INTERVISTA A FRANCESCO DALESSANDRO (di Carmelo Pinto) (seconda parte)

(da qui)

– E il riferimento a Sotto il vulcano di Lowry, al quale accenna Gianfranco Palmery nella testimonianza che accompagna la riedizione de L’osservatorio?

Ah, sì… c’è anche quello, il riferimento ai dodici capitoli di Sotto il vulcano, uno dei libri che più amo, insieme a Lord Jim di Conrad.

– Dicci qualcosa di più sulla terza parte di Lezioni di respiro, quella sull’infanzia. Perché quel titolo, La sirena-infanzia, per esempio?

L’infanzia è naturalmente poetica, mitica, perché leggendaria, cioè il più delle volte immaginata; ovvero trasfigurata da una memoria imperfetta perciò fantastica. Nel titolo, l’uso del kenning (che è un procedimento sintattico-retorico tipico dell’antica poesia anglosassone) vuole accentuarne il carattere mitico attraverso il legame con un termine, “sirena” (l’infanzia “sirena del tempo”, secondo Rebora), che nel nostro immaginario rappresenta il fascino dell’inganno o del pericolo e della possibile perdita di sé: tornare all’infanzia non significa regredire fino alle radici della persona? Magari per comprenderne le conseguenze future, le sue prospettive… Continua a leggere

INTERVISTA A FRANCESCO DALESSANDRO (di Carmelo Pinto) (prima parte)

Testo introduttivo di Marino Magliani. Intervista di Carmelo Pinto.

Francesco Dalessandro è nato a Cagnano Amiterno (AQ) nel 1948; dal 1958 vive a Roma. Ha pubblicato: I giorni dei santi di ghiaccio (1983), L’osservatorio (1998), Lezioni di respiro (2003), La salvezza (2006), Ore dorate (2008), Aprile degli anni (2010), Gli anni di cenere (2010). È stato uno dei fondatori e redattori (dal 1984 al 1987) della rivista di letteratura “Arsenale”. Ha tradotto testi di Shakespeare, Marvell, Byron, Keats, Barrett Browning, Hopkins; gli americani Stevens e Rexroth; gli spagnoli Alvarez, Chica, Pujante, Gimferrer, Sanchez Rosillo; dal latino, Giovenale, Orazio, Ligdamo e Sulpicia.

Carmelo Pinto, traduttore e studioso di letteratura latinoamericana ha intervistato per La poesia e lo spirito Francesco Dalessandro. Ne è uscita un’intervista importante e lunga. Al sottoscritto, malgrado le interviste a rate non piacciano, l’idea di dividerla in due parti. Grazie. Continua a leggere

Enzo Campi, “Ipotesi corpo”. Prefazione di Natàlia Castaldi

di Natàlia Castaldi

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Posizioni

(tracce e cancellazioni di un corpo in opera)

La parola «ipotesi», ύπό-ϑεσις,  tesi sottomessa, in questo caso, al corpo, deve essere intesa come una sorta di ricettacolo che contiene in sé almeno altri tre termini: supposizione, sintesi e tesi. Tutte e tre le definizioni (che non definiscono nulla di categorico, ma che si sfiniscono nel reiterare un palinsesto di possibilità) sono sottese al e nel corpo.

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SARI (poesie per la figlia) – di Laura Liberale

“Sari – poesie per la figlia”, Edizioni D’IF, Napoli, 2009, è una breve ed intensa silloge di Laura Liberale, di cui recentemente è uscito per le Ed. Meridiano Zero, il romanzo “Tanatoparty”. I versi, la cui dedicataria è la figlia Sari, sotto l’apparente veste dei versi d’occasione, in realtà formano una sommessa e potente cantata/poemetto creaturale. C’è una naturalezza di canto, in questi testi, che lega la luminosissima miniatura dell’amore materno ad un senso di vertigine e di ignoto, in un equilibrio-armonia frutto di quella battaglia che la poesia sa inevitabile “per dilatare la distanza tra la tua culla e il nulla”. E poi il legame dato dalla compresenza tra il micro ed il macrocosmo, tra il seme e l’albero, tra la minima traccia e l’universo, “l’uno” e “il molto”, la semplicità problematica dell’infinito dentro il finito, una totalità d’affetti nella dimensione della creatura – creata, in fieri ed in atto, che ri/crea la madre medesima. Entrambi in quella lotta -gioco vitale, “a strizzar via la morte / a darvi un senso”.

***

Scaccia l’ape che a te troppo s’avvicina
questa tua ammaccata madre
(una robetta, soltanto un lieve trasalire).
Ma tu non sai, non puoi sapere e non lo devi
quali sciami dentro e la battaglia
per dilatare la distanza fra la tua culla e il nulla.

***

Le volte in cui porto la vita
a spalla come un corpo morto
tu convincimi, amore
col tuo traballante sorriso
che si tratta solamente
di un vecchio bimbo addormentato Continua a leggere

PROGRAMMA DEL MORTO, in “Il commento definitivo” di Jean-Jacques Viton.

il commento definitivo

Vi raccomando caldamente la prima antologia italiana del poeta Jean-Jacques Viton, Il commento definitivo (1984-2008), cura e traduzione di Andrea Inglese (Metauro Edizioni 2009). 

 

Ringrazio qui Andrea Inglese per la gentile concessione dei testi. (f.s)

 

 

 

Da Decollo (Décollage, 1986)

PROGRAMMA DEL MORTO

 

un’enfasi     un naufragio in trompe-l’œil

il posto dell’orlo in un dettaglio di tempesta

il lenzuolo bianco     è l’acqua     la terra     è una schiuma

di relitti     un grande pianoro di cadaveri

un ritorno di storia cucita sopra le palpebre non sotto gli occhi

appena prima degli occhi

ciò che filtra     immancabile     facciata malata dello sguardo

lo sbieco    tra il nervo ottico e l’apparecchiatura della visione

proprio prima della combinazione delle fasce di colore

un nascondiglio iniziale     deformante     protettore

una stazione provvisoria     nell’officina del brain

formula detta del     << è giallo è un’arancia >>

benda sciolta     l’ultravioletto il più lontano

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IMPRONTE SULL’ACQUA di Francesco Marotta. Note di lettura di Ivan Fedeli e Luigi Metropoli

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 [Pubblico qui la prefazione di Ivan Fedeli e la postfazione di Luigi MetropoliImpronte sull’acqua (Sasso Marconi, Le voci della Luna, 2008) di Francesco Marotta, nonché una mia selezione di poesie. Inoltre qui potete leggere altre poesie della raccolta selezionate da Giorgio Morale insieme a un altro testo critico di Luigi Metropoli. f.s.]

 

 

 

Ivan Fedeli, Non sottrarsi al dolore: un sofferto umanesimo, prefazione a Impronte sull’acqua, prefazione a Impronte sull’acqua.

 

Francesco Marotta. Di professione fabbro, levigatore, cesellatore. Se la poesia è magma, materia da plasmare e – proprio per questo – in continuo divenire, nessuno più di Marotta dimostra da tempo di affinare gli strumenti necessari a forgiarla, renderla evoluzione, fabbrica di senso.

     Impronte sull’acqua conferma questa ricerca più che ventennale: ricerca seria, inappagata, fuori dai riflettori della facile comunicazione e necessariamente dotata di forza etica, energia primordiale.

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SCEMPIATI TASSELLI DI UN UNIVERSO IN COSTRUZIONE di Alfonso Lentini

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di Alfonso Lentini

Mi scrivi: “La terra che attraversiamo è in parte raccolta negli specchi della nostra casa. Noi siamo questi specchi, che vanno consumandosi nel viaggio intrapreso. Siamo la loro lucentezza e il loro lento offuscamento”.

(Flavio Ermini, Il moto apparente del sole)

Tagliando idealmente a metà in senso verticale il corpo di un essere umano, notiamo che (in base a quella che viene comunemente definita “simmetria bilaterale”) esso è formato di due parti specularmente identiche.

C’è dunque nel corpo (e forse anche nella natura) degli umani una sottile armatura specchiante, inesauribile fonte di mille diramazioni mitologiche, iconologiche, religiose, filosofiche, fra cui spicca un’allusione al mito dell’Ermafrodito, cioè alla coesistenza del due nell’uno; e alle due nature, femminile e maschile, che solo se fuse insieme conducono a una qualche completezza, per quanto problematica. C’è nei corpi (e forse nella natura umana) questo taglio verticale, questa ferita primigenia: un’interfaccia speculare che ognuno porta celata dentro di sé. Una cerniera che separa, si direbbe. Ma anche una tessitura che “rispecchia” e per questo tende a gettare ponti, riannodare. Come quella dell’orizzonte, è una linea che distacca ma nello stesso tempo congiunge terra e cielo.

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Dall’Arancia Meccanica alla Nuova Epica Italiana – di Danilo PINTO


(Giovanni Cossu, Girella morta, 2008)

 

Danilo Pinto – Dall’Arancia Meccanica alla Nuova Epica Italiana

A Clockwork Orange. Nella parola work
un progresso che diventa destino.
Un solo marciare da Metropolis, come
in pillole un cagnetto sentenziava.
E un altro tizio, che si faceva
chiamare come un eroe di Moby
(non certo il dj pelato, jeez) sparava
a raffica il suo nostalgico, balalaico
“morte al Grande Ripieno.”
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Il premio Féile Filiochta a Francesca Matteoni

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La ex redattrice di Lpels Francesca Matteoni ha vinto la diciannovesima edizione del premio internazionale di poesia Féile Filíochta, promosso dalle biblioteche del Dún Laoghaire-Rathdown County Council in Irlanda, nei pressi di Dublino. Il premio è diretto principalmente ad autori emergenti, è aperto a qualsiasi paese del mondo e si può concorrere per l’inedito di poesia in dieci lingue (Gaelico, Inglese, Italiano, Francese, Polacco, Gaelico Scozzese, Svedese, Gallese, Spagnolo, Tedesco). Continua a leggere

L’azzurra memoria. Poesia 1970-2005 di Luigi Fontanella

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di Giuseppe Panella

Luigi Fontanella, L’azzurra memoria. Poesie 1970-2005, Bergamo, Moretti & Vitali, 2007, pp. 174, euro 11

Si tratta del libro di una vita – un’antologia che parla di un tempo ormai lontano e dell’esistenza trascorsa per approdare alla dimensione significativa di un presente in cui quel passato congruisce con la facilità (e la felicità) del sogno.

Le prime poesie antologizzate sono del 1970-1972 e appartengono a una raccolta (La verifica incerta, Roma, De Luca) che esibisce già la presenza dei temi che contraddistingueranno anche in futuro la poesia di Fontanella: il viaggio come dimensione espressiva della presa di distanza, l’apparizione larvale di un mondo in composizione (o talvolta in decomposizione – quello che successivamente il poeta chiamerà laicamente parusìe), i colori della realtà quale emergenza forte delle forme della Natura in contrapposizione al grigio dell’esperienza puramente culturale. Continua a leggere

Estratto da: Le api migratori, di Andrea Raos

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E’ con grande piacere che pubblico qui un estratto dal poema di Andrea Raos Le api migratori, che io ebbi il privilegio di leggere quando ancora era in formato e-book. Il lavoro è ambizioso e, a mio avviso, molto importante. Auguro ad Andrea il successo e le soddisfazioni che merita. FK.

Andrea Raos, Le api migratori, illustrazioni e copertina di Mattia Paganelli, Salerno, Oèdipus, 2007, € 10.

Il libro è ordinabile scrivendo a oedipus@fastwebnet.it

“La favola delle api” è già apparsa su “Il primo amore”, n. 2, settembre 2007, http://www.ilprimoamore.com/ Continua a leggere

Mattino nella casa bruciata, di Margaret Atwood

657casabruciata.JPGCi sono scrittrici e scrittori che amo visceralmente. Il che significa che leggerli mi provoca geyser non solo mentali o spirituali, ma anche fisici. Il che significa che quando leggo i loro libri mi muovo, cambio spesso posizione (leggo di frequente a letto o seduta davanti al mio Mac), mi alzo, parlo con me stessa a voce alta davanti allo specchio, prendo appunti.
Una delle scrittrici alla quale il mio corpo e tutte le sue membra rispondono come un sol uomo è Margaret Atwood, canadese, classe 1939. Autrice di un romanzo che metterei ai primi posti della mia personale classifica della letteratura distopica, insieme a Mondo nuovo di Aldous Huxley e a I figli degli uomini di P.D. James, ossia: Il racconto dell’ancella.
Qualche tempo fa una rivista letteraria con cui collaboro, Leggendaria, aveva chiesto alle redattrici e ai lettori quale fosse (ammesso che esistesse) il libro che aveva cambiato la loro vita e perché. Io ho risposto, per l’appunto, Il racconto dell’ancella.
Perché quel racconto è la storia di un corpo moribondo che si aggrappa alla vita con tutte le sue forze. E la spunta, contro ogni probabilità, pur continuando a vivere nel dolore, pur rendendosi conto che quella è solo una pallida imitazione della vita.
Dal 1992, anno in cui mi sono imbattuta nell’atwoodiana Ancella, ho fagocitato quasi tutti i libri della Grande Canadese: La donna da mangiare, Occhio di gatto, L’altra Grace, La donna che rubava i mariti, L’assassino cieco, L’ultimo degli uomini.
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Canti dell’Innocenza e dell’Esperienza di William Blake (trad. di Roberto Rossi Testa)

William Blake (1757-1827), poeta visionario e geniale incisore. Portato alla visione estatica, nei Song of Innocence (Canti dell’innocenza) e nei Song of Experience (Canti dell’ esperienza) ricrea, con l’immaginazione stupita di un primitivo, un eden di luce e di bontà che perfino i fanciulli possono apprezzare; nei suoi “libri profetici”, quale The Marriage of Heaven and Hell (Il matrimonio del Cielo e dell’Inferno) il suo genio supera ogni barriera dell’umana percezione.

In lui si riconosce l’erede di Milton, e i simbolisti, i mistici, gli anarchici lo rivendicheranno come loro precursore. Blake, tuttavia, continua a rimanere solitario, nella sua grandiosa ambizione di creare una nuova scala di valori, nella sua ferma fede nell’unità delle cose create, agnello o tigre, uomo bianco o nero.
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Prima trasferta del nostro cenacolo neoumanista camaldolese


Marsilio Ficino, Cristoforo Landino, Angelo Poliziano e Demetrio Chalkondiles in un affresco del Ghirlandaio a S. Maria Novella – Firenze

Quattro giorni di incontri, esposizioni, suggestioni, cocktails tra arte, scienza, musica, teologia e poesia.
29-30 settembre e 6-7 ottobre 2007, Caserma d’Artiglieria di Porta Verona (Peschiera del Garda).

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“I vini dolci non li vuol più nessuno” (Montale, “Satura”)

Sulla presentazione di Album feriale di Maria Pia Quintavalla da parte del critico Luigi Metropoli (7, 9, 2007)
di Giorgio Morale

A conclusione di tutto, Luigi Metropoli confessa:
“E’ stato un caos!”.
“Ma no,” faccio io “nel momento in cui si rappresenta, il caos diventa cosmos”.
Solo dopo avrei capito l’inconsapevole preveggenza contenuta in questa affermazione, il richiamo a La nascita della tragedia di Nietzsche e alla dicotomia apollineo-dionisiaco, che si sarebbe riproposta più volte durante la serata. Continua a leggere

Scusate il ritardo, ma ogni promessa è debito… (e non è finita qui)

Riflessioni a caldo sull’opera di Sebastiano Aglieco, Gennaro Grieco, Danilo Mandolini, Paolo Rabissi, Giovanni Nuscis, Caterina Accardo, Maria Pia Quintavalla.


L’amico poeta – una foto di Salvatore Cacace

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Leopardi: Gran parte degli scrittori non legge

Pensieri su letteratura e poetica dallo Zibaldone

N. N. legge di rado libri moderni; perchè, dice, io veggo che gli antichi a fare un libro mettevano dieci, venti, trent’anni; e i moderni, un mese o due. Ma per leggere, tanto tempo ci vuole a quel libro ch’è opera di trent’anni, quanto a quello ch’è opera di trenta giorni. E la vita, da altra parte, è cortissima alla quantità di libri che si trovano. Onde ec. (17 Gennaio 1829). Continua a leggere

Scorie contemporanee

Scorie contemporanee – Antologia dei poeti de La Gru

testi poetici di Daniele De Angelis, Loris Ferri, Simone Lago, Emiliano Michelini, Davide Nota, Stefano Sanchini e Matteo Zattoni; con una lettera prefatoria di Flavio Santi e un saggio introduttivo di Gianluca Pulsoni.

Scorie contemporanee è il secondo e-book de La Gru, con cui si chiudono definitivamente le attività del quadrimestrale di poesia e realtà fondato ad Ascoli Piceno nel 2005.
Antologia di linea, forse, in quanto pur nella pluralità di modi e toni registra una nuova direzione, già data, già avviata, all’interno del panorama della poesia contemporanea.
Ma anche testimonianza storiografica di quel che ha potuto produrre, a livello di testi, un’esperienza autogestita e periferica quale è stata quella del gruppo raccoltosi per oltre un anno attorno alla rivista La Gru.

E-book scaricabile gratuitamente dal blog Carta Sporca di Davide Nota

http://davidenota.splinder.com/