Portare a Dio


Riportare i peccatori a Dio: un bel progetto. Quando cammini, pensa di andarne a prendere uno per condurlo a Me, suggerisce il Cristo alla Bossis. Come convincere i lontani? Lasciando parlare la grazia, che comunica il sapore, l’odore del cielo. Possiamo affascinare solo se in noi, nella settima stanza, dimora l’Amore. Quell’Amore che dimentica di essere Dio pur di donare, e accogliere il dono che gli offriamo.

Frammenti sull’arte. Angelo Andreotti (e Novalis)

 

Nascosto dell'opera_cover

 

1. […] Il nascosto dell’opera molto spesso è nascosto anche al suo autore. Una parte gli può essere rivelata dalla lettura che altri intraprendono. Viene il sospetto che l’opera sia l’insieme di tutte queste letture, oppure ciò che l’autore della sua opera ha lasciato aperto. Continua a leggere

Dimenticare


Che tristezza dev’essere stato Giuda, per Gesù. Lo ha amato così tanto, e ne è stato tradito, con un bacio. Noi siamo chiamati a consolarlo, a portare ristoro al suo cuore di Dio. Le più belle parole d’amore dovremmo serbarle per permettergli di dimenticare un ricordo così doloroso.

Contare


Contare fino a dieci è una bella invenzione. Siamo troppo precipitosi, e così commettiamo tanti errori. Perché non lasciare alla grazia il tempo di fare il suo lavoro? Quanti migliori esiti vedremmo! Potremmo imparare a offrire l’intervallo temporale, approfittarne per rivolgerci a Gesù, con premura e tenerezza. Lui ci aspetta: attende per anni che qualcuno lo degni di un pensiero, di uno sguardo. Ed è attratto irresistibilmente dall’umile che ne invoca la presenza.

Bestiario


di Flavio Almerighi

Bestiario

Ogni parola
ha fondo e superficie,
sangue a ogni luna:
le stagioni ci consegnano
teneri e implumi,
spietati cacciatori
sotto i cieli a venire.

L’unico gabbiano,
molle da uno scoglio
non guarda e dice:
arrenditi! Di me
hai già detto tutto,
fa caldo non mi agitare!

Segue un volo irregolare
di farfalla,
ora non ho tempo
per misurarne il peso.
Il silenzio è oro.
Il vento riverbera
altre voci.

Giaccio, finalmente stanco.
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Non so se mi spiego


Come fa Dio a spiegarsi? Quando Gesù ha detto: vi do la mia carne da mangiare, molti se ne sono andati. Quante volte equivochiamo, fingiamo di non capire o non capiamo le parole di Dio. Ma Lui non si arrende: ha bisogno del nostro povero cuore, proprio com’è.

Il punto di vista di Dio


Gesù ha bisogno di noi, perché ci ama. E ci ama con l’amore di un Dio. Possiamo immaginarlo? Nessuno ci desidera così. Ricambiandolo, avendolo sempre davanti al nostro volto, vedremo tutto attraverso di Lui. Gli occhi di un Dio! Non potremo più tornare indietro, non vorremo nulla di meno del suo punto di vista originale.

I “Mostri di Sicilia” di Ambra Stancampiano

Mostri di Sicilia (Amazon Editore) è il nuovo libro di Ambra Stancampiano, che sarà ufficialmente presentato Sabato 1 Settembre 2018 alle 16,00 al Castello di Milazzo, durante il Dragon Fest.
Come scrive Ambra “Avete mai pensato che Polifemo potesse avere ragione ad arrabbiarsi con Ulisse?
Sapevate che i folletti sono dei gran modaioli e che tengono in particolar modo al loro cappello?
Vi siete mai imbattuti in un sugghiu e nel suo inconfondibile fetore?”

Per conoscere questa e altre meraviglie sulle creature presenti nel piccolo bestiario siculo, splendidamente illustrato da Martina Garzia, Ambra vi aspetta il 1 Settembre alle 16,00 al Castello di Milazzo, nell’area Conferenze del Dragon Fest.

Per l’occasione proponiamo un estratto di questo accattivante e affascinante libro [E.D.L.]

***

Il più giovane dei ciclopi si chiamava Polifemo e ai tempi della strage di Febo Apollo era poco più che un neonato. Non ricordava nulla del padre, ma sapeva dai fratelli che stoltamente si era fidato degli dèi dell’Olimpo e degli umani, e da loro era stato tradito.
A quei tempi i ciclopi vivevano isolati; a nessun uomo con un briciolo di senno sarebbe mai venuta la balzana idea di fare una passeggiata per le loro terre, e così i giganti con un occhio solo coltivavano in pace le uve etnee dal sapore aspro quanto l’astio che provavano per Zeus, pascevano le loro greggi di lana morbida e folta come neanche i capelli di Afrodite, la dèa della bellezza, e si nutrivano di formaggi squisiti, carni fibrose e saporite e vino pungente e difficile da bere tutto d’un fiato, scuro come la terra del vulcano dopo una colata di magma rovente.
Polifemo si annoiava. Avrebbe voluto viaggiare
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Medicine


Signore, da chi andremo? si chiedeva Pietro. E aveva ragione. Ne so qualcosa: quante strade sbagliate, per trovare la Via. Per capire che le altre sono false gioie. Come spiegarlo, come convincere di questa verità? Sono arrivato a una conclusione provvisoria: la guarigione profonda è l’argomento più efficace che ci sia. Se si accorgono che sei guarito, cercheranno la stessa medicina.

Passiamo all’altra riva


Passiamo all’altra riva: Gesù lo dice spesso, nel Vangelo. È un simbolo pregnante del noto cammino dall’io al tu, del percorso bello e faticoso dell’amore. Ma uno sguardo più acuto permette di capire che è anche il simbolo del passaggio ultimo, dell’approdo finale della vita: l’incontro con Cristo, che sarà tutto in tutti. Lo desideriamo? Saltelliamo di gioia, al pensiero, come l’agnello nella valle? Questa è la fede, la fiducia di chi attende un Bene senza pari.

Un giorno di Dio


Gesù chiede alla Bossis di dividere il giorno in tre parti: la mattina col Padre; da mezzogiorno, lasciarsi dare il Figlio, che la sera e la notte la consegna allo Spirito Santo. È una giornata all’insegna della Trinità, che prende sempre più spazio, guida la persona nei pensieri, nelle parole, nelle azioni. C’è qualcosa di meglio? I Padri della Chiesa dicevano che l’uomo abbandona il peccato solo se trova qualcosa di più bello: un giorno tutto di Dio ne è l’esempio più eloquente.

Quale delle due


Chi ha paura di Dio? Di un bambino in una mangiatoia? Di un uomo che offre mani e piedi ai chiodi, disteso su una croce? È così difficile capire che ci ama? Dobbiamo inventarci coincidenze astruse e disconoscere che i doni li fa Lui? Sarebbe più semplice pronunciare la fatidica parola: grazie. Allora saremmo noi stessi, avremmo trovato la nostra identità.

Come quando


Gesù è lo stesso Cristo che è in cielo, quando è qui a ispirarci. A qualcuno, addirittura, appare. È così anche per noi, creature pensate per cominciare a essere ciò che saranno, quando questi vincoli mortali, la complessa eredità del peccato, non avranno più potere: allora vivremo come angeli, figli felici di abitare nella casa del Padre.

Tu sappi che – di Max Ponte

Poesia inedita

Nota dell’autore:  Le parole assumono a volte un’urgenza che non conosce catene. Inoltre la vita è per sua natura fragile. Questa lirica la scrissi qualche mese fa per una raccolta che è in pubblicazione, ma vista l’attualità ho deciso di mandarvela. La migrazione, il naufragio sono qui cronaca e condizione esistenziale per cui “Tu sappi che”, imperativo della presenza ad ogni costo, è una poesia civile e una poesia d’amore allo stesso tempo.

Le scelte di Dio


Dio sceglie. Ha sempre scelto: gli apostoli, gli amici, le persone da guarire. Vogliamo contestarglielo? Tanto sceglie lo stesso. Ognuno di noi ha un ruolo, una funzione, nel suo Progetto d’amore. Da parte nostra, parliamogli della miseria che ci contraddistingue, l’unico possesso certo. Siamo come il povero alla porta del ricco: Lui non mancherà di elargirci i suoi favori. E allora proveremo gioia. Satana ha i suoi rappresentanti, che battono la terra strada per strada; anche Dio li ha: sono coloro che diffondono la gioia.

Dell’amore

da qui

Che se ne fa, Gesù, delle nostre offerte? Siamo ingenui, superstiziosi, illusi? No, Lui vede l’investimento di intelletto, memoria, volontà: apprezza che siano messi al suo servizio. Prende ciò che gli diamo, e lo deposita nel suo tesoro. Ricordate le parole del padrone al servo pigro della nota parabola? Avresti potuto mettere in banca il talento ricevuto: avrei riscosso gli interessi dovuti. Dell’amore non si butta niente, cantava De Gregori.