Alessandro Zaccuri, “Lo spregio”

alessandro-zaccuri-lo-spregioAlessandro Zaccuri, Lo spregio, Marsilio, 2016, pp.120, 16 €

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di Marino Magliani

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Leggendo Lo spregio, (Marsilio, 2016), di Alessandro Zaccuri, anche se il libro è ambientato nel comasco e io mi trovavo nell’estrema Liguria occidentale, ho ritrovato quel senso di frontiera invernale e piovosa che conosco molto bene. È tuttavia l’ultimo dei temi, e non avrei mai immaginato che decidendo di scriverne avrei iniziato proprio da “quel senso”. Sia chiaro, è qualcosa che vivo io, e che a molti lettori magari non è importato o non l’hanno saputo riconoscere, e comunque non lo sceglierebbero come attacco di un pensiero, visto che qui le cose ottime non mancano. Forse ne parlo perché quel senso che fa della frontiera un dentro o fuori, in realtà, se vogliamo ben vedere, nel libro appare molto sullo sfondo. Come rimane ai margini l’altro senso di frontiera, quello di una zona pulsante che prende un bel po’ di là, in questo caso di Svizzera, e un bel po’ di qua, la vallata italiana di traffico intenso. Ma è davvero così, lo è come se a Zaccuri non fosse importato ricreare con dovizia di dettagli (quando lo fa lo fa bene) certe atmosfere? Io un’idea ce l’ho.

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Gesù era un narratore (e anche un marinaio)

vangelo libro
di Alessandro Zaccuri

Da quando lo conosco, Fabrizio Centofanti è sempre in vantaggio di un libro. Uno è convinto di aver appena ricevuto il suo ultimo titolo e subito ne spunta un altro, fresco di stampa. È un’officina inesausta, un laboratorio che non chiude mai per ferie. I preti, in effetti, in ferie non ci vanno, specie quelli come don Fabrizio, che il carisma delle periferie lo hanno coltivato con convinzione anche prima che il concetto godesse della pur meritata popolarità. Continua a leggere

Dopo il miracolo: il nuovo romanzo di Alessandro Zaccuri

di Guido Michelone

A metà degli anni Ottanta in una località collinare del Piacentino, un giovane seminarista s’impicca al cancello dell’istituto dove studia: è uno degli undici figli di una ricca famiglia di imprenditori locali, persone devote e religiosissime, ma dietro le quali si nascondono forse questioni di adulterio o libertinaggio. Ma, sul luogo della tragedia, pochi giorni dopo, arriva una sorta di profetessa (ex fricchettona) per chiedere conferma del miracolo sulla giovane figlia al prete (il teologo Don Alberto) che l’avrebbe resuscitata dopo un brutto incidente. Continua a leggere

Pro/vocazioni. Dieci domande a scrittori e poeti italiani. # 13 ALESSANDRO ZACCURI

A cura di Franz Krauspenhaar

Dieci domande secche (o delle 100 pistole) a scrittori e poeti italiani. Sempre le stesse domande per tutti, non si scappa. Scrittori e poeti giovani e meno giovani, famosi e poco conosciuti. Domande provocatorie (forse) sulla vocazione letteraria. Uno spaccato, un ritratto, un modo di vederci più chiaro, uno spunto per approfondire una conoscenza. Uomini e donne che fanno della loro vita un romanzo non solo da continuare a vivere ma anche da continuare a scrivere. O sotto altre forme della scrittura, come la poesia. Un modo per essere al mondo ed esprimere non solo se stessi ma proprio questo mondo che noi siamo e allo stesso tempo ci contiene.

Sei uno scrittore. Chi te lo fa fare?

Nessuno. È il mio modo di guardare il mondo, niente di più. E scrivere, secondo me, è quello che mi riesce meglio. Per molto tempo ho cercato di far finta di niente, occupandomi di letteratura come critico. Ho pubblicato il mio primo libro di narrativa nell’anno in cui compivo i quaranta. Mi sarei anche fermato lì, al regalo per la raggiunta mezza età. Invece è andata diversamente. Non me ne rammarico.

Amori e odi letterari. Per favore alla voce odi non citare solo gente defunta.

Vale se dico che detesto Dan Brown? Pessime trame, stile inesistente e, oltretutto, ha rovinato almeno un paio di argomenti che, in mano ad altri autori, si sarebbero trasformati in romanzi interessanti. Quanto agli amori, ho una predilezione per alcuni grandi autori, Herman Melville e T.S. Eliot su tutti. Da qualche tempo, però, mi sto appassionando a una serie di “maestri minori”: scrittori poco o non abbastanza conosciuti, nei quali in qualche modo riconosco qualcosa di quello che sto cercando di fare. Qualche nome, distribuito grosso modo per ambito di appartenenza: Friedrich Glauser per la detective story, Nikolaj Leskov per l’Ottocento russo, Stefano D’Arrigo per il nostro Novecento, Mervyn Peake per il fantastico, E.L. Doctorow per la letteratura americana contemporanea. Più qualche scoperta recentissima, tutta da approfondire, come quella dei francofoni Jacques Chessex e Béatrix Beck. Continua a leggere

Flinn il cantastorie

Flinn il cantastorie guardava la strada

davanti alla locanda del mio villaggio.

“Perché guardi?”, chiedevano i bambini.

“Perché guardare è il gioco degli dèi

e fu il compito invidiato agli eroi

ogni notte prima di ogni battaglia. Continua a leggere

La medicina delle favole

fiabe

di Alessandro Zaccuri

“Sparano ancora, papà?”
“Sì, ma lontano lontano. Qui non succede niente.”
Soltanto adesso sembra che torni a respirare, ma rimane in silenzio.
“Paura?” gli chiedo. Non risponde.
“Prendiamo un po’ di medicina?”
Non c’è luce nella stanza, se non quella delle granate in esplosione, un lampo che filtra dalle finestre. Ogni vampata rimanda un riflesso opaco dal nastro adesivo attaccato in diagonale sui vetri. Non c’è luce in questa stanza, ma lo vedo annuire piano, come se – una volta di più – non volesse far rumore. Quattro anni, e la prudenza di un vecchio.
“Allora” inizio, “c’era questo bambino che si chiamava…”
“Spaventino” prosegue lui. È il segnale che la medicina ha già iniziato a fare effetto. Continua a leggere

Infinita notte – di Alessandro Zaccuri

di Guido Copes

Ci sono due modi di raccontare il mondo al tempo del Grande fratello e di Facebook. Si può rappresentare il funzionamento dei mezzi di comunicazione e delle reti sociali e la loro influenza sulle persone; oppure mostrare la realtà con la consapevolezza che si tratta, da sempre, di un sistema complesso, fortemente interconnesso e con migliaia di variabili.

Infinita notte è il racconto di un’ipotetica sessantesima edizione del Festival di Sanremo, dunque riguarda i vecchi e nuovi media, la «sfida dei linguaggi, tradizione e contaminazione», ma l’intento dell’autore è innanzitutto quello di mostrarci un distillato della società italiana, di cui il Festival può essere considerato «la grande metafora», ovvero «il racconto collettivo di una società affaticata ma non arresa» (p. 46). Continua a leggere