Il Padre

Siamo un po’ intimiditi dal Padre. Lo confida Gabrielle a Gesù, il Figlio per antonomasia. Il quale la rassicura: tutto ciò che il Figlio ha fatto, lo ha voluto il Padre. Chi è amico del Figlio, chi lo ama, ama anche il Padre. Notizie che, come un balsamo, scendono nell’anima.

Ornithology 55. Apollinaire

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Il pavone


Tocca terra con le piume
e sembra, se fa la ruota, più bello
ma in verità mostra implume
il sedere questo uccello.

 

Le paon


En faisant la roue, cet oiseau,
Dont le pennage traîne à terre,
Apparaît encore plus beau,
Mais se découvre le derrière.


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Il pensiero di Cristo

La sindrome di Marta è l’affannarsi per molte cose. È una forma di mondanità. Gesù dice a Gabrielle di prestare attenzione a questo rischio, di non tornare al mondo se diventa mondana, perché non avrebbe più il Suo pensiero. Noi abbiamo il pensiero di Cristo, scriveva san Paolo, che aveva capito molte cose.

La poesia della settimana. Wisława Szymborska

Ad alcuni piace la poesia

Ad alcuni –
cioè non a tutti.
E neppure alla maggioranza, ma alla minoranza.
Senza contare le scuole, dov’è un obbligo,
e i poeti stessi,
ce ne saranno forse due su mille.

Piace –
ma piace anche la pasta in brodo,
piacciono i complimenti e il colore azzurro,
piace una vecchia sciarpa,
piace averla vinta,
piace accarezzare un cane.

La poesia –
ma cos’è mai la poesia?
Più d’una risposta incerta
è stata già data in proposito.
Ma io non lo so, non lo so e mi aggrappo a questo
come all’ancora d’un corrimano.

Wisława Szymborska, Elogio dei sogni, Milano, Corriere della sera, 2011, p. 175.

Semplice

Gesù insiste molto con Gabrielle sul fatto di rivolgersi a Lui in semplicità. Pensiamo, spesso, di doverlo fare con un linguaggio mediato, in forme preconfezionate. Ci convinceremo del contrario, prima o poi: Gesù tiene più di quanto immaginiamo al nostro affetto.

Fuori dal tuo sonno

di Stefanie Golisch

Fuori dal tuo sonno ti ho atteso, eri non laddove pensavo che
fossi, ma nemmeno laddove non pensavo che fossi, sapevo
che non ti avrei trovato da nessuna parte, non aveva senso
continuare ad aspettarti ovunque, ma speravo che un verso
come fuori dal tuo sonno ti avrebbe chiamato in vita, eppure,
mi sono sbagliata, non ci si trova dentro un verso se prima
non ci si trova fuori, laddove, appunto, noi due non ci siamo
mai trovati, a dire la verità, sono stata io ad inventare quella
persona da attendere fuori dal suo sonno, non suona male,
vero? perché fa pensare al sonno come la condizione naturale
del nostro essere uomini, e, se fosse davvero così, se davvero
potessimo essere stanchi senza sentirci in colpa, troppo stanchi
per combattere, per chiacchierare, per chiarire le cose una volta
per tutte, se davvero fosse la stanchezza la cosa più bella di te,
di me, allora forse non avrei atteso invano dentro e fuori dal
tuo, dal mio sonno, non avrebbe avuto nessuna importanza,
saremmo stati insieme così leggeri da non accorgerci
nemmeno

L’immagine è di Fritz Winter

Il Centro

Gesù vuole l’escusiva: nessuno deve fargli ombra. Che pretese, potremmo obiettare. In realtà, solo se il centro della persona è Lui la nostra vita ha un senso. Altrimenti, saremmo nel paese lontano in cui il figlio prodigo sperimenta la carestia e la solitudine.

(misure, attestazioni)

Dover annullare le misure
tutte del tempo, minuti secondi
mesi secoli anni ore settimane,
null’altro rimane
che il nudo tempo primordiale
eterno, senza ritorno,
pesante e insistente macigno
presente, il buio
e il chiarore, il giorno col sole
e la notte, con la luna
o nessuna luce, solo
l’alba del giorno che viene, la sera
la notte e il giorno
seguente.
(15 novembre 2019)

Camminando tra i volti dei tanti,
mio padre, Lillo, il giovane
Massimiliano, nonni, zii,
ciascun compaesano che sorride
o che motteggia, mi rassicura
nel senso del coraggio. Così
la voce corposa e corale
dei morti, una voce
tutta soleggiata, non la immagino,
la certifico, il paesaggio
me la attesta, giuro,
da Ciappazzi alla Montagna, al mare,
alle Calabrie del Continente oscuro.
(24 novembre 2019)

Chi sono io?

Un giorno, tanto tempo fa, incontrai un ragazzo con un quaderno tra le mani. Gli chiesi di poterlo vedere. C’era scritto: chi sono io? Mi colpì molto, al punto che, da allora, la domanda è sempre riaffiorata nel mio cuore. Oggi mi guardo dentro e capisco di essere ciò che, dopo tanti anni, non si è perso: il progetto di Dio su di me, il suo amore indefettibile, le persone che mi ha messo accanto. Comprendo che il peccato è disconoscere questo. Dire: quello che mi hai dato, non lo voglio. Chi sono io? Un dono, fatto e ricevuto. Un dono da donare. Ciò che rimane.

Il cammino

Il Cristo rivolge alla Bossis la domanda delle domande: mi ami tu? Il cammino dell’uomo porta a questo: desiderare Dio. Lottare contro i vizi, attaccare i difetti, combattere ogni giorno la buona battaglia della fede, permette di approdare al porto sospirato: amare Gesù, vivere di Lui.

La poesia della settimana. Roberto Mussapi

La casa

Ho abitato più di una casa
e di ognuna niente è perduto:
la prima in Corso Dante, quando ero bambino
e i pini crescevano sotto masse di neve,
poi Viale degli Angeli, sull’argine del fiume:
di lì mia madre mi vide partire
in automobile, guardando dal balcone
la Terra di Nessuno che mi rapiva,
e poi Valdieri, e nella luce radiosa
Via delle Palme, in Liguria, sul mare,
e Via Marsili 11, a Bologna
dove ho salito infinite scale,
e ora qui a Milano, in Via Mameli.
Di tutte ricordo le voci, i volti, le persone,
l’impercettibile respiro respirato
e trasformato in forma di pensiero
nella memoria che tiene in vita.

Ma solo per poco ognuna di loro
è stata veramente la mia casa,
nel breve tempo in cui mi era straniera,
prima che entrasse in me, con le sue vite.
Io non ho mai davvero abitato una casa,
io sono la casa di ogni casa con loro,
con tutti quelli che la fecero mia,
così presenti che non sono più io,
unico esule in me,
sfrattato dal mio cuore.

Roberto Mussapi, La stoffa dell’ombra e delle cose, Milano, Mondadori, 2007, pp. 74-75.

Di troppo


Pensiamo che ci siano momenti in cui dobbiamo congedare Gesù: se abbiamo, per esempio, un pranzo o una cena con gli amici. Gesù dice a Gabrielle di tenerlo con sé: Lui è stato anche cordiale, conviviale; ha accolto sconosciuti che sono andati via felici, dopo averlo incontrato. Non c’è occasione in cui il Cristo sia di troppo.