Sostituire il vuoto: su “Il canale bracco” di Marino Magliani

di Ade Zeno

Marino Magliani, Il canale bracco, ed. Fusta

(recensione originariamente pubblicata su Atti impuri)

MarinoHo incontrato di persona Marino Magliani in tre o quattro occasioni, quasi sempre di sfuggita, un abbraccio al volo e via, in ogni gesto la promessa di rivedersi prima o poi, unita al rimpianto di non essere riusciti, ancora una volta, a condividere qualche ora insieme in santa solitudine lasciando che le nostre voci e i nostri sguardi si affratellassero quel tanto che basta per suggellare definitivamente quell’istintivo senso di amicizia già collaudato grazie ai molto meno sporadici scambi a distanza. Di lui, in realtà, so poco, e il poco che so affiora dalla lettura dei suoi libri, dalle lettere che ci siamo scambiati e sopratutto dal ricordo nitido che conservo delle sue iridi acquose, quasi trasparenti. Ecco, credo che basterebbe intercettare gli occhi di Marino anche solo qualche secondo per capire che tutte le sue storie stanziano esattamente lì, aggrovigliate e fluide sotto quelle palpebre spalancate, sempre pronte a captare qualcosa di prossimo all’infinito. E credo anche che il segreto ultimo della sua letteratura tanto appartata e misteriosa si riveli nella condizione di esule in moto perenne fra i cui confini ha scelto di vivere. Continua a leggere

La pudeur ou l’impudeur

Hervé Guibert, La pudeur ou l’impudeur

dvd – BQHL Éditions

«Oggi, 13 agosto 1990, termino il mio libro. Il numero 13 porta fortuna. C’è un netto miglioramento nelle analisi, Claudette sorride (mi inganna?). Ho cominciato a girare un film. Il mio primo film». Con queste parole termina Le protocole compassionel, uno degli ultimi sconcertanti romanzi – scritto in meno di due mesi – dello stesso autore che appena pochi mesi prima aveva sconvolto l’opinione pubblica francese con À l’ami qui ne m’a pas sauvé la vie, diario appassionato e crudo della battaglia iniziata a combattere, dal suo corpo e dalla sua anima, contro un mostro infallibile chiamato Aids. Di quei due libri – e dei tantissimi altri che, malgrado la giovane età, seppe scrivere – in Italia restano oggi soltanto timide ombre, e le poche traduzioni uscite cavalcando il clamore mediatico seguito a quella tragica sconfitta sono ora perlopiù esaurite o difficilmente reperibili. Continua a leggere

Santo mostro

Allan Gurganus, Santo mostro, Playground,  Traduzione di Maria Baiocchi, € 16, pp 224

Quando, nel gennaio del 1991, uscì anche in Italia L’ultima vedova sudista vuota il sacco (presso l’editore Leonardo, con una delle prime, strabilianti traduzioni di Raul Montanari), furono relativamente in pochi ad accorgersene, e all’enorme successo che appena un anno prima aveva accompagnato negli Stati Uniti la pubblicazione di questo a dir poco fluviale romanzo (oltre 1170 fittissime pagine premiate, tra l’altro, con il “Sue Kaufman Prize” e con la diffusione in ben dodici lingue, per un totale di oltre due milioni di copie vendute) non corrispose, dalle nostre parti, un altrettanto meritato clamore. Continua a leggere

Una “morte privata”

L’esordio di Ade Zeno

di Andrea Cortellessa

“Che ne sappiamo noi oggi della morte/ nostra, privata, poeta”. Così cominciava, negli anni settanta, Oggetti e argomenti per una disperazione, di Elio Pagliarani. E dello stillicidio di una disperante “morte privata” tratta il convincente esordio narrativo intitolato proprio Argomenti per l’inferno (edito da No Reply, Milano, pp. 124, € 10), di Ade Zeno, men che trentenne così battezzatosi poeta performativo – nelle spiazzanti azioni post situazioniste del gruppo sparajurij – videomaker e teatrante d’assalto di Torino. Continua a leggere

Le storie di mia zia (e di altri parenti)

Ugo Cornia, Le storie di mia zia (e di altri parenti)
pp. 168, Feltrinelli, euro 12

Agili, rapidi e incalzanti come tanti piccoli romanzi-goccia, i cento bozzetti che Ugo Cornia ha messo insieme nell’esilarante e delicato reticolo di storie di questo suo sesto piacevolissimo libro divertono, seducono, di tanto in tanto addirittura ammaliano per la timida normodotatissima follia che si lasciano scappare spesso e volentieri tra una pagina e l’altra. Un rocambolesco esercito di personaggetti impastati nella quieta provincia modenese e spalmati lungo oltre un secolo attraverso il filtro dei ricordi, delle leggende quotidiane tramandate oralmente di nonno in nipote e di nipote in figlio, una lunga sequenza di episodi e divagazioni che restituiscono vita a corpi e a volti ormai dissolti da tempo, a gesti sopravvissuti soltanto nella memoria, insomma segnali di vita che appartengono al dominio delle grammatiche familiari, dei lessici psicoaffettivi, delle congreghe emotive con tutto il loro intimo ed esclusivo bagaglio immaginifico, linguistico e in fondo religioso. Continua a leggere

Raul Montanari, La prima notte

Raul Montanari, La prima nottepp.280, Baldini Castoldi Dalai, euro 16,80

di Ade Zeno

Sheherazad fascinosa e bambina destinata a lasciare il segno e a imprimersi nella nostra memoria con la forza di una piccola travolgente icona, la giovane donna che ci racconta la sua adorabile e oscura storia ha un nome dolce, armonioso, sensuale come la voce che immaginiamo di sentire durante tutto il lungo, abissale percorso narrativo disegnato con la solita perfetta sapienza dalla mano sicura che ha ormai reso celebre la scrittura di Raul Montanari. Continua a leggere

Arnon Grunberg, Il rifugiato

Arnon Grunberg, Il rifugiatopp.360, Instar, euro 18

traduzione di Claudia Di Palermo

di Ade Zeno

Non si tratta di ipertrofiche e degeneranti disillusioni nei confronti del mondo, né di un’incondizionata resa agli assurdi conformismi che governano i rapporti tra gli esseri umani; non è questo, non soltanto questo: per riuscire a codificare i movimenti e le speculazioni di un personaggio straordinariamente complesso come Christian Beck, protagonista del sesto grandissimo romanzo firmato Arnon Grunberg, dobbiamo prima di tutto renderci conto che il suo apparente auto-abbandono è appunto solo apparenza, una maschera sottile ma coriacea in grado di nascondere agli occhi dell’universo (e forse anche dello stesso Beck) una devozione totale a principî di fede assoluta. Continua a leggere

Alessandro De Roma, La fine dei giorni

Alessandro De Roma, La fine dei giorni, pp. 290, Il Maestrale, euro 15.

di Ade Zeno

Scenario fosco, inquieto, ai limiti dell’apocalisse, la paranoia scalpitante di una città sprofondata nel baratro, uomini mutati in automi truci e inconsapevoli, case vuote, cantine trasformate in catacombe, strade deserte su cui sferragliano tram impazziti e corpi esanimi. E’ questo il futuro che Alessandro De Roma consegna a un mondo non lontano dal nostro, anzi vicinissimo, praticamente a due passi, un futuro che non chiede aiuto a soluzioni fantascientifiche o a immaginari astrusi e decide invece di affidare la paura proprio alla sua spiazzante riconoscibilità. Continua a leggere