Gloria

Tutto quello che facciamo per Gesù, a sua gloria, torna a nostro vantaggio. Ci vuole poco per sperimentarlo. I veri esercizi spirituali sono quelli che dimostrano questa verità fondamentale. L’uomo e la donna sono creati per la gloria di Dio: tutto ciò che procede in questa direzione è bene, pace, felicità del loro essere.

Il fine

Desideriamo essere felici, ci arrampichiamo sugli specchi per venirne a capo, per capire come, quando e perché. La risposta giusta la scartiamo per principio, quasi fosse una trappola per topi, una bugia dei preti, una falsa prospettiva. Pensiamola come vogliamo, ma la soluzione è quella: più amiamo Gesù, più siamo felici. Per questo nasciamo, e questo soltanto ci realizza. È il fine per antonomasia, e fuori di esso c’è solo tristezza, prima o poi.

Per Bernardo Bertolucci, 1941-2018

di Paola Renzetti

Bertolucci


(Immagine: Bernardo Bertolucci con il padre Attilio durante le riprese di
Novecento, girato nel 1975 nelle campagne emiliane)

– Ci racconti il seguito
del Grifasino – fa
Bernardo, e rivolto a Giuseppe
che in silenzio l’interroga: – Il Grifasino
è un asino con le ali, vive nelle grotte
del Groppo Soprano, agli ordini
del Mago Sabino, protettore
dei bambini buoni.
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Nulla ti turbi

Nulla ti turbi, nulla ti spaventi. Diceva bene Teresa la grande, con la sua intuizione tutta femminile. Mi sono accorto che due degli articoli che avevo programmato sono stati cancellati. Chi sarà stato? Il nuovo editor, con cui devo prendere ancora confidenza? Un hacker, che non ha niente di meglio da fare che perdere tempo nella bacheca di WordPress? Poi ti ricordi di Gesù, dell’annuncio evangelico di pensare soltanto a quello che rimane, al convincersi una volta per tutte che il mondo, coi suoi mille desideri, è una trappola destinata a diventare ruggine e a sparire. E allora anch’io dico con Teresa: nulla ti turbi, nulla ti spaventi. Pensa solamente a ciò che è eterno.

Bertolucci, il patriarcato, e “e allora Caravaggio??1?1”

La rete si è abbastanza divisa su Bertolucci. La maggior parte delle persone sono in lutto e non lesinano epiteti molto altisonanti nei confronti del regista, altri lo criticano per quanto successo sul set di “Ultimo Tango a Parigi”, in quella che viene da tutti denominata la “scena del burro”. Ci sono versioni diverse sull’accaduto, dal negazionismo più assoluto (“era una zoccoletta che se l’è andata a cercare, l’hanno pagata, sapeva la scena” e via vomitando) a quelli che “è stato quel burlone di Brando, Bertolucci è innocente!” e via scemando. Sulla questione precipua, non c’è molto da congetturare dato che lo stesso Bertolucci si è espresso chiaramente in proposito. In primo luogo, ammettendo l’accaduto e motivandolo con una giustificazione artistica: voleva che l’attrice mostrasse emozioni reali e non recitasse, perché il tutto fosse più forte (lo stesso principio degli snuff movies). In secondo luogo dichiarando in tempi più recenti che era “dispiaciuto” di non aver chiesto scusa a Maria Schneider per l’accaduto, prima che lei morisse. Continua a leggere

Pamela Petrarolo, un’anima soul tra passato e presente.


Intervista alla cantante Pamela Petrarolo

di Guido Michelone

Molti la ricordano, ancora semplicemente come Pamela, nei panni della cantante dalla voce già matura, nel programma di Gianni Boncompagni “Non è la RAI”, che presentava stuoli di ragazzine come protagoniste in una varietà dove le adolescenti spesso ‘recitavano’ da adulte, non senza qualche bacchettata da parte della critica. Ma in mezzo a tante fanciulle ancora molto acerbe nel ballare o nel recitare, a parte la verve di presentatrice di Ambra Anbgioini (che in seguito dimostrerà eccellente qualità di attrice drammatica), spiccava proprio Pamela Petrarolo, quale vocalist originale. Eccola dunque con un nuovo disco, il terzo della carriera, l’ottimo ‘A metà’, in quest’intervista esclusiva, dove racconta di se medesima con molta franchezza.

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Il mantello

Gesù può darci Tutto, ma la gioia ha senso se riconosciamo che è un regalo, se lo amiamo di più, se capiamo che Lui “non è mai alla fine dei suoi doni”, come dice alla Bossis. Non potremo immaginare, sulla terra, quale sia la grandezza del suo amore; lo vedremo di là. Qui possiamo nasconderci nel mantello delle sue virtù, finché il Padre, in noi, non vedrà che Lui.

Istinto e analogia

di Riccardo Ferrazzi 

La scienza fa continuamente grandi passi avanti, ma i filosofi, i poeti e i ricercatori senza pregiudizi (come pure i ciarlatani e i truffatori), nonché il mai dimenticato “uomo della strada”, continuano a dare grande importanza a strumenti che la scienza considera né più né meno che assurdità.
L’osservazione può svilupparsi in induzione e perfino in intuizione, ma la conoscenza può assumere anche altre forme, difficilmente definibili in termini scientifici eppure pacificamente impiegate nelle nostre attività quotidiane.
Per esempio l’istinto, una facoltà che può andare oltre l’intuizione. Continua a leggere

Il bel paradosso

Gesù tappa le nostre falle, reintegra quello che abbiamo perso per negligenza o per inettitudine. Solo Lui può soddisfarci, saziare la nostra fame; per questo dovremmo orientare verso di Lui l’energia dei desideri e la domanda di vita che urge nell’intimo come una libera necessità: è il paradosso dell’avventura umana, diventare ciò che già si è.

PAOLO CIAMPI, “COSA NE SAI DELLA POLONIA”

Recensione di Giovanni Agnoloni

Paolo Ciampi

Cosa ne sai della Polonia. In bicicletta nella terra degli addii e delle cicogne

Fusta Editore, 2018

Parlare di Polonia per me significa parlare di una seconda casa, sia perché ci ho abitato, sia perché è così che mi sento tutte le volte che ci ritorno. Leggere questo libro di Paolo Ciampi, perciò, ha avuto un significato speciale. Eppure, anche al netto di tutto ciò, è un’opera di grande pregio.

Cosa ne sai della Polonia. In bicicletta nella terra degli addii e delle cicogne non è solo un itinerario cicloturistico tra Varsavia e i laghi e le cittadine della Masuria. Lo definirei piuttosto – senza voler cadere nell’enfasi retorica – un percorso nella memoria, personale dell’autore, sì, ma soprattutto dei luoghi e dei popoli che li hanno abitati.

Fin dalla capitale, Varsavia, che considera un luogo di partenze e di addii, cogliendo un aspetto cruciale della sua storia così ricca di drammi, l’autore inizia un percorso non solo fisico, ma mentale ed emotivo – sulle ruote e a colpi di kayak – lungo le strade e i laghi di una regione primigenia, la Masuria, densa di ricordi ancestrali e di stratificazioni di tracce storiche progressivamente più recenti, passando per le vicissitudini della lunga fase in cui questa parte della Polonia non esisteva più come territorio polacco, ma faceva parte della Prussia. Del resto, tutto il paese, per 123 anni (dal 1795 al 1918) fu cancellato dalla mappa d’Europa, anche se fu in grado di resistere nella cultura, nei libri e nella persistente memoria popolare, salvo poi, dopo una breve stagione di libertà, affondare negli orrori della seconda guerra mondiale e, a seguire, del comunismo sovietico. Continua a leggere

Cenacolo

Sempre, ventiquattrore su ventiquattro, senza intervalli. È questo il criterio della nostra relazione con Gesù: un posare mattone su mattone per la costruzione del Regno; quel mattone che solo noi possiamo mettere. Dare a Gesù, in ogni istante, anche quando sembra di non avere niente, perché dal niente ha creato. E allora, dice il Cristo alla Bossis, faremo parte del cenacolo felice dei suoi servi, dei suoi amici.

L’Appennino, la timidezza di Paola Renzetti

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Io con indosso
come te la timidezza
della gente di montagna…

*

Erbe e bisce

Scoprirò il nome
dell’erba che nasce
quando ritorna la biscia.
Corpo nero sulla strada
perde sangue come te. Continua a leggere

Maria Grazia Insinga, TIRRENIDE

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[Maria Grazia Insinga, in una foto di Monica Lanza]

***

                                                         iancura

il cannibalismo armonia del tutto
nessuna deviazione e solitudine siamo
in tanti non diviso non mediato rituale
eppure una linea formale disegna decodifica
il mondo lo riduce senza riduzione e la linea
dell’orizzonte e delle montagne e del cielo
sono la stessa linea totalmente inventata

*

una realtà altra non riducibile a
un’altra realtà guasterebbe l’offerta
la divisione non esiste e da dove
questo sovrappiù? il sovrappiù
di armonici sarà allora oggetto
di cannibalismo un altro uno ancora
un nulla che intero ingoia l’intero

*

qui non c’è niente che riporta il dire ma
l’essere qui l’essere non è segmentato e
frantumato ma ingoiato e questo è
un atto di cannibalismo Continua a leggere

Solo per amore

Fare tutto per l’unione, sentirsi uno col Padre, il Figlio e lo Spirito nelle più piccole cose: è un esercizio spirituale da non dimenticare. A ogni piccolo sforzo, il Padre corrisponde con una grande grazia: è carità, dunque è impaziente di corrispondere, di venire incontro a noi, poveri figli. Unica accortezza: non fare nulla per paura, ma per amore, solo per amore.

IL BENE E GLI ALTRI di Filippo La Porta

di Massimo Maugeri

I grandi capolavori della letteratura – quelli che oltrepassano la barriera del tempo e dello spazio – continuano a parlarci, a offrirci strumenti che ci consentono di interpretare la realtà che ci circonda e il nostro rapporto con il mondo e con gli altri. La Commedia di Dante rientra senza dubbio tra le opere che offrono suggestioni e stimoli di questo tipo. Lo dimostra Filippo La Porta nell’ambito del suo recente saggio intitolato “Il bene e gli altri. Dante e un’etica per il nuovo millennio” (Bompiani). Il titolo contiene implicitamente una domanda: in che modo è possibile identificare un’etica, nel poema dantesco, che possa trovare applicazione nella nostra contemporaneità? Filippo La Porta fornisce la sua risposta svolgendo un’indagine letteraria sulla Commedia e indirizzandola sui concetti di bene e male / realtà e irrealtà. Continua a leggere

Vivalascuola. Una vita da precari, convegno a Torino

 Il 29 novembre 2018 dalle ore 9,00 alle ore 13,00 presso l’Aula magna del Liceo scientifico “Alessandro Volta”, in Via F. Juvarra, 14, a Torino, si svolgerà il convegno:

Una vita da precari
Riforme pensionistiche, disoccupazione e sotto-occupazione “giovanile”: loro effetti nella società e nella scuola

Oggi l’età media degli insegnanti è di 54 anni: in Italia abbiamo i docenti più vecchi del mondo. Quello che vale per la scuola vale anche per altre categorie di lavoratori: la “riforma Fornero” ha creato una sacca di lavoratori anziani e lasciato in una condizione di precarietà le giovani generazioni. Gli economisti neo-liberisti si ostinano a non vedere nessun legame tra aumento dell’età della pensione e disoccupazione giovanile. È proprio vero? Ne parleremo con l’economista Giovanni Mazzetti e cercheremo di capire dove siano da cercare le ragioni delle riforme pensionistiche che concludono il ciclo della precarietà, condannando la popolazione ad una “vita da precari”, in ogni fase dell’esistenza.

PROGRAMMA Continua a leggere