Alessandro Ansuini su “Il subentrato” di Franz Krauspenhaar

Krauspenhaar Il subentrato
Il primo libro della serie che vede come protagonista Guido Cravat, un poliziotto in pensione che per sbarcare il lunario decide di fare l’investigatore privato, si finisce in un fiato. L’autore è Franz Krauspenahaar, che non avevo mai letto in veste di autore di genere noir, filone che, premetto, non è prettamente nelle mie corde. Continua a leggere

Tutti fottuti frutti

di Alessandro Ansuini

Le ragazze avevano preso familiarità con le sostanze nel senso
Che continuavano a infilare le mani dentro le ciotole e poi
Si leccavano le dita oppure due avamposti in là si mangiavano un’unghia e
Bisognava cominciare a rincorrerne una che fuggiva a piedi scalzi
Rincorsa dai ragni per fortuna non avevamo più sette anni quindi
Dopo un po’ si stancavano e crollavano addormentate dentro vaste
Porzioni di moquette oppure in alcuni vasi lungo la strada perché
Questa città sembra non dormire mai “per il mio compleanno
Voglio un biglietto di ritorno per la pancia di mia madre” disse
Dolcezza che invece proprio non dormiva mai e non aveva nemmeno
Sette anni “adattamento” continuava a ripetere “è che io
non mi spreco quando voi vi annoiate e scialo
Quando sono in vantaggio” diceva “ma in vantaggio su chi?”
Chiedevo io ma lei aveva cose più importanti delle risposte
Lei aveva le labbra e quelle dita bellissime e mordicchiava tutte le
Cose colorate di giallo o meglio lei asseriva di mordere direttamente
Il giallo, all’infinito, e poi c’era una sala buia o qualcuno andava a pisciare dietro una
Colonna e sparivamo, sparivamo e riapparivamo qualche tempo dopo su
Un altro divanetto, con le gambe sotto a qualche altro tavolo e l’unica
Cosa che confutava la nostra esistenza con sprezzante regolarità erano tutte
Quelle foto, e i disegni, e le cose che si incastravano ad altre cose
Che a volte eravamo noi.

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Pausa al bordo della strada

di Alessandro Ansuini

Trasportato da una notte terrestre dalla brezza ispirata di un sogno, trovata e spaurita che rimase una pausa al bordo di una strada, contenente di tutto anche me sotto la radura, cielo senza intermittenza e dorato di un paese montagnoso straordinario. Persino senza osservare potrei percepire il bagliore, gli angoli e le facciate dei colossal da sciogliere, i chaos di abbigliamento e la luce vivida riflettente di molte piogge, che si trovano in qualche luogo sotto o dietro di me. La mia anima è stata assorbita da una sensazione di iridescenza, della libertà e delle altezze divine, ed ho levato i piedi all’infuori come una fiamma di piercing. E quanto gelosamente, senso di custodia da sottoscala contro l’alito della bellezza gigantesca che mi aveva circondato, quella, quella fiamma di sofferenza, era il centro esatto del paese della mia nascita. Continua a leggere

Fenomenologia di un buco nero

di Alessandro Ansuini

 

“La poesia tiene in un pugno
Quello che la narrativa custodisce
In un grattacielo.”

Anonimo

“La cosa più pericolosa da fare è rimanere immobili.”
William Burroughs

Una polaroid. La giri con la mano. C’è una data. Guardi di nuovo la fotografia. Non hai mai scelto nulla di tutto ciò. Fuori piove. La temperatura si è abbassata. L’inverno. Metti su un disco di John Cage. Appoggi la polaroid dove l’hai trovata. Sopra una pila di cose poco umane. Continua a leggere

Stimulus carnis meae, di Alessandro Ansuini

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I corpuscoli danzano attraverso
Le primavere ghiacciate, e le stagioni.

La costruzione delle stanze avvenne direttamente sugli alberi
Ci legavamo i polsi con i tralicci della vite accendevamo
Fuochi nella notte e ci rotolavamo sopra le foglie
Qualcuno cercava la legge, i piedi sporchi
Scivolavano mostrando le palme da un’insenatura
All’altra, facevamo le gocce così carichi d’acqua
Perennemente a testa in giù, terribilmente ansiosi
Di ricongiungerci con la terra
Come bambini immediatamente in fila ad uno
Scivolo dopo
Esservi appena trascesi. Continua a leggere