La barba d’oro di Godot, di Augusto Benemeglio

La barba
di Abele Longo

Conosciuto anche con il nome d’arte di Augusto Buono Libero, Augusto Benemeglio nasce a San Buono (Chieti) il 22 agosto 1943. Presto orfano di madre, vivrà a Roma con la nonna paterna mentre il padre, e a cui dedicherà il poemetto Ultimo tramonto in Sudafrica (2008), si trasferisce in Sudafrica. Si arruola in Marina e nel 1977 sbarca in quella che sarà la sua terra elettiva, il Salento, a Gallipoli, città di molti dei suoi libri, come il romanzo L’isola e il leone (1984) e la favola L’isola della luce (1992), oltre che di lavori teatrali come La Santina di Gallipoli (1994). Continua a leggere

Abele LONGO – Reversibilità. Con nota critica di Narda Fattori

ABELE LONGO

Reversibilità

Edizioni ATd’ O – Neobar

I libri si scrivono perché siano letti e vogliono rappresentare uno spaccato del sentire personale in un tempo, in un luogo. Ma la scrittura, Cassandra inascoltata, è multiforme, inafferrabile, sgusciante : fra le dita restano solo frammenti del lungo discorso che la agita; la poesia soprattutto gode di questo statuto di ambiguità, di spregiudicatezza, di salvataggio all’ultimo istante prima della caduta delle lettere sul foglio… e di reversibilità.

La buona poesia, dunque, è un concentrato semantico, talvolta ossimorico, ha visioni nette da analisi al microscopio e altre che trasvolano senza confini  territori estremi, mai  estranei, però.

La reversibilità nasce dalla capacità di farci intendere il senso celato, contrapposto , forse solo immaginato, come la faccia oscura della luna. Continua a leggere

La Versione di Giuseppe – Poeti per don Tonino Bello

In tempi di oblio, di disconoscimento e di distrazione (come del resto in qualunque tempo), ricordare, bene, è un atto di responsabilità e di amore; tanto più le cose buone, che si danno sempre per scontate, compiute da chi è in vita e da chi ha ormai concluso la sua esistenza, come in questo caso. Le parole che ricordano si fanno foglie, calda coperta su l’uomo che non è più. Ricordare è un po’ trattenere la morte, sfidarla, contendere un corpo, un’anima e il suo vissuto per serbarli e trasmetterli fino alla dispersione della voce, di generazione in generazione. Qui, l’uomo che si vuole ricordare, don Tonino Bello, che molto ha fatto, detto e scritto, lo si è voluto appunto coprire con calde foglie; queste belle poesie (scritte da 21 poeti da tutta Italia ispirandosi a La carezza di Dio – Lettera a Giuseppe  -Edizioni La Meridiana, Molfetta, 1997 -, testo in cui don Tonino immagina di dialogare con Giuseppe mentre lavora nella sua bottega) sono appunto foglie cadute lente su un uomo speciale, per una coperta che scaldi la memoria ma senza “coprirlo”; un omaggio, dunque, l’amorevole ostensione d’una esistenza esemplare. gn

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