprovare la sua dottrina, Chaucer non esita ad elencare i maestri che “ben conosceva”, il cui repertorio suona così: Continua a leggere

Inerzia #5: La rottura di Giovanni Filopono.

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Chi disputa allegando l’autorità, non adopra lo ‘ngegno,
ma più tosto la memoria.
(Leonardo da Vinci)

Torniamo ancora indietro, perché il sentiero sul quale desidero condurvi è tortuoso assai, come tutti i sentieri che in qualche modo inseguono il filo della conoscenza che la nostra specie crede di accumulare un po’ alla volta sul mondo che la circonda. E invece è assai raro che davvero accumuli, il più delle volte cambia, trasforma, raffina, abbandona e rinnova completamente. Vorrei farvi tornare alla prima vera rottura nella riflessione su questa faccenda dell’inerzia, tradotta in questi termini: perché i proietti continuano ad andare avanti anche quando li lasciamo e non toccano più la nostra mano? Voglio dire la prima vera rottura rispetto alla dottrina aristotelica che per secoli nessuno si sognò di contestare. Continua a leggere

Inerzia 4: un passo indietro: Giordano Bruno

di Antonio Sparzani

Statua di Giordano Bruno in piazza Campo dei Fiori a Roma

Statua di Giordano Bruno in piazza Campo dei Fiori a Roma

Non corriamo troppo. Con inerzia 3 eravamo arrivati con un balzo a Newton, ma meglio è procedere più adagio e indagare più da vicino che cosa spinse gli scienziati o, per meglio dire, i filosofi naturali, a promuovere faticosamente un simile allargamento dell’idea d’inerzia; qual era il problema che li assillava e che non aveva alcuna chiara soluzione?

Il problema era molto semplice e, si direbbe, di un candore disarmante: se prendiamo in mano un sasso e lo lanciamo, perché mai il sasso, dopo che la nostra mano l’ha abbandonato, continua a muoversi e, così sembra, in un modo che certamente è influenzato dalla sua storia precedente, cioè dal fatto che la nostra mano l’ha portato fino a un certo punto nell’aria, e in una certa direzione? Perché cioè, dal momento in cui la nostra mano lo lascia andare, e perde ogni contatto con esso, il sasso non cade verticalmente fino al suolo, Continua a leggere

Inerzia 3: un salto di due millenni

di Antonio Sparzani

Sesto Empirico
Vi raccontavo, nell’iniziare questi discorsi sull’inerzia, che un modo per caratterizzare la rivoluzione, detta comunemente Copernicana, che si verificò nella conoscenza del mondo occidentale nei primi secoli dell’era moderna, è quello di dire che il cambiamento più drastico fu un sostanziale allargamento, nella nascente scienza del moto, dell’idea di inerzia.

Per spiegare questa affermazione dobbiamo riferirci allo studio dei fenomeni naturali, riguardanti oggetti inanimati, e ricordare che per la filosofia antica ciò che va spiegato da una scienza naturale del moto è il moto stesso, di qualsiasi tipo esso sia: qualsiasi moto va spiegato, cioè deve possedere una causa: solo la quiete non richiede spiegazione; quiete e moto sono due estremi, due opposti, essi si escludono a vicenda, come il bianco e il nero, o il bene e il male (paragone da brivido, chissà mai . . .). Continua a leggere

Inerzia 1: come fu che il Sole s’impigrì

di Antonio Sparzani
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Scrive il domenicano lionese Guglielmo Peraldo, (citato nel capitolo dedicato all’accidia del bel libro di C. Casagrande e S. Vecchio, I sette vizi capitali, Einaudi, Torino 2000, p. 90), vissuto intorno alla metà del XIII secolo e autore di uno dei più diffusi manuali medievali di vizi e virtù, la Summa virtutum ac vitiorum, che un grande esempio di operosità è dato innanzitutto dall’universo intero: in particolare dal Sole, che ogni giorno viaggia da Oriente a Occidente, e ogni notte torna indietro, non concedendosi mai un momento di riposo né in estate né in inverno, senza peraltro aspettarsi alcuna remunerazione per il suo lavoro. Un simile esempio deve indurre – secondo Peraldo – a rendere il vizio dell’accidia sommamente esecrabile. Continua a leggere

Una risposta di Einstein su pensiero e linguaggio

di Antonio Sparzani
Jacques Salomon Hadamard

Nel 1945 Jacques Salomon Hadamard (1865―1963) pubblicò, dopo una lunga e assai prolifica carriera di matematico, come autore di molti notevoli risultati nell’analisi moderna e ormai illustre accademico e membro del Collège de France, un libro dal titolo accattivante: An essay on the psychology of invention in the mathematical field (Princeton Univ. Press ― Hadamard si era rifugiato negli USA durante la guerra ―; trad. it. e cura di B. Sassoli, La psicologia dell’invenzione in campo matematico, Raffaello Cortina, Milano 1993), nel quale si interrogava, con dovizia di esempi di situazioni e di illustri ricercatori, sui meccanismi psicologici che presiedono alla scoperta e al “progresso” nella costruzione di nuove scoperte matematiche. Continua a leggere