L’ombra

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Me la ricordo l’ombra di quel Boeing,
che si sforzava d’essere creduta:
è stata come il simbolo del mondo
demoniaco, entrato nell’umano.
Da allora non possiamo più pensare
a una torre staccata da un’aereo.
Ma se il male è il rovescio del tuo bene,
o Cristo, se la torre non può essere
pensata più da sola, quanti voli
dovranno decollare dalla mente
sgretolata dell’uomo, prima ancora
che dimentichi il volto di mefisto.

Grande romanzo americano, di Roberto Saporito

Una cosa che succede quando scrivi un libro è che tieni la morte al suo posto;
l’ideale è continuare ininterrottamente a scrivere.
” (Bernard Malamud)

UNO

Quando apri gli occhi e guardi la sveglia elettronica, la sveglia elettronica è spenta, senza vita. Hai la testa pesante, hai dormito poco e male, hai bevuto troppo ieri sera e adesso non sai che ore sono.
Prendi il cellulare sul comodino, guardi l’ora e urli:
“Cazzo, è tardissimo.”
Ti alzi, accendi la macchinetta del caffè, accendi la televisione, vai in bagno a pisciare. Ti osservi allo specchio: hai avuto giorni migliori, non c’è che dire.
Mentre aspetti che la macchinetta del caffè si scaldi butti l’occhio al televisore e nel televisore c’è una delle Twin Towers che sputa fumo, che sputa fumo esattamente all’altezza del tuo ufficio di rappresentanza, l’ufficio dove tu in questo preciso momento dovresti essere, l’ufficio dal quale vendi e compri opere d’arte dai prezzi impossibili, l’ufficio che è diventato la tua vita, l’unica cosa che fai, l’unica cosa che pensi, l’unica cosa che ti fa alzare la mattina, tutte le mattine, tranne oggi. Continua a leggere

Le parole giuste (Wikileaks)

da qui

Da tempo sapevamo che qualunque cosa si comunichi tra umani, per mezzo o nelle vicinanze di uno strumento tecnologico appropriato, viene raccolto in tabulati consultabili con il minimo sforzo. Telefonare, confidarsi in una mail, è come gridare sulla pubblica piazza. Devi trovare le parole giuste per parlare al tuo nemico anche nel momento in cui ti sfoghi con l’amico del cuore. Nemmeno al centro della catastrofe più inimmaginabile puoi trasmettere un messaggio personale, forse l’ultimo.

L’unica cosa di cui dobbiamo avere paura è la paura

di Stefania Podda

«L’unica cosa di cui dobbiamo avere paura è la paura». La frase è di Franklin D.Roosevelt, la pronunciò nel 1932, era il suo primo discorso da presidente. Arrivava alla Casa Bianca dopo la crisi del ’29, dopo la Grande Depressione, parlava ad un paese mai così povero e disperato, scosso nelle sue certezze più radicate.
Oltre settant’anni dopo, quella frase – e quel clima pur nelle mutate coordinate storiche ed economiche – fa da filo conduttore all’ultimo libro di Loretta Napoleoni e Ronald J.Bee, I numeri del terrore. Perché non dobbiamo avere paura. Napoleoni è un’esperta di terrorismo internazionale, sull’argomento ha già pubblicato Terrorismo spa , Al Zarqawi. Storia e mito di un proletario giordano ed Economia canaglia. Un retroterra di studi che le serve ora per sostenere come la psicosi da attentato che è diventata una costante del mondo post 11 settembre, sia in realtà sproporzionata rispetto alle concrete possibilità che ciò accada.

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Voli pindarici

Essere cieco ha i suoi vantaggi. Quando viaggi in aereo, per esempio, puoi immaginare tutto, mentre il corpo galleggia senza peso nella carlinga traballante, come nei vecchi tram di Roma. Io, poi, sono un vecchio sognatore, passo il tempo a inventare storie sempre nuove, perché la vita è questo, una fucina di storie che germogliano l’una dall’altra, senza mai fermarsi. Neanch’io mi fermo: è un altro dei vantaggi di chi è cieco. Nel mio mondo la noia non esiste: rumori, odori, sono spunti di trame e intrecci sempre nuovi, che prendono corpo nella mente e portano in volo in regioni sconosciute, scenografie che devi costruire nei minimi dettagli, perché il cieco ha l’esigenza di definire e descrivere, come nessun altro, e non può sfuggirgli nulla di ciò che lo circonda. Continua a leggere