“C’era (quasi) una volta in Liguria”

Segnalo l’uscita della raccolta di fiabe liguri, a cura di Achille Maccapani e Marino Magliani, dal titolo C’era (quasi) una volta in Liguria (Edizioni Zem), con fiabe di Giorgio Amico, Fabio Beccacini, Bruno Bianchi, Valentina Bosio, Gabriele Virgillito Cassini, Marco Cassini, Chiara Daino, Sira De Guglielmi, Stefano Delfino, Enzo Ferrari, Dino Gambetta, Ino Gazo, Riccardo Gorlero, Raffaella Gozzini, Laura Guglielmi, Mara Pardini, Alberto Pezzini, Giovanna Profumo, Massimo Raineri, Giacomo Revelli, Marco Scullino, Viviana Spada, Aldo Trucco, Maria Pia Viale.

Illustrazioni di: Magda Bernini, Marco Cassini, Tiziana Di Cicco, Monica Di Rocco, Silvia Ferrari, Massimo Galleano, Massimo Gilardi, Libereso Guglielmi, Stefano Gurnari, Ksenja Laginja, Andrea Pisano, Daniela Rossi, Camilla Traldi, Aldo Trucco, Cesare Viel.

La prefazione è mia, e si può leggere qui.

STORIA CONTEMPORANEA n.45: La musica da dentro. Achille Maccapani, “Bacchetta in levare”

Negli anni tra il 1896 e il 1901 (rispettivamente nel 1896, 1897, 1899 e 1901), Anatole France scrisse quattro brevi volumi narrativi (ma dal taglio saggistico e spesso erudito) che intitolò alla fine Storia contemporanea. In essi, attraverso delle scene di vita privata e pubblica del suo tempo, ricostruì in maniera straordinariamente efficace le vicende politiche, culturali, sociali, religiose e di costume del tempo suo. In particolare, i due ultimi romanzi del ciclo presentano riflessioni importanti e provocatorie su quello che si convenne, fin da subito, definire l’affaire Dreyfus. Intitolando Storia contemporanea questa mia breve serie a seguire di recensioni di romanzi contemporanei, vorrei avere l’ambizione di fare lo stesso percorso e di realizzare lo stesso obiettivo di Anatole France utilizzando, però, l’arma a me più adatta della critica letteraria e verificando la qualità della scrittura di alcuni testi narrativi che mi sembrano più significativi, alla fine, per ricomporre un quadro complessivo (anche se, per necessità di cose, mai esaustivo) del presente italiano attraverso le pagine dei suoi scrittori contemporanei. (G.P)

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di Giuseppe Panella

La musica da dentro. Achille Maccapani, Bacchetta in levare, Torino, Marco Valerio, 2010

Dopo la storia, il romanzo del presente. Questo di Maccapani è il romanzo, anzi la storia, di un concerto felice e riuscito. Un concerto che è in grado, grazie al lavoro di scavo sul testo musicale e di introspezione in se stesso effettuato dal direttore d’orchestra, di cambiare la vita che resta al suo primo esecutore. Enrico Liverani, anziano direttore d’orchestra e vedovo inconsolabile della moglie Giuliana, compagna di una vita, decide di abbandonare le scene dopo una trionfale esecuzione della Traviata di Verdi avvenuta al Festival di Salisburgo. Il direttore d’orchestra, sostenitore di una linea classica di fedeltà al libretto originale e, quindi, in rotta con la vague attualmente imperante che tende, invece, a scavalcarlo in nome della creatività artistica del regista (di solito – va detto – di provenienza cinematografica), decide di non lavorare più e di non dirigere ancora alcunché. Si rifugia tra le colline della Liguria in un luogo splendido ma remoto e piuttosto isolato (in un suo buen retiro, insomma) e trascorre le sue giornate in solitudine. Medita, scava, trascorre e analizza la partitura della Sinfonia n. 8 di Anton Bruckner nella revisione del 1890 ad opera di Leopold Nowak (ne esiste, infatti, anche un’altra curata da Robert Haas che ne fu, in effetti, il primo curatore).

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STORIA CONTEMPORANEA n.18: Una vicenda esemplare tra musica, amore e politica. Achille Maccapani, “Confessioni di un evirato cantore”

Achille Maccapani, Confessioni di un evirato cantore

Negli anni tra il 1896 e il 1901 (rispettivamente nel 1896, 1897, 1899 e 1901), Anatole France scrisse quattro brevi volumi narrativi (ma dal taglio saggistico e spesso erudito) che intitolò alla fine Storia contemporanea. In essi, attraverso delle scene di vita privata e pubblica del suo tempo, ricostruì in maniera straordinariamente efficace le vicende politiche, culturali, sociali, religiose e di costume del tempo suo. In particolare, i due ultimi romanzi del ciclo presentano riflessioni importanti e provocatorie su quello che si convenne, fin da subito, definire l’affaire Dreyfus. Intitolando Storia contemporanea questa mia breve serie a seguire di recensioni di romanzi contemporanei, vorrei avere l’ambizione di fare lo stesso percorso e di realizzare lo stesso obiettivo di Anatole France utilizzando, però, l’arma a me più adatta della critica letteraria e verificando la qualità della scrittura di alcuni testi narrativi che mi sembrano più significativi, alla fine, per ricomporre un quadro complessivo (anche se, per necessità di cose, mai esaustivo) del presente italiano attraverso le pagine dei suoi scrittori contemporanei.  (G.P)

 

di Giuseppe Panella

Una vicenda esemplare tra musica, amore e politica. Achille Maccapani, Confessioni di un evirato cantore, Genova, Fratelli Frilli Editori, 2009

«Aborro in su la scena, / Un canoro elefante / Che si trascina a pena / Su le adipose piante, / E manda per gran voce / Di bocca un fil di voce // […] Ella femminea gola / Ti diede, onde soave / L’aere se ne vola / Or acuto ora grave; / E donò forza ad esso / Di rapirti a te stesso» – scrive Giuseppe Parini una delle sue composizioni più famose, La musica.

Ma Luigi Marchesi, il protagonista di questo solido ed accurato romanzo di Achille Maccapani, non è né castrato né “evirato” (come lo definirà Ugo Foscolo con il quale si accapiglierà brutalmente per il problematico possesso di Antonietta Fagnani Arese, pur sempre “risanata” e amante di entrambi ma certo non fedele a nessuno dei due). Il cantore era perfettamente in grado di avere rapporti sessuali (e la sua abilità era diventata leggendaria!) ma non poteva procreare per effetto dell’operazione cui si era sottoposto da adolescente, prima del temuto sviluppo sessuale che gli avrebbe fatto perdere la sua voce argentina da “sopranista”. Infatti, dove le donne non avevano libero accesso e non potevano cantare (in chiesa soprattutto – seguendo l’interpretazione assai restrittiva di un passo di San Paolo al riguardo) lo facevano uomini “travestiti” con voce musicalmente adatta al ruolo di soprano. Luigi Marchesi è stata una delle “voci sovrane” in questo campo, probabilmente dopo il supremo Farinelli.

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