Il mendicante


Gesù ama più di noi, perché è l’amore. È affamato più di noi, perché in Lui non c’è alcun impedimento o tornaconto. È il motivo per cui ci fa del bene senza che noi ce ne accorgiamo, con una discrezione inconcepibile. Pensiamo alla fortuna, al caso. Ma è stato Lui, il mendicante, Lui che sta alla porta e bussa. Lasciamoci scappare un grazie, se possiamo.

EDUCAZIONE SENTIMENTALE #9

di Giovanni Agnoloni

Pubblico questo racconto oggi 3 ottobre, data di nascita, nel1927, di mio padre Giorgio Agnoloni, che è venuto a mancare lo scorso 8 febbraio. Queste pagine, con la sua presenza silenziosa, attestano quello che il suo spirito sta ancora operando in me e intorno a me.

Veduta di Alleghe con il Monte Civetta sullo sfondo (foto di Alex d.b., da Wikipedia, di pubblico dominio)

“Alleghe & Friends”

Memorie della mia casa buia, immersa nella penombra lunare, nei riflessi blu cinese di un paesaggio che fuori è ormai spento, non fosse che per la luce elettrica dei lampioni.

Notte fonda, col sonno che tarda ad arrivare e qualche idea che chiede urgentemente di esser messa sulla carta.

Ma io vedo quella finestra, da una parte del salotto, e devo almeno andare ad affacciarmi un’ultima volta. Guardo la strada deserta, color marrone, con la scuola media e il suo cortile illuminato da luci giallastre, che sembra una piazza di Berlino Est prima del crollo del Muro. Non passa nessuno, e deve far freddo, anche se siamo ancora all’inizio dell’autunno.

C’è un che di cosmico e di definitivo, in questo paesaggio, quasi che le immagini color pastello dell’ultima ora del giorno si fossero spogliate dei loro abiti, rivelando, sotto, un’anima nuda.

L’onda lunga dei ricordi lontani e dei sapori che mi hanno lasciato in bocca nell’arco di tutta la vita mi aleggia ancora intorno. Sembra che la mia memoria sia pronta a riceverli. Continua a leggere

Dritto al cuore


Aspettiamo tante cose: la laurea, l’amore, la fine del mese. Le nostre attese sono variegate: una partenza, un incontro, il risultato di un’analisi. Eppure, nel Pater, Cristo ha evidenziato l’unica attesa che conti veramente: venga il tuo regno. Questo è il desiderio più profondo, la cui realizzazione possiamo anticipare con la preghiera intensa, la supplica che mira dritto al cuore, sicura di colpire: vieni, vieni, vieni Signore Gesù.

A due


Dio sposa l’anima, se lei lo vuole. Non c’è niente al mondo di più bello di questo. È il motivo per cui il Signore si accontenta anche della buona volontà: il resto lo fa Lui. Quando, da parte nostra, vede l’umiltà attenta, non resiste. E come ci corteggia! Con un ricordo, un pensiero, qualcosa che ci accade. La meraviglia è questa vita a due. Il resto, che conta?

Intervista a Erika Bianchi, autrice del romanzo Il contrario delle lucertole (Giunti)

Erika Bianchi è autrice del libro Il contrario delle lucertole, Giunti 2017. Un libro coraggioso dove si parla di padri che abbandonano i figli, madri che compiono scelte estreme, ragazze dall’esistenza difficile; alcune lottano per ricostruire la propria identità a scapito delle origini, altre affilano le unghie più che possono e finiscono per farsi male. Il romanzo è condotto senza retorica (in cui cadere è facile, quando si parla di come dovrebbe essere una madre, di padri assenti, di anoressia, di disagio) e soprattutto con una sospensione di giudizio necessaria in un periodo in cui sembra che tutti abbiano la Verità, unica e inequivocabile, su tutto lo scibile umano, in tasca.

In fondo all’intervista, la scheda del libro. Grazie a Erika per aver accettato l’invito.

Erika, il tuo romanzo si regge sulle fondamenta della fragilità umana, che detto così sembra un controsenso; in realtà i tuoi personaggi cercano, tutti, a modo loro di riparare le crepe formatesi dopo gli scossoni della vita. È così? Come hai “conosciuto” Lena, Zaro, Isabelle, Marta, Carlo e Cecilia? Cosa hai visto in loro, che doveva essere assolutamente raccontato?
Riparare le crepe dopo i terremoti è ciò che facciamo tutti, continuamente. Le mie storie nascono dai personaggi, nel senso che i personaggi precedono l’idea e lo sviluppo delle vicende narrate. Mi succede di essere “visitata”, dapprima con qualche timidezza, poi con insistenza, da una o più creature di fantasia, con tanto di nome e cognome, caratteristiche fisiche, nazionalità, idiosincrasie, temperamento. I personaggi mi nascono dentro compiuti e pieni di dettagli, testardi e tenaci, e quando l’insistenza si fa prepotenza, e poi assedio, sono costretta a cercare il modo di metterli insieme, a capire come possano incastrarsi l’uno con l’altro nello spazio e nel tempo, a trovare, insomma, una storia che li contenga con agio e verosimiglianza, nel rispetto del loro carattere, età, provenienza, mestiere. Zaro, per esempio, era un meccanico di biciclette toscano, lo era prima che lo collocassi nella storia, anzi la storia è venuta fuori così perché ho dovuto trovare il modo di inquadrare Zaro in un contesto che lo rispettasse e rispecchiasse come personaggio. Zaro era anche il padre eternamente latitante di una figlia cresciuta nel nord della Francia, Isabelle, concepita per sbaglio in una notte di passione con una ragazzina bretone. Perché bretone? Non lo so. I miei personaggi mi tiranneggiano finché non li assecondo, finché non corro a vedere i posti a cui mi raccontano di appartenere, finché non li racconto.

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Il caso


Il caso non esiste. Dio predispone ogni aspetto della vita, anche i più indesiderati, perché impariamo a condividere con Lui non solo la gioia, il benessere, il riposo, ma anche il dolore, la battaglia, la croce. L’impresa è diventare rabdomanti, riconoscere la sua volontà, sentire i suoi passi nel giardino, come Adam, l’uomo prima del peccato. Non ditelo a nessuno, ma il caso non esiste. Solo in pochi crederanno che Cristo è onnipresente, onniprovvidente e onniamante.

Fine dell’estate

di Stefanie Golisch

Posso dire di chi si arrende e di chi non
si arrende mai, del silenzio dopo l’ultima
parola, fatto di carne e cenere, tempo di
ore immobili. Posso dire di quelli che non
si sarebbero mai lasciati e che si lasciarono,
della donna che attende alla finestra,
dell’uomo che gira a vuoto, di chi mente
per essere amato e che nessuno amerà
mai. Posso dire il suono della penultima
parola, la bella dimenticata in un luogo
remoto, la mano che gira la chiave avanti
e indietro, posso dire dell’unghia d’oro di
chi è tornato dalla battaglia salvo e della
bocca che inghiotte pesci vivi, che non sa
perché fa quello che fa

Il quadro è di Fritz Winter

Big bang


Comincio a capire cosa significhi che Dio, i tiepidi, li vomita, com’è scritto nell’Apocalisse. Lui è tutto fiamme, ardori, e dovremmo vergognarci d’essere così privi di passione, di calore. Chiediamoli, viviamo solo per questo: per accenderci, vibrare, vivere del fuoco dello Spirito.

“Via da Sparta” – Intervista a Carlo Menzinger

Testo introduttivo e intervista di Giovanni Agnoloni

Carlo Menzinger di Preussenthal, scrittore nato a Roma ma residente a Firenze, si muove tra ucronia e distopia. L’anno scorso è uscito il primo atto di una serie ucronica intitolata “Via da Sparta”Il sogno del ragno (Porto Seguro editore). In uscita in questi giorni, il sequel Il regno del ragno: domani 29 settembre, il libro verrà presentato in anteprima a “Firenze Libro Aperto” viene presentato (alle ore 16,30 allo stand di Porto Seguro Editore).

In quest’intervista con l’autore, cerchiamo di sviscerare potenzialità derivanti da questi scorci – e incroci – di generi diversi.

Il tuo approccio alla narrativa fonde generi diversi, su tutti la distopia e l’ucronia. Che significato particolare assume la combinazione di ipotesi a-storiche con visioni antiutopiche? In altre parole: immaginare fatti mai accaduti nella storia vera può aprire squarci di comprensione intuitiva sulle non rosee prospettive per la specie umana anche oggi?

Se solo potessi avere abbastanza tempo scriverei libri di ogni genere, ma, in effetti, ucronia e distopia sono spesso presenti nella mia produzione attuale. Massimo Acciai Baggiani nel suo saggio Il Sognatore divergente, di prossima pubblicazione (Porto Seguro Editore), afferma che nei miei libri è spesso presente una vena pessimista. Probabilmente non sono troppo fiducioso sulla capacità del genere umano di migliorare, dunque, anche nel disegnare una realtà alternativa come ho fatto con il ciclo Via da Sparta, gli elementi distopici prevalgono su quelli utopici. Il mio obiettivo scrivendo questa storia era, però, soprattutto quello di mostrare la precarietà delle situazioni storiche, far vedere come il nostro presente non sia il solo possibile, giacché basterebbe pochissimo a mutarlo radicalmente. Via da Sparta insegna che nulla è scontato, che modelli sociali, economici, culturali che diamo per ovvi potrebbero non essersi realizzati per nulla. Dunque, sì, l’ucronia può aiutarci a comprendere meglio il passato e il presente, ma anche il futuro. Farci capire come alcune scelte storiche siano state sbagliate e, magari, aiutarci a non fare nuovi errori domani. Certo, aver scelto una civiltà come quella spartana, per tanti aspetti percepita come negativa, mi è servito a delineare un mondo molto diverso, ma anche molto distopico, secondo il nostro moderno punto di vista. Tutto è relativo, però. Gli spartani probabilmente inorridirebbero a vedere il nostro modo di vivere. Continua a leggere

La festa


Il Cielo si prepara di qua, lodando, amando. È come allestire una festa, creando l’ambiente, abbellendo la sala, con ghirlande di opere buone e tenerezza. È fare guerra ai pensieri cattivi: l’egoismo, dice il Cristo alla Bossis, è credersi un dio. Lui, che era Dio, ha pensato solo al Padre e a noi. Vale la pena unirsi in questa impresa.

Histoire des madeleines

di Stefanie Golisch

Histoire des madeleines

Longtemps, je me suis couché de bonne heure.
Marcel Proust, A la recherche du temps perdu

Di che cosa si ricordano le madeleines
offerte da Lidl in occasione della
settimana francese? Che gusto di tempi
remoti evocano quando si sciolgono in
bocca del cliente senza qualità? Il secolo
è di guerra e pace. Un lui ama una lei
secondo le leggi dell’imperfezione. Sul
bordo del pozzo profondo un rospo attende
pazientemente. Loro conoscono già tutti i
nostri passi

Chiesa militante


I santi, in paradiso, glorificano Dio; glorificare sulla terra è cominciare a essere nel Cielo. Bisogna unirsi ai santi per esaltare, alle anime del purgatorio per purificarsi, ai santi sulla terra per combattere. Siamo la Chiesa militante: crediamo per coloro che non credono, amiamo per coloro che non amano. Salvare un’anima è l’impresa più importante.

La famiglia di Dio


Senza Gesù non possiamo far nulla. Per questo ci invita a chiedere lo Spirito Santo, che santifica anche noi. Se mostriamo la nostra debolezza, il Cristo può agire. E lo fa tramite lo Spirito. Impariamo a invocarlo, senza paura di stancarlo, o di stancarci. Siamo fatti per questo. Per essere santi, per entrare nella famiglia di Dio.

Estive/2

domingo
(foto di Domingo Crisafulli)

*

Meravigliarsi sempre, o ancora,
Dell’esistenza del mondo,
Dopo il temporale
Estivo che scava
E scarruggia, nel fondo.
I lampi, riflessi, ed i tuoni
Riportano a terra, buoni
Buoni.

(20 agosto 2018)
*

A memoria
Capisco ora l’ansia del fine settimana,
Di mio padre, fuggire dalla città, da Messina,
Da un presagio di notte della Storia,
Verso la collina il paese, lo Stretto alla lontana,
Verso la luce la verità della domenica mattina.

(23 agosto 2018)

*

Dai panorami degli alti cimiteri
Si semina bellezza duratura,
La coltivano i morti come ieri,
Per occhi e mani, ai vivi, a trovatura.

(26 agosto 2018)

*

Alle madri piace cumulare l’eterno
Delle cose, stilo, paloggio o blusa verde,
Fra tanto passato superano ogni inverno,
All’eleganza del chiaro giorno,
Alla vita che non si perde.

(27 agosto 2018)

*

Restiamo, in certi
Luoghi antichi, sorpresi
Di non esser morti,
Nella finzione del mondo d’esser vivi,
E almeno fosse per raddrizzar due torti,
O spesi a persuadere quegli altri,
Gli scaltri, i più cattivi.

(3 settembre 2018)

*

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Volontà


Se amiamo, non dobbiamo temere nulla da Gesù. Lodiamo la Trinità, da cui tutto proviene, ringraziamo per le minime cose, domandiamo e chiediamo perdono. Preghiamo, anche se viene da fuggire, anche avvertendo un cuore arido: Dio guarda l’intenzione, come un Padre che spia il respiro del bambino.

Un cero


Siamo candele che hanno bisogno di venire accese. Troppe volte ci ritroviamo spenti e cerchiamo di far luce da soli, ingannandoci con scuse sempre nuove: se farò questo, brillerò. Ma c’è un solo modo per brillare: accendersi a Cristo. Proprio “come un cero a un altro cero”, Gesù dice alla Bossis.

Somiglianza


I padri sono felici quando si dice loro che i figli gli assomigliano; così è per Gesù, se cominciamo a essergli simili. Pensiamo al suo amore, liberiamo la fede, la speranza. Liberiamo la Verità che è in ciascuno di noi. Solo così possiamo essere felici.

SUL TAMBURO n.77: Marco Fagioli – Stefano Lanuzza, “Marginalia intorno a Louis-Ferdinand Céline”

Marco Fagioli – Stefano Lanuzza, Marginalia intorno a Louis-Ferdinand Céline, Firenze, AION Edizioni, 2018

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di Giuseppe Panella*

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Non sono certo marginali i problemi, le connessioni e i rapporti intellettuali e letterari sollevati da Fagioli e Lanuzza a proposito dell’opera di Louis-Ferdinand Céline, soprattutto rispetto ai suoi scritti più controversi e combattuti come le Bagatelles pour une massacre o i romanzi “autobiografici” del grande scrittore francese. Così come non sono marginali gli interrogativi morali suscitati da questioni ancora scottanti come il “forsennato” antisemitismo di Céline o quelli estetici legati al suo rapporto con le altre arti (la pittura, il cinema, la musica, la canzone).

Céline è ancora tutto un continente letterario e storico da esplorare nonostante la gran quantità di inchiostro versato sulla sua vita e sulla sua opera e la grande battaglia critica e politica combattuta in suo nome. Forse per nessuno degli altri grandi scrittori del Novecento lo schieramento si è diviso in maniera così netta tra chi lo voleva relegato nell’enfer degli scrittori pericolosi e funesti, da evitare o da boicottare (si pensi alla severa quanto infondata condanna di Sartre che pure aveva attinto a piene mani dalla sua proposta letteraria e dal suo laboratorio stilistico) e chi, invece, tendeva a giustificare tutto di lui, ogni suo scritto compresi i pamphlet antisemiti più accesi, in nome della supremazia della scrittura e dello stile. Il fatto è che anche nel caso Céline, anche se ammetto che è molto difficile, bisogna distinguere tra le asprezze dell’uomo e le sue vicende personali e il risultato della sua proposta di scrittura e la sua rivoluzione stilistica.

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