84. Domande

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La direzione era evidente: sfoltire il campo dal superfluo, dalla congerie di residui tossici che intasa la vita, e la rende incapace di sentire, di vedere, di gustare. Scoprivamo come l’essere umano fosse una macchina complessa e delicata, dove basta sbagliare un gesto, un movimento, per mandare in tilt il meccanismo. Un tipico esempio era affollare la mente di dubbi, pensieri, domande senza fine, al punto da smarrire il filo che veicola la vita, nell’intrico di ragionamenti mutati ormai in deliri senza senso. Ricordavo sempre, in questi casi, la scena del film “Il labirinto”: bastava dire un no, urlarlo con ferma convinzione, per esorcizzare la maledizione della perdita della propria identità. Era questa la strada da percorrere. Lo diceva anche la nostra Presenza quotidiana, in uno dei messaggi scarni ma potenti: “Voi vi ponete troppe domande. Non fate altro che sovraccaricarvi. Gesù vi offre se stesso e voi lo rifiutate. In Lui troverete la risposta a tutte le vostre domande. Accettatelo!”. Niente di più chiaro. Come chiaro, ormai, era il segreto di un’azione congrua con il nostro ideale e la missione: fare tutto con il cuore, e per amore. Solo così ci inserivamo nella Matrice universale, nella Struttura portante di tutti gli universi possibili, dove vige un’unica Legge, trasmessa da una sola Fonte.

A day in a life

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Sto alla finestra. Non
penso a nulla. Non
attendo. Fumo.
M’illumino e mi
spengo nel ritmo dei
tiri. Sono

Ich stehe am Fenster. Ich
denke an nichts. Ich warte
nicht. Ich rauche. Erleuchte
und erlösche im Rhythmus
der Züge. Ich bin

I’m standing by the window.
Not thinking of anything. Not
waiting. I’m smoking. I light
and lapse in the rhythm of the
drags. I am

Estoy junto a la ventana.
No pienso en nada. No espero
espero. Fumo. Me ilumino y me
apago en el ritmo de las
caladas. Soy

Il bello di un mondo più giusto. Democrazia e nuova legge elettorale, ma non solo.

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L’attuale legge elettorale, pur corretta dalla recente sentenza della Corte costituzionale, lascia ad ogni modo intatto il premio di maggioranza e le due soglie: quella di sbarramento del 3% – che toglie il diritto  di essere rappresentati in Parlamento ad oltre un  milione di cittadini – e quella del 40 % che attribuisce un premio di maggioranza per il quale, in nome di una governabilità comunque mediocre, nei fatti, si scatenano appetiti e mediazioni contrarie sia al buon governo di un paese sia a un corretto compito di rappresentanza. Continua a leggere

Nella tormenta morale di Vladimir Sorokin

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Garin Platon Il’ic è un medico. Ha un compito importante da portare a termine; dovrebbe essere un eroe, come nella migliore tradizione romantica, un eroe carico di un imperativo etico. È diretto a Dolgoe, dove è scoppiata un’epidemia, la boliviana nera. Il dottor Zil’berštejn è già in loco, ha inoculato il vaccino-1, mentre lui deve portare il vaccino-2, assolutamente indispensabile.

Ma come in ogni missione che si rispetti Garin, partito alla mattina da Repišnaja, incontra degli ostacoli – ostacoli, si noti fin da ora, generati delle proprie errate decisioni. Ormai è tardi, la strada normale non è stata percorsa, la cittadina di Zaprudnyj non è stata toccata, e adesso si ritrova in un posto da lupi, nella stazione di posta accanto al villaggio di Dolbešino, “una frazione di dieci case disseminate lontane le une dalle altre”. Un bel guaio perché lì, a causa dell’abbondante neve, il mastro di posta dice che di cavalli statali pronti a partire non ce ne sono. L’unica soluzione è andare a cercare il trasportapane Raspino che con quel tempaccio “sarà rimasto coricato sulla stufa” (come il mitologico eroe Il’ja Muromec che, accovacciato nella sua isba, ci stette per trentatré anni). Continua a leggere

SUL TAMBURO n.32: Simona Lo Iacono, “Le streghe di Lenzavacche”

simona-lo-iacono-le-streghe-di-lenzavaccheSimona Lo Iacono, Le streghe di Lenzavacche, Roma, Edizioni E/O, 2016

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di Giuseppe Panella

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Come può una famiglia di sole donne continuare a perpetuarsi se non fosse composta da streghe la cui attività meritoria (anche se considerata criminale) dura ininterrotta dal 1600? E’ il punto di partenza che scatena la scrittura di Simona Lo Iacono e la spinge a narrare una storia che trae origine in un determinato periodo storico (il 1938, l’anno del massimo consenso tributato al regime fascista in Italia) e si distende diacronicamente a raccontare le vicende di un paese e delle sue abitanti più ostinate e più straordinariamente coerenti nella resistenza al conformismo sempre imperante nella penisola e ai costumi bigotti e reazionari che lo contraddistinguono.

Le streghe di Lenzavacche (in realtà una piccola località nel comune di Noto che qui acquista respiro simbolico e molto più rilevante rispetto alla sua ampiezza topografica quasi a indicare e a prefigurare la lotta contro le prevaricazioni del Potere e la volontà di sconfiggerle sia pure parzialmente) è un romanzo che vuole indicare una strada e proporre delle soluzioni anche se si attiene al registro della narrazione storica di fatti quasi-veri.

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Dieci domande a dieci scrittori-traduttori. Romanzi, serie tv, cinema: Giancarlo De Cataldo

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Magistrato, traduttore, drammaturgo, autore di romanzi di grande successo e di sceneggiature cinematografiche e televisive, Giancarlo De Cataldo è un autore poliedrico vicino, e qui mi riferisco soprattutto alla sua capacità di lavorare con media differenti, più ad esempi americani che nostrani. Raggiunge il successo nel 2002 con Romanzo criminale, ma la sua produzione sterminata (che per esigenze di spazio vi invito a consultare qui) comprende anche moltissimi altri best-seller, l’ultimo, La notte di Roma, scritto a quattro mani con Carlo Bonini ed edito da Einaudi nel 2015. Attento scrutatore del mondo contemporaneo, Giancarlo De Cataldo ha la capacità rara, per chi come lui trae ispirazione dai capitoli più oscuri del nostro presente e del nostro passato, di riuscire a parlarne con lucida competenza ed invidiabile chiarezza.

1) Vorrei partire dall’oggi, e da quello che è successo alle elezioni americane di novembre. In un’intervista del 2009 a proposito del romanzo La forma della paura, che alcuni hanno definito “il primo thriller del mondo post-Bush” (La forma della paura, Giancarlo De Cataldo e Mimmo Rafele, Einaudi, 2009) dichiaravi che “la mitologia della paura ha condizionato fortemente i nostri ultimi anni. Ora però è stato eletto un Presidente americano che parla un linguaggio diverso”. Sono passati sette anni e a Barack Obama è subentrato Donald Trump. L’uscita dalla paura a cui accennavi ha lasciato il posto a scenari forse più angoscianti, perché meno prevedibili. Credi che sia di forme sempre rinnovate di paura che l’umanità senta oggi il bisogno di nutrirsi?

Quella frase andava bene nel 2009, oggi, probabilmente, ha un sapore antico. Naturalmente, né io né Mimmo Rafele potevamo pensare agli sviluppi che il terrorismo avrebbe assunto al tempo dell’Isis. La paura è, effettivamente, un sentimento primordiale, ineludibile, dell’essere umano: ai bambini raccontiamo fiabe terrificanti per insegnare loro l’esistenza dell’elemento numinoso, quella minaccia incombente che tutti finiremo prima o poi per avvertire nel corso dell’esistenza e che affonda radici nella nostra transitorietà. Moriremo tutti, prima o poi, e l’angoscia di morte ci domina. Dobbiamo imparare a conviverci, e usiamo le fiabe per avviare i nostri figli su questo duro sentiero obbligato. Nello stesso tempo, la paura è un formidabile strumento di pressione, potere, governo e ricatto delle coscienze. Chi si ricorda più dell’influenza aviaria, che avrebbe dovuto decimare il genere umano? E chi della mucca pazza? Furono paure reali, concrete, al loro tempo, e incisero sulle nostre abitudini, sul nostro stile di vita, sulla nostra esistenza. Possiamo dunque dire che abbiamo, sì, bisogno della paura, ma che dobbiamo anche imparare a Continua a leggere

Poesia Presente di Beppe Mariano

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CHI È?

È contornato da donne berlusconiane,
coltiva una biondezza da opposizione razziale,
ha la boccuccia a O, a cul di gallina (ma per la verità
quasi tutti i politici hanno le bocche a vocale…).
Si dichiara per l’inquinamento progressivo,
per la libera tortura. È certo:
allargherà Guantanamo a dismisura.
Innalzerà lungo il suo Grande Paese
un muro perimetrale, a misura di quello cinese,
e finirà per incarnare quel che l’ing. Vacca
aveva previsto: il medioevo prossimo venturo.

STULTIFERA NAVIS

Non c’è bisogno che il pensiero
s’inoltri nel cosmo e vi si smarrisca;
è sufficiente raggiungere il fondo marino,
la sua molteplice biodiversità,
perché la presunzione umana
di avere cielo e mare e terra
al proprio servizio, venga meno.
Ci sono voluti secoli per capire questo…

Eppure basta un giorno infausto
per cancellare un secolare progresso.
Basterà il trampismo, incombente
come un terremoto, o una slavina,
il ricercare soltanto l’utile nel fine delle cose
per affrettare delle cose la fine.

da “casadolcecasa, poemetto in sette stanze” di Antonella Bukovaz

antonella

corridoio

Girovagheggi di stanza in stanza e io ti seguo e prendo appunti scatto delle foto guardo con precisione mi perdo con te nel miracolo del ricordo nella dannazione della memoria ogni cosa ingigantisce e occupa tutto il presente prende tutta l’attenzione e la fa sparire e allora galleggio entro negli oggetti nei pensieri lasciati in giro nei desideri dei desideri appesi all’ingresso ma non è un viaggio
non è un viaggio
non è un viaggio Continua a leggere

Intervista di Guido Michelone a Silvia Colasanti

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È imminente il debutto de Le imperdonabili. L’ultima lettera di Etty Hillesum, la nuova composizione di Silvia Colasanti in scena il 26, il 27 e il 30 gennaio, rispettivamente ad Ancona, Macerata e Pesaro, per il circuito ‘Marcheconcerti’, di nuovissima costituzione. In quest’intervista, l’Autrice ci parla di questo lavoro particolarmente legato al mono della poesia femminile, visto con l’occhio e l’orecchio di una donna musicista. Continua a leggere

La grande paura americana

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Il timore di vivere sotto una sorta d’insidiosa, nascosta, feroce dittatura, soprattutto di destra, soprattutto di matrice nazi-fascista, attraversa in maniera discontinua la storia della letteratura americana della seconda metà del secolo scorso.
In un racconto poco conosciuto di BukowskiSvastica, parte dell’edizione americana originale di Storie di ordinaria follia ma mai inserito nelle corrispondenti edizioni italiane, il controverso autore americano narra di Adolf Hitler, mai morto e segretamente trasferitosi negli Stati Uniti, che riesce a sostituirsi al Presidente in carica e a prendere possesso dello Studio Ovale. Distopia lontana dai temi bukowskiani, e di conseguenza oggetto a fasi alterne di feroci critiche o di entusiastiche difese, Svastica trae ispirazione da una delle grandi ossessioni del secolo scorso: ovvero il mancato ritrovamento del cadavere del Führer e la paura mai sopita di un suo ritorno, in prima persona o sotto mentite spoglie, sul palcoscenico della Storia.
Circa trent’anni dopo l’uscita di Svastica, Philip Roth pubblicherà invece Continua a leggere

83. Guerra e Pace

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Ci guardavamo in giro, sperando di trovare qualcuno disposto a mettere in discussione le certezze che del resto, ormai, si sgretolavano da sole. Il mondo, come aveva predetto la beata Emmerich, era diviso in due fazioni: gli esponenti di un buonismo pervicace, pronti a chiudere gli occhi su qualsiasi evidenza, e quelli di un realismo vigile, sensibile a ogni movimento sotterraneo, a ogni vibrazione impercettibile, in un momento in cui sembrava di sentire all’improvviso la terra tremare sotto i piedi e ti chiedevi se fosse un terremoto – l’ennesimo – o una tua impressione soggettiva. Quanti segni ci sarebbero voluti per convincere i cuori? E sarebbero arrivati in tempo?
I segreti confidati ai veggenti riguardavano eventi drammatici, di cui si sarebbe dato annuncio con un breve anticipo sulla manifestazione. Ma allora, probabilmente, sarebbe stato troppo tardi per chi aveva ignorato o schernito qualsiasi avvertimento.
Noi pregavamo assiduamente, ben sapendo che le grazie trasmesse erano ricche e numerose, e sarebbero servite per noi e per coloro che avessero aperto uno spiraglio nella scorza resistente del cinismo, dell’incredulità, dell’apatia. Oppure, al contrario, di quella diffusa frenesia che toglieva il respiro, spingendo alla ricerca affannosa di un piacere, di una conquista effimera, di un’illusione di successo.
A noi interessava solo lo Shalom, la pace promessa da Cristo, il benessere integrale che viene dall’alto e trabocca sul mondo come una fonte inesauribile.

Luigi Maria Corsanico legge Giacomo Leopardi

da qui

Giacomo Leopardi – A Silvia
Canti XXI
(Pisa, 19-20 aprile 1828)

Lettura di Luigi Maria Corsanico

Georg Philipp Telemann
Dal Concerto in sol maggiore per viola, archi e basso continuo

Immagini dei manoscritti dalla Biblioteca Nazionale di Napoli Continua a leggere

ZERO K di Don DeLillo

Zero Kdi Massimo Maugeri 

L’eterna battaglia dell’uomo contro l’ineluttabilità della propria fine. Il tentativo indomito di oltrepassare i limiti. I nuovi scenari offerti dall’evoluzione della scienza e della tecnologia. Sono queste alcune delle tematiche fondamentali trattate in “Zero K” (Einaudi, pagg. 248, euro 19 – Traduzione di Federica Aceto), il nuovo romanzo del maestro della letteratura americana Don DeLillo. Una parola chiave su tutte: criogenesi (o crioconservazione). Continua a leggere

Sempre più vicino, di Raul Montanari

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di Guido Michelone

Arrivato al quattordicesimo romanzo – senza contare racconti, saggi, poesie, drammi sparsi in numerosi altri libri – lo scrittore bergamasco, ma milanese d’adozione, si conferma il talentuoso affabulatore di sempre, in grado di attrarre il lettore dalla prima all’ultima pagina, grazie a meccanismi narratologici via via collaudati quasi alla perfezione. Continua a leggere

Marino Magliani, “Il creolo e la Costa”

marino-magliani-il-creolo-e-la-costaMarino Magliani, Il creolo e la Costa, Fusta editore, 2016, pp.155, € 16

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di Stefano Costa

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C’è qualcosa che nasce dalla penna di Marino Magliani e che riesce sempre, romanzo dopo romanzo, a narrare di uno specifico tassello di mondo: e per uno scrittore qual è Magliani, mi dico, quel mondo è sempre lo stesso, eppure in espansione.

Quest’illusione – quella di abitare un mondo unico e plurale assieme – è generata dalla specificità semantica: luce, solitudine, qualcosa che ha a che fare con il silenzio. Qui, ne Il creolo e la Costa, la semantica del silenzio è stata declinata all’esperienza dell’attraversamento. La figura principe – quella di Manuel Balgrano: il generale che ha dato i natali all’Argentina – è personalità storica e personaggio romanzesco insieme. Dal Nuovo continente al Vecchio, da Buenos Aires a Londra, da Londra a Costa d’Oneglia: l’attraversamento fisico è solo una rotta, niente più.

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