Maria De Filippi, di Emanuele Kraushaar

recensione di Franz Krauspenhaar

Oggi anche gli iconoclasti hanno cambiato pelle. Oggi sono simili ai simili dei simili, solo che vanno in tv. Sono pesci nell’acquario sconfinato delle “private”. Emanuele Kraushaar, trentaquattro anni, romano, “lepelsino” della prima ora, è uno scrittore eccellente nel breve e nel brevissimo. Spesso le sue scritture sono come frontiere narrative tra poesia e racconto, per cui posso dire che Emanuele è uno davvero originale nel nostro panorama letterario fatto di troiette senza qualità e di megalomani al primo romanzo, o, come dice una mia amica, di realizzatori di “merda che non puzza”, perché di questo si cibano oggi un bel numero di editori, trasformatori dell’inutile e del dannoso . Kraushaar ha avuto la geniale di idea di prendere il fenomeno mortale di “Uomini e donne”, il programma di Maria De Filippi in onda su Canale 5 ormai da anni, e di vivisezionarlo in senso letterario. Cioè ha preso il format in voga, il canovaccio televisivo sempre uguale di giovanotti e giovanotte in vetrina che fanno finta di corteggiarsi, e l’ha posizionato con cura nel proprio personale format, lo ha adagiato cioè nella sua propria maniera di raccontare. Continua a leggere

MARIA DE FILIPPI


Emanuele Kraushaar, Maria De Filippi, Alet 2011

da domani in tutte le librerie

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A me tutti quelli che vanno al programma Uomini e donne fanno schifo. E dato che non ho alcuna considerazione neppure di me, ci vado pure io al programma.
Ma io voglio fare colpo su qualcuna della redazione, perché quelle durano per sempre, mica sono come le troniste che vanno e vengono e poi nessuno se le ricorda, o magari gli scrivono troie su youtube. Io penso in grande, se ci scappa ci provo pure con Maria De Filippi.
Quando mi siedo di fronte alle ragazze della redazione, punto subito quella più brutta.
Non che sia poi da buttare via, penso.
Alla pausa pranzo la avvicino, ma quella non mi fila per niente.
Allora mi scappa una bestemmia. E la dico pure forte.
Così arriva un tipo che mi dice che è meglio che mi allontano.
Io gli punto il dito contro, ma poi torno sui miei passi, perché anche se sembro un armadio e faccio palestra da anni, ho sempre una fottuta paura di fare a botte.
Così, mentre sotto la pioggia imbocco la Tuscolana e Cinecittà diventa un puntino lontano, ripenso a quello che mi picchiò quando stavo al mare a Ladispoli.
Ci avevo provato con la sorella, per questo mi ruppe il polso e ancora adesso quando piove mi sento picchiare sull’osso.