Miracoli

Dio agisce nella storia, nonostante il parere contrario di certa teologia. Lo dice chiaramente il Cristo alla Bossis, rammentandole una serie di fatti in cui è intervenuto in suo favore. Agisce, ma non forza: ha bisogno del nostro assenso. Solo quando è certo di averlo, opera miracoli.

Poesia italiana del XXI secolo

Biagio Cepollaro è nato a Napoli nel 1959. Poeta e artista visivo, vive a Milano. E’ stato co-fondatore della rivista Baldus (1990-1996) e promotore del Gruppo 93, attualmente redattore della rivista il Verri.  Poesia: Le parole di Eliodora, Forum Quinta generazione, 1984. La trilogia “De requie et natura”: Scribeide, Manni, 1993; Luna persciente, Mancosu,1993 e Fabrica, Zona, 2002. Versi nuovi, Oedipus, 2004; Lavoro da fare (2006), Dot.com Press, 2017. La trilogia “Il poema delle qualità”: Le Qualità, La Camera Verde, 2012;La curva del giorno, L’arcolaio, Forlì 2014 e Al centro dell’inverno, L’arcolaio,2018. Un suo romanzo, La notte dei botti, scritto nel 1997 è uscito nel 2018 con Miraggi.

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Attenzione

Gesù vuole essere ricordato, lungo il giorno: Lui è tutto, il resto è nulla. Raccomanda a Gabrielle di appassionarsi, perché è l’amore che unisce, e non la forza. Si paragona a un uomo che cammina in una città straniera, dove nessuno lo riconosce, nessuno lo saluta. Si potrebbe cominciare da qui: salutarlo con amore, farlo entrare con delicatezza nello spazio della propria attenzione.

Silvano TREVISANI, Le parole finiranno, non l’amore.

Esprime positività e speranza il titolo che Silvano Trevisani ha scelto per il suo libro di poesie di recente uscita da Manni Editori, nella collana Occasioni. Proprio mentre questo tempo, per crescente accelerazione e moltiplicazione mediatica, farebbe temere invece l’esatto contrario: le parole si moltiplicheranno, si ridurrà l’amore. Ma questo libro rivela da subito consapevolezza culturale, storica e generazionale. Continua a leggere

Questo amore

Il Cristo dice alla Bossis di offrire al Padre il Suo sacrificio sulla croce, perché il Padre contempla tutti i tempi nello stesso momento. Cosa non darà vedendo il Figlio morire? Come non risponderà prontamente, Lui che è amore inaudito? Questo amore è adesso, conclude Gesù, lasciandoci un tesoro a cui attingere ogni giorno.

Intervista a Filippo Nicosia, libraio, scrittore

Filippo Nicosia ha iniziato la sua avventura con i libri, che ha sempre amato e “frequentato”, circa dieci anni fa, partendo da Messina, la sua città, con un furgone-libreria itinerante; ha percorso l’Italia, incontrato lettori, autori, appassionati per tanto tempo. Ha aperto poi una (bellissima!) libreria nella città dello Stretto e oggi è anche uno scrittore (di talento) con tre libri pubblicati: Pianissimo. Libri sulla strada (Terre di Mezzo, 2014), Un’invincibile estate (Giunti, 2017) e Come un animale (Mondadori, 2020).

Filippo, come sei arrivato da Leggiu, il furgone di Pianissimo, il tuo progetto da libraio itinerante, a una macchina ridotta ai minimi termini che accompagna il protagonista del tuo romanzo da un punto all’altro della sua vita?
Ci arrivo grazie al tempo. Con Pianissimo ho provato a evidenziare il tempo del viaggio e della lettura, che sono due tempi lunghi, almeno per me. Bisogna accettare che non tutto è semplice e veloce, anzi, mi sembra che ci sia molta ansia, molta fretta, vedo che bisogna fare e avere “tutto e subito” perché poi si invecchia si diventa obsoleti, superati.
Invece, Leggiu, il furgone di Pianissimo, portava tutti i segni dell’età e questa era la sua forza la sua bellezza. Viaggiare con lui a 25km orari mi ha dato la consapevolezza del passare del tempo, della sua ineluttabilità ma anche della sua gioia.
Allo stesso modo la macchina di Andrea, il protagonista del romanzo, che era stata tenuta “come nuova” comincia a vivere nel momento in cui si rompe mostrando di partecipare al tempo. E guarda caso questo piccolo incidente offre l’occasione di un incontro.

Leggendo il romanzo si ha l’impressione che il “te scrittore” sia cambiato rispetto al romanzo d’esordio Un’invincibile estate. Tu ti senti in qualche modo cambiato?
Sì, mi sento cambiato, non perché abbia convinzioni diverse rispetto a quattro anni fa; più che altro credo che ognuno non possa che diventare ciò che è, quindi in qualche modo somiglio ogni giorno di più a me stesso, con i miei pregi e i miei limiti, le mie storture, i miei successi e le mie sconfitte. Quello che posso dire con certezza è che rispetto a quattro anni fa provo un’emozione diversa di fronte alla lingua, alla pagina, sento una responsabilità ma anche una strana leggerezza che potrei riassumere con queste parole di Valery: “Si deve essere leggeri come l’uccello che vola, e non come la piuma”.

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La parola autunno

di Stefanie Golisch

L’autunno è l’uomo dal naso molto lungo che ogni anno, alla fine di settembre, appare nella mia città, per qualche giorno lo vedo di qui e di là, sul ponte romano sopra il Lambro, sotto i portici, seduto su una panchina al parco, poi, a un certo punto, non lo vedo più, la prima volta l’ho visto in stazione, portava con sé due ombrelli e più valigie colorate, camminava senza fretta, potrei chiamarlo il viaggiatore, l’archetipo dell’inquietudine, la mia inquietudine, ma non voglio dargli un nome preciso, lo stavo già aspettando da qualche giorno, ed ecco, lunedì mattina, puntualmente, è apparso, l’ho salutato come si saluta un vecchio conoscente, lui non mi ha risposto, ma so che mi conosce, sa chi sono Continua a leggere

Alla sala giochi – di Alessandra Corbetta

La signora della sala giochi
ha il corpo sformato
come le sagome delle nuvole
sbirciate in coppia dalle spiagge.
I gettoni sono il suo tesoro
in forzieri di flipper e cavalli
immobili se non per finta;
se spari e colpisci ti dà un premio,
l’addio è solo una partita
che ricomincia

[da Alessandra Corbetta, Corpo della gioventù, puntoacapo 2019]

Photo Wikipedia

I due poli

Dobbiamo allargare l’anima, dice il Cristo alla Bossis. Confidare in Lui ma anche saper attendere, sentirsi avvolti nella tenerezza ma anche avventurarsi con coraggio nei tempi lunghi dell’attesa. La Sua vita non è fluita tra i due poli della confidenza e del coraggio, della certezza e dell’attesa?

La luna, il jazz, la poesia

di Guido Michelone

Moon Jazz 

La Luna è sicuramente uno dei temi preferiti della poesia ma anche del jazz, anche solo per essere nominata nei testi delle canzoni divenute standard o interpretate da solisti e big band soprattutto della swing era (e poi ancora dal bebop al cool e tutt’oggi in tanto mainstream). Ma la ‘cosa Luna’ resta anche un profondo riferimento all’intero universo culturale fin dalla remota antichità. Queste brevi riflessioni cercano di ritrovare alcuni legami fra Luna e jazz nel solco di un atteggiamento di poesia che la musica stessa conserva spesso volentieri.

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Il segreto

Gesù dice a Gabrielle che il Suo nemico è il denaro, con il quale le persone credono di riempire la vita, cosa che può fare solo Lui. Per questo bisogna lasciarlo agire, per portare luce. Se ci lasciassimo ispirare, il mondo scoprirebbe il segreto che cerca dovunque, senza mai trovarlo.

Tre poesie per Carmelo Bene

“C.B.” di Matteo Maragna

Come in certe cittadelle desolate nell’Oriente
l’anima sedotta dalla Voce
s’abbandonò al delirio iconoclasta,
il tuo svanire vivendo il casellario dei giorni
fu l’assenza di un grido mai intonato,
una tela non squarciata,
“l’imago” di un affresco che si scrosta
in grazia di uno splendore vano.
Noi mai nati o sempre morti,
noi perfetti nell’arto mutilato,
suturati petti di bellezze incolte,
dimenticati nella sabbia delle strade
che non hanno,
e mai l’avranno un nome d’uomo;
noi graziati da disgrazie ricevute,
noi teatranti di un nonnulla che è visione,
noi ipertrofici poeti, oltre l’alba e l’imbrunire
prigionieri d’un confino,
adoriamo scarse le orme del tuo piede salentino
che in fondo,
non ha mai sfiorato alcuna terra.

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Intervista a Salvatore Ritrovato

In poesia, l’ “io” è sollecitato da più parti: bersagliato da alcuni come spia rossa autoreferenziale, è accolto da altri come passaggio obbligato. All’ “io” tu hai dedicato una poesia, che apre in maniera significativa “La casa dei venti” (Il Vicolo Editore, 2018). Là scrivi: “Non lascia di sé figura né volume, ma un incrocio/ di linee in fuga del paesaggio che lo innerva./ Tante braccia protese a saluto.” L’ “io” di cui parli assomiglia a un territorio aperto, proteso verso l’alterità, non definito da confini, ma attraversato da un reticolo di percorsi. È così? Questo “io” non è in fondo sia il paesaggio che il viaggio stesso? 

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Sergio Calzone. Racconto 4

PIERRE 1_Fontaine de Vaucluse

«Pierre mi tira i sassi!»

In una mattina di maggio che conservava ancora un poco della pungente novità della primavera, una bambina bionda con le trecce e un vestito di cotone bianco a righe orizzontali blu toglieva dall’acqua di una fontana, a una a una, le foglie di platano cadute dopo il vento, prendendole per il picciolo.

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Le cose come stanno

Gesù ha inventato l’Eucaristia per esserci vicino, per rimanere in noi. Vuole l’unità di tutto e tutti e invita a servire questo desiderio, che è il punto cruciale del Suo annuncio. Nell’amore tutto è collegato, diceva Solov’ev: lui ha capito le cose come stanno.

Una poesia di Lidia Calzolari

Si arrabattano gli uomini
ad appoggiare coperchi alle pentole 
a rattoppare strappi al lenzuolo
ad amoreggiare sotto la luna
a stornare debiti  nascosti
come polvere svelta sotto al tappeto.
Si svelano gli uomini
nelle cose piccole e brevi
nel temporeggiare in bagno 
nello scaldarsi le mani nelle tasche 
nel rompere le uova anche fuori dal paniere
come bestie mansuete e irriverenti. 
Si intrappolano gli uomini 
negli occhi degli altri 
a pescare qua e là nell’iride umida
un riflesso d’infinito.
Inciampo nei dettagli della vita
come una sottana lunga
fino ai piedi.
Inciampo sì, ma rido.

[Lidia Calzolari, 20 luglio 2020 / Photo by Manuela Toselli]