Abbandono

La forza di Dio è la gioia. È qualcosa che il mondo sperimenta raramente. Per questo bisogna affidarsi, compiere il gesto di lasciarsi andare. L’errore è voler fare da soli, la pretesa testarda dell’autosufficienza. Ma la gioia sta dalla parte opposta, nell’abbandono fiducioso.

Finalmente

Ci sentiamo feriti dalla fragilità, spaventati dalla nostra insufficienza. Tendiamo a lasciarci invadere da un sentimento di resa, di scoraggiamento. È questo che vuole il Signore: che ci arrendiamo, che ci abbandoniamo, che diciamo, una volta per tutte e finalmente: pensaci Tu.

Chi abbandona chi


Ci lamentiamo di Dio: ha fatto questo o quello, o non l’ha fatto. Non perdiamo occasione per prendercela con la sorte avversa, confrontandoci con gli altri, nutrendo sentimenti d’invidia, aspirando a stare altrove o altrimenti, ma non qui, non ora. Sospettiamo che Dio si dimentichi di noi, che abbia altro a cui pensare; che preferisca gli altri, tutti gli altri, perché solo a noi le cose vanno male, da molto, troppo tempo, forse da sempre. La mormorazione è un ritornello del popolo eletto, nella Bibbia: la manna è leggera, la carne è pesante, molto meglio le cipolle d’Egitto, i porri, i cocomeri, qualunque altra cosa, ma non questa; il passato, il futuro, ma il presente no: nel presente Dio mi ha abbandonato.
O siamo noi, che abbandoniamo Lui? Sarebbe utile partire da qui, a pensarci bene.