17 aprile 2016. Riprendiamoci la sovranità donataci dai nostri padri

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Ciò che caratterizza la democrazia è che la sovranità appartiene (o dovrebbe appartenere) al popolo, invece che a un sovrano e alla sua corte. Così afferma la Costituzione. Ed è come se tutti gli italiani con capacità di voto, una volta ogni tanto, avessero una corona in testa per prendere decisioni importanti.

L’aspetto preoccupante è che pochi sono consapevoli di essere sovrani, anche se solo per il tempo necessario ad esprimere una preferenza di voto su una scheda. Ma ancora più preoccupante è che moltissimi non sappiano  cosa è la Costituzione, come è nata, i diritti e gli obblighi che ci vengono attribuiti, la ragion d’essere degli organi costituzionali, le loro funzioni e i loro limiti. Quanto meno sappiano delle frequenti violazioni o disapplicazioni dei suoi principi e delle sue norme. Della sottrazione di sovranità che i governi e partiti ci hanno riservato soprattutto in questi ultimi anni. Continua a leggere

Il reuccio e il bene che non vediamo

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Eppure era lì per aggiustare le cose, per fare, con equilibrio ed equità, le riforme necessarie e le scelte economiche urgenti, attese dalla maggior parte degli italiani.

Invece il reuccio che fa? Esattamente il contrario, in continuità e in empatia perfetta coi governi di destra, e con la protervia fanfarona dell’innovatore che ripete come un mantra, in ogni occasione, il gran bene che sta facendo per l’Italia e gli italiani. C’è chi gli crede, grazie alle tivù di Stato che lo rincorrono e ne moltiplicano il verbo e l’immagine, come se la favola, a forza di ripeterla, si auto realizzi. A credergli sono innanzitutto i beneficiari delle risorse pubbliche, e quindi, nell’ordine: banche, multinazionali e grandi imprese, lobby professionali, l’ampia corte di politici e alti dirigenti di enti pubblici.

La maggioranza degli italiani ha elevato invece un muro di diffidenza e di aperta contrarietà per la sua politica, e si moltiplicano le manifestazioni e le iniziative nelle piazze contro le scelte del Governo e del Parlamento. Il reuccio non ne ha infatti azzeccata una: la pessima riforma sulla scuola, l’abolizione dell’art. 18 dello statuto dei lavoratori, il rifiuto di modificare la legge Fornero sulle pensioni, la pericolosissima controriforma costituzionale unita all’altrettanto pessima riforma elettorale (italicum), la normativa che consente di estrarre idrocarburi dal sottosuolo marino fino ad esaurimento del giacimento, il Job act come ricetta per l’occupazione, la destinazione di enormi cifre per gli investimenti infrastrutturali a vantaggio delle solite lobby. Continua a leggere